sabato 29 aprile 2017

VOLARE IN ALTO

"Più alto vola il gabbiano, e più vede lontano." 

[Richard Bach]

giovedì 27 aprile 2017

I FRATI DI FRANCIA E BELGIO IN CAPITOLO

Les frères en chapitre à Cholet
Ils sont venus du Sud de la France (Narbonne, Tarbes, Lourdes) et de la Belgique (Bruxelles). Ils se sont tous retrouvés à Cholet, au couvent Saint François. Les frères de la custodie de France – Belgique se sont rassemblés pendant l’Octave de Pâques pour vivre ensemble leur chapitre. Ils ont célébré et goûté la Joie de la Résurrection. Ils ont également partagé des temps de formation, de détente et de fraternité. Vous pouvez revivre cet événement en images grâce à la galerie ci-dessous. (vedi: https://vocationfranciscaine.com/)

I frati in capitolo a Cholet
Sono arrivati dal sud della Francia (Narbonne, Tarbes, Lourdes) e dal Belgio (Bruxelles). Si sono riuniti a Cholet (nord della Francia), presso il convento san Francesco. I frati della custodia di Francia-Belgio (legati giuridicamente alla nostra provincia del Nord Italia di S. Antonio) si sono ritrovati durante l'ottava di Pasqua per vivere il loro Capitolo. Insieme hanno celebrato e gustato la gioia del Cristo Risorto. Insieme hanno condiviso dei tempi di formazione, di relax e ristoro, di fraternità. Ecco alcuni di questi momenti nella sottostante galleria fotografica.
Nella foto di gruppo i frati della Custodia con i giovani del così detto "Anno San Francesco": un anno in convento con i frati, condividendo la loro vita, per approfondire la fede cristiana e discernere la propria vocazione e strada

martedì 25 aprile 2017

TRIDUO AL SANTO - ALCUNE TESTIMONIANZE

Cari amici, in cammino e in ricerca, il Signore vi dia pace.
Ho già scritto del Triduo Pasquale vissuto alla  Basilica del Santo (Pd) da un gruppo di giovani. Di seguito riporto un articolo di Sr Barbara (vedi blog) che ha guidato con me questi giorni, con alcune testimonianze su tale esperienza. 
Gesù è vivo: questo è l'annuncio che insieme abbiamo vissuto e vogliamo testimoniare. 
A Lui sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it

fra Andrea con due giovani partecipanti al Triduo al Santo
Testimonianza di sr Barbara 
Dal pomeriggio di Giovedì Santo fino alla Domenica di Pasqua un nutrito gruppo di ragazze e ragazzi ha potuto vivere il Triduo pasquale partecipando alle celebrazioni liturgiche presso la Basilica di S. Antonio a Padova, cogliendone il senso e il significato originari grazie alle catechesi di fra Paolo e la visita a due realtà di carità.
I significati si sono resi visibili nelle catechesi attraverso alcune importanti e bellissime opere d’arte della Basilica; la concretezza della Passione di Gesù e la sua Risurrezione si sono potute vedere e ascoltare attraverso le testimonianze di suor Lia e Anna a Casa Santa Chiara, hospice per malati oncologici, e di fra Gabriele presso la Comunità S. Francesco di Monselice dove ci si occupa di persone dipendenti da varie sostanze.
Abbiamo potuto anche pregare con la comunità dei Frati e con la numerosa gente presente in Basilica, abbiamo potuto gustare la dolcezza della fraternità tra noi e con le persone incontrate nelle realtà che abbiamo visitato. Per me è stata una esperienza molto arricchente per vari motivi ma soprattutto, ancora una volta, ho toccato con mano come nel cuore dei giovani ci sia il desiderio di vivere in pienezza, di amare alla maniera di Gesù.
Grazie al Signore che ci ha fatto grandi doni!
Grazie alle mie sorelle di Casa Santa Sofia e di Casa Santa Chiara, ai Frati del Convento del Santo e a quelli di Monselice, grazie in particolare a fra Alberto e fra Andrea, grazie a S. Antonio.
Siamo stati in molte case e in ognuna abbiamo fatto l’esperienza di essere accolti come sorelle e fratelli, dentro la grande casa che è la Chiesa che celebra Gesù Risorto!
Sr Barbara


suor Lia a Casa Santa Chiara


Foto di gruppo al Santo
Testimonianza di Valentina : “Strade”
È il pomeriggio del Sabato Santo e dopo la catechesi di Fra Andrea viene offerto un tempo personale di deserto e di riflessione.
Mi metto in moto, scelgo uno dei tanti sentieri escursionistici che il Monte Ricco offre e parto.
Cammino, ascolto il silenzio.
Dopo qualche metro mi guardo intorno, davanti e dietro me non c’è nessuno, sono sola e inizio a pensare: “Ho davvero scelto il sentiero giusto? Mi sto perdendo?”.
Con questi dubbi e incertezze continuo il percorso scelto, sento una forza che mi spinge ad aver fiducia, questa mia forza sei tu, Signore.
Ed ecco, finalmente arrivo a destinazione! All’eremo! Un sospiro di sollievo, mi sento accolta fra le Tue braccia, un abbraccio caldo e vivo di quelli che non sentivo da tempo. Non avevo sbagliato, avevo percorso la strada giusta.
Esattamente così ho vissuto il triduo pasquale. Sono partita con il mio bagaglio colmo di perplessità, questioni irrisolte, situazioni che mi toglievano il fiato e con una domanda in testa “Cosa nobilita la mia vita?”.
Nelle piccole azioni della quotidianità, nelle relazioni di tutti i giorni cerco di vivere come Tu ci hai insegnato, cerco di essere una giovane cristiana. Ma che fatica! Non rispondere alle offese con altri torti, tendere la mano a chi non sempre ci rispetta. Nei momenti di frustrazione e delusione capita di chiedersi: “E’ davvero questa la strada giusta? Non sarebbe più semplice comportarsi con il menefreghismo che tanto riecheggia nella vita quotidiana?”.
In questi tre intensi giorni, arricchiti dalle catechesi, dalle celebrazioni e dalle testimonianze a Casa S.Chiara e nella comunità S.Francesco, tutti questi pensieri hanno cambiato forma e le domande hanno trovato risposta; Signore tu hai dato la vita PER ME, sei morto e risorto PER ME, un gesto d’amore talmente immenso che commuove.
A volte mi fai percorrere vie che mi spiazzano, quanti ostacoli, quante croci ma ciò che hai fatto per noi uomini, l’amore che gratuitamente ci doni ogni giorno mi aiuta a non sentirmi sola, ad affrontare anche ciò che sembra più grande di me... “Mia roccia tu sei”.
Durante questo triduo pasquale mi sono sentita ritrovata, avvolta dalla tua bontà. Sì, il cammino che ho intrapreso è quello corretto.
“Cosa nobilita la mia vita?”. Essere cristiana, esserti fedele... percorrere, nonostante le grandi e piccole difficoltà, tutte quelle strade che portano a Te.
Valentina 

Testimonianza di Giorgia
In questa occasione, come in altre a cui ho partecipato,  la cosa che mi ha colpito di più è il fatto che un gruppo di giovani che non si conoscono gli uni con gli altri si trovino a vivere gli stessi momenti e, anche se solo per pochi giorni, ci si senta come una vera famiglia. Continuiamo a sapere poco dei nostri compagni, ma ci siamo comportati in questi giorni come dei fratelli; forse ci saranno occasioni di rivedersi o forse non ci incontreremo più, ma aver vissuto questa esperienza insieme mi farà portare nel cuore questi compagni per sempre. La cosa più bella è capire che questo legame che si è formato sarebbe impossibile viverlo solo per mano nostra. Si è percepito in ogni momento passato insieme che a farci sentire così uniti è stata la presenza di qualcuno che era già presente nelle vite di ciascuno di noi, il Signore.
Questo Triduo in particolare credo sia stata un occasione per vivere le celebrazioni nel quotidiano; non solo abbiamo capito il significato di ogni gesto durante le liturgie, ma grazie alle varie testimonianze, catechesi e attività alle quali abbiamo partecipato, abbiamo potuto vivere il significato di ogni singolo giorno del Triduo Pasquale. Un grazie va sicuramente ai frati e alle suore con cui abbiamo vissuto queste giornate intense.
Per me è stata un’esperienza molto forte, ma sicuramente positiva, ho vissuto dei momenti difficili, ma mi sono sempre sentita stretta in un grande abbraccio.
Ci sarebbero molte altre cose da aggiungere, ma credo che per esprimere cosa è stata per me quest’ esperienza sia sufficiente dire che in questi giorni ho vissuto in una vera famiglia che ha accompagnato Gesù sulla croce, ha atteso e poi festeggiato la sua resurrezione. Alla fine di questa esperienza abbiamo potuto sentire che Gesù è davvero tra noi. 

Giorgia
disegno di Giorgia

venerdì 21 aprile 2017

COSA STAI CERCANDO ?


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace!

Ci sono alcune domande che spesso rivolgo ai giovani che mi scrivono o che incontro:
Cosa stai cercando? Cosa pensi di fare della tua vita? C'è qualche "passione" grande e forte che ti sta impegnando e guidando, oppure ti stai diperdendo in qualche "passione" debole o triste ?? Chi offre orientamento e senso e pienezza ai tuoi giorni? 

Queste domande le rilancio oggi anche a te, caro lettore, nella convinzione che qui ti giocherai la vita e il tuo futuro. Nel tentare di rispondere a questi interrogativi qualche giovane come te ha fatto un incontro davvero speciale: ha conosciuto Gesù e per Lui ha deciso di spendere l'intera esistenza!

E' la storia di san Francesco d'Assisi, come di S. Antonio o di S. Massimiliano Kolbe..., ma anche la storia più normale di tanti ragazzi che hanno sentito in cuor loro di dovere aderire ad un invito d'amore: "se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi"(Mt19,21).

Ascolta dunque... accogli... prega... offriti... rischia... ama... fidati....!!! 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

mercoledì 19 aprile 2017

PAZZI DI DIO

Foto di gruppo dei giovani partecipanti al Triduo Pasquale "Al Santo" - 
«Fratelli, fratelli miei, Dio mi ha chiamato per la via dell’umiltà e mi ha mostrato la via della semplicità. […] Il Signore mi ha detto che questo egli voleva: che io fossi nel mondo un “novello pazzo”: e il Signore non vuole condurci per altra via che quella di questa scienza!» 
[San Francesco - FF1564]

“Il messaggio di Gesù, umanamente parlando, è folle. Quelli che credono di possedere il potere, la forza e la scienza per trasformare il mondo, non capiranno che la follia del suo messaggio è il dono dello Spirito e la conversione dei loro cuori. Questo messaggio è per chi è ferito, per i piccoli e i poveri, per coloro che attendono la liberazione e la buona notizia.” 
[J. Vanier]

lunedì 17 aprile 2017

E' RISORTO!! FAKE NEWS??

Monselice - Visita alla comunità san Francesco..(questi frati!!!)
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Dal giovedì Santo alla domenica di Pasqua un numeroso gruppo di ragazzi e ragazze ha avuto la grazia di vivere insieme alla Comunità dei frati francescani del Santo di Padova i giorni intensi e forti del Triduo Pasquale. Il gruppo è stato guidato e coordinato da frate Andrea ( studente in ebraico a Roma!!) e dal sottoscritto frate Alberto insieme a Suor Barbara, delle suore francescane elisabettine con le quali da qualche anno noi frati organizziamo questa esperienza.

Che dire di questi giorni? Davvero una grazia del Signore!!!!!
Insieme, abbiamo condiviso soprattutto la preghiera e i momenti liturgici sempre estremamente solenni e curati, ricchi di intensa spiritualità. Bellissimi i momenti fraterni di gioia e di semplicità francescana e di reciproco incontro; così come la condivisione della mensa e di tanti altri spazi solitamente riservati alla comunità dei frati che ci hanno accolto con grande disponibilità. Molto arrichenti le catechesi "itineranti"di P. Paolo attraverso l'arte e alcune opere straordinarie presenti in basilica che ci hanno bene introdotto ad ogni celebrazione liturgica facendocela gustare e comprendere. Intense e toccanti sono state le visite a "Casa S. Chiara" un hospice per malati terminali gestito con amore e cura dalle suore francescane elisabettine e alla Comunità S. Francesco di Monselice dove i frati si occupano di giovani tossicodipendenti, con gravi problemi di alcolismo, ludopatie ecc.. ... Testimonianze queste, che definisco da "venerdì santo" perchè segnate di morte e di male, ma che pure annunciano la Pasqua, dicono la speranza, lasciano intravedere la forza della vita e la potenza del Signore Gesù Risorto e vivo in mezzo a noi!

Quanti spunti, suggestioni, provocazioni... difficili da dimenticare. Quanta commozione e viva partecipazione, da parte mia come di tutti, ad ogni momento di questi giorni così belli...
Un grazie vivissimo va certo ai Frati che ci hanno aperto la porta... ancora un grazie alle Suore, ma un grazie particolare va a S. Antonio e a S. Francesco, nostri fratelli e compagni davvero onnipresenti e "parlanti" in questi giorni.

Riporto di seguito l'omelia pronunciata, in basilica (alla messa solennissima e bella e semplice allo stesso tempo!) la domenica di Pasqua dal nostro Ministro Provinciale, Padre Giovanni Voltan. Potrà aiutare i giovani presenti al Triduo a fare memoria di qanto vissuto e anche rinnovare in tutti voi, miei cari lettori,  la grazia ricevuto in questi giorni... e così annunciarla e dirla e testimoniarla a tutti!!
IL SIGNORE GESU' E' RISORTO ED E' VIVO IN MEZZO A NOI! 

A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Alcuni giovani partecipanti al Triduo
E' RISORTO!! FAKE NEWS...oppure GOOD NEWS?
Omelia di p. Giovanni Voltan, Ministro Provinciale (superiore!)
dei frati francescani del Nord Italia.
Pasqua di risurrezione 2017, domenica 16 aprile, Basilica del Santo-Padova, ore 11
Ogni tanto, per sopravvivere, specie noi over 50, dobbiamo imparare una parola inglese nuova. Una delle più recenti che ho appreso, è fake news ovvero “notizie false”. Sembra sia diventata una moda che frutta molti soldini la fabbricazione mediatica di fake news che in gergo possiamo chiamare con il loro nome, bugie. Ad attivarle ci sono i motori della rabbia: parlare male di uno e dire cose mostruose che il malcapitato/a non ha fatto così che tutti s’indignano senza nemmeno documentarsi; oppure le fake news sono architettate apposta per fare degli scherzi inventando appunto delle ‘bufale’. Vince, insomma, chi la conta più grande la bufala, la bugia, che, come si dice, diventa “virale” in rete. 

Anche noi rischiamo di cadere in queste trappole quando non sostiamo, non approfondiamo le cose, non scaviamo un fatto, sommersi come siamo da mille messaggini da lanciare o a cui rispondere: che tirannia, che stress (e pensare che mica ce l’ha prescritto il medico), che male che anche noi possiamo fare a una persona quando aderiamo a una fake news senza sapere!

Anche la news-la notizia di ogni domenica di risurrezione può sembrarci una fake news: troppo bella per essere vera oppure, per dare contro alla Chiesa,  qualcosa d’inventato dai cristiani. E invece fake news non è! È la vera, documentata notizia che fa sobbalzare il cuore di lacrime di gioia (non lacrime mediatiche, ma quelle bagnate che solcano il viso). Del resto Gesù l’aveva detto più volte - “il Figlio dell’uomo verrà consegnato, sarà ucciso, ma il terzo giorno risorgerà” (cf. Vangelo) - e anche le Scritture antiche che si riferivano a lui l’avevano contemplato, anche se misteriosamente, da lontano. Ci sovvengono i canti del Servo di Javhè del profeta Isaia proclamati nei giorni scorsi: “il mio servo avrà successo, vivrà per sempre dopo essere stato ingiustamente condannato, lui che portava i peccati di tutti”(cf. Isaia). Fra poco, poi, nel Credo noi affermeremo: “il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture”.

Ecco, fermiamoci un poco qui: se seguiamo il filo d’oro della Parola di Gesù, della Scrittura che la Chiesa, nostra madre, ci offre sempre con sapienza e generosità, noi scopriamo una Parola vera che non mente, una Parola bella che ci attrae, una Parola buona che ci conforta. Il nostro brano chiude così: “Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9).

Sì, la Parola è un cammino, tappa dopo tappa, verso Gesù; non capisci tutto all’inizio, devi metterti in viaggio. È lui questa Parola che ci raggiunge, ci rincuora: sarà così anche per i due viandanti di Emmaus (è il Vangelo di questa sera): “Stolti e lenti di cuore (-alle volte i rimproveri ci fanno bene: quelli di Gesù sempre-) a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti. (…) E cominciando da Mosè, e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (cf. Lc 24).

Non so se c’è in commercio, ma vorrei anch’io coniare qualcosa in inglese: da fake news a good news-buona notizia (e proprio questa è la traduzione della parola greca “euanghelio”: buona notizia). Con Gesù ogni news-notizia è good-buona (tant’è che gli anglofoni, -con buon risultato onomatopeico-  dicono: “God is good, good is God” - Dio è buono, il Bene è Dio).
Era proprio vero che egli sarebbe risorto da morte; e, very, very good news  è che questa sua risurrezione riguarda anche me/te/noi: la mia vita unita alla sua non muore perché sin dal Battesimo ha dentro un seme d’immortalità che questa Pasqua ravviva. Questo seme, che contiene tutto, è Gesù morto-sepolto-risorto per me, Gesù che ha dato tutto se stesso per me, perché mi ama. Io non sono solo il mio peccato, le mie tenebre, i miei passi falsi…: con Gesù sono la possibilità di rinascere, di far spazio all’amore anziché all’egoismo, alla speranza al posto della disperazione, alla pazienza invece del tutto e subito per me.

Ha affermato papa Francesco: “Che cosa significa che Gesù è risorto? Significa che l’amore di Dio è più forte del male e della stessa morte: significa che l’amore di Dio può trasformare la nostra vita, far fiorire quelle zone di deserto che sono nel nostro cuore. Questo può farlo l’amore di Dio” (dal messaggio pasquale di papa Francesco, 31 marzo 2013).

Carissimi, lasciamoci allora così, con questa very, very good news-molto, molto buona notizia che sempre ci stupisce e commuove: Gesù è risorto, noi in lui risorgiamo perché la vita è più forte della morte, ma -più correttamente- l’amore -il suo amore!- è più forte della morte!

Grazie, Signore Gesù, che non hai voluto togliere dal tuo corpo risorto i segni della dura crocifissione, dell’amara passione perché ti sei innamorato di noi; perché ogni male fatto a te e a ogni creatura fatta a tua somiglianza, in te può essere vinto dalla grazia del tuo perdono ed essere trasformato in vita che riparte e fiorisce in sentieri di risurrezione.

Fra Giovanni Voltan 

A "Casa S. Chiara"
In posa ...Al Santo

venerdì 14 aprile 2017

LI AMO' SINO ALLA FINE

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace. 
Ecco l'omelia che il Ministro dei frati del nord Italia, fra Giovanni Voltan, ha pronunciato nella Messa in "Coena Domini" di giovedì 13 aprile, qui alla Basilica del Santo di Padova: parole da meditare e custodire. 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Giotto: Particolare dell' Ultima Cena
 Giovedì Santo 2017, 13 aprile, S. Messa in coena Domini, Basilica del Santo-Padova, ore 18,00
 “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1): ci lasciamo incantare da questo frammento di Vangelo, una vera perla. Ci colpisce la ripetizione del verbo amare: è come un rafforzativo di questo verbo, fra tutti il più sacro, amare. E anche ci prende la particella temporale: sino alla fine, cioè sino alle estreme conseguenze, sino al compimento.
Dentro quest’amore sino alla fine, dentro questo fuoco noi comprendiamo Gesù. Dentro quest’amore eccessivo, come lo direbbe Francesco d’Assisi, sta la spiegazione di tutto. Ci stanno le ore drammatiche e terribili che seguiranno la cena condivisa dal Maestro con i suoi, ci sta la passione e la morte di Gesù. Tutto ha un senso perché Gesù ha deciso con la sua libera scelta di amare i suoi, sino alle estreme conseguenze, sino al compimento.

“Avendo amato i suoi….li amò sino alla fine”. Gesù si abbassa sino ai piedi dei discepoli. Chi è Dio? si chiede un autore. “Il mio lavapiedi, in ginocchio davanti a me, le sue mani nei mie piedi” (cf. E. Ronchi) per farsi servo della mia vita. Non dimentichiamo mai che amore e umiliazione, amore perfetto e totale abbassamento sono due realtà inseparabilmente unite nei gesti di Gesù, nel suo stile che rintracciamo nelle sue azioni più quotidiane come nei momenti più sublimi della redenzione.

“Avendo amato i suoi…li amò sino alla fine”: quello di Gesù è un amore fedele, eterno, per gente, -gli apostoli, ma possiamo metterci dentro pure noi- che secondo parametri umani, non “meritava” tanto. Succeda quel che succeda, Lui non ci molla, lava i piedi di tutti: di Pietro che rinnega, di Giuda che tradisce, di noi così “altalenanti” nei suoi confronti… Il mio/nostro amore -se così si può definire- è spesso “liquido”, dura finché le cose van bene. Poi si può lasciare, anche con un sms. Ci sono consacrati che abbandonano, coppie che si sfaldano perché -dicono- è venuto meno l’amore di un tempo, non si sente più nulla, è intervenuta una delusione, un tradimento, non si è più felici…Ogni situazione va vista a sé, con delicatezza, ma il più delle volte ciò che salta è una memoria, una presenza che è certezza: più forte di ogni fatica, di ogni crisi, c’è Lui che è fedele. Se io sono infedele, Lui -sul quale abbiamo costruito tutto- è fedele, Lui c’è. Sulla sua fedeltà, posso/possiamo ripartire, riprendere ad amare, fidarci.

“Avendo amato i suoi…li amò sino alla fine. La consegna esplicita di Gesù per noi è fare come Lui ha fatto, forti del suo amore. Chi amare? A chi lavare i piedi? Madre Teresa (Santa  M. Teresa) di Calcutta non ha dubbi nel dare risposta: (il più povero è) chi non si sente amato, chi è solo, chi è più ferito.
Nei giorni scorsi mi trovavo con un gruppo di famiglie ad Assisi: qui nella periferia della sua città, il giovane Francesco si è convertito e ha scoperto la gioia di essere cristiano lavando i corpi dei lebbrosi, restando con loro. Così ha scoperto Gesù: nei piedi e nelle piaghe dei fratelli sofferenti abbandonati da tutti. Sarà la prima cosa che circa 25 anni dopo, ormai prossimo all’abbraccio con “sorella morte corporale”, Francesco scriverà nel suo Testamento. Ed è una verità anche per noi: lavando nel nascondimento i piedi dei fratelli, incontriamo dal vivo Gesù, quel Gesù che ci nutre con quel pane fortificante che è il suo Corpo perché, -il cuore colmo dei suoi sentimenti-, possiamo vivere i suoi gesti divenendo la sua amata sposa, la Chiesa.

“Avendo amato i suoi…li amò sino alla fine”. Assieme a voi, nutro una sorta di venerazione per chi lava i piedi ogni giorno: genitori che notte e giorno assistono figli ammalati, persone che non si stancano di stare accanto a persone fragili, fratelli che perdonano e non smettono di credere nella forza del bene, cristiani che nel silenzio si donano con gesti umili, utili, logori -senza essere mai sgualciti- di ripetitività e di tenerezza. Come vorremmo tutti assomigliare a quest’esercito di angeli invisibili che senza saperlo gira con dei catini e degli asciugamani che li rende stupendamente belli perché impregnati di Gesù.
Con l’immagine del catino, desidero, concludere questi pensieri suscitati dal dono di Gesù della lavanda dei piedi, dell’Eucarestia, del Sacerdozio ministeriale che ricordiamo in qs Giovedì santo. Il testo è di Madeleine Delbrel: “Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione, prenderei proprio quel catino colmo d’acqua sporca. Girare il mondo con quel recipiente e a ogni piede cingermi dell’asciugatoio e curvarmi giù in basso, non alzando mai la testa oltre il polpaccio per non distinguere i nemici dagli amici, e lavare i piedi del vagabondo, dell’ateo, del drogato, del carcerato, dell’omicida, e di chi non mi saluta più, di quel compagno per cui non prego mai, in silenzio, finché tutti abbiano capito nel mio il tuo amore”. 


fra  Giovanni Voltan

mercoledì 12 aprile 2017

CON SAN FRANCESCO AI PIEDI DEL CROCIFISSO

Assisi- Basilica di S. Chiara - Particolare del Crocifisso ligneo 
Pace  e bene cari amici
in ricerca e in ascolto della vocazione divina per la vostra vita.
In questa Settimana Santa, in cui siamo invitati a contemplare il mistero della Croce, è bello e commovente lasciarsi guidare da san Francesco. Ci aiutano in tale cammino anche l'arte e in particolare alcuni crocifissi ( XIII sec. ) che ritraggono la figura del Poverello pietosamente chino ai piedi di Gesù e in atto di baciarne le piaghe. 

Ho in mente soprattutto un capolavoro straordinario: il grande crocifisso ligneo  custodito nella basilica di santa Chiara in Assisi, dipinto da un anonimo "Maestro di san Francesco" (1272). Un'opera che, come molte altre in quel tempo, impone l'immagine del Cristo Sofferente (Christus patiens) su quella del Cristo Trionfante sulla morte (Christus triumphans) fino ad allora preferita e riprodotta. Si trattava per l'epoca di un'autentica novità iconografica, specchio delle nuove tendenze dottrinali  e culturali che stavano emergendo nella Chiesa. 

Grande protagonista di questi mutamenti è proprio Francesco. Prima di lui  nessun artista avrebbe mai osato rappresentare in modo così flagrante e crudo la passione e le sofferenze del Cristo. E' invece san Francesco a veicolare una nuova sensibilità e spiritualità che gli artisti subito tradurranno nelle loro opere. Grazie a lui infatti si inizia comprendere che non si può essere realmente cristiani se non si raggiunge un intimo, fisico contatto con Cristo. Se non si arriva cioè a toccarne il corpo (che è al suo livello più immediato e riconoscibile, quello del fratello a vario titolo bisognoso) e, se del caso, a baciargli i piedi in una profonda relazione d'amore. 

Certamente, frate Francesco piccolino scelse realmente di stare ai piedi della croce, quale spazio vitale per lasciarsi guardare dal suo Signore e luogo privilegiato di contemplazione silenziosa delle sue trafitture, capaci di illuminare le proprie piaghe. Basta del resto ripercorrere velocemente la sua vicenda biografica per accorgersi della centralità del mistero della croce: l’incontro con il Crocifisso di San Damiano, l’abito confezionato a forma di croce, la familiarità con la lettera tau che diviene la sua firma, la frequente meditazione sulla passione di Gesù, le braccia sempre intrecciate a forma di croce nell’atto di benedire, la testimonianza indiretta di Chiara – “pianticella del beatissimo padre Francesco” – che nelle sue lettere alle sorelle ha parole di altissima densità per descrivere e raccomandare l’amore al Crocifisso, sono solo alcuni degli esempi che si possono richiamare.

Francesco stesso, nel suo Testamento, riporta le parole con cui egli – e successivamente i suoi frati – pregava in ogni chiesa: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”, ad attestare l’incontro personale con il Redentore, di cui la croce evidentemente non è oggetto di considerazione in sé e per sé, ma è solamente la cornice che viene a dare risalto al Crocifisso.

Infine, sono eloquenti le testimonianze dei frati che lo vedono con le stimmate, i segni del Crocifisso, dopo l’esperienza sul monte della Verna. Ecco le parole del suo primo biografo: “chi potrebbe spiegare o chi potrebbe capire come la sua unica gloria sia stata nella croce del Signore? Solo lo può sapere chi, unico, ha avuto la grazia di provarlo. Certo, anche se ne avessimo qualche leggera esperienza, le nostre parole, insudiciate come sono dall’uso di cose comuni e senza valore, non sarebbero in grado di esprimere così grandi meraviglie. E forse, proprio per questo, si è dovuto manifestare nella carne, perché sarebbe stato impossibile esprimerlo a parole. Parli dunque il silenzio, dove viene meno la parola, perché dove non soccorre l’espressione, anche la cosa segnata grida da sé. Solo questo ascolti l’orecchio umano, che non è ancora in tutto chiaro per qual motivo sia apparso nel santo questo mistero; infatti quel tanto che è stato da lui rivelato non si può comprendere che in funzione del futuro” (Tommaso da Celano, Vita Seconda di san Francesco, 203: FF [Fonti Francescane] 792).

Carissimi, lasciamoci dunque in questi giorni accompagnare alla croce dal nostro fratello, frate Francesco d'Assisi. Chiniamoci con lui ai piedi di Gesù, baciamo le Sue piaghe, piangiamo per le Sue sofferenze e sentiamoci così solidali con ogni povero e offeso e ferito di questa nostra tragica umanità. Contemplando il Crocifisso, lasciamoci toccare dal Suo amore e ci sarà più facile accogliere l'altro, perdonare e donare pace e ancora sperare e credere che la luce della Pasqua è più forte di ogni tenebra e morte.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

lunedì 10 aprile 2017

PASSIONE - ONNIPOTENZA D'AMORE

Giovani frati alla Via Crucis
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Ieri, con la domenica delle Palme, ha preso il via la grande settimana, la Settimana Santa.

Abbiamo insieme partecipato e rivissuto l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, acclamato come Re da quella stessa folla che a breve lo condannnerà e lo rinnegherà!!! Gesù infatti, presto li delude e li spiazza mostrando il vero volto della sua regalità!
Egli non è certo il Messia guerriero e vittorioso che i Giudei attendevano. Gesù è forse anche ben lontano da certe immagini e pretese e aspettative che ciascuno di noi ha su di Lui; ben lontano dalle mediocrità e dai tanti opportunismi della nostra fede cristiana spesso così "poverella".

Egli, infatti, entra in Gerusalemme e nelle nostre vite, quale Principe della Pace, come un Agnello umile e mite. Si presenta a noi come un Re d'amore che, in piena libertà,  è determinato a dare la sua vita per salvare l'intera umanità. Paziente, egli non imbraccerà le armi dell'odio e della violenza. Egli non scenderà dalla croce per offrire una prova della sua divinità e così annientare i suoi persecutori e nemici.  Non alzerà la sua voce durante la  Passione! No, niente di tutto questo: la sua potenza è l'amore ! Gesù è "onnipotente nell' amore" e la sua forza è l'esempio e la testimonianza di una vita totalmente offerta in obbedienza al Padre!

Umilità, mansuetudine, pazienza, pace, amore, perdono, rifiuto della violenza, sono anche gli atteggiamenti che ritroviamo in San Francesco d'Assisi, a tal punto conforme e simile a Gesù da, vedere impresse nella sua stessa carne i segni della passione (le stimmate!); da essere chiamato dai suoi contemporanei « Alter Christus » vale dire « l’altro Cristo ».
Attitudini e atteggiamenti imprescindibili anche per ogni frate francescano, così come per ogni candidato o aspirante alla vita religiosa francescana.

Là dove i frati sono, infatti, sempre sono chiamati a testimoniare il buon annuncio del Vangelo, l'onnipotenza dell'Amore, la lieta e alternativa notizia del Signore Gesù morto e risorto per ciascuno di noi. 
Su questo annuncio, cari fratelli, se qualcuno di voi sarà chiamato a diventare frate, non potrete non giocarvi e scommettere la vita!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it

sabato 8 aprile 2017

DAL VANGELO, LA NOVITA' PERENNE DELLA VITA FRANCESCANA

Via Crucis in Basilica del Santo (Pd)

Cari amici,
in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace.

Ieri sera in Basilica del Santo (Pd) sì è vissuto un momento di preghiera davvero intenso e commovente: si sono ritrovate infatti tutte le comunità francescane della zona padovana per celebrare insieme alla propria gente la Via Crucis. Oltre ai numerosi frati a servizio della Basilica e che ogni giorno fanno accoglienza a migliaia di pellegrini e devoti, sono giunti dal vicino seminario "S. Antonio dottore" i più giovani e baldanzosi frati (studenti in filosofia e teologia) con i loro formatori . C'erano poi i frati e tanta gente della Parrocchia dell'Arcella in città (con il santuario dove si ricorda la morte di S. Antonio); erano presenti i frati dei Santuari Antoniani di Camposampiero (ultima residenza di S. Antonio), i frati  e gli operatori provenienti dal Villaggio S. Antonio che a Noventa Padovana seguono disabili gravi e ragazzi in difficoltà,  i frati dalla Comunità san Francesco di Monselice che accompagnano nel loro percorso difficile di guarigione, giovani con dipendenze  da droghe, alcol, gioco. Insieme poi, i frati e i collaboratori laici che "costruiscono" e diffondono nel mondo la più diffusa rivista cattolica "Il Messaggero di S. Antonio".
Davvero una grande riunione di famiglia dei frati e dei laici operanti nelle diverse opere e realtà che nel nome di san Francesco e S. Antonio gravitano su Padova!

Non ho potuto non pensare ieri sera alla varietà di ambiti e servizi ( pastorali, caritativi, sociali..) in cui si esprime il carisma francescano così come alla sua perenne novità. Queste caratteristiche, trovano a mio parere origine dalla Regola che ogni frate professa e si impegna a vivere e che lo stesso san Francesco così riassume: "la vita dei frati è osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo!" A differenza, infatti, di altri Ordini religiosi e congregazioni spesso così mirati nel carisma e nati con obiettivi precisi come l'educazione dei bambini o dei giovani, la cura dei poveri o la missione.., i frati francescani, sono prima di tutto impegnati e provocati e preoccupati a vivere il Vangelo, ogni volta confrontandosi con il contesto ecclesiale e sociale e le istanze del tempo. Si tratta di un principio ispirativo "enorme"  e senza confini  e quasi "anarchico" che sempre ci costringe ad interrogarci, al rinnovamento, all'inquietudine, a non essere mai seduti o statici, ma nel nome di Gesù a renderci sempre attenti alle necessità e nuove urgenze della Chiesa e dell'evangelizzazione e dei poveri e della carità, ad aprire o reiventare o mutare senza sosta le nostre opere o azioni.

Nel nome del Vangelo che sempre è parola di novità, anche i frati sono chiamati dunque ad un continuo rinnovamento, ad essere in perenne mobilità e fantasia... , per il Regno e la gloria di Dio. Una dinamica certo impegnativa, ma sicuramente alla base del grande fascino e richiamo che la vita francescana sa diffondere attorno a sè ancora dopo 800 anni di vita.
"Vivere e osservare il santo Vangelo": qui sta il segreto della perenne govinezza del francescanesimo!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto(fra.alberto@davide.it)


vedi LINK con altri video e il testo della Via Crucis

venerdì 7 aprile 2017

TI ADORIAMO... TI BENEDICIAMO


DAL TESTAMENTO DI S. FRANCESCO D'ASSISI [ff.110 -111]

Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

E il Signore mi dette tale fede nelle chiese che io così semplicemente pregavo e dicevo:

Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, 
qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero 
e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

martedì 4 aprile 2017

GIOVANI FRATI ...IN CARCERE !

Fra Nico, con papa Francesco
Cari amici
in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace!

Più volte ho scritto dell'iter che un giovane è chiamato ad intraprendere per diventare religioso, frate e/o sacerdote francescano : gruppo vocazionale,  postulato, noviziato, studi teologici.. Un cammino di vari anni e diversi passaggi talvolta faticosi, ma davvero necessari e fondamentali.

In particolare i giovani frati (in vista dell'ordinazione sacerdotale e della professione solenne) oltre l'impegno principale dello studio (teologia e filosofia), sono coinvolti in varie esperienze missionarie (in parrocchia, ospedale, carcere…). I luoghi formativi per questi fratelli sono i conventi di Roma, Assisi e Padova per il nord Italia.  

Riporto di seguito la commovente testimonianza di un giovane frate , frate Nico, studente a Padova (Convento Sant’Antonio Dottore) che narra (anche a nome degli altri confratelli che operano con lui) del servizio di volontariato, impegnativo e bello, svolto nel carcere cittadino. Leggendo quanto ha scritto non ho potuto non pensare all'isegnamento di San Francesco che voleva i suoi frati tra i poveri e per i più poveri e dimenticati, così come all'agire di sant'Antonio di Padova strenuo difensore dei deboli e dei miseri. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Padova - Convento S. Antonio dottore: Foto di gruppo dei "Giovani frati" studenti in teologia
Testimonianza di fra Nico, un giovane frate operante in carcere
«È difficile?». Questa è la domanda che mi sento rivolgere spesso quando qualcuno scopre che passo i miei fine settimana in carcere. Di solito sorrido. Mi viene da pensare che è una domanda che contiene già la risposta, come quando mi chiedono: «ma non hai freddo a piedi scalzi?». In realtà, sotto sotto, si sta chiedendo un’altra cosa: «ma che senso ha? Perché fare questa fatica?».
È la stessa domanda che possiamo fare a Gesù dopo aver ascoltato il Vangelo della Risurrezione di Lazzaro (il capitolo 11 di Giovanni). «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?» gli chiedono i discepoli, per poi rassegnarsi: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Perché rischiare la vita? Perché fare questa fatica? Si stava così comodi «al di là del Giordano», al sicuro, nel deserto.
Qualche versetto dopo si intravede la risposta: «guarda come lo amava!».
L’amore è qualcosa che si vede. L’amore è qualcosa che ti mette in moto, ti fa rischiare tutto, ti scomoda. Qualcosa che ti fa piangere, e qualcosa che ti fa ridere. Così è anche in carcere.
Piange Marta, piange Maria, stanno male persino i Giudei (anche i “cattivi” stanno male per amore). Piange anche Gesù. Amare fa anche piangere, e questo rende l’amore qualcosa che si vede. Anche il male è qualcosa che si vede, che si sente. Così in carcere…
Mi ricordo la prima volta che ci sono entrato, qualche mese fa, pensavo «avrò davanti agli occhi ladri, spacciatori, mafiosi, pedofili, stupratori… vite che sono state quasi distrutte dal male». Dico “quasi” perché in realtà da subito, un istante dopo che i miei schemi mentali spontaneamente si fanno un po’ da parte, lasciano spazio a ciò che si vede («la realtà è superiore all’idea»), ti trovi davanti delle persone. Persone, come me, come te. La maggior parte di loro, se li trovi per strada, non diresti mai che sono delinquenti. Allora ti trovi a mettere da parte i tuoi giudizi, con fatica, aprire piano piano gli occhi e ascoltare con le orecchie. Ascoltare racconti di vita, e lasciare che il male che lì dentro si è consumato ti faccia male, ti stringa lo stomaco. E lasciare che quel male ti spacchi dentro, ti faccia piangere, come Gesù.
Il carcere è un luogo dove non ci sono tante risposte, non esci di lì dicendo «ho capito». Forse davanti al male che si vede, e anche davanti all’amore che si vede, non abbiamo tante risposte. Anche in questo Vangelo ci sono tante domande senza risposta: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva far sì che costui non morisse?». Gesù non ci dà tante risposte. Forse però ci fa vedere (o intuire) come fa lui davanti al male. Noi dividiamo il mondo in “buoni e cattivi”, lui invece divide “peccato e peccatori” (oppure il reato dal carcerato). Lui sempre ama e salva l’uomo, odia e condanna il peccato! Davanti al male Gesù sempre com-patisce, si fa compagno di viaggio, perché per lui “giustizia” non è qualcosa che si applica, per lui “giustizia” è qualcosa che si cerca, insieme.
Però poi si ride, anche in questo Vangelo. Ok, non c’è scritto, ma ce la immaginiamo la gioia di Lazzaro, la gioia di Marta e Maria, la gioia di Gesù. Anche in carcere la gioia è qualcosa che ti sorprende. Sono i gesti di bene enormi che ci sono lì dentro: detenuti che ne accudiscono altri, gli agenti con il loro motto «diffondere la speranza sempre», le mogli che aspettano 10, 20, 30 anni il marito, le mamme che non abbandonano mai.
Proprio questo è quello che fa Dio! Dio è Dio solo se fa passare da morte a vita, dal sepolcro/carcere alla liberazione. E, se stiamo a questo brano di Giovanni, liberazione è un passaggio difficile, lento, che ha bisogno di tempo, dedizione, gratuità, e la volontà di una squadra di persone, e dello stesso “morto” che deve voler “venire fuori”! Ci deve essere qualcuno che toglie la pietra, qualcuno che urla «vieni fuori», qualcuno deve togliere con calma e amorevolezza le bende, medicare, sanare
Allora la domanda chiave davanti a tutto questo ce la pone proprio Gesù: «Credi questo?».
Dio non ci molla, non ci lascia nel sepolcro, anche se il nostro è un sepolcro del tipo “fine-pena-mai”, un sepolcro da ergastolani.
Lui non ci lascia lì, non ci abbandona mai! Tu credi questo?

Frate Nico, anche nome degli altri "giovani frati" .... in carcere
tratto da : Bibbia francescana