Sant’Antonio di Padova

Noi frati del blog abbiamo la grazia di vivere nella grande comunità francescana (più di 50 frati provenienti da varie nazioni) della basilica di sant’Antonio a Padova. Qui, ogni giorno, vi giungono da tutto il mondo, migliaia di pellegrini e devoti del Santo: un incontro di fede, popoli e culture che è per noi Frati Francescani Minori Conventuali, custodi da sempre della tomba di questo famoso confratello, davvero affascinante e provocante allo stesso tempo! Di certo, un invito alla santità insieme all’onore di avere un grande tesoro in mezzo a noi.

Basilica del Santo dal chiostro del Noviziato

Di seguito ecco una traccia biografica di S. Antonio: la sua chiamata, la sua missione, la sua santità. Sempre, rileggendo la vita del Santo, colpisce in particolare un aspetto: la sua giovinezza! Pensate, muore non appena trentaseienne! E in pochissimi anni, quanta grazia… quanta benedizione! Che ancora continua e si offre. Questo semplice dato è davvero provocante per i tanti giovani “in ricerca” spesso parcheggiati e timorosi nel fare un passo in più, nello sbilanciarsi, nell’osare e rischiare per il Signore.

S. Antonio è uno sprone al decidersi, a non temere nell’assumere la responsabilità della vita, a fare subito tutto il bene che ci è affidato, a fidarci del Signore nel seguire la nostra vocazione. Il tempo infatti stringe e la giovinezza… vola! Vi aiuti il Santo nelle vostre scelte di vita.

basilica di sant'Antonio

Fernando di Lisbona dagli Agostiniani

Nasce a Lisbona in Portogallo nel 1195, ed è battezzato col nome di Fernando. Di nobile famiglia (dei Buglione) è predestinato ad essere cavaliere e un uomo d’arme. Giovanissimo (ha solo 15 anni) dà invece ascolto ai suoi desideri più profondi. Non segue pertanto la carriera militare voluta per lui dal padre, ma entra in monastero, tra i Canonici Regolari Agostiniani. La sua ricerca pare già conclusa in una vita di solitudine, interamente dedita alla preghiera e allo studio assiduo della Parola di Dio.

La vocazione francescana di Antonio

Nel cuore del giovane e dotto Fernando diventa però sempre più grande il desiderio di andare ad annunciare e testimoniare il Vangelo; le mura sicure del monastero non riescono più a contenere il suo amore per Cristo. L’occasione gli è data dall’incontro con i frati francescani. Alcuni di essi si sono spinti come missionari fino al Marocco, fra gli infedeli; ma dopo qualche tempo fanno ritorno in Portogallo soltanto i loro corpi martirizzati a colpi di scimitarra con barbara ferocia. Il Santo ne resta tremendamente colpito e provocato! Dopo un periodo di difficile crisi, a venticinque anni, lascia l’ordine agostiniano per diventare frate francescano, mosso dal sogno di dare anche egli la vita per il Signore e il suo Vangelo.

L’imprevisto di Dio

Lasciando il quieto monastero di Coimbra per avventurarsi ormai su mille strade incerte  e sconosciute (in Africa, in Italia e Francia) egli è davvero un “uomo nuovo”. Nuovo nel nome che assume: Antonio. Nuovo nell’abito che ora indossa: l’umile saio francescano. Nuovo nella sua missione di Apostolo del Vangelo e testimone di carità fra i poveri e fratello di ogni uomo. Nuovo nello spirito di provvidenza e povertà e letizia francescana che lo sostiene e lo sospinge. Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. È verso la fine del 1220 che s’imbarca su un veliero diretto in Africa, ma giunto in Marocco è ben presto colpito da febbre malarica e costretto a letto. La malattia si protrae e in primavera i compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi. Ma la nave su cui si imbarca è spinta da una terribile tempesta direttamente a Messina, in Sicilia. Il giovane Antonio, giunge straniero, profugo e naufrago in una terra lontana e sconosciuta e non farà mai più ritorno in Portogallo.

All’eremo

Accolto e curato dai frati, a Pentecoste è inviato al Capitolo generale di Assisi, dove ha modo di ascoltare Francesco. Nessuno per altro intuisce la straordinaria personalità di questo giovane frate straniero. Gli propongono pertanto di trasferirsi in un luogo sperduto sull’Appennino, a Montepaolo presso Forlì, dove serve un sacerdote che dica la messa per i sei frati residenti nell’eremo composto da una chiesina, qualche cella e un orto. Per circa un anno e mezzo vive in contemplazione e penitenza, svolgendo per desiderio personale le mansioni più umili, finché deve scendere con i confratelli in città, per assistere nella chiesa di San Mercuriale all’ordinazione di nuovi sacerdoti dell’ordine e dove predica alla presenza di una vasta platea composta anche dai notabili. Fu l’occasione predisposta dalla Provvidenza per rivelare al mondo la santità e l’ardore del Santo. Da quel momento frate Antonio non avrà più quiete.

frate americano guida assemblea

Predicatore appassionato

Frate Antonio è un giovane appassionato del Signore! Per questo non può sottrarsi all’urgenza di annunciare il Vangelo con forza, coraggio e una dedizione assoluta. Lo stesso S. Francesco gli assegna il ruolo di predicatore e insegnante, scrivendogli una lettera deferente (lo chiama “mio Vescovo”) dove gli raccomanda, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell’Italia settentrionale; usa la sua parola per combattere l’eresia (è chiamato anche il martello degli eretici), catara in Italia e albigese in Francia, dove risiede dal 1225 al ‘27. Qui assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate. Come custode partecipa nel 1227 al Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministro dell’Ordine, Francesco nel frattempo è morto, è Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo accolse anni prima fra i Minori e che lo nomina provinciale dell’Italia settentrionale.

Vangelo e carità: Padova

Antonio apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati, controlla le Clarisse e il Terz’ordine, va a Firenze, finché fissa la residenza a Padova. Qui, in due mesi scrive i Sermoni domenicali; i suoi temi preferiti sono i precetti della fede, della morale e della virtù, l’amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l’umiltà, la mortificazione e si scaglia contro l’orgoglio e la lussuria, l’avarizia e l’usura di cui è acerrimo nemico. A Padova ottiene la riforma del Codice statutario repubblicano facendo introdurre norme a tutela dei debitori insolventi a causa della piaga dell’usura che strozzava la città. Non solo, tiene testa al feroce tiranno Ezzelino da Romano, soprannominato il “figlio del diavolo” e che in un solo giorno aveva fatto massacrare undicimila padovani che gli erano ostili: Antonio va da lui perché liberi i capi guelfi incarcerati.

In città forte e incisiva è la sua azione per riconciliare fazioni divise, condurre a pace famiglie lacerate, curare e tutelare i più poveri e sfruttati. La sua predicazione, è talmente potente da guarire molti cuori. Antonio sana ferite, Antonio conforta e porta a conversione, Antonio sempre parla di Dio, Antonio è un uomo di Dio e annuncia Colui che ama! Ovunque è ricercato per la sua sapienza, come per l’intensa vita spirituale.

Su richiesta di papa Gregorio IX nel 1228 tiene le prediche della settimana di Quaresima e da questo papa è definito “arca del Testamento”. Si racconta che le prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella propria lingua. Per tre anni viaggia senza risparmio; è stanco, soffre d’asma ed è gonfio per l’idropisia. Quando torna a Padova memorabili sono le sue prediche per la quaresima del 1231.

Gli ultimi giorni a Camposampiero

Per riposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, dove il conte Tiso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da qui Antonio predica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella arborea. Una notte che si era recato a controllare come stesse Antonio, il conte Tiso è attirato da una grande luce che esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa al Santo.

morte-di-San-francesco

La morte

A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sente mancare e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano al punto che si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell’Arcella dove muore in serata. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova frotte di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto. Aveva solo 36 anni.

Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano “guerre intestine” tra i frati, le monache presso le quali era spirato, il clero e i maggiorenti della città che si contendevano le spoglie. Durante la disputa si verificano persino disordini popolari; infine, tutti ancora si accordano nel nome di Antonio affinchè la salma sia portata a Mater Domini, piccolo convento dove il Santo abitualmente risiedeva.

Il Santo dei miracoli

Non appena il corpo giunge a destinazione iniziano i miracoli, documentati da testimoni. Anche in vita Antonio aveva operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba, o un piede reciso; aveva fatto ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno; ad una donna riattaccò i capelli che il marito geloso le aveva strappato; rese innocui cibi avvelenati; predicò ai pesci; costrinse una mula ad inginocchiarsi davanti all’Ostia; fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù Bambino in braccio. Poiché un marito accusava la moglie di adulterio, fece parlare il neonato “frutto del peccato” secondo l’uomo, per testimoniare l’innocenza della donna. I suoi miracoli in vita e dopo la morte hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello.

Antonio fu canonizzato l’anno seguente, a soli 10 mesi dalla sua morte, dal papa Gregorio IX: il santo “più rapido” della storia! La grande e meravigliosa Basilica a lui dedicata sorse ben presto, con il contributo entusiasta dell’intera città di Padova. Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ancora conservata miracolosamente nella cappella del Tesoro presso la basilica della città patavina di cui è patrono.

Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore della Chiesa.

Il suo culto è diffusissimo nel mondo intero ed è venerato e invocato non solo dai cristiani: per tutti è “il Santo”!

Sant'antonio di Padova statua

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Il Signore ti dia pace.
i frati del blog

Post su SANT'ANTONIO

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Antonio
Ospite
Antonio

Grazie infinite. Al più presto contatterò il responsabile delle vocazioni.
Ricambio l'abbraccio 🙂
Buona Domenica

Antonio, 19 anni, da Lecce

Antonio
Ospite
Antonio

La verità è che le mie passioni agiografiche derivano da un amore ancor più grande che è quello per Dio e per San Francesco, che più volte negli ultimi 3 anni mi ha portato a dover resistere a chiamate forti e devo dire dolorose e molto turbanti (quando arrivano eccome si fanno sentire…).. pensi che almeno in tre occasioni ho implorato il Santo di "lasciarmi in pace"…Vorrei tanto sapere come fare a capire se potrebe essere questa la mia strada.. perchè è molto difficile darsi da sé delle risposte. Dalle mie parti purtroppo (nel sud salento) non ci comunità francescane… Leggi il resto »

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