mercoledì 30 settembre 2015

Panorami inediti per chi incontra il Signore!

Cari amici, il Signore vi dia pace. 
Sono davvero molte le mail e le lettere che quotidianamente ricevo da giovani in ricerca e in ascolto della vocazione divina per la propria vita. Ogni volta resto stupito dalla fantasia di Dio e di come egli sappia toccare ciascuno in profondità, partendo dalla sua situazione esistenziale, facendo vibrare le corde del cuore là dove queste possono suonare ed esprimere un'inaspettata, stupenda melodia. Riporto di seguito la recente mail di Gianni, giovane ingegnere a New York, che ci parla del suo incontro con il Signore Gesù attraverso i poveri, una suora e dei frati francescani, insieme a tutte le domande che stanno nascendo in lui da questa esperienza. Con Gianni ho avviato da  circa un mese una corrispondenza. Probabilmente ci incontreremo a metà ottobre. Non so dove porterà la sua ricerca! Certo è che il Signore si è messo sulla sua strada in modo del tutto inatteso e, accanto ai suoi progetti di vita da tempo così ben programmati e precostituiti, gli sta mostrando nuovi  orizzonti e panorami del tutto inediti. Chiedo la vostra preghiera per lui e la sua ricerca, ma anche per me, perché sappia ascoltarlo e accompagnarlo con amore e libertà in autentico cammino di discernimento. 
Al Signore Gesù sempre il nostro sguardo e la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it

Giovane postulante americano
Mail di Gianni
Caro frate Alberto
Grazie prima di tutto per il blog, dalla cui lettura ho trovato coraggio di scriverle per raccontarle un pò di me. Mi chiamo Gianni, ho 24 anni, originario di Torino. Da circa un anno mi trovo a New York per studio e lavoro (sono ingegnere e mi occupo di energie rinnovabili). Qui sono giunto con  un'idea ben precisa di successo e voglia di arrivare. Le premetto che mi sono allontanato dalla fede con l'università (nonostante un'educazione e una testimonianza cristiana ricevuta in famiglia) trovandola di fatto inutile per me. Giunto in questa grande città (dei miei sogni!), così dinamica, inspiegabilmente mi sono trovato a provare però quasi ogni mattina un senso di alienazione e di vuoto, una profonda tristezza (forse anche per le tante ore passate, inizialmente, al lavoro, davanti a un pc). Fortunatamente, ma senza un vero perché, ho cominciato a frequentare una chiesa di suore francescane scoperta per caso. Al mattino vi è l'adorazione eucaristica: resto lì qualche tempo e mi sento meglio e nulla di più! Un giorno sono avvicinato da Sr. Mary, una "piccola" e sorridente suora (una nonnina, ai miei occhi) e, quasi senza rendermene conto, mi trovo con altri giovani ad andare di notte a visitare i barboni e gli sbandati che qui non mancano. Sempre invitato dalla piccola suora sto dando una mano alla mensa dei poveri da loro gestita e iniziando una collaborazione per l'accoglienza di minori in difficoltà. La domenica in chiesa è una festa. Sto incontrando in questi ambienti nascosti (dietro gli opulenti quartieri), in mezzo a tanta inattesa miseria umana e sociale, gente incredibile: giovani, soprattutto, che tra studio e lavoro si dedicano gratis agli altri, che hanno una fede forte ed esplicita, quasi sfacciata per la mia sensibilità, ma come forse richiede questa città così occupata in ben altro. Ho conosciuto anche dei frati francescani molto giovani  e allegri (br. Andrew e br. Alec) con cui sto facendo ogni tanto la ronda di notte portando panini e the' ; mi hanno molto colpito! Le confesso che da tutte queste esperienze qualche cosa di profondo sta avvenendo in me; tante domande sul mio futuro e una carriera che ora come ora non mi interessa più come prima. A dire il vero, mi conforta di più la preghiera e la lettura del Vangelo di Gesù che sto piano piano riscoprendo. Mi incuriosisce Sr. Mary, la "piccola" suora così dinamica e la gioia di questi frati. Un poco mi trovo ad invidiarli e ogni tanto a pensarmi nei loro panni. Loro sì, fanno una bella vita, mentre la mia al confronto sarà più o meno, per tanti altri anni, spesa in qualche mega azienda, lavorando e lavorando per un pò di soldi. La carriera? Ma se desidero e sono veramente contento solo quando prego e mi dono e quando sperimento il volere bene, senza pretese ? Cosa vuole dire questo per la mia vita? Sono forse segni di una vocazione? Alcune storie vocazionali di questi frati, ascoltate di notte, partono da esperienze di questo tipo! Con loro però non ho il coraggio ancora di parlare di me. Mi piacerebbe incontrarla; torno in Italia prossimamente per alcuni giorni e se lei volesse, verrei volentieri a trovarla (mio padre è molto devoto al Santo!).
Grazie e a presto. Gianni

New York: la cattedrale di St Patrick nascosta tra i grattacieli,
ma vero cuore della città!
Frati nel mondo
Libano: fra Elias, una "piccola" suora,
 con i ragazzi del centro parrocchiale

martedì 29 settembre 2015

Tre giovani donne - tre giovani Clarisse!

da sinistra: Sr. Maria Valentina, Sr. Maria Francesca, Sr. Maria Arlene
Il Signore vi dia pace,
cari amici in cammino e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita!
Sabato 26 settembre, a Camposampiero (Pd), presso il Santuario della Visione (stupendo luogo antoniano), tre giovani donne, tre novizie del vicino Monastero di S. Antonio al noce, hanno emesso i voti di castità, povertà e obbedienza. Sono entrate così  pienamente a far parte della comunità delle Clarisse, le "povere dame" di S. Chiara di Assisi. Le attende una vita contemplativa e ritirata dal mondo, totalmente ed esclusivamente dedita al Signore, nel nascondimento della clausura. Una pazzia e un non senso e una vita sprecata per molti; un segno grande di speranza e d'amore per chi crede e vive con fede.
La celebrazione eucaristica, ha visto la partecipazione di molti fedeli e frati e naturalmente dell'intera comunità delle Clarisse che hanno animato il canto con le loro voci davvero angeliche. (vedi anche link con omelia e molte fotografie). Momenti di intensa commozione hanno accompagnato alcuni passaggi significativi, come l'affidamento di sè al Signore di queste giovani donne, nelle mani della badessa, suor Monica. Alquanto toccante anche il rito della consegna del velo, segno di una sponsalità e di un'appartenenza esclusiva al Signore Gesù. Il sorriso, le lacrime, la trepidazione, la gioia, lo stupore, la lode e il ringraziamento...: ecco alcuni dei tanti sentimenti che hanno attraversato il volto di queste giovani, ora suore Clarisse.
Si tratta di:  suor M. Arlene, suor M. Francesca e suor M. Valentina.
Le affido alla vostra preghiera e al vostro sostegno nella certezza che d'ora innanzi, possiamo ormai contare sulla loro preghiera incessante per l'intera umanità e ciascuno di noi.
Al signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Accanto ai celebranti al termine della celebrazione
Accanto ai famigliari

lunedì 28 settembre 2015

Dov'è la mia libertà nella chiamata?

Spagna: fra Fulgen alla porta della chiesa
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Ieri, parlando con un giovane alquanto tormentato nel suo cammino di discernimento, si discuteva della libertà dell'uomo di fronte alla vocazione, specie riguardo ad una chiamata così particolare come quella religiosa e francescana. Se infatti, affermava, "siamo stati scelti e pensati da sempre per una determinata via, dove sta il mio libero arbitrio, dove sta la mia possibilità di libertà e autodeterminazione?". Il dialogo è continuato a lungo su questo tema così importante che credo interpelli anche molti di voi.

Al riguardo non posso non pensare a Gesù e agli inviti sempre dolci e miti e forti ed esigenti allo stesso tempo, che troviamo nel Vangelo quando chiama alla sequela: "SE... qualcuno vuol venire dietro a me...; SE... qualcuno vuol essere mio discepolo.... ".
 C'è un testo dell'apocalisse che mi colpisce sempre: "ecco io sto alla porta e busso. SE qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, io verrò a lui, cenerò con lui ed egli con me" (3,20)... L'Onnipotente diventa impotente di fronte alla libertà umana. Propone, invita, bussa ai nostri cuori, ma non forza mai la porta. Ci rispetta profondamente! Ci attende alla porta, come un pellegrino che chiede di essere ospitato.

A ciascuno di noi la scelta: SE accogliere o no una voce, SE fidarci di un amico o temere un intruso, SE rischiare di aprire la porta del nostro cuore o mettersi al riparo da ogni ferita d'amore, SE sperare in un abbraccio o lasciarci sopraffare dalla paura...chiudendo i battenti a doppio catenaccio...!!!

Buona settimana tutti. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 27 settembre 2015

Perchè voi frati siete sempre allegri e contenti?


Cari amici in cammino e in ricerca della vocazione divina, il Signore vi dia pace.
"Perchè voi frati siete sempre così allegri e contenti?..  Qual'è il vostro segreto?". Ecco una delle tante domande che ogni volta mi stupiscono e che molti mi pongono. In realtà noi frati non è vero che sempre siamo allegri; anche noi piangiamo, ci arrabbiamo, talvolta siamo tristi e affaticati; anche a noi non mancano sofferenze e dolori. E' l'umanità alla quale noi pure apparteniamo: mica siamo extraterrestri!
E ' però vero che nella nostra vita vi è un fondamento solidissimo di bene  e di letizia che, nonostante tutto, ci aiuta e sostiene e ci ridona serenità e leggerezza e fiducia anche quando il mondo intero parrebbe crollare: E' il Signore Gesù!
Quando è Gesù ad abitare nel tuo cuore, a chiamarti alla sua sequela, non si può che non essere gioiosi, ritrovando presto serenità e senso anche se la vita parrebbe talvolta travolgerti. Il segreto dei frati è dunque Gesù!
Un segreto però accessibile a chiunque decida di fidarsi di Lui!
Su questo tema vi propongo di seguito un video assolutamente festoso (oggi è domenica.., lodiamo il Signore!), con il  canto "E' la gioia che fa cantare" del coro "Giovani Verso Assisi". A proposito, parteciperete al Convegno, al mitico G.V.A.  ?? Mancano ormai pochi giorni alla scadenza delle iscrizioni!!!
Insieme al video riporto alcuni bellissimi pensieri di un caro confratello calabrese, Fra Rocco, da poco ordinato diacono. Ringraziandolo di cuore, auguro a ciascuno una buona e lieta domenica.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



Vuoi diventare frate francescano??? Preparati ad essere allegro

(di fra Rocco Predoti)

"Voi frati mi piacete, perchè siete sempre allegri..."
Bella questa... la gente nota questo tono di allegria e giocondità che connota noi frati. Se siamo gioiosi non è solo perchè i frati sono buontemponi e bonaccioni ma perchè c'è qualcosa che va più a fondo.
La gioia è una cosa seria. è vero!!! non si è gioiosi perchè spensierati ma perchè la vita la si prende sul serio.
Si può essere persone serie e gioiose? Con Gesù tra i piedi si... quando è Gesù a chiamare ad una vita di sequela e di annuncio del suo Vangelo non si può non essere gioiosi.
Francesco stesso obbliga, noi frati dicendo: "si guardino a non mostrarsi tristi all'esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore e giocondi e garbatamente amabili ". (Regola non bollata, 7).
Ecco perchè noi frati siamo sempre allegri ed esserlo è un serio cammino di impegno quotidiano, anche quando la luna è storta, innanzi a Gesù, la mattina ci si impegna a raddrizzare la luna affinché si porti per il mondo la gioia del Vangelo. D'altronde il Vangelo è Buona notizia, bella notizia, notizia di gioia. Basta coi musi lunghi, con le facce seriose quando si ascolta il Vangelo. Dopo la Messa dovremmo uscire a fare chiasso nelle sterade, il chiasso che sveglia le città, il chiasso della gioia del Vangelo e che Francesco ha fatto diventare una regola per sè e per i suoi frati...
Vuoi diventare frate francescano??? Preparati ad essere allegro allora, a vivere la vita con la certezza che dopo ogni dolore c'è la gioia, dopo ogni croce c'è la resurrezione.
Vuoi diventare frate francescano??? Ti aspetta una vita segnata dalla gioia, dall'amore e dall'essere amato.





sabato 26 settembre 2015

I Francescani "invadono" Bologna: è il Festival Francescano

Pace e bene,
cari amici in cammino e in ascolto della vocazione divina per la vostra vita.
Per chi di voi ci frequenta da qualche tempo, certo avrà assaporato come il mondo francescano, nonostante tutto, continui ad essere estremamente vivace e giovane,  conservando nella Chiesa una freschezza di contatto e di relazione che lo rende attraente, simpatico e vicino alle persone. Il Vangelo, con san Francesco e suoi discepoli, chissà perchè, appare sempre un poco più percorribile e bello e accattivante!


Un appuntamento importante di questi giorni, per noi frati, suore e laici francescani è il Festival francescano che si sta svolgendo per la prima volta a Bologna: un incontro con questa città che ha radici antiche! Era, infatti, il ferragosto del 1222 quando San Francesco, fu invitato a tenere un'orazione a Bologna, in Piazza maggiore, sul tema della guerra. Una predica inusuale e fuori dai canoni la sua (come sempre!), in nome della pace, per altro ricordata dalla targa che è stata affissa nel 1982 nel cortile d'onore di palazzo d'Accursio (sede del comune).

Quasi 800 anni dopo, il messaggio francescano torna dunque a riecheggiare nel cuore di questa città nel weekend da venerdì a domenica ( 25-27 settembre) in occasione del settimo Festival Francescano dal tema attualissimo:  "SORELLA TERRA". L'intento è di parlare a vari livelli di come san Francesco interpreti il creato e la natura. Al riguardo la recente enciclica del Papa tanto si ispira alle intuizioni del santo!

Il Festival si presenta con molti ospiti illustri, ma soprattutto con l'animazione delle piazze del centro cittadino, da parte di suore e frati, tra conferenze, Workshop, incontri con gli autori, spettacoli per bambini, appuntamenti per giovani, proposte varie di spiritualità. Appartiene del resto al più autentico carisma francescano annunciare il Vangelo andando incontro alle persone là dove esse vivono e si ritrovano e la piazza è da sempre un luogo principe di ritrovo e dialogo e confronto. San Francesco ce lo insegna!

Vi attendiamo pertanto in molti a questo appuntamento francescano e fraterno.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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Tre giovani farti con P. Alex Zanotelli ...uno dei relatori al festival
e altre immagini...


venerdì 25 settembre 2015

La professione di tre giovani suore clarisse a Camposampiero

In preghiera "dietro la grata"
Chiesa e Monastero del Noce
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace.
In questi giorni di fine estate, già ho scritto di alcuni eventi che ci stanno allietando e che vedono il coronamento, per tanti giovani, di vari percorsi vocazionali. Anche recentemente (il 19 settembre), in Francia a Lourdes, un nostro giovane frate, fra Thomas Bourquerod, già studente di teologia a Padova, ha emesso i voti solenni (vedi link con alcune foto): un bel segno di speranza in una terra scristianizzata e segnata da un profondo laicismo, ma anche da tanta sete di Dio.

Anche domani, sabato 26 settembre, sarà davvero un grande giorno per la nostra realtà francescana e per la Chiesa: tre giovani novizie del monastero di "S. Antonio e della beata Elena Enselmini" delle Clarisse di Camposampiero (Pd) emetteranno i voti di povertà, castità e obbedienza, secondo la regola di santa Chiara di Assisi. Si tratta di:
Sr. M. Arlene Valles Odocado
Sr. M. Francesca Pillon
Sr. M. Valentina Zanettin


La liturgia di professione dei voti, presieduta dal Ministro Provinciale p. Giovanni Voltan, si terrà presso il Santuario della Visione in Camposampiero - Padova -
Sabato 26 Settembre 2015
alle ore 16,30.


Le Sorelle Clarisse, come scrivono nel biglietto di invito, augurando Pace e Bene, si dicono certe del sostegno e del ricordo nella preghiera da parte di tutti. Di seguito riporto una presentazione dell'intera comunità, dove si offre il senso di una vita "dietro una grata" apparentemente così difficile e per molti incomprensibile. Vi invito anche  a riandare ad alcuni post precedenti  con altre testimonianze e video che illustrano una scelta solo motivata dall'amore esclusivo di Dio. 
A lui sempre la nostra Lode . fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Biglietto di invito alla Professione Semplice

IL SENSO DI UNA VITA "DIETRO UNA GRATA"
L’11 agosto del 1253, sulle soglie della Vita, nell’eterno abbraccio del Padre, santa Chiara diceva a se stessa: “Va’ sicura perché hai buona guida nel viaggio. Va’, perché Colui che ti ha creata ti ha santificata; e, custodendoti sempre come la madre il figlio, ti ha amato di tenero amore. Tu, o Signore, sii benedetto, che mi hai creata”. Noi figlie, madri e sorelle clarisse del monastero di “Sant’Antonio al Noce e della beata Elena Enselmini” in Camposampiero (Pd), nella povertà del quotidiano che pare perpetuarsi giorno dopo giorno, cerchiamo di vivere, in particolare, le parole ultime con cui santa Chiara suggellò il proprio pellegrinaggio terreno.

La paziente accoglienza di sé, delle proprie fragilità, dei propri limiti, inabitati amorevolmente dal Padre delle Misericordie, portati nella carne del Verbo, vivificati dallo Spirito, apre spazi infiniti di libertà da se stessi e per gli altri; apre al desiderio dell’incontro, sempre più intimo, con Colui che solo sa custodirci e che sempre ci ama per primo. Tale consapevolezza ci sprona a condividere quest’esperienza d’amore misericordioso tra noi sorelle e con i tanti che ci visitano.

I frutti sono preziosi e, davvero, il quotidiano ci sussurra la dolce promessa dello Sposo: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto…” (Mt 19, 29). Infinite volte, infatti, chi bussa da noi, cercando conforto, preghiere, ascolto, si fa inconsapevole testimone per noi della Bellezza dell’Opera di Dio, che ama collaborare con la piccola realtà delle sue creature, fragili eppur redente e capaci di Dio. E cosa dilata di più il cuore di vedere una madre che custodisce il figlio, amandolo di tenero amore?

Chi bussa cerca fede, conforto, speranza; trova il nostro “piccolo” calore umano, la nostra “piccola” accoglienza, la nostra “piccola” pazienza, che vorrebbero farsi specchio dell’amore misericordioso conosciuto, incontrato, sperimentato. Chi bussa se ne va un po’ confortato, sollevato e ci ringrazia, senza sapere che lascia nel nostro cuore il profumo della Vita che sorregge la vita, della Vita che ha sete dell’uomo. Tanti “piccoli”, che resistono ai marosi del tempo con perseveranza commovente e semplicità d’animo, sono talmente radicati nella Vita che è Lui, da ignorare la propria fede solida come la roccia. Questi “piccoli” chiedono preghiere di intercessione, ma come non cantare le lodi di Dio Altissimo che compie il Bene sempre?

Si rivolgono a noi anche poveri, affamati e assetati, che cercano semplicemente cibo, e che possiamo soccorrere grazie alla sovrabbondante Provvidenza che ispira tanti benefattori, puntualmente quando nella nostra dispensa cominciano scarseggiare i viveri. I poveri sono tanti, sono in aumento: la crisi economica si sente fortemente anche qui nel Nord-est. Si percepisce la difficoltà delle famiglie di far fronte alle minime spese; tanti piangono la perdita del posto di lavoro.

Noi ascoltiamo. Preghiamo e ascoltiamo. Certamente i tempi fanno emergere situazioni di degrado e forte disagio economico cui è necessario far fronte, ma ciò di cui veramente percepiamo che la comunità sociale abbisogna, nel nostro contesto locale, è di essere nuovamente aperta al cielo, ai grandi spazi che non si possono conquistare e davanti ai quali, proprio per ciò, l’uomo può liberarsi dalla schiavitù dell’autorealizzazione, dell’efficienza, della perfezione, del successo.

Vivere il “limite” proprio e del mondo, la “carne”, come luogo di incontro con Dio, lasciandosi custodire da Dio; testimoniare la fiducia nella Provvidenza divina anche quando umanamente travolgerebbe la disperazione; vivere nel mondo indicando altri orizzonti; accogliere; ascoltare; incontrare le persone; farle sentire “preziose” anche se sconosciute; raccogliere le loro lacrime; condividere le loro gioie… Piccole cose: meno di cinque pani e due pesci. Piccole realtà affidate a Lui.

Le Clarisse di Camposampiero (Pd)

La chiesetta Del Noce
Nel servizio
Nella lode

giovedì 24 settembre 2015

Quale differenza tra un prete e un frate?

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. Fra le tante domande a cui mi trovo a dover rispondere,  frequente è la seguente: che differenza c'è fra un prete e un frate? Si tratta di due percorsi vocazionali, per certi aspetti simili: entrambi, infatti, scaturiscono da Gesù, ma con accentuazioni poi molte diverse.
Al riguardo, già vari sono stati i post dedicati che vi invito a rileggere. Qui mi limito semplicemente ad alcune note. Resto disponibile per ulteriori chiarimenti o approfondimenti.
Al Signore Gesù sempre i nostri sguardi e la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

IL PRETE DIOCESANO
La vocazione peculiare del Prete diocesano (in sintonia e in comunione col Vescovo) è FARE ciò che Gesù ha fatto. E cosa ha fatto Gesù nella sua vita e nel suo ministero pubblico? Essenzialmente ha annunciato il Vangelo e ha operato miracoli e guarigioni. Il vescovo e il prete, in effetti, sono tali per predicare la Parola di Dio e compiere quei "miracoli" che sono i Sacramenti. Attraverso di loro Gesù opera ancora per noi in modo indubitabile: si rende presente nell'Eucarestia e nella catechesi, guarisce e risana (nella Riconciliazione..) e guida la nostra vita alla salvezza e lontano dal peccato. Il servizio pastorale del Prete è fondamentale per la guida e la crescita e la custodia delle comunità cristiane e si esprime principalmente nella "parrocchia" di cui il sacerdote è in un certo senso, misticamente "sposo" e pastore. Per antichissima consuetudine della Chiesa Latina è chiamato al celibato con una "promessa", ma questa di per sè non è una condizione "sine qua non" per essere prete. Tant'é che nei riti orientali questi possono sposarsi.

IL FRATE FRANCESCANO
La vocazione del Frate francescano e più in genere di ogni religioso ( suore, monaci, frati di diverse congregazioni) è di tutti quegli uomini e donne credenti che vogliono ESSERE come Gesù è vissuto. Essi dunque, intendono in qualche modo, fare proprio e ripresentare e rivivere lo stesso stile di vita di Gesù, essere come Lui. Tutto, infatti, di Gesù è bello e nobile e santo e divino e degno di essere imitato e seguito "alla lettera", così come è descritto nei Vangeli. L'esperienza di san Francesco nasce proprio da questo stesso desiderio di imitazione "carne a carne", di assimilazione all'Amato, di totale identificazione con Gesù. San Francesco, non a caso fu definito dai suoi contemporanei "alter Christus" !

Da qui alcune scelte che caratterizzano il frate.
* Gesù non si è mai sposato o unito a una donna: è stato casto.
Dunque anche il frate sarà così! Il suo amore e il suo cuore è per il Signore e per ogni uomo.

* Gesù non ha avuto niente per sé, specie negli ultimi tre anni di vita: è stato povero.
Dunque anche il frate vivrà da povero! Il suo vero bene è Gesù e le cose materiali non sono il tutto della vita.

* Gesù ha poi affrontato la vita sempre facendo propria la volontà del Padre celeste: è stato obbediente.
Dunque anche il frate vivrà di obbedienza al Signore e alla Sua Parola, sempre e solo cercando prima di tutto la volontà di Dio rispetto ad altre indicazioni.

* Gesù ha invitato ogni uomo a sentirsi fratello e figlio dell'unico Padre nei cieli: è stato fratello di tutti.
Dunque anche il frate ha come caratteristica fondamentale la dimensione della fraternità e della comunità con il cuore aperto ad ogni persona.

Anche i molti frati che accedono al presbiterato, mai in ogni caso possono venire meno alle caratteristiche di cui sopra: prima di tutto, dunque, sono frati, poi anche e insieme preti!.

Attraverso queste scelte, la vita di Gesù è ancora viva e attuale e visibile e riconoscibile in mezzo agli uomini di ogni epoca: ecco la "pretesa" di noi frati e religiosi, francescani e non solo!! Si tratta di una "vocazione divina", di un'ispirazione dall'Alto, di una chiamata che da sempre risuona nel cuore di qualcuno che a questo appello, lascia tutto, e semplicemente segue Gesù cercando di essere come Lui.
       
Un frate e prete impegnato nel sacramento della riconciliazione



mercoledì 23 settembre 2015

Fra Rocco ha detto: io ci sono, Eccomi !

Fra Rocco, neo diacono, all'ambone
Pace e bene,
cari amici in cammino e in ascolto della vocazione divina per la vostra vita. Come ho già scritto, il mese di settembre per le nostre comunità è sempre ricco di eventi gioiosi e carichi di speranza: la professione semplice dei Novizi che hanno così concluso "l'anno della prova" insieme all'ingresso in Noviziato di un nuovo gruppo di giovani per vivere la medesima esperienza; e poi le molte Professioni Solenni, l'avvio dei vari Postulati (Brescia, Osimo, Benevento) e del Gruppo san Damiano per i ragazzi desiderosi di conoscere più da vicino la nostra vita francescana e verificare una chiamata intuita nel cuore. Lodiamo e ringraziamo il Signore! 
Nei giorni scorsi, i frati di Calabria hanno avuto la gioia dell'Ordinazione Diaconale di fra Rocco Predoti, giovane confratello che da poco ha concluso gli studi di teologia ad Assisi e ora è tornato nella sua regione per seguire in modo particolare i giovani. Di seguito ne riporto la testimonianza vocazionale e il senso della risposta da lui data alla chiamata del Signore riassumibile in una semplice espressione : io ci sono, eccomi!
Al Signore Gesù sempre i nostri sguardi e la nostra Lode!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

fra Rocco disteso a terra durante l'Ordinazione Diaconale
Testimonianza vocazionale di fra Rocco
Eccomi!!!
Rispondere ad una proposta che giunge dall'interno del cuore di Cristo: "Seguimi".
Eccomi è sinonimo di esserci, non un "si" con tanti giri di parole ma un dire: ci sono qui per ciò che mi chiedi, qualunque cosa tu mi chieda, o Signore, io ci sono, eccomi!
Una risposta d'Amore ad una proposta d'amore. Questa è la risposta ad una vocazione. Camminare giorno dopo giorno ripetendosi: Eccomi!
Domenica 20 ho avuto la gioia immensa di essere ordinato diacono ad Amantea. Bello sentirsi chiamati innanzi al popolo dal Vescovo che dice: "scegliamo questo nostro fratello per l'ordine del diaconato" ed io che rispondo "Eccomi!".
Un eccomi ed un esserci giorno dopo giorno, come la goccia lenta che scende dal torchio e riempie di buon mosto la botte.
Non risposte avventate ed affrettate ma piccole decisioni giorno dopo giorno, pezzi di un cammino, pietre di una strada in salita, con diffcoltà e tornanti che sembra si torni indietro.
La vocazione è questa, piccole risposte giorno dopo giorno, come insegna San Francesco d'Assisi che ha fatto del suo essere misero e piccolo la risposta più grande che potesse dare: Io sono piccolo e misero ma...eccomi!
Caro Giovane, non lasciarti impaurire dal tuo essere "piccolo et misero", se Gesù chiama, basta che tu dica: ci sono, eccomi.
Noi frati francescani ti possiamo dare una mano per ascoltare meglio la chiamata del Signore sulla scia di San Francesco d'Assisi.
Puoi chiamarmi al 0982/424379 - Convento S. Bernardino, Amantea (CS)
oppure scrivermi a a: francescanicalabria@gmail.com.

fr. Rocco Predoti

Alcune belle immagini di fra Rocco



martedì 22 settembre 2015

Volevo fare il corso vocazionale, ma ho una ragazza...


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace.
"Volevo fare il corso vocazionale ma ora sono insieme ad una ragazza e dunque non mi pare più necessario". Ecco cosa mi ha scritto la scorsa settimana Luca, 19 anni, già candidato "super convinto" al Gruppo san Damiano ed ormai rinunciatario .
In questo tempo di fine estate, devo dire che qualche altro giovane mi si è presentato, più o meno allo stesso modo, dicendosi assolutamente certo di intraprendere il cammino di discernimento vocazionale per poi, dopo pochi giorni, altrettanto repentinamente abbandonare il tutto. Si tratta spesso di facili entusiasmi dove non vi è un fondamento, una ricerca genuina, e soprattutto nessuna autentica fiammella divina che inquieti o arda nel petto e dunque il desiderio non può che svanire !! Per una scelta di vita francescana (come per ogni vocazione), l'entusiasmo, da solo, non basta e dura poco!

In realtà anche quando le motivazioni vocazionali sembrano più serie e fondate e i segnali e le intuizioni interiori appaiono molto più vere, può succedere che un giovane scompaia, si allontani, tentenni o ancora una volta si ritiri trincerandosi in se stesso.
I motivi sono vari e diversi: la paura rimontante, il giudizio di amici o parenti, la scarsa fede e l'abbandono della preghiera, ma anche talvolta l'immaturità umana, il non voler rischiare e il mettersi in gioco, il sopraggiungere di un'esperienza dolorosa o di un  legame affettivo inaspettato che stravolge ogni progetto vocazionale come per Luca, l'attrazione per un'altra strada....e così via!!!
La vocazione del resto si gioca sempre all'interno di una proposta (se vuoi ...seguimi) e di una risposta (eccomi) lasciata alla libertà della persona.

Se  però qualcuno scappa o si defila, altri giovani, pur fra tanti dubbi e paure, pur avendo magari la morosa e avvertendo il richiamo naturale alla vocazione famigliare, pur con tanti interrogativi, sentono di dover approfondire anche un'altra chiamata che piano piano si sta facendo strada e bussa misteriosamente al loro cuore. Si rendono conto, infatti,  di portare in sè un richiamo divino che non può essere disatteso o restare inascoltato e che, quanto meno, chiede di essere verificato e meglio approfondito: è la domanda sulla vocazione religiosa, il diventare prete o frate o missionario. Da qui ecco la decisione di partecipare ad un cammino di discernimento accompagnati da noi frati: per comprendere...per guardare più da vicino...per capire dove andare!
Con questi giovani si condivide pertanto l'esperienza del gruppo san Damiano, con un frequente contatto e un confronto personale e fraterno, fatto di vicinanza umana e spirituale, di preghiera, di conoscenza del carisma francescano e di tanti aspetti inerenti la vocazione religiosa. In particolare, in questo percorso,  c'è un volto di Gesù inaspettato e bello che ci piace svelare e  mostrare: Gesù, come il Signore della vita e amante di ciascuno e rispettoso della nostra libertà e del nostro "vero bene"; Gesù che non impone; Gesù che si propone con dolcezza e mitezza.... ; Gesù che invita...; Gesù che a qualcuno misteriosamente offre un amore e una missione speciale chiamandolo a sé più da vicino.

Cari amici: fare l'animatore vocazionale è una gran bella avventura e responsabilità che ti mette accanto la vita, il cuore, le gioie e le ansie e le sofferenze e le domande dei giovani sul loro futuro e la strada da percorrere. Chiedo la vostra preghiera per quanti accompagniamo, come per me e i frati con cui collaboro (fra Francesco da Parma e fra Alessandro da Brescia) in questo stupendo e delicato servizio.
Al Signore Gesù sempre il nostro sguardo e la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



lunedì 21 settembre 2015

La vocazione di Matteo

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale il Signore vi dia pace.
Si ricorda oggi l'apostolo Matteo: il pubblicano, il pubblico peccatore, che riceve la chiamata da Gesù ("seguimi!"), mentre si trova al banco delle imposte.  Ed egli, come riporta il vangelo,"subito si alzò e lo seguì"(Mt 9,9-13).
Mi colpisce ogni volta nella lettura di questo brano, la forza e la libertà della chiamata da parte del Signore, così come l'immediatezza della risposta di Matteo. 
Di seguito, anche per il vostro discernimento, vi propongo un approfondimento spirituale ispirato ad un capolavoro dell'arte (il famoso dipinto del Caravaggio) che narra questo episodio. 
Prego per quanti di voi hanno intuito una voce e un appello interiore da parte di Gesù: non abbiate paura a seguirLo!
A Lui sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1571-1610 
“VOCAZIONE DI SAN MATTEO” 
1599-1600 
Roma, San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli 
Descrizione e analisi del quadro
Il dipinto sul quale ci soffermiamo brevemente è la “Chiamata di Matteo” dipinta da Caravaggio nel 1599 per la cappella della famiglia Contarelli nella Chiesa di san Luigi dei Francesi in Roma.
Nel quadro che vediamo, ci sono due gruppi di persone divisi da una finestra.
In quello di sinistra sono in cinque, seduti a un tavolo; eleganti nei loro abiti del '500 stanno contando dei soldi: Matteo era incaricato di riscuotere le tasse, quello che oggi è il recupero crediti.
A destra sono in due, in piedi, vestiti al modo classico dell’antica Roma, scalzi. Sono Gesù, all’estrema destra riconoscibile dall’aureola, e Pietro.
Il volto di Gesù è ben illuminato e visibile mentre quello di Pietro, ritratto quasi totalmente di spalle, si intravede appena. Il personaggio di Pietro, non previsto nella prima stesura del dipinto, è stato aggiunto successivamente, con in mano il bastone del pellegrino indica chi si incammina con Gesù. E’ una bella idea quella di differenziare i personaggi nel modo di vestire in uno stesso dipinto: è un modo interessante per dire che gli episodi del vangelo parlano alla gente del suo tempo ma anche ai contemporanei.


Osserviamo ora la figura di Cristo: il suo sguardo è fissato su Matteo, ha le labbra semiaperte, e la sua mano destra rende esplicite le parole che ha appena pronunciato (La chiamata a Matteo “Seguimi” - ndr). Questa mano non è una pura invenzione di Caravaggio, ma una sua rielaborazione di un’altra mano vista nella Cappella Sistina dipinta da Michelangelo: la mano di Adamo (a sinistra nell’immagine qui sotto - ndr) che nel dipinto di Caravaggio viene rovesciata.

Michelangelo, La creazione di Adamo (Roma, Città del Vaticano, Cappella Sistina, 1511) 
Ma in questo dipinto non c’è solo l’indice di Gesù: ci sono anche quelli di Pietro e della persona al centro, che è Matteo. E’ un concerto di indici.


Abbiamo visto che l’indice di Gesù, qui sostenuto da un gesto deciso del braccio, richiama la mano di Adamo di Michelangelo: Gesù è il nuovo Adamo “spirito datore e vita” scrive Paolo ai Corinzi (I Cor, 15,45).
Il gesto dell’indice di Pietro, invece, riprende quello di Gesù ed a Lui rimanda: non è un gesto originale. Perché Pietro rappresenta la Chiesa, costituita, nel tempo, sacramento della presenza di Gesù: compito della Chiesa è infatti rendere presente Gesù nella storia.
Infine Matteo: è seduto al centro, sorpreso dalle parole di Gesù; la mano destra ha appena fatto cadere una moneta sul tavolo; è ben vestito, col cappello piumato, ricco, sicuro di sé. Ma… gli occhi e la mano sinistra, con l’indice puntato verso di sé, rivelano una sorpresa ed uno stupore suscitati dall’arrivo di Gesù e dal suo invito “Seguimi”. Una chiamata inattesa; indica sé stesso come a dire “Io? Perché proprio a me? E’ sicuro che lo dice alla persona giusta? Non si sta confondendo per caso?”.
Quanto agli altri quattro personaggi: i due a sinistra continuano a contare i soldi manifestando indifferenza, gli altri due guardano verso Gesù ma non vanno al di là della pura curiosità; quello seduto di spalle cerca addirittura con la mano sinistra l’impugnatura della sua spada per difendersi.


Alcune considerazioni sul significato di questo quadro
Fin qui la descrizione! Ora cerchiamo di fare alcune considerazioni sul significato di questo quadro.

Gesù e Pietro sono uniti: benché le mani siano due la chiamata è la stessa. Ancora oggi Gesù chiama attraverso la Chiesa. La chiamata avviene nel quotidiano, nel proprio ambiente di impegno e di lavoro: non bisogna essere degli specialisti di Dio per accogliere la proposta di Gesù, né è necessario andare a Lourdes o a Roma per scoprire Dio, basta avere oggi, a casa propria, gli occhi ben aperti.

L’indice di Gesù non è il dito puntato di chi comanda e dei cinque seduti solo Matteo si mostra attento, gli altri rimangono indifferenti. Dio ci ha creati liberi e tali ci lascia: da noi attende una risposta libera fosse anche un rifiuto camuffato da indifferenza. Lutero aveva detto: “Sola fide, sola gratia, sola scriptura” sottovalutando il libero arbitrio, la libertà di un'adesione . Con Caravaggio la Chiesa risponde: no, anche con la libertà personale.

Matteo è un uomo, pubblicano, peccatore pubblico, coi suoi difetti e limiti umani. E’ seduto, immobilizzato dal suo stato di uomo peccatore, si ritiene indegno e incapace di seguire Gesù. Le tenebre dei quadri di Caravaggio traducono la situazione di non salvezza in cui è posta la comunità umana: Matteo si trova in questa situazione, ma ora viene illuminato dalla luce che entra non dalla finestra ma da una fonte che sta alle spalle di Gesù. La luce della grazia di Dio irrompe con l’arrivo di Gesù e illumina il volto di Matteo. Scrive San Giovanni nel suo Vangelo: “Veniva a me la luce vera quella che illumina ogni uomo”. A tutti è data la possibilità di seguire Gesù e la chiamata non conclude un cammino ma lo inizia in modo nuovo: la grazia di Dio, il suo amore, mi raggiunge nel mio essere fragile e peccatore e mi illumina la strada della mia realizzazione umana. L’indice di Matteo è quello di Dio in Michelangelo: tocca a me.

E’ una strada facile? No, perché anche su di essa devo fare i conti con i miei difetti e limiti, anche lì ci saranno difficoltà, delusioni, fallimenti. Vedete la finestra? E’ a forma di croce greca. Pure essa viene illuminata dalla luce della grazia di Dio, quasi ad indicarmi che la morte non è l’ultima parola, che ad ogni problema c’è una soluzione, ad ogni peccato corrisponde, con la richiesta di perdono, la possibilità di redenzione e riscatto umano perché quella croce è stata vinta dalla resurrezione di Gesù che ha illuminato di speranza la storia del genere umano. Tant’è che prima del cristianesimo il mondo non conosceva la speranza, seppure intuendola. Termino citandovi le parole di Papa Benedetto XVI dalla sua prima enciclica: “All’inizio dell’essere umano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento con una persona che da alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”.

Ciò avvenga per tutti gli uomini, ma in particolare per i tanti ragazzi e giovani che mi scrivono percependo una chiamata e un invito a seguire Gesù nella vita religiosa e sacerdotale o missionaria francescana.

domenica 20 settembre 2015

Frati per sempre, con la Professione solenne

«Come il Padre ha amato me, anch'io ho amato voi. 
Rimanete nel mio amore» 
Gv 15,9
Il rito della Professione Solenne prevede la prostrazione
come segno di totale affidamento e abbandono al Signore.
Nel frattempo si invoca, cantando le litanie, l'aiuto e la protezione di santi.


Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Come avrete potuto constatare anche dalle notizie nel blog, il mese di settembre è stato ricco di eventi e appuntamenti gioiosi per la nostra famiglia francescana in Italia: la professione dei novizi (7 giovani frati a Padova e 15 ad Assisi), l'avvio del nuovo anno di noviziato ad Assisi (con 14 candidati), l'ingresso di altri nei vari postulati d'Italia (Brescia, Osimo, Benevento), le molte richieste di adesione al cammino vocazionale del Gruppo san Damiano ...
E' incredibile, dopo 800 anni, come San Francesco continui ancora ad affascinare e trascinare a sè tanti giovani ardenti e liberi, nella sequela di Gesù!

Prossimamente ci attende un altro appuntamento importante: in particolare noi frati del nord Italia avremo la gioia di celebrare la Professione Solenne (diventeranno frati per sempre!) di sei confratelli ormai al termine del loro cammino di formazione e di studio della teologia. 
Infatti, sabato 3 ottobre, alle ore 10.30, presso la Basilica del Santo di Padova, vi sarà la celebrazione eucaristica con la Professione dei voti solenni di: 

fr. Antonio Francesco Biasiotto
fr. Roberto Pietro Bosio
fr. Andrea Bottaro
fr. Simone Maria Milani
fr. Andrea Paolo Maria Scalvini
fr. Andrea Pietro Tosi

A questi cari frati, rivolgiamo il nostro apprezzamento. Ma soprattutto la nostra preghiera li sostenga nella grande missione che ora si accingono ad assumere  per tutta la vita. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Giovanni Bellini: san Francesco riceve le stimmate.
Particolare dell'immaginetta scelta per la ricorrenza


sabato 19 settembre 2015

Amo troppo la musica! Come posso diventare frate?


Cari amici 
in cammino e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita, il Signore vi da pace.
Sono molte le lettere che ricevo da giovani che, pur ammettendo di percepire un richiamo e una chiamata alla consacrazione religiosa (diventare prete o frate o suora o missionario/a), vedono in questa vocazione un ostacolo alla loro realizzazione umana, soprattutto al non pieno raggiungimento del proprio sentire, dei propri talenti, delle loro qualità e sogni.
Vi presento al riguardo gli interrogativi di un giovanissimo, Luca, che mi scrive parlandomi della sua passione "smodata" per la musica rok e della non facile risposta ad una vocazione religiosa. Lo incoraggio invitandovi tutti alla preghiera per lui.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


LETTERA DI LUCA
Salve, padre, ho trovato il suo indirizzo email su "vocazione francescana", vorrei parlarle un po' della mia situazione. Mi chiamo Luca, vivo a Milano, ho 18 anni e sono uno studente del liceo scientifico. Sono e mi definisco un musicista ed ho una passione "smodata" e "assoluta" per la musica rock e blues. I miei autori preferiti sono: Bruce Springsteen, Jimi Hendrix, Stevie Ray Vaughan, Albert King, Elvis, Beatles, Rolling Stones e molti altri... Ho inciso da poco il mio primo album. In questo periodo della mia vita in cui ho avuto, ahimè, qualche piccolo problema di salute, mi sono sentito sempre più di avvicinarmi a Dio. Dopo un paio di anni di allontanamento, sono tornato in chiesa (che, da bambino, era la mia casa). È da giorni che, però, sento nel mio cuore che Gesù mi stia chiamando, chiedendomi di lasciare la mia vita, la musica (!!!) e seguirlo per diventare frate (che era, fra l'altro, un mio desiderio da bambino). Ho però tanti dubbi e paure.... Amo troppo la musica! E se fosse un'illusione o una "fregatura"? Come posso diventare frate? Io sto pregando perché Dio mi illumini e mi indichi la via. Lei è l'unico a cui sono riuscito a parlarne, cosa mi consiglia? Un carissimo saluto. Luca
RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro Luca,
prima di tutto grazie per la fiducia e per quanto mi hai scritto di te di così personale.
Mi parli in particolare della tua passione "smodata" e "assoluta" per la musica!! Termini che mi pare descrivano bene quanto questa significhi per te, come sia importante! Che bello..che dono  grande hai in te!! Ringrazia sempre il Signore per questo!! Essere un musicista, infatti, è solo in parte frutto di impegno e dedizione e tecnica e dunque di volontà propria. In realtà il talento musicale (come per altri ambiti) è un dono gratuito, è un'autentica vocazione e chiamata, un regalo dall'Alto che non a tutti è concesso. Se manca questo aspetto di unicità, si può studiare musica all'infinito , ma non si diventa musicisti!! Non seguire inoltre questa propensione inscritta nel cuore, rende la vita meno bella e piena e realizzata per chi è custode di questo talento, ma anche per tante persone che ne vengono un poco defraudate e impoverite ( pensa se i Beatles non avessero fatto musica...quanta meno gioia nel mondo!!) .

La vocazione religiosa ha delle dinamiche simili: nessuno può darsela da solo, nessuno può costringersi a seguirla se già non gli appartiene. Semplicemente, va scoperta e riconosciuta e accolta, coltivata e portata maturazione. E' anch'essa un dono, una proposta che il Signore offre a chi Lui vuole, sceglie e chiama misteriosamente e liberamente. Il non seguirla è possibile, ma il rischio per il chiamato è la "tristezza"; quel sentimento amaro che avvolge il giovane ricco nella parabola evangelica dopo il suo rifiuto al Signore " perchè aveva molti beni" da custodire e di cui godere. Da queste rinunce inoltre, anche molte persone e situazioni in attesa e assetate, restano ogni volta defraudate, non accudite, non accompagnate, non guarite, non amate, più tristi... Non è forse il caso ormai di tante nostre comunità cristiane prive e impoverite di sacerdoti e religiosi e religiose?

Certamente occorre fare al riguardo un cammino serio e vero di discernimento, come sempre sottolineo: è in gioco la tua vita e il tuo futuro e al riguardo l'esperienza del Gruppo san Damiano ti aiuterà molto. Non serve dunque avere fretta o ansie, ma il desiderio di camminare e mettersi in gioco e così comprendere la volontà del Signore.
Lungi da te anche la percezione di una "fregatura" dietro l'angolo da parte di Dio! Per questo  ti rispondo  con alcune stupende parole di  Benedetto XVI:  "cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita."

La storia antica e recente francescana del resto mostra come i talenti musicali sempre abbiano avuto nell'Ordine una notevolissima presenza. Pensa che un certo P. Martini fu niente meno che insegnante di Mozart venuto apposta in Italia a studiare presso di lui. Fu un frate nel medioevo a codificare le note così come le conosciamo ( do, re...). Ma la musica ha anche oggi  un ruolo grandissimo e attuale, tra noi frati, specie nell'evangelizzazione: un religioso musicista ha sempre un marcia in più, per es. con i giovani. Gli appartiene infatti un linguaggio immediatamente comprensibile a tutte le latitudini ed eccezionale per parlare di Gesù! Tra i frati, moltissimi sono dunque anche musicisti e il loro talento contribuisce in modo mirabile a comunicare bontà e amore, a trasmettere i valori belli del vangelo e dunque a rendere le persone più buone creando un mondo migliore. Ti pare poco?
Ma pensa alla grande testimonianza che sta dando nel mondo fra Alessandro Brustenghi, "il tenore di Dio" che ha messo la sua voce meravigliosa al servizio del Signore ( Clicca Video). Accanto un'altra testimonianza di un frate meno conosciuto, ma altrettanto significativa: fra Stefano di Roma, anch'egli con un amore "smodato" alla musica prima di diventare frate( clicca qui Video). Ma penso anche al servizio che ad Assisi compie "il Coro Giovani verso Assisi" sotto la guida di fra Gennaro Becchimanzi ( Video) ..ecc...E così via in tante parti del mondo la musica è per noi frati sempre un veicolo incredibile per parlare di Dio, incontrare persone, amare, lodare..

Carissimo Luca, ecco dunque alcuni pensieri per te. Spero ti possano essere utili soprattutto a comprendere che se, il Signore ti chiamerà alla vita consacrata, non butterà via nulla di te, nulla trascurerà, ma anzi, tutto di te saprà valorizzare ed esaltare (se anche tu lo vorrai) così che il dono grande che ti ha fatto nella musica, come per altri doni , si trasformi in una lode perenne a Lui  e un servizio gioioso ai fratelli, specie ai giovani. Ti benedico e abbraccio.
Ciao. fra Alberto




venerdì 18 settembre 2015

Il Santo da pregare per gli esami

"Esperti di volo" 
con San Giuseppe da Copertino
18 settembre

Cari giovani in ricerca della vocazione divina, il Signore vi dia pace. 
Oggi si festeggia un grandissimo santo francescano, san Giuseppe da Copertino ( frate minore conventuale ). Divenne famoso in tutta Europa per i voli e le levitazioni che lo caratterizzavano durante la celebrazione della S. Messa o davanti alla statua della Madonna. Questi episodi, documentati da tantissimi testimoni, gli valsero anche molte incomprensioni e persecuzioni che egli sempre affrontò con animo mite e obbediente.

Si propone ai giovani d'oggi anche per la sua particolare protezione negli studi e per il buon esito degli esami universitari. San Giuseppe, infatti, frate umilissimo e semplice, solo grazie alla sua incrollabile fede e abbandono al Signore, ottenne di diventare sacerdote - come fortissimamente desiderava -  superando miracolosamente ogni volta gli impegnativi scrutini e studi a cui erano sottoposti i candidati del tempo. Alla sua sapienza ispirata dall'alto attinsero poi dotte personalità, e famosi teologi e regnanti. La tradizione lo vuole patrono speciale dei giovani nel tempo così impegnativo dei loro studi. 

Affido ciascuno di voi alla sua protezione. San Giuseppe vi faccia volare in alto come aquile! Possiate essere giovani che non si accontentano di stare nel pollaio, cibandovi  del becchime velenoso che spesso questa società vi propina. Aggrappatevi a san Giuseppe..: vi attendono ampi orizzonti! Lui vi mostrerà panorami divini di amore e misericordia. Lui saprà condurvi al Signore e alla Sua volontà.
San Giuseppe anche vi protegga e custodisca nel tempo della vostra giovinezza e specialmente negli anni faticosi e belli degli studi universitari: qui infatti ponete le basi anche per il vostro futuro, per la vostra vita. 
Al Signore Gesù sempre i nostri sguardi e la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Preghiera dello studente
Mio Dio, ti ringrazio di tutti i doni che mi fai.
Concedimi di usarne sempre per la tua gloria,
per la mia santificazione, per il bene degli altri.
Dammi un cuore lieto, benedici la mia famiglia,
proteggi i miei studi, illumina i miei insegnanti,
assisti i miei compagni. Per i meriti e l'intercessione
di San Giuseppe da Copertino, che, pur provando
la fatica dello studio e l'ansia degli esami,
ebbe la gioia della promozione invocando
la materna assistenza di Maria,
guida la mia mente, rendi tenace la mia volontà
e generoso il mio impegno perché
adempia il mio dovere e meriti la promozione.
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

giovedì 17 settembre 2015

Le stimmate di san Francesco

Le stimmate nel mio cuore...


Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me.
Difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo
(Gal 2,20; 6,17)

Cari amici in ricerca della vocazione divina, il Signore vi dia pace!
Si celebra oggi nella chiesa e nel mondo francescano la festa dell'impressione delle stimmate di san Francesco. Il santo, sul monte de La Verna ebbe il coraggio di chiedere proprio questo nelle sue notti di preghiera, di solitudine e di rapimento: provare un po' dell’amore e del dolore che Gesù Cristo sentì nei momenti della sua Pasqua di Morte e Risurrezione. Fu esaudito e, intorno alla Festa dell’esaltazione della Croce (17 Settembre), il suo corpo fu segnato delle stesse piaghe del Crocifisso più, nelle sue mani e nei suoi piedi si formarono come delle escrescenze a forma di chiodi. Mai la storia aveva narrato un fatto simile. Circa venti anni prima (1205/6) aveva cominciato a seguire il Vangelo del Signore ascoltando la Parola del Crocifisso di S. Damiano. Quelle parole e quell’immagine gli si erano stampate nel cuore. Adesso si manifestavano nella sua carne, nel suo stesso corpo.

Caro giovane in ascolto della chiamata divina per la tua vita...: osserva anche tu ed imita la strada indicata da san Francesco!! Egli fu a tal punto "amico di Cristo" da voler essere in tutto somigliante e trasformato in Lui; davvero "un altro Cristo". E il Signore lo esaudì!
Carissimo, sarebbe bello che questo fatto misterioso delle stimmate interrogasse anche te sulla direzione del tuo cuore, sui tuoi desideri più profondi, sulle "stimmate" che vuoi segnino e feriscano anche la tua carne.
Soprattutto se coltivi in te o hai intuito come possibile la vita e la scelta francescana, ricorda che la meta è "diventare come S. Francesco", anche tu un "alter Christus", un "nuovo Gesù Cristo" fra gli uomini di questa nostra povera e stupenda umanità. 

E non sentirti solo su questa strada!
Si tratta invece di una chiamata appassionante e audace che ancora risuona nel cuore di tanti. Pensa che il 12  settembre quindici giovani hanno iniziato ad Assisi l'anno di Noviziato, l'anno della prova e dell'innamoramento, prima di entrare a pieno titolo nella famiglia francescana. Ugualmente nei vari Postulati d'Italia (Brescia, Osimo e Benevento) altri ragazzi (i Postulanti) si accingono ad intraprendere i primi passi di questa avventura d'amore.
Come ho poi già ricordato più volte, ad ottobre riparte anche in varie regioni, il gruppo vocazionale francescano "San Damiano", per un primo discernimento e approccio alla vita francescana.

Carissimo, tutto questo sia dunque da sprone e incoraggiamento anche per te. Non temere! Fidati del Signore! Ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Le stimmate di san Francesco
Nicola Pisano - Arezzo: musei civici 

Una bella riflessione sulle Stimmate di san Francesco 
di Felice Accrocca

Nel Sacro Convento di Assisi, nella cappella delle reliquie, si conserva una piccola pergamena che contiene, su entrambi i lati, due brevi autografi di Francesco meritatamente famosi: si tratta delle cosiddette Lodi di Dio Altissimo e della Benedizione a frate Leone. Secondo quanto attesta Tommaso da Celano, il Santo scrisse quelle parole sul monte della Verna a sostegno di uno dei suoi compagni, chiamato ad affrontare una forte tentazione.

Tommaso non riferisce il nome del destinatario, ma è il destinatario stesso – fortunatamente – a darci notizie preziose: le ha scritte sulla pergamena, nel lato che riporta la Benedizione. Nella parte alta, egli attesta: «Il beato Francesco due anni prima della sua morte fece nel ‘luogo’ della Verna una quaresima a onore della beata Vergine Madre di Dio e del beato Michele Arcangelo, dalla festa dell’Assunzione di santa Maria Vergine fino alla festa di san Michele di settembre; e scese su di lui la mano del Signore: dopo la visione e le parole del Serafino e l’impressione delle stimmate di Cristo nel suo corpo, fece queste lodi scritte dall’altro lato della pergamena e le scrisse di sua mano, rendendo grazie a Dio per il beneficio a lui fatto». È bene precisare che negli ultimi tempi della sua vita Francesco dovette sostenere, per oltre due anni, una grandissima tentazione. I suoi compagni raccontano che, mentre si trovava alla Porziuncola, piombò in una «gravissima tentazione dello spirito». Da quel momento non riusciva più a mostrarsi lieto come lo era di solito, divenne insolitamente taciturno, si isolava dagli altri, nella preghiera si abbandonava sovente alle lacrime, chiedendo al Signore che l’aiutasse a superare quel momento terribile. Lo stesso gli accadde sul monte della Verna, quando ricevette le stimmate.

Anche Francesco ebbe quindi il suo Getsemani. Come tutti i grandi mistici, dopo essere asceso alle vette vertiginose dell’unione con Dio, gli fu chiesto di attraversare la notte buia dello spirito, durante la quale gli sembrò che il Signore tacesse, che non rispondesse al suo grido di angoscia. Al termine di quel cammino scarnificante, egli ottenne sulla Verna la risposta definitiva ai propri dubbi: nell’esperienza straordinaria che lo avrebbe unito profondamente a quel Dio che tanto aveva patito per lui, comprese definitivamente che solo la croce poteva caratterizzarlo in modo totale e definitivo come vero seguace del Cristo. In tal caso, le stimmate verrebbero cronologicamente a collocarsi a ridosso del superamento definitivo delle tentazioni che l’avevano vessato per alcuni anni. Si tratterebbe della risposta evidente di Dio dopo un doloroso periodo di ‘assenza’.

Il «beneficio» ricevuto, di cui parla Leone, potrebbe perciò consistere non solo e non tanto nell’impressione delle sacre ferite sul suo corpo, ma nel dono – immenso – di una pace interiore ritrovata, che gli faceva accettare con serenità anche situazioni che prima erano state causa di tentazione. Come non mai, nelle Lodi di Dio Altissimo Francesco invoca Dio come difesa e riparo, ciò che sembra confermare la sua precedente situazione di difficoltà: tentato e vessato dal nemico, egli individuava nell’Altissimo la sua ancora di salvezza. La liberazione ottenuta, dono di Dio che appose sul suo eletto «l’ultimo sigillo» (DANTE, Paradiso XI, 107), fu per Francesco una vera rinascita.

Le stimmate, dunque, impressero sul corpo del Santo non soltanto i segni della Passione del Signore, ma restituirono a Francesco un cuore liberato, un cuore che aveva sperimentato la potenza di un Dio che è «rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce» (Sal 46, 2).
Come le sue, anche le nostre ferite, quelle che più ci fanno sanguinare, possano divenire delle feritoie attraverso le quali lo Spirito del Signore faccia penetrare in noi la sua pace…

Felice Acrocca
tratto da Sanfrancescopatronoditalia