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Vocazione Francescana
Home ascoltare e pregare

Domenica di Pasqua: il fuoco sul sagrato

Quarta meditazione in compagnia di don Primo Mazzolari

Vocazione Francescana di Vocazione Francescana
17 Aprile 2022
in ascoltare e pregare, essere chiesa
0

Eccoci arrivati, è Pasqua! È risorto! Alleluia!

Ieri meditavamo sulla notte (qui la meditazione di ieri, Sabato Santo), una notte sapiente, che è stata testimone privilegiata dell’ora e del momento della resurrezione. Abbiamo contemplato una notte che si illumina, attraverso una piccola fiamma, all’inizio sola, debole, ma che poi si sprigiona di fulgore, viene accolta tra le luci dell’alba “del giorno dopo”, del giorno del Risorto.

Lo abbiamo vissuto ieri, dal fuoco che ardeva sul sagrato di tutte le Chiese del mondo, si sono accesi tutti i ceri pasquali, e da questi, le piccole luci esteriori e interiori che ognuno di noi ha portato con sé per farne esperienza in questa Notte Santa!

Capita spesso, quando guardiamo qualche immagine di san Francesco, di vederlo sempre in due modi: o adorante verso il Bambino di Betlemme o con impresso nella carne il sigillo della Passione, le Stimmate. Egli infatti:

“Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro” (FF 467).

Così infatti, come aveva iniziato a conoscere il Risorto nella Croce di san Damiano, così aveva terminato la sua vita con il “segno dei chiodi” a La Verna.

Don Primo Mazzolari, davanti al fuoco che viene benedetto nella vigilia di Pasqua, si immerge anche lui in questo confronto e si fa interrogare proprio da quel gesto che apre solennemente la Veglia “Madre di tutte le Veglie”.

Nella Pasqua “morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello”: la Luce contrasta nuovamente il buio della notte, ed è pronta a illuminare il cammino che, proprio in queste tenebre, non finisce con il sepolcro vuoto ma inizia nella speranza che “colui che era morto, ora vive”!

Siamo così giunti al termine di questo cammino insieme in quattro tappe (qui il Giovedì Santo, qui il Venerdì Santo e qui il Sabato Santo). Abbiamo potuto sperimentare la grandezza interiore di don Primo Mazzolari che ci ha accompagnato ogni giorno e ci ha portati alla Pasqua con uno spirito rinnovato.

Mi sento davvero grato per il dono delle sue parole e spero che molti di voi vogliano continuare a scoprire questo grande profeta del nostro tempo: vi assicuro che è un ottimo compagno di viaggio! [Per esempio il libro da cui sono state tratte queste quattro meditazioni è “Dietro la croce. Il segno dei chiodi”, don Primo Mazzolari, EDB 2012; se volete altri suggerimenti, scriveteci via mail].

Vi auguro nuovamente una santa Pasqua e vi chiedo di sostenere noi postulanti e tutti i giovani in cammino con le vostre preghiere.

Il Signore è veramente risorto: alleluia!!!

Leonardo Mattuzzi – postulante a Brescia

Il fuoco sul sagrato di don Primo Mazzolari

Torneremo ad accendere il Fuoco, questa notte, sul sagrato della nostra Chiesa e l’Exultet, salmodiato nella tenebra, a poco a poco si illumina per accogliere i «gaudi pasquali» […]. La liturgia ritorna popolo, si rifà plebe e ci viene incontro nell’ora di tregua, quando anche il nostro affanno di gente mai quieta, si placa alquanto e protende il suo cuore verso il Mistero e verso l’Alto.

La notte di Pasqua torna a diventare la Santa Notte, al pari di quella di Natale e con un titolo anche più incontrastato, se si pensa che a Natale è soltanto preludio, mentre a Pasqua si fa certezza, poiché «la Parola fatta Carne» afferma sulla morte, retaggio della carne, la sua definitiva vittoria. «Dov’è, o morte, la tua vittoria?».

Eppure, se vogliamo essere sinceri fino in fondo, proprio questa certezza più certa che si spiega nella notte di Pasqua «che conosce il tempo e l’ora della Risurrezione», invece di darci cuore ci spaventa, e l’alleluia che ne viene fuori è più faticoso che traboccante.

Non c’è bisogno di essere con Pilato e con i Farisei, dalla parte dei nemici del Signore, i quali avevano il naturale terrore che Cristo risorgesse dai morti: per noi basta ch’Egli sia il Risorto, per sconcertarci.

S’Egli è il Risorto, è vera ogni sua parola, giusta la sua strada non la mia; s’Egli è il Risorto, io non ho ragione, nessuno ha ragione contro di Lui. E il motivo è soltanto questo: che io e gli altri siamo la «preda della morte», mentre Lui è la Vita che mai non muore.

La Notte di Natale posso rifugiarmi nel «sentimento» di un Bambino, gli do il significato che voglio, la parola e il destino che voglio. Il Natale, nonostante la desolata povertà che lo circonda, è accomodante. Una culla, un vagito sono sempre la poesia; ma una tomba vuota, dopo che vi ho visto rinchiudere il Morto col “segno dei chiodi”, una tomba sigillata e custodita che all’improvviso si spalanca e ne vien fuori la Vita, non ti lascia scampo.

Ai piedi della Croce la pietà può ancora illudersi; ma qui si accetta o si nega, ci si inginocchia o si va lontano. E se rifiuto, non ho più pace; se accetto, incomincia un dialogo estremo tra me e il Risorto.

Incomincio a capire perché, dopo la Pasqua, il Signore, pur rimanendo tra i suoi, non abbia più predicato: gli bastava mostrarsi, stabilire la certezza.

«Egli è risorto veramente… il Signore è veramente risorto. Questa è la nostra Fede, la sola che può vincere il mondo». Così dicevano i primi cristiani: ma è una Fede tremenda.

Come mai mi sono messo in fila, davanti a un confessionale, per chiedere perdono? Se egli è il Risorto, io non ho ragione, ha ragione Lui e a me non resta che quest’uscita di misericordia, attraverso le sue piaghe gloriose.

Se egli è il Risorto, il Pane che Egli torna ad offrirmi come nell’Ultima Cena mortale, è il pegno della Vita. Chiudo gli occhi sulle mie resistenze e m’inginocchio: «Signore, io non sono degno che tu entri nel mio cuore, ma una Tua parola…».

Questa è la Notte decisiva per ognuno; l’indifferenza non ha senso; o così in ginocchio, o contro; decisamente contro, disperatamente contro. Questa notte finisce il compromesso: o ti adoro o ti calpesto; o mi provo a uccidere per mettere a posto le troppe cose che non vanno quaggiù come dovrebbero andare, o mi lascio uccidere. O lupo o agnello.

Il dramma dell’uomo ha il suo fulgore in questa notte. La Pasqua spartisce l’umanità: ci vaglia, ci butta alla deriva o verso il porto.

Se Cristo è il Risorto, il suo Vangelo tiene, con neanche uno jota fuori; se non è il Risorto, tutto cade e diviene folle: anche le parole che pare abbiano un senso. E cade anche la gioia, senza l’alleluia; cade anche la speranza.

Ero venuto per vedere un fuoco sul sagrato, il «bivacco del sagrato» e mi sono acceso. Adesso, ho l’anima incandescente. Se non dico: credo, non capisco più niente; se non riprendo in mano consapevolmente il mio Battesimo, brucio.

Battezzato nella Tua morte, perdonato nel Tuo sangue, confermato nella Tua Pasqua… Alleluia! Che festa tremenda la Tua Pasqua! Ma è il giorno che è stato fatto da Te, Signore. Alleluia! Per me l’hai fatto. Alleluia! Alleluia!

don Primo Mazzolari – info@vocazionefrancescana.org

PS: qui la meditazione del Giovedì Santo; qui la meditazione del Venerdì Santo; qui la meditazione del Sabato Santo.

Tags: anno liturgicoParola e vocazionepreghierasanti
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