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Home ascoltare e pregare

I Magi, maestri di cammino

fra Damiano Castagna di fra Damiano Castagna
22 Gennaio 2026
in ascoltare e pregare, discernere
0

Chi meglio dei Magi può insegnarci come camminare per incontrare il Signore? Chi meglio di loro può aiutarci a capire alcune caratteristiche del cammino di discernimento? Senza dubbio loro che sono arrivati a Gesù un passo dopo l’altro macinando chilometri, hanno molto da dir a noi che ci domandiamo, come loro, quale strada prendere per la nostra vita!

È da poco passata la festa dell’Epifania i cui protagonisti, insieme a Gesù bambino, sono i Magi. Questi personaggi così particolari hanno da sempre incuriosito lettori antichi e moderni, favorendo la nascita di molte narrazioni extrabibliche a loro riguardo che hanno assegnato loro un numero (tre), l’essere re, dei nomi e informazioni aggiuntive rispetto a quelle poche che si possono ricavare dal testo dell’evangelista Matteo!

Ma chi sono i Magi? Matteo non li caratterizza da subito con una chiave strettamente positiva, ma lascia al lettore pian piano farsi un’idea. Essi per buona parte del brano rimangono poco definiti: vengono da oriente, da lontano, e sembrano essere dei sapienti conoscitori del cielo. Essi sono mossi dal desiderio di incontrare e adorare un re di cui non hanno molte informazioni, se non quelle riguardanti la sua nascita. Se li guardiamo da vicino, però, possiamo riconoscere che hanno molte caratteristiche simili a noi… che in fondo, quindi, ci riguardando e ci descrivono almeno un po’! I Magi infatti possono aiutarci a individuare e fare luce su alcuni aspetti caratteristici del cammino di ricerca di Dio in cui tutti e tutte noi siamo coinvolti. Ecco, allora… ti invito ad allacciare le cinture e a metterti in viaggio con me per scoprire più da vicino cos’hanno da raccontarci e come possono parlare alla nostra vita, al nostro modo di cercare e seguire il Signore Gesù!

la Sacra Famiglia con i Magi nel presepe della nostra basilica di sant’Antonio a Padova

Aperti alla novità

Qualcosa di insolito accade nelle notti stellate d’oriente: nasce una stella nuova! Non è una stella generica, ma è la «sua stella» (Mt 2,2), la stella del re dei Giudei.

I Magi colgono che c’è qualcosa di nuovo nella realtà che normalmente vivono. Vedono qualcosa di insolito, e la scoperta di questa novità desta la loro attenzione e fa nascere in loro domande. Sembrano essere capaci di attenzione verso quanto accade intorno a loro, e sono aperti a cogliere il nuovo che si manifesta nella loro vita. Essi si lasciano interrogare dalla novità che si presenta nelle loro attività e non hanno timore di affrontare gli interrogativi che da questa nascono. I Magi dunque hanno il cuore aperto alla novità, hanno gli occhi fissi verso il cielo, in alto, tesi verso un orizzonte ampio che dilata il cuore a qualcosa di grande.

In questo loro modo di essere, i Magi esprimono bene l’immagine di ogni essere umano e di ogni credente. Sant’Agostino descrive il cuore dell’uomo come “inquieto” finché non riposa nel Dio che lo ha creato (cf. Confessioni); e sullo stipite dell’ingresso del monastero benedettino di Subiaco è scritto che «nella notte più oscura brillano maggiormente le stelle», ad indicare che anche se l’esistenza si può fare buia e faticosa, in quei momenti si può scoprire ciò per cui vale la pena giocarsi la vita, se si alza lo sguardo verso il cielo alla ricerca dei punti di riferimento per una direzione. I Magi sembrano essere proprio così: nostalgici di qualcosa che riempia la loro esistenza. Sembrano essere abitati da una sete che dà loro la capacità di mettersi alla ricerca e di vedere, intuire, quella novità che parla del Signore della vita, Gesù. Essi sono spinti alla ricerca dal desiderio di un incontro grande, importante, totalizzante, a cui danno il nome che usano le profezie d’Israele: «re dei Giudei» (Mt 2,2).

Ogni cammino di ricerca inizia con un cuore assetato che si apre alla novità, a una stella che appare nel cielo della nostra esistenza e stimola domande, interrogativi. Dai Magi possiamo imparare a chiederci: di che cosa ha sete la mia vita? Sono alla ricerca di una direzione per la mia esistenza? Verso quali orizzonti oriento il mio sguardo per trovare risposte? Dove cerco il senso della mia vita? Sono aperto alle novità che la vita mi pone davanti? Cosa attira e attrae la mia attenzione? Sono abitato almeno un po’ dal desiderio di Dio?

Fare sul serio

Dall’intuizione e dalla provocazione della novità, è necessario passare all’azione… di fare sul serio! Non si può stare solo nelle idee o nei desideri! Perché la realizzazione di ciò che ci attrae possa progredire, è necessario mettersi in movimento. I Magi osano mettersi in viaggio! Coerentemente con quanto scoperto, sentono la necessità di verificare l’intuizione e agire di conseguenza: andare incontro al re la cui stella è apparsa.

San Giovanni Crisostomo, un teologo importante dei primi secoli e padre della Chiesa, dice che i magi non si misero in cammino perché avevano visto la stella, ma videro la stella perché si erano messi in cammino. Questa affermazione di san Giovanni sottolinea una realtà fondamentale di ogni percorso di discernimento: la luce per comprendere la bontà della scelta e per vedere così in modo più nitido la stella che ci guida, è un frutto stesso del cammino! I Magi si recano innanzitutto a Gerusalemme, nel palazzo del re, dimostrando che non sapevano da subito con precisione tutti i dettagli del loro viaggio. Nemmeno noi possiamo pretendere di avere chiaro da subito tutto il cammino da fare, non possiamo aspettarci di avere in tasca ogni dettaglio del viaggio che si intraprende. Riceveremo però la luce necessaria a compiere un passo e solo uno, ma ci verrà data la luce per fare quello successivo una volta messi in cammino… e così via, un passo alla volta. L’importante è fare il primo passo coraggioso nella direzione che intuiamo essere capace di dischiudere la strada a quella novità a cui sentiamo di poter dare fiducia perché ci attrae verso un bene promesso per noi.

Quale direzione intuisco essere buona per me? Ho il coraggio di mettermi in cammino? Di cosa ho paura? Temo di non avere tutto chiaro o sotto controllo? Sono capace di avere fiducia verso quel desiderio profondo che mi chiede di essere preso sul serio?

Non fare da soli

In ogni cammino non si raggiunge la tappa subito. È necessario del tempo. Camminando ci si imbatte in dubbi, domande, fatiche e non si hanno sempre tutte le informazioni che vorremmo possedere per poterci muovere con decisione, determinazione e sicurezza. Ci si ferma e si riparte. Così è stato anche per i Magi. Lo intuiamo dal fatto che si fermano a chiedere indicazioni nel luogo in cui sarebbe più plausibile trovare un re: il palazzo regale nella capitale d’Israele, Gerusalemme. Eccoli dunque lì, a domandare ad altri dove si possa trovare il bambino appena nato.

I Magi ci sono ancora una volta maestri: hanno il coraggio di domandare, di chiedere. Al giorno d’oggi, guidati dai navigatori, ormai non siamo più tanto abituati a chiedere indicazioni stradali ai passanti. Tuttavia nella vita spirituale non esistono ancora navigatori che ci possano condurre in modo chiaro e univoco alla meta desiderata… e per fortuna! A volte, come i Magi, non conosciamo nemmeno in modo preciso l’indirizzo verso cui andare. In più, se la meta è la pienezza della nostra vita con Dio, la strada si costruisce necessariamente insieme a Lui e non è mai stabilita a priori! (A tal proposito rimando ad un articolo già presente qui nel blog: qual è la volontà di Dio su di me?)

Nella domanda che i Magi rivolgono ad Erode, il re riconosce il riferimento a una realtà più profonda: non si tratta semplicemente della ricerca del «re dei Giudei», ma del «Cristo»! Cioè del messia atteso dal popolo d’Israele e quindi del compimento delle promesse di Dio! Erode è capace di cogliere ciò che ai Magi non è immediatamente comprensibile e li indirizza sulla strada giusta. Certo, Erode non è un buon esempio di guida spirituale: il suo interesse è di potere, non è rivolto al bene dei Magi né tanto meno al bene del bambino appena nato (rimane turbato della notizia nuova e desidera uccidere il neonato). Tuttavia anche questo piccolo dettaglio ci dimostra come sia importante non camminare da soli, ma trovare una buona persona di riferimento che possa accompagnarci lungo la strada, aiutandoci ad affrontare dubbi, domande, paure e a far luce sulle intuizioni che ci aiutano a progredire. La direzione spirituale infatti ci permette di far emergere il nostro vissuto spirituale, e di vivere una vita da salvati, in cammino verso la santità, cioè verso una vita di incontro con Dio e che possa così testimoniarlo ad altri… proprio come i Magi! Su questo aspetto non mi dilungo perché ci sono diversi articoli che sottolineano l’importanza di tutto ciò, e vi rimando caldamente alla loro lettura (puoi partire da qui: chi è e perché serve un padre spirituale).

Riesco a chiedere aiuto? Ho sperimentato la bellezza di ricevere un’indicazione utile per la mia vita? Ho mai pensato di potermi rivolgere a qualcuno per l’accompagnamento spirituale? Quali timori mi abitano a riguardo? Cosa mi aspetto o desidero di bello da questo?

Ascoltare una Parola buona

La storia dei Magi ci aiuta a comprendere anche l’importanza di un altro strumento fondamentale per il discernimento: la Sacra Scrittura. Venendo da lontano, i Magi non conoscono i testi sacri d’Israele e non hanno familiarità con essi. Tuttavia, ricevono risposta alla loro domanda proprio da sacerdoti e scribi che ne erano profondi conoscitori. Il risultato è che il Cristo sarebbe nato in un luogo preciso: Betlemme.

Nella vita cristiana, e in particolare nel discernimento spirituale, il rapporto con la Parola di Dio (cioè l’incontro con Dio attraverso l’ascolto della Scrittura), è fondamentale! Essa ci permette di conoscere il volto di Dio e di entrare in relazione con Lui, ma ci permette anche di conoscere noi stessi e di entrare in profondità per fare luce, verità e ordine nel nostro mondo interiore. Attraverso i Vangeli possiamo imparare a conoscere Gesù, osservare il suo modo di agire, vedere come lui si avvicina alle persone, ascoltare le sue parole… e in tutto questo poterlo incontrare, ascoltare, lasciarci toccare, approfondendo così il legame che ci unisce a Lui e diventargli familiari. Pregare con la Scrittura è quindi uno strumento necessario per poter proseguire nel cammino della vita trovando risposte alle domande che ci abitano, e scoprendo nuove domande che aiutano a dare una direzione sempre più sicura ai nostri passi. (Ti chiedi ancora perché la Parola di Dio è fondamentale? Leggi qui per approfondire!)

Quale rapporto ho con la Scrittura? Mi è mai capitato di sentire una Parola rivolta proprio a me? Ho mai avuto l’impressione di incontrare Gesù nei gesti, nelle azioni, nelle parole del Vangelo? Dalla lettura della Sacra Scrittura, quale sguardo mi rivolge Dio? Quale volto emerge?

Cambiare lo sguardo

Per comprendere questo passaggio, lascio la parola a papa Francesco che nell’omelia tenuta nel 2017 in occasione dell’Epifania del Signore, dice così:

«Quegli uomini vennero dall’Oriente per adorare, e vennero a farlo nel luogo proprio di un re: il Palazzo. E questo è importante: lì essi giunsero con la loro ricerca: era il luogo idoneo, perché è proprio di un Re nascere in un palazzo, e avere la sua corte e i suoi sudditi. È segno di potere, di successo, di vita riuscita. E ci si può attendere che il re sia venerato, temuto e adulato, sì; ma non necessariamente amato. Questi sono gli schemi mondani, i piccoli idoli a cui rendiamo culto: il culto del potere, dell’apparenza e della superiorità. Idoli che promettono solo tristezza, schiavitù, paura.

E fu proprio lì dove incominciò il cammino più lungo che dovettero fare quegli uomini venuti da lontano. Lì cominciò l’audacia più difficile e complicata. Scoprire che ciò che cercavano non era nel Palazzo ma si trovava in un altro luogo, non solo geografico ma esistenziale. Lì non vedevano la stella che li conduceva a scoprire un Dio che vuole essere amato, e ciò è possibile solamente sotto il segno della libertà e non della tirannia; scoprire che lo sguardo di questo Re sconosciuto – ma desiderato – non umilia, non schiavizza, non imprigiona. Scoprire che lo sguardo di Dio rialza, perdona, guarisce. Scoprire che Dio ha voluto nascere là dove non lo aspettavamo, dove forse non lo vogliamo. O dove tante volte lo neghiamo. Scoprire che nello sguardo di Dio c’è posto per i feriti, gli affaticati, i maltrattati, gli abbandonati: che la sua forza e il suo potere si chiama misericordia. Com’è lontana, per alcuni, Gerusalemme da Betlemme!»

La capacità di cogliere la novità non è mai acquisita una volta per tutte. Sembra che anche i Magi per un attimo non vedano più la stella… essa infatti riappare solo in un secondo momento (cf. Mt 2,9). Questi misteriosi sapienti che provengono dall’oriente ci insegnano quindi che è necessario anche cambiare lo sguardo sulle cose. Nel cammino della vita, come anche nel percorso di discernimento, è necessario procedere allargando gli orizzonti per poter abbracciare sempre più una logica diversa, quella di Dio, che non è basata sui nostri criteri troppo spesso legati a ciò che appare, ma al senso profondo delle cose. Solamente cambiando lo sguardo sulla realtà saremo capaci di incontrare quel Gesù che desidera guidarci all’incontro con Lui.

Come guardo alla realtà? Cosa mi colpisce normalmente? Sono capace di andare oltre alle iniziali apparenze? Riesco a mettere in discussione il mio modo di pensare per abbracciarne un altro? Mi capita di leggere la realtà secondo le logiche del Vangelo?

l’arrivo dei Magi nella nostra basilica di sant’Antonio a Padova

Una gioia grandissima

Ecco allora che i Magi ripartono, il cammino ricomincia e prende nuova vita, la stella ricompare e il cuore si riempie di una gioia non grande, ma grandissima (cf. Mt 2,10)! Quando si intuisce di essere sulla strada giusta ci possono essere tante cose, anche le fatiche e le stanchezze, ma c’è anche una gioia profonda che abita nel cuore e che dà la serenità per continuare. Certo, come già detto, non mancano i momenti di sconforto, di dubbio, di incertezza… ma non possono mancare anche i momenti di gioia, di pace, di serenità. È importante imparare a gustare la vita, ad ascoltare il proprio mondo interiore con le sue emozioni e sensazioni. Non siamo solo testa e razionalità, ma siamo anche sentimenti, emozioni, sensazioni, corpo, pulsioni! Tutto parla di noi e a noi ed è giusto ascoltare anche il nostro fisico e la nostra interiorità perché tutto di noi ha diritto di cittadinanza in noi. Certamente bisognerà imparare a conoscersi e capire a cosa dare peso e cosa invece lasciar andare, ma la consapevolezza di quanto ci portiamo dentro è necessaria proprio perché spesso le nostre scelte e azioni non sono guidate dall’intenzionalità razionale e calcolatrice, quanto più dall’emotività. I Magi provano gioia nel vedere che il desiderio del loro lungo cammino si fa vicino… e tu? Che emozioni hai provato nell’incontro con il Signore? Quali emozioni ti abitano prevalentemente? Da cos’è abitato il tuo mondo emotivo? Scegli più in base alla razionalità o alle emozioni?

Adorano e offrono in dono

Finalmente i Magi incontrano un bambino, Gesù. Sono pieni di gioia e non trovano altri gesti che questi: adorano e offrono doni. Riconoscono di essere davanti a qualcuno più grande di loro, riconoscono che qualcun altro è il centro del mondo, riconoscono di essere davanti a qualcuno di più importante e di trovarsi di fronte a Colui del quale sentivano quella profonda nostalgia che li ha messi in moto. Riconoscono che lì, in quell’incontro, Dio è presente, Dio si fa presente, Dio li incontra. Questo incontro li apre alla gratitudine, alla condivisione, alla restituzione… e non trattengono per sé, ma rispondono donando quanto di più prezioso hanno.

Ho mai fatto esperienza di Dio? In quali occasioni riconosco di averlo sentito presente? Ho mai sperimentato una profonda gratitudine e il forte desiderio di restituire quanto ho ricevuto a mia volta in dono?

Per un’altra strada

Il racconto si chiude con queste parole: «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» (Mt 2,12b). I Magi fanno ritorno per una strada diversa, nuova, una strada che non hanno percorso prima ma che li fa tornare nella loro vita in modo diverso. L’incontro con il Signore provoca un cambiamento, fa percorrere nuove strade inaspettate, ci fa intraprendere nuovi sentieri abitati da quella gioia profonda e autentica derivante dall’incontro con Lui… e tu? Sei pronto/a a metterti in gioco? Cos’aspetti?!? Ne va della tua vita! Non te ne pentirai!

Il Signore ti doni la sua gioia e la sua pace!

fra Damiano – fradamiano@vocazionefrancescana.org

Tags: anno liturgicoParola e vocazionetemi di discernimento
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