La fede cristiana non è un’idea o un’autoconvinzione, ma un dono che ricevi. Dietro ogni storia di fede e ogni vocazione c’è una storia di volti, di incontri, di testimoni. Oggi Timoteo e Tito ci ricordano che la fede viaggia sempre di mano in mano, di sguardo in sguardo.
La fede è sempre ricevuta
C’è una cosa che spesso diamo per scontata, ma che è decisiva per capire la fede e anche la vocazione: la fede non possiamo darcela da soli (così come la vocazione non possiamo darcela da soli!!!). Nessuno diventa cristiano per conto proprio. Nessuno incontra Gesù senza che qualcun altro, prima, gliene parli, glielo testimoni, glielo faccia intuire con la vita.
Questo accade perché il cristianesimo non è anzitutto una “religione”, né una filosofia, né un sistema di idee. È prima di tutto un’esperienza. E un’esperienza la fai solo incontrando qualcuno. Gesù Cristo, oggi, lo incontriamo così: attraverso la testimonianza di chi lo ha incontrato prima di noi.
Gesù stesso ha scelto questa strada: nel Vangelo leggiamo che Gesù manda i discepoli “a due a due, davanti a sé, in ogni città e luogo dove stava per recarsi” (Lc 10,1). Qualcuno passa prima, parla di Lui, prepara il terreno. Poi Gesù arriva. È una logica che continua anche dopo la Pasqua e la Pentecoste: i discepoli annunciano, altri credono, e a loro volta diventano testimoni. Così, di generazione in generazione, fino a noi.
Timoteo, Tito e la catena della fede
Dentro questa storia si colloca anche la memoria di oggi, quella dei santi Timoteo e Tito. Non sono figure molto note, eppure sono tra i pochi santi ad avere il proprio nome dentro il Nuovo Testamento. Sono collaboratori strettissimi di Paolo, e a loro sono indirizzate tre lettere, che fanno parte della bibbia.
In una di queste, Paolo scrive a Timoteo parole bellissime: lo chiama “figlio carissimo” e gli ricorda da dove viene la sua fede. Una fede che abitava prima in sua nonna Loide, poi in sua madre Eunice, e che ora vive in lui (cfr. 2Tm 1,5). E lo esorta così: “ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani” (2Tm 1,6).
Qui si vede chiaramente la catena della fede: la fede di Timoteo arriva da lontano, attraverso Paolo, attraverso sua madre, sua nonna… E la nostra fede passa attraverso altre mani, altri volti, altre storie.

I volti che ci hanno generato alla fede
Per questo la memoria di Timoteo e Tito non ci riporta solo al passato, ma ci riguarda da vicino. Ognuno di noi può fermarsi e chiedersi: da chi ho ricevuto la fede? Chi mi ha parlato per primo di Gesù? Chi mi ha insegnato a pregare?
Forse una nonna, come per Timoteo. Forse i genitori. Forse un parroco, una suora, una catechista, un educatore, un amico. Il volto di Gesù è arrivato fino a noi attraverso un volto concreto, reale, spesso semplice e nascosto.
Fare memoria di queste persone è un atto profondamente vocazionale. Perché riconoscere di aver ricevuto la fede ci apre a un’altra domanda: io, oggi, a chi la sto passando? Chi può incontrare il Signore attraverso la mia vita?
Ringraziamo il Signore per chi ci ha preceduti nella fede e ci ha fatto il dono più grande: farci conoscere Gesù. E chiediamo la grazia di diventare anche noi anelli vivi di questa catena, capaci di generare altri alla fede, con semplicità e verità. Perché la fede viaggia sempre di mano in mano, di sguardo in sguardo.
Buon cammino a tutti!
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org














