Il Natale non è solo una festa da archiviare. È il tempo in cui Dio si manifesta e ci mostra il suo vero volto. Anche nel “tempo ordinario”, continua a farsi vedere, se impariamo a riconoscerlo.
Un Natale che continua…
Forse hai già tolto l’albero, rimesso via il presepe e archiviato le feste. Eppure, dal punto di vista della liturgia, il Natale non è semplicemente “finito”… Anche oggi può essere ancora “Natale”! Infatti tutto il tempo che va dal 25 dicembre fino al Battesimo di Gesù ruota attorno a una parola chiave: manifestazione. Dio che si mostra, che si lascia vedere, che si fa conoscere.
E le letture di questa domenica, pur avendo terminato il “tempo di Natale” e iniziato il “tempo ordinario”, restano ancora su questo tema, e lo dicono chiaramente:
- la prima lettura (Is 49,3.5-6): “Mio servo sei tu, Israele, sul quale MANIFESTERO’ la mia gloria”
- Vangelo (Gv 1,29-34): “Sono venuto a battezzare perché egli fosse MANIFESTATO a Israele”
Non è un linguaggio astratto o teologico: significa che Dio non resta nascosto, non gioca a nascondino con l’uomo, ma decide di farsi incontrare. Natale, Epifania, Battesimo di Gesù sono tutte tappe di un’unica grande rivelazione: Dio ci sta dicendo chi è davvero, ci sta mostrando il suo vero volto per noi!
Un Dio che si lascia riconoscere
E chi è questo Dio? Lo abbiamo visto piccolo e fragile a Betlemme, custodito da una madre; riconosciuto come Re, Dio e Servo sofferente dai Magi; proclamato dal Padre come Figlio amato nel Giordano. Non si tratta di un’idea astratta… ma di un volto ben preciso, un volto che si può incontrare e riconoscere!
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Il nostro Dio è un Dio che si fa vedere. Non è confuso, non è ambiguo, non è irriconoscibile. Ha dei tratti precisi. E Giovanni ce li consegna come una sorta di “identikit” spirituale, utilissimo anche per il nostro discernimento!
Ecco allora alcuni tratti della personalità di Gesù che ci aiutano a riconoscerlo in azione:
- Gesù “viene verso Giovanni”: il nostro Dio è uno che ti viene incontro, che ti anticipa, che ti cerca, che fa lui la strada… non pretende che siamo noi ad innalzarci verso di Lui, ma è Lui a scendere. È un Dio più da attendere che da cercare…
- Gesù è “l’agnello di Dio”: è un Dio buono, mansueto, dolce, un Dio di tenerezza, un Dio che si mette in braccio nostro come un bambino.
- Gesù è “colui che toglie il peccato del mondo”: è un Dio che sa perdonare, che sa vincere il male; non è un Dio vendicativo, un dio che punisce, ma uno che sa assordire e prendere su di sé il male.
- Gesù è “prima di me”: è un Dio che ha una visione più ampia della mia, che sa da dove vengo, che mi conosce nel profondo, che sa a cosa sono chiamato, che sa dove posso arrivare insieme con lui; è la roccia fondamentale su cui posso fondare ogni cosa; è il principio, ciò che sta prima di ogni altra cosa.
- Gesù è uno che “non conoscevo”: Giovanni conosceva Gesù, era suo cugino, eppure anche “non lo conosceva davvero”… Gesù lo sorprende! Il nostro Dio è uno che conosciamo, ma anche no… non tutto è chiaro, non tutto è svelato, non tutto è evidente… è anche un Dio misterioso, un Dio che sa sorprenderci.
- Gesù è uno su cui “lo Spirito discende e rimane”: è un Dio affidabile, che sta, che rimane! E i suoi doni le sue grazie sono come lui: restano, rimangono… non volatili, non volubili, non incerte e incostanti come siamo noi, ma stabili e certe.
- Gesù è “colui che battezza nello Spirito”: battezzare significa “immergere”; è un Dio che ci immerge, che ci mette dentro, al suo stesso Spirito, che ci dona tutto questo è ci rende piano piano capaci anche noi di essere a poco a poco un po’ come lui, anche noi ad assumere questi suoi tratti; e l’unico che lo può fare è lui!
Un Dio così cambia il modo di cercare
Tutto questo non serve solo a “sapere qualcosa in più” su Gesù. Serve a riconoscerlo quando passa nella nostra vita. Perché la vocazione nasce proprio da qui: dall’imparare a vedere Dio all’opera, a riconoscere il suo stile, a fidarsi del suo modo di agire.
Se Dio è così, allora non devo aver paura di lasciarmi incontrare. Non devo temere di affidargli la mia storia. Posso smettere di cercare un Dio che non esiste e cominciare a seguire quello vero, che si manifesta nella mitezza, nella fedeltà, nel dono totale di sé.
Allora, anche se il Natale sembra finito, Dio continua a farsi vedere. Chiediamo occhi capaci di riconoscerlo, come Giovanni Battista. E il coraggio di testimoniarlo, con la vita, a chi ci cammina accanto.
Buon cammino a tutti.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
















