mercoledì 31 gennaio 2018

TESTIMONIANZA DI MATTIA (22 anni) - UN PASSO VOCAZIONALE IMPORTANTE

ASSISI - GVA 2017 : Fra Peppino e fra Tommaso
con dei giovani a un gruppo di approfondimento
LETTERA DI MATTIA

Mi chiamo Mattia vivo a (...) e davvero con tanto piacere ho letto i molti commenti e risposte presenti nel blog...

Quest'anno ho partecipato al convegno Giovani verso Assisi, a fine ottobre, e ho seguito il gruppo vocazionale per la vita consacrata. Forse qualcuno si ricorderá di me, quando ho chiesto in modo simpatico ed un po' provocatorio come si fa a scegliere tra le tre famiglie dell'Ordine (conventuali, osservanti e cappuccini) e "dunque a chi bussare" dopo aver già lungamente verificato il proprio cammino spirituale. Ebbene, da allora, ho iniziato anche nella pratica ad affrontare questo cammino e tra qualche giorno (19 giorni) entreró in convento, per un periodo più prolungato che potremmo chiamare di "pre-postulato"... La gioia è immensa ma vivo una ad una tutte le paure e le difficoltà che ho letto nei vari commenti.

La mia non è una vera e propria domanda ma sentivo di condividere con chi leggerà, proprio come me, un pezzettino della mia storia.
Fratelli miei, quando è il Signore che chiama, tutto acquista un senso diverso, (" il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero"). Non dimenticate mai che al centro del cammino vocazionale sempre deve esserci la Parola di Dio, che è viva e vera, e sola può guidare i nostri passi e condurci per mano. Fidatevi sempre di Dio e a Lui affidate ogni timore.

Concludo con una Parola che ha segnato profondamente la mia vita (se pur giovane, compiró tra poco 22 anni) ed è l'ultimo versetto del Salmo 15: "Mi indicherai il sentiero della vita. Gioia piena alla tua presenza. Dolcezza senza fine alla tua destra".

Pregate per me, ed io per voi. Pace e bene
Mattia

P.S.: Spero di conoscere presto anche i maestri del postulato, grazie!


ASSISI - GVA 2017

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Grazie caro Mattia della fiducia e della simpatia! Sono davvero contento di quanto mi hai scritto e raccontato di te . Decidere infatti di iniziare un cammino di discernimento per meglio comprendere la chiamata del Signore, non è poi così scontato in un giovane di 22 anni come te!!  Così come non è scontato pensare di passare un periodo prolungato in un convento per una prima esperienza di  accoglienza e pre-postulato

Questo passo, in realtà,  ti sarà di grande utilità!! Potrai, infatti, sperimentare e conoscere più da vicino e concretamente la vita dei frati, gustarne la quotidianità semplice e gioiosa, condividere con loro i vari momenti della giornata, dalla preghiera,  ai pasti, al lavoro, all'attività apostolica. Ne vedrai anche le difficoltà e fatiche, i limiti e le povertà inevitabili insieme alla capacità di perdonarsi e accogliersi e venirsi incontro in nome della comune vocazione francescana. 


Giocati fin da subito, mi raccomando all'interno della fraternità, nelle relazioni; lasciati coinvolgere in tutto il ricco vissuto umano e spirituale del convento. Non rimandare, scansa la mediocrità, ma dai il meglio di te sempre, con la gioia e l'entusiasmo di chi inizia qualche cosa di bello ! Solo così, questo tempo potrà risultare prezioso per il tuo discernimento e i futuri passi che vorrai compiere come per esempio affrontare il Postulato  e indirizzarti ancora più decisamente verso una scelta francescana, oppure orientarti ad altre vie!

Mi piace poi che tu abbia già potuto sperimentare la bellezza e la centralità della Parola di Dio : un'autentica mappa a cui affidarsi e da seguire nel tuo cammino di vita. Come dice il salmo (119) "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino". Affidarsi ad essa è non perdersi nel buio, è gioia e pace! In questa esperienza che ti accingi a vivere in convento la Parola sia dunque sempre ricca e abbondante, così che il Signore possa davvero parlare al tuo cuore. 

La Parola e la preghiera ti sosterranno anche negli immancabili tentennamenti, nei desideri di fuga, nei dubbi e nelle paure che pure presto ti troverai a vivere. Del resto la stessa Bibbia (Sir 2,1) ti mette in guardia dicendoti "Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione". 

Carissimo Mattia, mi accorgo a questo punto di essermi lasciato andare ad alcuni suggerimenti  e consigli come un "padre ad un figlio" in procinto di partire per un'avventura importante!
Accogli ciò che ti sembra più utile e necessario. 

Ti auguro una buonissima esperienza e un buon cammino. 
Ti ricordo nella preghiera e benedico. 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
fra Alberto(fra.alberto@davide.it


martedì 30 gennaio 2018

FRA PARIDE (28 anni) CI PARLA DELLA SUA RICERCA E VOCAZIONE

Assisi : Professione di fra Paride al termine del noviziato (26 agosto 2017)
Cari amici, in ricerca della vocazione divina, il Signore vi dia pace.

Oggi vi propongo la bellissima storia vocazionale di un giovane frate, ora studente ad Assisi in teologia. Si chiama Fra Paride (28 anni), abbruzzese di origine; appena laureato a pieni voti in filosofia giunge alla scelta della vita consacrata dopo una tormentata ricerca interiore, umana, intellettuale e spirituale. 

Anche i giovani presenti ad Assisi al recente campo dell'Immacolata l'hanno potuto incontrare e ascoltare, sentendosi incoraggiati e sostenuti dalla sua appassionata testimonianza in cui ha condiviso "le ragioni della propria vocazione"Ringraziandolo ancora di cuore, lo ricordiamo nella preghiera.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Le risposte che cercavo - La storia di fra Paride
Le cose cambiarono a 24 anni, durante gli ultimi mesi di studio prima della discussione della tesi di laurea

Il Signore vi dia pace. 
Mi chiamo Paride, ho 28 anni e sono originario di Pescara. Come forse potete immaginare, è molto difficile raccontare le “ragioni” della propria vocazione. Forse perché la ragione per cui un uomo “diventa” consacrato è sempre e solo una, la volontà del Padre. Cercherò allora di raccontare il modo in cui il Signore mi ha fatto conoscere la sua volontà.

Pur essendo stato battezzato, e avendo ricevuto da bambino la prima Comunione, il mio rapporto con la Chiesa finì precocemente. All’età di circa 10 anni, infatti, decisi subito, e in modo chiaro, che non avrei più frequentato la parrocchia.

La mia vita è trascorsa abbastanza serenamente, nel corso di tutta la mia giovinezza. Anche se pieno di domande ed interrogativi, mi applicavo in modo serio in tutto ciò che mi interessava.

All’età di circa 19 anni, qualcosa dentro di me cambiò. Era da poco iniziato il quinto superiore e, tutto d’un tratto, ciò che prima, da sempre, mi era apparso normale e facente parte della vita, mi risultò d’improvviso pesante e privo di una valida “ragione”. Fu come se si fosse strappato un sipario! Improvvisamente capii che il mondo in cui ero coinvolto aveva lo stesso valore di realtà di una scena teatrale.

Il problema era che la trama era noiosa e il regista assente. Nel giro di pochi mesi, la scuola, lo sport e il divertimento si svuotarono internamente, e mi apparvero come una sorta di grande passatempo; privi di uno scopo ultimo che li riempisse di senso e di valore. Questa prospettiva insipida sulla realtà, mi gettò ben presto in una sorta di stato depressivo, che mi portò per un po’ di tempo ad isolarmi, e a cercare in me stesso le risposte che mi mancavano.

Nel vivo di questa feroce battaglia interiore, conobbi, quasi per caso, un curioso personaggio; un frate del convento Sant’Antonio di Pescara. Fu così, che per la prima volta in vita mia, iniziai a sentir parlare di Gesù, e soprattutto da qualcuno che mi diceva di averlo incontrato. Gli anni che seguirono furono molto travagliati. Pur avendo ricevuto con quell’incontro una sorta di “consolazione spirituale”, la fatica di dover accettare, senza una prospettiva ulteriore, la logica del mondo, mi affliggeva terribilmente. Posso dire che continuai, in qualche modo ad abbozzare, proseguendo, tra le altre cose, l’università di Filosofia. Il Signore - di cui avevo sentito - rimaneva in silenzio; uno sconosciuto.

Le cose cambiarono a 24 anni, durante gli ultimi mesi di studio prima della discussione della tesi di laurea. Una sera, mentre disperatamente cercavo di lavorare sull’elaborato, il Signore mi fece percepire la sua presenza reale nella storia, attraverso una sua Parola. Sfogliando a caso la Bibbia, scorrendo gli occhi su un passo di Isaia, io percepii che il Signore era lì presente e stava parlando. Aveva parlato a me, e con me, dicendomi semplicemente che io ero «suo servo».


Fu allora che, capendo chi ero agli occhi di Dio, compresi la Sua volontà su di me. E circa una settimana dopo aver discusso la tesi, il 2 dicembre 2013, chiesi di entrare in convento.
Certo delle vostre preghiere, ricambio affidandovi alla potente intercessione di San Francesco.

Fra Paride



lunedì 29 gennaio 2018

DACHAU 1944 - UN PRIGIONIERO E' ORDINATO PRETE

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 

La recente celebrazione della "Giornata della Memoria", ha fatto emergere tantissime testimonianze e racconti di vicende tragiche solo apparentemente lontane. Ritorno volentieri su questi temi, nella triste convinzione che il male è un seme tenace e velenoso sempre pronto a rispuntare dal cuore dell'uomo anche nelle sue forme più oscene.

Ma il male non ha l'ultima parola!  
Mi conferma in questa certezza la storia incredibile e impossibile di una vocazione, di una ordinazione sacerdotale avvenuta nel cammpo di concentramento di Dachau nel dicembre del 1944 (ne ha parlato La Stampa). 

Ma perchè diventare prete in un luogo di sterminio, luogo del male più assoluto?
E' credere  contro l'evidenza sfacciata del "non senso" e del male che Dio c'è ed è più grande e che Gesù ha vinto la morte ed è il Vivente, che il bene è più grande, che l'amore e la vita tutto sopravanzano. 

Un prete è proprio questo, che sempre è chiamato a testimoniare e annunciare con la sua scelta e vocazione

Al Signore Gesù sempre la nostra lodel
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Quando a Dachau venne ordinato un prete

Nel campo di concentramento nazista nel 1944 un vescovo francese deportato per aver nascosto nelle scuole dei ragazzi ebrei ordinò un diacono tedesco malato di tubercolosi

L’anello episcopale forgiato con l’ottone, la croce pettorale intagliata da un pezzo di legno di quercia e persino una mitria realizzata in gran segreto. Con il prigioniero numero 103001 che - rivestito di quelle insegne episcopali - impone le mani su un giovane compagno di detenzione. Il tutto mentre un altro deportato ebreo - fuori dalla baracca – tiene un concerto con il suo violino per distrarre l’attenzione delle guardie naziste. E i pastori evangelici preparano il caffè per celebrare l’evento alla fine del rito.  

Tra le pieghe dell’orrore dei campi di concentramento e della Shoah - che la «Giornata della memoria» esorta a non dimenticare - c’è anche questo: il ricordo di un’ordinazione sacerdotale del tutto straordinaria. Avvenne a Dachau nel dicembre 1944 ed ebbe per protagonisti un giovane diacono tedesco malato di tubercolosi - Karl Leisner, che Giovanni Paolo II avrebbe poi proclamato beato nel 1996 - e il vescovo di Clermont-Ferrand, monsignor Gabriel Piguet, l’unico tra i presuli francesi a essere deportato dai nazisti.  

La vicenda è uno dei capitoli della storia della «baracca dei preti», la sezione di Dachau dove i nazisti a partire dal 1940 concentrarono i religiosi arrestati per attività contrarie al Reich. La macabra contabilità delle camicie brune parla di ben 2.720 membri del clero imprigionati nel campo della Baviera; e di questi furono ben 1.024 a non uscirne vivi. Per la stragrande maggioranza si trattò di sacerdoti cattolici (soprattutto polacchi), ma tra gli internati nel campo vi furono anche pastori protestanti e pope ortodossi che anche in quella stagione vissero insieme quell’«ecumenismo del sangue» a cui fa spesso riferimento papa Francesco. 

Karl Leisner veniva dalla diocesi di Munster, dove era cresciuto nell’associazionismo cattolico locale. Entrato in seminario nel 1939 era già stato ordinato diacono dal suo vescovo, Clemens von Galen, la più coraggiosa voce cattolica in Germania tra gli oppositori del nazismo. Pochi mesi dopo, però, era stato arrestato per un commento imprudente sul fallito attentato a Hitler. Incarcerato a Sachsenhausen, nel 1940 fu trasferito anche lui a Dachau. Quando arrivò era già affetto da tubercolosi e gli stenti del campo di concentramento fecero ulteriormente peggiorare la sua malattia. Condotto più volte dalla baracca dei preti all’infermeria generale, la visse come un’opportunità per svolgere il suo ministero tra gli altri ammalati del campo. 
 
Vedendo le sue condizioni di salute peggiorare giorno dopo giorno gli altri sacerdoti desideravano che potesse almeno essere ordinato prete prima di morire; ma l’assenza di un vescovo rendeva questo sogno impossibile. Finché nel settembre 1944 al campo, in un convoglio di deportati dalla Francia, non arrivò a Dachau monsignor Piguet. Figura - da parte sua - alquanto anomala: reduce della prima guerra mondiale (dove era stato anche ferito), come vescovo di Clermont-Ferrand era stato molto vicino al maresciallo Pétain, guida del fronte collaborazionista di Vichy. Ma nella domenica di Pentecoste di quel drammatico 1944 era stato arrestato dalle Ss in cattedrale, davanti ai fedeli. L’accusa ufficiale era quella di aver aiutato un sacerdote vicino alla «Resistenza»; dietro a un’azione così plateale c’era però probabilmente anche altro: i nazisti dovevano essere venuti a sapere che su sua indicazione molti istituti cattolici della diocesi nascondevano bambini e ragazzi ebrei. Così fu Piguet a finire a Dachau, nella baracca dei preti.

Venuto a conoscenza della storia di Karl Leisner il Vescovo francese accettò di presiedere l’ordinazione di nascosto, assumendosi anche un rischio personale di fronte alle guardie naziste. E affinché tutto fosse fatto a norma di Diritto canonico, attraverso un canale segreto di comunicazione con l’esterno fu fatto arrivare a Dachau un biglietto di von Galen che autorizzava l’ordinazione. La cerimonia ebbe luogo il 17 dicembre 1944, che in quell’anno era la domenica del Gaudete; le condizioni fisiche di Leisner erano però già talmente precarie che solo il 26 dicembre poté celebrare la sua prima Messa. Quando alla fine dell’aprile 1945 gli americani liberarono il campo di Dachau il giovane sacerdote era ancora vivo; ma non fu in grado comunque di riprendersi: morì il 12 agosto 1945.
Piguet, invece, poté tornare nella sua diocesi di Clermont-Ferrand, dove morì poi nel 1952. La Francia del generale De Gaulle non gli aveva perdonato, comunque, il suo passato: il suo nome era finito lo stesso nelle liste del ministero degli Interni sui vescovi compromessi con il governo di Vichy. Chi invece non dimenticò mai il suo coraggio furono i ragazzi ebrei che grazie a lui si salvarono dallo sterminio: in forza delle loro testimonianze il 7 novembre 2000 Piguet è stato riconosciuto dallo Yad Vashem a Gerusalemme come «Giusto tra le nazioni».  

Tratto da LA STAMPA (27.01.18)
di Giorgio Bernardelli
www.lastampa.it

venerdì 26 gennaio 2018

SE INTUISCI UNA CHIAMATA... E HAI PAURA...

Preghiera davanti al Crocifisso

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre
del cuore mio.

Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.

Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera 
e santa volontà.
Amen.

Ecco la preghiera del giovane Francesco durante il tormentato periodo di ricerca della volontà di Dio per la sua vita, quando inizia a frequentare, appena fuori le mura di Assisi, una piccola chiesetta diroccata. Dedicata a San Damiano, protettore dei lebbrosi, essa custodiva all'interno un'antica icona di un Crocifisso ai cui piedi Francesco amava pregare e sostare a lungo. Qui, egli si sente toccare nel cuore e chiamare per nome, personalmente: è l'incontro con Gesù Cristo, crocifisso eppure risorto e vivente, con gli occhi spalancati, che gli parla e gli affida una missione . Francesco comprende di non poter disattendere questo invito d'amore speciale.. e così la sua vita cambia !

Nella storia di Francesco leggiamo la dinamica di ogni vocazione. Essa germina perché si è misteriosamente interpellati da Lui, dal Signore; la vocazione è come un piccolo e inquieto seme gettato nel nostro cuore dall'Alto e a noi affidato. Non è un qualcosa dunque che ci si inventa o si decide da soli; non è la ricerca o la realizzazione del proprio individuale progetto. Non esiste il selfie vocazionale, come dice papa Francesco! È invece una chiamata che si intuisce e si intravede a volte faticosamente, anche tra molti dubbi e incertezze e lacrime, ma che a poco a poco, nell'ascolto, nella fede e nella preghiera, può aprire ad un nuovo orizzonte di vita, spesso inaspettato e non ricercato. Un orizzonte neppure legato ai nostri meriti o demeriti, ma assolutamente gratuito e libero: pura iniziativa di Dio (se vuoi..seguimi..).

L'invito del Signore ha sempre il sapore forte ed esigente di uno sguardo innamorato, ma anche sempre si offre con delicatezza e pazienza, nel rispetto più assoluto della nostra libera risposta di figli. Non è mai facile decidersi a questo passo verso di Lui; lasciare tutto per seguire le sue orme e servire i fratelli con umiltà. Le paure, i dubbi, le seduzioni e le obiezioni che insorgono inevitabilmente tentando di soffocare questa chiamata (oscurità del cuore, le chiama San Francisco) sono però anche il corollario necessario di ogni buon cammino di discernimento.
Ecco perché San Francesco, pronuncia questa semplice, ma intensa preghiera: chiede, infatti, luce; chiede maggiore fiducia e abbandono di fronte ai dubbi; chiede più speranza di fronte alla paura e all'insicurezza dell'ignoto; chiede un amore più grande per non accontentarsi di "amori" piccoli o limitati.

Caro amico in ricerca, lasciati toccare dall'esperienza di Francesco!
Interrogati con sincerità quali siano le paure e le ambiguità, forse i peccati che ti impediscono di ascoltare e seguire la voce del Signore. Dai un nome alle tue fughe e ritrosie, ai tuoi accomodamenti e resistenze, agli schemi e ai progetti personali che fatichi a mutare!
Forse temi, fidandoti del Signore e del suo invito, di perdere il controllo della tua vita?
Chiedi anche tu aiuto! Chiedi luce! Chiedi più fiducia, più speranza, più amore...

Al Signore Gesù sempre la nostra lode (fra.alberto@davide.it)

Seguimi!
Marco 10, 30

mercoledì 24 gennaio 2018

FRATE FRANCESCANO PER ANNUNCIARE PACE, FRATERNITA', AMICIZIA

Rauma (Finlandia): antica Chiesa francescana di S. Croce

Cari amici
in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Ogni anno, nel mese di gennaio si celebra la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani: un appuntamento che ci ricorda il cammino ancora lungo, ma necessario, verso una piena comunione e unità fra tutti i credenti in Cristo. 
Fra le tante belle iniziative di incontro e scambio fra diverse Chiese riporto l'esperienza di fra Igor Salmic (vicerettore e docente al Seraphicum di Roma, luogo di studio dei nostri giovani frati). In settembre si è recato a Rauma (Finlandia) a visitare la nostra antica chiesa francescana e la comunità Luterana che dalla Riforma (1517) la gestisce. Qui, Frate Igor, grazie alla figura di San Francesco ancora molto amata, nonostante le divisioni secolari, ha potuto sperimentare e vivere un aspetto specifico della vocazione e del carisma francescano: l'annuncio e la testimonianza umile e mite della Pace, della fraternità, del dialogo e dell'amicizia con tutti, senza distinzioni o preclusioni. Una chiamata ben riassunta nel motto "pax et bonum" che Francesco tanto amava ripetere.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

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UN FRATE FRANCESCANO NELLA COMUNITA' LUTERANA FINLANDESE DI RAUMA

Nell’anno in cui ricorrono i 500 anni dall’inizio della Riforma protestante (1517 - 95 tesi di Lutero) gli amici finlandesi hanno offerto un gesto molto profetico. La comunità luterana di Rauma – una città che si trova a 250 km da Helsinki, direzione nordovest – ha invitato il sottoscritto a partecipare ad un incontro ecumenico sotto il profilo prettamente francescano. 

Prima di descrivere l’esperienza che si è tenuta nei giorni 2-5 settembre 2017, vorrei presentare brevemente alcuni dati storici legati al francescanesimo in questa terra meno esplorata. 

I figli di san Francesco nelle loro spedizioni missionarie tra il ‘200 e il ‘400 non trascurarono la lontana Scandinavia. Sul suolo finlandese, che all’epoca apparteneva alla corona svedese, i frati conventuali giunsero tra il ‘300 e il ‘400 e aprirono tre comunità con le chiese adiacenti. Di questa eredità francescana in Finlandia, come unico testimone, oggi è rimasta la chiesa di S. Croce a Rauma, costruita dai frati francescani conventuali dalla metà del ‘400  e consacrata nel 1512. 

Che cosa accade ai frati con l’arrivo della Riforma protestante in Finlandia? I frati furono allontanati (...). Ma c’è una cosa che contraddistingue Rauma in modo singolare: mentre in molti luoghi i seguaci di Lutero imbiancarono le pareti delle chiese cattoliche, la chiesa di S. Croce rimase intatta, e ciò permette ancora oggi ai turisti e ai pellegrini di poter ammirarvi i bellissimi affreschi del periodo francescano (patrimonio dell’Umanità dell’Unesco). 

Torniamo al presente. La prima cosa che mi ha impressionato all’arrivo è stata una grande statua di san Francesco con l’iscrizione Pax et bonum davanti alla chiesa di S. Croce, e il crocifisso di San Damiano all’interno della chiesa, dono speciale dei conventuali della Lituania che avevano visitato Rauma negli anni ‘80.

Ma ancora di più ho potuto sperimentare l’amore verso san Francesco presso la gente stessa. Ci sono, ad esempio, tanti membri di un gruppo che assomiglia al nostro Ordine Francescano Secolare e che si ispirano alla spiritualità francescana

Concretamente ci sono stati due momenti salienti della visita: la celebrazione eucaristica nella chiesa di S. Croce che ha dimostrato chiaramente il desiderio di camminare insieme come fratelli, luterani e cattolici. Mi sento molto onorato di aver potuto indirizzare all’assemblea una riflessione/omelia sulla Parola di Dio. Ma la cosa più bella è accaduta alla fine quando, insieme al pastore Taneli Ala-Opas (nella foto) tra l’altro mio carissimo amico, abbiamo impartito sui fedeli la comune benedizione e ci siamo recati in processione verso la statua di san Francesco

Ruana: Statua di san Francesco davanti alla chiesa
Il giorno dopo è seguita una conferenza sulla spiritualità di san Francesco: abbiamo riflettuto su alcuni temi francescani che riguardano da vicino il nostro rapporto con Dio e con gli altri (povertà, obbedienza, conformazione a Cristo). Ricordo ancora alcune domande da parte dei parrocchiani che mi risuonano ancora oggi: che cosa è per me la preghiera, come vivere l’obbedienza nelle situazioni concrete, quali sono le dinamiche della vita quotidiana nell’Ordine francescano? In questa occasione ho portato loro in omaggio un’icona di san Francesco a nome di tutto il nostro Ordine. Qualche settimana dopo la visita mi hanno informato che l’icona ha trovato un posto speciale nella stessa chiesa. 

In quei giorni mi sono chiesto più volte da dove viene tutto questo amore e ammirazione per san Francesco da parte della comunità luterana di Rauma. Qualcuno di loro addirittura mi ha espressamente detto che il Poverello di Assisi potrebbe essere una figura chiave nel dialogo fraterno tra le nostre Chiese. Anche se forse non c’è una risposta esaustiva a tale quesito, una cosa appare abbastanza chiara: l’autenticità e la radicalità evangelica del padre serafico parlano al cuore e interpellano la vita di tutti, sia dei cattolici che dei luterani e anche dei non-credenti. 

Non sappiamo che cosa Dio sta progettando per il futuro. Sono sicuro che il dialogo tra le Chiese è benedetto quando passa per la via dell’amicizia e della simpatia. In questo senso sono fiducioso che la visita a Rauma non rimarrà soltanto un evento isolato del passato ma un momento di grazia voluto dal Signore che è aperto al presente e al futuro. Ho un profondo desiderio che qualsiasi tipo di legame tra la comunità di Rauma e il nostro Ordine francescano venga custodito e nutrito e sono certo che il Signore mostrerà il modo come farlo. 

Alla fine vorrei ringraziare la Curia generale per avermi concesso la possibilità di questa visita ecumenica e anche la comunità luterana di Rauma, in modo particolare Taneli Ala-Opas, per l’invito così particolare. Mi accompagnano le sue parole che ha scritto qualche giorno dopo l’incontro: Se per 500 anni abbiamo imparato a camminare separatamente, quest’incontro ha dato la speranza che forse adesso possiamo davvero camminare insieme”.


di  fra Igor Salmic, 
Frate Minore Conventuale
docente di Storia della Chiesa al Seraphicum - Roma

Rauma: Interno della Chiesa di S. Croce

domenica 21 gennaio 2018

GESU' PASSANDO VIDE...

Domenica 21 Gennaio 2018
III Domenica del Tempo Ordinario


Dal Vangelo di Marco 1,15-20.

Gesù passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».
E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.
Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono. 

"Gesù passando vide..."

Due coppie di fratelli, due barche, un lavoro?

No, vede molto di più: in Simone bar Jona vede Kefa, Pietro, la roccia su cui fondare la sua chiesa; in Giovanni intuisce il discepolo dalla più folgorante definizione di Dio: Dio è amore; Giacomo sarà «figlio del tuono», uno che ha dentro la vibrazione e la potenza del tuono.

Lo sguardo di Gesù è uno sguardo creatore, una profezia. 


Mi guarda, e vede anche in me un tesoro sepolto, nel mio inverno vede grano che matura, una generosità che non sapevo di avere, strade nel sole. Nel suo sguardo vedo per me la luce di orizzonti più grandi.


"Venite dietro a me: vi farò pescatori di uomini".


Raccoglieremo uomini per la vita. Li porteremo dalla vita sepolta alla vita nel sole. Risponderemo alla loro fame di libertà, amore, felicità. 
I quattro pescatori lo seguono subito, senza sapere dove li condurrà, senza neppure domandarselo: hanno dentro ormai le strade del mondo e il cuore di Dio. 
(Ermes Ronchi)
Assisi: Giovani frati

sabato 20 gennaio 2018

GIORNATA DELLA MEMORIA : Da Mattarella, medaglia d'oro al merito civile per padre Placido Cortese

Chostro del Santo (Pd): P: Placido con due collaboratori
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Già in altre occasioni ho avuto modo di scrivere di un nostro giovane frate del Convento del Santo (Pd), il Servo di Dio p.Placido Cortese (1907-1944), che durante l'ultimo conflitto mondiale, si prodigò instancabilmente per salvare e aiutare prigionieri politici, internati di guerra ed ebrei peseguitati. Un'opera che gli costò la tortura e l'uccisione da parte della Gestapo nazista.

E' ormai ufficiale la notizia che il Presidente della Repubblica Mattarella, ha conferito l'onorificenza della Medaglia d'oro al merito civile della Repubblica Italiana a questo nostro confratello.
La consegna dell'importante riconoscimento per gli atti eroici di padre Placido avverrà a Padova l'8 febbraio prossimo.

Il Presidente Mattarella aveva già citato la figura eroica di Placido Cortese durante un suo discorso a Milano in occasione della festa della Liberazione del 25 aprile 2015. Ora padre Placido viene annoverato tra i poco più di 800 soggetti (persone o enti) a cui lo Stato ha conferito questa altissima onorificenza.

La motivazione del conferimento della medaglia alla memoria è la seguente:

"Direttore del "Messaggero di S. Antonio", durante la seconda guerra mondiale e nel periodo della Resistenza si prodigò, con straordinario impegno caritatevole e nonostante i notevoli rischi personali, in favore di prigionieri internati in un vicino campo di concentramento, fornendo loro viveri, indumenti e denaro. Dopo l'8 settembre 1943 entrò a far parte di un gruppo clandestino legato alla Resistenza, riuscendo a far fuggire all'estero numerosi cittadini ebrei e soldati alleati, procurando loro documenti falsi. Per tale attività nel 1944 fu arrestato e trasferito nel carcere di Trieste, dal quale non fece più ritorno. Fulgido esempio di alti valori cristiani e di dedizione al servizio della società civile. 1942-1944 — Padova"

Ma chi glielo ha fatto fare? Non avrebbe forse potuto "badare ai fatti suoi" come fecero in molti!!?? La forza della coscienza e il richiamo del Vangelo gli impedirono di chiudere gli occhi, di girarsi dall'altra parte, di fare finta di nulla, anche a costo della vita!

Come non pensare qui alle parole di Gesù, che certo ispirarono l'opera e la vocazione francescana di p. Placido : "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". (Gv 15, 12-13). 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

giovedì 18 gennaio 2018

PERCHE' SPESSO SIAMO INDECISI ?


SPESSO SIAMO INDECISI 
SU QUELLO CHE CONVIENE FARE NELLE SINGOLE SITUAZIONI, 
PERCHE' IN REALTA' 
NON ABBIAMO ANCORA DECISO 
SE CONVENGA VIVERE, 
E PER CHE COSA CONVENGA VIVERE. 
Giuseppe Angelini

mercoledì 17 gennaio 2018

CILE - PROFESSIONE SEMPLICE DI FRAY AUGUSTO

Cari amici, Il Signore vi dia pace. 

In questi giorni ricorrono frequenti le immagini del Papa in visita apostolica alla Chiesa del Cile, una terra percorsa anche da forti contraddizioni e contrasti. 

In Cile vi è una piccola, ma vivace presenza dei nostri frati. Alcuni giorni fa, il 13 gennaio, hanno potuto vivere la gioia della Professione semplice di un giovane cileno, fray Augusto, che ha dunque vestito per la prima volta l'abito francescano e pronunciato i voti di povertà, castità e obbedienza. 

Di seguito riporto una sua testimonianza di qualche mese fa, in cui ci parla dell'esperienza del Noviziato, l'anno in cui ci si prepara a diventare frati!

Ringraziando di cuore fray Augusto chiedo una preghiera per lui come per tutti i frati della Delegazione Cilena

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


 
"L'APPRENDISTATO/OFFICINA DI UN FRATE ":  Fra Augusto ci parla del Noviziato

Pace e bene a tutti, mi chiamo Augusto, ho 22 anni e vengo dalla città di Curicó (Cile). Nel mio cammino formativo mi trovo ora in Colombia, per un passaggio molto importante chiamato "Noviziato".  Presto, se Dio lo permetterà, pronuncerò i miei primi voti religiosi di  castità, obbedienza e povertà (diventando così frate).

La mia ricerca vocazionale non è certo un film, non ha a che fare con una conversione spettacolare o un'esperienza di pre-morte, ecc. No! Si è sviluppata al contrario nella vita quotidiana, là dove il Signore si serve di persone ed eventi normali, per farmi conoscere e rivelare la sua volontà. 

Quando ho iniziato a chiedermi cosa Dio volesse da me, in un primo tempo ho creduto di poter individuare la mia strada da solo, ma questo non ha funzionato. Il Signore mi ha preso in un altro modo, facendomi incontrare i frati francescani conventuali presenti nella mia città di Curicó (VII Regione del Cile). Camminando con loro, mi sono reso conto che Dio mi invitava e suggeriva questa vita. Presto sono entrato nel Postulato, dove ho iniziato a conoscere l'Ordine e il modo di vivere dei frati, e così..eccomi ora in Noviziato .

Il Noviziato è, come ha detto qualcuno, "l'apprendistato, l'officina del frate": un anno in cui ci si immerge nel carisma dell'Ordine e della spiritualità Francescana, ci si forma per uno stile di vita che con la professione si promette di osservare fedelmente ; un luogo privilegiato per l'incontro con Dio e per discernere più chiaramente la sua volontà.

Ormai questo anno di Noviziato sta per terminare! Mi riempie di gioia e gratitudine sapere che la mia domanda di Professare i voti sia stata accolta dai frati; mi incoraggia la consapevolezza che in questo modo sto dando una risposta alla chiamata d'amore che Dio mi ha rivolto. Mi rendo anche conto che questa prima Professione dei Voti è solo l'inizio di un lungo cammino con Dio, i fratelli e i poveri e una sfida per vivere e mettere in pratica tutti i principi evangelici e fraterni che ho ricevuto nel Noviziato. Per questo confido ancora e sempre nell'aiuto del Signore; un sostegno che egli non mi ha mai negato, anche se a volte non me ne sono reso conto.

Pace e bene
Fray. Augusto Urzúa




martedì 16 gennaio 2018

DAL MARTIRIO DI CINQUE FRATI FRANCESCANI LA VOCAZIONE DI S.ANTONIO

Cari amici in ricerca della vocazione divina, il Signore vi dia pace.

Oggi, l'Ordine Francescano ricorda il martirio di cinque frati (16 gennaio del 1220) inviati da Francesco ad annunciare il Vangelo ai musulmani in Marocco. Provenivano dall'Umbria e nel lungo cammino di avvicinamento, sostando a Coimbra in terra portoghese, suscitarono la vocazione francescana nel cuore di un giovane di 25 anni, Ferdinando di Buglione, poi divenuto frate Antonio, quindi Sant'Antonio di Padova.

Non posso qui non pensare con gratitudine alle tante persone che anche oggi sanno attrarre il cuore di un giovane alla vita religiosa! La vocazione, infatti, oltre che dalla libera iniziativa dello Spirito, attinge linfa nel tessuto famigliare, dalla fede di mamma e papà, dalla passione dei sacerdoti incontrati, dal donarsi generoso di catechisti.., dalla testimonianza quotidiana come dalla preghiera semplice e silenziosa di tanti cristiani anonimi... La vocazione, è sempre un "fatto di Chiesa"; non è mai puramente un evento individuale e autoreferenziale.

Un "evento di Chiesa" e di comunione è stato anche il recente pellegrinaggio di giovani e frati in terra portoghese (estate 2017) sulle orme dei Protomartiri francescani e di Santo Antonio. Ce ne parla frate Fabio Turrisendo, giovane frate che da qualche mese mio collaboratore  che imparerete a conoscere ed apprezzare su questo blog.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)    

Portogallo - Estate 2017 : Pellegrinaggio di giovani e frati nella terra di S. Antonio
 GIOVANI E FRATI NELLA TERRA DI S.ANTONIO

Quest’estate con un bel gruppo di frati e giovani dall’Italia e dalla Spagna mi sono trovato a Coimbra, una tappa importante del nostro pellegrinaggio attraverso i luoghi di sant’Antonio, diretti verso Fatima. A Coimbra si può quasi toccare con mano come la grande storia, quella scritta con i nomi famosi dei grandi santi, si costruisca sempre con l’intreccio di trame quasi invisibili, piccole, ordinarie e quasi anonime. Nel monastero di Santa Cruz della ex capitale portoghese ha vissuto “il Santo di Padova” quando si chiamava ancora Fernando e si era da poco trasferito dalla città natale, Lisbona, per trovare più pace e profondità nella vita spirituale come monaco agostiniano.

È proprio lì, in un luogo ordinario come la portineria del convento, che il giovane Fernando un giorno fa la conoscenza di cinque strani personaggi: sono i primi cinque frati francescani che il Poverello di Assisi aveva inviato missionari in quelle terre occidentali. Come saranno apparsi Berardo, Accursio, Ottone, Adiuto e Pietro, questi i loro nomi, agli occhi del giovane monaco portoghese? Con la loro parlata italiana, gli abiti poveri cinti da un cordone, i piedi segnati dal molto camminare, ma di sicuro con una luce negli occhi che testimoniava la gioia di donare la propria vita per il Signore e per annunciare il Suo Vangelo fino ai confini della terra.

La loro breve missione si conclude nel sangue, poiché furono uccisi dai musulmani in Marocco, e proprio oggi 16 gennaio ricorre la memoria del loro martirio. Quella dei primi cinque martiri francescani è una vicenda poco conosciuta ai più, come quasi sconosciuti sono i loro nomi. Ma la loro storia “ordinaria” ha avuto un esito straordinario e ha dato una svolta alla vocazione del Santo poi diventato famoso in tutto il mondo: è proprio grazie ad essi che il nostro Fernando decide di farsi frate francescano prendendo il nome di Antonio, per vivere anche lui quello stile di semplicità e di missione che aveva visto in Berardo e nei suoi compagni.

È davvero emozionante camminare sotto le antiche volte di Santa Cruz e sapere che tra quelle mura persone semplici e concrete come Berardo e sant’Antonio si sono incontrate, le loro vite si sono intrecciate e le conseguenze di queste trame della Provvidenza le possiamo toccare ancora oggi 800 anni dopo.

frate Fabio Turrisendo (fabio.turris@gmail.com

Protomartiri francescani nella chiesa di Coimbra

Coimbra : S. Antonio dos Olivais
Primo convento francescano della città e luogo dove S. Antonio veste l'abito francescano

Molte altre interessanti notizie sui primi cinque martiri francescani si trovano anche  nel Blog “Cantuale Antonianum”:


domenica 14 gennaio 2018

CHE COSA CERCATE? COSA DESIDERATE NEL CUORE?

II Domenica del tempo Ordinario, anno B 
Dal Vangelo di Giovanni (1,35-42)

 35 Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". 37 E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38 Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: "Che cosa cercate?". Gli risposero: "Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?". 39 Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. 40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia" - che si traduce Cristo - 42 e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa" - che significa Pietro.

Convento di Cholet - Francia: Giovani con fr. Jean-François Marie 
Tutte le più importanti storie d'amore hanno sempre un inizio che agli altri può risultare banale, ma che agli interessati richiama la magia di un incontro che cambia la vita.

Così è anche per i primi due discepoli di Gesù (che troviamo nel vangelo di oggi) . Indirizzati dal Battista, si erano messi sulle orme di Gesù, andando a cercarlo nel deserto. Gesù allora si volta e, guardandoli negli occhi, chiede loro: Che cosa cercate?. È la sua prima parola nel quarto Vangelo, sotto forma di domanda, un interrogativo che Gesù rivolge ancora oggi anche a te, caro giovane, lettore del Vangelo: Che cosa cerchi? Qual è il tuo desiderio?.

È straordinario! La prima cosa che Gesù chiede ai primi discepoli non è dunque obbedienza o adesione, osservanza di regole o nuove formule di preghiera. Ciò che lui domanda è un viaggio verso il luogo del cuore, rientrare al centro di se stessi, incontrare il desiderio che abita le profondità della vita: "Che cosa cercate? Cosa desiderate nel cuore?".

Gesù maestro del desiderio, fa capire a noi che manca qualche cosa, che un'assenza brucia: "Che cosa ti manca? Manca salute, gioia, denaro, tempo per vivere, amore, senso della vita?". Qualcosa manca, ed è per questo vuoto da colmare che ogni figlio prodigo si rimette in cammino verso casa. L'assenza è diventata la nostra energia vitale.

Il Maestro del desiderio insegna desideri più alti delle cose!!

Tutto intorno a noi grida: "Accontentati!!!". Invece il Vangelo, sempre controcorrente, ripete: "beati gli affamati, beati voi quando vi sentite insoddisfatti;  diverrete cercatori di tesori, mercanti di perle".

Così Gesù conduce i suoi dal superfluo all'essenziale e le cose essenziali sono così poche, e ad esse si arriva solo attraverso la chiave del cuore!

mercoledì 10 gennaio 2018

GIOVANI FRATI IN STRADA - CE NE PARLA FRA THIERRY

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Oggi vi propongo la storia di un incontro casuale, ma subito profondo e vero avvenuto per strada,  fra una donna triste e sofferente e un nostro giovane frate, fra Thierry, studente in teologia a Padova.
Essere frate, credetemi, è sempre occasione per situazioni analoghe nei riguardi di tante persone,  dove con più facilità si superano barriere e ritrosie e senza troppi ostacoli ci si trova a condividere e parlare di aspetti anche molto imtimi e personali. Certamente, questo è favorito dalla forza del nostro carisma francescano, dalla "povertà" e debolezza e semplicità con cui siamo chiamati a presentarci e stare fra le persone, dall'umanità spicciola e prossima che, spesso nostro malgrado, riusciamo a manifestare e suscitare, da quella libertà e spensieratezza a volte incosciente che ci viene dalla fede e dal sentirci amati dal Signore.. nonostante i nostri peccati e limiti!!!
Dunque..essere frate..è bello!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Tierry (a sinistra) con un confratello
TESTIMONIANZA DI FRA TIERRY
«[Francesco] assicurava che la letizia spirituale
è il rimedio più sicuro contro le mille insidie e astuzie del nemico» 

[2C 125; FF 709]
Nel mio piccolo desidero vivere della “letizia spirituale” da quando ho partecipato alla GMG 2011 a Madrid. Ricordo con chiarezza l’omelia di un frate sulla santità di Francesco, e particolarmente sulla gioia bella, divina che cercò e testimoniò nella sua vita: in quel momento è sorto in me quest’anelito.

Così, tornando dalla Facoltà un bel giorno di primavera, stavo pregando il santo Rosario per le vie di Padova. Incrocio una signora e le rivolgo un sorriso. 
Quasi subito lei mi ferma: Padre! Padre!
Sorpreso, mi volto e la saluto: “Pace a lei! Mi dica signora.” 
Mi scusi, mi dice, la fermo perché mi ha sorriso, e io non ne posso più…
Mi condivide con fiducia e semplicità le profonde sofferenze che tormentano il suo cuore di madre. L’ascolto e le propongo di pregare assieme il Signore. Chiediamo la sua benedizione per intercessione della Vergine Maria, fedele Madre del Signore presente ai piedi della Croce, alla quale Egli stesso ci affidò nella sua Passione. Dopo aver pregato ci salutiamo e continuiamo i nostri rispettivi cammini.

Cammin’ facendo realizzo quello che mi è appena stato detto: 
“…la fermo perché mi ha sorriso…!

Contemplo la promessa e il desiderio del Signore Gesù in questo nostro incontro. E mi tornano in mente le sue parole nell’ultima Cena: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena!» [Gv 15,11]
Che meraviglia gustare questa Tua Gioia a noi donata,
Tu che susciti comunione tra i Tuoi fratelli e sorelle,
attraverso i segni più semplici e umili.
Lode a te Signore, che nella Tua Bontà ci offri di vivere dei Tuoi doni.
Accordaci di scegliere di vivere della Tua Gioia,
per intercessione dei santi Francesco, Chiara e Antonio,
perché siamo testimoni del Tuo Amore
per ogni nostro fratello, ogni nostra sorella. Amen! Alleluia!

fr. Thierry

(tratto da Bibbia Francescana)



domenica 7 gennaio 2018

FRA JACK RACCONTA LA SUA VOCAZIONE E MISSIONE

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Spero abbiate trascorso nella gioia questo tempo dl Natale.
La "gioia" infatti è il regalo più prezioso che ci viene dalla nostra fede in Gesù Cristo: solo in Lui tutto trova senso e direzione e risposta, anche nei momenti più bui.
Oggi vi riporto, in un video la testimonianza vocazionale di un nostro giovane frate (37 anni) che vive nel convento di Bruxelles (couvent Saint Antoine ): si chiama fra Jack Mardesic.



Fra Jack (a destra) con un confratello in partenza per una missione di strada
La sua missione (come dell'intera comunità) è rivolta soprattutto ai giovani che va ad incontrare là dove vivono, anche per strada, di notte...( spesso attraverso la musica) nello stile assolutamente alternativo e provocante e gioioso che qui caratterizza l'agire dei frati . La gioia vera, infatti, che solo il Signore Gesù sa dare e che solo in Lui nasce, è il fulcro del loro annuncio e il senso della loro presenza in questa grande città Europea, ricca e sazia eppure spesso triste e disperata, priva di autentici orizzonti da offrire.

Il video,  intitolato De la prière à l’action‘ (dalla preghiera all'azione) in cui fra Jack ci parla della sua vocazione e della sua missione a Bruxelles, è in francese, ma credo questo non sia un gran problema!  Alcune sue frasi  mi colpiscono in modo particolare  come quando dice: « La preghiera è il fondamento della mia esistenza . Ho bisogno di Dio e di stare con Lui » . « Se la nostra fede non si proietta nell'azione e nella missione, essa diventa statica, sterile. »
Ringraziando di cuore fra Jack per la testimonianza, chiedo una preghiera per lui e la sua comunità e i tanti giovani che quotidianamente incontrano. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


VIDEO : Fr. Jack et les jeunes en mission.
CLICCA SULL'IMMAGINE SOPRA
« Presso i francescani, ho trovato la gioia, ho trovato dei fratelli. Ho trovato una relazione viva con il Signore, ho trovato una missione, ho trovato la  mia strada. »
Fr. Jack Mardesic.

E TU ? Qual è la tua GIOIA? Qual è la tua MISSIONE?