giovedì 26 febbraio 2015

Chiedere... cercare... bussare...

«Chiedete e vi sarà dato;
cercate e troverete,
bussate e vi sarà aperto.
Perché chiunque chiede riceve,
e chi cerca trova,
e a chi bussa sarà aperto».

(Mt 7,7-8)
Cari ragazzi in ascolto... pace a voi!

Il Signore ci incoraggia... non c'è che dire. Il passo che ci propone oggi la Quaresima è quello di una rinnovata fiducia nella preghiera. Nella sua utilità ed efficacia. Al di là dei risultati immediati. Mi capita spesso di ascoltare persone, più o meno giovani, piuttosto sfiduciate e non molto convinte di essere ascoltate dal Signore.
A tutti mi viene da ripetere la conclusione di una bella omelia che un confratello ha fatto qualche settimana fa. Qui non si tratta solo e prima di tutto di: provare per credere... ma di credere per provare.
«Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!» (Mt 7,9-11).
Tanto più se gli chiede luce per vedere, lucidità per capire, coraggio di accettare, forza per scegliere, tenacia per partire... lungo la strada alla quale Lui lo sta chiamando.

Ogni bene! Il Signore vi doni pace!

frate Francesco


mercoledì 25 febbraio 2015

Come sta il tuo cuore?? L'esame di coscienza

Cari amici in ricerca,
il Signore vi doni pace!

Il tempo di Quaresima è un continuo stimolo a guardarsi dentro, perché «dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male... Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo» (Mc 7,21-23). Questo ci dice Gesù.

Oggi nel Vangelo il Signore ci chiama a conversione, ci chiede di impegnarci nel cambiamento... a partire semplicemente dal «segno di Giona». A questo curioso e svogliato profeta è dedicato interamente uno dei più piccoli libri dell'Antico Testamento. Nel clou della sua vicenda egli vede cambiare, pentirsi e fare penitenza l'intera Ninive, la grandiosa città pagana della Mesopotamia... a partire dalla sua predicazione asciutta e (da quanto il libro ci fa immaginare) poco convinta.
Se tanto ha potuto una simile predicazione, perché non dovremmo essere raggiunti e cambiati noi dalla forza della Parola di Gesù, maestro divino e primo realizzatore di ciò che dice??
Molto dipende da noi e dal nostro cuore. Ci dice Gesù, a cui fa eco oggi Papa Francesco.

Alla luce di questo credo che possa fare molto a ciascuno di noi approfittare di questo tempo per riprendere una buona abitudine della nostra tradizione cristiana: l'esame di coscienza. Papa Francesco con l'inizio della Quaresima ha fatto distribuire in Piazza San Pietro un piccolo libretto, intitolato Custodisci il cuore. È una piccola raccolta di brani evangelici e di "classici" della fede, per «diventare cristiani coraggiosi». Tra beatitudini evangeliche e virtù teologali, dopo i dieci comandamenti della Bibba e i cinque precetti della Chiesa... ecco arrivare il "vecchio" esame di coscienza. Preceduto e seguito da alcune indicazioni sul Sacramento della Penitenza o Confessione.

Esaminare la propria coscienza non è un'operazione di "narcisismo spirituale", un procedimento per autoperfezionarsi. È un modo per verificare quanto il Vangelo di Cristo sia messo in pratica nella mia vita. Guardare cosa ha bisogno di essere corretto in me è il primo passo amare concretamente il Maestro, perché: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama» (Gv 14,21).

Ecco di seguito le indicazioni di Papa Francesco per l'esame di coscienza, come  sempre proposto con parole semplici ed efficaci.

Clicca sull'immagine per ingrandire o scaricare.
Tratto da Avvenire.
Per concludere... il «segno di Giona», di cui parla Gesù nella pagina evangelica proposta oggi dalla liturgia, non è solo il "segno della predicazione". Nasconde anche il "segno della Pasqua". Giona è anche colui che è stato tre giorni nel ventre del pasce, come Gesù entra nella morte per «risorgere il terzo giorno» (Lc 9,22).
Accanto al "segno della parola", che dice con chiarezza e severità la verità a cui la nostra vita si deve conformare, Gesù ci offre con bontà anche il "segno della grazia": essa sola potrà convertirci fino in fondo.

Camminare in questo tempo con tenacia e gioia verso una vita cristiana "più vera" è un atteggiamento importante per ogni discernimento vocazionale. Tanto più se l'orientamento della mia vita mi porta verso una scelta di vita religiosa, proprio facendo i conti con il mio peccato e la misericordia di Dio, non posso tirarmi indietro dalla fatica di mettermi in stato di conversione... e "allenarmi" così a «seguire Cristo con maggiore libertà ed imitarlo più da vicino» (Conc. Vaticano II, Decr. Perfectae Caritatis, n. 1).

Continuiamo il cammino uniti nella preghiera.
Pace e bene!

frate Francesco


sabato 21 febbraio 2015

Il Regno di Dio è vicino

Il Regno di Dio è vicino...
Domenica 22 febbraio 2015
Prima domenica di quaresima

“…e diceva ‘Il regno di Dio è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo’ (Mc 1,15).

In pochi versetti, l’evangelista Marco ci porta dal deserto assolato alle verde Galilea, al suo lago. Gesù sceglie di iniziare dal deserto dove – per un periodo consistente (quaranta giorni: tempo lungo e simbolico)- condivide la solitudine e le lotte della nostra realtà di uomini. “In questo luogo di morte Gesù gioca la partita decisiva, questione di vita o di morte. Il Messia è tentato di tradire la sua missione per l’uomo: preferire il suo successo personale alla mia guarigione. Resiste, e in quei quaranta giorni la pietra intorno a lui si popola. Dai sassi emerge la vita” (p. Ermes Ronchi). Qui nasce il regno che Gesù annuncia, il regno di Dio, dalla certezza che anche dal deserto delle tentazioni può fiorire la vita se lo sguardo va oltre al mio io e s’incontra con Lui, venuto ad abitare il nostro deserto, facendosi a tutti vicino. Coraggio, allora. “Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore” (S. Agostino). Anche dai sassi, la medicina, la vita. Il regno fattosi vicino!

Per approfondire ascoltate pure il commento offerto anche oggi dai frati della Sveglia francescanaBuona domenica! Pace e bene!
I vostri frati.

venerdì 20 febbraio 2015

Conversione = un passo in avanti!


Conversione: ecco una parola che spesso ascolteremo in questa Quaresima. Ma di che si tratta? Quale ne è il suo significato più vero?

Nel Vecchio Testamento, quando si parla di conversione, si vuole indicare principalmente un "tornare", un riprendere le fila, un rientrare sui propri passi (il termine ebraico "shub" significa invertire la rotta). E' l'atto di chi, ad un certo punto della vita, si rende conto di essere "fuori strada" e sente pertanto come prima cosa di doversi fermare, di operare un ripensamento su di sè, per decidere quindi un cambio di atteggiamento e tornare al punto di partenza, provando a ricominciare. La conversione, in questo caso, ha a che fare con abitudini e stili di vita che si vede necessario riformare  o correggere o abbandonare e così poter iniziare da capo. 

Nel Vangelo e in bocca a Gesù la parola "conversione" acquista nuova forza e un significato decisamente più ampio e lieto e coinvolgente. Non indica più un tornare indietro, ma piuttosto significa "fare un passo in avanti" e accogliere nella propria vita la novità gioiosa del Vangelo; è ricevere e fare proprio l'annuncio di salvezza e liberazione che Dio, nel suo Figlio Gesù, rivolge ad ogni uomo.
La conversione è dunque prima di tutto una Grazia, è un Dono, è una iniziativa gratuita di Dio, è bellezza da riconoscere e gustare e abbracciare... Francesco ce lo ricorda nel suo testamento: "Il Signore concesse a me, frate Francesco, di iniziare a fare penitenza ..." . Se la conversione fosse unicamente un nostro progetto, un nostro desiderio (per quanto devoto e pio) ... noi non otterremo nulla se non delusione e scoraggiamento. È solo Gesù che semina questo anelito e desiderio, in ognuno di noi!! È però sempre, da parte Sua, anche un'offerta discreta e mai imposta, da chiedergli con umiltà, ogni mattina, ogni giorno, ogni sera, ogni notte....
Chi fa esperienza di questo Dono di grazia e di questo incontro d'Amore sarà poi pronto a trasformare la propria vita, a correggere storture, a sanare ferite, guarire il male, scardinare peccati e mediocrità e ambiguità. Solo l'Amore infatti porta ad un autentico cambiamento di noi stessi e del mondo!!

Questa è in fondo anche la vicenda di san Francesco d'Assisi, quando passa dal desiderio di conquistare, di vincere, di essere al centro ... alla capacità del dono di sé, di amare, di relazionarsi in modo libero e vero con tutti. E' così che Francesco si costruisce la sua vera nuova identità: non più il figlio del ricco mercante Bernardone, non più l'altezzoso  e ambizioso cavaliere, ma il fratello di ogni uomo

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, auguro a ciascuno in questa Quaresima, un autentico cammino di conversione alla scoperta del Vangelo e nell'incontro col Signore Gesù, nostro unico Salvatore. San Francesco ci guidi in questa avventura d'amore! 


Buona Quaresima!
fra Alberto (fra.alberto@davide.it




Ecco ora è il momento favorevole
ecco ora è il giorno della salvezza!
2 Cor 5,20-6,2)


Rinneghi se stesso

Giovedì dopo le Ceneri - 19 Febbraio 2015 
Vangelo del giorno (Lc 9,22-25).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.
Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? 


Rinneghi se stesso

Finché la croce resta un oggetto sul quale fissiamo lo sguardo e non il simbolo di un percorso di crescita spirituale, non comprenderemo mai le parole di Gesù.

Rinnegare se stessi e prendere la croce equivale ad iniziare un processo di trasformazione che riguarda il nostro attaccamento alla vita. Rinnegare se stessi non significa voler morire, ma vivere senza riempire la vita unicamente di se stessi.
Ogni cosa che vuole vivere è ricettiva, ricorda Meister Eckart, ma “ogni cosa che vuole essere ricettiva deve anche essere vuota”.

Facciamo fatica a svuotare noi stessi perché non si tratta di liberarci di questa o quella cosa. Non sono le cose che ci riempiono.
Se ci svuotassimo di tutto, ma non dell’orgoglio di averlo fatto… se ci liberassimo di tutto, ma non dell’attaccamento alle nostre idee, non ci sarebbe ancora spazio per incontrare Dio.

Prendiamo la nostra croce e iniziamo a lasciare andare.
A lasciare che il dolore sia dolore, il mistero sia mistero, l’incontro sia incontro.

Rinnegare se stessi, può diventare la più eloquente affermazione di ciò che siamo veramente: benedetti, amati da Dio e parte della sua Vita. 



mercoledì 18 febbraio 2015

Ri-partire... dalle ceneri

18 febbraio 2015
mercoledì delle ceneri

«Dov’è tuo fratello?»
(Gen 4,9)

Un’altra Quaresima di viola vestita, con cenere sul capo per incominciare, riparte. «Ce la farò questa volta?» ci possiamo chiedere, pensando alla collezione di propositi ingloriosamente conclusi in tante edizioni passate.
Più che 'fare' quest’anno cercherò di 'lasciarmi fare' dagli altri, dalle domande altrui, dalla Parola di Dio così come arriva, dalle situazioni di povertà e bisogno così come verranno incontro, dalle cose non programmate... Meno cibo, meno internet, meno qualsivoglia dipendenza, meno... e più incontri, più tempo da stare con gli altri, più ascolto della parola di Gesù, più preghiera, più gratuità quando sarò richiesto. Così mi va. Partiamo?

Per una riflessione sostanziosa sulla Quaresima che iniziamo, rimandiamo al Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8).

Buon inizio di cammino!

i vostri e... gli altri frati

Pronti a partire... verso la Pasqua di Cristo?

[photo by fr. Giovanni Voltan]

PS: Ad inizio Quaresima, può esserci utile rinfrescarci alcune indicazioni pastorali sul digiuno e l'astinenza.


martedì 17 febbraio 2015

Beato Luca, prega per chi studia

Giusto de' Menabuoi: beato Luca (a destra, accanto a sant'Antonio)
Basilica del Santo, Padova

Cari lettori, cari studenti e amici in ricerca,
il Signore vi doni pace!

Noi frati dell'Italia settentrionale (e in particolare a Padova, nella Basilica di Sant'Antonio) oggi ricordiamo nel nostro calendario un santo frate, che ha avuto strettamente a che fare con sant'Antonio proprio negli ultimi tempi della sua vicenda terrena, cioè nel periodo della sua permanenza e attività a Padova. Si tratta del beato Luca Belludi, sepolto a pochi passi dall'Arca di Sant'Antonio... e pregato in particolare dagli studenti dell'Univeristà di Padova per il buon esito dei propri esami, perché fra' Luca era stato nella prima generazione di iscritti a questo Ateneo particolarmente antico.
Potete trovare qualche nota sulla sua vita, in questo post di Cantuale Antonianum.
Qui di seguito trovate la preghiera che non pochi studenti a Padova vengono a ripetere davanti alla sua tomba.

Ricordate che la cura e preparazione nello studio non possono essere sostituiti dalla preghiera. Semmai questa prepara, sostiene e affida a Dio il tempo dedicato responsabilmente allo studio: rendendolo più semplice, fecondo, gustoso e produttivo.
Affrontare bene e responsabilmente i propri impegni oggi è un gesto che mi rende un po' più uomo, per abbracciare con serietà e fedeltà la propria vocazione domani.
Buona preghiera! E buono studio!!

frate Francesco


Preghiera al Beato Luca
per il buon esito degli esami e degli studi


O Signore, fonte di ogni sapienza,
ascolta la preghiera
che dal profondo del cuore ti innalziamo
per i meriti e la potente intercessione
del tuo fedelissimo Servo, il beato Luca Belludi,
cui concedesti il prezioso talento di una intelligenza aperta
e di quella sublime sapienza
che lo fece degno compagno
del primo Dottore dell’Ordine Francescano:
S. Antonio di Padova.
Illumina, o Signore, la nostra mente;
irrobustisci la nostra volontà,
affinché possiamo felicemente raggiungere
il compimento dei nostri studi.
Ti promettiamo, o Signore, di emulare la fedeltà,
con cui il tuo servo beato Luca Belludi
corrispose alle tue grazie.
Concedici poi, o Signore,
di comportarci in modo esemplare
in tutte le circostanze della vita
e di esercitare i doveri, ai quali saremo chiamati,
con integrità di coscienza,
profondendo le nostre migliori energie
nella difesa della verità e della giustizia,
che tu hai proclamato
come base di ogni ordine morale, civile, religioso e sociale.



lunedì 16 febbraio 2015

Avevi scritto già di me! Alessandro si racconta...

Pace e bene, cari amici in cammino e in ricerca della vocazione "divina" per la vostra vita.
Oggi vi segnalo la bella testimonianza di un giovane bresciano, Alessandro, che partecipa all'itinerario del "Gruppo San Damiano" con altri giovani del nord Italia. Il programma del corso prevede un appuntamento solitamente proprio a Brescia per un fine settimana al mese, presso il nostro convento. L'occasione è bella e utile per staccare la spina dalle preoccupazioni quotidiane, per dedicarsi alla preghiera e all'adorazione, per confrontarsi con la parola di Dio e i frati e altri giovani in ricerca, per vivere alcune ore intense all'interno di una comunità francescana. Il tutto in vista di un discernimento orientato alla vocazione religiosa francescana. Si tratta di un'esperienza davvero significativa per chi si interroga e si sente attratto dalla nostra vita di frati. Ringraziando Alessandro per le sue parole (non è mai scontato sbilanciarsi e raccontare di sé), vi invito a sostenerlo con la vostra preghiera insieme a tutti gli altri giovani che camminano con lui.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Stefano e Alessandro del Gruppo San Damiano
..."Avevi scritto già 
la mia vita insieme a te!!
Avevi scritto già di me..."
è con queste parole che trovo la giusta descrizione di come sto vivendo, anzi di cosa siamo chiamati a scoprire quando si decide di partecipare al cammino san Damiano. Solo con la certezza che il Signore mi ama e una buona dose di coraggio, dopo aver cercato ovunque la serenità con me stesso e non riuscendola a trovare, mi sono deciso a contattare fra Alberto; e da quel momento posso dire che la mia vista ed il mio cuore hanno visto orizzonti diversi. Un cammino in salita, faticoso, ma straordinario, fatto di persone semplici, ma in qualche modo simili a me e soprattutto legate al Signore. "Avevi scritto già di me .." è qui il punto! Perché questo cammino ti porta alla ricerca di te stesso, delle tue origini, delle tue debolezze, di chi tu sei e di chi tu sei chiamato a vivere...
Il cammino san Damiano non è un cammino qualunque ma un percorso di discernimento che ci porta ad assaporare, sperimentare e conoscere più da vicino la vita religiosa francescana e la famiglia dei frati minori conventuali.
Insieme ai miei fratelli di cammino (siamo in 13 circa) cerchiamo di condividere e mettere piccoli tasselli sul nostro sentiero della vita, affidandoci a san Francesco con l' aiuto di premurose guide (i frati) e sostenuti dalla forza dello Spirito Santo.
Quante risate, quanta voglia di stare insieme, quanti dubbi, quanti piccoli segni che ci fanno capire quanto Gesù ci ama e ci accompagna sempre!!

Il gruppo san Damiano si affida alle vostre preghiere.
PACE e BENE

Alessandro

domenica 15 febbraio 2015

Sant'Antonio: una lingua da discepolo

Lingua di Sant'Antonio
L'amore rende dolci le cose aspre e leggere quelle insopportabili; invece il timore rende insopportabili anche quelle leggere.
«Pose la sua bocca sulla bocca di lui». Il prelato mette la sua bocca sulla bocca del peccatore quando lo istruisce affinché riveli i suoi peccati nella confessione. Dice infatti Isaia: «Il Signore mi ha dato una lingua esperta, perché io sappia sostenere con la parola colui che è caduto» (Is 50,4). E mette gli occhi sugli occhi quando piange sulla loro cecità, come faceva Samuele, al quale il Signore dice: «Fino a quando piangerai su Saul, quando ormai io l'ho ripudiato?» (1Re 16,1). E mette le mani nelle mani quando, per riparare alle opere perverse degli altri, profonde se stesso in opere sante; e così, colui che non è riuscito a richiamare in vita né con la verga né con la preghiera, possa almeno risuscitarlo con l'esempio delle opere buone.
Sant'Antonio, Sermoni, Domenica VII dopo Pentecoste, n. 12.

Cari amici che cercate la vita vera,
il Signore vi doni pace!

Oggi, 15 febbraio, qui nella Basilica di Sant'Antonio ricordiamo e celebriamo che 752 anni fa san Bonaventura, mentre presiedeva la ricognizione e la traslazione del corpo di sant'Antonio nella nuova tomba, trovò la sua lingua ancora incorrotta.
Antonio era un grande predicatore, un uomo dalle molte parole, che era riuscito ad essere puro, benevolo, chiaro, diretto, misericordioso... trattenendosi dal dire il male e facendo praticamente solo del bene con il suo parlare.
Nei suoi Sermoni ricorre molto spesso il riferimento alla lingua e al suo uso, più o meno buono. In questa festa auguriamo a voi e noi di utilizzarla sempre per il bene... Possa, anzi, essere strumento di guarigione, come Antonio chiede al predicatore. Come Gesù ci mostra oggi nella bella pagina evangelica di Marco (1,40-45), dicendo nient'altro che la sua volontà di bene per noi. Per approfondire ascoltate pure il commento offerto anche oggi dai frati della Sveglia francescana.

Buona domenica! Pace e bene!

frate Francesco
francesco.ravaioli@gmail.com



martedì 10 febbraio 2015

E' nato... il primo frate cileno


fra Manuel (sinistra) e fra Tullio


Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca della vocazione "divina" per la vostra vita. Come forse saprete, noi francescani abbiamo comunità sparse nel mondo in tantissime nazioni e missioni. In alcune, la nostra presenza è secolare e consolidata, in altri luoghi, per tanti motivi, questa è molto più recente e ancora in fase di maturazione e crescita. E' il caso del Cile che vede i frati minori conventuali giungervi solo nel 1995. Potete immaginare le innumerevoli difficoltà di inserimento e acculturazione e adattamento che i frati della prima ora (quasi tutti originari dal nord Italia) hanno dovuto mettere in atto con tanta pazienza e affidamento e umiltà. Ma il Signore...sta loro donando anche qualche buon frutto e gioia.
Venerdì 6 febbraio 2015, infatti, a Santiago del Cile, presso la nostra chiesa dell’Inmaculada Concepción, nelle mani del Delegato provinciale P. Maurizio Bridio,  ha emesso la sua professione temporanea al termine del noviziato, fr. Manuel Armando Araya Montenegro, nato a Copiapó (Cile) il 2 aprile 1989. Si tratta del "primo frate cileno" (per noi Frati Minori Conventuali) dall'inizio della nostra recente presenza in quella nazione. Anche altri giovani sono in cammino e in formazione nel postulato di Curicò e questo fermento vocazionale è davvero incoraggiante. 
Si tratta per i nostri frati in Cile di bei segni di speranza che rallegrano il cuore. Anche perchè ancora resta vivo in ciascuno, il dolore e il ricordo commosso di Eduardo Riquelme, un primo giovane postulante tragicamente scomparso (annegato in un fiume) il 14 dicembre 2009.  Era già stato ammesso all'anno di noviziato, che avrebbe dovuto cominciare nel febbraio del medesimo anno. Ora però, un piccolo grande seme è germogliato da quei giorni di sofferenza e i frati guardano al futuro con rinnovato slancio e  passione, per questo nuovo fratello che si è unito a loro. 
Invito tutti a pregare per fra Manuel Armando e a sentirsi in comunione, in questa occasione festosa, con i nostri fratelli del Cile.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Momento della Professione di fra Manuel

lunedì 9 febbraio 2015

Ho 14 anni: quando scatta l'ora della vocazione?

Cari amici in ricerca e in ascolto,
il Signore vi doni pace!

Condivido con voi il primo scambio di una serie di e-mail con un giovanissimo lettore. Già da adolescente, si sta mettendo in ascolto con profondità della voce del Signore. Il fatto di conoscere e frequentare i frati fin da piccolo lo ha posto di fronte da uno stile di vita che lo interpella. Per Filippo la strada per comprendere fino in fondo la propria vocazione probabilmente è ancora lunga. Tuttavia alcuni interrogativi già premono in modo concreto.
Personalmente, ritrovandomi in alcuni aspetti della sua situazione, non ho trovato di meglio che condividere qualcosa della mia esperienza, a mo' di testimonianza. Con qualche consiglio e indicazione maturata negli anni.

Buona lettura... soprattutto ai giovanissimi!
Il Signore non manca di farsi sentire anche in età molto tenera... pensiamo al profeta Samuele. Se per fare delle scelte si può aspettare il tempo opportuno e la giusta maturità, per cominciare ad ascoltare la voce di Dio e a pregarlo di avere luce... l'età è sempre quella giusta!
Pace e bene!

frate Francesco


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Salve fra' Francesco.
Mi chiamo Filippo ho 14 anni e frequento fin da piccolo un convento di frati. Io penso di avere la vocazione ma ho paura della reazione dei miei familiari... Vorrei farle alcune domande:
A che età ha scoperto di voler diventare frate?
È ancora presto per me?
Come hanno reagito i suoi familiari?
Come faccio a capire che è arrivata l'ora/sapere se ho la vocazione?

Pax et bonum

Filippo

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Caro Filippo,
pace e bene!

Grazie mille della fiducia... nel condividere queste domande profonde, che ti abitano.

Per quanto mi riguarda un po' mi riconosco in quanto mi scrivi. Anche per me queste domande sono comparse abbastanza "presto". La mia è una storia un po' diversa dalla tua: non vengo da una famiglia particolarmente religiosa, sacramenti in parrocchia, scout e... poi mi sono allontanato dalla fede. O meglio ho dato sempre più importanza a da altre cose: scuola, amici, divertimento. Fino al giorno in cui, con gli scout, partecipo ad un incontro sul tema della Confessione. Avevo quasi 15 anni (I superiore). Esco di lì che mi volevo confessare: cosa che non facevo da almeno un anno e mezzo o due. Il giorno dopo, giovedì santo, mi organizzo per confessarmi per tempo: ma siccome in Duomo non c'erano ancora preti, mi dicono di andare dai francescani o dai cappuccini. Non sapevo neppure ci fossero i francescani nella mia città. Così vado nella basilica di San Francesco e trovo tanta gente che si confessa. Poco dopo mi ritrovo a fare la più bella confessione della mia vita.
Poche settimane dopo scopro che un mio caro amico degli scout era molto legato proprio al frate da cui mi ero confessato. In quei giorni con questo amico andiamo a trovare il frate. Da quel momento inizio a frequentarlo regolarmente, perché mi trovavo molto bene a parlare con lui. Tre mesi dopo, quasi senza accorgermene, mi ritrovo a dirgli che vorrei vivere una vita come la sua. Da lì è iniziato il mio cammino vocazionale.
Gli anni delle scuole superiori sono stati caratterizzati da questo desiderio profondo, che rimaneva sullo sfondo con una certa costanza... tra entusiasmi e dubbi. La V superiore è stata più difficile - non solo per lo studio - perché sentivo che dovevo decidere se entrare in convento o iniziare l'università.  "Questa attrazione verso la vita francescana è un mio desiderio o volontà di Dio?", mi chiedevo. Il discernimento è stato tutt'altro che agevole. E la mia decisione è giunta a maturare solo dopo la maturità, quando per la prima volta sono stato messo a serio confronto con la forza della Parola di Dio.

I miei genitori? Avevano intuito presto che c'era qualcosa sotto, quando notavano che frequentavo tanto i frati. Se ne è parlato apertamente qualche volta negli anni della superiori... dando sempre il giusto peso alle cose. Quando, dopo la maturità mi si è schiarito l'orizzonte e ho deciso di entrare, l'ho comunicato loro. Non è stato un fulmine al ciel sereno: se ne era già parlato. Tuttavia sono rimasti un po' scossi dalla mia decisione. Hanno provato per qualche settimana a convincermi a fare prima l'università. Ma di fronte alla mia volontà di non posticipare questa scelta, mi hanno rispettato.

Qualche consiglio.
1. Pregare tutti i giorni, anche solo ripetendo una volta - ma con tutto il cuore: "Signore, cosa vuoi che io faccia?".
2. Prima di parlarne con i tuoi, lascia che la cosa maturi un po'. Non voglio assolutamente sottovalutare ciò che provi (visto che ci sono passato anche io), ma prima di sbilanciarti... considerato che sei molto giovane, lascia che passi un po' di tempo. Anche un anno o più.
3. Sarebbe importante - prima o poi - avere un frate o un sacerdote di riferimento come "padre spirituale"... uno di fiducia con cui fare il tuo cammino di fede, e di discernimento vocazionale.
4. Credo che non sia presto per cominciare a pensarci. E' presto per prendere una decisione, che in realtà matura con molta gradualità anche una volta entrato in convento. Fino a compiere la scelta definitiva (della professione perpetua dei voti solenni) soltanto 7/8 anni dopo l'ingresso in postulato (http://www.vocazionefrancescana.org/p/diventare-frate.html).
5. Pertanto ti consiglio di cuore di concentrarti prima di tutto sulla cura del tuo cammino di fede (la vocazione "cresce" bene nel cuore di un uomo che si prende cura della propria fede).
6. Ti incoraggio a vivere la tua vita di adolescente in modo semplice e naturale, senza "affrettare" o "anticipare" tappe che non ti appartengono ancora. Per esempio, se ti capitasse di prenderti una cotta per una ragazza: niente paura! Goditi questo innamoramento, e cerca di capire che cosa significa per te. Sperimentati in una eventuale relazione, senza trascurare di coltivare la castità che è chiesta ad ogni cristiano. Precluderti una possibilità come questa, significherebbe chiedere a te stesso la castità "relazionale" del consacrato... a cui potrebbe sempre capitare di innamorarsi, ma è chiamato a gestire questa eventualità mantenendo fedeltà alla parola data al Signore (davanti a tutti) a cui ha scelto di dedicare tutte le proprie energie, anche affettive.
7. Per comprendere il "se" e il "quando" (senza troppa fretta) della tua vocazione è importante che ti prendi cura di tutti i punti qui sopra, soprattutto 1 e 3. Poi fra qualche anno potresti frequentare un gruppo di discernimento vocazionale, tipo il Gruppo San Damiano.

Ti saluto con fraterno affetto e con una preghiera.
Il Signore ti benedica e ti custodisca.

frate Francesco

Adolescenti ad Assisi con i frati

domenica 8 febbraio 2015

Subito andò nella casa di...

Cari amici in cammino e in ricerca, il Signore vi dia pace. 
Ecco anche in questa domenica (pur se il giorno ormai volge al termine) il commento video al Vangelo, proposto da un confratello della Sveglia Francescana, dei giovani frati minori conventuali, studenti al Seraphicum.
Vi chiedo scusa del ritardo di questa pubblicazione, ma siamo da poco reduci da Brescia (imbiancata per la neve) dove abbiamo vissuto il consueto appuntamento mensile del Gruppo Vocazionale san DamianoCommentando questo Vangelo all'omelia nella messa, f. Alessandro (rettore del Postulato) ha sottolineato molto i gesti di Gesù nei riguardi della suocera di Pietro: Gesù entra nella sua casa, le si avvicina, la fa alzare prendendola per mano, la libera dalla febbre. Così pure ha rimarcato la pronta risposta della donna che, appena guarita, "li serviva", con grande disponibilità e senza riserve... Si tratta, ha detto f. Alessandro, di passaggi spiccatamente vocazionali che si rinnovano ogni volta che il Signore chiama a sé qualcuno: E' Lui che bussa e chiede di entrare nella nostra casa, nella nostra vita e così trasformarla e darle una nuova direzione. E' Lui che sempre si avvicina con tatto e delicatezza e ci rialza dal male e dal non senso con la sua mano forte e buona,  cura le nostre piaghe e ferite guarendo il nostro cuore spesso triste e disorientato. E' Gesù che in tal modo ci mette in grado di "servire" e di farci "dono" per gli altri e per il Regno! 
Lasciamo allora la porta aperta al Signore che bussa e chiama; fidiamoci di Lui; mostriamogli senza timore anche le nostre oscurità, lasciamoci prendere per mano: Lui saprà rialzarci e guarire, se necessario; a Lui mostrarci un progetto di vita; da Lui la capacità di cavar fuori il meglio di noi stessi, da donare e offrire a tutti, nel Suo nome! ... Carissimi...Vi incoraggio! 
Al Signore Gesù sempre la nostra lode! 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Brescia: giovani e frati al Gruppo san Damiano
Quinta domenica del tempo ordinario
8 febbraio 2015
Dal vangelo di Marco (1,29-39)
"In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni."

giovedì 5 febbraio 2015

Fra Simone: "Tu sei con me"

In preghiera...
Pace e bene, cari amici in cammino e in ricerca della vocazione "divina" per la vostra vita.
Forse molti di voi non conoscono nulla del Convento "S. Antonio Dottore" in Padova. Qui vive una comunità francescana molto speciale, composta prevalentemente dai giovani frati (vedi il loro Blog), che terminato l'anno di Noviziato, proseguono in questo luogo il discernimento e la propria formazione spirituale e umana e in particolare vi compiono gli studi teologici. Si tratta di 4 o 5 anni impegnativi e "impegnati", ricchi di tante ore sui libri...., di varie esperienze pastorali e di servizio e molto altro (vedi l'immancabile partita a calcio) in vista della Professione solenne (frati per sempre!!) e per alcuni, dell'Ordinazione sacerdotale. In Italia, noi frati minori conventuali, abbiamo altri due centri analoghi: a Roma (Seraphicum) e ad Assisi (Franciscanum).
Trascrivo per tutti oggi la testimonianza di uno di questi giovani frati, fra Simone, che racconta la sua vicenda vocazionale e il senso di una scelta, come la consacrazione religiosa, a dir poco inusuale. Ringraziandolo anche a nome vostro, chiedo una preghiera per lui e per i suoi fratelli del convento "S. Antonio dottore".
Il Signore vi benedica. A Lui sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Gruppo di frati con fra Simone (terzo da sinistra)
Testimonianza vocazionale di fra Simone
"Non temo alcun male perché Tu sei con me"
A mano a mano che gli anni passano e vivo esperienze, incontri, momenti di gioia e dolore… a mano a mano che sperimento l’agire di Dio nella mia vita, cresce in me il desiderio di ringraziare il Signore per quanto ho ricevuto e continuo a ricevere da Lui. Vorrei brevemente ripercorrere con voi alcuni “luoghi” per me particolarmente significativi, tappe della mia vita che mi hanno condotto fino a vivere oggi in questa fraternità.
Tutto ha avuto inizio dentro il mio contesto familiare dove, fin da giovane, ho potuto respirare una fede semplice e genuina vissuta attraverso piccoli gesti concreti di solidarietà. In essa ho potuto crescere nella libertà e nella fiducia, libertà di poter essere me stesso, di poter maturare sia umanamente che spiritualmente. La testimonianza di vita che mi hanno trasmesso i miei genitori è stata per me fondamentale. I loro tanti anni di vita insieme mi dicono che cosa significhi amare ed essere fedeli, mi parlano anche di pazienza, aiuto reciproco e di perdono… Essi mi hanno insegnato anche a vivere i momenti difficili della vita invitandomi ad aprirmi sempre alla speranza, speranza che non è fingere che i problemi non esistano, ma è sapere che essi non sono eterni , che le ferite guariranno e le difficoltà si supereranno…L’incontro con i frati minori conventuali avviene a Camposampiero nel convento dei Santuari antoniani. Oggi non ho dubbi a credere che è stata la Provvidenza (che per me ha nomi e cognomi) a condurmi in quel luogo: è stato come trovare una sorgente d’acqua dopo tanti giorni di deserto. La disponibilità di un frate, immediatamente disponibile ad ascoltarmi con gratuità, mi colpì molto. Proprio con lui iniziai un cammino per poter fare verità dentro di me. Ricordo che mi invitava spesso ad andare in profondità e a chiedermi il “perché” del mio agire. L’accoglienza che sperimentai da lui e dagli altri frati di quella comunità mi fecero sentire come a casa: respiravo aria di famiglia… 
Nei mesi che hanno preceduto il mio ingresso in convento è stato fondamentale, oltre al sostegno della mia famiglia, stare quanto più tempo possibile con il Signore per pregare e per capire se era proprio questo quello che Lui voleva da me… Era importante “ritagliarmi” dei tempi di silenzio e trovare luoghi che mi aiutassero a pregare.
Il luogo che più amavo era il monte Grappa! Quante volte ho raggiunto a piedi questa montagna, partendo dal santuario della Madonna del Covolo. Quando arrivavo alla vetta, dopo tre ore di cammino, potevo godere di un paesaggio davvero bello: guardando verso nord vedevo le Dolomiti feltrine, mentre osservando in direzione sud riuscivo a scorgere persino l’Adriatico! È da sempre un luogo che mi predispone alla preghiera e in particolare a quella dei Salmi. È infatti il Salmo 23 che sta alla base della mia chiamata: “Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me”.
Nello sguardo che posava su di me, Dio mi invitava a seguirlo, a non avere paura; mi invitava a credere nel suo Amore, che vince anche la morte. Sotto lo sguardo di Dio mi sentivo finalmente libero e amato. Capivo anche che l’Amore di Dio è assolutamente gratuito, non è meritato e nemmeno guadagnato, ma è soltanto da accogliere e restituire… al mio “prossimo”.
Ecco allora quello che ogni giorno continuo a chiedere al Signore: la forza del Suo Spirito per poter ricominciare sempre da Lui, per dire il mio sì alla vita, alla possibilità di dare quanto ho ricevuto: l'Amore!
fra Simone

Foto di gruppo x Giovani Frati

mercoledì 4 febbraio 2015

Frati martiri - Una santità incarnata fino in fondo


Pariacoto: sul luogo del martirio
Pace e Bene
cari amici in cammino e in ricerca della "vocazione divina" per la vostra vita. 
Martedì 3 febbraio 2015, Papa Francesco, ha riconosciuto ufficialmente come "martiri" della chiesa due nostri confratelli. Si tratta di fra Michele Tomaszek e fra Zbigniew Strzałkowski, "francescani minori conventuali" polacchi, poco più che trentenni, trucidati in odio alla fede in Perù nel 1991: una vita offerta per amore di Gesù Cristo e dei poveri che avevano scelto di servire. 

La vicenda di fra Miguel e di fra Zbigniew non ha tempo né luogo. È universale, parla a me e a voi oggi, parlerà ad altri domani. Anche a chi non ha vissuto gli anni Settanta e Ottanta, a chi non è mai stato in Polonia o in Perù, a chi non ha mai incontrato i francescani, a chi non ha mai vissuto le limitazioni della dittatura comunista o il pericolo della guerriglia rivoluzionaria maoista. È il privilegio della santità, incarnata fino in fondo; la santità come ideale perennemente vivo e nuovo che sgorga dal Vangelo e che sempre illumina la Chiesa. A Pariacoto, in Perù, la sera del 9 agosto 1991, un commando di guerriglieri di Sendero Luminoso entra nel villaggio e fa irruzione nel convento dei frati minori conventuali, sequestrando fra Michał (per tutti Miguel) e fra Zbigniew, trentun anni il primo e trentatré il secondo. Di lì a poco, dopo un processo sommario, i due missionari polacchi vengono uccisi con un colpo di pistola alla testa: il certificato di morte riporta «sfondamento del cranio per ferita da proiettile di grosso calibro». Unico superstite è fra Jarek, superiore della comunità, in quel periodo in Polonia per il matrimonio della sorella. Papa Giovanni Paolo II, a Czestochowa per la Giornata mondiale della gioventù, è raggiunto dalla notizia e incontra fra Jarek in privato, il 13 agosto, chiedendo infor­mazioni di prima ma­no e inco­raggiandolo con queste parole: "Sono i primi san­ti mar­tiri del Perù".

Cari amici, se guardiamo a questi testimoni, come non sentirci piccoli e inadatti e deboli!! E' vero infatti che il "martirio" e "il dono di sé" così cruento, fino all'effusione del sangue sono una chiamata che non a tutti compete, anche se ancora purtroppo tragicamente presente in tante parti del mondo! La vita religiosa e la vocazione francescana però, anche nella loro semplice quotidianità, portano in sé un uguale anelito e una pari esigenza di offerta totale, senza risparmio, senza calcoli, senza misura. Questo da un lato le rende "scandalose" per il mondo, eppure dall'altra, capaci di suscitare ancora nel cuore di tanti giovani un fascino incredibile! E' il richiamo della alte vette, è la sete di Assoluto, è l'abbandono di tutto ciò che è superfluo per seguire Gesù e abbracciare ogni fratello... E' lo "sprecarsi" per il Signore!!

Al riguardo, nel prossimo fine settimana si ritroveranno a Brescia (e in altre città) i giovani del Gruppo vocazionale San Damiano. Vi invito a ricordarli nella preghiera insieme a quanti stanno pensando di intraprendere la strada della consacrazione religiosa, come frati francescani: possano tenere il loro sguardo sempre rivolto verso l'Alto. 
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

I frati martiri, fra Miguel (al centro) e fra Zbigniew (a destra)
con il confratello fra Jarek, scampato all'eccidio 
Riporto di seguito l'omelia che Fra Jarek Wysoczanski (ora responsabile per le nostre Missioni Francescane nel mondo) tenne qualche anno fa alla Basilica di S. Antonio (Padova) in occasione della Giornata Mondiale Missionaria. In particolare fra Jarek raccontò la sua esperienza missionaria in Perù e il suo coinvolgimento nel tragico dramma che vide l'uccisione di due giovani frati, partiti missionari con lui.

Omelia di Fra JAREK - Basilica del Santo
23 ottobre 2011

Ogni anno la Chiesa celebra la Giornata Missionaria Mondiale. E' un giorno dedicato a ravvivare in tutti la consapevolezza che la Chiesa è missionaria per sua essenza, per sua natura, per volontà di Cristo. "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv 20, 21). Un “invio”, un “andare” è conseguenza di una sequela, di uno "stare con Lui" (Mc 3,13), è conseguenza della fede. Come ha indicato il Beato Papa Giovanni Paolo II, la fede si rafforza donandola (cfr RM 2). Si trasmette "Qualcuno" di cui si vive e per cui si vive! La fede senza la missione è sterile; e la missione senza la fede è parola vuota! 

Sono qui per condividere con voi l'esperienza della missione, voglio parlare dei miei fratelli: Miguel Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski, oggi già Servi di Dio, con i quali abbiamo iniziato la missione in Perù-Pariacoto. Miguel e Zbigniew furono uccisi da guerriglieri del Movimento terrorista “Sendero Luminoso” a Pariacoto (Perù) il 9 agosto 1991. Erano francescani conventuali polacchi. Miguel aveva 31(trentun) anni e Zbigniew 33. Giunti nel paese andino, due anni prima della loro morte violenta, si dedicarono a servire il popolo a noi affidato, per restituire alla gente la dignità di figli di Dio attraverso il Vangelo e la carità. Amarono fino a dare la vita, seguendo i passi di Gesù con lo stile di Francesco d’Assisi e secondo l’esempio di Massimiliano Kolbe, martire in Auschwitz. Hanno semplicemente reso realtà le parole di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15,13). Siamo arrivati in Perù con Zbigniew il 2 dicembre del 88, e dopo arrivò Miguel. I primi mesi non abbiamo vissuto insieme io e Zbigniew, cosi che abbiamo potuto imparare con più velocita la lingua spagnola e, più a contatto con la gente, abbiamo potuto conoscere e comprendere meglio la cultura e la religiosità delle persone. Questo periodo fu caratterizzato da un profondo e lento avvicinamento ai problemi sociali (la violenza, l’ingiustizia, il terrorismo, la povertà, la migrazione dalle zone rurali alla città) e anche a certi fenomeni ecclesiali emergenti, e per noi importanti: la religiosità popolare, le Comunità Ecclesiali di base, l’organizzazione della Caritas. Il 30 agosto del '89 abbiamo assunto, ufficialmente, la missione di Pariacoto, situata nelle Ande peruviane, include 70 piccoli villaggi (per arrivare in alcuni occorrono 12 o piu ore a cavallo). Noi siamo arrivati alla missione di Pariacoto con poche risorse e la realtà ci invitò a sottometterci a tutte le creature umane. Il nostro atteggiamento risvegliò la curiosità dei campesinos che, indubbiamente, hanno un’incredibile capacità di osservazione. Il nostro stile di vita semplice facilitò, fin dall’inizio, lo scambio e la comunicazione. Potemmo sperimentare, nella nostra propria carne, lo “stare con la gente”. 


Il 9 agosto dopo la Messa, Miguel e Zbigniew furono fatti uscire dal convento e condotti, separatamente, al Municipio di Pariacoto (in quel tempo io ero in Polonia, per le mie prime vacanze). Da lì, insieme, furono fatti salire nella camionetta della missione insieme a suor Bertha. Poi, dopo un po’ di strada, i guerriglieri fecero scendere la suora e portarono i frati in un luogo chiamato Pueblo Viejo, vicino al cimitero. Lì assassinarono Fra Miguel con un colpo alla nuca e Fra Zbigniew con due colpi, uno alla spalla e uno alla testa. Uccisero anche il sindaco del villaggio. Appena prima di essere catturati, sentendo la gravità della situazione, i nostri fratelli difesero i tre postulanti che stavano con loro, e chiesero loro di andare a pregare in cappella senza uscire. Hanno vissuto la situazione di Gesù che sul monte degli Ulivi disse per i suoi discepoli: “Se cercate me, lasciate andare questi”. Anch’essi dissero a chi li catturava “qui siamo noi i Sacerdoti, ma non toccate i giovani”. I terroristi di “Sendero Luminoso” uccisero i missionari perché secondo loro: “ingannavano il popolo”, “Predicavano la pace”,“addormentavano la gente dando da mangiare”, cosi che non trovassero la spinta e il desiderio di fare "la rivoluzione”. “La religione è l’oppio del popolo, un modo di dominarlo” (secondo il famoso detto marxista!). 


Miguel era un uomo di profonda fede, semplice, un uomo di preghiera, evangelizzatore e solidale. Amava molto la Vergine ed era vicino ai giovani e ai bambini per mezzo della musica, nella quale aveva grandi doti. Zbigniew aveva doti organizzative e molto senso di responsabiltá. Amava la natura, voleva servire gli altri, aveva una fede profonda e una vera passione per la figura di San Massimiliano Kolbe. Miguel y Zbigniew non ci hanno lasciato un testamento “formale”; sono stati sorpresi da sorella morte, in piena corsa. Lasciarono il testamento che rappresenta e riassume l’identità di tante vite e morti anonime che credevano, lottavano e lavoravano per i valori del Regno in Perù e in molte altre parti del mondo, nelle varie situazioni storiche, politiche, culturali, ideologiche. 


La morte da martiri di Miguel e Zbigniew è un fatto, non un discorso; come lo fu l’abbraccio di Francesco al lebbroso, o il sorriso di Giovanni Paolo I, o il passo silenzioso di Massimiliano Kolbe per Auschwitz, o la fuga di una donna africana dal suo paese con il poco che ha sulla testa e i suoi figli stretti per mano, o l’uomo che vedeva la sua casa divorata dalle fiamme… Sono fatti e gesti che umanizzano gli uomini, risvegliano in noi una sana passione per l’autenticità, mostrano il volto di Gesù, che continua a dirci: “Seguimi”.

Seguimi...

Seguimi....
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Per approfondire la nostra Realtà Missionaria Francescana , visita il sito dell' Ordine dei Frati Minori Conventuali