giovedì 31 gennaio 2013

Francescani... in tutte le lingue del mondo!



Un bel video curato dal nostro Messaggero di Sant'Antonio in lingua spagnola, ci fa sentire in modo intenso il respiro sempre più internazionale del nostro Ordine. A partire dalle parole del rieletto Ministro Generale, 119° successore di san Francesco, fra' Marco Tasca, possiamo sentire cosa significa essere una "famiglia mondiale" convocata dalla Parola del santo Vangelo: essere tanti sparsi nel mondo, con radici antiche a immerse in un passato ricco di santità, con una bella vivacità spirituale che anima il presente, mentre ci spingiamo in avanti per volare nel futuro con le ali spiegate!
I frati intervistati – di diversi paesi del mondo – ci danno il gusto di ciò che si sta vivendo in questo mese in Assisi con il 200° Capitolo Generale della storia dell'Ordine. Alcuni di loro sono frati in cammino di formazione, altri sono già immersi nel lavoro apostolico e nella missione, alcuni sono capitolari e rivestono delicati ruoli di animazione della vita dei frati in varie parti del mondo e in alcuni snodi fondamentali come Assisi e Roma.

Il Ministro Generale con i suoi più stretti collaboratori.

domenica 27 gennaio 2013

Una preghiera per me

Cari amici, vi chiedo una preghiera per i prossimi giorni. Sarò infatti assente per partecipare agli Esercizi Spirituali e rinsaldare anche la mia di vocazione!! Insieme a frate Simone vivrò un'esperienza di Eremo a S. Romedio (santuario trentino), fra i boschi e le montagne innevate: decisamente un luogo splendido e ideale per avvicinarsi al Signore. Pertanto diserterò per tutta la settimana che viene anche il blog,. ma credo che..meriti anche lui..un po' di sano "riposo". Vi benedico. frate Alberto

ps. sotto ecco un video dal Capitolo Generale



Giornata della memoria con P. Kolbe

Pace e bene a voi cari giovani amici.
Si celebra domenica 27 gennaio la Giornata della Memoria.
 Non serve essere Ebrei o figli di deportati per ricordare con dolore tutti gli eventi e gli orrori che questo giorno risveglia! Ci è utile non dimenticare quello di cui è capace la natura umana e un mondo in guerra con se stesso e il prossimo, da sempre. Mi piace, al riguardo,  riproporvi brevemente la vicenda umana e spirituale di S. Massimiliano Kolbe (frate francescano Minore Conventuale - dellla mia famiglia religiosa). P. Kolbe infatti, pur in mezzo all'odio e al male  più oscuro e feroce, che sovrastava Auschwitz e che tutti stritolava con ferocia inaudita, seppe portare in quel campo di stermino una LUCE di amore e di speranza. Con il suo gesto estremo di gratuità, mostrò la debolezza e la banalità del male di fronte alla grandezza dello Spirito; manifestò, oltre ogni nihilismo, la presenza  di un Dio buono e giusto più forte di ogni sopruso e sopraffazione; annunciò la grandezza e la libertà irriducibile dell'uomo e della sua coscienza oltre ogni violenza. In questo grande amore, che lo portò ad offrire la sua vita, P. Kolbe  ebbe una grande ispiratrice: l'Immacolata. Alla Vergine sempre ispirò la sua esistenza fino al dono totale di sè. Lo straordinario amore per Maria, che caratterizzò p. Kolbe ed è specifico di noi frati francescani, guidi anche ciascuno di voi , nella vostra ricerca  vocazionale. L'Immacolata vi aiuti a dire, con gioia e prontezza, il vostro SI' alla chiamata del Signore.
Vi benedico. Frate Alberto da Padova


Massimiliano Kolbe - al battesimo Raimondo - nasce l'8 gennaio del 1894a Zdunska Wola non molto lontano da Lodz (Polonia), figlio di Giulio e Maria Dabrowska.
Nella sua adolescenza, si sente affascinato dall'ideale diSan Francesco d' Assisi ed entra nel seminario minore dei Frati Francescani Minori Conventuali di Leopoli.

Dopo il noviziato è inviato a Roma, al Collegio Internazionale dell'Ordine, pergli studi ecclesiastici. Nell'anno 1915 consegue il diploma in filosofia e nel 1919 in teologia.
Mentre l'Europa è sconvolta dalla Prima Guerra Mondiale, Massimiliano sogna una grande opera al servizio dell'Immacolata per l'avvento del Regno di Cristo. La sera del 16 ottobre 1917, fonda con alcuni compagni la "Milizia dell'Immacolata". Il suo fine è la conversione e la santificazione di tutti gli uomini attraverso l'offerta incondizionata alla Vergine Maria. Nel 1918 è ordinato sacerdote e nel 1919, completati gli studi ecclesiastici, ritorna in Polonia per iniziare a Cracovia un lavoro di organizzazione e animazione del movimento della Milizia dell'Immacolata. Come strumento di collegamento tra gli aderenti al movimento fonda la rivista "Il Cavaliere dell'Immacolata". Nell'anno 1927 stimolato dal notevole incremento di collaboratori consacrati e dal crescente numero di appartenenti alla M.I., trasferisce il centro editoriale a Niepokalanow, o "Città dell'Immacolata", vicino Varsavia, dove saranno accolti più di 700 religiosi, che si dedicano all'utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale per evangelizzare il mondo.

Nell'anno 1930 con altri quattro frati, parte per il Giappone, dove fonda "Mugenzai no Sono" o "Giardino dell'Immacolata", nella periferia di Nagasaki, e stampa una rivista mariana. Questa "città" rimase intatta quando nel 1945 esplose, a Nagasaki, la bomba atomica. Nel 1936, rientra in Polonia, sollecitato dalla crescita della comunità religiosa e dall'espansione dell'attività editoriale: undici pubblicazioni di cui un quotidiano di grande ripercussione nella classe popolare con una tiratura 228.560 copie e il Cavaliere con un milione di copie. Il primo settembre del 1939, scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Anche Niepokalanow è bombardata e saccheggiata. I religiosi devono abbandonarla. Gli edifici sono utilizzati come luogo di prima accoglienza per profughi e militari.
Il 17 febbraio 1941 Padre Kolbe è arrestato dalla Gestapo e incarcerato nel carcere Pawiak di Varsavia. Il 28 maggio dello stesso anno è deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, nel quale gli viene assegnato il numero 16670.
Alla fine di luglio avviene l'evasione di un prigioniero. Come rappresaglia il comandante Fritsch decide di scegliere dieci compagni dello stesso blocco, condannandoli ingiustamente a morire di fame e di sete nel sotterraneo della morte.

Con lo stupore di tutti i prigionieri e degli stessi nazisti, Padre Massimiliano esce dalle file e si offre in sostituzione di uno dei condannati, il giovane sergente polacco Francesco Gajowniezek.
In questa maniera inaspettata ed eroica Padre Massimiliano scende con i nove nel sotterraneo della morte, dove, uno dopo l'altro, i prigionieri muoiono, consolati, assistiti e benedetti da un santo.
Il 14 agosto 1941, Padre Kolbe termina la sua vita con un'iniezione di acido fenico. Il giorno seguente il suo corpo è bruciato nel forno crematorio e le sue ceneri sparse al vento.



Il 10 ottobre 1982, in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II dichiara "Santo" Padre Kolbe, proclamando che "San Massimiliano non morì, ma diede la vita...." 



(testi tratti da: missionedell'Immacolata)

sabato 26 gennaio 2013

La missione dei frati francescani

Cari amici, a voi tutti l'augurio francescano di PACE e BENE. Vi siete mai chiesti come S.Francesco "inventi" questo saluto? E ugualmente, vi siete mai domandati perchè ad una certo punto del suo cammino vocazionale, decida di compiere certi gesti "assurdi" come : lasciare tutto, vendere i suoi beni, vestirsi poveramente, scegliere l'essenzialità, l'andare a predicare fra la gente in letizia ed umiltà, annunciare e portare la Pace...?? A motivare queste scelte così radicali, fu semplicemente la decisione di imitare perfettamente in tutto Gesù e di obbedire "alla lettera" ad ogni Sua Parola. Il Vangelo gli aveva ormai "TRAFITTO" il cuore e non poteva fare altro! 
Trascrivo pertanto anche per voi il testo evangelico di questo sabato (26 gennaio), tratto da Luca (10,1-11) che tanto ispirò S. Francesco nelle sue decisioni (vedi sotto il racconto tratto dalla sua biografia) . Se la messe, è molta..., e gli operai sono pochi; sono infatti certissimo che questa stessa Parola di Vangelo che trafisse il cuore del Poverello di Assisi, non mancherà di provocare il cuore di qualcuno di voi, anzi LO TRAFIGGERA'..; ed allora sarà impossibile dire di NO alla chiamata del Signore. 
Vi benedico. frate Alberto

DAL VANGELO DI LUCA (10,1-12)
1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11“Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. 

Giovani frati a Camposampiero ( PD) - Santuario Antoniano "del Noce"
"Andate: ecco io vi mando..."
Dalla vita di san Francesco (Fonti Francescane 1051-53)
Nella chiesa della Vergine Madre di Dio dimorava, dunque, il suo servo Francesco e supplicava insistentemente con gemiti continui Colei che concepì il Verbo pieno di grazia e di verità, perché si degnasse di farsi sua avvocata. E la Madre della misericordia ottenne con i suoi meriti che lui stesso concepisse e partorisse lo spirito della verità evangelica. Mentre un giorno ascoltava devotamente la messa degli Apostoli, sentì recitare il brano del Vangelo in cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di vita evangelica, dicendo: Non tenete né oro né argento né denaro nelle vostre cinture, non abbiate bisacce da viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone. Questo udì, comprese e affidò alla memoria l'amico della povertà apostolica e, subito, ricolmo di indicibile letizia, esclamò: “ Questo è ciò che desidero questo è ciò che bramo con tutto il cuore! ”. Si toglie i calzari dai piedi; lascia il bastone; maledice bisaccia e denaro e, contento di una sola tonachetta, butta via la cintura e la sostituisce con una corda e mette ogni sua preoccupazione nello scoprire come realizzare a pieno le parole sentite e adattarsi in tutto alla regola della santità, dettata agli apostoli. Da quel momento l'uomo di Dio, per divino incitamento, si dedicò ad emulare la perfezione evangelica e ad invitare tutti gli altri alla penitenza. I suoi discorsi non erano vani o degni di riso, ma ripieni della potenza dello Spirito Santo: penetravano nell'intimo del cuore e suscitavano forte stupore negli ascoltatori. In ogni sua predica, all'esordio del discorso, salutava il popolo con I'augurio di pace, dicendo: “ Il Signore vi dia la pace!" Aveva imparato questa forma di saluto per rivelazione del Signore, come egli stesso più tardi affermò. Fu così che, mosso anch'egli dallo spirito dei profeti, come i profeti annunciava la pace, predicava la salvezza e, con le sue ammonizioni salutari, riconciliava in un saldo patto di vera amicizia moltissimi, che prima, in discordia con Cristo, si trovavano lontani dalla salvezza. In questo modo molti incominciarono a riconoscere la verità della dottrina, che l'uomo di Dio con semplicità predicava, e della sua vita. Alcuni incominciarono a sentirsi incitati a penitenza dal suo esempio e ad unirsi a lui nell'abito e nella vita, lasciando ogni cosa.


venerdì 25 gennaio 2013

La vita di San Francesco...a fumetti

Pace e bene cari amici. In questi giorni in cui ad Assisi si celebra il Capitolo Generale per eleggere il 120° successore di S. Francesco, mi piace riproporvi  l'origine e la genuinità della vocazione francescana, così come è narrata nei Fioretti. Si tratta di un antico testo ( sec. XV)  che ricostruisce i primi tempi dell'esperienza francescana, spesso con un alone fiabesco e serafico. Al centro della narrazione è S. Francesco costante esempio di una vita evangelica, fondata sui valori fondamentali dell'umiltà, della carità, dell'amor di Dio, della rinuncia ai beni del mondo e dell ' incontro fraterno con tutti gli uomini, gli animali e gli elementi del creato. Ho rivisto con gioia questo filmato che ora ripropongo anche a voi: mi pare infatti, che i Fioretti bene interpretino quel desiderio di vita semplice in Gesù, quello slancio, quella poesia, quel fascino che emana da S. Francesco, e che spesso sta alla base di tante scelte alla vita religiosa. 
Vi benedico. frate Alberto


QUALI PASSI PER DIVENTARE FRATE FRANCESCANO?

Cari amici, il Signore vi dia pace. Vi ripropongo oggi uno dei post più richiesti e utili ai giovani "in ricerca". Nelle molte mail che mi giungono infatti,  mi si chiede continuamente come discernere la vocazione e quali siano i passi per diventare un frate francescano. Di seguito ecco una sintesi del cammino. Vi benedico. Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto 



SIGNORE

COSA

VUOI

CHE

IO

FACCIA ?





Quante domande nascono nel cuore quando ci si mette in ascolto!
«Signore, cosa vuoi da me? Cosa vuoi che io faccia? Qual è il tuo disegno su di me?».
Se vuoi conoscere qual è il cammino che un giovane può compiere per donare la sua vita al Signore come frate francescano, ecco le tappe più importanti.

1) I primi passi: mettersi in ascolto
«Seguimi»
Il «segreto» che dà inizio ad ogni “storia vocazionale” può forse essere brevemente descritto come un incontro vivo, un trovarsi "faccia a faccia" con il Signore, riconosciuto come buono e affidabile, pieno di attenzione e di benevolenza. È l’esperienza dell’amicizia profonda con cui Dio sa attirare ai suoi disegni i suoi figli e ancora rivolgere un invito : «Seguimi».
Il «Gruppo san Damiano»
Quando un giovane intuisce questa chiamata misteriosa del Signore e un fascino del tutto particolare verso la «forma di vita» tracciata da San Francesco, può chiedere di iniziare un cammino di discernimento con il «Gruppo San Damiano»: un percorso con altri giovani "in ricerca"che dura circa un anno , con incontri mensili  guidati da alcuni frati ( il corso è attivo in varie parti d'Italia). Avrà in tal modo la possibilità di essere accompagnato nella direzione spirituale, di pregare in fraternità, di confrontarsi, di vivere momenti di ritiro e di silenzio e di sperimentare occasioni di servizio e volontariato. In questo tempo si ha pure  la possibilità di passare periodi prolungati in alcune nostre Comunità e conoscere così più da vicino (e in libertà) la vita francescana. 

2) La formazione francescana
Il «Postulato»
L’entrata «ufficiale» in convento si ha con l’ingresso in Postulato. Accanto ad una comunità di frati vive il gruppo dei postulanti, quei giovani, cioè, che, concluso “il Gruppo San Damiano”, hanno chiesto di proseguire il cammino francescano, conducendo una vita il più possibile vicina a quella dei frati stessi. È un periodo di due anni in cui si possono assaporare in maniera significativa e bella, alcuni dei valori fondamentali della vita francescana: l’ascolto del Signore, soprattutto nella preghiera comunitaria e personale; la fraternità; il servizio nella dedizione di sé all’altro. Il Postulato a cui noi facciamo riferimento per tutte le regioni del Nord Italia ( Emilia Romagna compresa) si trova a Brescia, nel Convento San Francesco. Per le regioni del Centro si trova ad Osimo nelle Marche e per il Sud a Benevento.
Il «Noviziato»
Si tratta di un anno particolare, vissuto presso la Tomba di San Francesco e la sua Basilica  in Assisi, in cui si privilegiano soprattutto due aspetti. In primo luogo la vita di preghiera: oltre alla Liturgia delle Ore, molto tempo viene trascorso a contatto con la Parola di Dio , nell’adorazione eucaristica, nella meditazione personale. L’altra dimensione che trova in quest’anno una accentuazione notevole riguarda il discernimento personale, ossia l’impegno di un confronto frequente con il frate maestro che accompagna i giovani in questo cammino.
Durante il Noviziato, inoltre si affrontano tematiche relative ad aspetti fondamentali della vita consacrata, si approfondiscono la vicenda biografica e spirituale di San Francesco e quella di altre figure importanti del nostro Ordine francescano, come Sant’Antonio di Padova, S. Massimiliano Kolbe, S. Chiara d’Assisi. Il Noviziato ha come meta la "Professione semplice", quando il giovane veste il Saio francescano e pronuncia i voti di povertà, castità e obbedienza  come prescrive la Regola. Può così proseguire ulteriormente la sua ricerca e la sua formazione da frate per tre anni, in vista di una promessa e di un'adesione definitiva per la vita (la Professione solenne).


«Il Post-Noviziato»
Inizia il periodo più lungo della formazione alla vita francescana. È un tempo di almeno quattro, cinque anni, trascorso (per i giovani frati del Nord Italia) in un Convento-Seminario (S. Antonio Dottore), a Padova, accanto alla Basilica di S. Antonio, straordinario discepolo di S. Francesco. Altre case formative e di studio della teologia sono ad Assisi e a Roma. Qui il cammino dei giovani frati è finalizzato soprattutto al discernimento sulla Professione definitiva (detta "Solenne") dei voti di povertà, castità e obbedienza. Contemporaneamente, per i giovani anche con tale chiamata, prosegue un discernimento più intenso per poter ricevere gli «Ordini Sacri» e quindi diventare Sacerdoti di Cristo. La quotidianità ordinaria, la semplicità della vita, le fatiche umili e discrete, divengono il «banco di prova» per verificare se questa vita è davvero ciò a cui il Signore chiama.
Quali sono gli ambiti in cui il giovane frate può sperimentarsi? Sono quelli della fedeltà nella preghiera; nella fraternità vissuta con gioia e semplicità; la serietà nel proprio accompagnamento spirituale; lo studio fatto con impegno; i diversi tipi di servizio a carattere pastorale e socio-caritativo o missionario; uno stile di vita semplice e povero; la letizia come atteggiamento fiducioso di abbandono nelle mani della Provvidenza.


3) La Professione Solenne 
Eccoci dunque al termine di questi primi anni di vita francescana! Con la “Professione Solenne il giovane frate entra a far parte definitivamente della nostra famiglia dei Frati Minori Conventuali, per continuare, con la grazia del Signore, ad essere gioioso testimone del Vangelo! Contemporaneamente, alcuni dei medesimi frati (concluso il discernimento anche su tale chiamata) ricevono l'Ordinazione Sacerdotale.

4) A servizio del regno di Dio
A questo punto, il giovane frate, è chiamato alla prima "obbedienza" ed è inviato in una delle nostre comunità operanti in molteplici e diversi settori: pastorale-parrocchiale, ma anche caritativo, santuariale, missionario, culturale, sociale...C'è dunque spazio per ogni sensibilità e attitudine e disponibilità!  E...qui, inizia, con l'aiuto di Dio e dei fratelli, un altro appassionante tratto di strada.
===========================================

CONTATTI
Caro amico in ricerca, mi pare importante una sottolineatura: l'itinerario formativo sopra indicato pur facendo esplicito riferimento all'iter dei Frati Francescani del Nord Italia,  è sostanzialmente uguale nell'intera area italiana. 
Se desideri indicazioni di cammini vocazionali e contatti con frati di altre zone d'Italia, scrivimi pure, sarò ben lieto di suggeriti dei confratelli a te vicini che possano darti una mano.
Ti benedico. frate Alberto 

fr. Alberto Tortelli: 380.4199437; fra.alberto@davide.it
c/o Basilica di Sant'Antonio - Padova
http://www.vocazionefrancescana.org/


Postulato. Convento San Francesco. Brescia
fr. Alessandro Perissinotto: 345.6521530; alessandro.perissinotto@ppfmc.it

giovedì 24 gennaio 2013

Ad Assisi...è sorto un sole

Cari amici , il Signore vi dia pace. 
Ringrazio i moltissimi che mi scrivono e apprezzano il blog. Devo dire che questo mi aiuta a proseguire in un servizio ai giovani a volte oneroso, ma sempre bellissimo. Vi affido anche quotidianamente al Signore nella ricerca della vostra vocazione e della strada buona per ciascuno di voi. 
In questi giorni si sta svolgendo ad Assisi, presso la tomba di san Francesco e la sua Basilica, il 200° Capitolo Generale dei frati Francescani Minori Conventuali. In particolare, il  29 gennaio avverrà l'elezione del successore del Serafico Padre a guida dell'intero Ordine diffuso in ben 65 nazioni. Assisi, è ancor più in questi giorni il cuore del francescanesimo, e dal mondo intero si guarda a questa piccola città, che ha regalato alla chiesa e all'umanità "un Sole" (così il sommo poeta Dante chiama S. Francesco). Invitandovi alla preghiera per questo appuntamento tanto importante per noi frati, vi regalo uno stupendo video su Assisi realizzato da un confratello insieme ad alcuni versetti tratti dal "Paradiso", della Divina Commedia, in cui Dante celebra S. Francesco. 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto



Testo ( Paradiso - Canto XI, 45-54) 
Intra Tupino e l’acqua che discende 
del colle eletto dal beato Ubaldo, 
fertile costa d’alto monte pende,                                    45

onde Perugia sente freddo e caldo 
da Porta Sole; e di rietro le piange 
per grave giogo Nocera con Gualdo.                             48

Di questa costa, là dov’ella frange 
più sua rattezza, nacque al mondo un sole, 
come fa questo tal volta di Gange.                                 51

Però chi d’esso loco fa parole, 
non dica Ascesi, ché direbbe corto, 
ma Oriente, se proprio dir vuole.                                    54

Parafrasi al Testo
Fra il fiume Topino e il Chiascio, che scorre dal monte Ausciano dove il beato Ubaldo pose il suo eremo, digrada la fertile costiera di un alto monte (il Subasio), dal quale Perugia sente il freddo e il caldo dal lato di Porta Sole; e dalla parte opposta piangono, perché in posizione più svantaggiosa, Nocera Umbra e Gualdo Tadino.

Da questa costiera, nel punto in cui essa diventa meno ripida (ad Assisi), nacque un Sole per il mondo (Francesco) come questo (il Sole vero e proprio) talvolta nasce dal Gange.

Dunque, chi parla di questo luogo, non lo chiami "Assisi", poiché direbbe poca cosa, ma lo chiami "Oriente", se proprio vuole parlarne.

mercoledì 23 gennaio 2013

Triduo Pasquale 2013


Giovani al Triduo Pasquale 2013

con i frati francescani 


BASILICA DI S. ANTONIO (Padova)
Dal pomeriggio del Giovedì Santo (28 marzo) 
alla Domenica di Pasqua 
(Giovani dai 17 - 30 anni - ragazzi e ragazze).

Quattro "buoni" motivi per partecipare:
1) Per condividere una fortissima esperienza di fraternità e di preghiera con altri giovani e la comunità francescana "del Santo" (frati Minori conventuali ) in uno dei più importanti e antichi conventi francescani del mondo (più di 50 frati).
2) Per comprendere e vivere in modo più intenso e profondo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, grazie alle splendide liturgie e alle catechesi offerte.
3) Per conoscere più da vicino alcune opere di "resurrezione" a cui i francescani si dedicano in favore dei più poveri.
4) Per stare accanto alla tomba del Santo più amato e conosciuto : S. Antonio.
Ecco alcuni video sulla traslazione del corpo del Santo (2010)

============================================
N,.B.: L'esperienza può essere vissuta solo UNA volta : sia per dare a molti giovani questa possibilità unica, sia perchè è bene che il Triduo Pasquale sia solitamente celebrato nella propria comunità ecclesiale.

Vedi Programma Dettagliato
Per ogni informazione e l'iscrizione scrivimi al più presto (fino ad esaurimento posti) 
Mail: fra.alberto@davide.it

martedì 22 gennaio 2013

Perchè i Voti dei frati?

Pace e bene a voi cari amici, 
oggi ho ricevuto una mail da Gianluca che da un lato ammette di essere attratto da una scelta di consacrazione nella vocazione francescana ( ha conosciuto i frati ad Assisi), dall'altra fatica a comprendere il senso vero dei VOTI (castità, povertà e obbedienza) e il loro "per sempre" che lo spaventa molto. Riporto di seguito la mia risposta .
Il Signore vi benedica. frate Alberto

S. Francesco accoglie S. Chiara
Perché per diventare frati e religiosi, 
si richiedono i voti di castità , povertà e obbedienza?

Carissimo Gianluca, per rispondere alla tua domanda mi affido alle parole dell'amato papa Giovanni Paolo II ( In Vita Consecrata 16) quando parlando dei religiosi e dei voti di castità, povertà e obbedienza così scrive:
"Nella vita consacrata, non si tratta solo di seguire Cristo con tutto il cuore, amandolo «più del padre e della madre, più del figlio o della figlia» (cfr Mt 10, 37), come è chiesto ad ogni discepolo, ma di vivere ed esprimere ciò con l'adesione «conformativa» a Cristo dell'intera esistenza (...). Attraverso la professione dei consigli evangelici ( i Voti), infatti, il consacrato non solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si preoccupa di riprodurre in sé, per quanto possibile, «la forma di vita, che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo». Abbracciando la verginità , egli fa suo l'amore verginale di Cristo e lo confessa al mondo quale Figlio unigenito, uno con il Padre (cfr Gv 10, 30; 14, 11); imitando la sua povertà, lo confessa Figlio che tutto riceve dal Padre e nell'amore tutto gli restituisce (cfr Gv 17, 7.10); aderendo, col sacrificio della propria libertà, al mistero della sua obbedienza filiale, lo confessa infinitamente amato ed amante, come Colui che si compiace solo della volontà del Padre (cfr Gv 4, 34), al quale è perfettamente unito e dal quale in tutto dipende"(..).
Ecco allora caro Gianluca il senso profondo di una scelta tanto esigente: il consacrato, il frate francescano , non solo vuole seguire Gesù, ma imitarlo in tutto, anche nel suo stile, nelle sue scelte, nel suo modo di porsi, nel suo modello di vita. Il religioso è dunque colui che cerca con tutto se stesso di vivere perennemente "in Cristo, con Cristo, per Cristo" e "come Cristo", scegliendo la verginità, la povertà e l'obbedienza, proprio come fece Lui. Tutto infatti ciò che appartiene a Gesù è divino e santo e bello e degno di essere imitato e seguito e  i religiosi desiderano riproporre e ripresentare visibilmente la Sua "forma di vita".  Al riguardo, l'esempio di San Francesco è emblematico, egli si impegnò a tal punto nell'imitare "perfettamente" Gesù, da essere definito dai suoi contemporanei: l'Altro Cristo!
Certo, questo slancio e impegno altissimo non avviene in forza delle povere forze dell'uomo, ma per la potenza dello Spirito Santo e in virtù di una chiamata speciale a cui un religioso cerca di rispondere con amore e fedeltà ogni giorno. Un cammino impegnativo e bello, dove il primo ad essere fedele è Gesù stesso: Lui ha bussato infatti un giorno alla porta di S. Francesco come di S. Chiara, come anche oggi al cuore di ogni frate o suora, o monaco..e certo non li abbandona!!.
Se dunque caro Gianluca, il Signore ha bussato anche al tuo cuore, allontana da te ogni timore e spalanca la tua porta, lascialo entrare e "cenare" con te; lascia che ti parli e ti inviti...Fidati, perché Lui si fida di te!

Ti benedico e incoraggio. frate Alberto

Ecco sto alla porta...e busso

lunedì 21 gennaio 2013

La vita consacrata, una sovrabbondanza di gratuità.

Pace e bene a tutti voi cari giovani amici, 
che ogni giorno seguite con simpatia questo blog sulla "vocazione" religiosa e consacrata e in particolare sulla vocazione francescana. Prossimamente, il 2 febbraio, si celebrerà in tutta la chiesa proprio la "Giornata della vita consacrata", dedicata dunque a tutte quelle donne e quegli uomini, quelle suore o frati o monache o monaci, che hanno interamente consegnato la loro vita al Signore Gesù, PER AMORE !
Vi invito fin da ora a ricordarli, a ricordarmi (ci sono anch'io in questa grande famiglia!) nella vostra preghiera, e magari, anche a lasciarvi interrogare da scelte tanto radicali, estreme, gratuite..; a lasciarvi affascinare.., a lasciarvi anche voi sedurre da una tale vocazione, intrapresa solo PER AMORE
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Frate Alberto

S. Nicolas: ospitale sul cammino di Santiago.
Una luce alla porta accoglie i pellegrini

 LA SOVRABBONDANZA DELLA GRATUITA'
Dall'Esortazione apostolica "Vita Consecrata" di Giovanni Paolo II 
(n°104-105-106)

104. Non sono pochi coloro che oggi si interrogano perplessi: Perché la vita consacrata? Perché abbracciare questo genere di vita, dal momento che vi sono tante urgenze, nell'ambito della carità e della stessa evangelizzazione, a cui si può rispondere anche senza assumersi gli impegni peculiari della vita consacrata? Non è forse, la vita consacrata, una sorta di «spreco» di energie umane utilizzabili secondo un criterio di efficienza per un bene più grande a vantaggio dell'umanità e della Chiesa? Queste domande sono più frequenti nel nostro tempo, perché stimolate da una cultura utilitaristica e tecnocratica, che tende a valutare l'importanza delle cose e delle stesse persone in rapporto alla loro immediata «funzionalità». Ma interrogativi simili sono esistiti sempre, come dimostra eloquentemente l'episodio evangelico dell'unzione di Betania: «Maria, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento»Gv 12, 3). A Giuda che, prendendo a pretesto il bisogno dei poveri, si lamentava per tanto spreco, Gesù rispose: «Lasciala fare!» (Gv 12, 7). E' questa la risposta sempre valida alla domanda che tanti, anche in buona fede, si pongono circa l'attualità della vita consacrata: "Non si potrebbe investire la propria esistenza in modo più efficiente e razionale per il miglioramento della società?". Ecco la risposta di Gesù: «Lasciala fare!». A chi è concesso il dono inestimabile di seguire più da vicino il Signore Gesù appare ovvio che Egli possa e debba essere amato con cuore indiviso, che a Lui si possa dedicare tutta la vita e non solo alcuni gesti o alcuni momenti o alcune attività. L'unguento prezioso versato come puro atto di amore, e perciò al di là di ogni considerazione «utilitaristica», è segno di una sovrabbondanza di gratuità, quale si esprime in una vita spesa per amare e per servire il Signore, per dedicarsi alla sua persona e al suo Corpo mistico. Ma è da questa vita «versata» senza risparmio che si diffonde un profumo che riempie tutta la casa. La casa di Dio, la Chiesa, è, oggi non meno di ieri, adornata e impreziosita dalla presenza della vita consacrata. Quello che agli occhi degli uomini può apparire come uno spreco, per la persona avvinta nel segreto del cuore dalla bellezza e dalla bontà del Signore è un'ovvia risposta d'amore, è esultante gratitudine per essere stata ammessa in modo tutto speciale alla conoscenza del Figlio ed alla condivisione della sua divina missione nel mondo. «Se un figlio di Dio conoscesse e gustasse l'amore divino, Dio increato, Dio incarnato, Dio appassionato, che è il sommo bene, gli si darebbe tutto, si sottrarrebbe non solo alle altre creature, ma perfino a se stesso e con tutto se stesso amerebbe questo Dio d'amore fino a trasformarsi tutto nel Dio-uomo, che è il sommo Amato».
105. «Che sarebbe del mondo se non vi fossero i religiosi»? Al di là delle superficiali valutazioni di funzionalità, la vita consacrata è importante proprio nel suo essere sovrabbondanza di gratuità e d'amore, e ciò tanto più in un mondo che rischia di essere soffocato nel vortice dell'effimero. «Senza questo segno concreto, la carità che anima l'intera Chiesa rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del Vangelo di smussarsi, il «sale» della fede di diluirsi in un mondo in fase di secolarizzazione». La vita della Chiesa e la stessa società hanno bisogno di persone capaci di dedicarsi totalmente a Dio e agli altri per amore di Dio (..). 
106. A voi, giovani, dico: Se avvertite la chiamata del Signore, non respingetela! Inseritevi, piuttosto, coraggiosamente nelle grandi correnti di santità, che insigni sante e santi hanno avviato al seguito di Cristo. Coltivate gli aneliti tipici della vostra età, ma aderite prontamente al progetto di Dio su di voi, se Egli vi invita a cercare la santità nella vita consacrata. Ammirate tutte le opere di Dio nel mondo, ma sappiate fissare lo sguardo sulle realtà destinate a non tramontare mai. Il terzo millennio attende il contributo della fede e dell'inventiva di schiere di giovani consacrati, perché il mondo sia reso più sereno e capace di accogliere Dio e, in Lui, tutti i suoi figli e figlie.

Dio ha sete


DIO VIENE A NOI ANCOR PRIMA CHE CI RIVOLGIAMO A LUI.
DIO HA SETE DEL NOSTRO AMORE.

Fr. TIMOTHY RADCLIFFE

venerdì 18 gennaio 2013

Il primo film su S. Francesco della Cavani

Cari amici il Signore vi dia Pace.
Considerando la mole di posta che mi giunge ogni giorno, sono arrivato alla conclusione che la vocazione francescana non è affatto in crisi. I giovani sono infatti alquanto incuriositi dalla vita dei frati; desiderano condividere spesso dei giorni con  noi in qualche nostra comunità per conoscerci meglio;  molti sono quelli che chiedono percorsi di discernimento specificatamente vocazionale. Questo grande interesse per la vita francescana scaturisce certamente dalla figura unica di San Francesco, che continua ad essere amato, che è ancora così  attuale;  la sua storia, la sua ricerca , le sue scelte evangeliche radicali sempre affascinano e inquietano.  Recentemente , il blog dei nostri giovani frati, studenti di teologia a Padova,  ha riportato  il video del primo e più  antico film di Liliana Cavani su san Francesco. Ve ne consiglio la visione perché si presta bene a molti interrogativi su Francesco, da discutere e approfondire e da cui lasciarsi provocare...
Vi benedico.  frate Alberto

Liliana Cavani - Francesco d'Assisi 1966 (completo)

È il primo lungometraggio di Liliana Cavani. Prodotto dalla Rai e trasmesso in due puntate il 6 e l'8 Maggio 1966. Consulenza storica: Boris Ulianich.

giovedì 17 gennaio 2013

Se vuoi essere perfetto...

Cari amici in cammino vocazionale il Signore vi dia pace. 
Oggi ricorre la festa di  S. Antonio abate (250 d.C.), padre del monachesimo e precursore della vita consacrata e della vocazione religiosa. Giovane ardente e desideroso di compiere la volontà di Dio (18 anni), dopo avere ascoltato l’ammaestramento evangelico Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi”, egli realizza alla lettera l'invito di Gesù;  vende così ogni suo bene e si ritira nel deserto vivendo in povertà e castità, dedicandosi alla preghiera, nella meditazione della Parola e nel lavoro umile. L'esperienza di Antonio, raccontata da un suo discepolo, S. Atanasio, si diffuse rapidamente in tutta la Chiesa suscitando nei secoli imitatori e discepoli . Anche oggi , per quanto lontana nel tempo, continua ad essere prototipo di ogni vocazione alla vita religiosa e a svelarci nel suo dinamismo, il "cuore" e "l'essenziale" e "la bellezza" di una scelta così radicale e " di perfezione" che ancora affascina tanti giovani: lasciare tutto per seguire Gesù!!
Al riguardo vi presento parte di una lunga lettera giuntami da Alessio, il quale mi pone un problema che talvolta ritorna anche nelle discussioni fra preti e religiosi e giovani "in ricerca": cosa significa questa "perfezione" che leggiamo nel Vangelo? Ve la ripropongo sperando possa chiarire i dubbi anche di altri, che su questo argomento, mi hanno scritto più volte! Vi benedico. Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto


LETTERA DI ALESSIO
Caro frate Alberto, sono un suo assiduo lettore, nonché giovane in ricerca vocazionale ..al  5° anno di medicina. Da un po' di tempo (dopo un mio ritorno alla fede con alle spalle anni di abbandono e disinteresse) mi sto interrogando sulla possibilità di una scelta di vita consacrata, affascinato dal desiderio di un di più, di una totalità, di una radicalità, che non riscontro in altri stati di vita semplicemente laicali, (anche se non nego il forte richiamo anche alla vita matrimoniale). Credo di essermi aperto a tale orientamento anche grazie ai miei studi scientifici che gradualmente mi hanno condotto verso un orizzonte di senso "assoluto", che si chiama Dio,  che solo alcuni anni fa neppure immaginavo. Anche l'impatto duro e talvolta devastante con la malattia e il male, questo pure, ha scosso in me certezze e stili accomodanti lasciando spazio ad una serie di interrogativi e di ipotesi inaspettate di sequela e di scelta vita radicali. Sono anche convinto sia stata la lettura quotidiana del Vangelo a portarmi lentamente a sentirmi amato in modo speciale da Gesù e a percepire come non assurdo l'invito a seguirlo con tutto me stesso. Ho poi nella mia storia recente, varie esperienze ad Assisi (ero all'ultimo GVA); in realtà S. Francesco mi ha da sempre affascinato (...). Ho iniziato pertanto da qualche mese un cammino di discernimento vocazionale con i frati francescani a me vicini di..(...) Parlando con il mio parroco (diocesano) di questi miei pensieri, mi sono visto con mia grande meraviglia, indirizzare parole depistanti e scoraggianti, della serie: "ma chi te lo fa fare?; puoi diventare santo e operare il bene anche e di più come  medico e padre di famiglia;  tutte le vocazioni sono uguali non è necessario che tu diventi frate; non è vero che la vita consacrata sia espressione di una "perfezione" e di una singolarità nella Chiesa; il Concilio Vaticano II ha equiparato tutte le vocazioni; oggi cè bisogno di bravi laici più che religiosi; la vita consacrata non è indispensabile per la Chiesa ecc..ecc..." Non sono un teologo né un esperto, ma le sue parole mi hanno profondamente ferito: ho visto infatti di colpo demolire e minimizzare  tutta la mia ricerca, appiattire tutta la mia tensione interiore, sgonfiare ogni mia prospettiva di Dono di me al Signore e trovare senza significato quelle famose parole di Gesù che tanto mi avevano affascinato : " se vuoi essere perfetto, va vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri poi vieni e seguimi". Vorrei sapere da lei un pensiero "certo" al riguardo. Che significa “essere perfetto”? Che valore dare a quelle parole di Gesù? Se non indicano scelte "particolari" di vita consacrata, di opzioni di vita radicali (in cui al primo posto c’è solo Gesù e niente e nessun altri), che cosa vogliono dire e a chi si riferiscono? Grazie. Alessio

RISPOSTA DI P. ALBERTO
Carissimo Alessio, grazie per la fiducia. Prima di tutto, vorrei incoraggiarti nella vocazione alla vita consacrata che stai intuendo: non lasciartela "rubare", né sminuire, né minimizzare da nessuno!! Fai comunque tesoro sempre anche delle prove e delle contestazioni, come opportunità di approfondimento e verifica per la tua scelta. Continua poi in un serio e veritiero discernimento con l'aiuto delle tue guide spirituali e in uno spirito costante di preghiera e di affidamento. 
Circa quanto mi chiedi, grazie per la domanda che mi consente di affrontare una questione sulla quale vi è spesso fra i cristiani e i giovani in ricerca (e anche tra preti e religiosi) tanta confusione. Per risponderti, mi ricollego ad un bellissimo post che proprio oggi un mio caro confratello (che ringrazio di cuore!) ha pubblicato in "Cantuale Antonianum" e che riprendo in parte. Le parole del tuo Parroco purtroppo,  spiegano in parte il perchè di una disaffezione alla vita religiosa anche nei nostri "bravi" giovani, quelli che da sempre frequentano i nostri oratori e i nostri gruppi, che fanno gli animatori e frequentano la chiesa... "Penso che qui sia all'opera quella infausta teologia della vita consacrata in voga in anni passati (e comunque combattuta da Giovanni Paolo II, anche con la famosa esortazione Vita Consecrata). Mi riferisco a quel voler appiattire tutte le vocazioni come fossero strade diverse, ma indifferenti in realtà, per cui il matrimonio, la vita sacerdotale o la consacrazione monastica e religiosa sono cammini diversi a seconda del "temperamento" del battezzato. Tutti gli stati di vita sarebbero sostanzialmente e oggettivamente uguali, quello che cambia è il soggetto che deve "scoprire" quale sia quello voluta per lui da Dio. E così si costruisce tutta una "mistica" della ricerca della propria vocazione come fosse un andare a scoprire "che cosa Dio ha già scelto", nel senso che la scelta personale non conta nulla, ma sarebbe solo un'adeguarsi (o rifiutare) il progetto di Dio. Molti rimangono smarriti davanti al dilemma: se tutte le strade fossero uguali, perché non percorrere quella più frequentata, quella del matrimonio, cioè quella "normale" e naturale invece di fare scelte umanamente "assurde" come la vita monastica? Tanto è lo stesso....!!! Non deve pertanto stupire che molti buoni e bravi giovani (anche da me conosciuti in questi anni), per quanto seriamente interpellati dal Signore ad una sequela di consacrazione e di "scelta di perfezione", proprio per questa confusione e omologazione indebita, vi abbiano rinunciato seguendo altre vie più immediate e comode, oltretutto con piena tranquillità di coscienza. Del resto, se ... tanto è lo stesso e tutte le strade sono uguali..., perchè non fare così ?!!! 
Va anche aggiunto che, tutto questo, nel cammino del soggetto che deve discernere la vocazione, può diventare opprimente o poco responsabilizzante; tutto viene comunque a ruotare solo sul "sento" oppure "non sento" la vocazione... o sul "chissà cosa Dio vuole da me??".
Invece, proprio la scelta positiva e la decisione volontaria di sant'Antonio abate ci mostrano come la vocazione alla vita consacrata sia di natura essenzialmente diversa da quella al matrimonio e ancora diversa dallo stato di vita dei ministri ordinati.
La strada dei "consigli evangelici" ( vita in povertà, castità, obbedienza), da sempre, è considerata dalla Chiesa la migliore forma di vita cristiana. Antonio abate, dunque, ha condotto un genere di vita sublime, che all'epoca era anche un "nuovo modello" di vita cristiana. Ma l'accento deve essere messo su quella che Giovanni Paolo II chiamava, con tutta la Tradizione cristiana, "l'eccellenza della vita consacrata" (cf Vita Consecrata n. 18; 32; 105). 
Infatti non dobbiamo andare a cercare quale sia, oggettivamente, il modello di vita che più si avvicina a quella di Cristo, unico e totalizzante modello del cristiano. Lo sappiamo benissimo dai Vangeli e dalla Tradizione: Gesù non era sposato, viveva poveramente e dipendendo dagli altri per vitto e alloggio, e in totale obbedienza alla volontà di Dio. I tre voti della vita consacrata vogliono riproporre gli ideali evangelici vissuti storicamente da Gesù e proposti da lui con l'esempio (lo dice anche il Concilio Vat II, cf. Lumen Gentium, 42 e 46). Certo questo genere di vita non è per tutti. Può non essere adatto, "soggettivamente", per il singolo, ma non c'è dubbio che se uno ne ha il desiderio, la possibilità umana e spirituale, e decide di lasciare tutto per seguire Gesù, per essere conforme a lui, fa sempre una cosa molto buona. Come vediamo ben attestato nel caso del Giovane ricco del vangelo di Matteo 19,16-22 (brano che, da qualche decennio, con salti mortali si vorrebbe non dicesse quello che con molta chiarezza dice).
Caro Alessio, ecco dunque spiegato il senso di quell'affermazione di Gesù "se vuoi essere perfetto". Esso consiste nell'invito rivolto a qualcuno in particolare (non è per tutti) ad imitare più perfettamente e più da vicino Lui: nei suoi gesti, nelle sue parole, nei suoi sentimenti, nelle sue scelte... per vivere e operare come Lui ha vissuto. I religiosi, i consacrati, sono persone affascinate da questa possibilità; uomini e donne che decidono in tal modo di spendere tutta la loro vita.
Ti rinnovo pertanto l'invito a non scoraggiarti né a farti confondere da teorie inesatte. Se il fascino di un invito radicale di Gesù ha risuonato nel tuo cuore, seguilo con tutte le tue forze e troverai la gioia. Resto a disposizione per ogni altro chiarimento o approfondimento che riterrai necessario chiedere. 

ti benedico. frate Alberto

Professione solenne di fra Michele di fra Fabio

mercoledì 16 gennaio 2013

200° Capitolo Generale dell'Ordine Francescano

Pace e bene a voi tutti cari amici in ricerca vocazionale e simpatizzanti di "cose" francescane. Vi chiedo scusa per alcuni disguidi che recentemente hanno disturbato il blog. Questo vi dà però anche la misura dell' approccio molto "casalingo" e per niente "super-tecnologico" che sostiene questo mio servizio. Mi auguro che nonostante tutto continuiate a seguirmi con la solita amicizia e simpatia ( che molto mi aiuta e incoraggia!!).


Fra pochi giorni avrà inizio in Assisi, il Capitolo Generale dell'Ordine Francescano (il 200° nei suoi otto secoli di storia) . Si svolgerà ad Assisi, nel Sacro Convento, presso la basilica di san Francesco e la tomba del nostro Serafico Padre e nel contesto specifico dell '"Anno della Fede". La città del Poverello sarà raggiunta da oltre 140 frati in rappresentanza e per conto dei 4500 confratelli che sono oggi presenti in 65 paesi nei cinque continenti. Saranno giorni per "ricercare le cose di Dio", come ci ricorda la Regola, e condividere la gioia della fraternità e la vocazione francescana.

Il Capitolo Generale è un evento da sempre importante nella vita dell'Ordine Francescano. Vivente Francesco, questo incontro dei frati si teneva due volte l'anno: a Pentecoste e per la festa di San Michele. Tutti i frati si riunivano a Santa Maria della Porziuncola intorno a S.Francesco, che voleva conoscerli ed incontrarli tutti ad uno ad uno , per confermarli nella loro vocazione e nella loro scelta di consacrazione. Tommaso da Celano (primo biografo del santo) scrive che "Fu per Francesco desiderio costante e vigile premura mantenere tra i figli il vincolo dell'unità, in modo che vivessero concordi nel grembo di una sola madre quelli che erano stati attratti dallo stesso spirito e generati dallo stesso padre. Voleva che si fondessero maggiori e minori, che i dotti si legassero con affetto fraterno ai semplici, che i religiosi pur lontani tra loro si sentissero uniti dal cemento dell'amore" (Fonti francescane 777). Negli anni successivi, la frequenza di tale raduno fu modificata a seconda delle circostanze storiche e delle esigenze dell'Ordine. Attualmente, il Capitolo Generale viene celebrato ogni sei anni.

Ogni Capitolo Generale è prima di tutto un' esperienza di fede: cioè di ringraziamento e di lode al Signore per i suoi benefici; di supplica fiduciosa e di richiesta di perdono e misericordia per gli errori e le mancanze dei frati; di ascolto della Parola di Dio per un veritiero e umile discernimento della Sua volontà. Ed è anche una forte esperienza di fraternità , in cui tra i frati, vi è un intenso scambio di proposte e di riflessioni sulla nostra vita di consacrati, in un clima di gioia e di semplicità, sincerità e servizio. Nel Capitoli Generali i frati giungono anche a decisioni di grande importanza per la vita dell'intero Ordine, come l'elezione del Ministro Generale (il "capo" di tutti i frati del mondo") e il suo consiglio, l' adozione e il rinnovamento di leggi e regolamenti , e soprattutto vi si stabiliscono le linee e gli orientamenti che guideranno l'intero Ordine nei successivi sei anni, nella Chiesa e nel mondo.

In particolare il 29 gennaio sarà il giorno dell' elezione del Ministro Generale , il 120°successore del Serafico Padre S. Francesco.
Vi invito pertanto alla preghiera per tutti noi , chiedendo al Signore "senno e discernimento" per i frati capitolari, soprattutto attraverso la protezione della Vergine Immacolata, di San Francesco, di S. Antonio, di S. Chiara, di S. Massimiliano Kolbe e di tutti i frati dell'Ordine Francescano.

Il Signore vi benedica. A Lui sempre la nostra Lode. 
frate Alberto da Padova

Potete seguire i lavori di questi giorni, leggerne la cronaca e vederne i video caricati, cliccando:

Se siete frati iscritti al Sito dell'Ordine, potete entrare nell'area riservata dove sono i documenti.

C'è anche una pagina Facebook, con frequenti aggiornamenti curati dal sottoscritto. Non mancano poi i video su YouTube.