Vi propongo oggi una riflessione stimolata da un mail di Carlo, un ragazzo di 23 anni, studente al Politecnico di Milano, nella convinzione che la sua storia controversa sia comune a quella di tanti di voi.
Lettera di Carlo
Caro fra Alberto, grazie prima di tutto per il tuo blog, che seguo ormai da più di un anno non perdendomi neanche uno dei tuoi post. Sono Carlo, di XXX, 23 anni e studente al Politecnico di Milano (dove vivo in un appartamento con altri). Faccio anche parte da sempre di CL.
Vengo ai fatti. Nell’estate scorsa (giugno), con alcuni amici e il Curato della mia parrocchia di origine, sono stato ad Assisi: un’autentica folgorazione con la scoperta di san Francesco e il ripresentarsi nel mio cuore di un pensiero vocazionale (diventare prete) già qualche volta spuntato in me, ma sempre respinto.
Sono ritornato a settembre da solo per il corso vocazionale alla Porziuncola: altra botta stratosferica! Per alcuni mesi mi è parso di volare, quasi che tutto fosse chiaro e che anche alcuni dei miei problemi, soprattutto famigliari, fossero scomparsi. Per questo periodo tutto è andato al meglio: la preghiera facile e bella, il volontariato alla stazione centrale tutti i martedì, e un desiderio grandissimo di donarmi a Dio, tanta gioia nel cuore. Nel frattempo avevo anche iniziato a dialogare con un mio amico sacerdote del seminario per un discernimento vocazionale.
Tutto facile e liscio fino a Natale, quando sono tornato in famiglia per le vacanze. Da allora il panorama è cambiato drasticamente; sono riapparse le antiche tensioni con mio padre, la rabbia e i dissapori che mi porto verso i miei genitori separati da poco (dai quali mi sono spesso sentito incompreso), e la mia aggressività ha ripreso spazio riportandomi a vizi che credevo superati (specie in ordine alla sessualità) e a un caos interiore che mi ha fatto abbandonare la preghiera, la guida spirituale, la fiducia in me e nel Signore.
Mi sento scoraggiato e avvilito, incapace e indegno anche solo lontanamente di una vocazione religiosa. Non sento più niente e ciò che sto facendo non mi dice più nulla e il Signore mi pare lontanissimo. Anche quando tento di pregare non sento niente, quasi non avessi più voglia e non ne comprendessi il senso. Non ho più il coraggio né la voglia di andare dal mio Don. Se solo un mese fa pensavo che avrei potuto diventare prete… ora ho solo un casino dentro di me; sono scoraggiato e perso.
Grazie per la tua preghiera e per un consiglio. Ne ho proprio bisogno.
Carlo

Risposta di fra Alberto
Carissimo Carlo, grazie per la fiducia e per gli apprezzamenti. (…) Mi fa piacere che in qualche modo questo blog ti sia di aiuto e ti abbia orientato a scrivermi. Questo passo, è molto positivo e dice il tuo desiderio di farti aiutare per uscire dall’isolamento in cui ti sei un poco rintanato.
Il padre spirituale
Credo, come prima cosa, che dovresti ascoltare di più il bisogno di parlare e confrontarti e pensare quanto prima di ritornare a parlarne con serenità anche con la tua guida spirituale. Quanto è necessario infatti, in questi momenti, consigliarsi, dirsi, per non rischiare che tutto si areni e si blocchi!
Il confidarsi con la propria Guida spirituale, o almeno con un amico sincero, è sempre un grande aiuto per oggettivare e comprendere meglio le nostre sensazioni, chiamarle per nome e così provare ad affrontarle.
Quando si è in un cammino vocazionale del resto, (come nella vita), è molto normale, attraversare fasi di aridità, di fuga o delusione e scoraggiamento. La prova è, credimi, una componente ineludibile e necessaria di questo cammino! Diffido sempre di chi non manifesta fatiche o dubbi o inciampi.
Se hai bisogno di consigli su questo tema, ti invito a leggere i tanti nostri articoli che trovi a questo link.
La preghiera
Inoltre non dimenticare che ti sarà di grande utilità anche non avere paura di… “sfogarti” con Dio. Benché nell’amarezza, nella frustrazione, nell’umiliazione, puoi sempre infatti ritrovare nella preghiera un po’ di pace e serenità.
Questo affidamento e “sfogo”, lo vediamo molto frequente, per esempio, nei Salmi. Al contrario noi, quando sopravvengono momenti difficili siamo tentati di decurtare, diminuire, concludere rapidamente la preghiera, proprio perché sentiamo poco o niente. Invece dobbiamo rivolgerci sempre al Signore dicendo: “Signore, sono nella prova, ma tu sei il mio Salvatore. Mostrati Salvatore e liberatore per me stesso, qui e adesso, ti prego.”
La preghiera fiduciosa, nonostante tutto, è sempre il momento in cui facciamo passi decisivi verso una scelta più libera e autentica del nostro futuro.
Se vuoi a questo link trovi una nostra guida che ti introduce ad un metodo di preghiera.
La famiglia
Mi voglio soffermare un attimo anche sugli ostacoli a cui accenni. Mi parli del rapporto difficile con la tua famiglia. Capisco il tuo dolore e la tua sofferenza, ma permettimi di spronarti! Ricorda che la tua vita appartiene solo a te e al Signore.
E se è vero che niente e nessuno potrà mai toglierti le esperienze negative subite, è anche vero che, nonostante queste prove, niente e nessuno potrà ugualmente impedirti di condurre e dare ai tuoi giorni il senso e il significato che tu vorrai loro dare e che il Signore ti indica.
E non recriminare troppo i tuoi genitori: a 23 anni può iniziare, infatti, anche il tempo del perdono, o almeno una presa di distanza più compassionevole, più mite ed adulta nei loro confronti, insieme invece ad un’assunzione sempre maggiore da parte tua delle tue responsabilità per la tua vita, di chi tu vuoi essere. È solo il bambino o l’adolescente che non sa fare tali passi!
Ti traduco questo in termini evangelici con l’invito che Gesù rivolge a chi vuol essere suo discepolo, a “prendere la propria croce e a seguirlo” e non certo a puntare il dito sulle colpe altrui. Avrei anche molto altro da dirti poi sulle ferite, che, in uno sguardo di fede, diventano feritoie, opportunità; aprono ad insperate sensibilità e occasioni di bene! Ma solo la fede e la preghiera, sanno aiutarci in questo passaggio, a trasformare il male in bene! E poi… hai sempre un Padre nei cieli a cui guardare, e da cui lasciarti guardare con amore: non dimenticarlo mai!
Lo scoraggiamento
Lo scoraggiamento è una sensazione sempre presente prima o poi, in un cammino di discernimento. Cambia il tempo, cambia la stagione, cambia l’umore, tutto ci stanca e comincia a salire nel cuore il dubbio che stiamo per sbagliare tutto. I pensieri di scoraggiamento possono essere diversi, ma tutti conducono alla seguente conclusione: “Non serve a nulla, sono sempre come prima, non imparerò mai a pregare, non riuscirò a vincere me stesso, i miei difetti sono sempre gli stessi e il futuro rimane ugualmente nebuloso e oscuro“.
Questo ostacolo fa cadere molti. Se ci lasciamo irretire dallo scoraggiamento, veniamo disseccati interiormente e i pensieri negativi sono un piccolo bombardamento, che alla fine ci toglie il senso di tutto. Ciò vale per la preghiera, per i propositi che abbiamo fatto circa il nostro comportamento, la disciplina dei sensi (la sensualità di cui parli) e dello spirito, dell’orario, della regola di vita, dello studio, dei propositi di carità e di servizio.
Ma come si vince lo scoraggiamento? Lo scoraggiamento si vince, “tenendo duro”, lottando, con pazienza e coraggio e fedeltà e tenacia, nonostante tutto! Come quando si sta salendo lungo un sentiero di montagna e si avverte improvvisamente un crampo o il freddo. Tenere duro è la sfida decisiva.
È il momento in cui posso provare al Signore di amarlo, e insieme provare a me stesso se veramente voglio fare qualcosa di autentico. È un atto deciso e coraggioso che, a questo punto, diventa già risolutivo dello scoraggiamento, della insensibilità, del disagio provato. La lotta dunque, è parte del cammino di discernimento!!
Il “non-sentire”
Un altro ostacolo a cui accenni è quello in cui dici: “Non sento più niente, ciò che sto facendo non mi dice più niente”. Quello che prima facevi volentieri e ti veniva naturale – preghiera, momenti di dedizione, di sacrificio – adesso non ti dice più nulla: “Prego e non sento niente, cerco di fare il bene e non sento niente, quasi non avessi più voglia”.
Si tratta di un ostacolo veramente letale, perché, quando viene preso troppo sul serio, ci si arrende e ci si ritira. In realtà, carissimo Carlo, “il tuo sentire” o “non sentire” non è il tuo comandante, il tuo capo, il timone della tua vita; è il Signore che comanda e sei solo tu che puoi decidere di servirlo, di seguirlo, oppure no!
Non è dunque “ciò che senti” o che “non senti” che allarga il cuore o lo restringe, bensì il Signore che agisce nella tua libertà, a Lui donata. Dunque, ancora una volta assumiti la tua responsabilità davanti alla tua vita e al Signore, nonostante ogni sentire maligno!
Carissimo Carlo, ecco dunque alcuni pensieri, scritti cercando di immaginare la tua situazione al meglio. Certamente il tuo Padre spirituale saprà essere più puntuale e vicino. Fai tesoro di quello che ti pare sensato e buono, tralascia quanto ti pare eccessivo e inutile. Ma sai, non è facile dialogare solo per lettera, senza potersi guardare negli occhi. Al riguardo, se vorrai un incontro personale, mi troverai senz’altro disponibile.
Concludo con un invito incoraggiante che traggo dalla prima Lettera di Giovanni (1Gv 2,13-14): “Scrivo a voi giovani, perché avete vinto il male (…) Ho scritto a voi giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il Maligno”.
fra Alberto – info@vocazionefrancescana.org
















