Nel nostro viaggio alla scoperta dei luoghi di San Francesco, eccoci giunti nel luogo dove realtà e fantasia si incontrano: il Santuario del Sacro Tugurio, a Rivotorto.
“Fantasia” perché in questo luogo nulla risale all’epoca di San Francesco, e pur ammettendo che iniziare una storia in questo modo sia un po’ desolante vi chiedo di fidarvi di me.
Il bel santuario in stile neogotico affidato oggi alle cure dei frati Minori Conventuali risale infatti al 1854, mentre il vero e proprio tugurio al suo interno è addirittura del 1926, nonostante alcune attestazioni ci riportino che un tugurio in quel luogo esisteva già dal 1455.

Un crocevia di cammini
Non è un’oasi di pace come San Damiano o un’isola di raccoglimento come l’Eremo delle Carceri, e nemmeno un antico palazzo vescovile come Santa Maria Maggiore: è un modesto convento che guarda praticamente sulla strada statale, un crocevia di cammini tra Assisi, Santa Maria degli angeli e Spello.
“Dimorava allora il Padre con i suoi figli in un luogo vicino ad Assisi, chiamato Rivo Torto, dove sorgeva un tugurio abbandonato da tutti: una stamberga così angusta, che solo a gran fatica potevano sedersi e distendersi. Spessissimo erano privi di pane, e si nutrivano di rape ottenute in elemosina mendicando qua e là. L’uomo di Dio aveva scritto i nomi dei fratelli sulle travi del tugurio, così che, chiunque volesse riposare o pregare, potesse riconoscere il proprio posto, senza far rumore e turbare il raccoglimento, in un rifugio tanto piccolo e stretto…” (Leggenda dei Tre Compagni XIII, 55 – FF 1464)
“Cammini”: ecco un buon punto di partenza per la riflessione che questo luogo quasi ci impone.
In questo luogo di materialmente originale c’è solo il nome, Rivo Torto, luogo presso il quale (stando ai documenti del Comune di Assisi) Pietro di Bernardone possedeva dei campi e delle vigne e da dove suo figlio Francesco partì nel 1209 in direzione di Roma con dieci compagni per andare dal Papa Innocenzo III.
Ecco dunque il primo cammino, quello dell’incertezza: la paura che il grande Papa Innocenzo III scambiasse Francesco e i suoi poveri compagni per degli eretici era solidissima, e si dice che fu solo grazie a un sogno che il papa stesso fece una notte, nel quale vide Francesco reggere sulle spalle la Chiesa di Roma, a convincerlo a benedire quella nuova santa avventura.
Un cammino fatto di timori e angosce, ansie e tribolazioni che quel piccolo gruppo di amici visse unito, consci che a vegliare su ognuno di loro c’era Sorella Provvidenza e soprattutto gli altri confratelli partiti tutti assieme proprio da Rivotorto.

Dove nacque la proto-regola
Mi piace pensare al Tugurio come il silenzioso custode dell’ispirazione di Francesco di Assisi e dei suoi primi compagni Pietro Cattani, Bernardo di Quintavalle ed Egidio nel voler prendere le loro vite in mano per realizzarne offerte gradite a Dio e un dono all’umanità intera.
Rivotorto è anche il luogo della genesi della Prima Regola, il suo Propositum Vitae, quel testo al limite del poetico che fu poi rimaneggiato più e più volte e trasformato nella Regola che papa Onorio III bollò nel 1223, ma che segnò fin da subito uno spartiacque tra un prima e un dopo all’interno dell’ancora microscopico ordine.

Una palestra di carità fraterna
Quello che era solo un precario punto d’appoggio per la notte, da cui partire e dove ritornare dopo la predicazione penitenziale o il servizio ai lebbrosi, divenne primo simbolo della flessibilità e dell’attenzione verso l’altro.
Un frate una notte, a causa del prolungato digiuno, si svegliò per la fame e nel silenzio svegliò anche Francesco, che per le penitenze fisiche era piuttosto rigido: ma per non far vergognare quel suo fratello si alzò e mangiò con il frate indebolito.
L’amore concreto, quello vero, mette al primo posto l’altro: non le nostre idee, non i nostri progetti, non i nostri bisogni, ma quelli di chi ci sta vicino.
Ma Rivotorto, o meglio l’idea di Rivotorto è anche imparare la fraternità nella semplicità e nell’accoglienza reciproca, che è tanto più evangelica quanto più è umana, e della quale Francesco fu massimo esempio e testimone.
È il luogo della provvisorietà, dove le cose non vanno anche se siamo stati bravi, anche se abbiamo fatto tutte bene e non abbiamo fatto del male a nessuno, e la tentazione della lamentela ci assale, dimenticandoci della Perfetta Letizia che San Francesco predicava nella buona e nella cattiva sorte. Lui però visse Rivotorto come il luogo della fiducia, perché sotto una realtà, anche spiacevole, se ne nasconde sempre un’altra, non necessariamente peggiore.

Una vita piena di sorprese
Mi fa sorridere pensare come questo luogo sia nomen-omen, Rivo-Torto: un ruscello tortuoso, un torrente pieno di anse, che ben rappresenta la difficoltà interiore che Poverello deve aver provato all’inizio della sua nuova vita e che ognuno di noi prova più di quanto non vorrebbe.
Ed è proprio questa vita sempre piena di sorprese che sorprende a sua volta Francesco e i suoi frati e li costringe ad abbandonare quel loro tugurio, in un episodio assai comico che però deve avere provocato non poco disappunto:
“…Ma un giorno, mentre i frati si trovavano colà, ecco giungere un contadino seguito dal suo somaro, con l’intenzione di entrare nel tugurio con l’animale. Perché i frati non facessero resistenza, si affacciò e disse al giumento: “Entra, entra, ché faremo del bene a questo luogo”. Il Padre santo, udendo tali parole e intuendo il proposito del villano, provò un moto di ostilità verso quell’importuno, soprattutto perché aveva fatto un gran chiasso con il suo somaro, inquietando i frati che in quel momento erano immersi nel silenzio e nell’orazione. Francesco disse loro: “Vedo, fratelli, che Dio non ci ha chiamati a preparare una stalla per l’asino, né per avere impacci con la gente, ma per andare a predicare agli uomini la via della salvezza dando dei buoni consigli, e ancor più per consacrarci all’orazione e al ringraziamento”. Lasciarono dunque quella stamberga a uso dei poveri lebbrosi, e si trasferirono a Santa Maria della Porziuncola, accanto alla quale sorgeva una casetta, dove avevano abitato prima di ottenere quella chiesa” (Leggenda dei Tre Compagni XIII, 55 – FF 1464-1465).
Il Signore ci benedica.
Giulio, 20 anni, Padova – info@vocazionefrancescana.org















