Sono passati ormai due mesi dalla canonizzazione di Carlo Acutis. Il rito è avvenuto durante una solenne celebrazione in piazza san Pietro, presieduto da papa Leone XIV, e ha visto la partecipazione di migliaia di fedeli.
Insieme a lui è stato canonizzato anche un altro giovane, Pier Giorgio Frassati. Questi giovani con la loro testimonianza c’invitano a investire bene la nostra vita a “vivere e a non vivacchiare”.
In questo articolo vogliamo evidenziare come san Francesco sia stato fonte di ispirazione per Carlo, nel vivere una santità caratterizzata da un profondo amore per la povertà, la carità, la vita spirituale. In questo ci aiuta fra Giancarlo Paris, un nostro confratello, autore del libro “Carlo Acutis. Il discepolo prediletto”.
fra Alessandro Perissinotto – fraalessandro@vocazionefrancescana.org

Non si può parlare di Carlo, senza pensare al Poverello di Assisi. Carlo si ispirava a san Francesco ed i genitori, per farlo contento, nel 2001, acquistarono una casa ad Assisi, così il ragazzo poteva trascorrete l’intera estate, nella città del suo santo preferito. Ogni giorno ne visitava la tomba e vi sostava in preghiera.
L’amore per i poveri e per il creato
Aiutava i poveri, come già faceva a Milano: sacchi a pelo, parti del cibo avanzato volutamente da tavola, per il povero accanto al portone della chiesa. In modo particolare si affezionò ad un mendicante che aveva trovato rifugio presso la Chiesa di Santo Stefano. La nonna ricorda che Carlo conobbe un uomo che da alcuni giorni dormiva all’aperto. Ogni sera faceva perciò cucinare delle pietanze da portargli, insieme ad un euro della sua paghetta. Spesso si fermava con loro a parlare e, a volte, li confortava con la sua amicizia.
San Bonaventura nella Leggenda Maggiore descrive con queste dolci parole il sentimento di San Francesco verso i poveri: “Sentiva sciogliersi il cuore alla presenza dei poveri e dei malati, e quando non poteva offrire l’aiuto, offriva il suo affetto”(FF 1142)
Oltre ai poveri, Carlo aveva una predilezione per le creature. Le coinvolgeva nei giochi, soprattutto i cani e i gatti di casa, con i quali ha girato alcuni filmati divertenti per far giocare i compagni e per alcune catechesi sulla lotta tra il bene ed il male. Dal papà aveva imparato a costruire aquiloni che faceva volare correndo sul monte Subasio. Fu Carlo a chiedere di essere sepolto ad Assisi, nella città di san Francesco, desiderio che fu esaudito dopo la sua morte.
L’amore per l’Eucaristia
L’aspetto forse più importante va però ricercato nella devozione all’Eucaristia. Sant’Antonio di Padova ed il miracolo della mula a Rimini e alcuni scritti di san Francesco sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, sono alla base della spiritualità eucaristica di Carlo.
A Carlo non piacevano le persone che parlavano sempre di sé stesse, così come non sopportava i vanagloriosi. Rimase sempre semplice e fedele ai valori cristiani senza cadere nell’orgoglio. Davanti all’Eucaristia imparò ad essere se stesso, a scoprire la propria originalità, per metterla a servizio degli altri. Una delle sue frasi più conosciute è questa: “Tutti nasciamo come originali, molti muoiono come fotocopie”.
L’amore per Gesù e per i fratelli
Carlo voleva molto bene a Gesù. Si riconosce nella figura del discepolo amato e quando riceve la comunione, immagina di appoggiare il proprio capo sul petto di Gesù, appunto, come il discepolo prediletto all’Ultima Cena. Anche san Francesco voleva molto bene a Gesù. La sua devozione coinvolgeva anche la dimensione affettiva. Le biografie ci dicono che quando pregava “parlava all’amico, scherzava amabilmente con lo Sposo”. Papa Francesco scrive che la santità “è data dalla misura che Cristo assume nella tua vita” (Gaudete et Exsultate 21). Non quindi nelle opere, ma nell’affetto che nasce tra te e Gesù.
Un ultimo tratto della spiritualità francescana di Carlo è la fraternità: amava le relazioni sia con gli adulti che con i coetanei. Era fratello e amico di tutti: gentile con i domestici, amico con i compagni di scuola, prendendosi cura di quelli che per un motivo o per un altro erano in difficoltà. Se vedeva un bambino triste, gli si avvicinava e lo portava a casa per farlo giocare. Si sedeva accanto, al compagno di scuola che era “rimasto indietro” perché straniero e lo aiutava, finchè non raggiungeva il passo della classe.
San Carlo Acutis, non un primo della classe, ma un santo della porta accanto che, attraverso la preghiera, l’affetto per Gesù e Maria, la devozione a san Francesco è diventato il santo più amato e conosciuto di questo nuovo momento della Chiesa. Ma come lui ci sono tantissime figure italiane di ragazzi e ragazze che hanno vissuto la santità: Chiara Luce Badano, Maria Cristina Cella Mocellin, Cecilia Poli, Matteo Farina, Samuele Bonetti, Gianluca Firetti, Giulia Gabrieli. La giovinezza, oggi è uno dei volti della santità.
fr. Giancarlo Paris – info@vocazionefrancescana.org
















