A volte corriamo il rischio di pensare che i condizionamenti esterni siano un impedimento per la vocazione, per seguire la via spirituale proposta da Francesco. L’articolo che segue, scritto da fra Giancarlo, ci mostra, attraverso la testimonianza di vita di Sammy Basso, come non sia ciò che è fuori di noi a essere di ostacolo nella sequela, ma ciò che esce dal nostro cuore a risultare decisivo per vivere da credenti al modo di Francesco.
fra Alessandro – fraalessandro@vocazionefrancescana.org
Sammy Basso (Schio, 1º dicembre 1995 – Asolo, 5 ottobre 2024) ha sempre vissuto a Tezze sul Brenta con i genitori. A due anni la diagnosi della progeria, malattia rarissima che ha rivelato la forza di questo ragazzo che ha sfidato la vita vivendola fino in fondo. Due lauree, viaggi incredibili sulla Route 66 da Chicago a Los Angeles con tappa alla Nasa e a Hollywood. Nel suo breve tratto di vita è stato un testimone della fede, anche a Sanremo quando commosse il pubblico con le sue parole forti e semplici. Sammy era innamorato di Gesù. Nel suo ironico testamento cita san Francesco: “L’unica cosa che mi dà malinconia è non poter esserci per vedere il mondo che cambia e che va avanti. Per il resto però, spero di essere stato in grado, nell’ultimo mio momento, di veder la morte come la vedeva San Francesco, le cui parole mi hanno accompagnato tutta la vita. Spero di essere riuscito anch’io ad accogliere la morte come “Sorella Morte”, dalla quale nessun vivente può scappare”.
In terza media partecipò ad un campo estivo della parrocchia dedicato a San Francesco e da allora ha sempre portato il Tau al collo. Il Poverello si è fatto spesso presente nella sua vita. Di Francesco lo colpirono la semplicità, l’amore per il Creato, il rispetto per ogni forma di vita. Sammy non uccideva gli insetti, anche quelli più fastidiosi: li prendeva con delicatezza tra le dita e li metteva in salvo fuori dalla finestra. Qualche anno dopo, un amico molto più grande di lui, lo invitò ad andare ad Assisi: “Sento che Assisi mi chiama ma anche che chiama anche te”. La risposta di Sammy fu immediata: “Partiamo!”. E partirono immediatamente. La sera prima di morire aveva festeggiato San Francesco in casa con la famiglia e alcuni amici, prima ancora con la Messa in parrocchia. San Francesco lo ha aiutato moltissimo a prepararsi serenamente alla morte, offrendogli una visione serena e piena di fede di quel momento drammatico ed importante.

La mamma riferisce alcune parole di Sammy: “Io sono preparato, non sono pronto perché da questo mondo non vorrei andarmene, solo perché vorrei ancora vedere il mondo che va avanti, come si evolve tutto, come va avanti la ricerca sulla progeria…”.
Nella lettera ai genitori firmata due anni prima di morire, scrive: “Non preoccupatevi. Io ho fatto solo il passaggio. Questa non è la vita vera. Quella è quando andremo dall’altra parte. Questo non è niente rispetto a quello che ci sarà dopo”.
Per un certo periodo entrò in crisi di fede, doveva scegliere se essere cristiano convinto o se fare a meno della religione ricevuta in famiglia. Studiò altre religioni, lesse il Corano e studiò l’Ebraismo, in modo particolare la Kabbala. Alla fine scelse la fede cristiana e da allora ne rimase un forte testimone:
“Della fede cristiana mi piace proprio questo: il fatto che tutti noi fedeli dovremmo cercare di assomigliare a Dio, tenendo però conto che Lui ci ha reso il compito facile, perché è Lui che ha voluto assomigliare tantissimo a noi, ha condiviso ogni cosa con noi: dalla festa al dolore, alla morte”.
Altro percorso che intraprese con serietà e originalità, fu il rapporto tra scienza e fede. Molte persone le vedono contrapposte o annullarsi reciprocamente. Per Sammy erano due binari paralleli, uno complementare all’altro. Diceva sempre che studiando e facendo ricerca trovava in fondo a questo puzzle la firma di Dio. In uno scritto che ha lasciato afferma: “Più studiavo, più ricercavo, più mi avvicinavo e capivo Dio”. Due tesi di laurea. La prima in scienze naturali con indirizzo biologico e poi in biologia molecolare. Divenne un ricercatore. Lavorò per alcuni centri di ricerca, in modo particolare con quella di Boston dove nacque la ricerca sulla progeria. Sammy aveva molta voglia e soprattutto tanta fretta di arrivare ad individuare la cura per la progeria. Non solo per lui, ma per i nuovi malati: “ormai sul mio corpo la malattia ha lavorato tantissimo, io non posso tornare indietro. Su di me, una cura otterrebbe ben poco”.

Nel 2006 è nata l’Associazione per portare avanti i progetti di ricerca da lui fondata il cui logo è la salamandra. Un anfibio che viveva nell’acquario dei pesci, ma anche fuori. La salamandra vive anche nel fuoco del camino e questo piaceva a Sammy. Un animale quindi che si adegua a tutti i cambiamenti, come una persona affetta da progeria che deve adeguarsi a tutti i cambiamenti che avvengono nel suo corpo col passare degli anni. Nella spiritualità questo animale ha una valenza simbolica incredibile: considerata la creatura in grado di sopravvivere al fuoco (simbolo di distruzione), la salamandra rappresenta la capacità di superare le prove più difficili, la tenacia e la forza interiore. È perciò simbolo di resilienza. Non solo, ma avendo la capacità di rigenerare alcune parti del proprio corpo, è pure simbolo e richiamo alla vita che non ha fine, alla risurrezione. Nella spiritualità cristiana medievale, la salamandra simboleggiava la fede costante che trionfa sul fuoco delle passioni terrene. Nei Sermoni di sant’Antonio di Padova è immagine dell’uomo caritatevole “che vive solo nel fuoco della carità”, proprio come Sammy che visse per gli altri portando gioia ovunque si trovasse.
fra Giancarlo – info@vocazionefrancescana.org


