Cari amici siamo tutti alla ricerca di una vita piena, gioiosa, questo desiderio può sembrare impossibile da realizzare, invece Gesù stesso nel vangelo di Giovanni dice che c’è una via per attuarlo che consiste nel rimanere in Lui, ma in che modo?
Una modalità è assumere lo stile di dono, di servizio che ha caratterizzato la sua vita. Questa esperienza è alla portata di tutti, come ha sperimentato Marta, una giovane studentessa universitaria iscritta al corso di Laurea in Scienze della società e del servizio sociale presso l’università Ca’ Foscari di Venezia. E’ figlia di Fabio ed Angela due volontari che prestano servizio al Villaggio Sant’Antonio di Noventa Padovana, un centro diurno e comunità alloggio per persone con disabilità.
Durante la grande festa per il 70° anniversario della fondazione di quest’opera, Marta ha incontrato, il responsabile di questa comunità, fra Giancarlo per chiedere informazioni sulla possibilità di fare un’esperienza di missione. In quella “coincidenza” era presente fra Tiberio, religioso della nostra comunità di Lisbona. Da questo incontro è nata la proposta di vivere un tempo di servizio in Portogallo nelle nostre realtà. Di seguito riportiamo la testimonianza di questa esperienza.
fra Alessandro – fraalessandro@vocazionefrancescana.org

Tutto è iniziato con il desiderio di mettermi alla prova, di uscire dalla mia quotidianità e mettermi al servizio in un contesto diverso da quello a cui ero abituata. Grazie alla comunità dei frati del Villaggio sant’Antonio di Noventa Padovana, che mi ha accompagnata e sostenuta in questa esperienza, mi sono ritrovata a Chelas, un quartiere popolare e multiculturale di Lisbona, dove ho trascorso poco meno di due settimane all’interno della parrocchia di San Maximiliano Kolbe.
La periferia di Lisbona è un posto molto diverso dal centro turistico, qui la vita è più dura e vera. Chelas è un quartiere degradato, ai margini della città, segnato da tanti palazzi popolari e da una povertà che si percepiva nella vita quotidiana con segni concreti di una zona che per anni è stata considerata pericolosa. La povertà si vede nella vita quotidiana, le strade sono sporche e i palazzoni, oltre a essere trascurati, sono anche vecchi e in parte fatiscenti. Questo mostra che la zona vive in difficoltà, ci sono molte persone che vivono sotto la soglia di povertà e hanno bisogno di aiuti urgenti.
La parrocchia di San Maximiliano Kolbe è un pilastro importante per chi ha bisogno di supporto, e ho avuto la fortuna di far parte di questa comunità che viveva aiutando gli altri con amore e disponibilità. Alloggiavo all’interno di un appartamento adiacente ad una chiesa e ciò mi ha permesso di coltivare i miei momenti di spiritualità partecipando ad alcune messe.

Le attività di volontariato erano varie e mi permettevano di entrare in contatto diretto con le persone. Ogni giorno aiutavo a preparare i pasti nel centro parrocchiale, che venivano poi ritirati dalle persone del quartiere. Inoltre, andavo insieme alle volontarie nelle case delle persone che avevano bisogno di aiuto e mentre loro si occupavano della cura igienica e dell’assistenza diretta, io mi dedicavo alle piccole cose pratiche, come scaldare il pasto o pulire la casa. Una delle esperienze più significative è stata quella di fare attività in un centro diurno di salute mentale, dove ho avuto l’opportunità di interagire con dei ragazzi.
Ho incontrato molte persone generose che mi hanno fatto sentire a casa, come una signora del Bangladesh che mi ha invitato a pranzo o una brasiliana che mi ha dato la ricetta della sua mousse di papaya. Ogni sorriso e ogni gesto di solidarietà mi hanno fatto capire l’importanza della condivisione, soprattutto quando si ha poco, infatti ogni gesto, anche il più piccolo, mi faceva sentire parte di qualcosa di più grande.
Ho riscoperto quanto diamo per scontato nella nostra vita quotidiana, come avere un pasto caldo ogni giorno, e ho compreso quanto sia fondamentale mettersi a disposizione degli altri. Questa esperienza mi ha spinto a riflettere profondamente sulla vera essenza del servizio. Ho capito che si parte per dare, ma si torna con molto di più: si riceve.
Una frase di Papa Francesco, che ho ascoltato durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona, mi ha accompagnato anche in questo viaggio: “Chi ama corre lietamente. Questo è quello che ci fa fare l’amore.” Mi sono chiesta cosa mi facesse correre con gioia, e la risposta l’ho trovata nell’amore. Non solo in quello romantico, ma in quell’amore fraterno che ti spinge a fare del bene agli altri senza aspettarti nulla in cambio. È l’amore che ti fa alzare presto al mattino e metterti a disposizione degli altri, nonostante la fatica, perché dentro di te senti una gioia immensa nel servire. Concludo esprimendo la mia sincera gratitudine alla comunità dei frati del Villaggio sant’Antonio per avermi accolto e guidato in questa esperienza. Mi hanno fatto sentire parte di una missione più grande, dove la fede e l’amore per gli altri si uniscono in gesti concreti di aiuto e speranza.
Marta – info@vocazionefrancescana.org




