A settembre molte realtà nostre ripartono e riprendono vita dopo il periodo estivo in cui la vita si accende e conosce tempi diversi dalla quotidianità. Dall’estate scorsa però una novità ha caratterizzato la nostra realtà di frati: un nuovo convento ad Astorga, sul cammino di Santiago, con una presenza internazionale e una finalità particolare… accogliere i pellegrini che si mettono in marcia per raggiungere san Giacomo!
Ecco quindi che fra Mirko, il nostro frate italiano, ci racconta meglio in cosa consiste questa esperienza e cosa vuol dire essere un frate francescano che ha un convento sul Cammino di Santiago. Certo, l’esperienza è all’inizio, ma proprio la freschezza della novità ci permette di cogliere alcuni tratti peculiari di come il carisma francescano prende forma nell’incontro con tanti pellegrini che percorrono le strade di Spagna non solo nel periodo estivo.
A te, giovane ragazzo o ragazza che ci segui sul blog, potrebbe forse interessare l’opportunità di vivere un’esperienza diversa in estate, ma anche in altri momenti dell’anno. Ad Astorga infatti hai la possibilità di sperimentarti in un tempo con i frati (solitamente una settimana) condividendo la vita con loro e i pellegrini aiutando nell’accoglienza di chi chiede ospitalità. Come hospitalero/a avrai l’opportunità di prestare un sorriso, un bicchiere d’acqua, un po’ di ascolto e compagnia a chiunque si mette in viaggio i motivi più vari. Qui puoi avere maggiori informazioni a riguardo: hospitaleros sul cammino.
Ora lascio la parola a fra Mirko, frate francescano sul cammino.
fra Damiano – fradamiano@vocazionefrancescana.org

“Albergue franciscanos de peregrinos”: questa è la scritta che campeggia sopra la nostra porta. Già, perché nel nostro caso il convento coincide con un ostello per pellegrini. Gli albergues del cammino di Santiago sono strutture semplici, dove al pellegrino vengono offerti un letto in camerata condivisa, la possibilità di usare bagni, cucina, lavanderia, ambienti comuni. Ogni albergue ha il suo stile: ci sono albergues che cercano di favorire la condivisione, altri offrono pasti in comune, occasioni di preghiera o persino lezioni di yoga. Molti (sempre di più, purtroppo) sono semplicemente ostelli anonimi; strutture un po’ massive dove il pellegrino può riposarsi (se va bene), ma nulla più. La nostra piccola comunità francescana (ad oggi siamo tre frati, provenienti da Spagna, Argentina e Italia) è stata fondata pochi mesi fa con il sogno dell’evangelizzazione sul cammino di Santiago; e l’apertura di un albergue ci è sembrato lo strumento più immediato per iniziare ad entrare in contatto con i molti pellegrini che passano per Astorga (sul camino francés, a 250 km da Santiago) e per mettere sul cammino una goccia di stile francescano.

Su cosa stiamo puntando in questa accoglienza? Anzitutto sul sorriso e sull’ascolto: chi arriva trova sempre un frate ad aspettarlo, che offre un bicchier d’acqua e mentre timbra la credenziale e registra i dati personali si interessa, chiede, ascolta. Molti pellegrini già in quel momento aprono il loro cuore: quanti per esempio stanno camminando perché hanno perso una persona cara! Mi colpì un uomo che portava con sé non una ma due credenziali (è il certificato del pellegrino che va timbrato ogni giorno): fare il cammino era uno dei sogni che condivideva con sua moglie, ma la malattia improvvisa di lei non lo aveva reso possibile; e adesso che lei non c’era più egli portava a compimento quel sogno per entrambi. Quanti camminano perché sentono che finalmente sono riusciti a liberarsi dall’alcool o dalla droga, dopo anni di lotta; e adesso che si sentono uomini nuovi vogliono celebrare questa libertà con il cammino. Quanti si sono resi conto che stavano vivendo solo per il denaro ma non erano felici; hanno così trovato il coraggio di lasciare un lavoro totalizzante e iniziando la ricerca di un nuovo equilibrio di vita si mettono sul cammino per fare il punto, pensare o forse anche pregare.
Queste e mille altre storie emergono nell’incontro di condivisione che ogni giorno alle 18.00 proponiamo ai pellegrini. E tanti ci dicono che finalmente qui trovano un’oasi dove poter ascoltare in profondità le storie degli altri e anche raccontarsi (e questo li aiuta a fare il punto). Chi desidera può anche partecipare alla messa, nella quale si cerca di fare “quello che si può” per farsi capire tra mille lingue diverse ed esperienze religiose disparate: spesso entrano anche gli atei, le persone di fede diversa o di altre confessioni cristiane e con rispetto si fermano di fronte al sacro, godono di quella stretta di mano che accompagna la parola “pace” e rimangono stupiti di fronte al Padre nostro sussurrato contemporaneamente in molte lingue.

Noi frati, e gli hospitaleros che offrono un po’ del loro tempo per condividere con noi questa missione, stiamo scoprendo come a lasciare il segno (un segno cristiano!) più che le parole siano la gentilezza dei gesti, la disponibilità all’ascolto, l’accoglienza con un sorriso. Proprio su questo stiamo puntando, anche quando la stanchezza è tanta (perché siamo pochi, la casa da pulire è grande, i tempi sono risicati, le giornate rischiano di essere ripetitive). Per ora questa è la nostra semplice missione, che il più delle volte si gioca nella fugacità di un incontro. Spesso – parlando tra noi – ci diciamo che stiamo facendo molto poco, pur avendo un’occasione grande, visto che ogni giorno il mondo entra nella nostra casa. Forse in futuro, quando la nostra fraternità si sarà consolidata e rafforzata, si potranno fare anche altre cose. Per ora siamo chiamati a gioire di questo poco e a ricordarci, nella preghiera, come Dio possa parlare anche in un semplice incontro se i cuori sono aperti e disponibili.
fra Mirko – info@vocazionefrancescana.org


