Il 2 febbraio si celebra in tutta la chiesa la Giornata della vita consacrata, è un’occasione per approfondire il significato e le esigenze di questa vocazione, che è una chiamata di amore, un invito a stare con Cristo. Questo richiede condividerne la vita, le scelte, l’obbedienza di fede, la beatitudine dei poveri, la radicalità dell’amore.
Nella vocazione è Dio il soggetto della chiamata, noi ascoltiamo la voce sua che ci chiama alla vita, che dice: “tu sei importante per me”, che ci interpella: “hai un cuore che desidera qualcosa di grande?”. Questa giornata ci ricorda come molti uomini e donne nella storia sono stati raggiunti da questa voce, dallo sguardo d’amore di Dio e questo ha trasformato la loro vita. Queste persone hanno intrapreso così la via della santità, quella delle Beatitudini, per amore di Dio nella loro vita non hanno posto condizioni a Lui.
La vita di noi consacrati è la chiamata a incarnare il Vangelo, mettersi alla sequela di Cristo facendo proprio il suo modo di agire di vivere. In concreto questo significa assumere il suo stile di vita, adottare i suoi atteggiamenti interiori, lasciarsi invadere dal suo spirito, assimilare la sua logica sorprendente e la sua scala di valori, condividere i suoi rischi e le sue speranze. Chi fa questa esperienza di essere stato trovato, raggiunto e trasformato dall’amore di Cristo, poi non può non annunciarlo.
Questo incontro con il Signore mette in movimento fa uscire da sé stessi e ci porta verso gli altri. Chi mette al centro della propria vita Cristo, si decentra! Più ti unisci a Gesù e Lui diventa il centro della tua vita, più ti fa uscire da te stesso, ti decentra e ti apre agli altri. Noi consacrati non siamo al centro, siamo, per così dire, degli “spostati”, siamo al servizio di Cristo, della Chiesa e dell’umanità.

La dimensione contemplativa – Spostati verso Dio
La prima chiama, per un consacrato, è stare con il Maestro, ascoltarlo, mettersi alla sua scuola. Se nel nostro cuore non c’è il calore di Dio, del suo amore, della sua tenerezza, come possiamo noi, poveri peccatori, riscaldare il cuore degli altri? Come ricordava papa Francesco questo itinerario dura tutta la vita:
«Il Signore ci chiama ogni giorno a seguirlo con coraggio e fedeltà; ci ha fatto il grande dono di sceglierci come suoi discepoli; ci invita ad annunciarlo con gioia come il Risorto, ma ci chiede di farlo con la parola e con la testimonianza della nostra vita, nella quotidianità. Il Signore è l’unico, l’unico Dio della nostra vita e ci invita a spogliarci dei tanti idoli o ad adorare Lui solo».
Lo stare con il Signore produce un cambiamento nel nostro modo di vedere, nel nostro sguardo, lo rende più profondo e capace di cogliere la presenza dello Spirito. Questo permette di cogliere il senso e significato degli eventi e la presenza di Dio nei fratelli e nelle sorelle che incontriamo.
La missione della vita consacrata – Spostati verso la testimonianza e la consolazione
Attraverso la contemplazione noi consacrati facciamo esperienza della presenza consolante del Signore, da qui nasce la missione: portare agli uomini e alle donne del nostro tempo la consolazione di Dio, testimoniare la Sua vicinanza e misericordia. In un mondo dove aumenta la sfiducia, lo scoraggiamento, la depressione, in una cultura in cui uomini e donne si lasciano avvolgere dalla fragilità e dalla debolezza, da individualismi e interessi personali, il Signore chiama noi consacrati ad annunciare la possibilità di una felicità vera, di una speranza possibile, che non poggi unicamente sui talenti, sulle qualità, sul sapere, ma su Dio.
A tutti è data la possibilità di incontrarlo, basta cercarlo con cuore sincero. Siamo chiamati a portare a tutti l’abbraccio di Dio, che si china con tenerezza di madre verso di noi: consacrati, segno di umanità piena, facilitatori e non controllori della grazia, chinati nel segno della consolazione.

La fraternità – Spostati verso i fratelli e le sorelle
Come consacrati riconosciamo la vita fraterna come un dono bello ed esigente, nel quale imparare ad accettarci e ad accoglierci, nel quale scoprire l’azione dello Spirito e imparare ad affidarci a Lui. La fraternità è il luogo dove siamo sfidati ogni giorno a uscire da noi stessi, dai nostri confini, dalla nostra comfort-zone per andare verso l’altro riconoscendone la dignità e il valore.
È il luogo in cui imparare a essere responsabili della crescita di ciascuno, scoprire che siamo interconnessi, siamo l’unico corpo di Cristo. In un tempo dove regna l’individualismo che disgrega e sciupa le relazioni, i cuori, con la nostra vita cerchiamo di mostrare che la comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, si prolunga in una comunione fraterna bella, gioiosa.
I poveri – Spostati verso gli ultimi
I consacrati da sempre poi si sono occupati di coloro che si trovano ai margini della società, dei più poveri, degli ultimi, considerati come la “carne” di Cristo. San Francesco, nei poveri ha visto fratelli e vive immagini del Signore. La sua missione era di stare con loro, per una solidarietà che superava le distanze, per un amore compassionevole. La sua povertà era relazionale: lo portava a farsi prossimo, uguale, anzi, minore. La sua santità germogliava dalla convinzione che si può ricevere veramente Cristo solo donandosi generosamente ai fratelli.
Solo andando verso i poveri che sono la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povertà, la povertà del Signore. Vivere la beatitudine dei poveri vuol dire essere segno che l’angoscia della solitudine e del limite è vinta dalla gioia di chi è davvero libero in Cristo e ha imparato ad amare.

Vivere da “spostati”
In conclusione noi consacrati viviamo da “spostati”, decentrati da noi stessi verso Dio e i fratelli, per un’inquietudine di amare come ci sentiamo amati dal Signore.
A te caro amico che leggi, lascio qualche domanda, che spero sia una sollecitazione per aiutarti a capire dove ti trovi nel tuo cammino di vita e a scoprire i desideri più profondi che il Signore ha messo dentro di te. Prima di leggere queste domande ti chiedo però una preghiera per noi frati, per tutti i consacrati e le consacrate, perché possiamo vivere pienamente la nostra vocazione.
Guarda nel profondo del tuo cuore, guarda nell’intimo di te stesso, e domandati: hai un cuore che desidera qualcosa di grande o un cuore addormentato dalle cose?
Credi che Dio ti attende o per te questa verità sono soltanto “parole”?
Come siamo con l’inquietudine dell’amore? Crediamo nell’amore a Dio e agli altri?
fra Alessandro – fraalessandro@vocazionefrancescana.org
PS. Per approfondire confronta: Papa Francesco, Rallegratevi. Lettera circolare ai consacrati e alle consacrate, 2014 (la trovi qui).















