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Home ascoltare e pregare

La cenere: segno quaresimale e francescano

fra Alessandro Perissinotto di fra Alessandro Perissinotto
18 Febbraio 2026
in ascoltare e pregare, umanizzarsi
0

Il Significato del segno

Ogni anno, il tempo forte della Quaresima inizia con il rito delle ceneri, che ci invita a tornare all’essenziale e a liberarci da ciò che è superfluo e inutile nella nostra vita. La cenere, nel suo significato simbolico, rappresenta la destinazione a cui tutto va incontro, la fine della nostra esistenza e la desolazione di fronte alla distruzione. Rappresenta la polvere da cui l’uomo proviene e a cui ritorna. Dal punto di vista biblico, la cenere è anche il segno della conversione, del pentimento e della purificazione davanti a Dio.

Famoso è l’episodio in cui il re di Ninive, dopo la predicazione di Giona, si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere (Gio 3,6). Come non ricordare, poi, Giobbe che, per esprimere il suo profondo dolore e la sua umiliazione, si sedette sulla cenere (Gb 2, 12)?

Mercoledì delle ceneri

Tutti questi significati sono presenti nelle frasi che il sacerdote pronuncia a chi si reca a ricevere questo austero simbolo: “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”, per sottolineare la fragilità umana, o “Convertitevi e credete al Vangelo”, per ribadire la necessità di un cuore penitente.

La Quaresima è dunque un tempo privilegiato che il Signore ci dona per convertirci, per fare un serio discernimento, personale e comunitario, per essere più presenti a noi stessi, più disponibili agli altri, più aperti a Dio. È un tempo austero, che ci conduce all’essenzialità, ma non è sinonimo di tristezza: ci invita infatti a incontrare Dio, che ci precede sempre. Dio è il Padre che ci cerca prima che noi lo cerchiamo, che ci perdona prima che noi confessiamo i nostri peccati, come è accaduto al figliol prodigo. Per intraprendere questo cammino il Vangelo del Mercoledì delle Ceneri propone come strumenti privilegiati il digiuno, l’elemosina, la preghiera.

Digiuno: Non consiste solo nell’astinenza dal cibo, ma è una forma di privazione che ci aiuta a domare il nostro egoismo, a educare la nostra voracità e condurci a una vita più sobria. Per questo motivo riguarda tutti gli ambiti della vita.

La preghiera: È considerata l’anima della Quaresima, è il dialogo che ci unisce a Dio e trasforma il cuore. Per questa ragione siamo invitati a pregare più intensamente, perché ci rende più disponibili a Dio.

Elemosina: Gesto di carità e condivisione, che ci libera dall’avidità e ci insegna a considerare gli altri come fratelli. Non riguarda solo il denaro, ma anche la condivisione di tempo, delle gioie e delle tristezze, soprattutto con i bisognosi. Si tratta di aprirsi agli altri in una condivisione fraterna.

la morte di san Francesco

San Francesco e la cenere

San Francesco, che faceva cinque Quaresime durante l’anno, visse così intensamente questo spirito di conversione, da scegliere un abito dal color cenere, ottenuto dalla lana grezza, non lavorata, proprio per simboleggiare la vita di penitenza e di povertà, ma anche per indicare il cammino di umiltà che non ricerca la gloria umana, ma l’“abbassamento per amore”.

Nelle antiche biografie si racconta come il Serafico Padre fece uso della cenere in varie occasioni, improvvisando una sorta di liturgia delle ceneri. Nell’ora dell’incontro con sorella morte, steso sulla nuda terra, si fece cospargere di cenere dai frati. Qualche anno prima sotto l’insistenza di frate Elia, si recò a San Damiano per predicare a Chiara e alle sue sorelle:

«Quando furono riunite come di consueto per ascoltare la parola del Signore, ma anche per vedere il Padre, Francesco alzò gli occhi al cielo, dove sempre aveva il cuore e cominciò a pregare Cristo. Poi ordinò che gli fosse portata della cenere, ne fece un cerchio sul pavimento tutto attorno alla sua persona, ed il resto se lo pose sul capo. Le religiose aspettavano e, al vedere il Padre immobile e in silenzio dentro al cerchio di cenere, sentivano l’animo invaso da grande stupore. Quando, ad un tratto, il Santo si alzò e nella sorpresa generale in luogo del discorso recitò il salmo Miserere. E appena finito, se ne andò rapidamente fuori» (2Cel 207: FF 796).

Qui si coglie come Chiara e le sue consorelle si fossero riunite non solo «per ascoltare la parola del Signore, ma anche per vedere il Padre». Questo desiderio di “vedere”, rivela una vera e propria venerazione nei confronti di Francesco, che per il Serafico Padre, finiva per ostacolare l’ascolto della parola del Signore. Il tramite, Francesco, rischiava di diventare più importante del messaggio, della Parola del Signore. Per questo motivo Francesco disegna attorno a sé un cerchio di cenere, per ribadire la sua finitezza creaturale e il suo essere peccatore, e invita a rivolgere lo sguardo solo a Dio e ad ascoltare unicamente la sua Parola. Quel gesto così semplice, si rivelò più efficace di molte parole.

All’inizio della Quaresima, questo episodio della vita di san Francesco ci interpella personalmente, ci invita a riflettere sulle motivazioni delle nostre azioni e a verificare se sono mosse dall’amore per Dio o dal desiderio di ottenere qualcosa per noi stessi.

fra Alessandro – fraalessandro@vocazionefrancescana.org

il nostro abito color “grigio cinerino”
Tags: anno liturgicoFonti Francescane
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