29 novembre 1223 – 2023: buon compleanno alla “Regola e vita” dei frati minori!! Completiamo il percorso che celebra questo ottocentesimo anniversario con altri due nuclei vitali del nostro carisma.
«Nulla di voi trattenete per voi… tutto restituiamo al Signore!»: questa frase potrebbe essere la sintesi di tutto l’articolo che segue. Le parole di san Francesco, nella Lettera a tutto l’Ordine (FF 221) e nella Regola non bollata (FF 49), esprimono bene lo spirito con cui il santo di Assisi visse la povertà e la missionarietà.
Lui riconosceva una radice del male morale in quello spirito che spinge l’uomo ad accaparrare per sé, ad appropriarsi, ad accumulare e trattenere, divenendo così avido e dal cuore duro. In realtà il vero atteggiamento del cristiano, secondo Francesco, dev’essere quello di chi è consapevole che ogni bene è un dono di Dio e non va trattenuto, ma rimesso in circolo, anzi “restituito”. Così è il “bene” del Vangelo, l’annuncio di un amore che ci salva: non possiamo tenerlo solo per noi. Ecco cosa anima la missione dei frati: voler ridonare a tutti le fragranti parole del Signore! (cfr. Lettera ai Fedeli: FF 180).

Povertà
“I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia. […] E, aderendo totalmente a questa povertà, fratelli carissimi, non vogliate possedere niente altro in perpetuo sotto il cielo, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo”
(cap. VI)
Francesco, riconoscendo che tutto è dono, ridona tutto e con la massima cura evita ogni tipo di possesso: semplicemente vive da povero, con i poveri, in un’accoglienza sobria e solidale. La povertà non è altro che la relazione con il creato percepito e accolto come dono condiviso.
Il motivo centrale della scelta di povertà di Francesco è che «il Signore si fece povero per noi in questo mondo» (Regola bollata, cap. VI): anche in questo caso tutto risponde al desiderio della piena conformazione a Cristo. Come lui, siamo chiamati ad “espropriarci” di ogni forma di possesso e dominio, per scoprire tutta la realtà come un dono da maneggiare con cura e gratitudine. La povertà francescana non ha nulla di polemico e non è contro qualcuno, ma è testimonianza di condivisione, in umiltà e fiducia, tanto da apparire come un vero segno di speranza per la Chiesa e il mondo.

Missione
“Tutti quei frati che, per divina ispirazione, vorranno andare tra i saraceni e tra gli altri infedeli, ne chiedano il permesso ai loro ministri provinciali. I ministri poi non concedano a nessuno il permesso di andarvi, se non a quelli che vedranno idonei ad essere mandati”
(cap. XII)
Insieme ai primi compagni Francesco si è dedicato con determinazione alla testimonianza di Cristo, consapevole che la missione non si limita all’annuncio del Vangelo, ma richiede una vita evangelica autentica ed esemplare, vissuta nella comunione fraterna. Il Vangelo si fa spazio non con la forza dei numeri, ma con la gioia dell’incontro. Oggi la missionarietà si esprime attraverso il dialogo con tutti e l’accoglienza e la cura di ogni persona. È sempre la “divina ispirazione” a motivare la testimonianza missionaria, così che l’annuncio del Vangelo non sia “propaganda”, ma un’esperienza di misericordia e di speranza per le persone del nostro tempo.

Per concludere… e ripartire!
Per un testo 800 anni possono essere molti, ma la Regola di san Francesco e dei suoi frati è ancora attuale e dimostra tutta la sua vitalità, che si dispiega attraverso le epoche storiche. Non a caso proprio oggi, 29 novembre, si celebra la liturgia di “tutti i santi francescani“: a partire dal carisma di Francesco sono moltissimi gli uomini e le donne che in questi otto secoli hanno portato molto frutto nella Chiesa. Martiri, dottori, laici, vergini, sante donne, fratelli religiosi, presbiteri, vescovi… segni vivi e concreti del fatto che in ogni tempo e condizione la Regola evangelica può sempre rifiorire.

È quello che ci auguriamo, nel complesso mondo contemporaneo. Se da un lato la società odierna sembra fondarsi sull’autosufficienza e l’autoreferenzialità, dall’altro il cuore umano anche oggi non è meno assetato che in passato dell’incontro con un amore autentico, grande, che dice che siamo “fratelli tutti”. Per san Francesco quell’Amore è Gesù Cristo: lui ne ha fatto esperienza, e ha “convertito” la sua vita in un annuncio in carne ed ossa, affinché tutti possano conoscere il “bon Signore”.
Ecco cosa traspare ancora dalla Regola: l’affascinante personalità del Poverello, la vitalità del suo incontro con Gesù e il percorso di fraternità che ne è scaturito. È questa, senza dubbio, la forza intrinseca della Regola francescana, il cui testo, pur elaborato con un linguaggio e una mentalità propri del Medioevo, ci comunica un nuovo umanesimo fraterno, in cui tutti si scoprono fratelli e sorelle uniti dall’amore, forte e soave, di Cristo stesso, fonte di vera pace e speranza per tutti. Di questo, con semplicità, noi frati francescani siamo testimoni.
Ogni pace e bene a tutti!
fra Fabio – frafabio@vocazionefrancescana.org
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