mercoledì 29 giugno 2016

FRA GIACOMO RACCONTA LA SUA VOCAZIONE

Pace e bene
cari amici in ricerca della vocazione divina per la vostra vita.
Come avrete visto mi piace spesso presentare le storie vocazionali dei nostri giovani frati. Credo possano essere da stimolo per la riflessione di ciascuno, così come da sprone a "non temere" nel seguire l'invito del Signore! Oggi vi parlo di fra Giacomo, siciliano di origine ( 29 anni) e studente di teologia presso il "Franciscanum" di Assisi. Al riguardo vi invito a visitare il blog dei giovani frati di Assisi: davvero molto bello e utile per conoscere più da vicino la vita di questi fratelli impegnati negli anni importanti della formazione e dello studio.  Un grazie di cuore a fra Giacomo e un invito a ciascuno di voi a sostenerlo con la preghiera. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

L'ho incontrato e per Lui ho lasciato tutto
Il Signore, che è Signore della vita, vi dia la sua Pace! Mi chiamo fra’ Giacomo Mangano, frate minore conventuale, palermitano di 29 anni, e sono al primo anno di post-noviziato nella fraternità formativa del Franciscanum di Assisi. Ho professato i consigli evangelici di povertà, obbedienza e castità il 29 Agosto dello scorso anno nella Basilica di san Francesco in Assisi, al termine dell’anno di Noviziato.
Sono il secondo di tre figli maschi all’interno di una famiglia veramente speciale donatami da Dio in cui ho ricevuto amore, ma in particolar modo ho toccato con mano la libertà dei miei nell’accettare la mia scelta vocazionale. Mio padre mi ha raccontato che, ancora “giovani sposini”, disse a mia madre queste parole: “Formeremo una famiglia cristiana”.
Da adolescente, malgrado le difficoltà economiche affrontate, abbiamo sempre ricevuto aiuto dal Signore, sperimentando la sua Provvidenza anche attraverso le persone che, sempre per sua Bontà e Misericordia, ci faceva incontrare.
Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre” (Sal 139,13). Sì! È proprio così, per ogni uomo e donna: Dio ci tesse e ci rende suoi, innestati in Lui per divenire a nostra volta sua immagine. La vocazione la considero - e ne ho fatto esperienza - uno “scrutarmi di Dio”. Sia negli anni di catechismo in parrocchia che in famiglia ho iniziato a scoprire la presenza di Gesù nella mia vita come amico.
Al termine degli anni di catechismo, due sono state le esperienze davvero importanti che voglio condividere con voi: il giorno della mia prima Confessione e quello della prima Comunione. Dopo questo primo incontro con Gesù niente è stato come prima e il mio cuore fu invaso da grande gioia e pace. Frequentavo la comunità parrocchiale “Nostra Signora di Lourdes”, di fronte casa mia, e ciò che sempre mi attirava era il sostare dinanzi al Tabernacolo e la frequentazione colloquiale con il mio parroco, Don Antonio Garau.
Conducevo una vita abbastanza normale tra scuola, amici della parrocchia e del quartiere. Terminate le scuole medie, decido di non proseguire negli studi per dedicarmi al lavoro, in modo da poter aiutare economicamente a casa dove stavamo attraversando un momento di difficoltà.
Un'estate, nel mese di luglio, con la comunità parrocchiale mi reco in pellegrinaggio a Lourdes in occasione del 150° anniversario delle apparizioni. Dal mio primo incontro con Gesù e dal pellegrinaggio a Lourdes in poi, veramente la mia vita è stata trasformata. Una certa inquietudine è nata in me dopo i giorni trascorsi alla grotta di Massabielle. Ho conosciuto ancora meglio il ruolo di Maria come Madre della Chiesa che ci conduce, giorno per giorno, a Gesù suo Figlio. Mi sono sentito parte viva della sua Chiesa. Ho potuto percepire e toccare ancora una volta l’amore di Dio per me.
Dopo quei giorni a Lourdes, tornato a Palermo, ho partecipato all’ordinazione presbiterale di un mio amico. Di seguito, con un gruppo di amici, vado a una serata di fraterna amicizia - oggi si chiamano “Incontri HD” -, animata dai giovani del Movimento Giovanile Francescano per conto della Pastorale Giovanile Diocesana, in cui si condivideva il proprio incontro con Gesù a seguito delle varie attività di evangelizzazione di strada che venivano svolte con regolarità in città. In tale occasione ho conosciuto un giovane in formazione al quale ho condiviso l’esperienza del mio viaggio a Lourdes e l’inquietudine che portavo nel cuore.
Il mio desiderio era quello di iniziare un percorso di discernimento vocazionale. Salvatore, il giovane con cui avevo fatto amicizia quella sera, mi consigliò di parlare con un frate minore conventuale del Servizio Regionale per la Pastorale Giovanile e Vocazionale. Ho iniziato il mio discernimento insieme ad altri giovani a Marineo e lì ho intrapreso il percorso formativo che mi ha portato fin qui in Assisi, frate professo temporaneo, dove continuo il mio discernimento attorno alla domanda fondamentale: “Signore, cosa vuoi che io faccia?” e dove continuo a testimoniare con la mia vita che il Signore è Gratuità e Misericordia e desidera solo la nostra felicità.
fra Giacomo

domenica 26 giugno 2016

VOCAZIONE SI'... VOCAZIONE NO

Domenica 26 Giugno 2016
Dal Vangelo di Luca (9,57-62) .

Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 
Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». 
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». 
Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». 
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». 
Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». 
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Pace e bene
cari amici "in ricerca" e in ascolto dei desideri del Signore per la vostra vita.
Il Vangelo di oggi si presenta particolarmente provocante , costringendoci a fare verità con noi stessi, ad andare in profondità e così spingerci ad assumere una posizione e una decisione nei confronti di Gesù .
In fondo questo Vangelo viene a chiederci fino a che punto ci sentiamo responsabili e coinvolti da Lui, per Lui, con Lui, in Lui... 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Seguimi
  • Certamente a molti di voi Egli ha già rivolto o sta rivolgendo il Suo invito dolce e forte allo stesso tempo: Seguimi !  Forse un grande entusiasmo e un sincero "Ti seguirò ovunque tu vada" vi ha pure accompagnato per un certo tempo a seguito di qualche esperienza particolare: Assisi - corso vocazionale; il cammino di Santiago; l'incontro con dei frati "speciali"; un tempo luminoso di volontariato...; una luce dopo un tempo di crisi.. ecc... Il Signore al riguardo è sempre molto "fantasioso" e sa dove toccare le corde del nostro cuore per manifestarci la Sua Volontà!
"Se" e "ma" e "forse", "ma prima"
  • Ma poi..questa stessa voce come fa fatica a prendere forma e una direzione e come spesso rischia di essere soffocata o rimandata o sepolta da tanti altri pensieri e affetti e paure!!??
  • E così subito dopo ecco l'immancabile caduta di tono, il prevalere di una logica da "piccoli calcoli" e attendismi e rinunce con  tanti "se" e "ma" e "forse", "ma prima"...  Da qui il sorgere di mille ostacoli e varie obiezioni per non prestare ascolto: prima devo fare questo e quello ( lo studio, il lavoro, ), non sono degno; non sono ancora pronto; e se poi non va bene?; sono troppo giovane; sono troppo vecchio; sono un peccatore; sono laureato oppure non ho un diploma; ho un buon lavoro o sono disoccupato; i miei famigliari sono contrari; e se fosse una "fregatura"?; ho una morosa oppure non ho mai avuto un'esperienza affettiva..", ci penserò più avanti; non è il momento...; non voglio pensarci.... Anche la nostra fantasia, come quella del Signore, è davvero ampia al riguardo!
Che fare?
  • Credo che  un primo passo importante sia proprio quello di non tacitare e non rendersi sordi a questo sussurrare del Signore al nostro cuore: si tratta dunque di vivere "un ascolto" che chiede necessariamente spazi di silenzio interiore e preghiera!
  • E' fondamentale poi darsi il permesso e il tempo di operare  un cammino di discernimento (come per es il Gruppo san Damiano) e avviare un confronto schietto e sincero con una guida spirituale. Questo chiede un  uscire da noi stessi e l'imparare a fidarsi e affidarsi, l'accettare delle mediazioni e un dialogo e un accompagnamento...
  • Un ulteriore passo necessario sarà prendere consapevolezza delle obiezioni e degli ostacoli che più o meno volontariamente mettiamo in atto verso una scelta di vita consacrata, ma anche, in ordine a questa vocazione tanto radicale e speciale (che non è per tutti!!) le controindicazioni che emergono dal nostro vissuto, dal nostro sentire e mondo interiore così come i suggerimenti dello Spirito e di chi ci guida,. 

mercoledì 22 giugno 2016

VOCAZIONE DI FRA FABIO

frate Fabio nel giorno della sua prima messa.
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale , il Signore vi dia pace! E' sempre bello ascoltare le testimonianza di vita di giovani che, chiamati dal Signore, non si sono tirati indietro e hanno deciso di seguirlo nella vita religiosa, diventando frati francescani.
Vi presento oggi un breve video in cui fra Fabio Turrisendo (giovane frate e prete del convento di Camposampiero- Pd) ci parla di sè e di come sia arrivato a compiere un passo così alternativo e "impensabile" per tanti suoi coetanei. Lo ringraziamo di cuore, affidandolo con la preghiera al Signore. A Lui sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Il video è tratto da un intero servizio dedicato a sant'Antonio su rete 4 in "I VIAGGI DEL CUORE"

martedì 21 giugno 2016

VOCAZIONE E VIOLENZA

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace !
Questo mese di giugno è stato fin'ora purtroppo contrassegnato da molte tragiche notizie: una cantante americana che aveva partecipato a The Voice è stata uccisa; 49 morti a Orlando in una discoteca; una deputata britannica assassinata; hooligans seminano violenza ai campionati di football; alcune donne uccise per gelosia dai compagni...; la guerra che imperversa in Medio Oriente... Non abbiamo ascoltato altro!! Come metterci di fronte a tanta violenza? E cosa possono dire questi fatti a dei giovani in ricerca vocazionale? Vi propongo oggi, per la vostra riflessione un commento tratto da una catechesi dei nostri frati francesi (vedi BLOG). Al Signore Gesù, unica nostra pace, sempre la nostra Lode!
Fra Alberto(fra.alberto@davide.it)
Antonello da Messina:Cristo sofferente
Vocazione e violenza
La violenza si manifesta sempre più. E' un dato di fatto! Essa ci fa piombare nell'animalità - bestialità,  invece di elevarci e condurci verso una umanità più nobile e spirituale. Essa riesce a contaminare e rendere velenosi ogni aspetto della nostra vita: le relazioni, la politica, lo sport, il futuro... A questo punto emerge un interrogativo :

Perchè la violenza
è così presente nella nostra società ?

Dobbiamo abituarci e rassegnarci?

Cosa possiamo fare per contrastarla? 



La violenza. 
Una frase "choc" si trova all'inizio della Bibbia "Caino sarà vendicato sette volte, e Lamek settantasette volte"(Gen 4, 24). Vale a dire: uomo, fai attenzione perchè la violenza genera la vendetta che a sua volta innesca un ciclo infernale di distruzione e odio. La Bibbia ci mette dunque in guardia fin dalle prime pagine, ricordandoci la nostra capacità di uccidere e distruggere l'altro. L’altro che è differente da me! Che non è il mio prolungamento. L'altro che ha una sua storia specifica da accogliere e rispettare. Nel regno animale, i conflitti nascono dalla rivalità: l'altro è un avversario, un nemico da battere. Bisogna sottometterlo o eliminarlo.

uniteL'umanità, invece, si differenzia dagli animali quando l'altro è riconosciuto nella sua differenza e unicità; quando l'altro è un dono non un nemico ! Quando l'altro mi offre ciò che io non ho: mi completa e mi fa crescere.
La vocazione.
Se tanta è la violenza che ci circonda e ci opprime e talvolta sembra invincibile, ecco che la nostra vocazione (cristiana/francescana) diventa fondamentale per ritrovare nonostante tutto e prima di tutto in noi stessi quella pace interiore che solo il Signore Gesù può offrire. E questo è certamente un primo grande passo! 
Siamo  chiamati poi ad essere operatori di pace e testimoni di speranza attorno a noi.   La' dove i conflitti, le tensioni e le violenze  disintegrano la vita comune, per vocazione, noi siamo inviati a parlare e proporre gesti d'amore. 
Ma.., attenzione: non si tratta di un banale "vogliamoci bene" o di slogan ideologici della serie « peace and love ». Si tratta di mettere in pratica lo stile sempre nuovo e impegnativo del Vangelo, quella rinnovata capacità di amare l'altro che tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta... (1 Cor 13, 7) così come ce ne parla S. Paolo nella sua prima lettera ai Corinti. 
colombeIl binomio evangelico dell'amore e del perdono è dunque il vero segreto per estirpare la violenza dalla nostra vita. Gesù questo ci ha mostrato dalla croce: l'amore e il perdono incondizionato e per tutti. 

A questo punto è facile capire perchè San Francesco, modello ed esempio di vita evangelica, domandi ai suoi frati di vivere con gli altri e accanto agli altri (amici o nemici..) sempre in modo pacifico e mite e umile. Nella Regola leggiamo come devono comportarsi i frati: "che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio"  (1 Regola 16, 43).
La nostra società, il nostro tempo con le sue fratture e difficoltà, non hanno bisogno di gente che si scandalizzi della violenza, ma di giovani che si alzino per rispondere al male e all'odio con l'amore.
pape-francois-amour

Amare non a parole, ma nei fatti: ecco la vera vocazione! 

domenica 19 giugno 2016

CHI SONO IO PER VOI, PER TE ?

Domenica 19 Giugno 2016 
XII Domenica del Tempo Ordinario

Dal vangelo di Luca (9,18-24).
Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?».
Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». 
Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.  «Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.»

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Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Nel Vangelo di oggi, Gesù pone anche a ciascuno di noi una domanda ineludibile per il nostro cammino di discernimento: Chi sono io per voi, per te?  
Dalla nostra risposta dipenderanno anche le scelte conseguenti di vita. 
Ecco cosa dice al riguardo papa Francesco commentando questo testo: «Questa domandasi capisce soltanto lungo una strada, dopo una lunga strada. Una strada di grazia e di peccato». È «la strada del discepolo». Infatti «Gesù a Pietro e ai suoi apostoli non ha detto: conoscimi! Ha detto: seguimi!». E proprio «questo seguire Gesù ci fa conoscere Gesù. Seguire Gesù con le nostre virtù» e «anche con i nostri peccati. Ma seguire sempre Gesù!». Per conoscere Gesù, «non è necessario dunque uno studio di nozioni, ma una vita da discepolo». In questo modo, «andando con Gesù impariamo chi è lui, impariamo quella scienza di Gesù. Conosciamo Gesù come discepoli». Lo conosciamo nell’«incontro quotidiano col Signore, tutti i giorni. Con le nostre vittorie e le nostre debolezze». È proprio attraverso «questi incontri» che «ci avviciniamo a lui e lo conosciamo più profondamente». Dunque si conosce Gesù «come discepoli sulla strada della vita, dietro di lui». Perché «in questi incontri di tutti i giorni abbiamo quello che san Paolo chiama il senso di Cristo, l’ermeneutica per giudicare tutte le cose».
Caro amico, cosa aspetti dunque a mettere i tuoi passi sulla strada di Gesù? Se pretendi di capire tutto, e di essere a posto e perfetto per partire..inevitabilmente resterai fermo!! Partire è rischiare l'ignoto, è lasciare, è un pò morire; ma partire è anche vita nuova, orizzonti nuovi, è fidarsi, è amare !!!
 Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Due pellegrini sul cammino di S. Antonio: tappa da S. Martino in Pedriolo a Dozza

venerdì 17 giugno 2016

IL CROCIFISSO DI FRANCESCO TORNA A SAN DAMIANO

Caro amico in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore ti dia pace.
Per pochi giorni (dal 15 al 19 giugno), straordinariamente, il Crocifisso che parlò a san Francesco (da secoli custodito nella Basilica di s. Chiara) farà ritorno alla chiesetta di san Damiano. E' lì infatti dove avvenne un incontro che trasformò la vita di quel giovane di Assisi all'inizio della sua conversione, 
ricevendone il mandato “Va e ripara la mia casa, che come vedi cade in rovina”. 
Se anche tu porti nel cuore la stessa domanda di Francesco: "Signore cosa vuoi che io faccia?", lasciti ispirare e toccare ed emozionare da questo volto, dai suoi occhi aperti, dalle sue braccia spalancate per te e sull'umanità intera. Lui saprà guidarti nel cammino...

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

PREGHIERA DI SAN FRANCESCO
DAVANTI AL CROCIFISSO
DI SAN DAMIANO
O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà. Amen.

È una preghiera che nasce in un tempo di crisi, di oscurità, dentro e fuori di sé. Sono gli anni in cui Dio forma e trasforma Francesco. Una dura esperienza di deserto e di fede, di tenebre e di luce. Non si arriva alla luce della fede se non attraverso l’oscurità e la presa di coscienza delle proprie tenebre interiori. “Signore, tu sei luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre” (Sal 18, 29).

LE TENEBRE
  1. La tenebra è il nulla, il buio non esiste, non è misurabile, solo la luce si può misurare. La tenebra è l’assenza di luce, l’assenza di Parola di Dio, assenza di Dio, di comunione con lui. E’ il vuoto, è mancanza. Percepire la tenebra come assenza di Dio e soffrirne… è già una grazia. Non sono i cinici a soffrire per l’assenza di Dio, ma i mistici.
  2. È la paura, per mancanza di punti di riferimento, per mancanza di persone amiche che ti stiano vicino, è la solitudine. E’ paura di qualche nemico che ti sorprende.
  3. È la mancanza di orientamento, non sapere e non potersi muovere. Non sapere dove andare. Non sapere che fare.
  4. È una affettività ambigua, disordinata, non avere chiare le priorità nella nostra affettività, che Gesù così ha sintetizzato: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze, e amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37.39). Un attaccamento affettivo strano, disordinato, può allontanare Dio dalla nostra vita, che passa così in secondo piano.
  5. Non obbedire a nessuno. Essere punto di riferimento di se stesso. Ascoltare e obbedire sono quasi la stessa cosa (audire e ob-audire: stesso campo semantico). L’obbedienza è un modo di pensare, una struttura che facilita la fiducia, la fede in Dio. Abitua a fare non ciò che io voglio, non solo ciò che io capisco o che sento, ma a volte ciò che non voglio, ciò che non capisco, ciò che non sento, anche se lo percepisco come un bene per me. Tutto quanto Dio ci rivela è forse di immediata comprensione? Credere è cercare un significato più profondo alle cose, è non fermarsi alla superficie. La fede si nutre di ascolto della Parola di Dio e di riflessione.
  6. La tenebra interiore è il peccato, l’assenza di grazia, di amore.
LA LUCE
  • Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 118,105). Dio ci è venuto incontro, e lo fa ancora oggi, con la luce della sua Parola, che non illumina tutto il cammino, ma solo quanto basta per i passi che dobbiamo compiere oggi, perché impariamo a fidarci di Lui, perché smettiamo di pretendere di poter tenere tutto sotto controllo, di dominare la realtà.
  • Ma la luce di Dio si è fatta molto intensa in Gesù, suo Figlio, che di sé ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). La lampada che illumina il mondo è l’Agnello (Ap 21,23), cioè Cristo crocifisso, amore di Dio per noi fino alla fine. Attenzione a volerne fare a meno: si rischierebbe di rimanere ciechi, di non vedere e non capire il senso della vita e di ogni cosa (Gv. 9,39-41).

Signore, che vuoi che io faccia?
“Francesco, va e ripara la mia Chiesa
che, come vedi, è tutta in rovina!”

Francesco, davanti a questo Crocifisso, ha pregato e ha compreso la sua vocazione, quella di testimoniare il Vangelo nel mondo e di restaurare la Chiesa, la Sposa bella di Cristo Gesù, amandola, facendosene carico e facendone parte attiva. Questa immagine ora sta davanti ai tuoi occhi…
… ti stai accorgendo che Lui ti guarda?
… ti rendi conto che chi soffre è Lui e non tu? o per lo meno Lui con te e tu con Lui? 
… ti accorgi che Lui è vivo, ma i segni della sua passione di amore, del suo appassionato amore per te, rimangono? … non senti che Lui vuole dirti qualcosa per la tua vita, per il momento che stai vivendo?
 ... gli stai chiedendo cosa vuole da te, per te?

Puoi ripetere la preghiera che Francesco faceva davanti a questo Crocifisso, 
O alto e glorioso Dio…chiedendo: 
"Signore, cosa vuoi che io faccia?"

martedì 14 giugno 2016

ASSISI E VOCAZIONE - DALL'AMARO ALL'AMORE


"Dall'amaro all'amore!"… 

Questo è il titolo della settimana/corso di orientamento vocazionale che si terrà dall' 8 al 13 Agosto ad ASSISI organizzata dal Centro Francescano Giovani. 
Si rivolge a ragazzi e ragazze dai 18 ai 28 anni: sia per chi si sta interrogando su cosa deve fare della propria vita e su come si decide, sia per chi ha già fatto un percorso vocazionale durante l’anno. Per questo, tale settimana avrà momenti comuni e proposte di riflessione distinte in due gruppi. 
Qui  il programma/logistica delle giornate.
Vi invito ad approfittare di un'opportunità davvero utile per la vostra vita, in un luogo unico come Assisi.  Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto


CONTATTI 
ASSISI - Centro francescano giovani: segreteria@giovaniversoassisi.it
oppure......

Per il NORD ITALIA contatta:
Fr. Alberto Tortelli, fra.alberto@davide.it
Convento del Santo. Piazzetta del Santo, 11. PADOVA
Tel.: 049 8242811 

Fr. Francesco Ravaioli, francesco.ravaioli@gmail.com
Convento San Francesco. Via Del Prato, 4 - PARMA
Tel. 0521/282079

fr. Alessandro Perissinotto, email: alex.perissinotto@virgilio.it
Convento S. Francesco.Piazzetta S. Francesco d’Assisi, 3/A.  BRESCIA
Tel.: 030 2926701


Per CENTRO-SUD, vedi contatti

lunedì 13 giugno 2016

La vocazione di sant'Antonio

Cari amici in ricerca,
il Signore vi doni pace!

Vi scrivo un piccolo post per raccontarvi in breve i passaggi fondamentali della vocazione di Sant'Antonio da Lisbona e di Padova, in questo giorno della sua festa. Questo grande fratello della prima ora del francescanesimo è un modello forte ed originale per noi frati, soprattutto per quanti sono sacerdoti. Ma la sua vita può essere un riferimento molto importante anche per chi ricerca la propria vocazione con passione, affrontando difficoltà e cambiamenti, come lui.
Dopo questi cambiamenti giovanili, la vita di Antonio continua con altre "puntate" appassionanti. Per ora provate a confrontare (con l'aiuto di qualche domanda) la vostra ricerca e discernimento della chiamata con le turbolenze che ha attraversato anche lui.

Buona festa del Santo e ogni bene!

frate Francesco
francesco.ravaioli@gmail.com

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Nato nel 1195 in un famiglia nobile (de Bulhões) accanto alla Cattedrale di Lisbona, fu battezzato con il nome di Fernando.

Vocazione giovanile
Monastero di San Vincenzo a Lisbona
come appare oggi
Probabilmente spinto ad imboccare la 'carriera' paterna del cavalierato, fin da giovanissimo si decide invece per la vita religiosa. A circa quindici anni entra nel Monastero di São Vicente di Lisbona tra i Canonici regolari, organizzati attorno alla Regola di Sant'Agostino. 
Preferendo un maggior raccoglimento rispetto alle frequenti visite di amici e parenti, due anni dopo chiede ed ottiene il trasferimento presso il Monastero di Santa Cruz a Coimbra, allora capitale del Portogallo.
  • In un modo o nell'altro in ogni chiamato la vocazione si manifesta fin dalla prima giovinezza.
  • Se sei giovane/giovanissimo (15-20), avverti i segni e/o il desiderio di una vocazione verso la vita religiosa o il sacerdozio?
  • Se sei adulto o un giovane adulto, la domanda che ti stai ponendo ora trova radici  e memoria in episodi concreti nella tua infanzia e adolescenza?
Formazione e sacerdozio
Il monastero è molto grande e importante per la capitale. In una comunità di circa settanta monaci approfondisce gli studi, anche grazie alla grande biblioteca monastica e alla vivacità culturale che caratterizza le comunità agostiniane in quei decenni, fino a che non vengono "superati" dal progressivo affermarsi delle nascenti università. Distinguendosi nella conoscenza delle Sacre Scritture e nella predicazione, viene ordinato sacerdote.
Frattanto nel suo Monastero agostiniano, anche per pressioni esterne, crescono le tensioni comunitarie e calano l'impegno e la coesione attorno alla vocazione e allo stile di vita religioso.
  • Negli anni dello studio, Fernando si forma anche come credente e religioso. Decisivo per lui e per noi è il rapporto con il Vangelo e la Bibbia. Dedichi spazio nella lettura e nella preghiera all'ascolto della Parola di Dio?
  • La scelta di vita religiosa è delicata: da una parte si è condotti dalla propria storia ad incontrare varie comunità, dall'altra parte dipende dalla responsabilità di ciascuno abbracciare uno stile di vita che aiuti a progredire (e non arretrare) nella fede e nella vita spirituale. Coltivi uno sguardo che tiene insieme l'aspirazione ad una vita radicale e il realismo di una realizzazione mai "perfetta" della vita cristiana?
Novità missionaria
Statua di Sant'Antonio
pronta per la festa nel Convento francescano
di Santo Antonio dos Olivais a Coimbra
dove don Fernando divenne frate Antonio
Nel 1219 giunge dall'Italia una spedizione diretta in Marocco, per tentare una missione tra i mussulmani. Si tratta di cinque religiosi itineranti, chiamati "frati minori", appartenenti ad un nuovo movimento iniziato da un certo Francesco d'Assisi. Si imbarcano da Coimbra, probabilmente dopo essere stati ospiti nella comunità monastica di Fernando.
Alcuni mesi dopo i cinque missionari francescani sono riportati a Coimbra, ma senza vita: per l'annuncio del Vangelo hanno incontrato il martirio. Le loro reliquie vengono portate proprio nella Chiesa di Santa Croce (dove sono conservate ancora oggi) a Coimbra.
Questa testimonianza di estrema fedeltà si rivela fondamentale per il giovane religioso Fernando, che nel settembre 1220 decide di lasciare i Canonici agostiniani per entrare a far parte del nuovo Ordo Minorum di Francesco d’Assisi. In questo passaggio lascia il suo nome di battesimo, per assumere quello di Antonio.
Questo cambiamento è accompagnato e certamente motivato dall'avvertire una forte vocazione alla missione, senza escludere la possibilità e il rischio del martirio: con questo slancio parte anch'egli alla volta del Marocco.

Ma la sua vita francescana lo porterà in missione altrove...
  • Nella tua ricerca prevale l'orientamento al silenzio e alla preghiera? O alla missione e alla dimensione fraterna?
  • Conosci almeno un po' gli elementi di fondo dalla vita francescana per poter fare una scelta ponderata? [Per approfondire questa domanda]
  • Sant'Antonio non è stato un tipo che ha "rimandato" le pur difficili scelte, che sentiva di dover affrontare. Tu che rapporto hai con il tempo? Stai rimandando? Rischi di perdere tempo ed energie preziose da donare? [In ogni caso è importante confrontarsi con una guida spirituale]

FESTA DEL SANTO


Lunedì 13 giugno 2016, solennità di sant’Antonio di Padova

Sacrestia della nostra parrocchia di Milano, metà di febbraio. Appena smesso il camice, al termine della messa del mattino, mi colpisce una piccola statua di s. Antonio. Ha la luce ‘giusta’ per una foto. Un Crocifisso là vicino prolunga un’ombra perfetta:  arriva dietro il Santo che ha il Bambino tra le braccia. La luce è su Gesù: è lui il centro. In quest’anno particolare costituito dal Giubileo della Misericordia, mi viene spontaneo associare il caro Santo alla Misericordia. Lui ne è stato un grande cantore. L’ha sperimentata, amata, donata a piene mani. Per lui ha avuto il volto del Bambino Gesù, una Vita che puoi stringere tra le tua braccia,- non un mito!-, e la drammaticità del Figlio di Dio che sulla croce ci ha amati sino a morire per noi. S. Francesco direbbe: il Cristo “umanato” e “appassionato”, l’ “umiltà dell’incarnazione e la carità della passione”. Così Dio ha amato il mondo! Frate Antonio da Lisbona- s. Antonio di Padova l’ha testimoniato annunciando a tutti questa concreta Misericordia, esigendo da chi l’ascoltava il suo prima che è la conversione del cuore e il suo dopo che è una vita diversa. Se incontri il Signore, se ti lasci riconciliare, cambi e ti fiorisce l’esistenza.
Buona festa di s. Antonio, cantore della Misericordia, nostro grande intercessore!

frate Giovanni Voltan
(Ministro Provinciale dei frati del nord Italia) 

“La confessione è la vera porta del cielo, la porta del paradiso. 
Per essa infatti il peccatore pentito 
viene introdotto al bacio della divina misericordia” 
( S. Antonio di Padova).

domenica 12 giugno 2016

I FRATI DEL SANTO

Padova- Basilica di s. Antonio (WEB.CAM Tomba)
gruppo di giovani frati "frati del santo" alla loro professione solenne  
Pace e bene cari amici, in cammino e in ricerca vocazionale.
In questi giorni alla Basilica di S. Antonio di Padova si vive e ci si prepara con grande partecipazione alla festa del Santo (domani 13 giugno) per la quale sono attesi circa 200.000 pellegrini.
S. Antonio: un giovane frate francescano che il mondo intero ama e venera e invoca! 
Custodi da sempre della sua basilica e della sua tomba sono i Frati Minori Conventuali (di cui anch'io faccio parte), detti a Padova semplicemente  "i frati del Santo". Questa connotazione "antoniana" in realtà non deve farci dimenticare che i Minori Conventuali sono "frati francescani" (come il Santo del resto!) risalendo addirittura al ceppo più antico e ininterrotto dell'Ordine fondato dal Poverello d'Assisi. Non a caso, infatti, ritroviamo i Frati Minori Conventuali anche alla Basilica e alla tomba di san Francesco in Assisi. Un onore davvero speciale per noi essere i custodi "delle tombe di famiglia" e ogni giorno vivere accanto a S. Francesco e S. Antonio. A noi è certo affidato anche in modo speciale l'essere i primi testimoni di questi due santi straordinari.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)  

Assisi- Basilica di san Francesco
gruppo di giovani frati minori conventuali presso la tomba (WEB/CAM)
I FRATI DEL SANTO
Nel chiostro della Magnolia, presso la Basilica di S. Antonio, Padova, un giornalista incrocia un frate, diretto alla Penitenzieria, e gli chiede: “Scusi padre, mi può dire in breve che cos’è il “fenomeno antoniano”, di cui si parla in questi giorni alla vigilia della festa di S. Antonio?” 
Il frate, per nulla sorpreso, risponde: “ Beh! Il fenomeno è S. Antonio, ma una mano gliela diamo anche noi”. “Noi chi?” “Noi frati del Santo”. “Chi sono i “Frati del Santo”? (...) Mi sento chiamato in causa. 
  • “Frati del Santo” è un nome dato dai padovani e dai pellegrini ai Francescani Minori Conventuali che custodiscono le spoglie mortali di S. Antonio di Padova e animano le varie attività spirituali, culturali e caritative, sorte all’ombra della spaziosa basilica antoniana.
  • Siamo una comunità di fratelli con vocazione francescana, sottoscritta dai voti di povertà, castità e obbedienza. Così la dipinge il Ministro Provinciale, P. Giovanni Voltan. “Siamo, per grazia, una comunità internazionale avendo tra noi confratelli d’altre nazioni (Romania, Polonia, Croazia, India, Indonesia). Abbiamo età, formazione, caratteri, culture diverse e non sempre riesce facile la vita comunitaria, ma ci proviamo, mettendo al centro la preghiera comunitaria che ha i suoi tempi e il suo respiro: al mattino, a metà giornata e alla sera. Siamo consci di essere al cuore della Provincia religiosa, della città di Padova proprio perché custodi di Sant’Antonio, un confratello santo che è vivo come scopriamo ogni giorno da tanti pellegrini che ricorrono a lui, lo sentono vicino, vero “patrono dei poveri e sofferenti”. 
Un miracolo che continua, anzi il miracolo per eccellenza: "per Antonium ad Jesum", come ebbe a dire Papa Pio XI. Il Beato Papa Paolo VI definì la Basilica dedicata a S. Antonio “clinica spirituale”. Oggi Papa Francesco la chiamerebbe un “ospedale da campo”; noi in modo più terra terra, un “porto di mare” ove tutti, da qualsiasi provenienza e storia, possono incontrare il Signore, la sua misericordia. Per questo il servizio principale è l’accoglienza, la predicazione, la riconciliazione. Tutto parla dell’incontro che avviene nel nome del Signore e del Santo, ( discepolo e contemporaneo di S. Francesco), che ha saputo mettere assieme la grande cultura biblica-teologica con la vita concreta delle famiglie, dei poveri di cui s’è sempre sentito difensore contro ogni sopraffazione.
Da questo cuore pulsante partono tante iniziative ispirate ad un binomio che sintetizza la vita di Sant’Antonio: Vangelo e Carità. 


  • Annuncio del Vangelo-evangelizzazione-cultura (Messaggero di S. Antonio, voce dei frati del Santo, Biblioteca Antoniana, Centro Studi Antoniani, Istituto Teologico S. Antonio Dottore, Centro Provinciale Missionario, Missioni all’estero e in Italia con le reliquie del Santo)

La Basilica è di proprietà pontificia e, in seguito ai Patti Lateranensi, è amministrata da un Delegato Pontificio, che attualmente è il Vescovo Mons. Giovanni Tonucci, che rappresenta Papa Francesco e la Santa Sede. Collabora un’istituzione più antica - nata nel 1396 - la Veneranda Arca di S. Antonio, responsabile della manutenzione del complesso antoniano (come le fabbricerie delle grandi cattedrali e basiliche). E’ composta da “presidenti” nominati dal Comune di Padova; accanto a loro un rappresentate del Delegato pontificio (per la Santa Sede) e il frate Rettore della Basilica (per la Provincia italiana di S. Antonio di Padova dei Frati Minori Conventuali).
Tutti insieme con ruoli diversi queste realtà operano per il bene del grande complesso antoniano, sorto grazie alla vita santa di frate Antonio da Lisbona, qui vissuto nei tre intensi anni padovani, sino a diventare per sempre S. Antonio di Padova, "il Santo che tutto il mondo ama”.



A cura di 
Luigi Francesco Ruffato, 
frate del Santo

venerdì 10 giugno 2016

GRAZIE P. ALESSANDRO !

con P. Alessandro ...
Sorella morte
Pace e bene cari amici in ascolto dei desideri del Signore per la vostra vita.
Oggi condivido una notizia che ha rattristato molto noi frati. Stamane alle 5.00, infatti, padre Alessandro Brentari è andato incontro a "sorella morte".

Una vita con i giovani e per le vocazioni
Aveva 85 anni, tutti in gran parte spesi per le vocazioni sacerdotali e religiose e nell'ascolto e nell'accompagnamento spirituale dei giovani. 
E i frutti di questa sua opera sono davvero belli! Quanti che lui ha seguito, infatti, hanno intrapreso la vita consacrata diventando frati, preti, suore, missionari! Quanti hanno trovato in lui l'aiuto e il sostegno di un autentico padre! In tutti lasciando un ricordo indelebile di dolcezza, pazienza e mitezza infinita, grande disponibilità insieme ad una fede ardente e appassionata. 
P. Alessandro sapeva scrutare i cuori, sapeva far innamorare di Gesù, incoraggiare e guidare verso piccole e grandi scelte di vita !

Alla guida del Gruppo san Damiano
Il tema vocazionale era ovviamente il suo argomento preferito e da quando, per la malattia, non aveva più potuto seguire fisicamente il Gruppo san Damiano (da lui fondato negli anni '80 e guidato fino al 2005), sempre accompagnava ogni nostro incontro con una preghiera mirata e incessante. Anche recentemente, aveva voluto essere informato dei giovani partecipanti, richiedendomi per ciascuno notizie dettagliate (nome, provenienza, età...). Famosi i suoi taccuini in cui riportava in note minute la storia di ogni giovane in ricerca per farne poi motivo di una preghiera incessante e tenace. Quante volte mi ha ammonito in questi anni : "Ricordati p. Alberto che solo dalla preghiera, nascono le vocazioni.....; ricordalo! ".

La sua storia vocazionale 
Amava condividere spesso anche la storia della sua vocazione. Sapeva del resto raccontare "le storie" con un arte impagabile e ammaliatrice!!
Già da bambino, aveva pensato di diventare prete e frate; era così entrato a soli 10 anni nel nostro seminario minore (il seminario dei cosi detti "fratini" ormai chiuso) di Camposampiero. Il fascino per questa vita era sorto in lui da alcuni frati compaesani (era nativo della val di Non) giunti dalla missione e dall'evento straordinario per la sua piccola parrocchia di montagna, della celebrazione di una "Prima Messa" da parte di un giovane sacerdote appena ordinato.
Da allora, per gioco, aveva iniziato a ripetere i gesti e i riti del sacerdote, soprattutto imitandolo nella celebrazione della messa, che ben conosceva facendo il chierichetto. Il desiderio di realizzare la sua vita in questa direzione fu dunque presto una scelta conseguente, decisa e forte da bravo montanaro!
Ricordo come ogni volta questo narrare, sempre uguale eppure sempre nuovo, sapesse far brillare i suoi occhi di commozione nel riconoscere la fedeltà e l'amore di Dio percepito in quegli eventi lontani, ma ancora così presenti e significativi nella sua vita!! 

Nella luce del Signore
Ora p. Alessandro ha concluso il suo cammino terreno, ma sono certo che dal cielo ancora continuerà con la sua dolce presenza e tenace preghiera a sostenere i giovani in ricerca, ad accompagnare il Gruppo san Damiano, ad annotare nei suoi mitici taccuini i nomi di tutti, a tenere una mano sulla testa anche ai frati (tra cui il sottoscritto) che da qualche anno proseguono la sua opera di promozione e accompagnamento vocazionale per tanti giovani. 

Grazie caro P. Alessandro! Riposa in pace, ora sei nella luce del tuo Signore!
A Lui sempre la nostra lode.

fra Alberto

Ad un incontro del Gruppo san Damiano con il Cardinal Martini
Frate Alessandro Brentari 

  • Tappe di vita: - Nato a Smarano (TN) il 30 luglio 1930; - Entrato in seminario a Camposampiero il 6 ottobre 1941; - Professo temporaneo l’8 settembre 1947; - Professo perpetuo il 4 ottobre 1951; - Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1954. 
  •  Di comunità: - Camposampiero: 1951-1952 - Padova-Immacolata (Orfanatrofio): 1955-1958 - Narbonne (Francia): 1958-1959 - Roma Ss. Apostoli: 1959-1961 - Assisi (Sacro Convento): 1961-1967 - Roma-S. Marco Evangelista: 1967-1968 - Padova-Arcella: 1968-1973 - Padova-Santo: 1973-1979 - Brescia: 1979-1982 - Padova-Santo: 1982-2016.
  •  Incarichi provinciali: - Maestro dei novizi: 1973-1979 - Padre spirituale dei seminaristi a Brescia: 1979-1982 - Promotore vocazionale dei giovani: 1982-2016
  •  Incarichi nell’Ordine: - Rettore dei seminaristi e postulanti ad Assisi: 1961-1967
  •  Incarichi fuori dell’Ordine: - Addetto all’Archivio Segreto Vaticano: 1959-1961.
R.I.P. 


P. Alessandro con un gruppo di giovani
Padova, Basilica di S. Antonio, martedì 14 giugno, ore 15,30
Omelia del Ministro provinciale nella s. Messa delle esequie di p. Alessandro Brentari
Parola di Dio: 1 Sam 3,1-10; salmo 139 (138); Mt 4,18-22

La notizia della partenza per la casa del Padre di p. Alessandro ci ha un po’ spiazzati tutti qualche giorno fa in quanto non ce l’aspettavamo e speravamo di poterlo incontrare ancora salendo al convento S. Maria Gloriosa di Pedavena.

Padre Alessandro, figlio di Riccardo e Lona Oliva era nato a Smarano, Val di Non-Trento, il 30 luglio 1930. A undici anni entra in seminario a Camposampiero (6 ottobre 1941) ed inizia così il suo itinerario vocazionale. Scrive così, cinque anni dopo, il suo rettore a S. Pietro di Barbozza, p. Bernardino Bordin: «Mi pare un ottimo elemento per la vita religiosa, soprattutto per il suo ottimo carattere e per il suo stato di infanzia spirituale. È sempre allegro, serio quando è ora di essere serio, quasi incapace d’alterarsi e confidente con tutti. Queste ottime qualità sono frutto del carattere e anche della virtù» (13 agosto 1946). Il giovane Alessandro emette la prima professione l’8 settembre 1947 presso la basilica di S. Antonio; sempre al Santo quella solenne il 4 ottobre 1951. È ordinato sacerdote dal Vescovo di Padova mons. Girolamo Bortignon il 18 dicembre 1954 presso la Cappella dei pp. Camilliani a Mottinello di Rossano Veneto.

Le sue comunità, seguendo il filo del tempo, sono: Camposampiero (1951-’52), Padova-Immacolata, a quel tempo orfanatrofio (1955-’58), Narbonne, in Francia (1958-’59), Roma- Ss. Apostoli (1959-’61) ove è addetto all’Archivio Segreto Vaticano; Assisi-Sacro Convento ove è rettore dei seminaristi e postulanti (1961-’67), Roma-S. Marco Evangelista (1967-’68); Padova-Arcella ove  in patronato è un trascinatore di giovani, ora uomini maturi che ancora lo ricordano (1968-’73); Padova-Convento del Santo ove è maestro dei novizi (1973-’79), di classi di giovani a quel tempo folte di candidati alla vita religiosa. Così lo ricorda, dopo molti anni, un suo affezionato novizio, p. Domenico Paoletti:
«Ho nel cuore un ricordo grato ed affettuoso per questo nostro fratello che ho avuto la grazia di averlo come maestro di noviziato quarant’anni fa (1976-1977), ed è stato un vero maestro di vita francescana con la sua profonda umanità, con il suo stile e, in particolare, con il suo entusiasmo appassionato per il Signore, per la Chiesa e per il Suo servo Francesco.  Ricordo che non c’erano ancora le Fonti francescane in italiano,  p. Alessandro le aveva in francese che ci leggeva e, soprattutto, ci commentava con la sua nota capacità straripante di “narrare” la storia di Francesco. Basti pensare che quasi ogni giorno avevamo diverse ore d’incontro di formazione francescana con il maestro (vita di s. Francesco, Regola, Costituzioni, …), eravamo arrivati quasi a fine agosto (in prossimità della preparazione immediata alla professione) e lui a narrare ancora la storia di Francesco … tanto che una mattina gli chiedemmo:  “quando muore san Francesco?”».
Agli anni come maestro dei novizi, seguono quelli di Brescia ove è padre spirituale dei seminaristi (1979-’82); infine, ancora Padova-Convento del Santo dal 1982 sino al 2016. Dal febbraio 2012, per motivi di assistenza ad una salute fattasi sempre più precaria, a motivo dei danni provocati dal diabete, sale al convento Immacolata di Lourdes di S. Pietro di Barbozza e il 29 gennaio 2015 a quello di S. Maria Gloriosa di Pedavena.

Seguendo il percorso di vita, vocazione e ministero di questo nostro confratello, v’intravvediamo come degli “amori”, degli ambiti di servizio che lo hanno maggiormente segnato, ministeri ove egli si è speso di più, ove probabilmente quasi tutti noi l’abbiamo visto all’opera ed apprezzato. Sono gli ambiti che vedono p. Alessandro formatore-maestro (Assisi, Padova, Brescia) e promotore vocazionale. Denominatore comune di questi ambiti sono i giovani, la passione per il mondo giovanile, che mai è venuta meno, né tempo e salute han logorato, anzi. In questa voce, “giovani”, sta il suo servizio reso al discernimento, orientamento vocazionale reso sia come formatore che come animatore vocazionale.

Per questo la Parola di Dio scelta è tratta da storie di vocazione, è un inno all’amore sorprendente di Dio che elegge, sin dal seno materno (cf. Salmo 139), a essere “suo” per sempre. Abbiamo così ri-ascoltato le storie di Samuele e dei primi apostoli lungo il mare di Galilea. Dove sta p. Alessandro in questa Parola? Mi pare di individuarlo con facilità nel sacerdote Eli che aiuta il piccolo Samuele a riconoscere la voce del Signore così da rispondervi. Anche per Eli, che pure è maestro-sacerdote, c’è bisogno di comprendere bene questa voce, il suo timbro, così da aiutare Samuele. Anche lui deve diventare discepolo, obbediente al manifestarsi del Signore, per dare le giuste indicazioni a Samuele: «Va a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”» (1 Sam 3,9). Nella pagina evangelica, p. Alessandro possiamo identificarlo in Gesù che cammina lungo il mare di Galilea, che vede dei giovani al lavoro e li chiama, gettando con fiducia ed autorevolezza la parola della vocazione: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (Mt 4, 19).

Questo servizio di guida, di promotore ha davvero appassionato tanto la vita di p. Alessandro. Per molte estati, una volta concluso l’incarico di maestro dei novizi, egli stava in Assisi per gli interi mesi di luglio ed agosto, lieto di dare una mano ai campi scuola per adolescenti e giovani. Riteneva Assisi, la presenza del Serafico Padre S. Francesco, un vero luogo di grazia e un terreno molto fertile per il “Francis cocco”, un virus - che come lui spiegava ai ragazzi/e dei campi scuola nelle sue simpatiche performances-testimonianze - che se ti prende sono guai seri perché …diventi frate, suora, sacerdote diocesano!
Da cercatore dal fiuto buono, uomo dei lunghi ascolti, p. Alessandro sapeva scorgere giovani “vocazionabili” cui faceva la proposta della vita religiosa francescana. Il clou di intensi colloqui avveniva quando egli rivolgeva al giovane il suo “detto” - divenuto poi fonte di tanti nostri sorrisi - : «Ma tu (con la vocale u  che si prolungava e il gesto della mano che indicava l’ “eletto”), hai mai pensato di farti frate?» Possiamo dire che tanti giovani entrati nella vita religiosa francescana devono all’incontro con p. Alessandro, l’incipit della loro avventura vocazionale. Assisi, Padova sono stati come il mare di Galilea ove Gesù s’è servito del suo servo p. Alessandro per chiamare tanti giovani a seguirlo. P. Alessandro non solamente lanciava la proposta, ma seguiva ed accompagnava le persone in modo fedele e discreto. Più ancora, egli pregava per ogni giovane che aveva incontrato, con il quale era iniziato un cammino. Evidentemente non solo per quelli che sarebbero entrati in convento, ma per ogni incontro avvenuto: scopo del vero promotore è infatti orientare al Signore le persone, collocarle in un’ottica di vita come risposta alla chiamata di Dio entro la propria specifica vocazione (consacrazione religiosa, sacerdozio, matrimonio). Non se ne intendeva di computer p. Alessandro, non sapeva maneggiarlo, ma ha riempito quaderni ed agendine di dati preziosi con volti, nomi, indirizzi, piccole note ove riportava l’evolversi del cammino, incontro dopo incontro. Una vera “banca dati”, ma direi, meglio, una “banca preghiera”, custodita nel suo cuore.
Anche negli ultimi anni a S. Pietro di Barbozza e Pedavena, quando andavo a visitarlo, egli tirava fuori una di queste sue agendine e chiedeva dell’uno o dell’altro giovane, dei postulanti di Brescia, dei novizi in Assisi, del cammino dei chierici. Fino alla fine egli è stato promotore vocazionale. Ed ha insegnato a chi è venuto dopo di lui un aspetto elementare ma fondamentale: per essere promotore vocazionale devi esserlo a tempo pieno perché ti coinvolge, devi dirigere anime, tenere i contatti in modo delicato; devi essere equilibrato, avere sapienza e discernimento spirituale, capacità di attesa anche nei tempi lunghi nonché una buona capacità d’incassare delusioni perché alla base sta la libertà delle persone, del cammino unico di ciascuno. Soprattutto occorre avere una buona vita di preghiera insieme alla coscienza ed umiltà di essere semplice strumento dell’Unico che veramente chiama e voca a sè, il Signore.
«Ricordati Alberto, - diceva a p. Alberto Tortelli, che gli è succeduto come promotore vocazionale - che solo dalla preghiera nascono le vocazioni».

C’è un punto decisivo da chiarire: perché p. Alessandro ha sentito così forte la sua missione tra i giovani? Perché era un frate innamorato della sua vocazione francescana, del suo sacerdozio, della Chiesa, della Provincia e dell’Ordine religioso! Possiamo quindi dire che la sua è stata una forma di “restituzione” del tanto bene con cui s’è sentito amato dal Signore, della gioia della propria vita consacrata a seguire Gesù casto, povero ed obbediente sulle orme del Padre S. Francesco e del confratello S. Antonio. Restituzione per p. Alessandro è stata una testimonianza solare, sorridente, cordiale in ogni relazione: con i giovani, ma pure con qualsiasi frate del convento e persona incontrata nel ministero.
Di lui ci ha sempre colpito la testimonianza della vita di unione con Dio, la preghiera, cuore incandescente di tutto il suo agire.
Di lui ci ha edificati l’umiltà, l’estrema povertà -anche di cose materiali-, l’accoglienza cordiale di tutto, compresa la malattia e il venir meno delle forze negli ultimi anni. Visitandolo dapprima a S. Pietro di Barbozza e poi Pedavena, lo trovavo sempre con il suo breviario, intento a pregare tutta la liturgia delle ore, nella recita di uno dei rosari giornalieri oppure con un libro del biblista Bruno Maggioni che gli piaceva particolarmente per la spiegazione sui vangeli. E quasi mi spiaceva disturbarlo vedendolo tanto assorto in questa preghiera o lettura. Come sempre un sorriso, parole buone, l’immancabile richiesta del cammino vocazionale dei nostri giovani, poche parole su di sé. Da pochi riferimenti, avvertivo il grande lavoro che egli stava facendo a livello spirituale, interiore: «Sai, ora sono come un bambino che ha bisogno di tutto, mi costa, ma l’accetto e l’offro al Signore». Un sorriso, un bacio, la benedizione richiestagli, “ciao p. Alessandro, alla prossima volta”.
Mi pare che gli ultimi anni siano stati per lui come un prolungato ritiro spirituale vissuto con la sua testa buona e la vita di pietà, nel silenzio, con parole essenziali -sempre gentili e di riconoscenza-, tanta preghiera, per prepararsi all’incontro definitivo con il Padre della Misericordia grazie all’intercessione materna di  Maria Ss.ma -tantissimo invocata per tutti e per sé-  e dei nostri Santi. Siamo certi che egli è giunto a quest’appuntamento che vale una vita preparato e molto più che preparato.
Come mi ha scritto dal Portogallo p. Fabrizio Bordin, Delegato dei nostri frati nella terra che ci ha dato S. Antonio: «Certamente p. Alessandro avrà una bella schiera di persone che lo ricordano al Signore e pregano per la sua anima. Egli è una figura significativa della nostra Provincia e ci può ora guidare nel nostro ministero per i giovani e le vocazioni». Altri confratelli ancora hanno voluto lasciarci una piccola testimonianza, una partecipazione cara.

Caro p. Alessandro, grazie della tua vita gioiosamente vissuta e testimoniata come frate e sacerdote francescano! Non è mia intenzione fare panegirici perché anche tu, come tutti, avevi le tue mancanze e difetti, ma davvero impossibile non volerti bene. Ti chiedo, a nome di tutti i frati della Provincia e dell’Ordine, di pregare per noi, in modo particolare per il tuo campo preferito, le vocazioni.

Desidero porgere le condoglianze alla comunità del Santo di cui, dal 1982, p. Alessandro è stato membro di famiglia; ai suoi parenti, in particolare alla sorella gemella Ines, -(l’altro fratello, Mario, l’ha preceduto nella casa del Padre)-, ai nipoti sempre così affettuosamente vicini a lui. Ringrazio i guardiani e frati dei conventi di S. Pietro di Barbozza e Pedavena, le suore del Carmelo, il personale medico-infermieristico che ha avuto cura di questo nostro confratello con professionalità e dedizione.

«Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono» (Mt 4,18): caro p. Alessandro, sei tu ora il vocato a seguire il Signore, per stare sempre con lui che con tanto entusiasmo ci hai sempre indicato! Ricordati di noi!                       
f. Giovanni Voltan
Amata Assisi
Testimonianze su p. Alessandro Brentari. Alcune…
-Da fr. Domenico Paoletti
Carissimo fra Giovanni, la festa di sant’Antonio oggi si colora e si intensifica di una presenza particolarmente avvertita, quella di p. Alessandro Brentari. Ho saputo della sua morte dal mio rientro a Roma dalla celebrazione della prima parte del Capitolo provinciale dell’Abruzzo. Sapevo della sua situazione che si stava aggravando per il diabete sempre più devastante e per altre complicazioni, ma la a morte mi ha colto ugualmente di sorpresa. In questi ultimi anni ho cercato ogni anno, normalmente in estate, di fargli una visita, ed ogni volta era per me una vera festa del cuore nel vederlo sereno ed abbandonato al Signore e nelle braccia di Maria. L’ultima volta che l’ho visto è stata l’estate scorsa e mi ha fatto molto riflettere la sua attenzione nei miei confronti: lui, gravemente malato, sorpreso della mia vista fino a dirmi di non preoccuparmi e di non togliere del tempo prezioso ai miei impegni per lui. La sua minorità francescana veramente esemplare!
Ho nel cuore un ricordo grato ed affettuoso per questo nostro fratello che ho avuto la grazia di averlo come maestro di noviziato quarant’anni fa (1976-1977), ed è stato un vero maestro di vita francescana con la sua profonda umanità, con il suo stile e, in particolare, con il suo entusiasmo appassionato per il Signore, per la Chiesa e per il Suo servo Francesco.  Ricordo che non c’erano ancora le Fonti francescane in italiano,  p. Alessandro le aveva in francese che ci leggeva e, soprattutto, ci commentava con la sua nota capacità straripante di “narrare” la storia di Francesco. Basti pensare che quasi ogni giorno avevamo diverse ore d’incontro di formazione francescana con il maestro (vita di s. Francesco, Regola, Costituzioni, …), eravamo arrivati quasi a fine agosto (in prossimità della preparazione immediata alla professione) e lui a narrare ancora la storia di Francesco … tanto che una mattina gli chiedemmo:  “quando muore san Francesco?”.
Ricordo, tra le tante cose,  una visita che fece ai miei genitori, in una sperduta campagna dell’Abruzzo, i quali rimasero affascinati dalla sua presenza e dal suo stile, ed hanno conservato un ricordo vivo. Ora insieme vivono nella gioia eterna in pieno appagamento,  abbracciati dalla Totalità e abbracciando la Totalità e, quindi, tutti noi.
Sono vicino a tutta la Provincia italiana di S. Antonio di Padova con l’affetto che ci unisce al Santo che oggi celebriamo solennemente e al nostro p. Alessandro che celebriamo nella sua Pasqua. Domani purtroppo non mi è possibile partecipare fisicamente ai funerali per un problema di fibrillazione atriale che proprio domani verrà esaminato presso l’ospedale S. Eugenio di Roma EUR.
Un abbraccio fraterno nella fiducia che ci infondono il fratello s. Antonio e il nostro fratello maestro Alessandro.
A presto, fra Domenico Paoletti
-Da fr. Giuseppe De Stefano
Al Ministro Provinciale della Provincia Italiana di Sant’Antonio- Ai confratelli. 
Carissimo Ministro,
ho ricevuto la notizia del ritorno alla casa del Padre del carissimo fr. Alessandro Brentari. 
Ha portato a compimento la chiamata che ricevette di essere totalmente consacrato al Padre, in Gesù per mezzo dello Spirito. 
Avendolo conosciuto ed avendo assorbito la sua spiritualità, il suo personale carisma ed il suo profondo amore per Gesù, la Chiesa e l’Ordine, credo fermamente che oggi sia nella pienezza della sua felicità, quella che traspariva da tutta la sua persona. La felicità di essere tutto e solo di Gesù. 
La mia partecipazione fraterna a questo momento di fede in Cristo Risorto, è anche gratitudine nei confronti di “padre Brent” per tutto ciò che è stato nella mia vita personale e per Assisi, nel periodo del mio servizio al CNPGV, sia come Vice direttore che come Direttore. 
La fedeltà di p. Alessandro, la ricchezza spirituale, la saggezza ed il suo amore per i giovani, lo hanno reso per decenni la colonna portante delle attività della pastorale giovanile e vocazionale del nostro Ordine in Italia. 
Come non ricordare la sua agendina dove era trascritto ogni particolare dei giovani che lui accostava ed accompagnava;
Come non ricordare il “franciscocco” di cui è stato un appassionato seminatore e provocatore;
Come non ricordare la sua giovialità e cortesia, porta spalancata per portare Gesù nel cuore di tanti ragazzi;Come non ricordare la sua capacità di ascolto, anche di notte, pur di non perdere l’occasione di essere accanto ad un giovane ed avviare un percorso di discernimento. 
Potrei elencare tanti e tanti insegnamenti che p. Alessandro ha lasciato a me e che ha testimoniato nell’azione pastorale per i giovani presso il Centro Nazionale. 
Ringrazio il Signore Gesù per il dono speciale di questo confratello e ne raccolgo il testimone della gioia di essere tutto di Gesù e per Gesù. 
A te, fratello ministro ed attraverso di te, la mia fraterna vicinanza spirituale con l’immensa gratitudine per il dono di questo fratello a servizio fedele ed esemplare della pastorale giovanile e vocazionale non solo provinciale, ma anche e soprattutto del CNPGV in Assisi. 
Con fraterno affetto
P. Giuseppe De Stefano
-Da fr. Fabrizio Bordin, Lisbona
Caro Giovanni, leggo la notizia della morte di Alessandro Brentari.
Un'altra figura significativa della nostra provincia. Come tanti hanno sottolineato: un frate dal sorriso dolce e mansueto, che amava la sua vocazione e che voleva bene ai giovani. Un voler bene che ha trasmesso costantemente, che l'età non ha logorato ma impreziosito. Certamente avrà una bella schiera di persone che lo ricordano al Signore e che pregano per la sua anima.
Alessandro: un altro frate che ci può guidare nel nostro ministero giovanile e vocazionale.
Un caro saluto e un buon Sant'Antonio.
Fabrizio