lunedì 30 novembre 2015

Le "parole" irrinunciabili di ogni vocazione e senso di vita.

Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Oggi, festa di S. Andrea, nel vangelo propostoci dalla liturgia, riviviamo la chiamata di questo Apostolo da parte di Gesù insieme a quella di altri tre primi discepoli. L'evangelista Matteo, narrando tali vocazioni, utilizza un tono scarno e volutamente essenziale quasi a ricordarci che il senso e la direzione della nostra vita ce la giochiamo su poche  "parole" irrinunciabili e fondanti (Gesù vide, li chiamò; essi subito lasciate le reti, lo seguirono) il resto è solo un contorno e forse solo chiacchiere.
Chiediamo al Signore la grazia di non disperderci e non aggrapparci nella nostra ricerca a "parole" inutili o di inciampo. A Lui sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

vide due fratelli... che gettavano la rete in mare... li chiamò
Dal vangelo di Matteo (4,18-22)
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.
E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini».
Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò.
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.


essi...subito..lo seguirono
L'intuizione di Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo è stata il rispondere ad una persona, rispondere "Sì" a Qualcuno che dice: "Vieni, facciamo un cammino insieme". La vocazione è rispondere ad un modo di essere che l'Altro ti offre. La vocazione è chiamata e questa stabilisce una relazione tra Chi chiama e chi è chiamato. Non si tratta tanto delle azioni che compio, ma di una relazione di pace che esplode nelle azioni che compio. Quando sono pieno di questa relazione, cos'è il resto? Buon inizio settimana! 
(da Achille, un giovane del Gruppo san Damiano)

domenica 29 novembre 2015

Da Assisi in attesa del Natale

Assisi: aria di Natale
Carissimi, il Signore vi dia pace.
Con questa prima domenica è iniziato l'Avvento, il cammino che ci condurrà a Betlemme, al Santo Natale. Vi propongo un video con una breve riflessione sul Vangelo odierno offertoci da P. Simone Tenuti responsabile del Centro Francescano Giovani (presso la basilica di San Francesco in Assisi). Approfitto anche per ricordare a tutti i giovani come il Centro sopracitato proponga varie iniziative, fra cui dal 5-8 dicembre un campo vocazionale, così come la possibilità (per ragazzi e ragazze) di trascorrere il fine anno in Assisi (dal 29 dicembre al 1 gennaio 2016). Per saperne di più vi invito a visitare il seguente SITO. Chi fosse interessato si iscriva presto, i posti sono limitati.
Buona settimana a tutti.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. (fra.alberto@davide.it)

Festa dei "santi di famiglia"

Festa di tutti i Santi dell’Ordine Francescano
29 novembre

Quadro dedicato ai Frati Martiri del Perù 
che il prossimo 5 dicembre saranno beatificati
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Oggi, 29 novembre, nel mondo francescano si celebra una giornata davvero speciale: la festa di tutti i santi francescani, la festa dei "santi di famiglia", di quanti nei secoli hanno aspirato e raggiunto la santità seguendo il Vangelo e le orme di San Francesco.

Si tratta di una grande folla proveniente da tutti i ceti sociali e da ogni popolo. Vi sono martiri, dottori, sacerdoti, fratelli religiosi, laici, vergini, sante donne…: santi famosi e conosciuti.., così come figure "piccole" e nascoste.... Una moltitudine immensa radunata intorno al Poverello di Assisi, “recante il segno del Dio vivo” nelle sue carni (le S. Stimmate). Uomini e donne che scegliendo l’umiltà e la povertà, hanno dissetato il loro cuore all’eterna fonte dell’Amore - Gesù - che solo dona la gioia e la pace vera. Per Lui si sono spesi senza misura, anche disposti a offrire la vita (vedi la vicenda dei frati martiri del Perù).

Il loro segreto: un SI’, un ECCOMI, di consegna e abbandono assoluto nelle mani di Dio, Padre buono. Nel proprio tempo e secondo le rispettive capacità, hanno fatto di Gesù Cristo il centro della propria esistenza, diventando strumenti di pace e di speranza per molti: poveri, affamati, assetati, ignudi, malati, perseguitati, carcerati... . Ogni loro parola "sa di Vangelo" e le loro opere "profumano di Cristo".

La festa di tutti i Santi dell’Ordine francescano, si celebra in questo giorno perchè il 29 novembre 1223, Francesco e i suoi primi frati ricevettero l'approvazione definitiva della Regola da parte di papa Onorio III. La pergamena originale è conservata ad Assisi, nella cappella delle reliquie della Basilica di San Francesco.

In questa ricorrenza noi frati francescani, facciamo memoria e rinnoviano i Voti di Castità e Povertà e Obbedienza pronunciati a suo tempo, pubblicamente, con la Professione Religiosa e, sull'esempio di san Francesco, nostro Serafico padre e di tanti Santi nostri confratelli, ci riconfermiamo nel desiderio e nella volontà di "osservare fedelmente il Santo Vangelo".

La luminosa testimonianza dei Santi Francescani, può ricordare anche a tutti noi che la Santità non è un qualcosa del passato, né un itinerario per pochi o il privilegio di una élite ... Si tratta di una strada sempre aperta per chi decide di intraprenderla, un invito sempre nuovo per chi lo voglia accogliere e mettere in pratica. La SANTITA’….una meta anche per te!

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Miguel Tomaszek e fra Zbigniew Strzalkowski
in un momento fraterno a pochi giorni dalla loro uccisione

sabato 28 novembre 2015

Frati martiri in Perù: sabato 5 dicembre la beatificazione

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace.
Sabato 5 dicembre la Chiesa riconoscerà ufficialmente la beatificazione di due nostri giovani frati minori conventuali, f. Miguel Tomaszek e f. Zbigniew Strzalkowski (vedi POST precedenti), missionari in Perù sulle Ande e uccisi nel 1991 dai ribelli maoisti in odio alla fede. Con loro sarà beatificato anche un missionario Don Sandro Dordi, anch'egli trucidato in quegli anni terribili. 

Il rito si svolgerà nello stadio della città di Chimbote (Perù), mentre la sera prima ci sarà una veglia di preghiera in Cattedrale, con inizio alle ore 19, cui sono invitate le delegazioni provenienti da tutto il paese. La popolazione di Chimbote e di tutta la valle del Santa, si sta preparando con trepidazione a questo evento: saranno i primi martiri beatificati della diocesi e del Perù. Per saperne di più clicca qui.

Il martirio feroce di questi fratelli mi colpisce sempre molto ed è una grande testimonianza e un grande richiamo per me e noi frati ! Certo, non a tutti è richiesto una prova così estrema, ma "dare la vita" per il Signore e per i poveri resta connaturale al nostro essere francescani ed è il segno irrinunciabile della nostra vocazione religiosa. 

Caro amico che mi leggi e che forse pensi e ti chiedi se diventare frate, ricorda che il "martirio", "il dare la vita", il "consegnare tutto te stesso", "lo spenderti e il donarti interamente" a Gesù e al suo popolo e alla sua gente, sarà la scelta fondamentale! Se hai nel cuore altri pensieri, se ti attira il convento come un luogo di comodo rifugio, lascia perdere, questo non è il tuo posto.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Miguel Tomaszek e Fra Zbigniew Strzalkowski
Di seguito un interessante articolo sui martiri apparso in "Mondo e Missione" 

I MARTIRI di Chimbote
(Giorgio Licini)
Viaggio a Pariacoto, nella parrocchia andina dove i ribelli maoisti di Sendero Luminoso uccisero nel 1991 due francescani polacchi. Verranno beatificati il 5 dicembre con il bergamasco don Sandro Dordi.

Da Chimbote (Perù)
Fa una certa impressione varcare la soglia della chiesa di una remota località andina col pensiero ai fatti del 9 agosto 1991: due giovani francescani polacchi prelevati dagli uomini di Sendero Luminoso subito dopo la Messa e riportati cadaveri il giorno dopo. Primo atto del martirio che – appena pochi giorni dopo – avrebbe coinvolto anche il missionario bergamasco don Sandro Dordi. E che il prossimo 5 dicembre la Chiesa riconoscerà ufficialmente con la beatificazione di tutte e tre queste figure, nello stadio cittadino di Chimbote.

A Pariacoto le tombe dei padri Miguel Tomaszek e Zbigniew Strzalkowski sono sui due lati dell’unica navata. Come ad accompagnare costantemente in una precisa direzione una comunità che venticinque anni fa – invece – viveva nella paura e nella confusione. «Ci avevano ingannato», dice oggi la gente riferendosi a quanti non esita più a bollare come “terroristi”. Ma all’inizio degli anni Novanta la pressione del movimento insurrezionale maoista peruviano era quasi incontenibile. L’idea era di impadronirsi delle campagne per marciare poi compatti sulla capitale Lima. Cochabamba sulla Sierra Negra, 150 chilometri ad est di Chimbote, era già entrata a far parte della zona “liberata” e la vicina Pariacoto era ormai sulla linea del fronte. Non si trattava di combattimenti corpo a corpo con l’esercito nazionale, ma semplicemente di esercitare sulla popolazione una strategia insieme di seduzione e di minaccia. Che funzionava abbastanza bene in mancanza di una leadership alternativa nelle comunità.

A Pariacoto però, un piccolo centro rurale a 1.200 metri di altezza, con una settantina di comunità più piccole nella valle e sulle montagne, dopo anni senza un parroco stabile, nel 1989 erano arrivati i francescani conventuali della provincia polacca. Erano tre giovani religiosi con pochi anni di ordinazione e al massimo trenta di età. Era la loro prima presenza in Perù e questa parrocchia remota era stato loro affidata dal vescovo di Chimbote, Luis Bambarén.

Era odiato da Sendero Luminoso, Bambarén. Era già sfuggito miracolosamente a due attentati: un’imboscata per strada e un’esplosione in casa. Prima dell’uccisione a Pariacoto dei padri Miguel e Zbigniew, gli era stato intimato di lasciare la diocesi, altrimenti avrebbe visto i suoi preti assassinati a due a due ogni settimana. Minaccia che si sarebbe ulteriormente concretizzata, dieci giorni dopo l’agguato di Pariacoto, con l’omicidio di don Sandro Dordi, sacerdote fidei donum, parroco di Santa.

«Sono morti tutti e tre in odio alla fede. Ma i terroristi di Sendero Luminoso non uccidevano perché tu credevi a Dio onnipotente e loro no – commenta ironico padre Jacinto Lisowski, attuale responsabile della piccola comunità conventuale in Perù -. Uccidevano per le conseguenze della tua professione di fede e del ministero sacerdotale: animazione delle comunità, aiuto ai poveri in un periodo che era di particolare siccità e fame, guida ed organizzazione dei giovani». Ma i preti di Chimbote erano accusati anche di attività strettamente religiose come leggere la Bibbia, pregare il rosario, invitare alla carità. Sendero Luminoso diceva che questa era religione e quindi “oppio dei popoli”. Tutte cose che ostacolavano e ritardavano il cammino della rivoluzione.

C’entrava anche il fatto che gli uomini di Sendero Luminoso avessero messo gli occhi su una zona poco difendibile dall’esercito come Pariacoto; volevano aprire una scuola di reclutamento ed indottrinamento giovanile. Avevano dato ordine che nelle municipalità non venisse eletto alcun sindaco. Non potevano tollerare alcuna autorità statale o leadership comunitaria alternativa alla propria. Un certo Justino Masa, per altro simpatizzante di Sendero Luminoso, aveva invece accettato proprio la posizione di alcalde a Pariacoto. La sera del 9 agosto sarebbe stato prelevato insieme ai due francescani e assassinato con loro in località Pueblo Viejo, un chilometro e mezzo sopra il paese. In ogni comunità c’erano simpatizzanti ed infiltrati di Sendero Luminoso. Un giovane della parrocchia avrebbe aiutato nell’operazione contro i due francescani.

Oggi però l’opinione generale è che l’uccisione dei due conventuali a Pariacoto – e ancora più quella di don Sandro Dordi a Santa – fu un errore fatale per il movimento maoista. Si trattava di vittime per nulla schierate politicamente, ma di grande fede personale e dedizione al ministero e ai poveri. Dopo la loro morte la popolazione non avrebbe avuto più dubbi: Sendero – si sarebbero detti – promette liberazione e riscatto dalla povertà, ma non saranno solo parole in vista di una nuova e più dura schiavitù? A quel punto il consenso attorno al movimento crollò e i pochi veri militanti rimasero isolati. Dopo i funerali di Sandro Dordi a Lima, con il giro del feretro sulla piazza della cattedrale, con una efficace forzatura un giornale titolò: Sendero mata a Dios (Sendero uccide Dio).

«La beatificazione di questi tre martiri – commenta oggi mons. Bambarén, a 84 anni – è un evento storico per il Perù. Consegna definitivamente al passato il capitolo sinistro del conflitto interno costato 70 mila morti». Ed il superstite di Pariacoto – padre Jaroslaw Wysoczanski, il terzo francescano che si trovava al momento dei fatti in Polonia – ha detto ad un incontro di religiosi a Lima in agosto che sono certamente molti di più coloro che si sono opposti alla follia ideologica con la propria vita: ma i tre martiri di Chimbote e la loro beatificazione a dicembre sono un simbolo ed un riconoscimento per tutti.

Oggi Pariacoto è un paese così così. Duemila abitanti, ma senza giovani, perché trovano lavoro solo a Chimbote e ancora di più a Lima, che dista una giornata di viaggio. «La religiosità tradizionale poi qui – spiega padre Jacinto – è composta solo da battesimo e festa patronale. Ma non necessariamente la Messa. Più esattamente le attività fuori chiesa: la musica, i giochi, le gare, una festa strapaesana… Chi studia se ne va e quindi rimaniamo sempre con gli anziani, gli adulti poco istruiti e i bambini». Sulla piazza del paese si può consumare un pasto frugale al ristorante El Chino. È il soprannome del presidente di ferro Alberto Fujimori (1990-2000), che ha sconfitto Sendero Luminoso, ma si è anche guadagnato il carcere per eccesso di violenza e corruzione. «A Pariacoto però ha regalato la nuova scuola elementare e dil paese è completamente cambiato da quando noi siamo arrivati 25 anni fa – racconta padre Jacinto -. Qui la gente è fujimorista».

La storia un giorno dirà se veramente è iniziata da qui, una triste sera di agosto, la fine di uno dei movimenti insurrezionali più crudeli del ventesimo secolo e che ebbe nel 1992, con l’arresto del capo supremo Abimael Guzman, il punto di non ritorno. Per ora rimane la certezza che la resistenza non violenta e il sacrificio della vita, in alternativa ad un ritiro ordinato e precauzionale (per altro comprensibile da un punto di vista umano) hanno significato la sconfitta dell’ideologia nel cuore e nella mente delle masse popolari in Perù


Un bel video in polacco ( ma sufficentemente comprensibile)  dove si descrive la vicenda dei martiri e possiamo ascoltare l'inno ufficiale composto per la Beatificazione:

giovedì 26 novembre 2015

Ma tu hai pensato di..?

Roma: Frati in strada...
MA....TU????
HAI MAI PENSATO DI...????
diventare frate, diventare sacerdote, religioso,
missionario francescano , .....
hai mai pensato in cuor tuo di dedicare tutta la tua vita al Signore? 
PERCHE' NO?

Caro giovane ..,
forse non ci hai mai pensato prima...o se qualche volta l'hai fatto può darsi anche tu abbia scacciato questo pensiero come importuno o a te non adatto. Magari anche ora credi di essere capitato "per caso" a visitare questa pagina!
E invece no!
Il Signore ti attendeva proprio qui per farti un grande dono.... e rivolgerti proprio questi interrogativi! Anch'io ho incontrato "per caso" i frati francescani, non sapendo quasi nulla della loro vita. Per il mio futuro pensavo a tutto, eccetto che ad entrare in un convento... Lontano da me, per molto tempo, l'idea di dedicare l'intera mia vita al Signore e al prossimo...; avevo solo di mira il mio progetto e la strada scelta e pensata da me e non... da un Altro.
Attraverso i fatti concreti della mia vita, le gioie, le delusioni e le sofferenze, le molte domande che mi portavo nel cuore ... ho iniziato però a riflettere meno superficialmente sul senso da dare alla mia esistenza ; cercavo delle risposte più profonde alla mia inquitudine, ai miei perchè.. Ho iniziato quasi inconsapevolmente a ricercare qualche spazio di silenzio e ad apprezzare un pò di più la preghiera, impegnandomi un pò alla volta a mettermi nelle mani di Gesù, fidandomi di Lui, provando ad accogliere giorno dopo giorno la Sua volontà. Gradualmente, la possibilità di una consacrazione religiosa si è rivelata come un qualche cosa che non potevo più scartare a priori.. anche se ne ero terribilmente spaventato! Ho iniziato allora un periodo di discernimento e accompagnato da un bravo frate che sempre "per caso" avevo incontrato nella chiesa di S. Francesco della mia città e al quale avevo chiesto un aiuto.. Ho intrapreso un cammino. Sempre risuonava in me la domanda: " Signore cosa vuoi che io faccia...?".
Oggi sono un frate e sono contento. Ti auguro altrettanta disponibilità e gioia. Ciao!
Se vuoi, puoi scrivermi, ti risponderò volentieri.
frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

frati che si abbracciano e salutano
frati in preghiera

mercoledì 25 novembre 2015

Ho la vocazione ma non posso seguirla.."son figlio unico"!

Vorrei diventare frate, ma...sono figlio unico.
Cari amici pace e bene.
Fra gli ostacoli che alcuni giovani mi presentano nel seguire la vocazione religiosa e francescana (ma, incredibile a dirsi, talvolta anche matrimoniale), vi è quella dell'essere FIGLIO UNICO. Eccoli pertanto asserire: chi penserà ai miei genitori, e senza di me come faranno.. , sento verso di essi una grande responsabilità, sarò il bastone della loro vecchiaia..ecc. ecc. Comprendo bene e non voglio certo banalizzare una questione molto delicata e il fatto che alcune situazioni personali siano davvero complesse e di difficile soluzione (per es. per gravi e croniche malattie..per problemi di sostentamento o solitudine..ecc). Ho però anche l'impressione che talvolta, alcuni giovani, rinuncino tristemente ai loro progetti, alla loro vita, alla propria strada e vocazione, così come i loro genitori investano su di essi aspettative enormi (di studio, di cura, di realizzazione di sè..) , imprigionandosi reciprocamente in ruoli di dipendenza che non fanno bene a nessuno. A questi giovani e a questi genitori dico che la vita è più grande, che non si possono tarpare sogni e chiamate, che non si può incatenare nessuno affettivamente, che esiste la Provvidenza, che il Signore ha garantito a chi lo segue il centuplo.... Non posso anche non andare alle parole del Vangelo che invitano ad uscire, rischiare, lasciare, mettersi in cammino..., pena una vita vissuta col freno a mano tirato e il cuore rattrappito. Al riguardo vi segnalo il breve dialogo intercorso recentemente con un giovane alle prese con questo dilemma..: vocazione..o genitori?
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. frate Alberto (fra.alberto@davide.it)


LETTERA DI GIULIO
Mi presento: mi chiamo Giulio, sono un ragazzo di 23 anni e studio all'università. Sto intraprendendo un percorso di discernimento vocazionale ma ho pensato di scrivere a lei, essendomi imbattuto casualmente nel suo sito internet. Nel mio percorso la chiamata del Signore si sta facendo sempre più forte e ammiro la bellezza della vita come la dedicano a Gesù i Frati Francescani, però c'è un punto su cui ho molti dubbi. Io sono figlio unico e non me la sento, sinceramente di abbandonare i miei genitori a se stessi per entrare in convento, specie poi quando invecchieranno ed avranno un costante bisogno di un sostegno. Sono pieno di dubbi, di interrogativi e di angoscia: a volte mi viene da pensare che il Signore voglia che io stia accanto ai miei, altre volte ho una paura immensa di non rispondere alla sua chiamata. Le chiedo quindi un parere se la mia situazione familiare sia un impedimento all'ingresso nell'Ordine francescano. 
Giulio

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
pace a te fratello..grazie per la fiducia (...). Circa quanto mi chiedi ti rispondo con franchezza e ti dico di non temere a seguire con tutto il cuore e tutto te stesso la vocazione francescana che senti ti appartiene. Fidati!!! Se rinunci alla tua strada di certo non farai il bene tuo, ma neppure quello dei tuoi genitori.  Il Signore infatti saprà guidare i tuoi passi, saprà suggerire il meglio anche per i tuoi genitori, e credimi,  non farà mancare nulla a nessuno..."La madre (e anche il padre!) di un frate è la madre di tutti i frati": è una frase questa dello stesso S. Francesco che ti fa intuire l'amore e la cura che tutti i frati avranno per i tuoi cari, i quali nella fraternità francescana troveranno una famiglia più grande e anche tanti altri figli insieme te. Parlane in ogni caso schiettamente con i tuoi accompagnatori e la tua guida spirituale : ti aiuteranno nel cammino di discernimento..anche su questo aspetto tanto delicato. 
ti benedico e ti incoraggio 
fra Alberto 

lunedì 23 novembre 2015

Ma il Signore cosa penserà di me se rinuncio alla Sua chiamata?

Cari amici in cammino e in ricerca il Signore vi dia Pace.
Ma il Signore cosa penserà di me se rinuncio alla Sua chiamata? E che rischi corro per la mia fede e la mia anima?. Ecco il quesito giuntomi da G., giovane dottorando di 29 anni. Vi invito a pregare per lui e per la sua scelta vocazionale.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

"Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta,
io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap3,20). 
Domanda di G.
Salve fra Alberto, sono G. , un giovane di 29 anni, lombardo, alle ultime fasi di un dottorato di ricerca. La seguo da parecchio nel blog . C'è una domanda che volevo porle sulla vocazione religiosa: Che succede se uno rinuncia alla chiamata del Signore e fa di testa sua, guardando altrove e scegliendo altre vie? E' grave pensare di abbandonare il progetto di Dio e non assecondare il suo invito, per scegliersi la propria strada? Mi spiego meglio! Ho seguito lo scorso anno in diocesi un cammino bellissimo di discernimento vocazionale durante il quale è emersa chiara in me, non posso negarlo, la chiamata a diventare prete con la prospettiva, conclusi gli studi, di entrare in seminario. Ora però sto vivendo interiormente un forte contrasto per un ottimo contratto di lavoro che mi è stato proposto, che mi impegnerebbe all'estero per almeno tre anni e con il rischio innegabile di perdermi per questa via. Non nego di riconoscere in questa possibilità il coronamento di tanti anni di studi e di invidiabili opportunità professionali. Il pressing di genitori e amici, è facile immaginare in che direzione si muova aumentando ancor più la mia confusione e indecisione.
Ma il Signore cosa penserà di me se rinuncio alla Sua chiamata? E che rischi corro per la mia fede e la mia anima? La ringrazio e attendo una sua parola. G.

Risposta di fra Alberto
Caro G.,
Mi chiedi che cosa può succedere se uno non asseconda la vocazione?
          1. Prima di tutto vorrei fosse chiara una cosa: la vocazione, non è mai una imposizione, un obbligo, un progetto calato dall'alto da parte di Dio ( ma neppure da parte di altri!) o una sorta di camicia di forza che a tutti i costi si deve accettare, altrimenti si è dannati in eterno. E' invece sempre un invito, un "se vuoi", una proposta forte eppure dolce e amorevole e gentile che il Signore rivolge a chi lui ama e ricerca più di altri. E' un'offerta inoltre mai sproporzionata o inadeguata, ma sempre in sintonia e in armonia con ciò che siamo.
          2. La vocazione va dunque colta prima di tutto in questo sguardo d'amore privilegiato del Signore su di noi. La si fugge e la si rifiuta solo se si vede in essa "una fregatura" e un imbroglio da parte di Dio! Ma ti pare che il Signore voglia fare il doppio gioco quando si rivolge a qualcuno invitandolo alla sequela??!! La vocazione è pertanto un invito d'amore! La risposta è poi sempre nella libertà. Un "eccomi" o un "si" costretto e obbligato è da schiavi e servi, non da figli amati.
          3. E' bene però anche capire meglio cosa si intenda per vocazione. Essa dice quello che uno è: è cioè una realtà corrispondente in pieno alle nostre inclinazioni e ai doni di grazia che il Signore ci ha dato. Non corrispondervi è come abbandonarsi a qualcosa che ci manca e non ci appartiene. È stata questa la storia del giovane ricco (Mt 19,6-22).
          4. Per quel giovane - dal momento che il Signore gli aveva comunicato inclinazioni e affetto speciale per seguirlo - non rispondere alla chiamata è stata la stessa cosa che andarsene via triste, non pienamente realizzato e appagato. Ha preferito le ricchezze alla compagnia di Gesù e a collaborare con Lui per la salvezza eterna di molti. Ma le ricchezze non potevano saziare il suo cuore.
          5. Chissà quale gioia avrebbe provato nel fare quello che gli aveva consigliato il Signore: dare tutto ai poveri e renderli felici. Il Signore lo avrebbe lungamente e largamente ricompensato, secondo la sua promessa: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19,16-22).
          6. Quel giovane ha corso un rischio per la propria anima? Alla luce di quello che il Signore dirà appena questo giovane se ne va via, si direbbe di sì: “In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile»” (Mt 19,23-26).
Non sappiamo quale sia stato il suo esito finale. Possiamo solo limitarci a dire, alla luce delle parole del Signore, che ha corso un rischio serio.
Una cosa analoga si può dire per coloro che non seguono la loro vocazione.
         7. Per questo ti esorto ad amare il Signore con tutto il cuore, anzi, ad amarlo più di te stesso.
E per questo ti assicuro una mia speciale preghiera e ti benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto



domenica 22 novembre 2015

E tu? Hai già scelto il tuo Re da seguire?


IO SONO RE 
(Gv 18,37)
Ma che meraviglia scoprire in quelle braccia spalancate 
l'annuncio di una regalità nuova sulla nostra vita! 
Non è con la misura del successo che mi devo confrontare, ma con quella dell'amore. 
Non è con il calcolo del tornaconto che devo impostare le mie relazioni, ma su quello della gratuità. Non è con il peso del potere che mi devo misurare, ma con quello del dono. 
C'è una novità imbarattabile nella regalità d'amore di Cristo. 
E' un re che al posto del mantello, sceglie di rivestirsi di un asciugatoio 
e al posto di inchini e riverenze, si inginocchia davanti ai piedi dei discepoli 
e non si rialza finché tutti sono passati dalle sue mani. 
E' un re che non si impone e non condanna. 
Nessuno è obbligato a seguirlo, ma a tutti è proposta la via: "Seguimi". 
E tu? Hai già scelto il tuo Re da seguire?


Domenica 22 novembre : Solennità di Cristo Re dell'Universo

sabato 21 novembre 2015

I tuoi Talenti


I tuoi TALENTI
sono il dono che Dio ti da....
Cosa fai dei tuoi talenti è il tuo DONO a Dio.

L. Buscaglia

venerdì 20 novembre 2015

Tabù parlare di vocazione!

Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca. 
Il tema della vocazione, lo sappiamo tutti, è uno di quegli argomenti un pò tabù,  anche fra molti giovani cristiani, nelle nostre buon famiglie e nelle stesse nostre stesse realtà parrocchiali.
Spesso un silenzio imbarazzato e un senso di fastidio accompagna questa fatidica parola "vocazione " ormai anche per il matrimonio (non più tanto di moda!), per non dire quando è abbinata alla possibilità di "diventare prete o frate", ma ancor più se coniugata alla malaugurata idea di "diventare suora", considerata la "cosa" più orribile che una giovane possa fare nella sua vita!!! Quasi che, rispondere ad una chiamata del Signore, corrisponda ad una "fregatura".
Ho presente la rabbia di alcuni genitori all'annuncio del figlio di iniziare semplicemente un cammino di discernimento o la ritrosia di alcuni confratelli a promuovere la vocazione francescana per un eccesso di rispetto e timore di chissà che reazioni. In realtà noi cristiani dovremmo gridare a tutti che è bello seguire Gesù e compiere la Sua volontà!!
Al riguardo ecco una lettera giuntami alcuni giorni fa, in cui una ragazza (Maddalena - 25 anni), mi scrive le difficoltà incontrate nel suo percorso vocazionale. La ringrazio per la testimonianza e l'invito a riflettere maggiormente su questo tema essenziale per chiunque viva nella fede del Signore Gesù. A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


LETTERA DI MADDALENA 
Caro fra Alberto,
mi chiamo Maddalena, ho 25 anni e sono di Torino. Da un paio di anni sto affrontando la fatidica fase del discernimento, e attualmente sto facendo delle esperienze in un istituto religioso. Leggo spesso il vostro blog, è davvero interessante!
Ti scrivo per parlarti di una difficoltà che ho trovato nel mio cammino e che credo sia quella di molti (e soprattutto di molte!). Come sappiamo bene al giorno d'oggi le vocazioni religiose sono in calo, e quindi, anche per un assiduo frequentatore della propria parrocchia, è un caso raro che si ritrovi qualche coetaneo o conoscente che faccia questa scelta. In molte realtà, poi, non sono presenti consacrati, ma magari solo il parroco...insomma, uno su mille! Inoltre in anni e anni di vita parrocchiale non ho praticamente mai sentito nominare il tema della vocazione, figuriamoci la vocazione religiosa! E non credo sia un problema della mia parrocchia, ma lavorando con altre parrocchie la realtà è la stessa.
La vita consacrata è una cosa meravigliosa (ah, quanto mi è costato dirlo all'inizio!), ma anche per le questioni che ho scritto prima non è conosciuta per niente, in maniera particolare quella femminile. La figura del prete (ma anche del frate!) è riconosciuta un po' di più, perchè le comunità sono abituate a vederli o, fuori dal mondo cattolico, sono figure più conosciute. Ma la suora... si ha l'abitudine di guardarla come una mezza donna, una "bruttona" triste e che ha trovato un ripiego in questa scelta.
Nessuno si preoccupa di far capire il reale valore di queste vite, soprattutto in luoghi dove non c'è la presenza di consacrati. Insomma, a un giovane non passerebbe neanche lontanamente per la testa che una scelta simile sia, al giorno d'oggi, ancora possibile, e soprattutto possibile per lui/lei.
Personalmente, trovandomi invece davanti alla possibilità di questa scelta, che si fa sempre più concreta, vorrei gridare a tutti i giovani "SÌ, questa chiamata è ancora possibile, e non solo, è un dono meraviglioso!".
Come si fa a fare in modo che anche nelle parrocchie nasca una sensibilità maggiore per la pastorale vocazionale? Ne va della vita di molti giovani, non solo futuri sacerdoti, religiosi o religiose, ma anche di mamme, papà e lavoratori! E allora perchè questo argomento è evitato in tutti i modi o se ne parla sottovoce come una cosa brutta? Come può essere il progetto di Dio su di noi una cosa brutta?
Perdona lo sfogo ma ogni tanto mi sento sfiduciata. Posso solo pregarci su e dare testimonianza con la mia vita che questa "cosa" è ancora possibile, che il Signore chiama e che la gioia che nasce da questo è infinita!
Grazie mille per il vostro lavoro, in Signore vi benedica e vi renda sempre disponibili ai suoi progetti.
Maddalena

giovedì 19 novembre 2015

Una preghiera per la Pace:"Seigneur, désarme-les. Et désarme-nous”

Cari amici in camino e in ricerca dell vocazione divina, il Signore vi dia Pace.

In questi giorni, tutti siamo sconvolti dai tragici fatti di Parigi. Ma la speranza e la fede non possono abbandonarci, così come il nostro impegno di credenti nella preghiera e nella vita quotidiana per costruire la pace.

Vi segnalo oggi una Preghiera per la Pace composta dai Vescovi francesi nello stile e nello spirito dei monaci di Tibhirine: "Seigneur, désarme-les. Et désarme-nous”. “Signore, disarmali. E disarmaci”. Un testo redatto nelle stesse ore in cui le teste di cuoio francesi hanno dato l’assalto a un covo di terroristi nel quartiere Saint-Denis, a nord di Parigi.

Il Signore Gesù, principe della pace, ancora regni su noi e nel mondo intero. A Lui sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Alpi friulane: Croce al Passo Volaia (mt 1977)
Il testo della preghiera dei Vescovi di Francia:

“Disarmali: sappiamo quanto questa violenza estrema sia il sinistro pane quotidiano in Iraq, in Siria, Palestina, Centrafrica, Sudan, Eritrea, Afghanistan. Ora si è impossessata di noi”.

“Disarmali Signore: e fa che sorgano in mezzo a loro profeti che gridano la loro indignazione e la loro vergogna nel vedere come hanno sfigurato l’immagine dell’Uomo, l’immagine di Dio”.

“Disarmali, Signore dandoci, se necessario, poiché è necessario, di adottare tutti i mezzi utili per proteggere gli innocenti con determinazione. Ma senza odio.

Disarma anche noi, Signore: in Francia, in Occidente, senza ovviamente giustificare il circolo vizioso della vendetta, la Storia ci ha insegnato alcune cose. Dacci, Signore, la capacità di ascoltare profeti guidati dal tuo Spirito. Non farci cadere nella disperazione, anche se siamo confusi dall’ampiezza del male in questo mondo”. 

“Disarmaci e fa’ in modo che non ci irrigidiamo dietro porte chiuse, memorie sorde e cieche, dietro privilegi che non vogliamo condividere.

Disarmaci, a immagine del tuo Figlio adorato la cui sola logica è la sola veramente all’altezza degli avvenimenti che ci colpiscono: ‘Non prendono la mia vita. Sono io che la dono’”.

mercoledì 18 novembre 2015

Le Clarisse mi inquietano e affascinano

Sr M. Valentina, Sr M. Francesca, Sr M. Arlene
Cari amici e amiche in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Qualche tempo fa, avevo pubblicato un post sulla Professione religiosa di tre giovani ragazze presso il monastero delle Clarisse di Camposampiero. Questa scelta di vita (nella clausura e unicamente dedita al Signore nella preghiera), per tanti assurda e incomprensibile, ha suscitato in realtà molto interesse e interrogativi.

Così mi ha scritto Giulia (29 anni, medico-pediatra) in una lunga lettera: "Ero presente anch'io quel giorno..(...). Vedere delle giovani diventare suore di clausura, è fuori di testa, ma mi ha toccato nel profondo! Le Clarisse mi inquietano e affascinano!(...) Il contatto con i bimbi ammalati in corsia, ogni giorno mi provoca, specie quando mi sento impotente di fronte al "non senso" del male innocente.  Pur lottando con tutte le mie forze per contrastarlo, la preghiera è spesso l'unico vero rifugio e conforto della mia anima. Chissà cosa vuole il Signore da me?".

A Giulia (a cui ho risposto personalmente) e a tutti voi propongo una breve testimonianza di Sr Maria Arlene, di Sr Maria Francesca e di Sr MariaValentina, le tre giovani che hanno professato il 26 settembre i voti di obbedienza, povertà, castità nelle mani dell’abbadessa sr. Maria Monica Bano. La loro scelta possa inquietare e affascinare anche tutti noi. 

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto(fra.alberto@davide.it)

La Professione nelle mani dell'Abbadessa Sr Monica
Davvero Dio vale Tutto e non tradisce mai!”.
È stata una grande grazia, un suo dono speciale”, dice sr. Arlene, “emettere la nostra professione assieme, per di più nell’Anno della Vita Consacrata, anno di grazia offertoci da nostra Madre Chiesa, così come grazia meravigliosa è stato l’essere “costrette”, per ragioni molto concrete (il numero dei partecipanti), ad abbandonare il santuario del Noce. È stato come abbandonare la nostra casa per ritrovarci custodite, anzi vezzeggiate, tanto è stato l’affetto, dai nostri “fratelli maggiori”, i frati, e da tutta la comunità di Camposampiero… Bellissimo per me che vengo da lontano, dalle Filippine… Il Signore si è fatto dimora, davvero”. 

Effettivamente”, aggiunge sr. Valentinaha colpito anche me – non sul momento, s’intende, perché non vedevo niente e nessuno, tanta era la gioia confusa, tanta la vertigine di fronte al Mistero incomprensibile, eppure così intimo di Dio - la partecipazione di parenti, amici, compaesani, conoscenti. Così silenziosa e assetata di Dio ci ha accompagnate, quasi offerte al Nostro Indicibile Padre… Sì, io, ma penso un po’ tutte e tre, mi sono sentita a casa in un corpo, il Corpo che è la Chiesa, che è Cristo. Sì, solo in Lui, troviamo Senso e Unità”. “Senso”, ripete sr. Valentina, “quanto l’ho cercato…”. 

Sr. Francesca, la più giovane e silenziosa del trio, sorride: “Quel che è nulla, Dio lo ha scelto…Quel che è nulla… (ndr: citazione della seconda lettura, 1Cor 1,22-25, del rito della professione): Dio ci stupisce e confonde; con Lui è facile non trovare ciò che cerchiamo e desideriamo, meglio pensiamo di desiderare. E poi quel che Lui vuole donarci supera ogni nostro pensiero… Chi mai vorrebbe essere nulla? Eppure Dio sceglie il nulla! E chi mai penserebbe di trovare tanta dolcezza, pienezza, immensità nel sentirsi quel nulla eternamente amato? Davvero Dio vale Tutto e non tradisce mai!”.

martedì 17 novembre 2015

Santa Elisabetta di Ungheria, regina francescana, regina dei poveri

Cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina, il Signore vi dia pace. 
Nella chiesa e nel mondo francescano si ricorda oggi la figura di una santa, modello e patrona di tutti i figli di san Francesco che, da laici, ne seguono le orme senza abbandonare il mondo per il convento: è santa Elisabetta di Turingia (o d'Ungheria), regina, sposa, madre e vedova, che in soli 24 anni di vita (1207-1231) è diventata uno dei più grandi esempi del francescanesimo secolare del Medioevo e di tutti i tempi. La regina dei poveri, potremmo dire oggi: la Madre Teresa del 1200. "Santa Subito": nel 1235 Papa Gregorio, lo stesso papa che aveva canonizzato S.Francesco e S. Antonio, farà salire anche Elisabetta agli onori degli altari, completando la Santa Terna, a cui più tardi si unirà pure Chiara d'Assisi (ancora viva all'epoca, +1253) e San Luigi Re di Francia (1270). Per conoscere la vita e le virtù rimando a questo link: santiebeati.it


A S. Elisabetta si ispirarono nei secoli varie Congregazioni e movimenti femminili. 

In particolare mi piace ricordare oggi le Suore Francescane Terziarie Elisabettine, una congregazione nata a Padova a fine '800 ad opera di una donna intrepida e ardente, Elisabetta Vendramini, che dalla regina di Ungheria attinse un amore smisurato ai poveri e agli ultimi.

Le suore Elisabettine sono presenti, infatti, sia in Padova che in tante parti del mondo, in alcune realtà più estreme  e di frontiera (gestiscono le mense dei poveri, lebbrosari in Egitto, un Ospedale a Betlemme per i bimbi Palestinesi, scuole, dispensari..ecc..).

Con le suore Elisabettine da sempre noi frati collaboriamo anche in vari percorsi formativi per giovani e ragazzi (come per es: il  Gruppo Porziuncola guidato da me e Sr Paola).

Da poco hanno attivato anche un bellissimo blog Come vento che vi invito a visitare per conoscere meglio e più da vicino la vita di queste Suore Francescane.

La vocazione francescana dunque si esprime  e si realizza anche nel cuore e nei gesti e nella passione di tante donne. Alle ragazze che mi seguono non posso non rilanciare a questo punto una provocazione: ma tu hai mai pensato di...diventare "suora francescana"?

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.  fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Alcune belle immagini di
Suore Francescane Elisabettine




lunedì 16 novembre 2015

Fino a che età è possibile diventare frate?

Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca vocazionale.
"Fino a che età è possibile diventare frate?", "Un adulto, un uomo maturo può consacrarsi?". Spesso ricevo simili domande da over 35/37 anni in su. Di seguito ecco una breve riflessione con qualche nostro orientamento e indicazione (riprendo parte di un post pubblicato tempo fa). Resto a disposizione per chi vorrà scrivermi personalmente. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Alpi friulane: fontana di acqua viva
Ci sono limiti di età per entrare in convento?
Fino a qualche anno fa era la giovinezza (non oltre i 30-35 anni al massimo) il tempo quasi esclusivo per un discernimento vocazionale e una scelta di consacrazione religiosa. Negli ultimi tempi, parallelamente a quanto avviene per es. per chi si fa una famiglia (sempre più tardi!) sono in forte crescita le richieste di persone anche molto mature e adulte (quarantenni e oltre...) che chiedono di accedere alla nostra vocazione.

Uno sguardo a tale fenomeno
* Da un punto di vista sociologico, esso appare in linea non solo con il protrarsi e il dilazionare anche di altre scelte di vita (affettive, lavorative, professionali..), ma anche con una rinnovata percezione dell'età adulta, non più luogo definitivo e stabile, ma essa pure tempo di continuo rinnovamento ed evoluzione e di disponibilità ad opzioni  forti e talvolta di netto cambiamento rispetto a cammini precedenti. 
* Da un punto di vista ecclesiale, può senz'altro essere letto come un bisogno di ritorno al Signore e riscoperta della fede da parte di tante persone per anni impegnate o distratte in altri percorsi. Spesso alle spalle ci sono cammini di conversione davvero belli e intensi con conseguente esigenza di una svolta decisa. Frequente, in questi adulti che si rivolgono a noi frati con una domanda vocazionale, appare il bisogno di dare un senso più autentico e vero a vite deludenti percepite come aride e sterili; c'è un forte bisogno di dono e servizio; c'è una ricerca di comunione  e di comunità fraterne di fronte alla crescente solitudine e all'individualismo dilagante... E' bella poi la determinazione e la serietà (tipica della maturità) che caratterizza tanti nella loro richiesta! E certamente tutto questo è anche un segno dello Spirito, che come una sorgente di acqua viva sempre sgorga e suscita e da' vita...

Alcuni aspetti problematici.
Se molti sono gli aspetti interessanti di un tale fenomeno, non mancano però le criticità. 
L'adulto che ci interpella apre, infatti, nuove sfide al discernimento (ben diverso che per le vocazioni giovanili). Ne elenco alcune:
 = Al di là di ogni migliore e retta intenzione (che è fuori discussione!), è per esempio  spesso davvero arduo per degli adulti ormai strutturati (parlo di quarantenni, cinquantenni ed oltre..), intraprendere la nostra scelta: troppi i condizionamenti e legami dalla vita precedente, troppe le abitudini ormai radicate (per es. di autonomia personale, economica.. lavorativa..); spesso troppe le "storie" molto forti e talvolta dolorose (in ambito affettivo e sessuale o relazionale..) da essere veramente superate o integrate...
= Si aggiunga poi il lungo iter formativo: i molti passi necessari per diventare frate e per entrare a pieno titolo nella comunità francescana, i molti anni di studio (circa 9 anni di formazione e studio per chi anche diventa sacerdote!) con pertanto una sorta di "parcheggio forzato" (per nulla facile da gestire e spesso alquanto scoraggiante per il candidato adulto) in un periodo della vita, quello della maturità, che dovrebbe essere invece il più fruttuoso e generativo. 
= Altri motivi di difficoltà sono dettati dalla difficile situazione lavorativa contemporanea....; se un adulto infatti, dopo avere lasciato il proprio lavoro per entrare in convento, poi scopre che questa non era la sua strada...che si fa? ecc. ecc...
Tutto questo chiede un discernimento serio e approfondito!

Quali cammini di discernimento?
* Ai giovani (fino ai 35 anni) indichiamo l'ormai famoso cammino del "GRUPPO SAN DAMIANO"; un'opportunità molto bella di verifica della chiamata, di crescita spirituale, di fraternità e di conoscenza della dimensione francescana.
* Ai più adulti (dai 35 in su) che pure sentono il richiamo alla nostra vocazazione, sempre e comunque riserviamo attenzione e ascolto, valutando con essi con pacatezza e disponibilità questi nostri orientamenti insieme al loro vissuto, all'intensità e alla veridicità di una chiamata e di una possibilità vocazionale. Il passo successivo, se riscontrate alcune condizioni fondamentali, è quello di iniziare un percorso di verifica presso alcune nostre comunità preparate ad hoc per tali accompagnamenti.

Per approfondire, puoi leggere anche il post: Diventare frate a 40 anni?

sabato 14 novembre 2015

Un vaso di fiori colorati in un giorno buio e triste

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia Pace. 
Oggi siamo tutti colpiti dalla tragedia e dalla follia omicida che ha sconvolto Parigi; preghiamo per tutte le vittime e i loro famigliari e perchè il Signore ci doni la Sua Pace. 
Pensando all'odio e al male che è divampato in modo così cieco  e violento,  vi propongo oggi, un breve articoletto di un caro confratello, fra Giancarlo, che ci racconta invece di un'anziana zia suora, Sr. Costantina, che per tutta la sua vita si è spesa per amore, senza clamori... Mi piace proporvi la figura di questa anziana religiosa mite e buona, in un momento tanto triste e apparentemente senza speranza e dove il male pare così arrogante e vincente. Sr Costantina, con il suo umile esempio e la sua semplice storia di vita offerta al Signore, ci ricorda, infatti, che il bene è più forte e che è proprio grazie al donarsi gratuito di tante persone piccole e minime e sconosciute come lei che, ogni giorno, il mondo prova ad essere migliore. Sr Costantina: un vaso di fiori colorati in un giorno buio e triste!
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)   



“Sr. Costantina”
E’ morta la “zia suora”. Abbiamo celebrato le esequie lunedì pomeriggio a Bergamo nella Casa delle Suore di Maria Bambina dove era di comunità dal 2007, a causa della malattia che le divorava le ossa e le forze. Sabato sono stato a salutarla mentre la mettevano dal letto alla bara. Una benedizione e poi il santo Rosario. Al funerale è venuta anche una delle due sorelle che vivono in Belgio, la zia Pina, con le due figlie Rosy e Loriana, e una nipote Tina. L’altra sorella, Edwige, fatica a camminare ed è molto malata. Nell’omelia, oltre ad alcuni ricordi mi sono soffermato su due punti: i 71 anni di vita religiosa e la Verginità. Dal 1944, quando prese i voti, sulla testa le fu messo un velo che ha portato ininterrottamente. Alle donne il velo si mette il giorno delle nozze, ecco la “zia suora” ha vissuto 71 anni come se fossero sempre il primo giorno di nozze. La scorsa domenica il vangelo ci presentava la vedova che nel tempio getta “due spiccioli che fanno un soldo”. La verginità oggi non ha più nessun valore, vale due spiccioli che fanno un soldo per la mentalità comune e la si getta via con troppa facilità. Sr. Costantina con la sua verginità ci fa riflettere sul valore di quella scelta. Per lei, quello che oggi sembra valere “due spiccioli che fanno un soldo” era tutta la sua vita, tutta la sua femminilità, tutta la sua generatività, tutta la sua fecondità, tutta la sua affettività e l’ha preservata per il suo Sposo, come lei chiamava Gesù, in questi 71 anni di primo giorno di nozze. Il suo nome di battesimo era Letizia e ha sempre avuto quella gioia, a volte ingenua, che distribuiva a tutti. Quando ci fu il funerale di mio padre, la zia suora disse a mia mamma: “Beppino è sistemato bene. Non troppo in basso da farti piegar la schiena, non troppo in alto da dover prendere la scala”. Da suora le fu dato il nome di Costanza e così fu nella sua scelta, nel suo carattere fermo, a volte rigido, nella preghiera alla quale fu fedelissima fino all’ultimo respiro, e nel lavoro delle mani che ancora pochi giorni fa rammendavano le calze. Quando la cassa è stata deposta nella fossa, dopo alcuni minuti si è assestata da sola, come se suor Costantina si fosse “accomodata bene” accanto al suo Sposo Gesù.
frate Giancarlo Paris
(da "La Voce del Popolo" - Brescia)

venerdì 13 novembre 2015

Sulla vera roccia... la vita fiorisce! La testimonianza di Alberto

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace.
Già più volte vi ho parlato del "Gruppo San Damiano", il gruppo di discernimento vocazionale francescano che ha ripreso da poco i suoi incontri mensili presso il nostro convento di San Francesco in Brescia (per  i giovani del nord Italia). Il corso è proposto da noi frati anche in altre zone  e regioni (centro/sud); chi fosse interessato mi scriva pure e darò tutte le indicazioni utili.
Alcuni giorni fa vi avevo proposto la bella "lettera di motivazione" di Achille E. (giovane avvocato torinese), in cui spiegava i motivi di questo cammino. 
Oggi riporto la "lettera di motivazione" di un altro ragazzo del Gruppo vocazionale: si tratta di Alberto L. (23 anni) che da poco ha concluso la triennale in ingegneria dopo un soggiorno-studio in Germania. Sono certo che anche le sue parole sapranno incoraggiare e spronare quanti condividono nel loro cuore le medesime aspirazioni e domande.
Affido alle vostre preghiere Alberto e gli altri compagni di cammino. 
Ricordo anche a tutti che il prossimo appuntamento del Gruppo san Damiano sarà niente meno che ad Assisi (ponte dell'Immacolata, 5-8 dicembre). Chi volesse unirsi a noi, si faccia vivo.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Cile, terra di missione dei nostri frati.
Il deserto di Atacama eccezionalmente in fiore
Lettera di motivazione di Alberto L.
Sono passati circa quattro anni dal mio allontanamento dalla fede. Periodo in cui ho iniziato a dare spazio a vari impegni (il più grande fra tutti l’università), che a poco a poco mi hanno occupato tutte le giornate. È stato un periodo in cui ricercavo tutto ciò che mi avrebbe dato un futuro che sarebbe andato bene a me e ad altri. 
Naturalmente quando si ha un tempo pieno di “cose” non si ha nemmeno un istante per riflettere su quello che si sta facendo; si seguono percorsi già tracciati e si procede con i para occhi o meglio gli occhi chiusi. Una di queste cose, al termine degli studi, è stato il trasferimento in Germania. Volevo mettere le basi per una carriera lavorativa in terra straniera.
Accadde però un piccolo cambiamento dopo essere tornato dal matrimonio dei miei amici dal titolo: “Matteo ed Eleonora sposi nel Signore”; una vera cerimonia in cui veniva messo al centro Gesù. Ovviamente, sul momento, non capivo cosa ci fosse di così importante nel metterLo al centro; io pensavo ad altro. Infine ci siamo salutati con una frase che mi sono portato dietro: se costruisci la tua vita sulla vera roccia… La vita fiorisce! 
Ho iniziato quindi a confrontare ciò che stavo facendo per vedere se prima o poi sarei fiorito. Vedevo davanti a me solo terra arida. Ho avuto paura che su questo terreno non sarebbe mai fiorito nulla. Dopo ciò ho iniziato a cercare anche io la vera roccia su cui far fiorire la mia vita.
Seguendo gli insegnamenti, che nel tempo i miei educatori mi hanno dato, ho trovato conforto nella preghiera con la lettura di passi di Vangelo. Mi sono poi riavvicinato alla confessione e all’eucarestia; ho provato una forte attrazione per Gesù e la sua parola. Mi sono sentito chiamato. 
Ho messo quindi in discussione quello che ho vissuto e ho voluto mettermi in gioco, prendere coraggio e contattare qualcuno che mi potesse aiutare a capire ed accompagnare, in un percorso di discernimento vocazionale. 
Ora sono in ascolto del Signore cercando di far luce su questo bello stravolgimento e sulla via da intraprendere per la mia vita. 
Alberto

giovedì 12 novembre 2015

La DECISIONE è....


Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
In questi anni di accompagnamento di tanti ragazzi (e talvolta di lunghi cammini di discernimento) è emerso per molti uno scoglio invalicabile: la fatica se non l'impossibilità di prendere una decisione "seria" per la propria vita (sposarsi, costruire una famiglia, dire SI' ad una chiamata religiosa....) . Grande è la paura di sbagliare (un "orco" terribile per tanti giovani!), forte l'illusione di poter restare a "mezza via" tenendo aperte tutte le possibilità anzichè darsi una meta precisa, il rimandare a tempo indeterminato per non soffrire.... Insieme (è vero) vi sono tutte la difficoltà di un tempo non facile per i giovani, un tempo che ha azzerato la speranza.. In realtà, se guardiamo ai tempi dei nostri padri, non erano poi tanto migliori e fortunati!!!
E così, ecco finte giovinezze "perpetue", in un protrarsi di riti sterili e tristi (dallo spritz all'obbligo di divertirsi a tutti i costi, ai viaggi...per non dire altro) e nel continuo rimandare un'assunzione di responsabilità per la propria esistenza, illudendosi che questa sia eterna. Non è così! Il tempo scorre e in un attimo la giovinezza passa e non solo! Ed è davvero una tragedia quando questo meraviglioso periodo si insabbia e arena e non si apre e non si decide ad un futuro.
E' importante al riguardo imparare e allenarsi ogni giorno ad un passo cruciale:
LA DECISIONE!
Ogni pur piccola decisione infatti ci abilita a passi sempre più ampi e impegnativi, e ci indirizza alle grandi scelte. Là dove permane il lasciarsi andare, la fuga, il disimpegno, il farsi trascinare, la non assunzione di responsabilità o il peccato dell'accidia (come è definito dalla Chiesa), ci si prepara a giorni vuoti di senso e tristezza.
Cari amici, dal Signore abbiamo ricevuto doni straordinari! La nostra persona è unica e irripetibile così come le nostre vite: rendiamole luminose e belle e generose e amanti!
E tu...che META ti sei dato per la tua vita? E come ti stai decidendo per essa?
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


La DECISIONE
è la persona in atto...
che risponde: "presente!
a un appello del MONDO,
e che si impegna nella vita 
con la sua RISPOSTA

Emmanuel Mounier

mercoledì 11 novembre 2015

Commemorazione di P. Placido Cortese, martire del silenzio

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace. 
Ho già più volte scritto di P. Placido Cortese, un nostro frate della Comunità del Santo (Pd), torturato ed ucciso dai nazisti durante la seconda guerra mondiale per il suo aiuto disinteressato e coraggioso a tante persone (vedi link) che si rivolgevano a lui presso il suo confessionale. Ora questo luogo ne è diventato il memoriale e spazio di preghiera per tanti pellegrini che ancora continuano a chiedere il suo aiuto e la sua protezione dal cielo.
In commemorazione del Servo di Dio p. Placido Cortese, domenica 15 novembre alle ore 11 nella Basilica del Santo, sarà celebrata una Messa a cui seguirà la visita e la preghiera al confessionale-memoriale.
L'esempio e la testimonianza di p. Placido vi aiutino nel vostro discernimento: diventare frate e religioso e prete chiede infatti, anche oggi, come sempre, il totale dono di sè.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

==================================================================
 Di seguito una provocante lettura della vicenda di p. Placido da parte di un confratello 
Basilica del Santo (Pd): confessionale/ memoriale di P. Placido Cortese

Padre PLACIDO   CORTESE: eroe o martire?
(Cherso 1907- Trieste 1944)
La chiesa ufficiale conserva la differenza e suggerisce “confessore”

     “Buon giorno. Sono D.S. nato a Pavia nel 1971. Sono in carcere dal 2014. Ero incensurato. Ho sempre frequentato la comunità parrocchiale del mio paese. Ho fatto il chierichetto, l’animatore al Grest e ai Campi scuola, ACR. Leggevo in chiesa e cantavo nel coro. Qui in carcere vado al catechismo e al corso biblico. Mai avuto problemi con la giustizia. Ho perso la testa e ho ucciso uno che insidiava mia figlia dodicenne. I miei zii M.E.S. e V.A. in visita alla Basilica di S. Antonio, nell’estate scorsa, mi hanno consegnato, in prigione, un segnalibro che parla di Padre Placido Cortese. Sono “curioso” e affascinato dal suo eroismo. Vorrei saperne di più sulla sua vita esemplare. Vi ringrazio e vi chiedo una preghiera”.

I parenti di D.S. hanno trovato il segnalibro, di cui si dice, nel confessionale dove P. Cortese ascoltava i penitenti e riceveva i protagonisti della “Catena di salvezza”, formata da giovani, per lo più studenti, che rischiavano la vita quotidianamente per salvare ebrei e rifugiati, braccati dalla furia nazista, dopo l’8 settembre 1943. P. Placido era la mente e la guida. Nell’estate del 1944 rimase solo: senza il sostegno di preti amici, delle giovani collaboratrici (arrestate), messo in discussione dai superiori e da alcuni confratelli. Lo arrestarono le SS l’8 ottobre di quell’anno, traendolo in inganno. Testimoni ci raccontano che morì per torture inaudite nella sede della Gestapo a Trieste. Non rivelò alcun nome della “Catena di salvezza”. Un referto militare dice che gli tagliarono la lingua e cavarono gli occhi.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quest’anno (25 aprile), nel fervente discorso per commemorare, a Milano, l’evento della Liberazione, espressamente ha detto: ci sono stati “eroi quotidiani che salvarono vite, che diedero rifugio a ebrei, che si prestarono a compiti di cura o di supporto come le sorelle Lidia, Liliana e Teresa Martini, padovane, che guidarono la fuga dai campi di concentramento di decine e decine di prigionieri alleati, prima dando loro il pane e un nascondiglio, poi instradandoli nottetempo verso la Svizzera, attraverso la rete costruita da padre Placido Cortese e dai due latinisti di grande fama Ezio Franceschini, dell’Università Cattolica e Concetto Marchesi, in seguito Rettore dell’Ateneo di Padova e deputato comunista”. P. Cortese è considerato “giusto” dagli ebrei, e “Padre Kolbe patavino, martire dell’amore al prossimo dalla gente comune”.

Per me la storia di Romero, arcivescovo di San Salvador, assomiglia a quella di Cortese, per molti anni dimenticato e anche diffamato. “Dopo essere stato ucciso. Monsignor Romero è stato diffamato, calunniato anche dai suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato”. “Solo Dio sa la storia delle persone. E quante volte le persone che hanno già dato la propria vita, che sono morte, si continua a lapidarle con la pietra più dura che esiste nel mondo: la lingua”.

Da vent’anni circa padre Placido Cortese è ammirato. Ora si sta passando dall’ammirazione alla devozione. Il “Memoriale”, allestito nella Basilica d S. Antonio, a Padova, è meta di pellegrini che sostano di fronte alla foto gigante di Padre Placido sorridente e scrivono in un libro apposito: i loro sentimenti di fiducia e di ammirazione.

La Chiesa, per ora, non lo considera martire. Consiglia i promotori della causa di beatificazione di verificare l’eroismo nel praticare le virtù cristiane, coronate da un miracolo documentato, per associarlo come “confessore”. Testimoni del suo amore ai poveri, perseguitati civili e politici non hanno dubbi sul suo martirio, consumato come “olocausto del silenzio” per salvare innocenti. “Vox populi vox Dei”. La voce del popolo è la voce di Dio, che sta diventando un coro universale.

Luigi Francesco Ruffato, frate del Santo

lunedì 9 novembre 2015

Ho 16 anni..e sogno di diventare frate missionario

Cari amici il Signore vi dia pace. Spesso ricevo lettere da ragazzi molto giovani che mi esprimono il desiderio di diventare frate o prete. Sovente sono reduci da Assisi dove sono stati colpiti dalla vita di San Francesco oppure hanno partecipato ad esperienze forti ( di volontariato, campi estivi..) dove il Signore ha toccato loro il cuore... Vi propongo oggi la corrispondenza intercorsa con Luca, un ragazzo di 16 anni che mi scrive da Cremona. Vi invito a pregare per lui e per tutti i giovani in ricerca.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Lettera di LUCA
Ciao fra Alberto, leggo sempre il suo blog e mi piace l'attenzione che dimostrate alle scelte di noi ragazzi. (...) Le scrivo riguardo ad un mio sogno anche dopo aver visto il video dei frati in Cile che ha postato alcuni giorni fa.  Io sono Luca e da poco ho compiuto 16 anni. Sono di Cremona e frequento il secondo anno dell'Istituto Agrario (sono figlio di agricoltori). Già da due anni, dopo essere stato ad Assisi con il gruppo della Cresima e il nostro Curato, ho un sogno grande nel cuore. Continuo cioè a pensare alla possibilità di seguire Gesù e di diventare anch'io un frate missionario. Ma volevo chiederle se alla mia età è possibile che ci sia già questo sogno. Ne ho parlato qualche mese fa con la mia catechista, ma mi ha scoraggiato dicendomi che sono ancora troppo piccolo per entrare in convento. E' che io ho paura di perdere questo sogno. Cosa devo fare? Grazie. Luca

Risposta di Fra ALBERTO
Caro Luca, grazie prima di tutto per la fiducia.
Circa quanto mi chiedi, concordo anch'io che ora tu sia ancora molto giovane per fare dei passi concreti. Si entra in convento (o meglio in Postulato) almeno quando si è terminata la scuola superiore, dunque certo devi ancora aspettare qualche anno. Mi piace però molto il fatto che parli di SOGNO e che questa parola in poche righe la scrivi e la nomini per ben quattro volte. Dunque è molto importante per te! In realtà il sogno è una dimensione importante per ogni ragazzo che guardi al proprio futuro...
La vocazione (quella del frate o del prete, ma anche quella per es. di diventare medico o calciatore o musicista o per qualsiasi altra scelta di vita..) può nascere dunque certamente anche da un sogno coltivato e avuto fin da ragazzi. Conosco tante persone adulte che hanno costruito la loro vita e le loro scelte partendo da intuizioni e desideri lontanissimi, già sbocciati nell'infanzia. Certo, si tratta di un piccolo seme, di un germe, che poi deve svilupparsi e crescere e che andrà coltivato e fatto maturare. Guai piuttosto a non avere dei sogni!!
Nel frattempo, ti invito a non temere e a non scoraggiarti; continua invece con serenità cercando di impegnarti al massimo e bene in tutto ciò che vivi ( la scuola, la famiglia, le amicizie, lo sport..). Soprattutto coltiva il tuo essere un ragazzo cristiano. Per questo sarebbe bene un aiuto e una guida spirituale che ti aiuti a capire cosa ti succede e che ti accompagni in questi anni così importanti per la tua vita. Perché non provi a parlarne con il tuo Curato?
Ti benedico e incoraggio. ciao. fra Alberto

sabato 7 novembre 2015

"La vocazione? E' come un VIAGGIO!". Frate Fabio si racconta....

frate Fabio nel giorno della sua "prima messa"
Cari amici in cammino e in ricerca, il Signore vi dia pace.
Che cosa è la vocazione? E' una domanda questa che tanti di voi si pongono!
Vi presento oggi la testimonianza di un caro giovane confratello, fra Fabio Turrisendo (36 anni), che svolge il suo servizio a Camposampiero (Pd) presso il nostro Centro di pastorale giovanile e vocazionale . Un impegno che significa per lui fare da coordinamento e animatore di tante attività riguardanti i giovani e i frati in tutto il Nord Italia. Molti di voi certo conosceranno il sito da lui curato:  www.riparalamiacasa.it
Di seguito, ecco dunque il racconto della sua vocazione così come ha pensato di esporla ad un gruppo di adolescenti in visita al convento. 
Lo ricordiamo nella preghiera affidandolo al Signore. 
A Lui sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Assisi: frate Fabio ad un campo adolescenti
La vocazione? È come un VIAGGIO!
(di frate Fabio Turrisendo)

Oggi pomeriggio incontrerò un gruppo di ragazzi che mi hanno chiesto di raccontare la storia della mia vocazione usando la metafora del viaggio. Li ringrazio per questa occasione: l’immagine del viaggio è molto appropriata per parlare di un percorso vocazionale!

PUNTO DI PARTENZA Innanzi tutto sono stato messo al mondo! La vita non ce la creiamo da noi. A volte una certa cultura esalta il self-made man, l’uomo che si è fatto da se, e ci si illude così: “la vita è solo mia, me la gestisco io, la porto io dove voglio”. No, la vita per prima cosa è un dono, è ricevuta, gratis! È una possibilità magnifica che ci viene data. Inoltre la nostra vita, per tutti i primi anni, è stata nutrita, custodita, sostenuta e promossa da altri: è una cosa preziosa… quando inizio a prenderla in mano io non è a km zero! Ha già ricevuto tantissimo amore! È preziosa, non solo per me, ma per molti, e va spesa bene, non solo per me ma per molti.

PREPARATIVIprima di partire per un lungo viaggio…” bisogna preparare i bagagli. Questo tempo lungo di maturazione e preparazione alla partenza sono stati gli anni di formazione in famiglia, nella scuola, in parrocchia, con gli amici. Grazie a tutti questi legami ho ricevuto tantissimo, la fede, i valori, la speranza per coltivare sogni e ideali, la capacità di mettermi in gioco, l’imparare a voler bene e impegnarmi. La gioia dell’amicizia, dello stare insieme. Radici profonde che poi ti fanno spuntare le ali!

Un PELLEGRINAGGIO ad Assisi è stato per me emblematico. A 17 anni ho vissuto questa esperienza forte con alcuni amici e il nostro “don”: un pellegrinaggio in bici fino alla città di san Francesco! Ho scoperto la gioia delle cose semplici (il viaggio ti costringe all’essenzialità), delle mete conquistate con fatica (…che lunghe le salite per il passo del Verghereto), dell’unione che fa la forza (quando volevo gettare la spugna, guardavo gli altri che pedalavano e trovavo ancora un po’ di energia). Non ultimo, quel viaggio ad Assisi mi ha anche fatto innamorare della vita di san Francesco… e questo è stato fondamentale per me, anni dopo!

LA GRANDE AVVENTURA. Nel viaggio della vita, tra salite e discese, tra antagonisti e aiuti inattesi, ho conosciuto i frati alla Basilica del Santo a Padova, e dopo un cammino con un padre spirituale e col Gruppo San Damiano a 26 anni sono entrato in convento! Ricordo la paura… della vertigine, il coraggio di fare un passo alla volta, la gioia della fraternità, con altri giovani che come me cercavano di seguire il Signore sui passi di Francesco.

AVANTI! Sono passati quasi 20 anni dal pellegrinaggio ad Assisi e 10 dal mio ingresso in convento. Sono diventato frate e sacerdote, e proseguo il mio viaggio incontrando tante persone, soprattutto giovani, pellegrini come me, tra le fatiche e le speranze della vita. Che occasioni belle mi dà ogni giorno il Signore! Non potevo immaginarlo all’inizio! Mi sembra che il senso del viaggio lo si capisca solo… camminando! Allora mi affido ancora al buon Dio, per la strada che vorrà donarmi.

frate Fabio (a destra) con fra Simone
Assisi: frate Fabio e Fra Enrico con alcuni ragazzi