giovedì 24 dicembre 2009

BUON NATALE

BUON NATALE
Cari amici, porgendo a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, alle vostre comunità gli auguri più fraterni di un Santo Natale, vi invito a contemplare questa stupenda "adorazione dei pastori" di George De la Tour (sec XVII-louvre): un'opera meditativa e "silente" che bene esprime e ci introduce al mistero dell'Incarnazione.
Alcune domande per la tua meditazione:
1)In quale figura del presepio (pastori, levatrice…o altro) senti di immedesimarti? Come sei giunto e come ti ritrovi davanti al Bambino Gesù?
2) Gesù ti attira o ti lascia indifferente?
3) Gesù è davvero "il Salvatore" per te ?
4) Adora…contempla…gusta il silenzio.

Il commento spirituale che segnalo di seguito potrà essere utile per meglio "entrare" in quest'opera d'arte davvero unicahttp://dignitatispersonae.myblog.it/archive/2008/11/06/06-adorazione-dei-pastori-george-de-la-tour.html

lunedì 21 dicembre 2009

Lutto per la morte di un nostro postulante in Cile

Cari amici, giusto una settimana fa, giungeva la dolorosa notizia della morte per annegamento , nel tardo pomeriggio del 14 dicembre, del prenovizio della nostra delegazione provinciale cilena Eduardo Delgui Riquelme Meneses di anni 29. I funerali si sono svolti domenica 20 dicembre, nella sua parrocchia d'origine in Santiago. La salma è stata accolta dalla gente al lume di numerose fiaccole accese; un modo davvero bello per esprimere la commozione di tutti, ma anche la speranza e la fede che sole possono illuminare anche il buio di un momento così carico di sofferenza.
Eduardo aveva da poco concluso i due anni di Postulato e con entusiasmo aveva presentato ai frati la sua richiesta di poter vivere l'anno del Noviziato e continuare così deciso il suo percorso nella famiglia francescana. Era anche il primo giovane in cammino vocazionale, il primo fiore francescano, sbocciato in seno alla pur giovane comunità missionaria dei frati in Cile.
In questi giorni ormai prossimi al Natale, mentre attendiamo con trepidazione la dolce venuta del Salvatore, eleviamo la nostra preghiera perchè giunga dall'alto consolazione e speranza ai nostri frati, conforto e sollievo ai famigliari colpiti da cosi tanto dolore.
E tu caro fratello Eduardo, dal cielo, sostienici, vigila sulla tua gente , guida i tuoi frati, sorreggi i tanti giovani che come te portano in cuore un grande sogno d'amore per il Signore ed il suo Regno e la Chiesa che è in Cile.

"se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane da solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv12,24)


(altre notizie) http://www.provinciapatavina.org/ita/pagina.asp?id=257&t=pagine
(vedi il Blog della Delegazione cilena )http://frati-in-cile.blogspot.com/2009/12/in-memoria-di-eduardo-fratello-e-amico.html

lunedì 14 dicembre 2009

Incontro vocazionale ad Assisi. ponte dell'Immacolata


ASSISI 5-8 dicembre 2009: Incontro vocazionale
Come ogni anno il Gruppo san Damiano di "ricercatori" ha partecipato all'incontro vocazionale proposto dal Centro nazionale presso il Sacro Convento di Assisi. Già il viaggio di andata è stato contrassegnato da una significativa sosta presso il santuario de La Verna, un'occasione per qualcuno di vedere per la prima volta questo luogo stupendo e così carico della presenza di San Francesco.
Ad Assisi, insieme al nostro gruppo (composto da fr.Alberto e da 7 giovani) erano presenti, accompagnati da vari frati e suore, ragazzi e ragazze giunti da diverse regioni d' Italia, tutti accomunati dal desiderio di porsi seriamente la domanda che pure ha inquietato e scosso la giovinezza dello stesso S. Francesco: Signore cosa vuoi che io faccia? I nostri giorni sono stati contrassegnati in primo luogo dalla preghiera insieme ai frati, in particolare condivisa con la comunità dei Novizi che ci hanno accolto nella stupenda loro cappella; così come particolarmente significativa e apprezzata dai ragazzi è stata l'ospitalità dell'intera Comunità che ci ha letteralmente spalancato la porta del convento offrendoci attenzioni, cuore, disponibilità e pazienza. Esperienza davvero unica poi, poter pranzare nel grande refettorio con così tanti frati e così gustare più da vicino il senso di fratenità, famigliarità e gioia che sostiene la vita francescana.
Assisi poi si è offerta suadente con il suo fascino di sempre e il ripercorrerne le vie, visitarne i luoghi più significativi è stato un pò come incontrare Francesco dal vivo, risentirne i passi, udirne la voce, percepire e intuirne il difficile e stupendo cammino di ricerca e di incontro con il Signore.
E' incredibile come le pietre, il cielo, le nuvole, il vento... la natura di Assisi, sappiano sempre parlare e toccare il cuore dei giovani, mentre quasi ci si apetta che il Poverello sbuchi e ci venga incontro da un vicolo, da una porta..!!!
Il campo vocazionale ci ha offerto poi anche la gioia di partecipare a Foligno all'ordinazione diaconale di fra Luca e intuire più di vicino la bellezza di sentirsi chiamati a servire il Signore nella sua Chiesa; in tale occasione abbiamo avuto anche la grazia di conoscere più da vicino (grazie a Fra Massimo) l'esperienza mistica della beata Angela da Foligno, una donna che ci ha incantato suscitando in ciascuno molteplici domande .
Abbiamo dunque vissuto e sperimentato giorni intensi e belli, giorni che difficilmente potremo scordare! La parola Grazie, è la piccola grande parola che ora non possiamo non rivolgere prima di tutto al Signore e a quanti, in vario modo, hanno contribuito al buon esito di tale incontro.
GRAZIE!
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Un "grazie" anche all'autore ignoto di questo bel articolo. E a tutti voi che ci seguite in questo blog, un invito ad accompagnare con la vostra preghiera i giovani, tutti i giovani, nel loro cammino di discernimento sulla Volontà di Dio per la loro vita.
Il Signore vi dia pace. frate Alberto

sabato 12 dicembre 2009

La vocazione francescana: cammino di riflessione

LASCIATO TUTTO LO SEGUIRONO
Percorso di riflessione sulla Vocazione Francescana a confronto con l’esperienza di Francesco d’Assisi.

Iniziamo questo cammino di conoscenza della vocazione francescana e di riflessione, facendoci condurre da Francesco e dalle sue stesse parole, e non da quello che di lui si può dire dall'esterno.
Francesco stesso, d'altronde, descrisse nel suo Testamento il percorso spirituale che lo portò ad essere iniziatore di una vocazione nuova nella Chiesa e di un carisma sempre vivo e attuale.
Ci lasceremo, pertanto, guidare da Francesco, dalla Parola di Dio, a cui egli sempre si riferisce, e da alcune immagini che vogliono sintetizzare, se mai è possibile, l'esperienza meravigliosa della vita francescana. Fermati, quando vuoi, e prenditi il tuo tempo per rispondere a quegli interrogativi che possono cambiare la tua vita.


I - LA CONVERSIONE
1) Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così…Con queste parole inizia il Testamento di Francesco. Come con ogni testamento, Francesco intende donarci le cose più preziose e più importanti della sua vita, quelle che non bisogna affatto disperdere, ma continuare a valorizzare e far fruttificare.
Così, subito, ci ricorda che la sua vita è stata una vocazione, una chiamata da parte di Dio: il Signore, non io, non i miei ideali, non i miei sogni… il Signore!
E ancora: dette a me… La chiamata è un dono di Dio, non un atto di violenza alla tua esistenza, ai tuoi sogni, ai tuoi progetti. Dio si inserisce nella tua storia e ti dona la capacità e la voglia di rifarla nuova con Lui.
D'incominciare a fare penitenza, cioè di dare una svolta alla propria vita, d'iniziare un processo di conversione che mai si esaurirà. Francesco si dedicherà, per tutta la sua esistenza terrena, a restaurare in sé stesso l'immagine di Cristo, crocifisso per amore nostro.
Francesco, con il suo esempio e la sua vita, ci invita all’ascolto del Signore che ci chiama a conversione, per essere anche noi strumenti del suo progetto di amore e di salvezza.
2) Quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosiIn una vita senza Dio, dedita solo ai piaceri della vita, come quella del giovane Francesco re-delle-feste, il volto del lebbroso, del povero, dell'affamato, dell'extracomunitario, del malato, del carcerato… è fonte di amarezza, perché mi pone di fronte alle mie responsabilità, rimprovera le mie colpe.
Ma il Signore stesso mi condusse tra loro. Per quanto uno possa fuggire, far finta di nulla, stordirsi e sballarsi per non vedere, né pensare, né assumersi le proprie responsabilità… il Signore è determinato a vincere e nostre paure e resistenze. Come un bimbo che ha paura del mare, non basta che il padre gli spieghi come si fa a nuotare, ma occorre che trovi la forza di buttarsi in acqua.
Così Dio-Padre butta Francesco in mezzo al mare del dolore e della sofferenza, dell'umiliazione e dell'abbandono… permettendogli così, finalmente, di tirare fuori tutto il bene che finora aveva sotterrato dentro di sé: la capacità di usare misericordia, di avere un cuore capace di amare anche i miseri e gli ultimi del mondo.
Che emozioni suscita in te il volto di un povero? di uno straniero..di un sofferente o malato?
In che cosa ti provocano i loro occhi..? In cosa ti senti interpellato, forse impaurito..o coinvolto?

3) E allontanatomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo.Ecco l'esperienza della conversione. La vita nei peccati, la vita senza Dio, stravolge la percezione
della realtà: quello che è buono appare come amaro e viceversa. Così, Francesco, allontanatosi dai peccati, sperimenta cosa sia veramente buono e dolce e gioioso. E a questo c'è arrivato usando misericordia con i lebbrosi: la misericordia con cui ha lavato le piaghe dei lebbrosi ha, nel contempo, lavato i peccati che gli ottenebravano l'anima e i sensi.
L'esperienza della dolcezza della vita secondo Dio, non è un'esperienza solo spirituale, che riguarda
esclusivamente l'anima, ma pervade e trasforma tutto l'essere dell'uomo.
Cerca la gioia del Signore! Con le parole del Salmo 36, Francesco ci invita a guardare lontano e a
ricercare il senso della vita nel Signore, fonte della vera gioia. Quando la vita è ripiegata in se stessa, quando cerchiamo solo la nostra gioia e l'appagamento dei nostri appetiti, non riusciamo ad avere il giusto senso della realtà e dei doni che Dio ci ha fatto per realizzare il Suo progetto per noi.

II - INCONTRARE CRISTO

1) E io così semplicemente pregavo:
Ti adoriamo Signore Gesù Cristo,
in tutte le chiese che sono nel mondo
e ti benediciamo
perché con la tua Croce
hai redento il mondo.
Dall'incontro con il lebbroso - volto sofferente di Cristo povero e abbandonato - nasce l'innamoramento di Francesco per la Croce. Egli, che fin allora si era accontentato dei frutti dell'albero del peccato, ora riconosce l'infinita dolcezza dei frutti dell'albero della vita. Nelle chiese, grandi o piccole, maestose o diroccate, ricerca l'incontro con il Crocifisso, adora e benedice la presenza di Dio, accoglie il dono della vita nuova in Cristo, con tutte le sue prospettive.
Anche se i lebbrosi sono certamente presenza di Cristo crocifisso accanto a noi, Francesco vuole
incontrarLo personalmente. Francesco non è l'uomo che ha fatto tanto per i poveri - non ha creato nessuna istituzione benefica! - ma colui che si è fatto povero. Non un cercatore di Cristo, ma colui che ha incarnato Cristo nella propria vita.
Il Signore non chiama a fare, ma ad essere! Anche le opere più sante possono essere fatte dagli schiavi...
Dio ti chiama, innanzi tutto, ad essere suo figlio, redento dal sangue di Cristo!

2) Il Signore mi dette una grande fede nei sacerdoti… in essi io riconosco il Figlio di Dio.Per quanto Francesco ed ognuno di noi possa incontrare Dio in tante situazioni della vita, la sua presenza reale ed incontestabile - poiché da Lui stessa certificata - è quella manifestata nella Sacra Scrittura e nel pane e nel vino che, per mezzo dei sacerdoti, sono Parola di salvezza e vero corpo e sangue di Cristo. È talmente alto, sublime e unico il sacramento del sacerdozio ministeriale, che permette a delle fragili creature di agire in persona Christi, che Francesco riserverà per essi una devozione e un rispetto filiale, mai lamentandosi di essi, anche quando ce ne fossero stati i motivi: sono unicamente essi, per quanto possano essere peccatori come ogni uomo, di cui Dio si serve per farsi ogni giorno nostro cibo e nostra bevanda, per riconciliare i peccatori, per concedere tutta la sua Grazia mediante i sacramenti e la Parola di vita.E tu, cosa pensi del sacerdozio e dei sacerdoti? Pensi che Dio possa servirsi anche di te per rendersi ancora oggi presente nel mondo e di raggiungere gli uomini fino ai confini della terra?
III - VOCAZIONE E MISSIONE

1) Nessuno mi mostrava cosa dovessi fareVocazione e missione sono le due facce della stessa medaglia. Il Signore chiama perché l'uomo
assolva ad una missione, realizzi un progetto. Perciò solo Colui che chiama può rivelarne il motivo.
Francesco, dunque, si mette in preghiera e in ascolto perché il Signore gli riveli la missione alla quale lo ha chiamato: Signore, cosa vuoi che io faccia?
La preghiera e l'ascolto sono fondamentali per riconoscere il progetto che Dio ha su ognuno di noi.
Hai mai posto al Signore la richiesta di rivelarti il progetto di vita che Egli ha per te?
2) Entrato nella chiesa di San Damiano presi a fare orazione davanti al Crocifisso che mi parlòAncora dentro una chiesa, fuori dalla città e nei pressi del lebbrosario. Ancora dinanzi ad un crocifisso, con gli occhi vivi, penetranti. Quanto tempo Francesco si è ritirato in preghiera dinanzi alla Croce di Cristo! Quante volte ha invocato luce per capire chiaramente la sua chiamata! Finalmente, inaspettatamente, il Signore parla: va' e ripara la mia casa!
La missione di Francesco sarà quella di riparare la Chiesa di Cristo, non di abbatterla per ricostruirla nuova, ma, appunto, di ricollocare le pietre cadute, di riparare le brecce, di cementificare le scrostate... La Chiesa, corpo di Cristo, sua Sposa, dovrà di nuovo risplendere grazie all'opera di Francesco.
Quale è la tua missione nella Chiesa? Come puoi contribuire perché acquisti sempre nuovo splendore?
IV - CHIAMATI A LIBERTÀLa vocazione di Francesco è un cammino di crescita verso una vita libera dai condizionamenti e dalle falsità del peccato. Non si realizza tutto in una volta, ma si snoda lungo il tempo di tutta la sua vita, spogliandolo, di volta in volta, fino a raggiungere la piena libertà di potersi consegnare a Dio, nudo sulla nuda terra.
Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho deciso di servire Dio…d'ora in poi voglio dire liberamente Padre nostro…
Pietro di Bernardone, e così molti genitori, vogliono crescere i figli a propria immagine e somiglianza, vogliono che realizzino i propri progetti, piuttosto che valorizzare i loro doni. Per Pietro di Bernardone, Francesco rappresenta il trampolino di lancio verso più alti ruoli nella società.
Ma Francesco intuisce che il vero progetto che l'uomo è chiamato a realizzare è quello che Dio,
nostro Padre, ha pensato per noi fin dal grembo materno. Non si può, dice Gesù, servire Dio e mam-
mona!
Francesco sceglie di liberarsi dei condiziona menti umani per servire unicamente il Padre.
E tu, chi vuoi servire?
1) E dopo che il Signore mi diede dei fratelli…Finora Francesco si era servito degli altri, e gli altri si servivano di lui, fino ad eleggerlo il re delle feste, poiché organizzava le nottate brave e pagava per tutti. Quegli stessi amici, che sempre ne ricercavano la presenza, lo abbandoneranno prontamente dopo la sua scelta vocazionale.
Ma sarà il Padre a donare a Francesco dei fratelli, degli uomini che lo ricercheranno per quello che è, un vero figlio di Dio con il quale condividere le uniche cose che si possiedono: la vita e l'amore.
Solo chi vive come figlio di Dio, può riconoscere gli altri come fratelli, dono del Padre nostro.
In una società dove anche le relazioni umane sono quantificate e, talvolta, mercificate, ha ancora senso parlare di fraternità, accogliendosi e amandosi reciprocamente come dono?
2) Lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del Santo Vangelo.Dopo che il Signore gli donò dei fratelli, Francesco non riesce, guardandosi dentro e attorno, ad individuare degli stili di vita veramente fraterni, dove ognuno vive ed opera, liberamente, da figlio di Dio e fratello di ogni uomo. Solo nella Parola di Dio Francesco scopre il modello di una vera umanità e fraternità: Cristo Gesù. Il Vangelo di Cristo, pertanto, diventerà l'unica regola di vita di
coloro che vogliono essere e vivere da veri figli di Dio e fratelli di ogni uomo. Gesù, rivelato dal Vangelo, sarà la "forma di vita", il modello, lo "stampo"… su cui modellare un'umanità nuova capace di restaurare la Chiesa, popolo di Dio, e i rapporti fraterni con tutta la creazione, secondo il progetto originario di Dio. Il Signore vuole ricostruire il creato anche con te, nella misura in cui ti lascerai plasmare - come argilla nelle mani del vasaio - sul modello di Gesù Cristo, uomo nuovo. Egli non chiama coloro che ne sono capaci, ma rende capaci coloro che chiama.
E tu, ti senti chiamato a realizzare questo progetto?
3) in obbedienzaL'obbedienza non è l'annientamento della personalità e della libertà. Per Francesco essa è uno dei tre mezzi che l'uomo ha a disposizione per edificare dei rapporti autenticamente fraterni. Liberarsi, infatti, dalle proprie presunzioni, per rimettere fiduciosamente la propria vita e i propri progetti nelle mani di Dio, costituisce un atto di fiducia insostituibile nei confronti di Colui che è riconosciuto Padre di amore e autore di ogni bene: Dio non può volere il male dell'uomo, poiché noi siamo preziosi ai suoi occhi, Egli ci ama di un amore unico, fino a morire in croce per noi. Pertanto
obbedire a Dio e ai fratelli-dono-di-Dio, è avere fiducia che qualunque cosa mi viene richiesta è solo per il bene, mio e, attraverso di me, dei fratelli.
Hai mai considerato l'obbedienza come un atto di libertà, lasciandosi condurre da Colui che ha solo progetti di bene per i suoi figli?
4) senza nulla di proprioIl non possedere (che noi impropriamente chiamiamo povertà), per Francesco, è il secondo dei mezzi che abbiamo a disposizione per edificare la fraternità. Il possesso dei beni, la loro gestione e difesa, sono causa diconflitti. E per beni, Francesco, intende anche quelli immateriali: titoli, status sociale, cultura... Ogni bene, materiale o immateriale che sia, ti pone sempre al di sopra degli altri, insinuando in te la brama del potere, creando divisioni.
Farsi povero, come Gesù, significa "spogliarsi" delle glorie umane per rivestirsi di umiltà, per potere, in tutta libertà, servire Dio e i fratelli. Povertà e umiltà, infatti, vanno a braccetto, altrimenti c'è il rischio che la povertà diventi "orgogliosa ricchezza" e motivo di separazione con quelli che, comunque, poveri non sono. E Francesco vuole essere fratello di ogni uomo.
Non possedere nulla di proprio, invece, è un atto di fiducia che tutto quello che abbiamo è dono di Dio da condividere, gratuitamente, con i fratelli, per arricchirci reciprocamente.
Credi che tutto quello che sei e che hai è un dono di Dio per i fratelli? Senti che il Signore ti chiama a liberarti dalla brama del possedere, per vivere "senza nulla di proprio", condividendo tutto te stesso e quanto Egli ti dona, con ogni uomo?
5) e in castità.È forse una dei più grandi "spettri"di chi sente che il Signore lo chiama a seguirlo nella vita consacrata. Eppure per Francesco è, invece, uno dei più efficaci mezzi di liberazione dai
condizionamenti umani per vivere da vero fratello di ogni uomo.
La castità, che il mondo ci fa apparire come "rinuncia", è invece lo strumento che ci permettere
di lasciarci amare in profondità da Dio per essere fecondi di un amore veramente fraterno, libero e universale. Castità, infatti, è amare l'altro per quello che è dinanzi a me: fidanzato/a, sposo/a, fratello/sorella. Non amare l'altro secondo il tipo di relazione che ha con me, è un abuso, un servirsene egoistico. Come la castità dei fidanzati è condivisione di un amore che ancora deve raggiungere una sua sicurezza e definitività, e quella degli sposi è condivisione piena, unica e feconda di tutto il proprio essere, fino a divenire una sola carne, anche con l'atto sessuale, così la castità del frate minore è accoglienza piena e sponsale dell'Amore di Dio per condividerlo, in pienezza, con gli altri in quanto fratelli e sorelle, amandoli come tali.
Senti che Dio ti chiama a questa forma di condivisione piena della tua vita con ogni fratello e sorella?
6) Mentre un giorno ascoltavo la Messa degli Apostoli sentii… andate e annunciateTrasformato in figlio di Dio e fratello di ogni uomo, secondo la forma del Santo Vangelo che è Gesù, e reso pienamente libero e fraterno mediante l'obbedienza, la povertà evangelica e l'amore casto, Francesco può essere inviato ad annunciare, con la propria vita, prima che con le parole, la bellezza della vita in Cristo e nella Chiesa.
È l'annuncio di una umanità nuova, ri-creata da Cristo, dove tutti possono vivere da fratelli e, insieme, camminare liberi vero il Regno di Dio, regno di pace e di amore, dove non c'è più giudeo o greco, schiavo o libero, uomo o donna… poiché tutti si è una cosa sola in Cristo.
Cristo ha bisogno anche di te per realizzare questo progetto di amore e di salvezza. Con Francesco
d'Assisi, come laico o consacrato, rispondi generosamente anche tu all'invito di andare ed annunciare l'amore di Cristo!

V - LA FORZA DELLA PREGHIERA1) Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio,
concedici di fare ciò che sappiamo che tu vuoi
affinché, interiormente purificati e illuminati
e accesi dal fuoco dello Spirito Santo
possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto
La vocazione nasce e si rafforza nella preghiera. Non è una frase fatta, ma l'esperienza di tanti uomini e donne che hanno scoperto nel dialogo orante con il Signore quale era il loro posto nella Chiesa e nel mondo. Il Signore ti chiede di pregare per le vocazioni, particolarmente per la tua. Questo significa che, come Francesco, solo se saprai chiedere al Signore, ogni giorno, cosa vuole che tu faccia, Egli stesso ti rivelerà quale è il progetto che ha per te fin dal grembo di tua madre.
Il Signore sta dietro la tua porta e bussa. Aprigli il cuore e tutta la tua esistenza.
Anche a te oggi dichiara: Vieni e seguimi!
Chiedi con fiducia a Dio, nostro Padre, di donarti il coraggio di poterti abbandonare fiducioso alla sua volontà, affinché Egli, illuminando le tenebre che offuscano la chiarezza del suo disegno su di te, con la potenza del suo Santo Spirito, ti dia la forza di seguire le orme di Gesù Cristo, tuo fratello e Signore.2) Questo voglio, questo bramo, questo desidero fare con tutto il cuore!La risposta generosa di Francesco è - in verità – la risposta di Gesù all'anelito di Francesco ad una vita libera, piena, veramente felice: Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi.E tu, cosa desideri veramente?


VI . FAI LA TUA PARTEIo, frate Francesco, ho fatto la mia parte,
la vostra ve la insegni Cristo.
Francesco, prima di passare da questa vita a quella eterna nel seno del Padre, ci lascia una consegna: io sono stato solo una tessera nel grande mosaico della nuova umanità voluta da Cristo. Egli ha fatto la sua parte e fino ad un certo punto. Le ultime sue parole saranno: Cominciamo, fratelli, a servire il Signore, perché finora abbiamo fatto poco e con scarso profitto!
Francesco non ha avuto la pretesa di cambiare il mondo e di restaurare pienamente la Chiesa, secondo il mandato affidatogli dal Crocifisso di San Damiano. Ma ha aperto una strada che da ottocento anni è stata allargata e allungata da migliaia di uomini e donne, laici e consacrati, e che adesso aspetta anche il tuo contributo.
Se senti che Cristo ti chiama a proseguire la missione di Francesco, non esitare a metterti in contatto
con i frati che si occupano di aiutare i giovani a compiere un serio ed approfondito discernimento vocazionale per riconoscere l'eventuale chiamata di Cristo alla vita consacrata francescana.
I Gruppi di discernimento vocazionale San Damiano e Porziuncola, riuniscono mensilmente giovani che chiedono seriamente a Cristo quale sia la loro vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo. Con l'aiuto dei frati e delle suore alcuni hanno riscoperto la loro vocazione laicale, ritornando, come dono per i fratelli e con rinnovato impegno, nella Chiesa locale, alla propria vita laicale; altri hanno scoperto quella alla vita consacrata, intraprendendo un percorso di discernimento e di formazione più impegnato in appositi conventi dedicati allo scopo.
Per ogni informazione e per partecipare agli incontri mensili del Gruppo San Damiano e Porziuncola, contattaci via e-mail all'indirizzo: fra.alberto@davide.it; oppure al numero telefonico di fra'Alberto (responsabile dei gruppi): 380 4199437.

Ti aspettiamo.

sabato 5 dicembre 2009

POSTulanti



Dopo l’articolo sulle tappe del cammino vocazionale del nostro buon fra Alberto, a grande richiesta, ecco il primo post dei postulanti.
Da ora in poi cercheremo di essere una presenza più o meno costante su questo blog per rendervi partecipi delle nostre esperienze più significative, per condividere insieme riflessioni e punti di vista. Se nell’attesa del prossimo intervento (speriamo un po’ più succoso) avete qualche curiosità o qualche domanda potete scriverla qui sotto.
Eccovi sopra una foto di tutti noi.


A presto.

i postulanti

venerdì 6 novembre 2009

I PASSI PER DIVENTARE FRATE FRANCESCANO



Quante domande nascono nel cuore quando ci si mette in ascolto! Quando ci si chiede: «Signore, cosa vuoi da me? Cosa vuoi che io faccia? Qual è il tuo disegno su di me?».
Se vuoi conoscere qual è il cammino che un giovane può compiere per donare la sua vita al Signore come frate francescano, ti presentiamo le tappe più importanti.

*   *   *

1) I primi passi: mettersi in ascolto
«Seguimi»
Il «segreto» che dà inizio ad ogni “storia vocazionale” può forse essere brevemente descritto come un incontro vivo, un trovarsi faccia a faccia con un Signore riconosciuto come buono e affidabile, pieno di attenzione e di benevolenza. È l’esperienza dell’amicizia profonda con cui Dio sa attirare ai suoi disegni i suoi figli e ancora rivolgere un invito : «Seguimi».



Il «Gruppo san Damiano»
Quando un giovane intuisce questa chiamata misteriosa del Signore e un fascino del tutto particolare verso la «forma di vita» tracciata da San Francesco, può chiedere di iniziare un cammino di discernimento con il «Gruppo San Damiano» dei giovani in ricerca vocazionale: un percorso che dura circa un anno , con incontri mensili guidati da alcuni frati. Avrà in tal modo la possibilità di essere accompagnato nella direzione spirituale, di pregare insieme, di confrontarsi, di vivere momenti di ritiro e di silenzio e di sperimentare occasioni di servizio e volontariato. In questo tempo ha anche la possibilità di passare periodi prolungati in alcune nostre “Comunità di accoglienza” e conoscere così più da vicino la vita francescana.

2) La formazione nei seminari francescani
Il «postulato»
Convento di San Francesco - Brescia
L’entrata «ufficiale» in convento si ha con l’ingresso in Postulato. Accanto ad una comunità di frati vive il gruppo dei postulanti, quei giovani, cioè, che, concluso “il Gruppo San Damiano”, hanno chiesto di proseguire il cammino francescano, conducendo una vita il più possibile vicina a quella dei frati stessi. È un periodo di due anni in cui si possono assaporare in maniera significativa e bella, alcuni dei valori fondamentali della vita francescana: l’ascolto del Signore, soprattutto nella preghiera comunitaria e personale; la fraternità; il servizio nella dedizione di sé all’altro. Il Postulato a cui noi facciamo riferimento si trova a Brescia, nel Convento San Francesco.

Il «noviziato»
Sacro Convento e Basilica di San Francesco - Assisi
Si tratta di un anno particolare, vissuto presso la basilica di san Francesco in Assisi, in cui si privilegiano soprattutto due aspetti. In primo luogo la vita di preghiera: oltre alla Liturgia delle Ore, molto tempo viene trascorso a contatto con la Parola di Dio , nell’adorazione eucaristica, nella meditazione personale. L’altra dimensione che trova in quest’anno una accentuazione notevole riguarda il discernimento personale, ossia l’impegno di un confronto frequente con il frate maestro che accompagna i giovani in questo cammino.
Durante il Noviziato, inoltre si affrontano tematiche relative ad aspetti fondamentali della vita consacrata, si approfondiscono la vicenda biografica e spirituale di San Francesco e quella di altre figure importanti del nostro Ordine francescano, come Sant’Antonio di Padova, Massimiliano Kolbe, Chiara d’Assisi. Il noviziato ha come meta la "Professione semplice", dove il giovane veste il saio francescano e pronuncia i voti di povertà, castità e obbedienza e può così proseguire ulteriormente la sua ricerca e la sua formazione da frate per tre anni, in vista di una promessa e di un'adesione definitiva per la vita (la professione solenne).

Dopo il noviziato
Convento Sant'Antonio Dottore - Padova
Inizia il periodo più lungo della formazione alla vita francescana. È un tempo di almeno quattro, cinque anni, trascorso in un Convento-Seminario (S. Antonio Dottore), a Padova, accanto alla Basilica di S. Antonio straordinario discepolo di Francesco
I giovani frati rimangono in questo Seminario fino alla Professione solenne; il loro cammino è finalizzato soprattutto al discernimento sulla professione definitiva dei voti di povertà, castità e obbedienza. La quotidianità ordinaria, la semplicità della vita, le fatiche umili e discrete, divengono il «banco di prova» per verificare se questa vita è davvero ciò a cui il Signore chiama.
Quali sono gli ambiti in cui il giovane frate può sperimentarsi? Sono quelli della fedeltà nella preghiera; nella fraternità vissuta con gioia e semplicità; la serietà nel proprio accompagnamento spirituale; lo studio fatto con impegno; i diversi tipi di servizio a carattere pastorale e socio-caritativo o missionario; uno stile di vita semplice e povero; la letizia come atteggiamento fiducioso di abbandono nelle mani della Provvidenza.

Eccoci dunque al termine di questi primi anni di vita francescana.
Con la “Professione Solenne” si entra a far parte definitivamente della nostra famiglia, per continuare, con la grazia del Signore, ad essere testimoni della sua gioia, appassionati “seminatori” del Vangelo!

N.B.: Il cammino sopra indicato è specifico delle province religiose di Padova e Bologna (che comprendono tutto il Nord Italia), anche se nei suoi passi formativi è comune a tutti i giovani in formazione nell'area italiana.

Per indicazioni ulteriori, per una possibilità di ascolto o accoglienza, contatta:


Gruppo San Damiano
fr. Alberto Tortelli: cell. 380.4199437; e-mail: fra.alberto@davide.it

c/o Basilica di Sant'Antonio - Padova: tel. 049 8242811

Postulato: Convento San Francesco - Brescia
fr. Alessandro Perissinotto: cell. 345.6521530; e-mail: alessandro.perissinotto@ppfmc.it

PS: ti interessa un test francescano? Clicca qui per rispondere al questionario «Che tipo di francescano saresti?» e ottenere, se vuoi, una risposta da frate Alberto.

domenica 25 ottobre 2009

Dire "vocazione" è dire "amare"

CORSI VOCAZIONALI AD ASSISI: PONTE DELL'IMMACOLATA 2009Dal 5 al 7 dicembre: Esperienza "vocazionale" per ragazzi (14-17 anni)dal 5 al 8 dicembre: Corso vocazionale per giovani (17-30 anni)
per info contatta: fra.alberto@davide.it

"DIRE VOCAZIONE" è "DIRE AMARE"
per questo voglio regalarvi il testo stupendo di una recente canzone di un autore che amo moltissimo: NEK. La canzone si intitola "Se non ami", tratta dall'Album "Un'altra direzione". Ascoltando questa canzone, forse sarà facile accorgersi come essa rimanda al famoso inno alla carità di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi (1 Cor 13), e soprattutto sarà facile provare l'emozione e individuare l'ideale stesso del cristiano, la nostra più autentica VOCAZIONE: AMARE !

Puoi decidere le strade che farai
puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
potrai essere qualcuno se ti va
ma se non ami
se non ami
non hai un vero motivo motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami non ha senso tutto quello che fai
puoi creare un grande impero intorno a te
costruire grattaceli e contare un po' di più
puoi comprare tutto quello che vuoi tu
ma se non ami
se non ami non hai un vero motivo per vivere
se non ami
non ti ami e non ci sei
se non ami
se non ami non hai il senso delle cose più piccole
le certezze che non trovi e che non dai
l amore attende e non è invadente e non grida mai
se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
e chiede di esser libero alle porte
e quando torna indietro ti darà di più
se non ami
se non ami
tutto il resto sa proprio di inutile
se non ami
non ti ami
non ci sei...
senza amore noi non siamo niente mai...

Il cantico delle creature

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.Laudato si', mi Siignore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infermitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.Laudate et benedicete mi Signore
et rengratiate e serviateli cum grande humilitate.

L'immagine ritrae due giovani frati in un campo di grano del Kazakistan dove da poco è stata aperta una missione francescana

giovedì 22 ottobre 2009

S.O.S. Controindicazioni vocazionali

SEI dimensioni problematiche e di ostacolo alla vita come vocazione
1) Il rifiuto di soffrire, la insostenibilità della prova, del giudizio altrui... l’istinto di difesa per proteggere il godimento della felicità, il diritto alla felicità ad ogni costo.
2) Il rifiuto dei "padri", di ogni relazione verticale, quindi l’idea che ognuno è padre di se stesso, e solo di se stesso.
3) La brevità e la reversibilità del tempo. Ogni istante deve essere gratificante, non serve la speranza, non ha senso. Creo il tempo con le mie scelte. E, se non mi trovo, torno indietro...cambio
4) Il bisogno di piacersi e piacere e quindi il “valore” metaforico e trascendentale del corpo, strumento del piacere e luogo dell’affermazione di sé. Immagine più che sostanza.
5) I “riti” che sostituiscono la decisione e in fondo mettono sotto embargo la libertà. Tali "riti" sono per es.: lo spritz, le vacanze, gli happenìng musicali, il sabato sera...
6) La fuga nel virtuale, attraverso Internet con la messa al bando del "reale"; il bisogno imperioso di "protesi", non solo per il corpo (piercing), ma ormai per la mente, per l’anima....
Tuttavia nonostante queste difficoltà, il Signore non fa mancare la sua grazia, non rinuncia all’alleanza con le nuove generazioni.
Ed ancora..CHIAMA. CHIAMA ANCHE TE!!




E... TU,
COME TI TROVI
DI FRONTE A QUESTE
6 CONTRO
INDICAZIONI VOCAZIONALI????????

Noi ci impegniamo


50° Anniversario della morte di Don Primo Mazzolari
Il 12 aprile 2009 ricorreva il 50° anniversario della morte di Don Primo Mazzolari. Don Primo fu un uomo , un cristiano, un profeta, un prete che spinto da un amore starordinario al suo Signore e alla Sua Chiesa, e sorretto da una vocazione sacerdotale profonda, sempre rinnovata e rinsaldata anche dalle crisi affrontate con grande forza d’animo, svolse la sua missione di pastore con passione, impegno, coerenza e totale dedizione. Un prete sempre in prima linea contro le ingiustizie, accanto ai bisognosi e ai poveri e che ha vissuto la storia a lui contemporanea mai come semplice spettatore ma come protagonista: dalla sua andata al fronte durante la prima guerra mondiale come cappellano militare a seguito delle truppe, all’appello al rinnovamento della Chiesa fino alla promozione della pace nell’epoca della guerra fredda.
Di seguito propongo alcuni suoi splendidi pensieri, rivolti ai cristiani, ai GIOVANI

Noi ci impegniamo…Ci impegniamo noi, e non gli altri;
unicamente noi, e non gli altri; né chi sta in alto,
né chi sta in basso; né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo,senza pretendere che gli altri si impegnino,
con noi o per conto loro,con noi o in altro modo.
Ci impegniamo senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna, senza condannare chi non s’impegna,
senza cercare perché non s’impegna.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.
La primavera incomincia con il primo fiore,
la notte con la prima stella, il fiume con la prima goccia d’acqua,
l’amore col primo pegno.
Ci impegniamo perché noi crediamo nell’amore,
la sola certezza che non teme confronti,la sola che basta a impegnarci perpetuamente.


... Hanno detto di lui ...

- “Ecco la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana” (papa Giovanni XXIII - 1959)

- “Non era sempre possibile condividere le sue posizioni: don Primo camminava avanti con un passo troppo lungo e, spesso, non gli si poteva tener dietro; e così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. È il destino dei profeti” (papa
Paolo VI - 1970)

- “Don Primo fu un uomo leale, un cristiano vero, un prete che camminava con Dio, sincero e ardente. Un pastore che conosce il soffrire e vede lontano. Il suo giornale era la bandiera dei poveri, una bandiera pulita, tutta cuore, mente e passione evangelica” ( papa Giovanni Paolo I - 1978)

giovedì 15 ottobre 2009

Corso vocazionale per giovanissimi

DAVIDE E GOLIA- D&G-
E' il titolo del nuovo percorso vocazionale per giovanissimi (14-17 anni)
Sei dunque un ragazzo adolescente tra i 14 e i 17 anni? Senti un desiderio (magari ancora confuso...) di donare la tua vita? Sei curioso di capire meglio quali strade puoi percorrere nella tua storia con Dio? Hai un sogno nel cassetto e non sai come tirarlo fuori per concretizzarlo?

Noi FRATI FRANCESCANI
ti proponiamo di darti una possibilità di confronto e crescita personale, attraverso un'esperienza di fraternità, preghiera, gioco, discussione e conoscenza di S. FRANCESCO.
Sei invitato a partecipare a tre momenti pensati apposta per ragazzi come te:
17 e 18 ottobre 2009: Un progetto da scoprire.
5 e 7 dicembre 2009 (ad Assisi): Alla scoperta di S. Francesco
8 e 9 maggio 2010: Prendi il largo...
Estate-Luglio 2010: Campo ad Assisi

Per informazioni: Santuari Antoniani - Oasi Giovani -Via S. Antonio, 2 - 35012 Camposampiero (PD)E-mail: oasigiovani@riparalamiacasa.it; http://www.riparalamiacasa.it/
fra Giuseppe Franco - fra Simone Tenuti

giovedì 8 ottobre 2009

Vieni al Gruppo San Damiano


CALENDARIO DEGLI INCONTRI GRUPPO SAN DAMIANO 2009-2010


1) Sabato 10 - Domenica 11 ottobre 2009:I perché del mio cuore
2) Sabato 07 - Domenica 08 novembre 2009:Chiamato per nome
3) Venerdì 05 - Martedì 08 dicembre 2009:(Assisi) Appuntamento con San Francesco
4) Sabato 16 - Domenica 17 gennaio 2010:Qualcuno cammina con me
5) Sabato 06 - Domenica 07 febbraio 2009:( Padova)- Libertà e desideri
6) Sabato 27 - Domenica 28 febbraio 2010:(Longiano)- Vita in comunità
7) Sabato 20 - Domenica 21 marzo 2010:Oscurità e tentazioni
8) Sabato 10 - Domenica 11 aprile 2010:Pellegrini e forestieri
9) Giovedì 29 aprile - Domenica 02 maggio 2010:Fraternità e servizio
10) Sabato 19 - Domenica 20 giugno 2010:Va, perché io ti mando
11) Lunedì 9 agosto – sabato 14 agosto 2010:(Assisi) Esercizi Spirituali Francescani
N.b.: Gli incontri si svolgono solitamente dalle ore 16,00 del sabato alle 16,00 della domenica a Brescia presso il convento S. Francesco. Per i giovani che giungono dalla zona veneta è possibile ritrovarsi alla Basilica del Santo (Pd) per le 13,30 e raggiungere il luogo designato insieme ai frati.

Giovani e vocazioni: il coraggio di una scelta Il Gruppo di ricerca vocazionale «San Damiano» accompagna i giovani aiutandoli a conoscere la vita religiosa francescana. Ce ne parla padre Alberto Tortelli.
La preghiera del Gruppo San Damiano composta dal cardinal Carlo.M. Martini

martedì 29 settembre 2009

TRANSITO DEL PADRE SAN FRANCESCO


Sera del 3 ottobre 1226: san Francesco va incontro a "sorella morte".

Ecco di seguito il racconto dell'antico cronista di come avvenne il beato TRANSITO del Serafico Padre.

Dal palazzo del Vescovo di Assisi, dove allora dimorava, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola; voleva rendere a Dio lo Spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo Spirito della grazia.A metà strada, all’ospedale di San Salvatore, gecuziente com’era, si fede voltare sulla barella con la faccia verso Assisi e sollevandosi un poco, benedisse la sua città. Giunto alla Porziuncola si fece deporre sulla terra nuda, nascondendo con la mano sinistra la piaga sul costato e di lì spogliato dalle vesti di sacco, alzò come sempre il volto al cielo,tutto intento con lo Spirito a quella gloria,Disse ai fratelli:"io ho fatto il mio dovere,Cristo vi insegni a fare il vostro".Voleva essere conforme in tutto a Cristo Crocifisso che, povero e sofferente, era rimasto appeso nudo sulla croce. E verace imitatore di Cristo suo Dio in tutto, amò fino alla fine tutti i fratelli e figli, che aveva amato fin dal principio.Fece adunare tutti i fratelli presenti nel luogo e li esortò con affetto di padre all’amore di Dio.Parlò a lungo della pazienza, dell’osservanza di Madonna povertà, raccomandando più di altra regola il Santo Vangelo. Tutti i fratelli gli stavano intorno; egli stese sopra di loro le mani intrecciando le braccia a forma di croce, un gesto che egli tanto amava, e li benedisse presenti e futuri, nella potenza e nel nome del Crocifisso.Si fece poi portare del pane, lo benedisse, lo spezzò ed a ciascuno nè diede un pezzo da mangiare. Volle anche gli portassero il libro dei Vangeli e chiese gli leggessero quel brano di Giovanni che inizia: "Prima della festa di Pasqua". Lo fece in memoria di quell’ultima e santissima cena che il Signore aveva celebrato con i suoi discepoli e per dimostrare ai fratelli la sua tenerezza d’amore. Passò in inni di lode i giorni successivi, invitando i compagni prediletti a lodare con lui il Cristo. Invitava pure tutte le creature alla lode di Dio e con certi versi poetici, già altra volta composti, le esortava al Divino Amore. E perfino la morte, a tutti terribile ed odiosa esortava alla lode. Le correva dietro incontro, invitandola: "Ben venga mia sorella morte!"Diceva ai fratelli:" Quando mi vedrete sul punto di spirare, deponetemi sulla terra nuda come l’altro ieri e morto che sia, lasciatemi giacere così, per il tempo che ci vuole a percorrere comodamente un miglio di strada. E come gli fù possibile proruppe in quel salmo:"con la mia voce al Signore grido aiuto, con la mia voce supplico il Signore".Lo disse fino al versetto finale:"Strappa dal carcere la mia vita, perchè io renda grazia al Tuo nome. I giusti mi fanno corona quando mi concederai la tua grazia".Giunse infine la sua ora ed essendosi compiuti in lui tutti i misteri di Cristo, se ne volò felicemente a Dio. Le allodole, che sono amiche della luce ed han paura del buio della sera, pure essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto del luogo e roteando a lungo con insolito giubilo,resero testimonianza alla gloria del Santo che tante volte le aveva invitate a lodare Dio. Era il 3 Ottobre 1226,di Sabato. A laude di Cristo. Amen.
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Per chi desiderasse partecipare alla celebrazione del transito (il ricordo della morte di Francesco), questa solitamente si vive in tutte le chiese francescane. In particolare segnalo ai giovani del Nord tutti i nostri appuntamenti (vedi sito)  e in particolare il Transito che si vivrà alla Basilica di S. Antonio di Padova il 3 sera, dalle 21,00. Il 4 sera, solennità di san Francesco, la Basilica resterà aperta fino alle 24,00 per  la  St Francis Night , notte di lode, adorazione, canti evangelizzazione, rivolta tutti i giovani della città . Vedi sito CENTRO FRANCESCANO GIOVANI (nord Italia) 

lunedì 28 settembre 2009

I preti sanno morire


19/09/2009 Amazzonia- Don Ruggero, una vita donata per Manaus


Lavorava nella pericolosa periferia della città: don Ruggero Ruvoletto, di Padova, è stato trovato ucciso. Un altro testimone di fedeltà estrema al Vangelo

Un altro missionario italiano martire. Don Ruggero Ruvoletto, missionario fidei donum della diocesi di Padova, è stato ucciso sabato 19 settembre in periferia di Manaus (Brasile), dove prestava servizio da qualche anno. Il corpo senza vita di don Ruggero inginocchiato vicino al letto, con il capo reclinato, colpito alla nuca da un proiettile.
Chi era don Ruggero Ruvoletto
Don Ruggero Ruvoletto, nato a Galta di Vigonovo il 23 marzo 1957, provincia di Venezia, diocesi di Padova, era stato ordinato nel 1982, dal vescovo Filippo Franceschi, di cui fu segretario, durante tutto il suo episcopato (1982-1988). Successivamente ha studiato ecclesiologia a Roma; rientrato in diocesi nell’agosto del 1994 si è occupato per circa un anno di Pastorale sociale e del lavoro come delegato vescovile; quindi è stato nominato Direttore del Centro missionario diocesano dal 1995 al 2003.Il 6 luglio 2003 è partito per il Brasile, come missionario fidei donum, nella diocesi di Itaguaì a Mangaratiba. L’anno seguente raggiunge don Francesco Biasin, nel frattempo consacrato vescovo nella diocesi di Pesqueira, nord est Brasile, per partecipare ad un progetto di presenza missionaria alla periferia di Manaus, voluto dalle diocesi locali. Un luogo di confine tra la città e la foresta dove la criminalità è particolarmente aggressiva e ultimamente si erano verificati vari assalti. Lo stesso don Ruggero aveva recentemente partecipato a una manifestazione per chiedere maggiore sicurezza. Il missionario viveva con un diacono, un prete e una piccola comunità di suore.

Le reazioni alla sua morte
Di seguito, grazie all'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Padova, le testimonianze del vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo, di don Valentino Sguotti, direttore del Centro Missionario diocesano di Padova e mons. Francesco Biasin del vescovo di Pesqueira.

=Mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di PadovaDon Ruggero si è sempre speso tantissimo per la missione. Si immergeva totalmente nelle cose e anche durante il suo servizio come direttore del Centro missionario diocesano ha seguito da vicino i fidei donum, visitando spesso e con continuità le missioni diocesane. Quando don Ruggero mi chiese di partire lui stesso – prosegue mons. Mattiazzo – pensavo fosse uno scherzo, invece lui era molto serio. Ho riflettuto allora su quale grande testimonianza avrebbe dato una persona come lui, che tanto aveva donato e si era speso per le missioni e che ora sceglieva di vivere fino in fondo questo impegno, andando di persona. Don Ruggero era uomo e prete di animo buono, sereno, sempre sorridente e di una disponibilità totale, come ha dimostrato il suo accogliere subito la proposta del vescovo Francesco Biasin di lavorare al confine con la foresta amazzonica, là dove i preti locali non andavano. Il ricordo più intenso è questa grande disponibilità e apertura di cuore».
=Don Valentino Sguotti, direttore del Centro Missionario della Diocesi di Padova«Don Ruggero è un altro martire della Chiesa di Padova. In questo momento come Centro missionario diocesano ci stiamo interrogando su cosa il Signore stia chiedendo alla nostra chiesa con la testimonianza di questi fratelli che danno la loro vita. Di don Ruggero abbiamo sempre conosciuto la generosità; è stato un generoso fino alla fine. Sappiamo che dal seme dei martiri nascono fecondità per la nostra Chiesa e in questo riponiamo la nostra speranza».

=Mons. Francesco Biasin, vescovo di Pesqueira (prete della diocesi di Padova)Classe 1943, prete diocesano di Padova, missionario fidei donum, in Brasile dagli anni ’70, nel 2003 mons. Biasin è stato consacrato vescovo della diocesi di Pesqueira, nello stato del Pernambuco (Nordest del Brasile). È stato lui a promuovere e mediare la presenza di don Ruggero in una parrocchia della periferia estrema di Manaus, capitale dell’Amazzonia.«Non ho potuto trattenere le lacrime perché è un dolore grande quello che provo – ha raccontato mons. Biasin, raggiunto al telefono – per quanto è accaduto a don Ruggero. Un uomo che ho sempre considerato un fratello e un amico. Proprio ultimamente l’ho sentito sereno e gioioso – continua il vescovo di Pesqueira – come non lo sentivo da tempo. Gli inizi non erano stati facili: si doveva inserire in un ambiente difficile di grande degrado, con occupazione disordinate di nuovi terreni ai margini della foresta. Ultimamente la criminalità si era fatta molto aggressiva – racconta mons. Biasin – un vescovo locale era stato sequestrato per alcuni giorni dai banditi, mentre altre cinque case di religiosi della diocesi erano state assalite e derubate. La questione della sicurezza sta diventando motivo di forti proteste e la stessa Chiesa locale sta alzando la voce perché le autorità rafforzino i loro controlli. Le periferie stanno raccogliendo il disagio sociale di quanti cercano un futuro migliore nella città. Don Ruggero – conclude mons. Biasin – nonostante tutto questo stava intravvedendo delle prospettive per il suo lavoro. Ora tutto si è interrotto in modo crudele. È il destino che può travolgere la gente che vive in queste terre. Un destino che i missionari condividono in tutto, senza privilegi».
Settembre 2009; redazione www.missionline.org

domenica 27 settembre 2009

Chiedo di pregare per....


"Ti adoriamo Santissimo Signore nostro Gesù Cristo, qui e in tutte le chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perchè con la tua Santa Croce hai redento il mondo" (San Francesco).

ADORAZIONE EUCARISTICA - BASILICA DEL SANTO
nella notte - Giovedì 1 ottobre

Come ogni primo giovedì del mese si svolge presso la Basilica di S. Antonio in Padova un' Adorazione eucaristica prolungata (dalle 21.00 alle 24.00) guidata da noi frati e con la partecipazione di tanta gente che si alterna in queste ore.
In quest'anno sacerdotale ricorderemo in modo particolare i seminaristi, i postulanti e tutti i giovani chiamati dal Signore a diventare sacerdoti, perchè rispondano con passione a questo appello d'amore loro rivolto.
Durante l'adorazione vengono presentate al Signore anche le innumerevoli richieste e intenzioni che ci giungono da ogni parte del mondo da tanti fedeli e devoti di S. Antonio.

Caro giovane, se desideri un ricordo particolare per il tuo cammino di ricerca o anche se vuoi affidarci una tua intenzione personale... scrivici!

N.B.: Questa intenzione sarà affidata ai frati della Comunità del Santo per tutto il mese

mercoledì 23 settembre 2009

Farsi frate? Questione d'Amore!



Perché farsi frate... prete...? QUESTIONE D'AMORE!!!

Stamani voglio regalare a tutti una canzone stupenda e poetica che ci aiuta a percepire cosa fa, come parla, come canta un uomo appassionato, innamorato di una donna e della vita...., ma in fondo anche cosa prova, cosa desidera e cerca chi ha incontrato DIO....
http://www.youtube.com/watch?v=zbM72JEqfJ8&feature=fvw

Il Signore vi dia pace!

lunedì 21 settembre 2009

Corsi vocazionali francescani


Sei giovane e in Ricerca? Desideri essere ascoltato e confrontarti con qualche sacerdote o religiosa francescani? Forse il Signore bussa anche al tuo cuore,...ma che fare...come capire...come orientarsi?
Dai un'occhiata ai
1) Corso "Gruppo Porziuncola": per ragazzi e ragazze(18-32 anni); si tratta di un cammino di ricerca a 360° per scoprire i segni che Dio ha posto nella tua vita, qualunque sia la tua chiamata (al matrimonio, alla missione, al servizio, all'impegno civile, alla vita religiosa, alla vita contemplativa)
2) Corso "Gruppo san Damiano": per ragazzi (17-30 anni): un cammino necessario se porti nel cuore un interrogativo(forse segreto,appena intuito...e magari un pò temuto) anche alla vita religiosa, sacerdotale e missionaria francescana e desideri pertanto metterti in ascolto del Signore, conoscere più da vicino la vita dei Frati...confrontarti con altri giovani come te..
3) Corso "Gruppo Davide e Golia - DeG -": per ragazzi adolescenti (15-17 anni) appassionati dalla figura di san Francesco e dalla sua vita tutta gioiosa per il Signore.

giovedì 17 settembre 2009

Anche tu Frate Francescano? Perchè no??

17 settembre 1224: sul monte de La Verna, Francesco riceve le Stimmate, i segni della Passione. Tale era forte il suo amore al Signore Gesù crocifisso, da diventare in tutto simile a Lui: "alter Christus". Francesco ci insegna come in fondo ... DIVENTIAMO CIO' CHE AMIAMO.
Se anche tu caro giovane sei attratto dal Signore;
se qualche volta Egli ha già provato a bussare segretamente alla porta del tuo cuore forse suggerendoti di lasciare tutto e di seguirlo come il Poverello di Assisi...
Se vuoi conoscere più da vicino la nostra vita di
frati e/o sacerdoti e missionari francescani
VIENI AL "GRUPPO SAN DAMIANO"

Il cammino che ti proponiamo ti sarà molto utile per un discernimento vocazionale, per riconoscere i segni che il Signore ha messo nella tua vita .
Se vuoi saperne di più visita sito
//http://www.riparalamiacasa.it/provincia/pagina.asp?id=55&t=pagine

venerdì 14 agosto 2009

Un santo francescano per il nostro tempo: P. Massimiliano Maria Kolbe

Cari amici, vi propongo oggi la straordinaria testimonianza di un santo francescano di questo nostro tempo:Frate Massimiliano Maria Kolbe che più volte visitò la Basilica e il Convento del Santo di Padova lasciando sempre nei frati un fortissimo ricordo . Alcuni frati molto anziani miei confratelli, raccontano ancora di questi incontri unici!
Massimiliano nasce nel 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia. Entra nell'ordine dei Francescani Conventuali e, mentre l'Europa si avvia a un secondo conflitto mondiale, svolge un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia. Ammalato di tubercolosi, Kolbe dà vita al «Cavaliere dell'Immacolata», periodico che raggiunge in una decina d'anni una tiratura di milioni di copie. Nel 1941 è deportato ad Auschwitz. Qui è destinato ai lavori più umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Nel campo di sterminio Kolbe offre la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Muore pronunciando «Ave Maria». Sono le sue ultime parole, è il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato «patrono del nostro difficile secolo». La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte. (Avvenire)

Se non è il primo è senz’altro fra i primi ad essere stato beatificato e poi canonizzato fra le vittime dei campi di concentramento tedeschi. Il papa Giovanni Paolo II ha detto di lui, che con il suo martirio egli ha riportato “la vittoria mediante l’amore e la fede, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo”. Massimiliano Kolbe nacque il 7 gennaio 1894 a Zdunska-Wola in Polonia, da genitori ferventi cristiani; il suo nome al battesimo fu quello di Raimondo. Papà Giulio, operaio tessile era un patriota che non sopportava la divisione della Polonia di allora in tre parti, dominate da Russia, Germania ed Austria; dei cinque figli avuti, rimasero in vita ai Kolbe solo tre, Francesco, Raimondo e Giuseppe. A causa delle scarse risorse finanziarie solo il primogenito poté frequentare la scuola, mentre Raimondo cercò di imparare qualcosa tramite un prete e poi con il farmacista del paese; nella zona austriaca, a Leopoli, si stabilirono i francescani (Frati Minori Conventuali), i quali conosciuti i Kolbe, proposero ai genitori di accogliere nel loro collegio i primi due fratelli più grandi; essi consci che nella zona russa dove risiedevano non avrebbero potuto dare un indirizzo e una formazione intellettuale e cristiana ai propri figli, a causa del regime imperante, accondiscesero; anzi liberi ormai della cura dei figli, il 9 luglio 1908, decisero di entrare loro stessi in convento, Giulio nei Terziari francescani di Cracovia, ma morì ucciso non si sa bene se dai tedeschi o dai russi, per il suo patriottismo, mentre la madre Maria divenne francescana a Leopoli. Anche il terzo figlio Giuseppe dopo un periodo in un pensionamento benedettino, entrò fra i francescani. I due fratelli Francesco e Raimondo dal collegio passarono entrambi nel noviziato francescano, ma il primo, in seguito ne uscì dedicandosi alla carriera militare, prendendo parte alla Prima Guerra Mondiale e scomparendo in un campo di concentramento. Raimondo divenuto Massimiliano, dopo il noviziato fu inviato a Roma, dove restò sei anni, laureandosi in filosofia all’Università Gregoriana e in teologia al Collegio Serafico, venendo ordinato sacerdote il 28 aprile 1918. Nel suo soggiorno romano avvennero due fatti particolari, uno riguardo la sua salute, un giorno mentre giocava a palla in aperta campagna, cominciò a perdere sangue dalla bocca, fu l’inizio di una malattia che con alti e bassi l’accompagnò per tutta la vita. Poi in quei tempi influenzati dal Modernismo e forieri di totalitarismi sia di destra che di sinistra, che avanzavano a grandi passi, mentre l’Europa si avviava ad un secondo conflitto mondiale, Massimiliano Kolbe non ancora sacerdote, fondava insieme al giovane confratello Frate Girolamo Biasi (sepolto a Camposampiero-Pd) con il permesso dei superiori la “Milizia dell’Immacolata”, associazione religiosa per la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria. In quegli anni visita più volte vari conventi italiani fra cui la Basilica del Santo (Pd). Ritornato in Polonia a Cracovia, pur essendo laureato a pieni voti, a causa della malferma salute, era praticamente inutilizzabile nell’insegnamento o nella predicazione, non potendo parlare a lungo; per cui con i permessi dei superiori e del vescovo, si dedicò a quella sua invenzione di devozione mariana, la “Milizia dell’Immacolata”, raccogliendo numerose adesioni fra i religiosi del suo Ordine, professori e studenti dell’Università, professionisti e contadini. Alternando periodi di riposo a causa della tubercolosi che avanzava, padre Kolbe fondò a Cracovia verso il Natale del 1921, un giornale di poche pagine “Il Cavaliere dell’Immacolata” per alimentare lo spirito e la diffusione della “Milizia”. A Grodno a 600 km da Cracovia, dove era stato trasferito, impiantò l’officina per la stampa del giornale, con vecchi macchinari, ma che con stupore attirava molti giovani, desiderosi di condividere quella vita francescana e nel contempo la tiratura della stampa aumentava sempre più. A Varsavia con la donazione di un terreno da parte del conte Lubecki, fondò “Niepokalanow”, la ‘Città di Maria’; quello che avvenne negli anni successivi, ha del miracoloso, dalle prime capanne si passò ad edifici in mattoni, dalla vecchia stampatrice, si passò alle moderne tecniche di stampa e composizione, dai pochi operai ai 762 religiosi di dieci anni dopo, il “Cavaliere dell’Immacolata” raggiunse la tiratura di milioni di copie, a cui si aggiunsero altri sette periodici. Con il suo ardente desiderio di espandere il suo Movimento mariano oltre i confini polacchi, sempre con il permesso dei superiori si recò in Giappone, dove dopo le prime incertezze, poté fondare la “Città di Maria” a Nagasaki; il 24 maggio 1930 aveva già una tipografia e si spedivano le prime diecimila copie de “Il Cavaliere” in lingua giapponese. In questa città si rifugeranno gli orfani di Nagasaki, dopo l’esplosione della prima bomba atomica; collaborando con ebrei, protestanti, buddisti, era alla ricerca del fondo di verità esistente in ogni religione; aprì una Casa anche ad Ernakulam in India sulla costa occidentale. Per poterlo curare della malattia, fu richiamato in Polonia a Niepokalanow, che era diventata nel frattempo una vera cittadina operosa intorno alla stampa dei vari periodici, tutti di elevata tiratura, con i 762 religiosi, vi erano anche 127 seminaristi. Ma ormai la Seconda Guerra Mondiale era alle porte e padre Kolbe, presagiva la sua fine e quella della sua Opera, preparando per questo i suoi confratelli; infatti dopo l’invasione del 1° settembre 1939, i nazisti ordinarono lo scioglimento di Niepokalanow; a tutti i religiosi che partivano spargendosi per il mondo, egli raccomandava “Non dimenticate l’amore”, rimasero circa 40 frati, che trasformarono la ‘Città’ in un luogo di accoglienza per feriti, ammalati e profughi. Il 19 settembre 1939, i tedeschi prelevarono padre Kolbe e gli altri frati, portandoli in un campo di concentramento, da dove furono inaspettatamente liberati l’8 dicembre; ritornati a Niepokalanow, ripresero la loro attività di assistenza per circa 3500 rifugiati di cui 1500 erano ebrei, ma durò solo qualche mese, poi i rifugiati furono dispersi o catturati e lo stesso Kolbe, dopo un rifiuto di prendere la cittadinanza tedesca per salvarsi, visto l’origine del suo cognome, il 17 febbraio 1941 insieme a quattro frati, venne imprigionato. Dopo aver subito maltrattamenti dalle guardie del carcere, indossò un abito civile, perché il saio francescano li adirava moltissimo. Il 28 maggio fu trasferito ad Auschwitz, tristemente famoso come campo di sterminio, i suoi quattro confratelli l’avevano preceduto un mese prima; fu messo insieme agli ebrei perché sacerdote, con il numero 16670 e addetto ai lavori più umilianti come il trasporto dei cadaveri al crematorio. La sua dignità di sacerdote e uomo retto primeggiava fra i prigionieri, un testimone disse: “Kolbe era un principe in mezzo a noi”. Alla fine di luglio fu trasferito al Blocco 14, dove i prigionieri erano addetti alla mietitura nei campi; uno di loro riuscì a fuggire e secondo l’inesorabile legge del campo, dieci prigionieri vennero destinati al bunker della morte. La disperazione che s’impadronì di quei poveri disgraziati, venne attenuata e trasformata in preghiera comune, guidata da padre Kolbe e un po’ alla volta essi si rassegnarono alla loro sorte; morirono man mano e le loro voci oranti si ridussero ad un sussurro; dopo 14 giorni non tutti erano morti, rimanevano solo quattro ancora in vita, fra cui padre Massimiliano, allora le SS decisero, che giacché la cosa andava troppo per le lunghe, di abbreviare la loro fine con una iniezione di acido fenico; il francescano martire volontario, tese il braccio dicendo “Ave Maria”, furono le sue ultime parole, era il 14 agosto 1941. Le sue ceneri si mescolarono insieme a quelle di tanti altri condannati, nel forno crematorio; così finiva la vita terrena di una delle più belle figure del francescanesimo della Chiesa polacca. Il suo fulgido martirio gli ha aperto la strada della beatificazione, avvenuta il 17 ottobre 1971 con papa Paolo VI e poi è stato canonizzato il 10 ottobre 1982 da papa Giovanni Paolo II, suo concittadino.