Costruire di Nicolò Fabi ha un testo ricco e corposo, capace di ritrarre alcune caratteristiche proprie della vita di ciascuno. Come non notare però un parallelo anche con il cammino vocazionale di tanti e tante giovani? Lasciamoci quindi provocare dalle sue parole per scoprirne la ricchezza!
Nicolò Fabi, cantautore italiano, classe ’68, pubblica Costruire nel 2006 come singolo dell’album Nuovo Mesto. Ѐ un testo ricco, corposo, denso, che cerca di dare voce al lento lavorìo di tutti i giorni, spesso silenzioso ma più importante di ogni inizio e finale.
L’inizio
Chiudi gli occhi. Immagina una gioia.
La canzone muove da questa premessa. Anche tu che leggi, cerca di fare questo piccolo esercizio e prenditi un istante per immaginare o ricordare un motivo di gioia…
Molto probabilmente penseresti a una partenza.
Forse ti è capitato proprio di pensare ad una “partenza”, ad un inizio. Sì, perché la gioia spesso è legata alla novità, a qualcosa che prende avvio. Ci rallegriamo spesso per qualcosa che provoca l’eccitazione delle prime volte, che non si possiede del tutto e ha ancora un sapore capace di incuriosire il palato.
Ah! Si vivesse solo d’inizi! Di citazioni da prima volta, quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora. Penseresti all’odore di un libro nuovo, a quello di vernice fresca, a un regalo da scartare, al giorno prima della festa, (…) al primo abbraccio, a una matita intera, alla primavera, alla paura del debutto, al tremore dell’esordio.
La gioia che ci prende di più è quella degli inizi. Spesso, come dice Fabi, è la gioia di un regalo, quella del giorno prima o del giorno dopo un evento bello che ci riguarda. Spesso siamo presi da quella cosa che abbiamo tra le mani o nel cuore e che al momento non ci appartiene ancora del tutto. La novità delle cose a cui non siamo abituati, con cui stiamo familiarizzando e perciò sono ancora capaci di sorprenderci, stupirci. Insomma, presi da quelle novità che ci colpiscono di pancia, ci toccano il cuore. Colpiti da quelle gioie che ti riempie il petto e lo scuotono di emozioni forti!
Così anche nella vita spirituale ci sono le gioie degli inizi. Quando incontriamo per la prima volta il Signore in un evento forte oppure quando scopriamo un volto nuovo del Signore, siamo pieni di gioia, di stupore, attirati da questa novità. Ѐ la novità di una Persona che si fa presente a noi, che ci sorprende, ci attira, che non ci appartiene e ci dona quella gioia fresca, bella, nuova che solo Lui può donare. Tutto sembra facile, tutto sembra così stimolante e bello. La Parola di Dio ci parla come non è mai capitato prima, pregare risulta facile e regala molte consolazioni, lo Spirito addolcisce il cuore e lo rende pieno di gioia e fervore. Siamo incuriositi e attratti di più a Lui! Pare che non ci siano pesantezze e tutto sembra procedere con il vento che riempie le vele.
L’inizio è sempre così. Per tutti e tutte. L’inizio è ricco di quella grazia che permette l’innamoramento iniziale e ci consente di poter progredire facilmente nel cammino di scoperta di Dio. A Lui siamo attirati e per Lui siamo pronti a fare qualsiasi scelta presi dall’entusiasmo.
Questa fase della vita spirituale è molto importante! Se mancasse, non ci sarebbe alcun inizio! Se non ci fosse, non sarebbe possibile alcuna attrazione genuina al Signore. Questa è l’attrattiva che porta alla conversione. L’incontro con Dio infiamma il cuore e lo spinge a desiderare una vita orientata a Lui. Usando le parole di Agostino potremmo dire così:
Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, che non esisterebbero se non fossero in te. Mi hai chiamato, hai gridato, e hai vinto la mia sordità. Hai mandato bagliori, hai brillato, e hai dissipato la mia cecità. Hai diffuso la tua fragranza, io l’ho respirata, e ora anelo a te. Ti ho assaporato, e ho fame e sete. Mi hai toccato, e aspiro ardentemente alla tua pace. (S. Agostino, Confessioni, X)
Però questo è, appunto, un inizio, una partenza. Un punto da cui tutto parte e non è il punto d’arrivo. Ѐ la sorgente da cui tutto sgorga… ma poi c’è tutto il resto.

Il finale
Ma il finale è di certo più teatrale. Così di ogni storia ricordi solo la sua conclusione. Così come l’ultimo bicchiere, l’ultima visione, un tramonto solitario, l’inchino poi il sipario.
Ѐ anche vero che quando ricordiamo una storia, spesso ci concentriamo sul finale. Quando iniziamo una camminata in montagna, abbiamo in mente il punto d’arrivo. Il rischio che può accadere è quello di essere talmente presi dalla fine da non accorgerci di ciò che viviamo adesso, in questo momento.
Ѐ senza dubbio importante avere in mente la meta: un cammino non può prescindere dall’obiettivo, dal muovere i passi avendo presente dove conduce. Se pensiamo ad un cammino di discernimento, questa però diventa meno rilevante. Se ti interroghi sul senso della tua vita e su quale direzione dare alla tua esistenza, la meta di fatto non è chiara dall’inizio. Avere in mente in punto d’arrivo non permette di interrogarsi autenticamente. Il rischio è di proiettarsi già verso una conclusione senza veramente mettersi in discussione, senza davvero indagare ciò che abita nel profondo del cuore in dialogo con il Signore.
Ѐ il caso di dire che la meta (o l’obiettivo) di un cammino di discernimento vocazionale è piuttosto il conoscersi e il conoscere. Solo così si può arrivare a maturare una scelta che abbia una direzione autentica per noi! Conoscersi perché nell’ascolto di sé, cercando di far luce su chi si è, si scende in profondità e si scoprono lati di sé che prima non si prendevano in considerazione. Al contempo, però, accade di conoscere Dio e ciò che Lui desidera costruire insieme a noi. Conoscere con maggiore chiarezza il volto di Colui che desidera il bene per noi, per la nostra vita!

Nel mezzo
Il ritornello di costruire inizia con nel mezzo. Già. In mezzo. Tra l’inizio e la fine, tra il primo tempo e il sipario, c’è qualcosa di molto importante… proprio come tra le due fette di pane c’è quello che fa la differenza in un panino!
Nel mezzo c’è tutto il resto. E tutto il resto è giorno dopo giorno. E giorno dopo giorno è silenziosamente costruire. E costruire è sapere, è potere rinunciare alla perfezione.
Tutto il resto. Tutto quello che davvero conta sta nel centro del cammino. Il discernimento inizia sì con i fuochi d’artificio dell’attrazione profonda verso il Signore, ma non può che progredire solamente giorno dopo giorno. Ѐ nel lento e graduale cammino della quotidianità che si fa discernimento. Goccia dopo goccia. Passo dopo passo. Nel silenzioso e faticoso cammino costante tra giorni di pioggia e di sole. In quei passi, che non saranno tanto rumorosi e degni delle prime pagine di giornale, la vita prosegue e cresce. Spesso con tutta la sua pesantezza, ma proprio per questo con tutta la sua forza.
Nel mezzo c’è la vita normale. Nel mezzo c’è la casa che mattone dopo mattone viene costruita. Tra la prima gettata delle fondamenta e l’ultima tegola del tetto o le rifiniture degli interni, c’è la costruzione fatta di mattone in mattone. Questo lavoro progressivo e graduale però richiede, per essere portato avanti, di varie capacità. Tra queste, stando alla provocazione di Fabi, serve l’umiltà. Umiltà come aderenza alla realtà della vita e, quindi, alla flessibilità di poter rinunciare alla perfezione del progetto stilato a inizio lavori. Il cammino di discernimento, avendo a che fare con noi stessi, con il “chi sono”, porta sempre a scoperte lungo il percorso. Queste spesso causano imprevisti, sorprese, novità, cambiamento di idee e prospettive. Tutto questo è bene! Se il cammino fosse piatto, non si può dire essere un vero e proprio cammino! Però è necessario rinunciare alla perfezione per poter costruire qualcosa.

Questa rinuncia non è un fallimento, ma una sana presa di consapevolezza della realtà. Essa può essere semplicemente la presa di consapevolezza serena del proprio limite. Può essere anche la scoperta che non è bene proseguire per la strada che si era intuita all’inizio. Potrebbe anche essere la delusione rispetto alle reali motivazioni che ci hanno spinto ad intraprendere il percorso, unito ad un rinnovato desiderio più autentico di proseguire. Insomma… per costruire è necessario essere agganciati alla realtà. Questa infatti tiene unito l’inizio, la fine, ma chiede di accogliere il giorno dopo giorno che fa emergere con forza la bellezza del lavoro artigianale unico e irripetibile perché imperfetto!
Costruire è sapere rinunciare alla perfezione… a quella perfezione impersonale che provoca appiattimento e ingabbia in schemi incapaci di aprirsi alla vita per quella che essa è realmente: una bellissima mescolanza di azioni fantasiose dello Spirito vissute nel giorno dopo giorno… una perfetta imperfezione!
Al Signore Gesù sempre la nostra lode!
Fra Damiano – fradamiano@vocazionefrancescana.org
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Qui di seguito il testo della canzone:


