Lo scorso 9 maggio, fra Andrea ha ricevuto l’ordinazione presbiterale presso la nostra Basilica del Santo a Padova. Nella stessa celebrazione, fra Damiano ha ricevuto l’ordinazione diaconale (qui alcune sua parole sul significato di questo evento).
Continuando a condividere la gioia di questo momento, accogliamo la testimonianza di fra Andrea. La sua ordinazione non è solo un traguardo personale, ma un dono per tutta la Chiesa. Ascoltiamo il suo racconto per comprendere come questo evento produca un cambiamento nell’esistenza e nella vita di ogni giorno, un rinnovamento della fede e uno nuovo entusiasmo nel seguire il Signore!
Fra Alessandro – fraalessandro@vocazionefrancescana.org
Poco meno di un mese fa ho ricevuto l’ordinazione presbiterale presso la Basilica del Santo, a Padova, per le mani di mons. Paolo Bizzeti; insieme a me, fra Damiano M. Castagna ha ricevuto l’ordinazione diaconale. Da allora, a chi mi domanda come siano stati questi primi giorni di ministero, verrebbe quasi da rispondere con un’immagine un po’ curiosa: è come essere invecchiato di colpo. Non perché sia cambiato tutto da un giorno all’altro, né perché mi senta improvvisamente più esperto o più saggio, ma perché molte realtà che già conoscevo sembrano aver assunto una profondità nuova. È come quando, crescendo, si torna su esperienze già vissute e ci si accorge di coglierne significati che prima rimanevano sullo sfondo.
È stato senza dubbio un momento ricco di grazia e di gioia. Una delle prime cose che mi hanno colpito nella celebrazione dell’ordinazione, in particolare nel momento dell’imposizione delle mani, è la diversità con cui questo gesto è stato vissuto da ciascun presbitero. Ogni ministro ha infatti invocato su di me il dono dello Spirito Santo in maniera profondamente personale: chi ha appoggiato con delicatezza i palmi sul mio capo, chi ha impresso una certa forza nel gesto, chi ha preferito stendere le mani senza toccare la testa. Diverse modalità di vivere il medesimo gesto mi hanno restituito con forza la consapevolezza di una pluralità di modi di vivere il ministero.

Qualcosa di simile ho sperimentato anche nelle prime Messe celebrate. Mi sono ritrovato circondato da sacerdoti e diaconi — diocesani e religiosi — che, in tempi e modi differenti, hanno accompagnato o semplicemente incrociato il cammino della mia vita e quello della mia famiglia, e che incarnano il ministero ordinato secondo stili talvolta molto diversi tra loro. Una molteplicità che trova però la sua unità attorno al mistero di Cristo.
La stessa esperienza l’ho vissuta anche con il popolo di Dio, che nei giorni della festa ha assunto i volti degli amici, dei compagni di cammino, delle nostre famiglie e delle tante comunità, parrocchiali e non, che io e fra Damiano abbiamo abitato e servito. Qualcuno potrebbe osservare che, dopo anni di esperienza e di studi teologici, sappiamo bene che siamo membra diverse di un unico corpo. Eppure, dal giorno dell’ordinazione, ho avuto la possibilità di comprendere questa verità in modo nuovo, con una profondità che prima non conoscevo.
Un secondo aspetto che poco alla volta si è fatto evidente è quello della responsabilità. Con il ministero ordinato, la mia vocazione si è caricata anche di una responsabilità verso altri. E questo, non lo nascondo, inizialmente mi ha spaventato. In un contesto nel quale assistiamo anche a uomini che chiedono di lasciare il ministero, il pensiero che un “sì” pronunciato oggi possa diventare un domani un addio, capace di lasciare ferite grandi o piccole in altre persone, mi preoccupava (e tutt’ora a volte mi preoccupa).
Accogliendo l’ordinazione presbiterale mi sono così trovato davanti alla consapevolezza di dover custodire non soltanto il mio cammino personale, ma anche il dono del ministero ricevuto e le relazioni che esso inevitabilmente genera. Riconosco però che questa forma di paternità crescerà e maturerà con il tempo — o almeno così mi auguro. Come un padre di famiglia cresce nel suo essere padre insieme alla crescita dei figli, così anch’io trovo consolazione nel credere che il mio ministero potrà maturare insieme alla mia vita, fatta di incontri, esperienze, preghiera, affidamento e conversione.
Se al termine della prima Messa presieduta ho dovuto ammettere che non è affatto semplice “dire la Messa”, oggi posso dire che qualche sicurezza in più è già arrivata. Per fortuna. Come mi ha detto un confratello: «Grazie a Dio non tutte le Messe saranno come la prima!».

Vorrei infine fare menzione della preghiera, intesa ancora una volta come una realtà capace di creare comunione tra me, il Signore Gesù e gli altri. Avendo chiesto, io e fra Damiano, di non ricevere regali se non vicinanza, preghiera ed eventualmente un sostegno economico ad alcuni progetti delle nostre realtà conventuali, ho potuto davvero sperimentare la presenza di molti che si sono stretti a noi: nelle veglie di preparazione all’ordinazione, nella celebrazione stessa e nei giorni successivi.
Inoltre, per la prima volta nel ruolo della presidenza della Messa, anche le diverse orazioni della liturgia hanno assunto per me una vivacità nuova. Mi è sembrato quasi di poter prestare la mia voce a una realtà che mi supera e che mi precede, facendomi portavoce della preghiera di tanti.
Se queste sono alcune delle cose che posso raccogliere a proposito dell’ordinazione presbiterale e dei primi tempi di ministero, ciò che più mi sorprende è che non si tratta di novità assolute. Non ho scoperto verità sconosciute, né ricevuto improvvise illuminazioni. Piuttosto, ho l’impressione di aver acquisito una consapevolezza nuova e più profonda di realtà che già facevano parte della mia esperienza.
Per questo continuo a pensare all’ordinazione come a una sorta di improvviso invecchiamento. Non nel senso della stanchezza o del peso degli anni, ma come una maturazione dello sguardo che, in un certo modo, ha accelerato il passo. Mi è stata offerta la possibilità di rileggere la mia vita con occhi diversi, di comprendere più a fondo gesti che già compivo, relazioni che già vivevo e occasioni di crescita che erano presenti anche ieri, pur senza occupare il centro della mia attenzione.
Vivo questa novità con gratitudine per quanto il Signore ha operato, per ciò che ho condiviso con confratelli, familiari e amici e con la fiducia che, poco alla volta, potrò comprendere sempre un po’ di più quel mistero — e quel ministero — che mi è stato affidato. Se davvero si tratta di un invecchiamento, allora spero che sia soltanto l’inizio di una maturazione che il Signore continuerà pazientemente a compiere.
Fra Andrea – info@vocazionefrancescana.org



