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Home discernere

I dubbi vocazionali più comuni

fra Alberto Tortelli di fra Alberto Tortelli
28 Luglio 2026
in discernere
0

Molti mi scrivono presentandomi i loro dubbi in ordine alla vocazione e ad una possibile scelta di consacrazione. Ho raccolto i più comuni indicando alcune brevi risposte. Resto a disposizione di ogni altra domanda o chiarimento

Il Signore vi benedica. A Lui sempre la nostra Lode.

I dubbi più comuni

1. Qual è il momento migliore per prendere la decisione?

Sicuramente è meglio rispondere quando Dio chiama: né prima né dopo. Se te ne sei accorto perché aspettare? Non lasciarti al riguardo sedurre da altri pensieri che rischiano di derubarti la chiamata ( l’università, il lavoro, la famiglia, le paure..). Se invece la tua vocazione non è ancora matura perché ti precipiti? Al riguardo è assodato che chi inizia un cammino di discernimento con false sicurezze in tasca…è di solito il primo ad andarsene!

2. Come essere sicuri al 100%?

La vocazione non è una certezza matematica, ma una certezza di fede come per la chiamata di Abramo. Se cerchi la certezza assoluta non la incontrerai mai! L’amore e un rischio, ma ti ricordo ancora che è un rischio nelle mani di Dio. La sicurezza della vocazione crescerà tanto più quanto tu risponderai generosamente.

3. E se la mia famiglia si oppone?

La maturità del tuo comportamento e la perseveranza nella tua decisione li aiuteranno ad accettare la tua scelta. Anche loro hanno bisogno di tempo per essere pienamente partecipi della tua vocazione.

4. E se fallisco?

Se tu lo desideri sicuramente non fallirai. Il Signore ti aiuterà. Dio aspetta da te una donazione totale ma sempre libera, e che tu accetti la Sua volontà su di te. Per questo, finché tu sarai disposto a dire: Signore cosa vuoi che io faccia? Non ti puoi sbagliare. Il cammino in cui il Signore ti conduce è talora misterioso. Affidati a Lui con serenità.

5. Mi sto per innamorare. Ciò vuol dire che non devo essere frate o prete?

Innamorarsi è naturale e umano. Non avremmo molti religiosi o preti se prendessimo solo gente che non si è mai innamorata. Se un uomo sente la chiamata per essere prete e si trova innamorato, questo non vuol dire che egli non è più chiamato a fare il prete. Potrebbe essere un’opportunità per vedere gli aspetti dell’amore, dell’impegno e porsi la domanda “In che maniera vuole Dio che io ami gli altri?”

frate sollevato da giovani
frate sollevato da giovani

6. Che cosa è il celibato?

Il celibato, nel contesto religioso, è la ragione per la quale un uomo prima di tutto consacra se stesso totalmente a Dio, e poi si dona totalmente nel servizio all’umanità. Il celibato è dunque una grandissima chiamata all’Amore ( non una diminuzione in tal senso)!! Attraverso il celibato un cristiano mette da parte le responsabilità e le relazioni intime di una vita familiare per poter prendere le responsabilità di servire la famiglia più ampia dell’uomo. Per mezzo di una relazione personale e profonda con Dio nella preghiera, per mezzo di relazioni serene e libere con il prossimo, egli accresce il suo amore per l’umanità e diventa capace di servire il popolo di Dio con più disponibilità e apertura. Per essere autentici, il celibato deve essere ispirato solo dall’amore per Gesù (non certo da fughe o paure o incapacità di voler bene).

7. La maggior parte dei preti e religiosi sono felici?

Molti preti e religiosi sono estremamente felici nelle loro vocazioni! La vita di un prete o di un frate ricompensa molto sia in questo mondo che nell’al di là. I media di solito ci danno un impressone sbagliata dei consacrati: che sono infelici, irritati, e arrabbiati…. Questo non è affatto vero. L’esperienza di vita che fa un religioso è solitamente di grande valore e opportunità, sia  umana che spirituale.

8. Se sono stato sessualmente attivo nel passato, posso ugualmente scegliere il celibato?

Una persona che è stata sessualmente attiva nel passato può certo prendere la decisione di vivere in celibato e chiedere di consacrarsi come religioso o sacerdote. E’ sempre però necessario operare un serio discernimento sulla chiamata e sulla vocazione anche in ordine alle esperienze vissute. Talvolta infatti, alcune di queste sconsigliano scelte di consacrazione.

frate Maltese e bambino
frate Maltese e bambino

9. Sono abbastanza santo per poter diventare prete o frate?

Se Dio dovesse chiamare persone perfette alla vocazione e alla vita religiosa, nessuno potrebbe legittimamente rispondere. Il Signore ci chiama tutti per “crescere nella santità” e Gesù stesso disse che dobbiamo “diventare perfetti come lo è il nostro Signore”. Noi dobbiamo mirare in alto e fare del nostro meglio. Questo é ciò che Dio ci chiede. Se Dio ti sta chiamando e questa chiamata ti attrae e interpella, vuol dire che la strada che stai seguendo per diventare santo, anche se incompleta, è nella direzione giusta.

10. Visto che i preti protestanti sono sposati, perché i preti cattolici non possono sposarsi?

La Chiesa Cattolica, riflettendo sulla natura del sacramento dell’Ordine, sostiene un modello di vita per il prete come quello di Gesù, per cui tutto quello che Gesù ha detto, ha fatto e ha manifestato ( nello stile e nelle scelte, come nelle parole come nei gesti..) è divino ed esemplare e viene pertanto riproposto nella figura del sacerdote. Per i Cattolici il prete deve essere visibilmente un “altro Cristo”. Per i protestanti, non considerando il prete come un “altro Cristo”, il celibato non è un valore importante e necessario; il pastore protestante è solo la guida e il coordinatore della comunità.

11. A chi posso rivolgermi per un chiarimento personale sulla mia vocazione?

Interrogarsi sulla vocazione è necessario e decisivo, specie se hai scelte importanti davanti a te. Scegli un prete o un religioso di tua fiducia e apri a lui il tuo cuore. E’ molto importante avere un accompagnatore, un Padre spirituale per capire meglio e con più chiarezza cosa Gesù ti chiede, senza paure né illusioni.

fra Alberto – info@vocazionefrancescana.org

Tags: affettività e sessualitàcome diventare fratedubbi e paure
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