L’Avvento non è un tempo per guardare l’orologio e vedere quanto manca, ma per riaccendere il cuore. È un tempo che ci può spingere a tornare all’ascolto di un Dio che viene e che ci chiama dentro la storia, nella concretezza della nostra vita quotidiana. Per questo l’Avvento può essere un tempo fecondo per il discernimento vocazionale!
Anche quest’anno l’Avvento è tornato, come ogni anno, puntuale… e rischiamo di viverlo come una semplice preparazione al Natale, magari facendo un po’ il “conto alla rovescia”… Ma la Chiesa in realtà ci ricorda che l’Avvento è molto di più: è un tempo di attesa, di ascolto e di decisione.
Non si tratta di aspettare qualcosa che arriverà comunque, come quando si aspetta un treno che prima o poi passa. È il tempo di imparare un’attesa nuova, attiva, che non subisce la vita ma la genera. Dio viene, e viene dentro la nostra storia concreta, nelle pieghe ferite e nelle zone d’ombra. E ogni volta ci chiede: vuoi accogliermi davvero?
Se lo desideriamo, questo tempo allora può diventare un laboratorio per ritrovare luce, speranza e direzione, anche (e forse particolarmente) nel discernimento vocazionale.
Per questo vorrei allora proporti oggi 6 strade, semplici ma profonde, per vivere quest’anno il tuo Avvento in modo diverso, più vero, più abitato. Perché diventi un tempo favorevole e di svolta nel tuo cammino di ricerca!

Strada 1: Avvento come tempo per chiarire chi sto aspettando
Se scegli questa strada, allora prima ancora dei propositi, delle promesse, dei programmi…, fermati e chiedi al tuo cuore: ma chi sto aspettando? Da cosa mi aspetto salvezza, felicità, pace, realizzazione per la mia vita? Cosa cerco davvero?
A volte aspettiamo che capiti qualcosa cambi da solo la nostra vita: una situazione, una persona, un’emozione. Ma l’Avvento ci ricorda che ciò che attendiamo è una Presenza. Gesù non promette di trasformare magicamente la realtà, ma di entrare dentro di essa.
Prova allora a vivere così l’Avvento: al mattino fermati cinque minuti in preghiera, e chiedi al Signore di svelarti che cosa il tuo cuore si attende, per quel giorno, per il prossimo periodo, o per tutta la vita. E scrivilo sul tuo diario spirituale (qui un articolo per come usarlo). Metterlo nero su bianco, ogni giorno, aiuta ad ascoltare via via più a fondo… e arriverai a Natala certamente con una consapevolezza diversa.
Strada 2: Avvento come tempo del poco
La vocazione, come la santità, non parte da gesti eroici. Il Vangelo del piccolo seme ci insegna che la trasformazione nasce dai dettagli: un saluto gentile, cinque minuti di silenzio ogni giorno, una telefonata fatta bene, un tempo sottratto alla frenesia…
Se scegli questa seconda strada, allora cerca anche tu il “poco”: usa la prima settimana per individuare quale piccolo passa vuoi compiere; consegnalo al Signore nella seconda domenica di Avvento e a Maria, nella festa dell’Immacolata; e poi cerca di viverlo, ogni giorno, nella fedeltà a questo piccolo granellino che hai scelto, fino a Natale. Ti troverai nella notte Santa con un tesoro inaspettato fra le mani.
Anche Francesco ha iniziato così: un piccolo mattone sopra un altro, riparando una piccola chiesetta in rovina, nella periferia di una cittadina qualsiasi… Non serve diventare eroi spirituali. Scegli e preferisce ciò che è piccolo e invisibile, e resta fedele a quello. È nel poco che Dio si fa grande.
Strada 3: Avvento come tempo per riaccendere una speranza concreta
Sceglie questa strada se guardando alla tua vita ti sembra di vedere solo (o in gran parte), delle macerie… quante cose ti sembrano finite, sbagliate, perdute? Talvolta forse perdi la speranza: ti sembra che nulla possa cambiare, anzi, che le cose continuino a peggiorare…
A questo atteggiamento, così umano e così comprensibile di fronte alle fatiche della vita, il nostro Dio risponde con l’incarnazione, la risposta più radicale che un Dio possa permettersi: lui entra nel mondo ferito, nel tuo buio, e non fugge, e non ti molla più.
La fede cristiana non è evasione dalla realtà, ma immersione nella realtà con occhi nuovi. Anche Francesco, se ci pensi bene, non è scappato dal mondo, ma l’ha guardato con tenerezza e ha visto bellezza dove gli altri vedevano macerie. Prova a che tu: ogni sera fermati cinque minuti e trova una traccia di bene che hai vissuto o ricevuto nella giornata. Il Signore sa aprire speranze nuove, a poco a poco: fidati della sua presenza.
Strada 4: Avvento come tempo di ospitalità
Dio non può entrare dove non c’è spazio. A volte il cuore è pieno di rumori, preoccupazioni, pretese, persone, immagini, stimoli… che occupano ogni angolo della tua interiorità. E allora non resta posto per la sorpresa di Dio.
Se ti senti soffocato/a da tutto questo, allora scegli questa quarta strada. L’Avvento ti invita a fare spazio, a spogliarti, a rallentare, a ritrovare un “vuoto”, un silenzio differente. C’è un piccolo “eremo” dentro di te, che attende di essere abitato, spolverato, illuminato.
Allora fai un esercizio semplice: scegli una cosa da cui alleggerirti ogni settimana, per le 4 settimane di Avvento, e consegnala al Signore. Un impegno inutile, un oggetto superfluo, un bisogno di controllo, un app che ti porta via tempo… Per accogliere bisogna prima svuotare. E vedrai quanto sarà liberante!
Strada 5: Avvento come uscita dalla paura
Il primo annuncio del Natale è sempre lo stesso: non temete! Eppure la paura abita in qualche modo dentro ognuno di noi, sempre, ed è uno degli ostacoli più grandi nella vita spirituale e vocazionale.
Anche Francesco tremava. Tremava davanti al lebbroso, tremava davanti alla decisione di lasciare la casa di suo padre, tremava davanti all’idea di essere deriso da tutti… Eppure alla fine non si è fermato, non ha lasciato che queste paure spegnessero la fiamma del suo cuore.
L’atto di fede più grande infatti è attraversare la paura, non aspettare che scompaia. Allora la proposta per te, per percorrere questa quinta strada, è questa: individua una paura che ti blocca e prova un piccolo gesto concreto per attraversarla.
Strada 6: Avvento come tempo per riconoscere i segni
Dio non parla con effetti speciali: parla piano, nel piccolo, nel silenzio. Serve allenare gli occhi, le orecchie, il gusto, l’olfatto, il tatto… I segni sono piccoli: una parola che ti tocca, un incontro, un frammento di bellezza inattesa.
Ed è da questi piccoli segni che si scorge la sua venuta fra noi, il suo arrivare nella tua vita, il suo desiderio di farsi incontrare da te, che è inesorabile e sempre all’opera!
Prova allora a tenere un diario dei “semi di luce”. Ogni giorno scrivi un segno del passaggio di Dio nella tua giornata. E vedrai come la sua venuta non è solamente il giorno di Natale, ma in ogni piega di ciò che vivi!

Conclusione
Il vero miracolo dell’Avvento allora è che non conta quanto ti senti indietro. Conta che puoi ricominciare. È l’inizio del nuovo anno liturgico: il momento ideale per dire un nuovo sì. Ci sono storie che sembrano finite, bloccate, arenate… ma Dio ama riaprire capitoli. Ogni vocazione nasce da un nuovo inizio, spesso piccolo e imperfetto, ma totalmente affidato.
Dunque: tu quale strada scegli? Non serve farle tutte! Scegline una sola e vivila con cuore aperto e fiducioso. L’Avvento è un tempo prezioso e breve, Dio viene, davvero. Datti la possibilità di gustare appieno la bellezza della sua venuta, proprio per te!
Buon cammino a tutti.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org















