Abbiamo davanti un nuovo anno, e cosa passa per la nostra testa? La speranza di una svolta, di qualcosa di buono per noi e per l’umanità, oppure la sensazione che il 2024 potrebbe solamente essere ancora peggio del 2023?
Uno sguardo rabbuiato
Eccoci qui, 31 dicembre, notte di san Silvestro. Fra poco ore inizia il 2024, un nuovo anno. Ma cosa c’è nelle nostre teste, nei nostri cuori? Ci viene naturale dare uno sguardo all’anno che stiamo per concludere: come è stato? Cosa c’è stato di buono, cosa di difficile e negativo?
Forse per tanti di noi il bilancio è in rosso: quest’anno ha portato problemi, preoccupazioni, sofferenze… Se guardiamo alla situazione del mondo non possiamo dirci contenti: guerre che continuano, altre che iniziano, crisi sociali ed economiche, delitti e omicidi, questione ecologica sempre più evidente, tensione sociale e disperazione…
Il bilancio della nostra umanità sembra davvero tendere al rosso, se non al nero… e anche la Chiesa, la nostra amata Chiesa, talvolta sembra soffrire, inciampare, fratturarsi e diventare bisticciosa, confusa, arenata…
E poi guardiamo alle nostre vite personali, private: per qualcuno (speriamo!) le cose andranno bene, forse in miglioramento perfino! Per altri invece le cose peggiorano, oppure permangano invischiate dentro sabbie mobili che sanno ormai di abitudine. Crisi famigliari, problemi lavorativi, litigi, perdita di senso, di speranza… il pessimismo dilaga.
E allora, come lo guardiamo questo 2024 che ci sta davanti? Possibile che noi cristiani non abbiamo una parola diversa? Possibile che i discepoli del Dio della luce vedano solo tenebre davanti a sé?

Il peso della vita
Sì, qualche volta portiamo sulle nostre spalle il peso della vita, un peso impegnativo, difficile, soffocante. È un peso talvolta creato dalle nostre scelte, altre volte dettato da ciò che ci è capitato… più spesso le due cose insieme.
Un peso che rischia di tirarci indietro, come uno zaino alle spalle, carico di eventi, ferite, scontri, fallimenti, peccati, che ci piega la schiena, ci schiaccia le vertebre, ci fa provare dolore… Ci sentiamo allora bloccati, fermi, immobili, incapaci di fare un passo in avanti, incapaci di sperare.
Eppure, forse anche questo peso ha un pregio. Sì, incredibilmente anche questo zainone sulle spalle ha un suo lato positivo, perché se ci tira indietro dalla schiena, allora ci obbliga a inclinare il nostro viso in su, a guardare in alto, verso il cielo. Posizione fastidiosa, scomoda, eppure talvolta provvidenziale!
È lì infatti, guardando in alto, verso le stelle, che possiamo trovare una risposta:
«Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi […]
e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11,28-30)
Se fissiamo gli occhi su di Lui, sul nostro Dio, se accogliamo il suo giogo sulle nostre spalle, allora piano piano può cambiare tutto. Sapete perché? Perché il suo giogo diventa come uno zaino portato sul petto: ci riequilibra, ci porta in avanti.
Allora ci fa assumere una nuova posizione, una nuova postura davanti alla nostra vita, davanti ai nostri problemi. Scopriamo così piano piano un nuovo punto di vista. Lentamente riusciamo a guardare avanti, di fronte a noi, verso l’orizzonte.
Si aprono nuove possibilità, nuovi sguardi, nuove prospettive. Lo zaino caricato sul petto sposta il nostro baricentro, ci protende in avanti, spingendoci a fare un primo timido passetto. Certo, abbiamo ancora tutto il nostro peso addosso, eppure è proprio questo a sbilanciarci e a farci avanzare.
E così, piano piano, ci troviamo in cammino. Con i piedi ben piantati a terra, nessuna illusione che ci fa “volare spensierati”. Eppure ora “camminanti”, per le strade della nostra vita e dell’umanità. Proprio come il Signore, il nostro Maestro.

Uno sguardo di luce
È così che cominciamo a scorgere una luce che ci viene incontro. È così che scopriamo che davvero siamo figli della luce e non delle tenebre. È così che possiamo iniziare a guardare all’anno che ci viene incontro con fiducia e speranza.
Non si tratta di illuderci, non si tratta di fare gli “ottimisti ad ogni costo”. Si tratta di sapersi aggrappare al Signore della vita, che ancora una volta qualche giorno fa si è dimostrato com’è veramente: il Dio-con-noi, colui che viene a condividere con noi ogni nostra sorte, e a redimerla, a cambiarla, a trasformare le tenebre in luce, il pianto in gioia, la morte in vita.
Che sia davvero questo il nostro sguardo su questo mondo, il nostro sguardo su questo nuovo anno che ci viene incontro. Che il Signore ci illumini, per essere il popolo della luce, della speranza, della certezza che siamo amati da un Dio che si prende cura di noi e non ci lascia soli, mai.
Benedetto sei tu Signore, che ci sei per noi, sempre.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
















