Tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati. Ma quanto tempo posso davvero chiedere (o pretendere) dalla mia guida spirituale?
Mail di Laura, 26 anni, di Genova
Ciao fra Nico, mi chiamo Laura, ho 26 anni e vivo in provincia di Genova.
Sto attraversando un momento davvero complesso, accompagnato da un senso di vuoto e smarrimento. Da qualche tempo ho trovato conforto attraverso una confessione fatta con un prete della mia diocesi.
Con lui ho avuto modo di parlare alcune volte negli ultimi mesi ma, per quanto sia chiaro il mio bisogno di accompagnamento spirituale non sono certa che lui abbia desiderio o spazio per realizzarlo.
Quando desidero discutere di qualcosa, la maggior parte delle volte non c’è spazio o tempo o continuità nella conversazione. Si va di fretta, percepisco una lontananza che poi mi inibisce il giorno dopo quando vorrei condividere magari con lui uh dubbio o una lettura fatta.
Comprendo a pieno L’impossibilità di seguire tante persone nel mezzo di molte attività, ma devo, anzi posso, chiedere più attenzione? In ogni caso prego per lui!
Grazie della tua risposta.
Laura

Risposta di fra Nico
Ciao Laura, sono fra Nico. Grazie di questa tua condivisione: comprendo bene la tua fatica e il tuo bisogno di essere ascoltata e accompagnata. Ti assicuro che è condiviso da tante persone oggi, e la tua domanda è probabilmente simile a quella di tanti altri.
Vorrei provare a risponderti portando la tua attenzione su tre piani diversi: la possibilità effettiva di avere del tempo, una riflessione su quale tipo di rapporto ci sia, e infine ciò che è “legittimo” chiedere.
Il poco tempo a disposizione dei nostri preti
Il tema del “tempo a disposizione” per noi frati/preti/suore è sempre un tema faticoso: purtroppo le richieste e gli impegni sono sempre tanti (e continuano a crescere!) e noi rischiamo di non riuscire a dedicare la giusta attenzione e spazio a tutti e a tutto.
In particolare i preti diocesani, i parroci, hanno sempre più molte incombenze organizzative e burocratiche: più di una parrocchia da seguire (a volte anche 3 o 4… questa estate ho conosciuto un parroco in una valle delle Dolomiti che segue 13 parrocchie!), molte strutture e edifici (chiese, canoniche, oratori, asili, ecc…), incombenze legali, economiche, oltre a tutta la pastorale ordinaria (celebrazioni, funerali, catechesi, ecc…).
In questa situazione purtroppo molti preti sono sovraccaricati di lavoro, e spesso non riescono a dedicare tempo all’ascolto, alle confessioni, all’accompagnamento, il più delle volte nonostante desidererebbero molto poterlo fare. E la situazione talvolta è molto simile per noi frati, come per le suore, i diaconi e tanti altri operatori pastorali.
Quindi la prima cosa è questa: preghiamo per i nostri preti, per chi guida le nostre comunità, per chi dedica tempo ed energie alla Chiesa! I nostri tempi sono difficili, esigenti, fatti di tante incombenze e spesso poche gratificazioni. Sosteniamoci a vicenda con la preghiera, la comprensione e la stima reciproca: non potrà che fare del bene a noi stessi e a tutti la Chiesa, che è un unico corpo che cammina insieme dietro al Signore!
Tutto questo ci serve per avere un giusto atteggiamento nei confronti di chi abbiamo di fronte: a volte potrà essere mancanza di voglia, potrà esserci un po’ di insensibilità e indifferenza, altre volte avremo di fronte solamente un uomo o una donna che stanno cercando di fare il massimo che possono, con tutti i loro limiti e difetti. Questo ci aiuta ad amare, a comprendere, ad aiutare a nostra volta.
Quale tipo di rapporto c’è?
Chiarito questo, la seconda cosa importante è la seguente: è bene anzitutto mettere in chiaro che tipo di rapporto è il vostro! Si tratta di una direzione spirituale o meno? Questo va esplicitato, perché da entrambe le parti ci si possa comportare di conseguenza.
È proprio importante esplicitare insieme che tipo di rapporto si vuole portare avanti perché questo poi ha delle conseguenze dirette sul “che cosa possiamo chiedere”. Provo a fare alcuni esempi molto concreti.
Primo esempio: il confessore. Se un prete/frate è il mio confessore, allora chiederò di potermi confessare con lui con una certa frequenza concordata insieme (per esempio ogni 15 o 30 giorni), e gli incontri dureranno il tempo di una confessione (5/10 minuti per esempio), che è ben diversa da un colloquio spirituale; qui termina ciò che io posso legittimamente “pretendere” in questo rapporto.
Secondo esempio: il parroco. Se un prete/frate è il mio parroco, allora potrò confrontarmi con lui qualche volta, su vari temi (di fede, di pastorale, di vita di parrocchia, di vita famigliare, di catechesi, di relazione…), secondo il bisogno, concordando con lui di volta in volta le possibilità e le disponibilità, ma senza poter pretendere che lui sia sempre pronto a qualsiasi ora e tutte le volte che voglio (pensa se ciascuno dei 3 mila abitanti della tua parrocchia, per esempio, chiedesse lo stesso…). Per questo farò di volta in volta discernimento per comprendere se chiedere al parroco di poter parlare o meno.
Terzo esempio: l’amico/a. Se un prete/frate/suora/laico/laica è invece un/una amico/a, un/una confidente, allora in questo specifico rapporto varranno le “regole” tipiche dell’amicizia, dove la comunicazione può essere più frequente e le confidenze reciproche troveranno più tempo. Ma un’amicizia è un rapporto alla pari, dove ciascuno dei due attori desidera quel tipo di rapporto, ciascuno dei due lo cerca, e ciascuno dei due si trova bene in quella dimensione, sente che può aprirsi, confidarsi, trovare conforto nell’altro (una relazione quindi ben diversa da quelle illustrate prima).
Quarto esempio: lo psicologo/terapeuta. Quando vado dallo psicologo (o figuri simili) invece il rapporto è di tipo professionale, e per noi è più naturale limitarci agli appuntamenti concordati e al tempo che ci è dedicato, anche perché questo è definito da un accordo anche di tipo economico. In questa relazione posso anche “pretendere” di più, ma so che dovrò elargire il corrispettivo economico adeguato e dovrò comunque verificare la disponibilità effettiva.
Cosa è “legittimo” chiedere al padre spirituale?
Per quanto detto sopra risulta chiaro quanto sia importante definire ed esplicitare che tipo di rapporto ci sia fra voi. Se decidete insieme che lui diventi il tuo padre spirituale, allora si imposterà il rapporto in questo modo, altrimenti ti invito a cercare un’altra persona che possa essere adatta a questo scopo.
Detto questo, e ipotizzato che lui diventi il tuo padre spirituale, effettivamente: “cosa possiamo o dobbiamo chiedere”? Questa era la tua domanda!
Per capirlo dobbiamo aver chiaro chi sia una guida spirituale (a questo link trovi un articolo proprio su questo). Una guida spirituale non è un amico, non è un confidente… Il padre spirituale è la persona con cui viviamo dei colloqui di direzione spirituale che ci aiuta nel confronto e nel cammino.
Il tempo quindi che posso “pretendere” è proprio quello che abbiamo concordato insieme all’inizio del cammino: per esempio un colloquio una volta al mese, tipicamente della durata di un’ora circa.
Il tempo che intercorre fra un colloquio e il successivo è invece affidato a noi: sta a noi riuscire a stare in piedi con le nostre gambe, aiutarci con la preghiera, i sacramenti, la scrittura del diario spirituale, la vita di comunità (parrocchia, movimento, gruppo, volontariato, …) e solamente alla fine del mese farò un bilancio di come è andato, e sceglierò le cose più importanti da condividere con la mia guida spirituale (qui trovi un articolo proprio su questo, come preparare l’incontro con la guida spirituale).
Certamente durante il mese potrebbero esserci delle “emergenze” spirituali e magari dovrò contattare la mia guida prima del previsto. Certo, può succedere ovviamente, ma queste sono appunto “emergenze”, eccezioni… non possono diventare l’ordinarietà.
Tutto questo perché appunto la guida spirituale non è un mio amico, un mio confidente, un mio compagno di viaggio… ha un altro ruolo!
Conclusione
Cara Laura, spero che queste parole ti siano di aiuto. Ti invito quindi a soffermarti su questi tre passaggi: comprendere, verificare il ruolo, impostare il rapporto secondo il ruolo scelto insieme.
Ti incoraggio e ti accompagno con la preghiera: il Signore sa di cosa abbiamo bisogno, e saprà aiutarci a creare le strade perché possiamo avere tutti quanti la vita piena che è riservata a noi figli di Dio.
Buon cammino.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
















