mercoledì 28 febbraio 2018

FRA PIERO E I RAGAZZI DELLA "COMUNITA' DI RECUPERO SAN FRANCESCO"

Cari amici in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace.

Oggi vi presento la testimonianza di fra Piero, un giovane frate del convento "Sant'Antonio dottore" di Padova (dove i giovani frati del nord Italia si dedicano allo studio della teologia e alla formazione spirituale in vista alla professione solenne e del ministero sacerdotale). Fra Piero, quando è libero dagli impegni scolastici (nei fine settimana) si reca nella nostra "Comunità di recupero San Francesco” di Monselice (Pd) per stare accanto a ragazzi e ragazze qui ospitati e che, con l'aiuto dei frati, vogliono uscire da abitudini e stili di vita distruttivi e negativi (droghe, alcol, dipendenze varie)

Non vi sembri strano che i francescani si occupino di giovani in così gravi difficoltà ! San Francesco stesso voleva che i suoi frati avessero a cuore e condividessero la vita con " i lebbrosi", gli ultimi, i malati, i più poveri: una regola che vale anche al nostro tempo!

Affido pertanto questi giovani, con fra Piero, anche alle vostre preghiere.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Fra Piero (a sinistra), con altri due frati
FRA AMARO E DOLCEZZA

«E allontanandomi da essi,
 ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato
in dolcezza di anima e di corpo
».
[Testamento di S. Francesco FF 110]

Che bello! ...
É il secondo anno che il fine settimana lo trascorro in compagnia dei ragazzi e ragazze che vivono alla Comunità di recupero “San Francesco”, a Monselice (Pd).
In questo tempo di servizio, alla luce di queste parole scritte da frate Francesco nel suo testamento posso “esercitare la memoria” e “rigustare” le tante volte che il Signore mi ha concesso di fare esperienza di un amaro che si cambia in dolcezza e contemplare tutto questo con uno sguardo sempre rinnovato.
L’amaro lasciato dalla mia incapacità a mettermi subito in gioco abbandonando gli schemi, l’amaro lasciato dalle parole non dette e dal dubbio che quelle dette siano come foglie spazzate e macinate dal vento, l’amaro lasciato dalla consapevolezza di non essere capace di testimoniare con pienezza il Vangelo di Gesù e la spiritualità di Francesco, che insegna a noi suoi frati il bello di abbracciare e stare con i “piccoli” del nostro tempo e a vivere la minorità come luogo di incontro con gli uomini, con me stesso  e con Dio e così tentare di vivere la logica di un Dio che si fa piccolo e si fa sentire nel “sussurro di una brezza leggera” (1Re 19,12), che si abbassa fino a terra per rialzare. Infatti, così “è la volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda” (Mt 18,14).
L’amaro nel sentirmi dire: "ma che ne sai tu della mia storia, dei miei dolori…"

«Per trarre da ogni cosa incitamento ad amare Dio, esultare per tutte le opere delle mani del Signore e, da quello spettacolo di gioia risaliva alla Causa e Ragione che tutto fa vivere». (Vita di Francesco - FF 1162)

Ma quando viene il momento di ripartire, l’amaro si cambia nella dolcezza, quella che trovo nel dire: "Si, è  vero, io non so niente del tuo dolore della tua storia sofferta, ma c’è chi la conosce da sempre e ti chiede di metterla nelle Sue mani, perché Lui è l’unico che la può cambiare in novità di vita".
L’amaro si cambia nella dolcezza, quella di una lacrima che scende lungo il viso e mi dice di un cuore che si apre e ti lascia entrare nel suo battito.
La dolcezza di un sorriso che in un attimo riassume tutta l’intensità dei momenti condivisi assieme, che mi dice di vite che desiderano rifiorire. La dolcezza di un abbraccio inaspettato che mi dice di essere nuovamente atteso. Attesa che continua a diventare incontro. Quanti volti, sguardi, storie di amici che il Signore mi ha messo accanto come compagni sul cammino della vita, ma anche in un cammino interiore centrato sull’ascolto reciproco che avviene nella semplicità di una passeggiata che spesso arricchisce il mio essere frate.

Quanto grande sei Signore, tu sai quali sono i pascoli di cui ho bisogno e là mi conduci.
Per tutto questo ti ringrazio, Signore, perché tutto questo per me è benedizione…

Fra Piero
(Bibbia francescana)
Fra Pietro (in basso a sinistra), al lavoro con alcuni confratelli

martedì 27 febbraio 2018

IL PONTE



IL PONTE
Avevo innanzi agli occhi le tenebre.
L’abisso che non ha rive, l’abisso che non ha vette,
era lì, tetro, immenso, e nulla si moveva.
Mi sentivo perduto in quel muto infinito.

Nel fondo, nell’ombra, velo impenetrabile,
si intravedeva Dio come una buia stella.
Gridai: «Anima mia! O anima! Bisogna,
per traversare il baratro che non ha sponda alcuna,
e perché questa notte fino al tuo Dio ti innalzi,
costruire un ponte immenso, con milioni di arcate!
Chi mai potrà? Nessuno! O dolore, o spavento! Piangi!»

Un fantasma candido si rizzò accanto a me
mentre gettavo nell’ombra uno sguardo sgomento
aveva, quel fantasma, la forma di una lacrima
e una fronte virginea e mani di bambina;
rassomigliava al giglio, che il candore protegge
le mani, congiungendosi, emanavano luce.

L’abisso mi additò, in cui tutto va in polvere,
abisso così fondo che mai vi risponde l’eco,
e mi disse: «Se vuoi, costruirò io quel ponte».

Verso quell’ombra pallida alzai trepido il viso.
«Il tuo nome?» le chiesi. Rispose:
 «LA PREGHIERA».
Victor Hugo

domenica 25 febbraio 2018

I FRATI DELLLA CUSTODIA DI FRANCIA-BELGIO IN CAPITOLO! DI CHE SI TRATTA?

Lourdes: frati di Francia e Belgio riuniti in Capitolo
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace. 
Uno dei momenti più importanti della vita di noi frati francescani è la celebrazione del Capitolo. In questi giorni, per es. i frati della Custodia di Francia e Belgio si sono riuniti proprio per questo motivo! (vedi POST precedenti su questa realtà)

CHE COSA E' "IL CAPITOLO?"
La Regola francescana stabilisce che i frati si ritrovino a scadenze prefissate per pregare e riflettere insieme, verificando e programmando il loro vissuto e le loro scelte come consacrati. Questo incontro porta appunto il nome di Capitolo.
  • Vi è innanzitutto il "Capitolo Conventuale" che coinvolge almeno una volta al mese, tutti i frati di ogni singolo convento (grande o piccolo). All'ora fissata, dopo avere pregato insieme, sotto la guida del Guardiano (così san Francesco chiama colui che ha il compito di guidare la comunità) si dedica il tempo necessario ad un confronto e verifica della vita stessa della fraternità. Caratteristica tipicamente francescana di questo nostro incontrarci è l'assoluta parità e il diritto di ognuno di esprimere e dire la propria, anche di dissentire. Le decisioni a cui si giunge in Capitolo prevedono sempre la più ampia democrazia e il voto assolutamente libero di ciascun frate! Se questa prassi a noi uomini moderni pare abbastanza normale, provate un pò a pensare cosa potè significare nel medioevo quando Francesco l'addottò: un'autentica rivoluzione che andava a minare un'idea aristocratica ed elitaria di società, divisa in classi separate e incomunicabili!!
  • Vi sono poi i così detti "Capitoli Provinciali e Custodiali". Questi prevedono (ogni 4 anni) il ritrovarsi di tutti i frati di una Provincia o di una Custodia (le entità giuridiche in cui si suddivide l'Ordine francescano) per uno sguardo più ampio sulla vita delle stesse. In tale occasione vengono anche rimescolate tutte le cariche e i frati scelgono e votano fra di loro i nuovi superiori (delle provincie, delle custodie, dei conventi). 

Fra Jean-François Marie Auclair: nuovo Custode di Francia-Belgio

IL CAPITOLO DELLA CUSTODIA DI FRANCIA-BELGIO
Con queste brevi premesse, spero vi sia un pò più chiaro il senso del ritrovarsi dei nostri confratelli d'oltralpe. 
  • Il Capitolo si è tenuto a Lourdes dal 19 al 22 febbraio e ha visto presenti tutti i frati dei nostri conventi di Tarbes, Lourdes, Narbonne, Cholet e Bruxelles.  Il termine "Custodia" (a differenza di "Provincia") evidenzia anche giuridicamente come sia piccola ed esigua  questa realtà francescana di Francia e Belgio! Si tratta però di una presenza vivacissima, giovane e carismatica! In queste terre di frontiera, di diffusa indifferenza religiosa, i frati sono, infatti, come una luce nel buio; nel deserto, una sorgente e un'oasi spirituale di grande fascino, specie per tanti giovani in ricerca.
  • I frati riuniti hanno eletto fra Jean-François Marie Auclair (37 anni) nuovo Custode (superiore) della presenza francescana di Francia-Belgio. Originario di Orléans, era attualmente guardiano del convento di Cholet. Ecco alcune fotografie (clicca qui) del Capitolo.
A fra Jean-François Marie va la nostra preghiera e il nostro incoraggiamento perchè possa svolgere il suo impegnativo mandato in gioia e letizia, a servizio dei frati, della Chiesa, degli uomini e delle donne di buona volontà di Francia e Belgio. 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it

giovedì 22 febbraio 2018

COME POSSO DIVENTARE FRATE FRANCESCANO?

Ecco una domanda che spesso, via mail, qualcuno mi pone. Di seguito ripropongo il percorso che noi frati francescani indichiamo a chi chiede di fare la nostra vita.

Padova - Convento del Santo: Giovani frati
ALL'INIZIO...
DUE LE PREMESSE NECESSARIE:

1. La prima premessa, (non scontata), consiste nell'avere già nel cuore un germe, una fiamma di vocazione, una intuizione vocazionale, un desiderio o almeno un dubbio o un interrogativo circa la possibilità di consacrarsi al Signore e nel seguirLo.  La vocazione religiosa è paragonabile ad un "innamoramento" per il Signore e per la sua causa. Usando questa parola, desidero sottolineare che al fondamento di ogni vocazione c'è l'Amore per il Signore. Questo innamoramento è frutto di un fuoco - di origine divina - che Dio stesso accende dentro il cuore di un giovane e per mezzo di questo fuoco lo attrae a Sé in maniera particolare. È lo stesso fuoco che il Signore ha acceso un giorno nel cuore degli apostoli quando li ha chiamati a Sé perché stessero con Lui. Si è trattato di un fuoco così dolce e così coinvolgente che essi subito, abbandonando tutto, decisero di stare con Lui. Per questo, un segno di un'autentica vocazione è la gioia (anche se poi non mancano i timori) che un giovane prova quando vede se stesso in compagnia di Gesù e al suo seguito.

2. In secondo luogo, se le precedenti indicazioni vanno bene per qualsiasi consacrato, chi vuole essere frate francescano deve considerare anche un'altra realtà prima di iniziare il suo percorso; se il Signore lo chiami ad essere come Lui, secondo alcune caratteristiche tipicamente francescane: nella Fraternità, nella Minorità, in Povertà, per la Missione (cfr il mio precedente post al riguardo) . Naturalmente non si chiede una piena conoscenza di tutto questo, ma almeno una predisposizione del cuore, una simpatia , un'attrazione , magari mediata dalla figura straordinaria di san Francesco, o da un incontro particolare con qualche frate, o da un'esperienza forte ad Assisi....


Assisi: due giovani frati "Novizi"
LE TAPPE  
DI UN DISCERNIMENTO VOCAZIONALE
PER DIVENTARE FRATE FRANCESCANO 
SONO LE SEGUENTI:

1) I PRIMI INIZIALI PASSI :

La guida spirituale: Prima di tutto è necessario avviare un dialogo sincero e aperto con un frate francescano presentando a lui sogni e desideri..paure e timori. Molto importante e utile è infatti, la guida e la direzione spirituale (che sempre noi frati proponiamo) da parte di un religioso che si prenda a cuore la vocazione del giovane e lo accompagni fin dall'inizio in questo delicato cammino.

Il Gruppo San Damiano: Il giovane è invitato quindi a partecipare ad un gruppo di ricerca vocazionale (il Gruppo san Damiano) dove insieme ai frati e ad altri giovani con i medesimi interrogativi, inizia un cammino di discernimento. Ci si ritrova solitamente un fine settimana al mese (da ottobre a giugno), per pregare, condividere, conoscere più da vicino la vita dei frati e i segni della chiamata. Il gruppo San Damiano è attivo in tutte le regioni d'Italia. (qui è presentato il link al cammino per le regioni del Nord. Per chi fosse interessato da altre parti d'Italia, mi scriva personalmente e gli darò indicazioni in merito).

Esperienze di vita conventuale e di servizio: Nel tempo del primo discernimento è molto utile poter vivere alcuni giorni in una comunità francescana o in luoghi dove i frati operano e si spendono (parrocchie/santuari, missioni, con i poveri...). Della serie: vieni e vedi! Fai esperienza e inizia a conoscere più da vicino la nostra vita!! (anche qui il link rimanda ad alcune attività dei frati nel nord Italia. Chi fosse interessato , da altre località, mi scriva pure e darò indicazioni).

2) IL POSTULATO

Il Postulato è la fase successiva al Gruppo San Damiano, quando il giovane, in accordo col padre spirituale e i frati responsabili del cammino, sente di poter fare un primo grande passo: entrare e vivere per 2 anni in una comunità francescana reale, gomito a gomito con i frati (per l'italia del Nord, nel convento di Brescia; per il centro/sud ad Osimo). E' un tempo molto utile a verificare in concreto se uno sia adatto alla vita francescana. È come un pre-assaggio. Il Postulato è dunque ordinato a far capire al giovane e ai Frati se concretamente, e non nelle velleità, c'è stoffa e desiderio autentico per la vita religiosa francescana.

3) IL  NOVIZIATO
Il Noviziato: Segue il Postulato. Della durata di un anno, si svolge ad Assisi presso la Basilica e la tomba di san Francesco. E' ordinato a introdurre il giovane ancor più decisamente nella vita francescana, a capire come si risponde ad una vocazione divina, a verificare (con se stesso e i Frati) la propria attitudine a vivere nella via segnata da San Francesco. In questo tempo si è affidati ad un Maestro, un saggio frate che accompagna il giovane, passo dopo passo, verso la piena donazione di sè al Signore.

Il saio francescano: All'inizio del Noviziato avviene la vestizione del saio (l'abito dei frati; i panni della prova, come li chiama san Francesco). Il Noviziato termina con l'emissione dei voti di povertà, castità e obbedienza. Si tratta della "Professione religiosa temporanea" : la promessa, della durata di tre anni, a vivere da frate. La professione definitiva (detta anche solenne e per tutta la vita) giungerà più avanti, trascorsi questi primi tre anni di verifica e approfondimento .

4) IL  POST-NOVIZIATO
Post Noviziato: Nel tempo che segue il noviziato, i giovani frati vivono a Padova (per il Nord Italia) presso il Convento Sant'Antonio Dott. (oppure ad Assisi o Roma per le altre regioni) dove si applicano principalmente allo studio delle discipline filosofiche e teologiche in vista della "Professione Solenne" (con la quale si è frati per tutta la vita) e per molti, anche in vista dell'ordinazione sacerdotale.

Si tratta di anni importanti (circa 6 anni di studio in particolare per i futuri presbiteri) per la formazione culturale e spirituale come per le varie esperienze francescane di apostolato e servizio e vita fraterna nelle quali il giovane frate viene introdotto. Spesso, dopo la professione solenne e l'ordinazione sacerdotale, il ciclo di studi continua ancora per qualcuno al fine di approfondire un ambito telogico o biblico o pastorale.

Quello che colpisce di più, forse a prima vista, sono i molti anni di studio e formazione. Ma va subito aggiunto che, se questi, sono certamente necessari (specie nel nostro difficile contesto culturale e sociale), è ancor più necessario che il giovane frate si riempia sempre più di Dio, viva all'unisono i misteri di Cristo nella propria vita, e a somiglianza del padre San Francesco non faccia altro che parlare con Dio e di Dio.

PER TE CARO GIOVANE AMICO 
CHE HAI LETTO QUESTE PAROLE
Carissimo, forse il Signore attende anche te a seguirlo più da vicino; la Chiesa e gli uomini ti attendono; ti attendono i poveri e i deboli, gli umili e i semplici così come i sofferenti nell'anima e nel corpo. 

Ti attendono le lontane terre di missione, ma anche i tanti ambiti di evangelizzazione e servizio nelle nostre terre sempre più scristianizzate; ti attendono i giovani e tutti gli assetati di luce e verità e senso in questo nostro difficile tempo.

Anche san Francesco ti attende per fare di te quello che visse con i suoi primi compagni e con i tanti giovani che da secoli sono affascinati dalla sua figura e dal suo messaggio. 

A te accogliere questa chiamata e vocazione; questo invito esigente ed esaltante! A te portare ovunque l'amore del Signore, la pace e la gioia... lo spirito di fraternità, in semplicità e letizia, in umiltà e povertà! 

Ti  incoraggio e benedico.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode

frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

Assisi: giovani frati studenti in teologia
NB: Alcune indicazioni e rimandi a link del presente post, sottolineano in particolare l'attività dei Frati Francescani Minori Conventuali nelle regioni del Nord Italia e che hanno il loro riferimento ideale nella Basilica di Sant'Antonio in Padova (dove io risiedo). Per giovani che fossero interessati a conoscerci in  altre regioni, resto disponibile per ogni indicazione o suggerimento; siamo del resto diffusi capillarmente e presenti in tutta l'Italia.


PS: ti interessa un test francescano? Clicca qui per rispondere al questionario «Che tipo di francescano saresti?» e ottenere, se vuoi, una risposta da frate Alberto

martedì 20 febbraio 2018

VITA IN MONASTERO - UN INVITO DALLE CLARISSE DI MONTONE

Al lavoro nell'orto
La vita in monastero !!?? 
Che assurdità per molti !!! Eppure....

Vi parlo oggi di una piccola e gioiosa comunità di Clarisse del Monastero “Santa Agnese”di Montone (PG).   Si tratta di quattro sorelle dai 35 agli 82 anni: sr. Gloria, sr. Damiana, sr. Celina e madre Celina che vivono l'esperienza francescana seguendo la regola di S. Chiara d'Assisi.... 

Di seguito ecco una loro testimonianza e una proposta molto bella per le ragazze
"SE VUOI".  
E' l'invito a trascorre qualche giorno in Monastero a Montone con le sorelle Clarisse, per dedicarsi del tempo, stare con il Signore, condividere, lavorare, cantare, gioire, interrogarsi sulla volontà di Dio per la propria vita.

Le ricordiamo nella preghiera nella certezza che già loro pregano per ciascuno di noi. 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it


In preghiera
Vita in Monastero!
“La clausura non è solo un mezzo ascetico di immenso valore, ma un modo di vivere la Pasqua di liberazione di Cristo. Da esperienza di “morte” essa diventa sovrabbondanza di “vita”, ponendosi come gioioso annuncio e anticipazione profetica della possibilità offerta ad ogni persona e all'umanità intera di vivere unicamente per Dio, in Cristo Gesù. La clausura, accolta come dono e scelta come libera risposta di amore, è il luogo della comunione spirituale con Dio e con i fratelli e le sorelle, dove la limitazione degli spazi e dei contatti opera a vantaggio dell'interiorizzazione dei valori evangelici.” (da Vita Consecrata)

L'esperienza di Santa Chiara, giovane ragazza di nobile famiglia di Assisi, che lasciò tutto per amore di Gesù Cristo povero e crocifisso e per seguirlo più da vicino, sull'esempio e con la guida di san Francesco, continua oggi i nella Chiesa attraverso la vita delle sorelle Clarisse, che vivono nella clausura di monasteri sparsi in tutto il mondo. Come quello di Montone, nel cuore dell'Umbria.

La vita fraterna nella nostra comunità, in qualunque forma si esprima: preghiera comunitaria, lavoro, condivisione di beni materiali e spirituali, servizio reciproco nella carità, nel perdonarci, nel sostenerci a vicenda, accoglienza di fratelli e sorelle che desiderano sostare qualche giorno per pregare e stare con il Signore, sgorga dalla scoperta di essere fortemente amate da Dio e di essere chiamate a diventare come il Figlio suo Gesù, a lode della sua Gloria, per mezzo della vita nuova nello Spirito Santo.

Chiara, come Francesco aveva ben capito che importante non è attraversare mari e monti, sconfiggere eserciti o possedere tutte le ricchezze della terra: importante è il “dono” che uno ha nel cuore, e l’amore che rende condivisibile questo tesoro prezioso.

Allora anche in un piccolo monastero, col ritmo delle giornate sempre uguale, vivendo sempre con le stesse persone, puoi sperimentare che Dio basta e che, con Lui, tutto ti è dato in aggiunta. (Le Clarisse di Montone)

"SE VUOI…" 
UNA PROPOSTA  PER LE RAGAZZE
7 – 12 Agosto 2018
Se qualcuna per divina ispirazione verrà a noi” (Regola di S. Chiara)
  • È’ una proposta di Cristo stesso a coloro che si sentono chiamate a donare la propria vita.
  • È un aiuto nel cammino di discernimento vocazionale per ragazze dai 20 ai 35 anni, che desiderano mettersi in cammino di ascolto della volontà di Dio.
  • E’ un invito rivolto a ragazze, che portano in cuore il desiderio di mettersi in ascolto della voce del Signore che chiama a seguirlo e a scoprire le Sue vie.
  • Le giornate saranno scandite da momenti condivisi con le clarisse: ascolto della Parola, preghiera, lavoro manuale e condivisione.
  • Lo stile di questa esperienza è semplice, “francescano”, nello spirito dell’apertura di cuore, dell’accoglienza delle compagne di cammino, nella docilità a lasciarsi guidare dal Signore che sa “condurre anche i ciechi per vie che non conoscono”.

Per informazioni o iscrizioni: 
Monastero “S. Agnese” – Clarisse di Montone (PG)
Tel: 0759306140 ; Mail: monastero.santagnese@gmail.com

domenica 18 febbraio 2018

LINGUA DEL SANTO, IL RICHIAMO DI UN "SEGNO"

Il ritrovamento della lingua incorrotta di sant’Antonio nel 1263, e quello dell’intatto apparato vocale nel 1981, furono frutto di «un caso»? Nasciamo, viviamo, moriamo «per caso» ? Oppure… 


Basilica di S. Antonio (Pd): Giovani e frati in preghiera alla tomba del Santo
Cari amici, il Signore vi dia pace.
Come più volte ho scritto, io appartengo alla comunità di frati che vive presso la Basilica e la tomba del Santo di Padova. Non dimentichiamo, che S. Antonio era frate francescano, contemporaneo e amico dello stesso S. Francesco.
Ebbene, nel cuore di febbraio, giovedì 15 e domenica 18 (vedi programma), si celebra in Basilica la «Festa della traslazione delle reliquie del Santo», popolarmente detta «Festa della lingua».
È il ricordo di un evento prodigioso avvenuto nel 1263 quando san Bonaventura, nella ricognizione dei resti mortali di Sant’Antonio, a 32 anni dalla morte, ne ritrovò la lingua incorrotta.
Mostrandola ai fedeli stupiti e attoniti, esclamò: «O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora appare a tutti quanto grande è stato il tuo valore presso Dio».
La preziosa reliquia, custodita in un artistico reliquiario e visibile nella cappella del tesoro dietro l’abside, è ancora motivo di lode e meraviglia, ma talvolta, anche di dubbi e perplessità. Non posso non citare al riguardo, il commento simpatico e ironico di un pellegrino che giustificava il tutto con la furbizia dei frati che, a suo dire, «avevano intinto secoli fa la lingua in qualche prodotto segreto per meglio conservarla». Confesso di essere stato, sorridendo, possibilista al riguardo, ricordando i frati da sempre esperti in farmacia ed erboristeria!!
In realtà, al di là delle battute, si è aggiunto in anni recenti un altro fatto misterioso e intrigante, subito interpretato dai devoti come un «segno» di Dio a conferma del miracolo della lingua e delle parole potenti che sant’Antonio con essa pronunciava.
Nel 1981, infatti, in un’ultima ricognizione dei resti mortali del Santo, gli studiosi dell’università di Padova hanno rinvenuto fra le ceneri anche il fragile apparato vocale di sant’Antonio (laringe, faringe, corde vocali...), pure perfettamente e inspiegabilmente conservato dopo ottocento anni.
Anche tale dato mi è stato però contestato in un recente dialogo con un turista. Questi, con molto scetticismo, commentava e riduceva il tutto ad un puro fatto casuale, ad un’accidentale coincidenza! Altro che «segno» dall’alto, altro che «conferma» divina! Solo ed esclusivamente «un caso».
In effetti, la teoria del «caso» non è poi così fuori moda e secondo alcune ipotesi scientifiche sarebbe all’origine persino del mondo, dell’universo, dell’uomo.
Confesso di non trovarmi per niente a mio agio in tale lettura e interpretazione della vita che vedo minimalista e parziale e soprattutto alquanto triste, priva di ogni speranza e orizzonte di senso.
«Per caso»
 nasciamo? Siamo «gettati nel mondo» per banale accidente? «Per caso» ci ritroviamo in una famiglia, dei genitori..? «Per caso» cresciamo e studiamo? «Per caso» ci innamoriamo, soffriamo o gioiamo? «Per caso» ci ammaliamo e invecchiamo? «Per caso» moriamo? Una prospettiva davvero agghiacciante!
Che bello invece e confortante avere la certezza e la fede che la nostra vita scaturisca dal cuore di Dio e che tutto sia frutto di un disegno più grande! Bello intravedere «i segni» della sua presenza nel nostro cammino quotidiano come nelle vicende dell’umanità e credere dunque che sia Lui ad indicarci una strada, un progetto da scoprire, una vocazione da realizzare!
In altre parole: siamo pensati, siamo amati per sempre e da sempre! Siamo unici e irripetibili! Non siamo frutto del «caso», ma «figli di Dio»! Solo in Lui tutto acquista un senso, direzione, redenzione: anche il dolore, anche la morte, anche la sofferenza.
Cari amici «in ricerca», con questa consapevolezza nel cuore, niente vi è allora di più commovente che lasciarsi sorprendere e interpellare dal Signore e dal suo invito: «Vieni e seguimi». Nulla di più alto che accogliere la sua chiamata, per appartenergli e testimoniarlo con l’intera vita.
Certo, così avvenne, anche per il giovane S. Antonio!
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
frate Alberto
(fra.alberto@davide.it)

www.santantonio.org 

BASILICA DEL SANTO (PD)

venerdì 16 febbraio 2018

LA QUARESIMA DI SAN FRANCESCO



Come santo Francesco fece una Quaresima
in un’isola del lago di Perugia,
dove digiunò quaranta dì e quaranta notti
e non mangiò più che un mezzo pane.

(DAI FIORETTI DI SAN FRANCESCO, CAPITOLO VII: FF 1835)

Il verace servo di Cristo santo Francesco, però che in certe cose fu quasi un altro Cristo, dato al mondo per salute della gente, Iddio Padre il volle fare in molti atti conforme e simile al suo figliuolo Gesù Cristo , siccome ci dimostra nel venerabile collegio de’dodici compagni e nel mirabile misterio delle sacrate Istimmate e nel continuato digiuno della santa Quaresima, la qual’egli sì fece in questo modo.

Essendo una volta santo Francesco il dì del carnasciale allato al lago di Perugia, in casa d’un suo divoto col quale era la notte albergato, fu ispirato da Dio ch’egli andasse a fare quella Quaresima in una isola del lago (Trasimeno).

Di che santo Francesco pregò questo suo divoto, che per amor di Cristo lo portasse colla sua navicella in un’isola del lago dove non abitasse persona, e questo facesse la notte del dì della Cenere, sì che persona non se ne avvedesse. E costui, per l’amore della grande divozione ch’aveva a santo Francesco, sollecitamente adempiette il suo priego e portollo alla detta isola, e santo Francesco non portò seco se non due panetti.

Ed essendo giunto nell’isola, e l’amico partendosi per tornare a casa, santo Francesco il pregò caramente che non rivelasse a persona come fosse ivi, ed egli non venisse per lui se non il Giovedì santo. E così si partì colui; e santo Francesco rimase solo. E non essendovi nessuna abitazione nella quale si potesse riducere, entrò in una siepe molto folta, la quale molti pruni e arbuscelli aveano acconcio a modo d’uno covacciolo ovvero d’una capannetta; e in questo cotale luogo si puose in orazione e a contemplare le cose celestiali.

E ivi stette tutta la Quaresima sanza mangiare e sanza bere, altro che la metà d’uno di quelli panetti, secondo che trovò il suo divoto il Giovedì santo, quando tornò a lui; il quale trovò di due panetti uno intero e mezzo; e l’altro mezzo si crede che santo Francesco mangiasse per reverenza del digiuno di Cristo benedetto, il quale digiunò quaranta dì e quaranta notti sanza pigliare nessuno cibo materiale.

E così con quel mezzo pane cacciò da sé il veleno della vanagloria, e ad esempio di Cristo digiunò quaranta dì e quaranta notti. Poi in quello luogo, ove santo Francesco avea fatta così maravigliosa astinenza, fece Iddio molti miracoli per li suoi meriti; per la qual cosa cominciarono gli uomini a edificarvi delle case e abitarvi; e in poco tempo si fece un castello buono e grande, ed èvvi il luogo de’frati, che si chiama il luogo dell’Isola; e ancora gli uomini e le donne di quello castello hanno grande reverenza e devozione in quello luogo dove santo Francesco fece la detta Quaresima.

A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.


I FIORETTI DI SAN FRANCESCO

I FIORETTI di san Francesco costituiscono una meravigliosa e inimitabile raccolta di «miracoli ed esempli devoti», concernenti la vita del Poverello, volgarizzati nell’ultimo quarto del Trecento da un ignoto toscano.

Essi offrono – senza alcuna pretesa cronologica, senza un ordine prestabilito –, le conversazioni di Francesco con alcuni dei suoi più noti compagni (Bernardo, Elia, Egidio, Leone, Masseo, Chiara, Rufino, Silvestro ecc.), da cui sgorgarono i più alti insegnamenti francescani (la perfetta letizia, la povertà, l’amore per le creature, la predica agli uccelli, il lupo di Gubbio ecc.).

Vi ritroviamo senza dubbio gesti e parole di Francesco che, nella sostanza, possono considerarsi storici o di seria tradizione orale anche se non mancano fioriture leggendarie e soprattutto una visione e una rilettura altamente idealista e candida e beata del Santo, ben lontana dalla complessità che in realtà contrassegnava la sua figura . 

Questo però nulla toglie ai Fioretti il fascino che da sempre li accompagna. Certamente più di altri testi biografici, sanno trasmetterci i motivi più puri del francescanesimo, il candore del sentimento religioso di Francesco, la semplicità, lo slancio e la schiettezza dei primi passi, costituendo pertanto un richiamo quotidiano ai frati  verso ciò che è più essenziale e necessario.  

mercoledì 14 febbraio 2018

QUARESIMA, TEMPO PER RICOMINCIARE, TEMPO DI VERITA'


Quaresima, tempo per ricominciare.
La chiesa ci fa entrare con il mercoledì delle ceneri, nei quaranta giorni della Quaresima. Nella nostra fragile umanità, in questa società piena di rumori invadenti e alienanti, ecco un tempo propizio in cui "esercitarci" con più intensità nella dimensione spirituale così spesso trascurata. Un tempo in cui riorientare i nostri desideri e la volontà ed ogni scelta al Signore, dunque, ritornare più decisamente a Cristo che ci attende e ci parla nell'intimo.

Quaresima, tempo di verità.
Quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”. Ci è richiesto però il coraggio della verità, con noi stessi e con Dio e nei riguardi del prossimo; il coraggio di guardarci dentro, senza bugie e senza finzioni, poiché “l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (1Sam 16, 7).
Solo in Lui e nella sua Parola potremo ritrovare pienamente noi stessi!!
Solo così la Quaresima si rivelerà un autentico tempo di conversione e di nuova vita.

martedì 13 febbraio 2018

SIAMO QUI SULLA TERRA PER....


"Noi uomini siamo qui sulla terra per portare avanti il grano,
per far ascendere in ritmi sempre più intensi la luce e la vita,
senza interessarci delle tenebre e delle opposizioni alla vita"

(Giovanni Vannucci)

domenica 11 febbraio 2018

L'INCONTRO COL LEBBROSO - LA CONVERSIONE DI FRANCESCO



11 Febbraio 2018
VI Domenica del tempo Ordinario - Anno B
Dal Vangelo di Marco ( 1,40-45)
40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 
41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 
42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: 
«Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 
Colombia - giovane frate: a braccia aperte sul mondo

L'INCONTRO COL LEBBROSO - LA CONVERSIONE DI FRANCESCO

"Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo". 
(dal Testamento di san Francesco - n. 110) 

Giovane simpatico, ambizioso e benestante, Francesco  vuole a tutti i costi essere qualcuno nella sua vita; coltiva sogni di gloria e fama e autorealizzazione. Parte persino in guerra pur di guadagnarsi un titolo nobiliare, aspirando a diventare cavaliere!! Ma durante una cruenta battaglia contro Perugia è fatto prigioniero. Privato della libertà e di ogni bene, rientra però finalmente in sè stesso.... senza più evadere o scappare!  Inizia così a riflettere sul senso piuù vero della sua esistenza e delle sue scelte. 

Scopre e incontra per la prima volta il Signore, come persona viva accanto a Lui, come unico bene che mai viene meno! 
Da allora, una volta ritornato ad Assisi, ama ritirarsi nelle grotte per pregare e comprendere la volontà di Dio. "Signore, cosa vuoi che io faccia?": è l'invocazione che continuamente gli ritornanel cuore! Ma il suo cammino è ancora incerto....e nebuloso. 

Un fatto però si rivela centrale, portandolo ad una svolta radicale: l'incontro con un lebbroso che misteriosamente sente di dover abbracciare e baciare vincendo il suo naturale orrore e ribrezzo. Questo gesto folle eppure di grande umanità e compassione, innesca in Francesco un profondo mutamento interiore conducendolo dal rifiuto e dalla distanza e dall'autosufficienza, alla fiducia e all'amore, alla misericordia: verso il prossimo, verso Dio, come pure nei riguardi di se stesso! 

Dopo quell'abbraccio e quel bacio, Francesco è un uomo nuovo
E' ormai un UOMO LIBERO, le cui braccia sono aperte e spalancate su tutto e tutti, senza riserve o paure.

Un orizzonte inedito, appassionante ed amante si è definitavamente aperto davanti a Lui.... 
Le strade del mondo ormai sono sue e le vuole percorrere, ovunque portando la pace, la gioia, l'amore!


venerdì 9 febbraio 2018

IO... PER CHI SONO?

Frate Francesco, giovane studente in teologia a Padova
Una delle cose più inutili - in un cammino vocazionale -  è fare discernimento per arrivare a capire "CHI SONO" , ma la vera domanda è: "IO... PER CHI SONO?" 

Essere contento di me stesso – per me stesso e basta – sarà il mio orrore. Se alla fine non mi apro a nessuno, neanche io sono nessuno.

Ecco l’esercizio per arrivare al bersaglio:
farsi inchiodare dalla domanda "IO... PER CHI SONO?" 

Guardarsi intorno, e iniziare a rispondere.
(Don Fabio Rosini)

giovedì 8 febbraio 2018

DISCERNIMENTO ... CHE ROBA E?

Cari amici
in cammino e in ricerca, il Signore vi dia pace.

Fra le tante parole normalmente usate in ambito vocazionale, vi è il termine DISCERNIMENTO. 
Di seguito vi propongo un bella riflessione (di Don Paolo Rosini) alla scoperta del suo più vero significato, così importante per la vita di ogni giovane.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)
 

PER DISCERNIMENTO... CHE COSA SI INTENDE?

«Per discernimento non si intende prima di tutto capire se uno si deve "sposare o fare prete", per carità di Dio. Quella è una "fase seconda" di una esistenza che è già impastata nella comunione con Dio. Che disastro che stiamo facendo a non fare questa distinzione!».
In "L'arte di ricominciare" (San Paolo edizioni), don Fabio Rosini offre una riflessione teologica su cosa è realmente il discernimento, termine spesso utilizzato nel pontificato di Papa Francesco.
Una dinamica che guida l’uomo
Per discernimento intendiamo quella dinamica che guida interiormente colui che vive al cospetto del Signore, come il Signore Gesù sta al cospetto del Padre. È l’orientamento profondo dell’essere. Non è una scelta singola, sussiste in tutte le scelte. È la pasta della vita nuova che il Signore Gesù ha inaugurato nella carne umana.

“Fiutando” la presenza di Dio Padre
Un gatto è sempre un latente predatore, e quando svolge l’attività predatoria è semplicemente se stesso; un cane è un latente segugio, e quando fiuta e punta non è un’attività “speciale”, è la sua propria attività.
Allo stesso modo, un figlio di Dio non ha discernimento sulla volontà di Dio perché ha letto un libro o perché si è sentito centinaia di catechesi, ma perché “fiuta” il Padre nelle cose, visto che lo conosce. Il discernimento non è una abilità. È un’identità redenta messa in atto, è la relazione da figli con il Padre che diventa sensibilità, occhio acuto, orecchio intonato. Il discernimento, anche quello iniziale, ripetiamolo, si fa in dialogo con il Signore, perché il discernimento non è un’abilità, è una relazione.
Una relazione che non si improvvisa!
Quando si parte senza luce si pensa di poter improvvisare il discernimento, e senza disciplina, ed è frequente a questo punto pensare di guardare alle cose e saper distinguere, e suddividere a senso, a impressione, a istinto. Senza alcun addestramento. Non funziona così! Perlomeno ci vuole uno zero ortogonale. Ci vuole un parametro. Altrimenti ogni valutazione ha le gambe corte, è occasionale, ormonale, metereopatica. Non si può campare così. E non si può ricominciare a casaccio.
La vita benedetta
Il discernimento sulla propria vocazione, cioè in questa relazione quotidiana con il Signore, non finisce con la gioventù, ma si dovrà affrontare in tutta l’esistenza! Ogni giornata dobbiamo capire a cosa ci chiama Dio. Capire la vocazione della vecchiaia, della maturità, la vocazione del lavoro, dell’amicizia. E si tratta di non stare in una progettualità sterile, in utopie piccole e grandi, ma nella realtà, nell’obbedienza alla vita. Ossia? Assecondare la vita per come Dio l’ha stabilita. Bisogna entrare nelle venature della vita, saperla assecondare per come è. Ci è consegnata la vita benedetta. Questo è comando di Dio. La sua volontà è: obbedienza a questa benedizione. È vitale rinvenire, accogliere e assecondare la benedizione di Dio nella nostra esistenza.
“Dio come mi salva?”
C’è, nella prassi del discernimento, una legge della continuità: c’è un modo che Dio ha per salvarmi che ha la sua coerenza. Mi prende in genere per una linea di grazia, per una chiave di salvezza. Eterna è la sua misericordia, e la via del Signore è diritta, non è contraddittoria. Voglio costruire il bene? Voglio ricominciare? Questa è una delle cose principali: focalizzare come Dio salva proprio me.
I luoghi del Padre
Qualcuno ha detto che Dio si avvicina con passi di persona conosciuta, si muove in un modo che è percepito come riconoscibile. Lo Spirito del Signore ha il suo modo di entrare nel cuore di ognuno.
Mille volte mi è servito tornare sui passi delle mie grazie, rintracciare la tana del bene nel mio territorio, ricordare i luoghi abituali del mio lasciarmi ritrovare dal Padre. So che ci sono cose che se le faccio, mi fanno bene, mi hanno sempre fatto bene.
Generare vita!
Lo stadio ultimo del discernimento di primo livello è generare vita. Il parametro estremo di tutto questo percorso è la vita altrui. Ogni cosa è un cammino dalla solitudine alla relazione. Ogni cosa che farai, per ricominciare, ha un termine che valuta tutto: controllare se ti porta a generare la vita.
Un movimento d’amore
L’amore è la luce che guida nel riconoscere le prime evidenze, e l’amore è la vera priorità. Ogni ispirazione è un movimento d’amore, perché viene dallo Spirito Santo che è amore; le umiliazioni, se accolte, rendono capaci di atti pasquali, che sono atti d’amore; le proprie benedizioni si identificano mettendosi sulle tracce della manifestazione dell’amore nella nostra vita. Insomma: il parametro di tutto è la vita altrui. È la fecondità.
Se sto facendo un buon percorso non lo dico io, lo dicono quelli che stanno dalle mie parti. È a loro che va chiesto. Perché la mia essenza di uomo è la mia capacità di generare vita.
“Per chi sono?”
Dunque la fecondità è il più nitido dei principi di discernimento.
Una delle cose più inutili è fare discernimento per arrivare a capire chi sono, ma la vera domanda è: per chi sono? Essere contento di me stesso – per me stesso e basta – sarà il mio orrore. Se alla fine non mi apro a nessuno, neanche io sono nessuno.
Ecco l’esercizio per arrivare al bersaglio: farsi inchiodare dalla domanda io per chi sono? Guardarsi intorno, e iniziare a rispondere.
Don Fabio Rosini
da Aleteia