giovedì 31 marzo 2016

PILLOLE VOCAZIONALI (22) - I FRATI POSSONO DIVENTARE ANCHE PRETI ?

fra Jean Luc, (frate di comunità a Bruxelles) nel giorno della sua prima messa
I frati possono diventare anche preti?
Un frate può essere ordinato sacerdote?

Cari amici, 
il Signore vi doni la Sua Pace, in questo tempo di gioia pasquale!
Sopra riporto un quesito di molti lettori del blog circa la possibilità per un francescano di diventare anche prete!

La domanda mi offre l'occasione di un approfondimento, ma pure di porgere i migliori auguri ad un caro confratello, Fra Rocco Predoti, che proprio sabato prossimo (2 aprile) verrà ordinato sacerdote a Cittanova(Rc).

  • E' dunque vero che  accanto alla comune chiamata francescana, molti candidati intuiscono nel loro cammino vocazionale anche la chiamata al sacerdozio. Fondamentale per questo discernimento è il tempo di studio e formazione del «post-noviziato».
  • Essere prete (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica), non è certo per una maggiore realizzazione personale o per ottenere del prestigio o dei riconoscimenti sociali (è decisamente finito questo tempo!). Neppure pone i frati sacerdoti, in posizione predominante all'interno della comunità francescana, dove tutti si è uguali e con pari dignità. 
  • E' il Signore invece che, misteriosamente e liberamente, chiama al sacerdozio anche alcuni frati per servire l'umanità e la sua Chiesa e comunicare a tutti, attraverso i sacramenti, la sua Grazia e il suo amore. Il prete, infatti, è ordinato per santificare, guidare e ammaestrare alla maniera di Gesù. Un prete non è un leader, ma un pastore come Gesù.

Invito tutti pertanto alla preghiera e al sostegno verso questi nostri fratelli sacerdoti: investiti di una grandissima responsabilità e  insieme di un grande privilegio e dono da parte del Signore!
A Lui sempre la nostra Lode. fra Alberto (fra.alberto@davide.it

fra Nicola (di comunità a Treviso), nel giorno della sua prima messa


Pillole Vocazionali :
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Come San Francesco guarda ai sacerdoti:
San Francesco aveva uno smisurato amore e devozione ai frati sacerdoti, di cui molti erano appartenenti all'Ordine francescano.
Nella Lettera a tutti i chierici il Santo richiama l'attenzione su due grandi tesori a loro affidati: l’Eucaristia e la Parola di Dio. Francesco esorta i sacri ministri ad amministrare con fede e decoro il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore Gesù e la sua Parola rivelata. Gesù si pone ogni giorno «nelle nostre mani», ma anche noi ministri saremo «nelle sue mani», nel «giorno del giudizio».
San Francesco sa bene che i sacerdoti non sono di per sé impeccabili; egli non si lascia però influenzare dagli atteggiamenti neo-donatisti di catari e valdesi a lui contemporanei, perciò, ben saldo nella fede cattolica, egli può dire, a proposito dei sacerdoti:

«E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io discerno il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e sangue suo, che essi ricevono ed essi solo amministrano agli altri». (FF 113)

Nell’Ammonizione I, Francesco pone un’analogia tra il grembo della Vergine che ha accolto il Verbo fatto carne, e le mani del sacerdote, che sotto il segno del pane, accoglie il Cristo nel Sacrificio della Messa:

«Ecco, ogni giorno egli [il Signore nostro Gesù Cristo] si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote». (FF144)

Nella Lettera a tutti i fedeli, il Santo raccomanda «riverenza verso i chierici, non tanto per loro stessi, se sono peccatori, ma per l’ufficio e l’amministrazione del santissimo corpo e sangue di Cristo che essi sacrificano sull’altare e ricevono e amministrano agli altri. E tutti dobbiamo sapere fermamente, che nessuno può essere salvato se non per mezzo delle sante parole e del sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che i chierici pronunciano, annunciano e amministrano». (FF193-194)

Nella Lettera a tutto l’Ordine dei Minori, san Francesco raccomanda ai frati sacerdoti:

«che ogniqualvolta vorranno celebrare la messa, puri e con purezza compiano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e monda, non per motivi terreni, né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini». (FF218)

Il Serafico Padre, acceso di santo zelo, minaccia i castighi di Dio per il sacerdote che come«un Giuda traditore… si fa reo del corpo e del sangue del Signore». A questo proposito, Francesco ammonisce i frati sacerdoti  a non calpestare, a non oltraggiare il Corpo e Sangue del Signore, e a non assumerLo con leggerezza, come se si trattasse di un qualsiasi cibo ordinario.(FF218-219)

Anche in questa lettera, Francesco pone una similitudine tra la Beata Vergine Maria e il sacerdote:

«Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo grembo […] quanto deve essere santo, giusto e degno colui che tocca con le sue mani, riceve nel cuore e con la bocca e offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano fissare lo sguardo».(FF220)

Poi, Francesco stimola i sacerdoti a meditare sulla loro dignità:

«Guardate la vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo. E come il Signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli uomini, con l’affidarvi questo ministero, così anche voi più di tutti amatelo, riveritelo e onoratelo. È una grande miseria e una miseranda debolezza, che avendo lui così presente, voi vi prendiate cura di qualche altra cosa in tutto il mondo».(FF220)

Anche in questo testo rivolto a tutti i Frati, Francesco non riesce a nascondere il suo stupore di fede dinanzi al rapporto “celeste” tra Gesù Eucaristico e il sacerdote:

«Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!».(FF221)

La fede e la meditazione di queste realtà sublimi, ci spinge a prostrarci dinanzi al Signore in umile e adorante ringraziamento: «Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati». (FF221)

Verso il termine della vita, Francesco ribadisce la sua fede nella Chiesa Romana e nel sacerdozio ministeriale quali doni preziosi del Signore. Così leggiamo nel Testamento (1226) del Serafico Padre:

«Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa romana, a motivo del loro ordine, che se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e trovassi dei sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà. E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori».(FF112-113)

Nella Compilazione di Assisi (nota anche come Leggenda perugina), leggiamo che il beato Francesco, quando dimorava alla Porziuncola, con ancora pochi frati, andava in giro per i villaggi a predicar la penitenza. Dopo aver predicato al popolo, radunava in un altro luogo i sacerdoti presenti, per non esser udito dai secolari, e parlava loro della «salvezza delle anime» esortandoli alla «massima cura nel mantenere pulite le chiese, gli altari e tutta la suppellettile che serve per la celebrazione dei divini misteri».(FF1588)

Rito dell'Ordinazione sacerdotale

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