mercoledì 10 ottobre 2012

Una vita di Gioia

Pace e bene a voi cari amici.
Sono molti i giovani che per vari motivi fanno visita alla nostra Comunità francescana del Convento del Santo (Pd). Ogni volta mi colpisce la loro meraviglia nei riguardi della nostra vita e della nostra vocazione. Meravigliati per l'accoglienza cordiale; meravigliati per la bellezza sobria e francescana del  nostro convento; meravigliati per il nostro vivere semplice, impegnato e laborioso al servizio dei pellegrni (circa 6 milioni ogni anno passano dalla basilica!);  meravigliati per la letizia e la gioia che ci caratterizza; meravigliati per la schiettezza e la famigliarità dei rapporti;  mervavigliati per il nostro bel modo di pregare e cantare e lodare il Signore, meravigliati ..meravigliati.. Quando mi sono azzardato a chiedere a qualcuno il perchè di tanta meraviglia, ecco uscire dall'immaginario del giovane un'idea di vita religiosa assolutamente tetra,  lugubre,  triste, noiosa, vecchia, retrograda,... altro che bellezza e gioia!
Signore, come è bello per noi stare qui” : sono le parole che i discepoli rivolgono a Gesù sul monte della Trasfigurazione  (Mt 17,4). E' anche quanto noi francescani siamo primariamente chiamati a mostrare e testimoniare : che una vita interamente offerta al Signore Gesù, è una vita  impegnata e forte, piena di senso, e di "bellezza".  Ce lo ricordava del resto nella sua Esortazione Apostolica (Vita Consecrata) lo stesso amato Papa Giovanni Paolo II : “«Signore, è bello per noi stare qui!» (Mt 17, 4). Queste parole (...) esprimono con particolare eloquenza il dinamismo profondo della vocazione alla vita consacrata: “Come è bello restare con Te, dedicarci a Te, concentrare in modo esclusivo la nostra esistenza su di Te!”. In effetti, chi ha ricevuto la grazia di questa speciale comunione di amore con Cristo, si sente come rapito dal suo fulgore: Egli è il «più bello tra i figli dell'uomo» (Sal 45 [44], 3), l'Incomparabile”. E per Lui vale la pena dunque spendersi totalmente!
Naturalmente non mancano nella nostra quotidianità fatiche e tristezze; così come  talvolta facciamo i conti con mediocrità e opacità legate ad una umanità pur sempre debole e povera e pertanto  la "lotta spirituale" contro le passioni e le seduzioni del mondo è parte integrante del nostro vissuto. Questo però rivela ancor di più la luminosità della vocazione religiosa  che abbiamo assunto e che costituisce ogni giorno, per ciascun frate, un impegno e un traguardo stupendo da raggiungere...con l'aiuto del Buon Dio e dei fratelli! 
I temi della Gioia e della Bellezza sopra accennati sono del resto assolutamente francescani. Leggetevi di seguito il bel commento di fra Angelo al riguardo e meditate...meditate. Vi benedico. Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto

frati al lavoro nell'orto del convento
Gioia Francescana
San Francesco venne al mondo con naturale disposizione alla gioia. La grazia non soffocò ciò che la natura in lui aveva realizzato, anzi la elevò. Già il primo richiamo ad essere cavaliere di Cristo fece germogliare nel suo cuore una tale gioia che «non poteva contenersi» (1Cel 7).Quanto più il disegno di Dio prendeva forma, più viveva il suo amore per Cristo, curando i lebbrosi, ricostruendo le chiese in rovina e infine abbandonando ogni terrena proprietà, tanto più aumentava la sua gioia in Dio.
L'altissima povertà, abbracciata liberamente per amore di Cristo, fu per lui una fonte inesauribile di purissima gioia. «Tanta era la loro gioia, che pareva avessero scoperto un magnifico tesoro nel podere evangelico della signora Povertà, per amore del quale si erano generosamente e spontaneamente sbarazzati di ogni avere materiale, considerandolo alla stregua dei rifiuti» (3Comp 33).

La preghiera era per lui sorgente di santa gioia. «Evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore dei mali, tanto che correva il più presto possibile all'orazione, appena ne sentiva qualche cenno nel cuore» (2Cel 125). Anzi tutto quello che vedeva e udiva lo disponeva alla preghiera gioiosa. «Esulta di gioia in tutte le opere delle mani del Signore, e attraverso questa visione letificante intuisce la causa e la ragione che le vivifica» (2Cel 165). Né le malattie, né le sofferenze riuscirono mai a togliere a Francesco la serenità d'animo.
La gioia di Francesco era spirituale; la scoperta di un Dio che ti fa abitare nel suo amore, e che lo stesso amore tra il Padre e il Figlio è anche per te. Gioia da Dio e in Dio. «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia perfetta» (Gv 15,9.11).
«Beato quel religioso che non ha giocondità e letizia se non nelle santissime parole e opere del Signore e, mediante queste, conduce gli uomini all'amore di Dio con gaudio e letizia. Guai a quel religioso che si diletta in parole oziose e frivole e con esse conduce gli uomini al riso» (Amm 20).

Ciò che è materiale può stimolare la gioiosa elevazione dello spirito a Dio.Di qui il suo amore per il canto e per la musica. Gli inni e i canti da lui composti, le «Lodi di Dio Altissimo», «il Cantico delle creature», «La salutazione della Beatissima Vergine Maria», il «Sanctus», sono testimonianze della sua anima innamorata e piena di gioia nel Signore. "Nel canto dello spirito procedette da questa vita all'eternità" (1Cel 109).
San Francesco voleva che i frati ricalcassero la sua gioia spirituale. «Si guardino i frati dal mostrarsi tristi di fuori e rannuvolati come gli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore, ilari e convenientemente graziosi» (2Cel 128). Una volta, avendo notato che un suo compagno aveva un volto triste, gli disse: «Il servo di Dio non deve mostrarsi agli altri triste e rabbuiato, ma sempre sereno. Ai tuoi peccati, riflettici nella tua stanza alla presenza di Dio piangi e gemi. Ma quando ritorni dai frati, lascia la tristezza e conformati agli altri» (2Cel 128). La gioia era veramente il clima caratterizzante il primo nucleo francescano: gioia nella povertà, gioia nella preghiera, gioia nella natura. Nessun peso è tanto grave da poter opprimere la nostra gioia. Per i figli di Dio c'è un solo motivo di tristezza: il peccato. (cf. Amm 11). E anche qui c'è ancora a nostra consolazione la grazia di Dio che è più forte della nostra debolezza (cf. 1Gv 1,3).
San Francesco sapeva che l'uomo ha bisogno della gioia, … la santa gioia in Dio è il sostegno contro il desiderio di cercare la felicità altrove. E i suoi frati dovevano essere «i lieti giocolieri del Signore, che devono sollevare i cuori degli uomini e condurli alla gioia spirituale» (Spec Perf 100).

Tempo fa, un cantante italiano stornellava di “voler dare un senso alla sua vita…, storia…”, ma tutto gli sembrava di “non aver senso”. Triste conclusione di un uomo che oscilla tra la nostalgia di pienezza e la disperazione di chi non ha via di uscita…!
Non è così! C'è un uomo che salva dalla condanna del “non senso”: è Gesù! Ti chiama amico e ti invita alla sua mensa; colui che un giorno invitò un giovane ricco a individuare il senso, il valore “della sua giovinezza”,… questo tale se ne andò col volto triste.
Auguro a te, carissimo lettore, chiunque tu sia e qualunque sia la tua età, di scoprire lo sguardo di Gesù e di sentirne tutta la ricchezza come ha fatto San Francesco.

fra Angelo
Govani frati..in allegria.. al termine dell'annno scolastico!  

1 commento:

  1. La gioia è il primo dono del credente, perchè sapere di essere Amati, dona una gioia eterna

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