Non lasciarti ingannare dalle ceneri sulla testa perché questo non è il momento di piangersi addosso ma di fare spazio a ciò che conta davvero. Proviamo insieme a ribaltare i soliti tre concetti di preghiera, digiuno ed elemosina per vivere una Quaresima rinnovata.
Ci siamo! Da qualche giorno siamo in “Quaresima”, quel periodo dell’anno che molti vivono come una lista di doveri pesanti o, peggio, come una dieta spirituale per sentirsi un po’ più buoni. Ma se sei qui è perché cerchi qualcosa di più di un semplice fioretto.
La Quaresima in realtà è un allenamento per lo spirito, quaranta giorni per abbassare il rumore di fondo e concentrarsi su ciò che conta davvero. La Chiesa ci dà per questo tre strumenti classici: preghiera, digiuno ed elemosina (te lo ricordi il vangelo del Mercoledì delle Ceneri, vero?).
Forse ci sembrano un po’ “roba vecchia”, o perlomeno già sentita, già provata, già fallita… Invece potrebbero essere proprio le tre direzioni fondamentali per fare ordine dentro di te. Vorrei allora oggi provare a vederle con te sotto una luce diversa.
Preghiera: fare spazio a Dio
La Chiesa ci chiede di vivere questo tempo intensificando l’ascolto della Parola di Dio e dedicando momenti più lunghi al colloquio interiore. Tradizionalmente, siamo invitati a frequentare di più la liturgia (per esempio andare a messa anche una volta durante la settimana oltre che quella domenicale?), a sostare davanti all’Eucaristia nell’adorazione, a vivere bene il sacramento della riconciliazione (qui una guida per te se vuoi), a prendersi del tempo personale per stare sul brano del Vangelo del giorno…
Non si tratta però certo di fare una “maratona di preghiere“, di recitare 300 rosari, o di riempirci di “doveri da adempiere”… ma piuttosto di permettere allo Spirito di scavare dentro di noi, di fare un po’ di spazio.
Per te che sei in cammino di discernimento, forse la preghiera può diventare in queste tempo speciale, propizio, uno spazio dove smetti di proiettare i tuoi desideri e inizi a ospitare quelli di Dio. Pregare può significare allora fare un po’ di pulizia nel tuo “database interiore”, distinguendo ciò che viene dal tuo ego da ciò che invece viene da lui, e probabilmente ti dona una pace profonda, anche se magari ti spaventa un po’…
Forse per fare questo “spazio” alla relazione con lui, hai bisogno di “togliere qualcosa”? Allora ecco che arriva il secondo ambito, quello del digiuno!

Digiuno: il vuoto che ci fa paura
Il digiuno è l’indicazione della Chiesa per rimettere ordine nel rapporto con noi stessi e con le cose. La Chiesa per questo propone tradizionalmente (come livello minimale) di astenersi dalla carne il venerdì, e di fare digiuno (cioè saltare un pasto) il mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. A queste suggerimenti “minimali” si possono aggiungere anche il digiuno tutti i venerdì, o una generale “sobrietà” nel cibo, ecc…
L’obiettivo chiaramente non è la performance ascetica (che servirebbe solamente ad aumentare il nostro orgoglio…), ma dire anche al nostro corpo che non vivo di solo pane, che c’è qualcosa di più grande, di più bello, di più importante per me, che non sono per forza schiavo di ogni desiderio immediato che ci attraversa la mente!
Il digiuno ha strettamente a che fare con la libertà interiore. Viviamo sommersi da stimoli che ci dicono che dobbiamo avere tutto e subito: approvazione sociale, intrattenimento costante, risposte istantanee, piacere di ogni tipo… Digiunare oggi significa dire a me stesso, a tutte le dimensioni che vivo, anche a quella corporale, “guarda che le cose possono essere anche belle e buone, ma non sono il tutto! Il tutto è solo Dio!“.
Allora fermati un attimo, e prova ad individuare quale “digiuno” può fare di più al caso tuo, fissando questo obiettivo che ci siamo appena detti. Per esempio, un suggerimento molto pratico per attualizzare questo ambito è il digiuno digitale serale: ogni sera, mezz’ora prima di dormire, stacca le connessioni, metti la modalità aereo, e fermati un po’; ascoltati, ascolta il Signore, riattraverso la tua giornata vissuta, prendi consapevolezza, restituisci ogni cosa a Dio… e vedrai che le cose piano piano riprendono un loro ordine, più sano e più bello!
Questo tipo di digiuno ti aiuta anche nel discernimento perché ti costringe a guardare in faccia ciò che sei, ciò senti, ciò che vivi davvero… comprese le tue fragilità, i tuoi bisogni, i tuoi desideri, le tue domande… e ti aiuta ad ascoltarle, invece che anestetizzarle sempre lo scrolling infinito, o con la sigaretta, o con la pornografia, o con… mettici tu con che cosa.
Se lo farai probabilmente avvertirai un vuoto, una noia, da cui sentirai il bisogno di scappare, che vorrai subito riempire… e invece fermati e attendi, ascolta. Quel vuoto è proprio il posto dove le tue vere domande possono finalmente emergere e farsi sentire.
E forse, in questo spazio nuovo, che ti stai donando, emergeranno finalmente anche dei volti, delle relazioni, delle parole dette o non dette… e questo ti potrà portare un po’ “fuori di te”, verso gli altri, verso il terzo ambito, quello dell’elemosina.
Elemosina: uscire dal labirinto dell’io
L’elemosina è il modo in cui la Chiesa ci sprona a guarire il nostro rapporto con gli altri. Non è certamente il gesto pietistico di chi dà il superfluo per sentirsi la coscienza pulita, ma un esercizio di giustizia e di condivisione. Significa riconoscere che ciò che abbiamo non è solo nostro e che l’altro, specialmente chi soffre, ha un diritto sulla nostra vita e sulle nostre risorse. È l’amore che si fa concreto e visibile. Il nostro caro Francesco direbbe semplicemente che si tratta di “restituire”.
Nel tuo percorso di ricerca di Dio, nel tuo cammino dietro a lui, l’elemosina, l’amore concreto, sarà semplicemente la vera e unica prova del nove. Il rischio di ogni cammino spirituale infatti è quello di diventare troppo centrati su se stessi, fino a perdere di vista la realtà. Donare tempo o risorse invece ti riporta a terra.
Come puoi viverlo oggi, in questa quaresima? Non limitarti a dare due euro a chi vedi che ha bisogno… piuttosto, perché non regali la tua presenza? Ci sono tante persone, tanti volti, a cui neghiamo la nostra presenza, il nostro sguardo… un famigliare con cui le cose non vanno, un compagno di corso o di lavoro, un vecchio amico, un povero incrociato per strada…
La tua “elemosina” più preziosa oggi potrebbe essere proprio l’attenzione verso una persona a cui non la daresti mai spontaneamente… anche solo, per esempio, a chi è di solito escluso dalle conversazioni o dal gruppo. Uscire dal tuo labirinto mentale per occuparti delle ferite di qualcun altro ti farà scoprire, quasi per caso, che molte delle tue paure svaniscono quando inizi a servire davvero.
Conclusione
Questi quaranta giorni allora sono davvero un’occasione, un tempo da sfruttare per rinnovare il tuo cammino. Non puntare alla perfezione, punta alla verità. Dio non cerca campioni di fioretti, ma figli che hanno voglia di tornare a casa. Prendi un impegno piccolo, ma concreto, e portalo avanti con fedeltà. È nella costanza delle piccole cose che si gioca la partita grande della tua chiamata.
Buon cammino di Quaresima a tutti!
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org



