giovedì 26 luglio 2012

I frati francescani e l'Immacolata - la missione a Lourdes


I volti di Maria che pregano in noi

Cari amici, cari giovani "in ricerca", Pace e bene.
Vi invito ad affidarvi quotidianamente con fiducia alla Vergine Maria nel vostro discernimento vocazionale: sarà Lei a condurvi, con dolcezza di madre, a comprendere e ad accogliere la volontà di Gesù , suo figlio, per la vostra vita. "Fate quello che vi dirà ": ecco le parole che anche oggi Maria ripete a ciascuno.

Come già scritto in un post precedente, mi piace ritornare sull'esperienza estiva di alcuni nostri giovani frati a Lourdes, presso il nostro convento, "la Mission de l'Immaculée " . Questi giovani confratelli ci raccontano quanto vissuto in un BLOG che vi invito a visitare; ci parlano della grazia  e della santità di quel luogo toccato dalla presenza della Madonna; dicono le semplici e intense giornate trascorse in comunione con i frati francesi; condividono la bellezza de loro incontro con Maria.
Ricordo sempre con gratitudine e un certo orgoglio (consentitemelo!:)) come noi Frati Francescani Minori Conventuali siamo infatti l'unico ordine maschile presente stabilmente in Lourdes, con il permesso del vescovo, in forza della nostra secolare devozione all'Immacolata e per la straordinaria testimonianza consegnataci da un nostro confratello, P. Massimiliano Kolbe, martire ad Auschwitz e autentico cantore di Maria Santissima, nonchè fondatore di un movimento internazionale "la Milizia dell' Immacolata".

Riporto di seguito, la bella testimonianza di f. Nicola Zanin, nella vita quotidiana giovane frate studente in teologia a Padova, che racconta i suoi giorni presso la casa di Lourdes.
Colgo anche l'occasione per affidare alla vostra preghiera i giovani che da lunedì 30 luglio parteciperanno ad Assisi agli Esercizi spirituali vocazionali: il Signore e Maria Santissima con S. Francesco e S. Antonio, li assistino e illuminino. A tutti auguro un sereno proseguimento dell'estate, sempre scusandomi se mi trovo costretto a rallentare un poco la mia presenza sul blog (sono molto impegnato con i campi estivi)

Vi benedico. Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto

Giovani frati in cammino...verso la grotta. Maria li attende!
Il Signore vi dia pace.
Oggi vogliamo condividere con voi alcune riflessioni a partire dalla nostra vita di preghiera, fraternità e missione, che in queste settimane a Lourdes ci stanno accompagnando nell'esperienza francescana. Siamo, come già sapete, una piccola fraternità di frati minori conventuali, di diverse provenienze, storie e cammini formativi. Siamo qui per vivere alcune settimane di vita francescana guidati da Maria e dall'esempio di san Massimiliano Kolbe. La nostra vita di frati e l'esperienza di questi giorni, hanno il loro fondamento, il loro centro nel Signore Gesù: per questo ogni giorno, la preghiera comunitaria e personale sono il motore che ci spinge nel cammino di sequela e di testimonianza. Le nostre giornate sono scandite dalla liturgia delle ore, dall'Eucarestia, da momenti di ritiro personale, di meditazione e solitudine, attraverso i quali coltivare continuamente la nostra relazione con il Signore Gesù. Sentiamo infatti che la nostra esperienza e la nostra vita non avrebbero alcun senso, se non ci fosse questo tempo per entrare dentro a sè stessi e stare con Gesù. Da questo centro, si irradia e si sviluppa la nostra vita fraterna, vissuta in modo semplice, radicale, nella sobrietà, che si riempie della diversità dei fratelli fino a farne ricchezza e tesoro per il cammino. Si respira davvero un clima fraterno di ascolto, condivisione, di solidarietà che ci permette di vivere come in una famiglia normale. In questa piccola fraternità, ogni giorno c'è spazio per l'accoglienza non soltanto dei pellegrini che passano nel nostro padiglione, ma anche di chi desidera condividere la nostra vita francescana, di fede, di consacrazione, di preghiera. Questa per noi è la prima testimonianza come frati francescani che possiamo donare a chi ha fame e sete di Dio. Come in tutte le famiglie, ognuno ha il suo incarico, il suo servizio, un lavoro da compiere per il bene e la crescita della fraternità. C'è una grande disponibilità e collaborazione diffusa tra di noi e questo ci fa sperimentare la cura che il Signore ha per i suoi figli. Ci sembra che in questo terreno fertile davvero le nostre relazioni possano crescere, svilupparsi, uscire da sè per incontrare il fratello che bussa alla porta, che chiede, domanda, attende. Qui non ci sono molte cose, ma crediamo che ci sia il molto da condividere.
Questo tesoro infine sentiamo di non poterlo trattenere, ma avvertiamo l'appello forte e urgente di restituirlo a Colui che tutto ci ha dato: ecco dove si fonda la nostra missione e testimonianza, nel restituire quello che riceviamo continuamente senza misura dal Signore e dai fratelli.
L'esperienza alla Mission de l'Immaculée ci fa condividere giorno dopo giorno i desideri che abbiamo nel cuore, come giovani frati in cammino verso Gesù sulle orme di Francesco. In fondo quello che portiamo nel segreto del nostro andare, come pellegrini e forestieri, lo stiamo già vivendo in questa esperienza francescana: chissà se ritornando là dove il Signore ci chiama, saremo in grado di coltivare queste attese, sogni e desideri, che ci fanno crescere, amare fino al dono di sè?
Maria Immacolata possa guardare e accogliere i nostri desideri, le nostre speranze che custodiamo e coltiviamo, saldi nell'ascolto della Parola del Signore e attenti ai segni dei tempi, perchè possa illuminare il nostro cammino di frati, consacrati, discepoli del Signore Gesù.
fr. Nicola Zanin, OFM Conv.

mercoledì 25 luglio 2012

Dare la vita...un cammino da scegliere !

"Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti". (Mc 10.43-45)

freccia sul cammino di Santiago
Queste parole rivolge Gesù all’ Apostolo Giacomo (patrono dei pellegrini), di cui oggi facciamo festa! Sono parole rivolte anche a ciascuno di noi e a tutti i giovani in ricerca della vocazione e dei segni della chiamata del Signore!

Ma com’è difficile questo cammino! Altro che il "cammino di Santiago" (800 Km)!!  Com’è faticosa questa strada, com'è illogico per molti  lo stile del servizio, del dono, della consegna di sé, piuttosto che quello del pensare prima di tutto a se stessi, al proprio progetto, alla propria realizzazione, o alla scelta più comoda se non addirittura al rimandare o al "non pensare"!?! Come pare assurdo per la nostra cultura oggi donare la vita, darsi senza riserve, decidersi, esser-ci, anche quando il Signore chiama!!
Non è forse vero che se fino a qualche anno fa, diventare prete o frate o religiosa, rappresentava una benedizione, oggi è spesso considerata una disgrazia tremenda anche da molti che si dicono credenti? Non è forse vero che di fronte alla chiamata del Signore, molti se ne vanno tristi (come il giovane ricco del Vangelo) per la paura di perdere i loro molti beni (materiali e affettivi..)?
Non è forse vero che molte famiglie e coppie, si separano e si spezzano per l'infedeltà e l'egoismo di qualcuno, lasciando dietro di sè una scia di dolore e di ferite spesso insanabili specie nei figli? Non è forse vero che la vita stessa (di un bimbo come di un anziano o disabile..)spesso è rifiutata o offesa o ferita per questi stessi motivi?
Un terribile e malefico senso di autoconservazione, la paura della morte, lo stordimento del benessere, la poca fiducia nel Signore sembrano oggi annichilire e azzerare molte chiamate, molte vocazioni alla vita consacrata e religiosa e matrimoniale.

In realtà , se tale sembra lo scenario sconfortante di questi nostri giorni, vi posso assicurare cari amici che quotidianamente ricevo lettere di ragazzi e ragazze che mi esprimono il loro desiderio di donazione totale, che mi raccontano di essere stati conquistati dal Signore, che mi dicono la loro intolleranza verso uno stile di vivere egoista e sterile, in cui siamo tutti immersi e che non accettano più. C’è una grande sete attorno di acqua viva, c’è una ricerca straordinaria di luce e verità nel cuore di molti. Vi sono ancora giovani meravigliosi, come Filippo (21 anni), che proprio ieri mi ha comunicato la sua decisione di entrare in Seminario, oppure come Elisabetta (27 anni) che a settembre partirà per un'esperienza missionaria di due anni in Africa. Segnalo Cristina e Giovanni che hanno deciso di accogliere un bimbo (il loro bimbo!) che nascerà con una grave malformazione...Segnalo la sig. Luisa che da 15 anni si prende cura, con gioia, di sua figlia Angela, immobile su un letto..Ricordo Suor Lia (francescana elisabettina) che non so da quanti anni gestisce le cucine popolari a Padova  e dà da mangiare a centinaia di barboni  ed extracomunitari solo per amore..Ricordo la meravigliosa sig. Giovanna, che con infinita pazienza e fede si prese cura e perdonò tante volte un marito schiavo dell'alcolismo, e così garantì ai suoi figli una famiglia e un futuro.  E così via..  E poi ci sono i tanti umili e grandi gesti quotidiani di molte persone piccole e anonime, che senza clamore, si donano, si spendono, si offrono, si sacrificano per qualcuno: è questa la forza che sostiene il mondo e ancora lo rende bello e vivibile e più umano. Vi invito cari amici, ad avere occhi attenti a queste persone, ai loro piccoli e semplici gesti, alle loro delicatezze e attenzioni, alla loro bontà spicciola..Questi, credetemi, sono dei rivoluzionari!!! Guardateli bene...non perdetevi nulla di loro..!!
Certo, donarsi…, ormai l’abbiamo capito, è sempre un po’ “morire”! Un morire per amore però, come ci ha insegnato Gesù, che ha dato tutto se stesso per noi!

Insegnaci allora Signore Gesù a non temere di mettere i nostri piedi dove tu li hai messi, fa che non ci allontaniamo dalla via che tu ci hai mostrato, apri il nostro cuore all’amore come hai aperto il cuore anche dell’Apostolo Giacomo che ti seguì senza paura, fino a versare il suo sangue per te.
Vi benedico. Lodiamo il Signore sempre. Frate Alberto da Padova

Sul cammino....

domenica 22 luglio 2012

Frati... francescani e missionari?

Pace e bene a voi cari giovani in ascolto del Signore e dei suoi segni vocazionali ..Ho ricevuto oggi da Andrea, un ragazzo di Lodi, (24 anni) una mail...in cui mi chiede se "i frati francescani..possono diventare anche missionari". Certo che sì...! Ecco parte della lettera di Andrea con la mia risposta. Il Signore vi benedica. A Lui ogni lode. frate Alberto da Padova
Bolivia.Frate francescano e piccoli indios
LETTERA DI ANDREA
Caro frate Alberto, sono Andrea da Lodi..Grazie per il tuo blog così prezioso per noi giovani. Ho 24 anni e sto ormai concludendo la mia laurea in ingegneria mecc. (...). Ho sempre condiviso con mio fratello maggiore, fin dal liceo, una passione un pò alternativa per dei viaggi all'estero "atipici" e "avventurosi", che ci ha portato a visitare alcuni paesi del Terzo mondo fra i più poveri , per quanto affascinanti. La scorsa estate siamo stati in Perù e Bolivia sulle Ande.  Qui per un pomeriggio e una notte, in una località sperduta, in un  villaggio indios a 4000 mt di altezza, abbiamo ricevuto ospitalità da una comunità di frati francescani (di origine polacca), ( la corriera su cui viaggiavamo aveva avuto un guasto). (...)  Abbiamo solo intravisto e parlato un poco del loro lavoro e impegno religioso e sociale, nella chiesa, nella evangelizzazione, nelle scuole rurali..nel dispensario..Quei frati, mi hanno però molto colpito..; soprattutto la loro determinatezza, la gioia, la povertà e la dignità, l'amore, il loro modo di pregare. .Da un anno a questa parte, il pensiero spesso ritorna ..fra quei contadini indios..a quei giovani frati che lassù vi spendono la vita. Molte domande sono sorte nel frattempo sul mio futuro e una fra tutte inaspettata : diventare missionario?? Non posso negare di avere avuto dentro di me fin da ragazzo qualche idea missionaria forse nata dai racconti "avventurosi" di un anziano prozio comboniano..Di sicuro, il ricordo di quei frati sulle Ande ha risvegliato in me qualche cosa che da sempre mi appartiene..Mi chiedo cosa mi succede interiormente: da tempo non sono un praticante fedele..e la religione ha molti aspetti che non comprendo.. Sento però di dover approfondire la questione e chiarirmi le idee, anche se ho più di qualche paura   (...)  Il nostro mondo occidentale non lo sopporto più..vorrei spendermi per qualche cosa di sensato e quei frati è come se mi abbiano mostrato la via!. Non sapevo poi che i francescani potessero diventare anche missionari...(...). Ho sempre pensato a voi, lo confesso,  come religiosi chiusi in un convento e comunque un pò antiquati e fuori dal mondo. Mi sa dire qualche cosa di più di questa dimensione? Dove siete presenti?..grazie..preghi per me. Andrea

RISPOSTA DI FRATE ALBERTO
Caro Andrea, grazie per avermi pescato nel Web e per la fiducia  ..Che bello il tuo racconto. Anch'io sono stato da giovane un amante dei viaggi avventurosi e un poco alternativi..: fanno bene al cuore e all'anima. Un viaggio di questo tipo, o un pellegrinaggio a piedi per es. a Santiago..( come ho avuto la grazia di fare alcuni anni fa), ha sempre la capacità, di toccare corde interiori che altrimenti resterebbero mute.  Nell'esperienza spirituale di molti santi, vi è il viaggio, il pellegrinaggio, come tempo  di conversione, di incontro privilegiato con il Signore e i poveri e altri fratelli, tempo di decisioni e scelte..Il viaggio, l'itineranza, furono una componente essenziale anche per S. Francesco..: lo spingeva la passione per il Signore, l'invito evangelico ad "andare in tutto il mondo",  il desiderio di annuncialrlo e testimoniarlo a tutti, e  a tutti voler portare un messaggio di pace e bontà e perdono e riconciliazione.. La dimensione missionaria è dunque nel DNA del frate francescano che per definizione è chiamato a non appropiarsi di nulla, ma ad andare per il mondo, da "pellegrino e forestiero" ad annunciare a tutti la Buona Novella di Gesù nostro Salvatore. Per questo noi siamo presenti nel mondo intero e ci trovi ovunque, nelle megalopoli e nei ricchi (ma spesso tanto aridi e poveri) paesi occidentali, coì come nelle tremende periferie delle città africane, nei lebbrosari in Vietnam, fra gli indios andini, nel deserto del Cile, come fra i superburocrati sazi e tristi che frequentano la nostra chiesa di Bruxelles (da poco riaperta). Ovunque c'è una umanità assetata della Parola di Dio..ovunque vi è il cuore di qualcuno che attende l'incontro liberante con Gesù, e..ovunque troverai un frate francescano!!!  Ho piacere che tu sia entrato in contatto con i nostri frati "andini"..sia pure in circostanze singolari.  In America Latina siamo presenti in quasi tutte le nazioni con varie modalità e in vari ambienti (parrocchie, ospedali..scuole.. missioni. ). Certamente particolare è la nostra presenza in territori poverissimi come quelli che hai visto...tra le popolazioni indie ..Ho parlato poi nel blog ripetutamente anche della testimonianza dei nostri due giovani frati martiri a Pariacoto (in Perù), uccisi dai terroristi in odio alla fede.(...) La missione, ricordalo bene, è sempre legata al martirio...così come la vocazione! Si tratta infatti di DONARE L'INTERA VITA per il Signore. Caro Andrea, perchè questa in realtà è la questione di fondo: per chi  e per cosa pensi e vuoi spendere al tua vita!!?? (...) Al riguardo , se in te resta viva la tensione missionaria e la vuoi verificare, servirà fare un cammino..un percorso di discernimento: è in gioco infatti la tua vita..non puoi scherzare! Qui al nord Italia noi frati francescani proponiamo il percorso del Gruppo san Damiano: un itinerario vocazionale (con altri ragazzi) per aiutare a capire la strada della vita. Insieme,  ci si trova un fine settimana al mese: si prega, si ascolta, si condivide, si sogna..ci si interroga... Un qualche cosa di molto.. molto bello e utile..Pensaci! Ti manderò il calendario del nuovo corso  (si riparte ad ottobre).(...)  Ti aspetto anche per incontrarti personalmente qui alla Basilica del Santo dove vivo..Ti segnalo poi anche una bella opportunità: il Corso/Esercizi spirituali vocazionali ad Assisi (dal 30 luglio al 4 agosto).
Bolivia: giovani frati..e giovani
Carissimo, ancora ti ringrazio. Resto a disposizione per ogni chiarimento che riterrai opportuno.. Prego per te. Il Signore ti benedica; a Lui ogni Lode. frate Alberto da Padova

frate Michał e frate  Zbigniew: frati francescani martiri in Perù



venerdì 20 luglio 2012

Quali i SEGNI della vocazione?

Pace e bene a voi tutti, cari giovani!
Ho ricevuto in questi giorni una bella lettera da Marco, un ragazzo di Monza (22 anni), in cui, presentandomi il suo cammino di ricerca vocazionale, i suoi desideri e dubbi e le molte paure, mi chiede quali siano i SEGNI certi della Vocazione religiosa e della scelta francescana; mi chiede come la si possa riconoscere e realizzare. Ringrazio Marco, che mi dà modo di approfondire questo tema richiestomi da tantissimi altri giovani. Vi benedico. frate Alberto da Padova


"Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale SEGNO ci mostri per fare queste cose?". (Gv2,18)
Nel Vangelo la gente chiedeva spesso al Signore un SEGNO, un dato oggettivo che la aiutasse a credere in Lui. E' normale allora cercare di comprendere quali siano i SEGNI che ci possano indicare una via, una scelta di vita, un progetto del Signore per ciascuno di noi. Vediamo alcuni passaggi utili (cfr. www.vocazione.org ):

Intuizioni e Sensibilità
* Un pensiero che è rimasto costante nel tempo. Forse in certi momenti è stato più forte ed in altri meno, ma in questi ultimi anni è sempre rimasto vivo nella mia mente. C’è una grande intimità con il Signore ed una grande sensibilità spirituale.
* La presa di coscienza sempre più intima della propria amicizia con Gesù rappresenta un forte segno che ogni giorno sprona a fare un passo avanti. È quel di più che può, ad un certo momento, arrivare ad una dimensione totale e definitiva. Si cerca in ogni momento la Sua compagnia e la Sua presenza.
* Non ci sono grosse difficoltà, né problemi particolari con se stessi o con gli altri. Una sensazione di incompletezza, anche se a prima vista tutto sembra in ordine. Anche il lavoro, la vita affettiva o gli studi vanno bene, eppure… manca qualcosa, manca Qualcuno.
* Ti inquieta vedere i bisogni della gente, soprattutto vedi cha in questa società manca la presenza e la conoscenza di Cristo. Porti talvolta nell'animo una sorta di insofferenza verso un mondo e una società sterile e cinica e sogni orizzonti più luminosi.
* C’è come un “clik” o un insieme di avvenimenti che ci fanno “sentire” che c’è nell’aria una strada diversa. * Percepire già da un certo periodo di tempo di essere ad una svolta nella propria vita.
* Non si tratta di cercare un rifugio. Non si vuole scappare da quelle responsabilità e da quei compiti che il proprio stato di vita comporta. Semmai si tratta di “sentirsi a casa” quando si sta con Lui, sentire che questo “vestito” è fatto su misura per me.
 
Vita spirituale e  interiorità
* Ti piace dedicare del tempo alla preghiera e alla meditazione e senti il bisogno di vivere con costanza i Sacramenti partecipando anche durante la settimana alla Santa Messa e confessandoti ogni mese. Senti una forte attrazione per la vita spirituale.
* Hai ricevuto una grazia speciale in un momento preciso della tua vita: un pellegrinaggio, un campo ad Assisi,  un’esperienza missionaria, una visita del Papa, una GMG, degli esercizi spirituali, ecc…
* Vivi una vita di grazia e ti sforzi, per quanto ti è possibile, di stare lontano dalle tentazioni e dal peccato perché non vuoi intaccare la tua amicizia con il Signore.
* Senti che l'incontro e l'amore per Gesù, al di là di ogni tuo limite o fatica, è già per te fondamentale e irrinunciabile; è la fonte del tuo senso e della tua serenità quotidiana.
 
Generosità e dono di sè
* Desiderio di adoperarsi per gli altri. Una donazione disinteressata ed esclusiva che occupi non soltanto qualche ora alla settimana, ma che polarizzi la vita stessa. I bisogni, le necessità degli altri, dei più poveri, dei più deboli catalizzano i miei pensieri e la mia vita.
* Fin da bambino ho sentito il desiderio di donare la mia vita al Signore ed essere sacerdote o suora, oppure missionario o consacrata. Poi con gli anni non ci ho più pensato ma adesso questo pensiero si ripresenta.
* Sei generoso con gli altri nella vita quotidiana o ti dedichi con passione ad insegnare il catechismo, ad essere animatore nell’oratorio, fai parte di un gruppo di volontariato...
 
Attrazione e testimonianza
* Nel tuo cuore c’è una grande sensibilità per “sentire” il messaggio del Signore come chiamata a seguirlo: per esempio un’idea nella predicazione, una lettera di un amico o di un sacerdote, una conversazione con i tuoi coetanei, un libro che ti lascia delle domande aperte, ecc…
* Sei rimasto affascinato dalla figura di qualche santo (S: Francesco. P. Massimiliano Kolbe, madre Teresa...Giovanni Paolo II)
* Ti richiama molto al’attenzione la testimonianza di un tuo amico o di una tua amica che ha risposto alla chiamata di entrare in seminario o in convento. Guardi con ammirazione alla scelta di quel missionario/a, religioso/a nativo della tua parrocchia o porti nel cuore la dedizione totale di qualche sacerdote o suora.
* Senti fortemente il disagio per la scarsità di chiamate alla vita consacrata di cui soffre oggi la Chiesa soprattutto nel nostro paese.
* Ti ha colpito l'allegria e la gioia e la semplicità di qualche frate ; ti ha affascinato vederne qualcuno giovanissimo nel loro austero e umile saio.
* Vivi interiormente dei dubbi degli interrogativi  circa la vocazione e non ti senti tranquillo.

Domande
* Intuisci che c'è un Progetto tutto per te da trovare e realizzare?
* Quali sono, in ordine alla tua domanda vocazionale,  i tuoi punti "forti" e ricorrenti? Ma...anche i punti "deboli"?
* Ti ritieni un giovane che vuole essere libero dai condizionamenti del mondo e interiormente disponibile ad ascoltare e accogliere la volontà del Signore per te? Cosa o chi ti impedisce di fare questo?
* Sei disposto a metterti in gioco e a iniziare un cammino di discernimento ? Quali sono le tue paure al riguardo?
* Sei convinto che  accogliere la chiamata del Signore sia il tuo "vero bene" oppure, in fondo pensi che sia "una fregatura"?

Approfondimenti e contatti
* Se hai domande, se desideri approfondire qualche aspetto della tua ricerca e qualche tematica particolare scrivimi pure e cercherò di darti una mano e qualche "dritta".
* Ugualmente, se desideri avere un dialogo con un frate francescano, scrivimi, e saprò indicarti qualche bravo confratello a te vicino a cui rivolgerti (specificami però dove risiedi).
* Frate Alberto da Padova - Frate Francescano Minore Conventuale -  Basilica del Santo : fra.alberto@davide.it

Signore...cosa vuoi che io faccia?

mercoledì 18 luglio 2012

Chi è... e come vive un frate francescano?


Pace e bene
cari giovani amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita!
Vi presento oggi un bellissimo video ideato dai nostri frati spagnoli dove, presentano la vita francescana; chi è... e cosa fa un frate
I commenti sono in spagnolo, ma comprensibilissimi... E al di là di ogni distanza culturale o geografica, di colore e cultura, è straordinario scoprire come l'ideale evangelico di S. Francesco, sappia attrarre e accomunare nel mondo ancora tanti giovani.
Vi benedico e incoraggio! A tutti ancora una buona estate nel Signore.
frate Alberto da Padova

martedì 17 luglio 2012

Diventare suora è offrire la vita all'Amore!

Pace e bene a tutti voi  (ragazzi e ragazze) in ricerca vocazionale!
Oggi ho ricevuto una bellissima lettera da (...), una ragazza di 21 anni, che dopo un'esperienza vocazionale ad Assisi lo scorso anno, ha maturato la scelta di entrare nel monastero di suore carmelitane a (...). Mi ha pregato di non pubblicare la sua lettera , ma semplicemente di ricordare oggi un episodio per lei molto significativo: il martirio delle carmelitane avvenuto a Compiegne in Francia il 17 luglio del 1794.
Riporto della lettera di (...) solo una breve espressione che mi ha molto colpito: "diventare suora è offrire la vita all'Amore".
La ricordiamo nella preghiera insieme a tutte quelle ragazze e quei ragazzi che in questi mesi estivi stanno prendendo "la" decisione della loro vita. Vi benedico. frate Alberto da Padova


17 luglio 1794
Suore Martiri di Compiègne : Carmelitane eroiche

Oggi, 17 luglio, la Chiesa ricorda 14 monache carmelitane (e due inservienti del monastero) vittime del terrore della Rivoluzione Francese. I rivoluzionari s'erano presentati alle porte del monastero come liberatori. Avevano anzi voluto interrogarle, una per una, perché potessero esprimere la loro gratitudine. Ma la più anziana aveva subito risposto «d'esser suora da 56 anni, e ne avrebbe desiderati altrettanti per consacrarli tutti al Signore». Le lasciarono in pace per qualche giorno e la priora ne approfittò per suggerire a tutte di offrire a Dio liberamente la vita «perché fosse restituita alla Chiesa quella libertà che Cristo le aveva acquistato». Il 12 settembre 1792 ricevettero l'ordine di abbandonare il monastero. Si dispersero nel quartiere, in quattro gruppi, continuando a osservare la regola e tenendosi in contatto con la priora. Nell'ottobre 1793 si scatenò il "grande Terrore" e fu approvata la legge che autorizzava la condanna a morte, in assenza di prove e di difensori, anche in base a dei sospetti. Le monache vennero condannate per il loro «fanatismo». Interrogato sul significato della parola, il famigerato giudice Fouquier-Tinville spiegò innervosito che «intendeva significare con quella parola, la loro affezione a credenze puerili e a sciocche pratiche di religione». Al che le monache si dissero contente di sapere ufficialmente che «morivano per l'attaccamento alla loro fede». Furono condotte alla piazza del Trono su due carrette, tra due ali di popolo silenzioso. Giunte ai piedi della ghigliottina, chiesero qualche minuto per cantare l'inno "Veni Creator Spiritus", poi rinnovarono i loro voti. Infine, una alla volta, ricevettero la benedizione della priora e salirono la scala del patibolo. Ultima venne uccisa la priora,  madre Teresa di S. Agostino, che aveva preparato così bene le figlie al martirio e che aveva realizzato in maniera meravigliosa quanto ella era solita dire: "L'amore sarà sempre vittorioso. Quando si ama, si può tutto". Il martirio, avvenuto il 17 luglio 1794, dimostrava ancora una volta il potere insuperabile dell'amore di Cristo.


Scena dal film: "Les dialogues des Carmélites"
Il nome e la vicenda delle beate ha avuto risonanza inaspettata grazie a opere letterarie di valore indiscutibile. Nel 1931 Geltrude von Le Fort ricavava dal racconto storico della vita e del martirio delle carmelitane di Compiegne il romanzo "Die letzte am Schafott"(vers. it. : L'ultima al patibolo, Brescia 1939), dal quale il produttore R. Bruckberger ebbe l'ispirazione di realizzare un film, dei cui dialoghi affidava la redazione nel 1937 a Georges Bernanos. Questi, dieci anni dopo, nel 1947-48, redigeva un lavoro che la morte gli impedì di condurre a termine. Pubblicato nel 1949 come opera letteraria a sé stante, Les dialogues des Carmélites (I dialoghi delle carmelitane) ebbe un successo enorme in tutta Europa, e subito fu ridotto per il teatro da A. Beguin e, portato sulle scene, ebbe fortuna inaspettata. Nel genn. 1957 "Les dialogues des Carmélites", presentato e musicato da Francis Poulenc alla Scala di Milano, estendeva l'irradiazione dell'opera del Bernanos. Finalmente, nel 1959, con regia di Philippe Agostini, il p. Bruckberger riusciva ad attuare il suo sogno portando sullo schermo "Les dialogues des Carmélites", film in coproduzione italo-francese: l'epopea delle sedici martiri figlie di s. Teresa d'Avila era così resa nota a tutto il mondo.

Link utili:  Santi e beati  , Film

I Francescani e l'Immacolata - Giovani Frati a Lourdes


Pace e bene a voi tutti cari amici  in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita!
Rieccomi dopo alcuni giorni di assenza, di ritorno da Assisi dopo un meraviglioso e faticosissimo campo adolescenti.. Vi propongo oggi un video dei nostri frati francesi, che vivono a Lourdes, nella "Missione dell'Immacolata". Mi piace sempre sottolineare come noi Frati francescani Minori Conventuali, siamo l'unico Ordine maschile che ha il pemesso dal Vescovo di risiedere stabilmente a Lourdes, per il nostro legame unico e particolare con P. Massimiliano Kolbe (frate Minore Conventuale polacco, martire ad Auschwitz ) e l'amore che il nostro Ordine ha da sempre manifestato nei confronti dell'Immacolata.
I frati per questo hanno cura di far conoscere (con una mostra e varie proposte) ai molti pellegrini il carisma del nostro Ordine e l'esperienza straordinaria di P. Kolbe, un autentico innamorato e cantore di Maria Santissima. 
In estate poi, il conventino si riempie di tantissimi giovani frati che vi giungono da tutto il mondo per vivere alcuni giorni accanto alla Grotta delle apparizioni e respirare l'intensa spiritualità che ne promana.
Se dunque caro amico, in cuor tuo forse qualche volta hai pensato di diventare frate, ciò (ricordalo bene!), dovrà significare un amore tenero e filiale verso la Vergine Maria Immacolata: senza questo sicuro riferimento spirituale la vocazione religiosa è destinata al fallimento!
Vi benedico e affido all'Immacolata. frate Alberto da Padova

P. Massimiliano Kolbe in mezzo ai bambini

lunedì 9 luglio 2012

Estate francescana per giovani

LASCIATEVI SORPRENDERE DA CRISTO!
APRITE LE PORTE DELLA VOSTRA LIBERTA'
AL SUO AMORE.
(Benedetto XVI)
Giovani Frati Francescani in un campo di grano (Kazachistan)
Cari amici, sono in partenza per Assisi-Basilica di san Francesco, per un altro camposcuola con gli adolescenti (ogni settimana x il mese di luglio). Vi ricordo e affido tutti a san Francesco. Vi invito a dare ancora un'occhiata alle nostre Proposte Francescane Giovani 2012 (ad Assisi e non solo), specialmente gli Esercizi spirituali vocazionali (lunedì 30 luglio-sabato 4 agosto) e il Meeting Internazionale (5-12 agosto - una GMG francescana!). Se qualcuno ha necessità di scrivermi, non tema, con calma rispondo a tutti. Buona estate e ricordate: "la vita è vocazione, la vocazione è vita".
Vi benedico.

frate Alberto

Proposte francescane giovani:
http://www.riparalamiacasa.it/provincia/home.asp
http://www.cnpgv.it/

domenica 8 luglio 2012

I Frati Francescani a Bruxelles

PACE E BENE
a voi tutti, cari giovani amici che seguite con fedeltà "Vocazione Francescana", e che mi incoraggiate in questa mia opera di sensibilizzazione alla vita religiosa e consacrata; grazie! Alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera "curiosa" di un giovane, Alex, che mi scriveva da Bruxelles... assolutamente meravigliato di avere visto in quella città, un Frate "vero", vestito proprio con l'abito, il saio, il cappuccio, il cingolo..Roba da non credere!!:):) Leggete un pò qui sotto. Vi benedico. Frate Alberto da Padova.

Bruxelles - Municipio
LETTERA di ALEX - BRUXELLES
Caro P. Alberto,
mi chiamo Alex, ho 28 anni e per motivi di lavoro viaggio spesso all'estero per conto di una multinazionale.  Leggo sempre il suo blog che mi ricorda un pò la mia presenza per anni nella Gifra del mio paese, dove c'era un vostro convento francescano. Ora sono uno dei tanti italiani del sud che in questo periodo di crisi hanno dovuto partire per cercare un futuro (vivo a Londra...)... Ebbene, alcuni giorni fa, di passaggio a Bruxelles, proprio nella piazza centrale della città, la famosa "Grand Place" (in fiammingo: Grote Markt), ho visto un FRANCESCANO "VERO", un  FRATE MINORE CONVENTUALE (!!!), vestito proprio col saio vostro (vi conosco da sempre) e sorridente, attraversare quello spazio "così laico" fra turisti indifferenti, commenti salaci, sguardi di deplorazione, ma anche curiosità. Io stesso, sono rimasto alquanto stupito...tanto che mi sono messo a seguire quel frate e così sono giunto in breve ad una Chiesa, a me sconosciuta e nascosta da altri edifici in un quartiere quasi totalmente abitato da islamici: la chiesa di S. Antonio. Era inaspettatamente affollata (le chiese qui sono deserte); poi ho scoperto che ogni martedì (era martedì!!) si riempie di tante persone (anche musulmani) che vanno a pregare niente pò pò di meno che S.Antonio di Padova (meraviglia ulteriore). Ho visto in chiesa altri frati (con l'abito)...: mi creda, è la prima volta che in questa città (ma anche nei miei viaggi nel Nord Europa) vedo dei religiosi "vestiti". Dalle indicazioni sul portale, compariva un intenso programma di preghiera comunitaria, con l'adorazione eucaristica quotidiana..il servizio ai poveri di tutte le razze...lo stile umile. Una vecchietta mi ha detto fra l'attonito e lo scandalizzatato che questi frati: "vivono di elemosina"!!!! 
Purtroppo, non avevo tempo di fermarmi, ho solo salutato uno dei frati (che parlava italiano) e la cui figura mi ha molto colpito. Mi sa dire, caro P. Alberto qualche cosa di più di questa comunità? Conto di tornare a Bruxelles fra qualche mese...e non mancherò di far loro visita. Grazie (...).
Alex



Bruxelles - Chiesa di S. Antonio
NASCE A BRUXELLES UNA NUOVA FRATERNITA' FRANCESCANA
Caro Alex, grazie per la tua lettera che mi dà modo di parlare di questa nuova comunità francescana in Bruxelles, avviata proprio il 13 giugno 2012 (festa di S. Antonio di Padova): un'autentica rifondazione del convento da parte dei nostri Frati della Custodia di Francia. Subentrano all'ormai esigua presenza francescana di origine belga, segnata e provata gravemente dal devastante laicismo/ateismo, dalla secolarizzazione  e dal benessere opulento di questi anni che ha azzerato le vocazioni e decimato i fedeli pur in un paese come il Belgio di antiche tradizioni religiose. E' purtroppo la triste storia di una scristianizzazione diffusa che ha travolto gran parte delle Chiese del Nord Europa, e  non ha risparmiato i consacrati da questo travaglio.
Ma se tali sono le premesse difficili...., la fede ci fa dire, che proprio dalla croce e dalle prove occorre ripartire, ed è quanto con grande fiducia e speranza stanno cercando di attuare i nostri confratelli.
Certo, è una grande sfida, ripresentare Gesù Cristo e il suo Vangelo in un contesto così ostico, ma anche una strordinaria opportunità di rinascita, di testimonianza, di nuova evangelizzazione. "I momenti difficili possono essere i più evangelici", diceva la beata Madre Teresa di Calcutta.
Del resto, se il Papa, sta richiamando continuamente l'intera Chiesa a questo nuovo slancio missionario, noi Frati Francescani non potevamo non raccogliere questo invito; sentiamo che sta a noi infatti, come fece S. Francesco, andare per primi incontro agli uomini e alle donne di oggi nel loro complesso contesto culturale. Sta a noi, aiutarli a trovare l'unico "prezioso tesoro" (Matteo 13, 48) in grado di dare un senso alla vita e riempirla di gioia: Gesù Cristo. Sta a noi Frati francescani il coraggio e la forza del rischiare, fondando tutto unicamente sulla grazia di Colui che sempre ci precede e ci prepara la via e ci spiana la strada (Matteo 28, 7). Sta  a noi fare sì che un giorno l'Europa Cristiana, come la presenza francescana, non siano solo un semplice ricordo da museo!
Consapevoli di questo, a Bruxelles, i nostri Frati hanno da subito impostato la loro presenza con uno stile volutamente radicale e povero e di altissima tensione spirituale, immediatamente riconoscibile come francescano, quale unico antidoto alla dilagante indifferenza religiosa e dunque: un forte ritmo di preghiera personale e comunitaria, particolare attenzione alla dimensione della fraternità e all'ospitalità, la scelta chiara e senza compromessi di una vita di povertà e semplicità (secondo la Regola di San Francesco); la vicinanza con i più emarginati e la cura dei giovani, l'evangelizzazione di strada/itinerante in comunione con la chiesa locale, la visibilità della propria consacrazione anche con la scelta (non scontata) di portare sempre e ovunque l'abito religioso...e di presentarsi senza vergogna come tali !
Caro Alex, ecco brevemente riassunta l'esperienza di Bruxelles a cui tutti noi, anche qui in Italia,  guardiamo come modello e segnavia per le nostre comunità, alle prese ormai, con problemi di scristianizzazione analoghi.  Chiedo la tua preghiera per i nostri frati (sono in 5, di varie nazionalità). S. Francesco e S. Antonio, siano loro da guida ed esempio. Il Signore benedica la loro azione e la loro presenza in quella terra! E se..avrai l'occasione di ritornare, sono certo saranno felici di conoscerti e incontrarti. (...)
Il Signore ti dia Pace.

frate Alberto di Padova

P. Daniel Thevenet - Guardiano della nuova comunità francescana

Il Vescovo Ausiliare di Bruxelles con P. Francois, Custode di Francia-Belgio

sabato 7 luglio 2012

P. Massimiliano Kolbe e P. Girolamo Biasi - L'amicizia di due santi

Pace e bene a voi tutti
cari giovani amici in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore per la vostra vita. Ho ricevuto nei giorni scorsi  la lettera di un ragazzo che mi chiedeva di parlare nel blog di una stupenda figura di frate, il "Servo di Dio" P. Girolamo Biasi, amico fraterno di P. Massimiliano Kolbe il francescano conventuale martire ad Auschwitz. Sono davvero felice di accogliere questo invito che mi consente di farlo conoscere anche a molti altri ragazzi miei lettori, additandolo come esempio e protettore. P. Girolamo vi incoraggi nel donarvi totalmente al Signore.Vi benedico. frate Alberto

LETTERA DI (...) : P. Girolamo Biasi mi ha aiutato nella scelta francescana
Caro frate Alberto, sono (...) un giovane di 22 anni. Quest'anno, dopo molti tentennamenti ho deciso finalmente di intraprendere un cammino di discernimento con i frati francescani conventuali, suoi confratelli, della mia regione (...): un cammino bellissimo di cui ringrazio il Signore. Se Lui vorrà, dopo gli esercizi spirituali ad Assisi, entrerò in Postulato...preghi per me! Nel percorso di questi mesi mi è stato consigliato l'approfondimento della vita di alcune figure di frati e santi dell'Ordine Conventuale. In particolare mi ha appassionato la storia di  P. Massimiliano Kolbe, che in parte già conoscevo. Accanto a questa figura straordinaria e universalmente conosciuta, ho potuto però avvicinare e approfondire  la vicenda di vita di un fraterno amico di P. M.Kolbe: P. Girolamo Biasi . Lei certamente lo conosce! Sarebbe bello se ne parlasse nel suo Blog (...), potrebbe aiutare tanti giovani nella scelta francescana così come ha aiutato tanto me. Grazie per il suo prezioso e utilissimo Blog.


P. GIROLAMO BIASI 
Frate Minore Conventuale (1897-1929)
"mettimi sull’altare, accanto al pane e al vino".

La giovinezza e la scelta della vita religiosa
Girolamo Biasi nacque a Sfruz, piccola borgata della val di Non, il 7 dicembre 1897. Il giorno seguente, Solennità dell’Immacolata, fu battezzato con il nome di Arcangelo. Crebbe in una famiglia molto povera insieme a numerosi fratelli, nello stupendo scenario trentino di monti, prati e boschi.
Girolamo era un ragazzo allegro, gioioso, semplice, amante della vita, dotato di viva intelligenza e di una splendida voce con la quale rallegrava spesso i suoi compagni. A soli dodici anni, volle entrare nel collegio dei Frati Minori Conventuali di Camposampiero (Padova) intraprendendo il cammino della vita religiosa.
Il 4 ottobre 1915 divenne «fra Girolamo» con il desiderio di percorrere la via stretta del Vangelo verso la santità. Nel suo diario scriveva: «Voglio farmi santo e grande santo e presto santo, perché questo è ciò che Dio vuole da me».

Gli studi a Roma e l'amicizia con P. Kolbe

Fu inviato a Roma, al Collegio Serafico Internazionale, dove visse il periodo della prima guerra mondiale, impegnato nello studio al Laterano dove si laureò. In quegli anni di scontri e tensioni, pregò per la pace, affidando all’Immacolata il suo servizio e consacrandosi a lei, insieme a padre Massimiliano Kolbe, suo carissimo fratello e intimo amico. Padre Girolamo e Padre Kolbe erano effettivamente grandi amici ed appartenevano al gruppo di sette frati che avevano fondato il movimento della “Milizia dell’Immacolata”. P. Kolbe lo ebbe affezzionato confidente e quando a lui si ricordava padre Girolamo Biasi egli aveva un sussulto: "La Milizia" - egli disse una volta - "deve molto, molto, al p. Girolamo  Biasi ". L'atto significativo di p. Massimiliano, che sulla tomba di Padre Girolamo a Camposampiero prese consiglio prima di recarsi a fondare la "Città dell'Immacolata" nel Giappone, è più eloquente di ogni elogio commemorativo.
Ordinato Sacerdote - malato di tubercolosi
Nel cuore portava il desiderio di essere sacerdote, ma i piani del Signore erano diversi: dovette interrompere gli studi e tornare a Camposampiero, malato di tubercolosi. Nonostante mesi di paziente attesa, fu ordinato il 16 luglio 1922 nella chiesa dei Carmini a Padova. Poche settimane più tardi, iniziò la sua salita al calvario. Come frumento macinato dalla sofferenza, divenne pane fragrante per il mondo: il suo sacerdozio vissuto nell’immobilità e nell’inazione, risponde pienamente alla sua chiamata sacerdotale. Ogni giorno fra Girolamo metteva la propria vita nelle mani del Signore, chiedendogli di poter essere anche lui vittima immolata per la vita dei fratelli.
Gli anni della sofferenza
Sette lunghi anni trascorsi da un ospedale all’altro, tra Venezia, S. Pietro di Barbozza, Cherso, Pola, Pirano, Camposampiero. Nel suo cammino carico di sofferenza, seppe tener viva la fiamma della speranza, accettando la volontà di Dio, se pur desiderando la guarigione per poter lavorare nella vigna del Signore. In mezzo alla sofferenza, riuscì a donare serenità e letizia ai frati e ai malati incontrati nei diversi ospedali, nonostante la più completa inattività e la solitudine a cui fu condannato. In quel suo letto di sofferenza, fra Girolamo pregava offrendo così, in modo eroico, il suo servizio sacerdotale.
La morte a soli 32 anni: una vita offerta per il mondo
Il 20 giugno 1929 morì all’ospedale di Camposampiero con il sorriso sulle labbra. Aveva solo 32 anni !Un’esistenza apparentemente inutile, vissuta nel nascondimento, nella piccolezza e nella sofferenza: una vita, quella di fra Girolamo, posta totalmente nelle mani del Signore, come offerta «accanto al pane e al vino» per la vita del mondo. Eco viva di un cammino segnato non dalle molte cose, ma dalla semplicità di un si, nel totale abbandono all’amore del Signore.

Dagli Scritti di fra Girolamo M. Biasi
"Le piccole cose"
" Gesù non vuole da me cose straordinarie;
vuole però che gli sia fedele nelle cose piccole,
e che in queste gli dia prova del mio amore.
Perciò prometto ora a Gesù di star molto vigilante…
Gesù mi dice che chi è fedele nel poco sarà fedele anche nel molto, e chi nel poco è infedele lo sarà anche nel molto. Non lo so anch’io per esperienza? Su via, cominciamo subito: fedeltà alle regole benchè piccole, prontezza nell’ubbidire, diligenza in ogni cosa; così Gesù sarà contento, e copiose spargerà su di me le celesti sue grazie e benedizioni "



Per approfondimenti su P. Girolamo Biasi vedi:
Provincia Patavina Frati Minori Conventuali
Associazione "amici di P. Girolamo"
santi e beati

venerdì 6 luglio 2012

L'abito francescano: la cintura o "il cingolo" dei frati

Cari amici in ricerca della vostra vocazione,
pace a voi!

In un post precedente mi ero già occupato in generale e soprattutto dal punto di vista storico dell’abito francescano: una tunica con un cappuccio e alla cinta, un cingolo di lana bianca con tre nodi. Proprio del cingolo, della "cintura" dei frati, di questo elemento tipicamente francescano vi voglio parlare oggi. Buona lettura!

Frate Alberto
fra.alberto@davide.it


Assisi: Abiti francescani...pronti per la prima vestizione dei Novizi
Tommaso da Celano, primo biografo di san Francesco ci dice come il santo, dopo la sua conversione e in seguito alla rinuncia di tutti i beni paterni (con la sua famosa spoliazione davanti al Vescovo), avesse iniziato per la verità a vestirsi alla maniera degli eremiti, con una cintura di cuoio, un bastone in mano e sandali ai piedi” (Fonti Francescane 355):

Ma un giorno ...
in cui in questa chiesa si leggeva il brano del Vangelo relativo al mandato affidato agli Apostoli di predicare, il Santo, che ne aveva intuito solo il senso generale, dopo la Messa, pregò il sacerdote di spiegargli il passo. Il sacerdote glielo commentò punto per punto, e Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tonache, ma soltanto predicare il Regno di Dio e la penitenza, subito, esultante di spirito Santo, esclamò: « Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore! ».
S'affretta allora il padre santo, tutto pieno di gioia, a realizzare il salutare ammonimento; non sopporta indugio alcuno a mettere in pratica fedelmente quanto ha sentito: si scioglie dai piedi i calzari, abbandona il suo bastone, si accontenta di una sola tunica, sostituisce la sua cintura con una corda. Da quell'istante confeziona per sé una veste che riproduce l'immagine della croce, per tener lontane tutte le seduzioni del demonio; la fa ruvidissima, per crocifiggere la carne e tutti i suoi vizi e peccati, e talmente povera e grossolana da rendere impossibile al mondo invidiargliela! (Fonti Francescane 356)
Con altrettanta cura e devozione si impegnava a compiere gli altri insegnamenti uditi. Egli infatti non era mai stato un ascoltatore sordo del Vangelo, ma, affidando ad una encomiabile memoria tutto quello che ascoltava, cercava con ogni diligenza di eseguirlo alla lettera (Fonti Francescane 357).

Da quel giorno, si definisce per sempre il modo di presentarsi e vestire dei frati!
Gli antichi cronisti, riportano l'abitudine dei Frati Minori di indossare l'abito (una tonaca e un cappuccio) cinto in vita da una corda e proprio per questo in Francia i francescani furono chiamati anche “les Cordelliers” (fino alla rivoluzione francese). Se all’inizio è semplicemente una "corda annodata" senza però un numero preciso nodi, ben presto questi si riducono ad un numero fisso di TRE, come possiamo vedere anche nelle prime rappresentazioni iconografiche di San Francesco, in cui il cingolo del Santo appare in questo modo e dove il rimando ai voti è ormai evidente! La "corda francescana" scelta dunque già inizialmente a supporto dell'abito, solo perché più semplice e rozza rispetto alla più “ricca” cintura di cuoio, ben presto si completa di ulteriori significati simbolici, quando nei tre nodi, vengono riconosciuti e manifestati i tre voti della Professione Religiosa: l'obbedienza, la castità e la povertà.


PS: ti interessa un test francescano? Clicca qui per rispondere al questionario «Che tipo di francescano saresti?» e ottenere, se vuoi, una risposta da frate Alberto


giovedì 5 luglio 2012

Domani... domani... domani...

Cari amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita,
alcuni giorni fa ho ricevuto una lunga la lettera di (...), un ragazzo di 23 anni residente al sud (...), Riporto qualche passaggio del suo  scritto e anche parte della mia risposta.
Vi benedico.

frate Alberto

LETTERA DI (...)
Caro p. Alberto (...) da sempre, fin da bambino (avevo 10 anni.. già!),  porto in me un richiamo segreto e inconfessato: diventare prete! Il mio prete ideale è il mio vecchio parroco, Don (...) che fu un santo uomo che si donò a tutti senza risparmiarsi e sempre col sorriso. Si tratta di un pensiero a volte bello, a volte temuto e fastidioso ..e che allontano, ma poi ritorna. Non ne ho mai parlato con nessuno...per paura di compromettermi, che la voce girasse, di restare incastrato..!!  Insieme a questo sogno/timore, convivono in me tanti altri desideri e progetti; faccio atletica e sport (gareggio a livello regionale), frequento l'università, ho iniziato una relazione da poco con una ragazza , vorrei viaggiare...e conoscere la vita. Insomma tutti i desideri e i sogni di un giovane sono miei. In questi anni, ho sempre mantenuto la Fede  anche in contrasto con le scelte dei miei amici (voglio bene a Gesù! e lo prego sempre), ma per quanto riguarda la vocazione,  ho continuato a rimandare..dicendo a me stesso, ho tante cose da fare prima, ci penserò "domani" e poi "domani" ancora, vedrò più avanti, forse nella speranza segreta che "quell'idea" mi potesse passare, ma devo ammettere che non è così! Vivo pertanto da tempo un forte conflitto interiore che mi blocca: vorrei...e anche no! Mi piacerebbe, ma ho paura! Sento questa chiamata come vera per me, ma anche mi sento attirato da tante altre cose. E così...continuo a rimandare..a domani...domani..(...)

Giovani frati sulle strade "in salita" di Assisi
RISPOSTA
Caro (...) scrive l'evangelista Matteo che Gesù, mentre stava camminando presso il Mar di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. Allora « Gesù li chiamò e subito, lasciata la barca e il loro padre e lo seguirono ».
Da una sua biografia, (La leggenda dei tre compagni) sappiamo come S. Francesco, mentre si trovava a Spoleto (diretto a combattere in Puglia inseguendo il suo sogno di essere cavaliere) abbia udito una voce misteriosa. Questa gli chiese: " « Francesco, chi è meglio per te servire, chi può esserti più utile? Il padrone, o il servo? » – « Il padrone » risponde Francesco. « E allora--riprende la voce--perché cerchi il servo in luogo del padrone? ». E Francesco: « Cosa vuoi che io faccia, o Signore? ».
« Ritorna--gli risponde il Signore-- alla tua terra natale, perché per opera mia si adempirà spiritualmente la tua visione ». Francesco con il cuore ardente, subito abbandonando le armi, ritornò senza indugio ad Assisi, ormai solo desideroso che il Signore gli rivelasse la Sua Volontà ". 
Questi due testi, uno del Vangelo e uno tratto dalla vita di S. Francesco, evidenziano un aspetto molto importante della vocazione: l' URGENZA, la NECESSITA' di una DECISIONE! La chiamata infatti, chiede fin da subito una prova di disponibilità e ascolto, un giocarsi, un buttarsi, un mettersi  in discussione e in cammino; per questo si può cadere facilmente in ostaggio della paura, o di rimandi infiniti come : "Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima ..." (Lc 9, 59-61)!!??.
La chiamata del Signore è dunque spesso una difficile sfida che scuote e interpella nel profondo, rompe comodi equlibri e infrange e trasforma progetti preconfezionati o pre-pagati; ma unicamente così è possibile  intravedere nuovi orizzonti e sentieri inaspettati, contemplare i panorami inediti e mai immaginati che solo il Signore può mostrarci. Certo, possiamo anche anestetizzarla o evitarne l’impatto a volte molto duro (...come del resto è la CROCE !), mettendo però così a repentaglio "il senso" più vero della nostra stessa esistenza , restringendo il nostro sguardo e le nostre scelte all'ovvietà di percorsi di vita costruiti solo su noi stessi e i nostri piccoli calcoli !
E, quando la paura prevale o sembra più forte? E di fronte alle immancabili difficoltà o dubbi? Ecco una parola chiave: FIDATI ! Il Signore non ti vuole “fregare” né rovinare ! (Quante volte invece pensiamo questo!!).
Lui è sempre in noi e con noi e ci sostiene con la forza dello Spirito Santo; la Vergine Maria e i Santi con il loro esempio ci incoraggiano nella via del Vangelo e ci aiutano con la loro intercessione. FIDATI !
Non dire dunque "domani, domani" ... ma "Signore, cosa vuoi che io faccia ?"
Un consiglio davvero fraterno che ti offro e che  ti prego di non rimandare "a domani" è questo: prova a parlarne finalmente con qualche sacerdote o religioso (noi frati ci trovi e siamo a...); non è un tabù pensare di diventare prete, ma nemmeno è un tabù il fatto che tu ne abbia timore e rifiuti talvolta questa strada e anche non è un tabù avere dei dubbi e non essere certi di questa vocazione, non è un tabù che tu sogni anche altre strade!! Il dialogo stempererà molte di queste paure e ti aiuterà a chiarire cosa davvero sta nel tuo cuore. Ho scritto spesso anche nel blog della necessità di avere un padre spirituale e da fare un cammino di discernimento (che certamente anche nella tua regione è attivato sia dalla Diocesi che da noi frati). Solo con una guida, solo con un cammino potrai finalmente comprendere cosa davvero il Signore vuole da te: da solo non andrai da nessuna parte!!!. Certo questo chiede da parte tua un uscire allo scoperto, un comprometterti, un prendere finalmente posizione.., o semplicemente ammettere che in te vi è questa domanda  e che la vuoi affrontare!!!Ma ne vale la pena, se vuoi uscire da questo limbo in cui ti sei cacciato! Ricorda: una "decisione" apre sempre ulteriori porte e possibilità, mentre "l'indecisione", lo stallo, il rimando ti rinchiude nel timore, nell'angoscia, nell'inerzia..in una neutralità sterile e alla fine maligna (...)

Ti benedico e incoraggio!

frate Alberto


mercoledì 4 luglio 2012

Estate 2012: giovani ad Assisi - corso vocazionale

PACE e BENE
a voi cari giovani amici in ricerca della vocazione del Signore per la vostra vita.
La giovinezza è il tempo naturale delle domande "sul senso" e la direzione da dare alla propria esistenza: che fare, dove andare, come  spendersi, quale futuro, quale progetto...?? Se questi interrogativi ti riguardano, e se forse anche solo qualche volta hai pensato che il Signore ti volesse interamente per sè (come religioso o religiosa)... ebbene, ecco una proposta per te, per riflettere, pregare, confrontarsi, trovare un orientamento e un sostegno!

Assisi: giovani frati sul porticato della Basilica di San Francesco
I FRATI FRANCESCANI TI INVITANO AD ASSISI
AL "CORSO VOCAZIONALE"  X GIOVANI  "IN RICERCA"
(ragazzi e ragazze 17-28 anni)
da lunedì 30 LUGLIO a sabato 4 AGOSTO
presso la Basilica di san Francesco

PROGRAMMA: 
= vedi al Sito Frati Basilica di S. Francesco - Assisi
= vedi al Sito Frati Basilica di S. Antonio - Padova

CONTATTI e INFORMAZIONI:
= Per il Nord Italia scrivi a me:  fra.alberto@davide.it
= Per il Centro-Sud scrivi a: informazioni@cnpgv.it

martedì 3 luglio 2012

Sulla purezza

Pace e bene a voi cari amici, "in ricerca" della vocazione del Signore per la vostra vita; pace e bene a voi cari giovani che volete trovare "il senso" più profondo e appagante per la vostra esistenza.
Vi propongo di seguito alcuni pensieri di Giulio, un giovane amico di 19 anni, alle prese in questi giorni, come tanti suoi coetanei con gli esami di maturità. Giulio scrive sulla PUREZZA: un atteggiamento, una virtù, un modo di interpretare noi stessi e gli altri niente affatto scontato ormai anche per molti credenti . Anzi, parlarne è diventato politicamente scorretto, è "vecchio", è stupido e retrogrado, è integralista.
Eppure... eppure..., la purezza è acqua limpida, è aria di montagna, è il sorriso di un bambino, è la delicatezza di un fiore, è la forza e la fedeltà di un amico...La purezza:  porta che consente uno sguardo libero sulle cose e sul prossimo; via di accesso privilegiata per fissare i nostri occhi in quelli di Dio. Il celibato dei religiosi e dei sacerdoti ne è intimamente legato e dunque non meravigli se esso soffre delle medesime acerrime incomprensioni da parte di questo nostro tempo. Ma..vi lascio alle parole di Giulio! Vi benedico. frate Alberto.

“Le due ali per volare in Paradiso sono la purità e l'umiltà”
SULLA PUREZZA
Se ai tempi della nonna non era affatto conveniente parlare di sesso, pare oggi un tabù anche solo citare parole come: purezza, castità o verginità. Guai!
Se un tempo certi discorsi anche solo un tantino spinti infastidivano e colorivano il viso delle pudiche giovinette, oggi ad infastidire noi è proprio ciò che portava loro a rifiutare certi argomenti.
Non è forse vero? Non siamo forse presi da una sgradevole sensazione di fastidio e di imbarazzo quando qualcuno ci parla di castità o (peggio ancora) di verginità?
Ma perché questa spaventosa inversione di poli?
Credo che la risposta stia nel come siamo ormai indotti a percepire queste espressioni. Mi spiego: purezza, castità e verginità ci fanno ora semplicemente tanta paura. E per questo siamo portati ad evitarle o a rifiutarle, un po’ come accade quando qualcuno o qualcosa ci ricordano che dobbiamo morire: preferiamo allontanarci e non pensarci.
Il fatto è che, purtroppo o per fortuna, la purezza possiamo snobbarla, ma la morte no, e credo che questo sia da prendere in seria considerazione anche in vista di una riflessione sul come relazionarci con la prima…
La società contemporanea che si nutre, come è noto, di materialismo e di edonismo non può che essere indotta a presentarci la purezza come un mostro o come un relitto medievale da cui tenersi “prudentemente” lontani ai fini di una nostra salvaguardia psico-fisica.
“Vuoi essere puro? Hai per la testa questa strana perversione? Sai cosa ti dico? Oltre ad essere un pazzo, sei anche un masochista! Ma goditi sta vita, fin che puoi!”
Questo, in sintesi, è un po’ il messaggio con cui noi giovani post-moderni siamo martellati dai media. Alla base di tutto vi è la dirompente (ma palesemente contraddittoria) cultura relativista: non esiste una Verità, non esiste una morale, non esiste un’etica e avanti così… non esiste questo, non esiste quello, senza accorgersi che in realtà… è il solo relativismo a non poter esistere!
Ora, vi sarete forse domandati: ma cos’è la Purezza? Beh, avete fatto bene! Talvolta l’intelligenza di una persona la si riconosce più dalle domande che dalle risposte. E questa, mi pare sia una domanda intelligente. Sulla risposta però non vi assicuro nulla…
Per quanto possa valere la mia definizione, ritengo che la Purezza si possa definire in tre modi; ma attenzione: l’uno non esclude l’altro.
Ora, penso che la Purezza sia anzitutto un’espressione di obbedienza e di riconoscenza a Dio che, a sua immagine e somiglianza, ha reso ciascuno di noi “Tempio dello Spirito Santo”.
Forse ci domandiamo cosa Dio ci trovi d’interessante nel vivere in noi. Probabilmente il fatto che siamo suoi figli, immagini vive della sua presenza. E forse Gli basta…
Credo che la Purezza sia poi una sana forma di rispetto nei confronti di noi stessi e della nostra corporeità. Nei confronti - ora sì - di quell’integrità “psico-fisica” cui sopra facevo riferimento, perché l’impurità… destabilizza, confonde e ammala! E’ secondo me controproducente scaricare il peccato di impurità di ogni responsabilità perché tanto non fa del male ad alcuno, non viola i diritti e la libertà degli altri, eccetto, si dice, che si tratti di violenza o di stupro. E’ controproducente perché qualsiasi sopruso, abuso o impudicizia, dovunque e da chiunque venga commesso, contamina l'ambiente spirituale dell'uomo, deforma e stempera il concetto stesso di morale, soffoca il gemito della coscienza e crea quella che Paolo definisce “la legge del peccato”. E la prima vittima di tutto non può che poi essere la famiglia.
E infine penso che la Purezza rappresenti un nobile e altrettanto delicato omaggio nei confronti di quella sola donna (parlo ovviamente per noi ragazzi, ma la cosa è reciproca) alla quale un giorno fede e amore ci uniranno in un sacro vincolo di eterna fedeltà. Non credo lei possa ricevere dono e delicatezza maggiore!
Ora forse non conosciamo nemmeno la donna che un giorno sposeremo, ma è come se già la rispettassimo. E’ come se già la guardassimo negli occhi senza dover mentire, senza doverci ingannare, senza doverci pentire.
Non vedo altro modo, tanto luminoso e responsabile quanto questo, per vivere la Purezza al meglio e per coltivarla con perseveranza e fortezza: “E’ dal cuore puro - scrive Madre Teresa - che sboccia il miracolo dell’Amore. Più si abbassa il livello della purezza e più diminuisce l’Amore nel mondo. Senza Purezza non si è più capaci di relazioni autentiche, di relazioni luminose, nel rapporto educativo, nel rapporto dell’amicizia, nel rapporto coniugale: la Purezza è il terreno nel quale sboccia l’autentico Amore”.
Di fronte a “quest’immondo mondo” tocca a noi giovani trovare la forza di liberarci dalle catene dell’impurità, dalle seduzioni di questo sporco parassita che sperpera ed esaurisce le nostre energie fisiche, intellettuali e spirituali. Dobbiamo trovare la forza, come scriveva Eliot, di essere duri là dove gli altri sono teneri. Dobbiamo trovare il coraggio, come ha fatto Gesù e come hanno fatto le sue schiere di uomini e donne timorati e volenterosi, di andare controcorrente e di opporci alla relativistica (quindi opportunistica) logica dominante. Andare d’accordo con tutti, somministrando misericordia, non crediate sia certo un vanto! Pare piuttosto un impuro e scaltro silenzio travestito da dialogo!
Questo mondo ci impone "l’usa e getta”, ma Gesù ci ha insegnato a custodire e a donare; certo, e noi ragazzi lo sappiamo, costa fatica, ma ci assicura la cosa più preziosa al mondo, ovvero la possibilità di accostarci a Dio: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». E non lo vedremo solo una volta lasciato questo mondo, ma già ora! Già ora: lo vedremo nel creato, negli occhi e nel volto di nostra moglie, nel nostro stesso cuore.