mercoledì 25 aprile 2018

E' BELLO ESSERE FRATE E PRETE !

fra Antonio Biasiotto e fra Andrea Bottaro diventano preti


Fra Andrea e fra Antonio (in centro) alla Professione Solenne
Cari amici, in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Prossimamente la nostra famiglia francescana (frati del nord Italia) vivrà un grandissimo giorno di festa e di gioia. 
Il 5 maggio alle ore 10,00, presso la Baslica del Santo di Padova due nostri giovani frati, 
fr. Antonio Biasiotto
fr. Andrea Bottaro
verranno ordinati presbiteri per la preghiera consacratoria di mons. Fabio Dal Cin Delegato Pontificio della Basilica del Santo.

La Provvidenza ha voluto che questi due nostri confratelli abbiano percorso insieme gran parte del cammino formativo, anche se ora stanno già intraprendendo itinerari molto diversi: Fra Antonio Biasiotto vive da qualche mese a Milano nella nostra parrocchia e si occupa del frequentatissimo Oratorio Giovanile ; fra Andrea Bottaro sta invece seguendo il primo anno di studi biblici a Roma presso l'Università Gregoriana.  Mi colpisce della loro vicenda personale un aspetto "simpatico" : entrambi sono ingegneri e prima di abbracciare la vita francescana hanno avuto esperienze di lavoro in aziende importanti. 
Già più volte ho scritto poi sulla differenza fra un frate francescano e un prete diocesano, come pure ho cercato di spiegare come il diventare sacerdote sia per un frate come "una vocazione nella vocazione" ,  un'ulteriore grande chiamata che va ad innestarsi, trovando nuova linfa, nella primigenia vocazione francescana.
Le due strade, dunque, non sono certo in antagonismo, ma si richiamano e completano mirabilmente: se per un frate, accedere al presbiterato è una grazia incredibile e insieme un impegno più grande ed esigente al servizio dell'intera Chiesa, nello stesso tempo, il dono e il ministero del sacerdozio che riceve, viene ad arricchirsi di tutta l'esperienza di semplicità e povertà e fraternità tipicamente francescana che già gli appartiene! 
E' DUNQUE MOLTO BELLO ESSERE FRATE E PRETE!  
Carissimi amici, sosteniamo fra Antonio e fra Andrea con la nostra preghiera perchè siano religiosi e sacerdoti santi!  Sappiano esprimere con la loro vita l'amore di Dio per ogni uomo; non facciano mancare a nessun fratello la loro vicinanza e premura; siano impregnati come dice papa Francesco "dell'odore delle pecore" loro affidate. Ciascuno che li avvicini, possa incontrare in essi il volto, i gesti, i sentimenti, il cuore di Gesù!
A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it
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Ai frati sacerdoti...da san Francesco
"Prego poi nel Signore tutti i miei frati sacerdoti,
che sono e saranno e desiderano essere sacerdoti dell'Altissimo,
che quando vorranno celebrare la Messa,
puri e con purezza compiano con riverenza il vero sacrificio
del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo,
con intenzione santa e monda, non per motivi terreni,
né per timore o amore di alcun uomo, come se dovessero piacere agli uomini"
San Francesco

fra Andrea e fra Antonio

fra Alberto e fra Andrea

martedì 24 aprile 2018

ASCOLTARE, DISCERNERE, VIVERE: dal papa un itinerario alla scoperta della propria vocazione

Caro giovane amico in ricerca vocazionale, il Signore ti dia Pace.
Forse anche nel tuo cuore da qualche tempo sta risuonando una parola dall'alto, una intuizione, un invito innaspettato da parte del Signore che ti suggerisce: VIENI.., SEGUIMI!  

Al riguardo, Papa Francesco così ha scritto nel suo messaggio per la 55.esima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni appena celebrata (domenica 22 aprile) : “Nella diversità e nella specificità di ogni vocazione, personale ed ecclesialesi tratta di ascoltare, discernere e vivere questa Parola che ci chiama dall’alto e che, mentre ci permette di far fruttare i nostri talenti, ci rende anche strumenti di salvezza nel mondo e ci orienta alla pienezza della felicità”.

Occorre dunque, suggerisce il papa: saper ascoltare, discernere e vivere questa parola dall'alto seminata nel nostro cuore . Ma che significa? 



"Ascoltare" è leggere gli eventi con occhi di fede
Non potremo scoprire la chiamata speciale e personale che Dio ha pensato per noi – sottolinea Francesco - se restiamo chiusi in noi stessi, nelle nostre abitudini e nell’apatia di chi spreca la propria vita nel cerchio ristretto del proprio io, perdendo l’opportunità di sognare in grande e di diventare protagonista della storia unica che Dio vuole scrivere con noi”. Siamo dunque o chiamati a leggere e interpretare fatti, eventi, situazioni, incontri, passaggi di vita , con gli occhi della fede e non certo con occhi mondani! 
  • Questo sguardo di fede si costruisce con un confronto costante e quoditiano con la Parola di Dio, nella preghiera, nella frequentazione dei sacramenti, specie nella confessione nell'Eucarestia. In altre parole si tratta di leggere con occhi credenti, gli occhi stessi di Gesù, tutto quanto ci accade. 

"Discernere" è leggere dentro la nostra vita per scoprire a cosa si è chiamati
Scrive ancora il papa:  "Ognuno di noi può scoprire la propria vocazione solo attraverso il discernimento spirituale”.  Si tratta cioè di " superare le tentazioni dell’ideologia e del fatalismo per scoprire, nella relazione con il Signore, i luoghi, gli strumenti e le situazioni attraverso cui Egli ci chiama" . Questo richiede un cammino paziente e orante per poter così  "sviluppare la capacità di ‘leggere dentro’ la nostra vita" e  così cogliere dove e a che cosa il Signore ci sta chiamando per essere continuatori della sua missione”.
  • Per questa lettura interiore di noi stessi, indispensabili diventano gli spazi e i momenti di silenzio e preghiera: per riconoscere chi siamo (virtù, pregi, talenti.. desideri e sogni). Ma anche per fare pulizia, purificare, sgomberare dal nostro interno vizi, pesi, peccati. E poi imparare ad accogliere limiti e sofferenze... senza rinunciare a guardare oltre, più lontano!
  • Per chi ha nel cuore un desiderio di vita francescana (diventare frate), davvero utile è il cammino di "discernimento" vocazionale nel Gruppo San Damiano e il confronto diretto con la realtà francescana e la vita dei frati .
  •  Fondamentale risulta l'aiuto di una guida, di un padre spirituale per accompagnarci in questa lettura più profonda della nostra interiorità .

"Vivere" la chiamata è diventare testimoni del Signore
La gioia del Vangelo - scrive sempre il Papa -  non può attendere le nostre lentezze e pigrizie. Non ci tocca se restiamo affacciati alla finestra”. La vocazione è oggi! “La missione cristiana è per il presente! E ciascuno di noi è chiamato – alla vita laicale nel matrimonio, a quella sacerdotale nel ministero ordinato, o a quella di speciale consacrazione – per diventare testimone del Signore, qui e ora”.
  • Si tratta da subito di inziare a compiere dei passi concreti, dei gesti, delle azioni. Si tratta di non rimandare all'infinito un discernimento, di accettare di mettersi in discussione, di verificare una intuizione. Il rischio infatti per molti ragazzi oggi.. restare fermi, affossare e anestetizzare ogni richiamo interiore , ogni parola dall'Alto.
  • Il Signore continua oggi a chiamare a seguirlo” conclude Francesco. "Non dobbiamo aspettare di essere perfetti per rispondere: eccomi! Né spaventarci dei nostri limiti, ma accogliere con cuore aperto la voce del Signore.”  
  • "Ascoltarla, discernere la nostra missione personale nella Chiesa e nel mondo, e infine viverla nell’oggi che Dio ci dona”.
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Bellissimo Video Vocazionale (diocesi di Padova) 
con frate Fabio come testimone
 

domenica 22 aprile 2018

LA TESTIMONIANZA VOCAZIONALE DI SUOR FRANCESCA, GIOVANE CLARISSA DI CAMPOSAMPIERO

Pace e bene
cari amici in ricerca.

Si celebra oggi, nella domenica del Buon Pastore 22 aprile 2018, la 55a Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni. Lo slogan biblico che ispira il cammino vocazionale della Chiesa Italiana è: «Dammi un cuore che ascolta» (cf 1Re 3,9). Solo dall'ascolto e per l'ascolto è possibile, infatti, entrare in dialogo con il Signore e udirne la voce e i sussurri e i richiami e gli inviti e dunque intuire la nostra specifica vocazione.  Ma l'ascolto è sempre esigente: richiede silenzio e abbandono, accoglienza, preghiera.

Ci parla di questa esperienza vocazionale e di discernimento Suor Francesca, una giovane monaca francescana Clarissa del monastero del Noce di Camposampiero (Pd).

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Chiesa del Noce - Camposampiero (Pd): Monache Clarisse in preghiera
LA TESTIMONIANZA VOCAZIONALE DI SUOR FRANCESCA

1. Cosa significa vocazione? (parlare di vocazione significa …)
La vocazione nasce da una scoperta che cambia la vita: Dio ti ama. Tutti siamo chiamati da questo Amore impellente. La vocazione si rinnova ogni giorno, perché Lui si rivela costantemente, chiedendoti di lasciarti amare; è dialogo, è preghiera, è ricerca, è ascolto, è accoglienza, è affidarsi, è la Sua promessa di felicità.
Il sentirti amato porta all’esigenza di rispondere, di ricercarne il come in modo totale, con la propria vita. È rispondere al desiderio di Dio di entrare in relazione con Te e di farti strumento della Sua Salvezza. Ecco dunque la missione, cioè come concretamente spendere le tue energie, la tua intelligenza, le tue forze, il tuo cuore, nel portare e testimoniare al mondo questo suo Amore. Missione è testimonianza, annuncio, carità fattiva, sempre e solo nel Suo Nome.

2. Come si comprende la vocazione che Dio ha pensato per ognuno di noi? (i segni, le provocazioni, i testimoni, la guida spirituale, …)
Avendo un atteggiamento di grande ascolto e uno sguardo di fede. Orecchi e occhi attenti per riconoscere la Sua voce e il Suo sguardo
- nella Sacra Scrittura, meditata e rivelata nella liturgia;
- nei Sacramenti, presenza concreta di Gesù nella Chiesa;
- negli eventi e nella storia: nulla capita a caso!
- nelle relazioni, passate e nuove, anche con i Santi che ci hanno preceduto. Importante avere l’aiuto di una persona con più esperienza;
- in te stesso, che forse è la cosa più difficile: davvero ti stai ascoltando profondamente, in verità e in sincerità, dando nome ai sentimenti e ai pensieri che ti abitano? Quali le intuizioni, i desideri?
È perciò un percorso per conoscere Dio e conoscere se stessi

3. Qual è il momento decisivo nella scelta vocazionale ? (un’intuizione, una scoperta, un desiderio, un’inquietudine, un fatto)
Il mio cammino di discernimento è iniziato come esigenza dopo un evento preciso, nel quale, mentre ero lontana e lontana da Dio, mi ha investito il Suo perdono, la Sua misericordia, il Suo Amore totale, personale, infinito, inaspettato, gratuito. Mi sono sentita misera e sconvolta, ma immensamente Amata.
Nei tre anni a seguire ho cercato con pazienza come poter rispondere a questo Amore con tutta me stessa, nella totalità della mia vita. Ricordo che quando non stavo capendo più niente per aver avuto davanti tante strade, la mia guida spirituale mi disse: “Con queste porte aperte, attendi ora da dove entra lo Spirito. E vai per aggiunta, non per esclusione”.
Dopo diverse esperienze forti che mi hanno avvicinato alla vita claustrale, con grande timore ed emozione ho avvertito chiaramente che il mio posto fosse qui la sera stessa del 1° giorno di prova. Gioia, trepidazione, paura, gioia.

4. Cos’è oggi la vita monastica?
Per definire la vita monastica, riprendo le diverse tipologie di preghiera:
- È innanzitutto LODE a Dio con tutto il nostro essere, il nostro agire, il nostro stare, in definitiva la nostra vita, che diventa offerta viva, “sacrificio di lode” che confessa il Suo Nome.
- E' RENDIMENTO DI GRAZIE “per gli immensi doni a noi elargiti”, citando S. Chiara, la quale nel suo testamento alle sorelle esordisce proprio ringraziando il Donatore;
- E' SUPPLICA al Padre delle Misericordie, invocando il Suo Perdono per le nostre e altrui miserie;
- E' INTERCESSIONE per la Chiesa e il mondo intero, dando voce alla preghiera di ciascuno iin Cristo, unico Mediatore, nella grazia dello Spirito Santo;
- E' LAVORO E VITA FRATERNA secondo il carisma di Santa Chiara, che esorta le sorelle alla povertà, alla santa unità e alla mutua carità, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, nostra unica via.

Monastero e chiesetta del Noce- Camposampiero (PD)
Benedizione di Santa Chiara
Il Signore vi benedica e vi custodisca.
Mostri a voi il suo volto e abbia misericordia di voi.
Volga il suo volto verso di voi e vi doni la sua pace.
Il Signore sia con voi sempre ed ora voi siate sempre con Lui. Amen!


sabato 21 aprile 2018

venerdì 20 aprile 2018

PAPA FRANCESCO DA DON TONINO BELLO FRANCESCANO E ANTONIANO


Don Tonino francescano
Papa Francesco prosegue il suo pellegrinaggio sui passi di quei cristiani italiani che hanno lasciato il graffio sul Novecento. E così, dopo la visita nel 2017 a Bozzolo (MN) per don Primo Mazzolari e a Barbiana (FI) per don Lorenzo Milani, è ora (in maggio) la volta di don Zeno Saltini a Nomadelfia (GR) e Chiara Lubich a Loppiano (FI), mentre il 20 aprile Francesco è atteso ad Alessano e Molfetta per incontrare don Tonino Bello. Non casuale la data della visita pugliese: è la ricorrenza della dipartita di don Tonino, giusto venticinque anni fa, dopo un lungo combattimento con un tumore allo stomaco. Il precoce addio, all’età di 58 anni, ha dato ancor più luce alla sua luminosa testimonianza di caparbio pacificatore, amico dei poveri, poeta dell’Altissimo, discepolo e pastore.

Che cosa vedrà papa Francesco ad Alessano, provincia di Lecce, il 20 aprile? Intanto la tomba di don Tonino, nel cimitero del suo piccolo Comune di origine. La comunità gli ha riservato uno spazio splendido, quasi una chiesa a cielo aperto, coronata di cipressi e di tre file di gradoni che invitano a sostare in raccoglimento prolungato. Al centro dell’emiciclo, poi, un giovane ulivo fa da «sentinella della pace» alla tomba vera e propria del servo di Dio. Sulla lastra di pietra è inciso: «Don Tonino Bello terziario francescano». Già, il vescovo di Molfetta aveva emesso la professione nell’Ordine francescano secolare, mentre era giovane prete, nel 1962, certo sull’esempio dell’amata mamma Maria. Tonino Bello era stato nominato monsignore a 28 anni, vescovo a 47, ma aveva sempre ben chiarito a qualsiasi interlocutore il desiderio di non sopravanzare quel «don» davanti al nome. Anzi, alcuni documenti li ha firmati proprio aggiungendo «terziario francescano». Che poi lo fosse nei fatti più che nel titolo è evidente. Si prodigava per gli emarginati, per sollevarli dalla miseria restituendo loro dignità, non dalle retrovie ma in primissima fila, sia impegnando le proprie energie, sia chiedendo alla comunità cristiana e civile di prendersi le proprie responsabilità senza accampare scuse. Non erano «pallini» il pacifismo, l’accoglienza dei poveri e dei migranti, la sobrietà vitale, il distacco critico da tutte le forme di potere politico che non fossero a servizio del bene comune, le invettive contro corruzione, guerre e menefreghismi. Erano invece frutto di un’adesione strettissima al Vangelo e alla persona di Gesù, che «non ammette di essere raccontato, ma pretende di essere vissuto» come spiegava don Tonino.

«Proprio questo legame fondamentale con il Vangelo e con Cristo è l’essenziale sua impronta francescana» conferma fra Francesco Neri, cappuccino, che firma Le stigmate e la misericordia. San Francesco d’Assisi nell’esperienza cristiana di don Tonino Bello, con prefazione di GianCarlo Bregantini (edizioni Insieme). Spiega fra Neri: «Se san Francesco “non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente”, come testimonia Tommaso da Celano, anche don Tonino ha amato intensamente la preghiera. Lo studio dove scriveva omelie e discorsi era, nella notte, la cappellina dell’episcopio. Altro parallelo è l’amore per l’eucarestia, con il fondamentale riferimento al capitolo 13 di Giovanni, alla lavanda dei piedi, brano che Francesco d’Assisi volle gli fosse letto in punto di morte, e che don Tonino sintetizzò nel celebre binomio de “la stola e il grembiule”. Entrambi erano poeti, creatori, con parole e segni. Li accomunava poi l’amore per il creato. Con una divergenza, però: da buon salentino, don Tonino “completa” il Cantico delle creature con il mare, pressoché ignoto a san Francesco, umbro… Come non citare infine la passione per la pace? La marcia del dicembre 1992 nella Sarajevo martoriata dalla guerra appare una riedizione del viaggio di san Francesco nel cuore della crociata, a chiedere conversione e pace a cristiani e musulmani».

Don Tonino antoniano
Poteva don Tonino, che lo aveva addirittura nel nome di battesimo, non avere un legame anche con sant’Antonio di Padova? Cercando nella biblioteca del «Messaggero di sant’Antonio» salta fuori un libro sull’emigrazione molfettese nel mondo, del 1984, con una dedica speciale, vergata il 13 giugno 1987: «Grazie, padri. Il vostro ricordo rimarrà nella nostra città con tanta nostra gratitudine». Firmato: «don Tonino». I padri in questione sono il direttore generale e il direttore amministrativo del «Messaggero» di allora, ovvero fra Luciano Marini e fra Antonio Guizzo, in trasferta a Molfetta per una «missione antoniana» con le reliquie del Santo su invito della locale Confraternita di sant’Antonio, che festeggiava i 350 anni dalla rifondazione. Il ricordo di fra Guizzo è vivido: «Dopo aver incontrato don Tonino Bello, la mia fede nella Chiesa è sicura. Rimasi davvero conquistato dalla sua persona. Ci accolse in tutta semplicità in vescovado. “Il caffè so fare, ve lo preparo volentieri” ci disse. Indossava una croce di legno e un piccolo anello episcopale: era la fede nuziale di mamma Maria riadattata. Quando era stato in Australia, a fronte della profonda miseria in cui versavano tanti molfettesi emigrati, aveva fatto fondere l’anello e la croce d’oro per loro. Dopo il caffè ci recammo in cattedrale, ma lui ci precedette, “per dare una mano a confessare”. Era stupefacente la sua capacità di stare con i poveri. Ci raccontò di una signora che per un periodo era solita aspettarlo al termine delle messe. Chiedeva soldi per allestire un pranzo per festeggiare la cresima del figlio. E don Tonino dava quello che poteva. Poi sparì. Don Tonino rimase stupito, quindi, di ritrovarsela di fronte da lì a un mese. “Ormai suo figlio dovrebbe essersi cresimato…”. Era vero, ma la signora non aveva raggranellato a sufficienza per il pranzo, e quindi era venuta a restituire la somma ricevuta… Ricordo poi la Messa del 13 giugno. All’offertorio in tanti portarono doni per l’onomastico del vescovo: chi un chilo di zucchero, chi due etti e mezzo di caffè… Finirono tutti alla Comunità Casa per tossicodipendenti da lui fondata».

La Confraternita di Molfetta ebbe la lungimiranza di registrare l’omelia di don Tonino, nella quale il presule, come già l’amico David Maria Turoldo, si interrogava su quale fosse il segreto del Santo. «Perché ha scavalcato tutti questi secoli la figura di quest’uomo ed è giunta fino a noi (…)? Voglio dare una mia interpretazione: perché sant’Antonio si è convertito al popolo!». «Lui era un intellettuale, era un aristocratico del pensiero. (...) Sentì dire che Francesco d’Assisi (…) sapeva andare alle cose essenziali e allora anche lui è stato affascinato dal bisogno di andare alle cose essenziali».

Come non riconoscere che il percorso di Antonio da Lisbona è lo stesso compiuto da Antonio da Alessano?

L’articolo completo è leggibile sul numero di aprile 2018 del Messaggero di sant’Antonio e nellacorrispondente versione digitale.

Alberto Friso ( Messaggero di sant'Antonio)

martedì 17 aprile 2018

PARMA - FRATI E GIOVANI ALLA MISSIONE UNIVERSITARIA


TI ASCOLTO ...PERCHE' SEI IMPORTANTE
Missione Universitaria
Parma: 17-30 aprile 2018

Da martedì 17 a venerdì 20 aprile si svolge a Parma una missione per i tanti studenti universitari presenti in quella città. L'iniziativa vede direttamente coinvolti i frati della nostra comunità francescana di San Francesco al Prato e tanti altri frati e suore francescane e religiosi che giungeranno per l'occasione.
I missionari incontreranno giovani e studenti nelle sedi universitarie e nel centro cittadino. La Chiesa di San Tommaso in strada Farini sarà “la base” per la preghiera dei missionari e per l’accoglienza di tutti, dalle 8 alle 19. La Missione si muoverà tra i Poli didattici del Centro storico (Sede centrale, Poli di Strada D’Azeglio, di Borgo Carissimi e San Francesco, di via San Michele).
Ma ci saranno anche i giovani studenti della Pastorale universitaria e di alcune comunità giovani della Chiesa parmigiana, a fare la loro parte per raggiungere i loro coetanei e colleghi.
Momenti forti della Missione saranno le serate, a cui  sono invitati con i “missionari”,  tutti i giovani e studenti così come l'intera cittadinanza.
La missione regalerà certamente a ciascuno giorni di incontro, scambio, ascolto reciproco, festa, letizia e semplicità, preghiera, riflessioni, provocazioni. San Francesco ne sarà l'ispiratore, il pittore, il designer, il regista..da autentico premio Oscar!!
Affidiamo questi giorni, i missionari e tutti i giovani al soffio potente dello Spirito Santo!

PROGRAMMA:
  • Martedì 17 aprile, ore 20.45 - Aula Magna di Economia - Via Kennedy
In ascolto della coscienza.
Incontro con Andrea Franzoso, whistleblower
Andrea Franzoso nel 2015 denunciò le spese folli del presidente di Ferrovie Nord subendone pesanti conseguenze, fino alla perdita del lavoro. La sua vicenda ha avuto grande eco: è stata raccontata da tutti i giornali nazionali e da molte trasmissioni televisive (Report, Otto e mezzo, Le Iene, Nemo…). Andrea ha scritto un libro ("Il Disobbediente") ed è stato il portabandiera della legge italiana sul whistleblowing, approvata dal Parlamento ed entrata in vigore il 29 dicembre 2017. Il whistleblower è colui che denuncia corruzione e malaffare, come l’arbitro che fischia per fermare il gioco in fallo. Ci racconterà come l’ascolto della sua coscienza e la sua vicenda di impegno civile abbiano radici nella sua fede. Per approfondire: https://youtu.be/MQrW2OLEkaI.
  • Mercoledì 18 aprile, ore 20.45 - Chiesa di S. Maria del Rosario - Via Isola
Dammi un cuore che ascolta
Veglia vocazionale diocesana, presiede il Vescovo Mons. Enrico Solmi
Ogni anno dopo Pasqua la Chiesa dedica un tempo particolare alla preghiera per le vocazioni. Quest’anno la richiesta della Chiesa italiana di un “cuore che ascolta” si sposa con il tema della missione.
  • Giovedì 19 aprile, ore 20.45 - Aula Magna di Economia - Via Kennedy
Prof-no-profit. In ascolto... tra Italia e Africa
Incontro con Roberto Valentino, docente UniPR di ingegneria
Roberto Valentino è docente di ingegneria all'Università di Parma. La sua esperienza di ricerca e didattica tra gli studenti parmigiani recentemente l’ha messo in contatto con una giovane Università del Ruanda. Racconterà come il lavoro con questo popolo giovane e martoriato, ma segnato da una grande voglia di vivere, abbia rimesso in moto la sue motivazioni professionali e la sua fede.
  • Venerdì 20 aprile, ore 20.45 - Chiesa di San Pietro - Piazza Garibaldi
Un canto nella notte
Incontro, ascolto, evangelizzazione e preghiera
Nel cuore di Parma si conclude la Missione Universitaria con una serata “provocatoria”, fatta di festa, preghiera, condivisione della fede tra le strade e la Chiesa di San Pietro… dove la preghiera sarà guidata dall’armonioso cantodelle Sorelle di Maria Stella del Mattino.



Contatti - Pastorale Universitaria di Parma: 
pastoraleuniversitariaparma@gmail.com - missioneunipr@gmail.com
https://www.facebook.com/PastoraleUniversitariadiParma/


Fra Francesco Ravaioli parla ad un gruppo di giovani 

lunedì 16 aprile 2018

LA VOCAZIONE E' AMORE

“In quale modo ameremo Dio? Senza modo, smodatamente!
In quale misura Lo ameremo? Senza misura, smisuratamente!
(S. Bernardo)

C'è una definizione della vocazione, di ogni vocazione (alla vita consacrata, al matrimonio, alla missione..) che mi piace tantissimo: la vocazione è amore, è capacità di amare che prende forma, assume i contorni della nostra vita nella sua concretezza e quotidianità; guida scelte e responsabilità, suscita decisioni, ci indirizza verso vie talvolta inaspettate e nuovi sentieri.

Al riguardo, in diverse occasioni, Papa Francesco ha detto che non esiste  un vero amore (e dunque neppure un'autentica vocazione)  se basato sul calcolo o confezionato “a nostra misura”; non vi può essere un amare a spicchi o con data di scadenza. Quando veramente si ama, non si può non farlo fino all'estremo, fino “alla fine” e con tutte le conseguenze che questo comporta.

Amare così è certamente bellissimo ed esaltante, ma anche può essere molto costoso ed esigente! Sempre, infatti, si deve un po’ morire per aprirci a Dio e agli altri, per uscire da noi stessi, per vincere il nostro egoismo, per non mettere in primo piano solo il nostro star bene o il nostro piacere, per farci forti contro la nostra pigrizia o la nostra tristezza.

In ogni vocazione o chiamata ci giochiamo dunque in questa capacità di amare. In particolare, la vocazione alla vita consacrata, il diventare frate o suora, sacerdote o missionario, richiede un desiderio d’amore per Dio e i fratelli senza calcoli o interessi o doppi fini, un anelito d’amore assolutamente gratuito, senza misura, smisurato, smodato, totale!!

Ma è poi davvero possibile vivere secondo questo richiamo? 
Si! Con l’aiuto e la grazia del Signore, che solo sa dilatare e far ardere e incendiare il nostro cuore.


IN PREGHIERA

Signore, dammi tu la forza di resistere alla tentazione di amare calcolando, misurando, soppesando.

Dammi il coraggio rischiare per ciò per cui vale davvero la pena di vivere e anche morire.

Dammi più amore, o Signore, e più autenticità perché io possa seguirti senza timore.

Dammi, Signore una maggiore sensibilità e disponibilità a quanto sussurri al mio cuore.

Concedimi, di potermi dimenticare un poco di me stesso e così guardare a te e ai fratelli



venerdì 13 aprile 2018

QUANDO E PERCHE' UN FRATE DEVE CAMBIARE COMUNITA' ?


Cari amici,
il Signore vi dia pace.

Fra le domande che spesso mi sono rivolte vi è questa: Quando un frate è chiamato a cambiare comunità? E cosa succede ? E perchè si cambia?

Ebbene, prima di tutto va tenuto presente al riguardo che noi frati francescani viviamo la dimensione della così detta ITINERANZA
Che significa? Vuol dire che il frate, per sua natura non è chiamato alla stabilità, ma sempre è "pellegrino e forestiero", sempre pronto a mettersi per strada con il suo zaino in spalla. Il frate è come il vento, va dove lo Spirito soffia, dove c'è bisogno, dove bisogna ripartire, dove i superiori o la comunità o la Chiesa vedono bene una sua presenza, dove il Signore lo chiama. 

Il frate è  così anche in virtù del voto di POVERTA': di nulla e di nessuno, come di alcun luogo o compito o mansione egli sa di doversi impossessare o appropiarsi o immedesimarsi.

Il frate vive costantemente il richiamo evangelico ad essere un "SERVO INUTILE" (cfr Lc17, 5-10), spendendo dunque le sue energie, la sua fede e intelligenza, l'intera sua vita nella totale gratuità e disponibilità a Gesù e al suo Vangelo...e basta!. 

I cambi di comunità o di incarichi vengono indicati da chi ha la responsabilità dell'autorità (il Ministro Provinciale). 
Questa piena disponibilità e libertà interiore che ci è richiesta  è molto bella, ma anche talvolta abbastanza difficile ! Difficile lasciare spazi in cui si è bene operato, si sono coltivate amicizie e legami, in cui si era esperti pastoralmente, in cui si era conosciuti e stimati. 

Ripartire però, ricominciare, rimettersi in discussione in una nuova comunità e in nuovi contesti, ha sempre il sapore di primavera, di un qualche cosa che rinasce dopo la morte, che porta freschezza e novità, che ti obbliga a ringiovanire. Il frate per questo "è sempre giovane"!

La nostra vita di frati è dunque una vita itinerante di convento in convento, di uomini sempre in cammino in semplicità e gioia e fraternità, alla sequela di Gesù sull'esempio di san Francesco, per annunciare il Vangelo a tutti coloro ai quali il Padre ci invia ! Viva la Missione! 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


giovedì 12 aprile 2018

NOVIZIATO E NOVIZI FRANCESCANI

Arroyo Grande - California (USA) : Novizia americani

Una tappa fondamentale del percorso di discernimento per diventare frate è certamente l'anno di Noviziato.

Cosa è il Noviziato? Come ho già scritto varie volte al riguardo nel BLOG, è un periodo che segue il Postulato, della durata esatta di un anno.
Per i giovani italiani, si svolge ad Assisi presso la Basilica e la tomba di san Francesco, mentre per le altre parti del mondo si compie in differenti sedi designate dai frati .
Il noviziato ha come unico fine quello di accendere nei novizi l’amore per Cristo e di confermare loro se essi siano davvero chiamati a seguirlo sulla via che san Francesco per primo percorse 800 anni fa. Il Noviziato, con tutte le sue attività, esiste solo in funzione di ciò.
È l’anno dell’innamoramento del Signore e della verifica. Tutte le esperienze di servizio e le istruzioni che vengono offerte nella formazione di quest’anno (Regola e scritti di S. Francesco, storia del Francescanesimo, documenti della Chiesa e spiritualità della vita consacrata) hanno come unico fine proprio quello di aiutare nel discernimento e di mettersi a confronto con la propria umanità e con la propria esperienza di Gesù. Un cammino talvolta faticoso, ma sempre possibile perché retto e basato sulla grazia di Cristo e sul personale impegno di ciascuno.

L'abito francescano (saio dei frati) : All'inizio del Noviziato avviene la vestizione del saio o tonaca (l'abito dei frati; i panni della prova, come li chiama san Francesco). Il Noviziato termina con l'emissione dei voti di povertà, castità e obbedienza. Si tratta della "Professione religiosa temporanea": la promessa, della durata di tre anni, a vivere da frate. La Professione definitiva (detta anche solenne e per tutta la vita) giungerà più avanti, trascorsi questi primi tre anni di verifica e approfondimento .

Fra Joseph WOOD è il Maestro dei novizi, mentre Fra Maurice RICHARD è l’assistente.
Fra Alexander CYMERMANN è il frate più anziano del convento.
California - Novizi francescani (delle tre famiglie)dopo la partita di calcio

California : Novizi al lavoro!

mercoledì 11 aprile 2018

IL PAPA E I FRATI FRANCESCANI IN CARCERE

Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale,
il Signore vi dia pace.

Molte sono le domande che mi giungono inerenti la nostra vita e su che cosa facciano i frati e di che cosa si occupino i francescani. Ebbene, fra le molteplici nostre attività ( parrocchie, santuari, missione, opere di carità..ecc.), una da sempre ci riguarda e coinvolge: la cura e l'assistenza ai carcerati, persone certo fra le più povere e rifiutate.

Perchè questa scelta così marginale e "impopolare" anche agli occhi di molti così detti "buoni cristiani"?
E' lo stesso San Francesco a scrivere così nella Regola : «I frati devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada» (Rnb,IX,2: FF 30). Una indicazione per altro assolutamente evangelica e dunque cristiana!

Al riguardo, non è dunque un caso che , Giovedì Santo 29 Marzo 2018, Papa FRANCESCO abbia fatto visita al carcere romano di Regina Coeli e qui via abbia celebrato la S. Messa in “Coena Domini” con il rito della lavanda dei piedi a 12 detenuti

In questo carcere operano due cappellani francescani, fra Vittorio Trani e fra Renzo Degni che naturalmente il Papa ha incontrato e salutato incoraggiandoli nel loro servizio così impegnativo. Ecco di seguito un resoconto della giornata tratto dal sito dell'Ordine

Al Signore Gesù sempre la nostra lode!
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

Roma- Carcere  di Regina Coeli: il Papa lava e bacia i piedi di un detenuto

ROMA - IL PAPA IN CARCERE A REGINA COELI
Giovedì Santo 29 Marzo 2018, Papa FRANCESCO ha fatto visita al carcere di Regina Coeli a Roma, e ha celebrato la S. Messa in “Coena Domini” con il rito della lavanda dei piedi a 12 detenuti.

È stata una cerimonia toccante e piena di significato, nella storica Rotonda dove confluiscono gli 8 bracci del vecchio e storico istituto di pena romano, dove dal 1945 prestano servizio pastorale carcerario i Frati Minori Conventuali (della Provincia italiana di S. Francesco – centro Italia).

Per i frati della comunità di San Giacomo, con i due Cappellani Fra Vittorio TRANI (da quarant’anni) e Fra Renzo DEGNI (da un anno), è stata intensa la preparazione della visita del successore di Pietro e vissuta in un clima di fiduciosa attesa con il coinvolgimento della Direzione del carcere, dei 900 detenuti oggi dimoranti, dei 600 membri della Polizia Penitenziaria e dei 100 Volontari che sono di valido supporto nell’azione pastorale dei frati.

Papa Francesco è stato il quarto Papa a visitare il carcere di Regina Coeli, dopo Giovanni XXIII nel 1958, Paolo VI nel 1964 e Giovanni Paolo II nel 2000.

Al suo arrivo il Papa è stato accolto dalla Direttrice del Carcere , e dai due Cappellani che lo hanno accompagnato nel reparto clinico. Qui ha salutato singolarmente i detenuti ammalati.

È seguita la Messa con la lavanda dei piedi ai 12 detenuti di varie nazionalità e religioni, tra cui due musulmani e un buddista; infine il Papa ha concluso l’incontro con la visita al reparto della Sezione VIII.

Il Papa ha donato ai carcerati l’artistico altare bronzeo dove ha celebrato la Santa Messa. L’opera è dello scultore Fiorenzo BACCI e raffigura Cristo chinato tra le spine nell’Orto degli Ulivi; rimarrà nella storica Rotonda per la Messa domenicale dei cappellani, come ricordo della visita papale.

Fra Paolo FIASCONARO (della Comunità di S. Giacomo di Roma)

Il Papa saluta i frati nella rotonda del carcere Regina Coeli

Il Papa con fra Vittorio ( a sinistra) e fra Renzo: cappellani a Regina Coeli

sabato 7 aprile 2018

E TU... CHI CERCHI ?


Cari amici, in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.

Abbiamo appena vissuto la Settimana Santa. Si tratta del vertice dell'intero anno liturgico!  In essa, infatti, si è rivelato a noi fino a che punto il Signore ci ha amato, donando tutto se stesso per la nostra salvezza. Riusciamo ad immaginarci le sofferenze fisiche, morali e spirituali che Gesù ha patito dall'Orto degli ulivi  fino al Golgota? Lui «giusto, per salvare noi, poveri peccatori »? Al riguardo, sono illuminanti le parole di san Paolo (Rm 5, 7 – 8) :
« Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene.  Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. »
Sì, la Passione di Gesù è  davvero la prova che Dio ci ama, poichè  non c’è Amore più grande che dare la vita per i propri amici (Gv 15, 13)! Durante la Settimana Santa abbiamo ascoltato il racconto della Passione in due riprese: prima di tutto, la Domenica delle Palme nel racconto dell'Evangelista Marco (Mc 14), poi il Venerdì Santo, dal Vangelo di Giovani (Gv 18). Soffermandomi in particolare sul Vangelo di Giovanni vi propongo una breve meditazione  guardando da vicino le prime e ultime parole di Gesù durante la sua Passione :
♦ La prima è una domanda: « Chi cercate? »
♦ L'ultima è un'affermazione : « Tutto è compiuto. »
La prima domanda è fondamentale! Essa infatti fa eco e rimanda ad altre due domande molto simili poste da Gesù addirittura all'inizio e poi al termine sempre del Vangelo di Giovanni. Infatti quando Gesù si rivolge per la prima volta ai due discepoli che chiedono di seguirlo così si rivolge a loro: «Che cosa cercate ?» (Gv 1, 38). Ugualmente,  dopo la sua resurrezione, le sue prime parole saranno per domandare a Maria Maddalena: « donna perchè piangi, chi cerchi ? » (Gv 20,11-18). Vi è dunque un'evoluzione sempre più precisa e diretta  nei tre interrogativi che Gesù via via pone a chi lo ascolta :
Che cosa cercate? → Chi cercate ? → Chi cerchi tu?
Anche a noi, oggi, Gesù pone le medesime domande: dove va la tu ricerca, la tua sete, il tuo desiderio di Dio? Stai cercando qualche cosa o qualcuno ? E se  cerchi qualcuno sei consapevole che Gesù ha donato la sua vita perchè tu abbia la vita? 
Anche le ultime parole di Gesù nella Passione ci interpellano. Egli dice: «Tutto è  compiuto». Morendo sulla croce ha compiuto la sua missione : donarci la vita eterna. Vi è dunque qui un'autentica provocazione per noi : siamo pronti a compiere la nostra vocazione, la nostra missione? Siamo pronti come Gesù a spingerci fino all'estremo, ad amare senza riserve?  Donandosi totalmente Gesù ha una vita di straordinaria fecondità: dal suo seno sgorgano fiumi di acqua viva alla quale gli uomini possono abbeverarsi e così guarire le loro infermità  e ferite. E noi? Oseremo donarci come Lui ha fatto perchè anche la nostra vita sia bella, piena e feconda?
« Io ho fatto la mia parte. Che il Cristo vi indichi come compiere la vostra !». Così si esprime san Francesco d'Assisi in una delle sue ultime parole . A noi, prendere una decisione, una via.....
da una catechesi tratta da https://vocationfranciscaine.com/