domenica 30 novembre 2014

Avvento: tempo di attesa, tempo di attenzione, tempo di decisione


Domenica 30 novembre 2014
Prima domenica d’Avvento 



“Fate attenzione, 
  vegliate, 
  perche’ non sapete 
  quando è il momento”. 

   (Mc 13, 33)








Cari fratelli in cammino e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita, il Signore vi dia pace.

Siamo entrati nel tempo dell’Avvento, tempo di attesa del Signore che viene, che bussa alla nostra porta, e chiede di entrare nella nostra vita.
 Gesù così ci esorta: «Fate attenzione, vegliate perché non sapete quando è il momento». Non un’attesa passiva, ma attentaimpegnata, operosa, amante.

Siamo invitati, anzitutto, ad essere svegli, non addormentati, non rimandatari, rendendoci invece conto che abbiamo solo questo tempo per fare le scelte più decisive; per intraprendere la nostra strada, per accogliere senza paura o tentennamenti la nostra chiamata e vocazione.  L’oggi passa e non torna più; non lasciamolo vuoto di amore e di una nostra risposta.

In secondo luogo, si tratta di riconoscere e accogliere il Signore che viene nel quotidiano: lo incontriamo nella preghiera, nella meditazione della Parola, nell’Eucaristia; lo incontriamo nel prossimo, nel povero, nel sofferente e nel forestiero.

Apriamo il cuore e la porta della nostra casa per accoglierlo.
Solo così lo potremo conoscere e godere di una gioia immensa.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto


sabato 29 novembre 2014

Io (non) sono un santo

Lucio Fontana – Io sono un santo, 1958. Fondazione Lucio Fontana Milano 

Io (non) sono un santo
Pace e bene cari amici in cammino e in ricerca vocazionale. Si ricordano oggi, tra noi frati e suore e laici legati alla spiritualità di san Francesco, i SANTI dell'Ordine francescano (vedi post). Volendo parlarvi di questa nostra bella ricorrenza, parto da una riflessione nata in me, durante una recente visita ad una mostra, mentre ammiravo un'opera piuttosto enigmatica di un artista del '900, Lucio Fontana. A lettere semplici e "scolastiche" e piane e azzurre, questi sulla tela scrive: io sono un santo. Il quadro in realtà è tormentato da tagli e ferite e, fra parentesi, in alto si legge in matita un "non" ( io "non" sono sono un santo). Sul retro invece, a lettere ocra, l'autore scrive: io sono una carogna
Non mi reputo di certo un esperto di arte contemporanea, ma pensando ai giovani in discernimento che seguo, mi è piaciuto scorgere in quest'opera una provocazione: da un lato ecco l'anelito genuino scritto nel cuore di tanti alla santità e alla vita religiosa, vale a dire, ad una vita attratta dal Signore Gesù e ispirata al vangelo e ai grandissimi ideali francescani, dall'altra anche la fatica e i dubbi e gli ostacoli e le incertezze e le tentazioni e i peccati e le ferite che pure fanno parte del loro vissuto ( come del vissuto di ciascuno!)
Più in generale, quest'opera mi pare davvero rappresentativa della nostra umanità, segnata insieme dal male e da tante contraddizioni, eppure sempre anche dalla Grazia e dalla presenza del Signore, se sappiamo riconoscerlo e invocarlo e affidarci. Emblematici a questo punto mi sono sembrati quei tagli profondi e quelle incisioni che trapassano da parte a parte l'opera di L. Fontana; quasi un ponte possibile fra bene e male; fra il davanti e il retro, il visibile e il nascosto; passaggio e varco alla Luce e alla Grazia verso le zone più oscure e negative di noi. 
Da frate francescano, il mio pensiero è andato allora alle stimmate di Francesco, ai buchi dei chiodi della croce nella mani e nei piedi di Gesù, alle ferite che inevitabilmente trapassano anche ciascuno di noi. Ferite che, in Gesù e solo in Gesù, possono trasformarsi in feritoie dove Lui può passare e risanare e ridare senso e nuova vita; piaghe che in Lui si trasformano in opportunità e rinnovata speranza, lacerazioni che solo per Gesù diventano occasioni di perdono e compassione e amore verso noi stessi e gli altri.
Questo cari fratelli è il cammino più autentico verso la santità. Non ci è chiesto infatti per essere tali una vita disincarnata e asettica o una perfezione irraggiungibile, ma il coraggio e l'umiltà di guardarci reciprocamente in verità e accoglierci con misericordia, lasciandoci continuamente trasfigurare e riplasmare e illuminare e ammaestrare dal Signore Gesù. E' un cammino dietro a Lui da iniziare ogni giorno con fiducia e letizia di cuore.  A Lui sempre la nostra Lode. Vi incoraggio e vi sono vicino.
Festa dei Santi Francescani

Festa 
dei Santi Francescani 
Questo cammino è stato percorso nei secoli da tantissime persone che hanno creduto in Gesù: ecco i Santi!
L’Ordine Francescano è stato in ogni tempo focolare di santità. Si tratta di una grande folla proveniente da tutti i ceti sociali e da ogni popolo. Vi sono martiri, dottori, sacerdoti, fratelli religiosi, laici, vergini, sante donne…: santi famosi e conosciuti, così come figure "piccole" e nascoste e "minime". Una moltitudine immensa radunata intorno al Poverello di Assisi, “recante il segno del Dio vivo” nelle sue carni (le Sacre Stimmate). Uomini e donne che scegliendo l’umiltà e la povertà, hanno dissetato il loro cuore all’eterna fonte dell’Amore - Gesù – che solo dona la gioia e la pace vera. Per Lui si sono spesi senza misura, anche disposti a offrire la vita.
Il loro segreto: un SI’ , un ECCOMI, di consegna e abbandono assoluto nelle mani di Dio, Padre buono. Nel proprio tempo e secondo le rispettive capacità, hanno fatto di Gesù Cristo il centro della propria esistenza, diventando strumenti di pace e di speranza per molti: poveri, affamati, assetati, ignudi, malati, perseguitati, carcerati... Ogni loro parola "sa di Vangelo" e le loro opere "profumano di Cristo".
La festa di tutti i Santi dell’Ordine francescano, si celebra in questo giorno perchè il 29 novembre 1223, Francesco e i suoi primi frati ricevettero l'approvazione definitiva della Regola da parte di papa Onorio III. La pergamena originale è conservata ad Assisi, nella cappella delle reliquie della Basilica di San Francesco.
In questa ricorrenza noi frati francescani , facciamo memoria e rinnoviamo i Voti di castità e povertà e obbedienza pronunciati a suo tempo, pubblicamente, con la Professione Religiosa e, sull'esempio di san Francesco, nostro Serafico padre e di tanti Santi nostri confratelli, ci riconfermiamo nel desiderio e nella volontà di "osservare fedelmente il santo Vangelo".
La luminosa testimonianza dei Santi Francescani , può ricordare anche a tutti noi che la Santità non è un qualcosa del passato, né un itinerario per pochi o il privilegio di una élite ... Si tratta di una strada sempre aperta per chi decide di intraprenderla, un invito sempre nuovo per chi lo voglia accogliere e mettere in pratica.

La "REGOLA" di S. Francesco
È comprensibile, ha senso, oggi, rifarsi ancora ad una Regola di vita? A prima vista no, perché viviamo in un mondo, in una cultura che sembrano aver fatto della libertà senza responsabilità la norma o l’aspirazione più forte di ogni uomo! Credo, però, che ne valga la pena, perché si avvertono vari “scricchiolii” di un progetto umano senza regole, valori ed ideali. Anche Francesco avvertì l’esigenza di un chiaro orizzonte valoriale ed ideale in mezzo a tanti movimenti pauperistici che, in qualche modo, volevano rinnovare la Chiesa e la Società del proprio tempo. Essendo la sua una ricerca sincera, fu aiutato dalla grazia del Signore.
Lo afferma nel suo Testamento: “[...] lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo” (FF. 116). Da qui l’esigenza di una regola che traesse dal Vangelo finalità, contenuti e mezzi; il tutto come un’ostia che desse energia per il lungo cammino dell’imitazione di Cristo, Vangelo vivente di Dio (cfr. 2Celano, CLIX, 209; FF. 799). Proprio per questo nelle Fonti Francescane è detta midollo del Vangelo, via di perfezione; vita, sapienza, salvezza; addirittura “paradiso” perché dona, se vissuta, una profonda libertà interiore e fa dell’uomo il luogo personale dell’accoglienza, rispettosa ed arricchente, dei valori cardini della vita: Dio, l’uomo ed il creato. 
Nella sua essenzialità esige quanto previsto dal Vangelo di Marco per gli apostoli: “[...] Ne costituì dodici [...] perché stessero con Lui e per mandarli a predicare [...]” (cfr. 3, 14). In parole semplici: esperienza di comunione di vita con Cristo e comunicazione di questa stessa esperienza prima con la vita e poi con l’annuncio nella Chiesa e per il mondo intero! La Regola francescana ha alimentato il cammino di donne e uomini forti ed impareggiabili (S. Antonio di Padova, S. Elisabetta d'Ungheria, S. Chiara, San Bonaventura da Bagnoregio, S. Massimiliano Kolbe, S. Padre Pio, ecc) e sostenuto i deboli, gettando una luce di vero umanesimo, di scienza e di splendida arte nelle contrade della nostra Italia, dell’Europa e del mondo. Ma, soprattutto, facendo rinascere nel cuore di molti uomini il “sorriso di Dio”, il fanciullo Gesù (cfr. 1Celano, XXX, 84; FF. 470). (fra Vincenzo Coli)

venerdì 28 novembre 2014

Gesù vuole qualcosa da me

Cari amici in ricerca,
il Signore vi doni pace...

Questi sono gli ultimissimi giorni del tempo liturgico ordinario. Domenica inizia il tempo d'Avvento e, con esso, il nuovo anno liturgico. Queste sono settimane in cui la liturgia fa risuonare le parole di Gesù e degli Apostoli sui tempi ultimi: ricordandoci che la storia non va avanti a caso, come un treno in corsa senza conducente. La storia universale - e la mia piccola storia personale in essa - stanno procedendo verso il compimento di tutto in Cristo, al di là del fatto che noi ci crediamo o no, che lo vediamo o no, che lo capiamo o no.
Mi sembra che... le parole che trovate qui di seguito possano essere molto adatte a contestualizzare la vostra giovinezza e il vostro discernimento in questo tempo di attesa. In realtà - mea culpa! - erano state scritte a inizio estate. L'autore, fr. Gabriele, mi aveva fatto il dono di questo articolo per il Blog, inviandomelo mentre partivo per i campi ad Assisi. Il turbinio estivo ha ulteriormente indebolito la mia già fragile e affollata memoria.
Fr. Gabriele nel frattempo ha professato i voti solenni per tutto il tempo della vita, lo scorso 11 ottobre. Nel frattempo ha messo piede... mani e cuore nella sua nuova comunità e nel suo nuovo apostolato: a Monselice, presso la Comunità San Francesco, dove con gli altri frati si occupa di accompagnare verso la guarigione persone dipendenti da droghe, alcool e altro...
Grazie a fr. Gabriele, perché le sue parole, alla luce di quanto sta vivendo, assumono anche il sapore concreto della testimonianza.

Buona lettura e buona vita!!

frate Francesco
francesco.ravaioli@gmail.com

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«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15)
Carissimo amico, carissima amica, pace!
Il nostro cuore è inquieto e riposa solo in Dio. La sua dimora è in Dio, Uno e Trino. Se, però, fosse così facile, non spenderemmo miliardi di parole e milioni di energie! Talvolta, nella nostra ricerca del senso della vita, ci complichiamo la strada, anche dentro un cammino chiaramente vocazionale. Siamo effettivamente presi dalle preoccupazioni che possono generare ansia, addirittura angoscia! Eppure c'è una strada certa, quella stessa che ci indica Gesù. Ammettiamolo; di primo acchito le parole di Gesù "suonano" talvolta un po' dure, stonano e stridono con l'annuncio di gioia a cui siamo chiamati dal Signore stesso e che, a volte erroneamente, identifichiamo semplicemente col sorriso a 32 denti. E chi vive nella sofferenza, nella malattia, nel dramma di relazioni interrotte, di un amico che ti ha deluso, di una fidanzata che ti ha lasciato? Allora i conti non tornano?!? Forse che il Signore ama la sofferenza o, meglio ancora, "ama" far "soffrire"? 

Ecco, tra queste "durezze" che appartengono a Gesù possiamo fare sicuramente esperienza delle sue prime parole: "convertitevi". Ma che significa, soprattutto per un ragazza o una ragazza in ricerca? Significa che tutta la mia vita è sbagliata? Beh, non proprio! 

Un primo elemento è questo: Gesù vuole qualcosa da me. Anzitutto vuole entrare in comunione con me; ciò significa che ha da parlarmi. Egli parla a noi come ad amici, non come a servi e dunque il primo presupposto è quello dell'ascolto. Dobbiamo porci in ascolto e l'ascolto per eccellenza parte con il vangelo in mano. Ma io leggo il vangelo? Se non leggo il vangelo non posso nemmeno proseguire nel discernimento, cioè nel comprendere non solo ciò che è bene o male nella mia vita, ma anche e soprattutto ciò che Gesù sta cercando di dire alla mia vita. Dal vangelo cartaceo, ben consunto, emerge il Verbo della vita, Gesù, vivo e presente proprio oggi. 

Dall'incontro con Lui comincia a scaturire una preghiera di risposta, le nostre parole, ma, soprattutto, la nostra vita, fatta di sentimenti (con ogni sfumatura), gesti ed azioni, insieme al confronto con persone che già camminano dentro un cammino cristiano di fede, con coloro che possiamo considerare come compagni di viaggio. Il Signore chiama a conversione per portarci all'estroversione, alla capacità di seguirlo nell'amore per i fratelli. Amare è un'opera colossale, non per ampiezza e grandezza, ma proprio per conversione. Seguire Gesù è portare questa croce (convergere a Lui per amare come Lui), sapendo che la croce senza Gesù non ha senso. Stare con Gesù porta a compiere il passaggio dal cinico egoismo ad un'apertura sempre maggiore all'ascolto, alla pazienza, al servizio per il bene del prossimo, a gesti sempre più autentici, piccoli e feriali. Compiere questo cammino significa anche imparare ad «Amare silenziosamente, gratuitamente, nascostamente. Senza mettere la firma personale di proprietà, senza dirlo a nessuno, neppure a se stessi. Questo sì che è amore, quell’amore che, attraverso la morte di sé, porta in gestazione la vita di molti» ("Fare i cristiani", mons. Francesco Lambiasi). Sì, carissimi amici, amare morendo a se stessi porta in sè la gestazione per la vita di molti, cioè la perseveranza e la fecondità della nostra vita tanto spesso richiamate da Papa Francesco nei suoi interventi. Fondamentalmente è nella relazione che ci si converte, non è un'opera progettata a tavolino da un'equipe di ingegneri per sostenere adeguatamente il peso che grava sulla nostra vita.

Con queste poche e misere parole, cari amici in ricerca, affrontiamo questo inizio d'estate progettando non solo le vacanze e il meritato riposo dopo le fatiche del lavoro e l'impegno per lo studio, ma anche il desiderio concreto di stare con coLui che non va in vacanza, tanto più se si tratta di ri-dare vita, ri-donare speranza, ri-offrire la carità, Gesù. Già questo parla di conversione.

[fra' Gabriele Terzi]


mercoledì 26 novembre 2014

Giovani verso Assisi: Week-end/Corso vocazionale-ponte Immacolata


ASSISI: Week-end/Corso vocazionale 
Cari fratelli il Signore vi dia pace. Ecco una proposta molto bella e utile per chi è in ascolto e in ricerca della vocazione divina per la sua vita. Dal 5 all' 8 dicembre 2014, ad Assisi, al Sacro Convento presso la Basilica di San Francesco è in programma il Week-end/Corso vocazionale (solo per maschi) : un'esperienza riservata ai giovani che hanno già iniziato o desiderano iniziare un cammino di discernimento alla vita religiosa francescana con noi frati.

Per conoscere il Programma, clicca qui
Per i Contatti, potete fare riferimento al frate della vostra regione: clicca qui

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto 



venerdì 21 novembre 2014

21 novembre: pregare per chi prega


Cari amici in ascolto e ricerca,
il Signore vi doni pace!

Anche se ormai al tramonto di questo 21 novembre, non vogliamo perdere un occasione per pregare per chi prega sempre: le nostre Sorelle Clarisse e tutte le claustrali. Infatti nella memoria della Presentazione della beata Vergine al Tempio – come ha ricordato anche il Papa nell'udienza generale di questa settimana – ricorre la "Giornata pro Orantibus", per tutte le persone consacrate ad una vita di preghiera e contemplazione.
Spesso invisibili agli occhi per la loro vita ritirata, sono particolarmente preziose per la salvezza di tanti, perché il ministero dei sacerdoti porti frutto, perché ci siano ancora vocazioni nella Chiesa...

Oggi non possiamo non restituire loro il nostro sentito "Grazie"!
E non possiamo non annunciare: una delle forme più alte e belle della vita religiosa è proprio quella della vita contemplativa. Nella famiglia francescana questa trova la sua espressione particolarmente nel cosiddetto Secondo Ordine, fondato da san Francesco con santa Chiara. In esso molte donne sono consacrate a Dio nella preghiera e nella povertà per il bene di molti...


Nel nord Italia ecco alcuni Monasteri clariani sono:
  • Monastero Sant'Antonio
  • Via S. Antonio, 10 - 35012 Camposampiero (PD) - tel. e fax: 049.9302022
  • Monastero Santa Chiara
  • Via della Croce, 16 - 48018 Faenza RA - tel. e fax: 0546.21234
  • Monastero Corpus Domini
  • Piazza Ordelaffi, 1 - 47100 Forlì - tel. e fax: 0543.28638
Nel sito della Federazione italiana delle Clarisse potete trovare questi e altri indirizzi e informazioni.
Con loro e per loro ci uniamo in preghiera, perché si realizzi ciò che scrive santa Chiara... per loro e per noi tutti:
Lo stesso Signore, che ci ha donato un buon inizio, ci doni ancora di crescere nel bene e di perseverarvi fino alla fine. Amen. (FF 2852)
Il Signore vi benedica e vi dia di scoprire al vostra strada verso Lui!


giovedì 20 novembre 2014

Amore - Liberta' - Dono

L'AMORE
respira 
nella libertà.
La nostra LIBERTA'
consiste 
nel poter fare
di tutto il nostro essere
UN DONO

martedì 18 novembre 2014

Sarò "adatto" a diventare frate?

Cari amici in ricerca, il Signore vi dia pace.
Vi presento oggi la corrispondenza con Luca, un ragazzo di 21 anni con tante domande sulla vocazione francescana. In particolare mi ha colpito il suo chiedersi se potrebbe essere "adatto" a diventare frate. Altre volte ho scritto dei segni che caratterizzano una vocazione, così come dei criteri di idoneità a tale strada. Mi auguro che anche questo dialogo con Luca possa esservi di aiuto nel vostro discernimento.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.
fra Alberto


LETTERA DI LUCA
Caro fra Alberto, seguo da tempo il suo blog e la ringrazio di cuore; ogni volta mi aiuta tanto nel comprendermi più a fondo e nell’interrogarmi ancora di più sulla strada da percorrere. Sto ponendomi da qualche mese un sacco di domande sul mio futuro (ho 21 anni e studio giurisprudenza) credo a seguito di un’esperienza forte di volontariato che vivo da circa un anno presso un centro di accoglienza/mensa per i poveri gestito dai frati della mia città. Non le nascondo che, passando varie ore in quel luogo incredibile (segnato dal più grande degrado eppure da tanta Grazia!), mi pare di avere percepito (lo dico a lei per la prima volta con molto timore), un richiamo inaspettato alla vita religiosa e a diventare frate francescano e forse anche sacerdote. Il fatto è che ciò si intreccia e va in collisione con il desiderio che da sempre ho di avere una famiglia. Ma come riconoscere e capire se questa chiamata alla vita consacrata è autentica? Quali sono i segni che la “svelano” e la evidenziano? E poi continuo a chiedermi: “perché proprio a me?”. “Ma sarò adatto a tale strada?” Mi sento così incapace, egoista, sensuale… eppure, chissà! Grazie!
Luca 

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Caro Luca,
grazie prima di tutto per la fiducia e per gli apprezzamenti al blog, che mi incoraggiano in questo servizio utile a tanti giovani come te. Grazie anche per quanto mi hai raccontato di così riservato. Mi chiedi come riconoscere l’autenticità di una chiamata alla vita consacrata e quali siano i segni che dicano questo!!!? E come capire se ne sarai adatto??
Si tratta di richieste molto legittime da parte tua e di tanti come te che mi scrivono, ma anche assolutamente complesse: ogni storia vocazionale è infatti sempre molto personale e legata alla nostra vita unica e irripetibile. Per darti una risposta un poco più appropriata dovrei dunque conoscerti meglio, sapere più di te, condividere con te un tratto di strada. Ci possono essere è vero alcuni segni generali e comuni ad ogni ricerca vocazionale, in realtà, ogni vicenda è davvero unica e per nulla clonabile. 
1. La vocazione infatti, qualcuno ha detto "è quello che uno è". Porto un esempio banale: ogni chiave è fatta a suo modo ed è fatta per entrare in una determinata serratura. È tagliata per quella serratura. Così è anche per la chiamata e la vocazione di ciascuno (vita religiosa, diventare frate, prete, sposarsi..ecc..): si tratta di individuare a cosa siamo veramente tagliati, qual’è la porta (e solo quella) che potremo aprire senza forzare!

2. A questo punto però mi chiedo anche se sai cosa significhi “diventare frate”? Mi limito di seguito a qualche indicazione. La vita religiosa francescana consiste in sintesi nel voler imitare perfettamente Gesù (i suoi gesti, i suoi sentimenti, le sue parole…), nell’osservare il santo Vangelo e nell’annunciarlo in semplicità e umiltà e fraternità ad ogni uomo. Questo chiama in causa prima di tutto il tuo amore per Gesù, se ti percepisci invitato ad un rapporto esclusivo con Lui; se senti di doverlo ricercare e desiderare più di ogni altra cosa, più di ogni altro affetto. Il frate dice infatti con la sua scelta questa totalità di affidamento al Signore, mettendo di conseguenza tutto il resto in secondo piano. Da questa esigenza così assoluta ed esclusiva di Dio scaturiscono i voti: di obbedienza (per cui il frate cerca solo e prima di tutto la volontà di Dio), di castità ( per cui il frate ha il Signore come affetto primario, esclusivo e trainante); di povertà ( che dice il Signore come unico vero bene per cui vale la pena spendere la vita). Se dunque caro Luca intuisci in te queste inclinazioni, sei sulla buona strada, ma non basta!!

3. Infatti (come anche tu ti chiedi) non si tratta solo di percepire un desiderio o un trasporto, ma anche di essere “adatti” a intraprendere questa vocazione. Il frate vive per esempio una fondamentale dimensione comunitaria: ogni giorno è in stretto contatto con dei fratelli che non si è scelto, ma che il Signore gli ha donato. L'obbedienza che ha promesso, lo espropria di sé per poter ricercare solo la volontà di Dio. Questo stile di vita non è per nulla scontato. Lo stesso discorso vale anche per la povertà e l’essenzialità che ci caratterizza, dove tutto è messo in comune e condiviso. Che dire poi della castità??!! Che certo ha che fare con una capacità di continenza e custodia di sé e di perseveranza nella verginità per il Regno, ma dice anche che il frate è un uomo che cerca di amare Dio prima di ogni altra persona o cosa e che cerca conseguentemente di voler bene a tutti, in libertà e gratuità e generosità. Il frate dunque non rinuncia, sia ben chiaro all’amore, ma anzi è chiamato ad esprimerlo in termini assoluti, totalizzanti, mai esclusivi. Ma comprendi anche tu anche a quale rinuncia tale forma di amore conduca: il frate non ha una propria moglie, il frate non avrà i suoi figli, non una sua famiglia!!!! Egli sarà un uomo donato, offerto…immolato!! Questo chiede una grande maturità affettiva e un equilibrio sempre da ritrovare. Quante volte fra i candidati è proprio l’immaturità affettiva e relazionale a costituire una forte controindicazione alla vita consacrata! A somiglianza di Gesù il frate è chiamato invece ad avere sempre un cuore puro e indiviso, sempre attento alle necessità della gente (specie i più poveri), stando accanto a chiunque con sentimenti di accoglienza, di mitezza, di delicatezza e tratto umano. Uno dei segni vocazionali diventa allora anche questo desiderio di servire il prossimo, del prendersi cura, l’avere a cuore la salvezza umana e spirituale dell’altro.
In altre parole, l’essere adatti alla vita francescana presuppone anche un certo equilibrio psicologico e morale. Non basta dunque solo il desiderio o il trasporto, ma è necessario anche essere “adatti”.

4. Oltre alla presenza di un buon equilibrio psichico e umano, si richiede anche la presenza di una certa maturità morale, e cioè che uno sia adatto anche sotto il profilo delle virtù. Alcuni vizi e abitudini e devianze e peccati, se radicati, rendono impossibile la vita religiosa. Il vivere in Grazia di Dio, diventa allora un requisito fondamentale, una tensione quotidiana. Spesso per alcuni candidati è necessario un lungo periodo di conversione, di presa di distanza dalle radici del male. La confessione e l’eucarestia frequente, come la guida spirituale, sono al riguardo gli strumenti a cui ricorrere con fedeltà e amore. Chi non sa conservare lo stato di grazia come potrà insegnare e testimoniare concretamente agli altri a vivere santamente secondo Dio?

5. Oltre alla stabilità nel vivere in grazia di Dio (che è di ogni cristiano), la vocazione si manifesta quando si ama in modo particolare la vita di preghiera e quella comunione di vita con il Signore che si esprime nell’ascolto della sua Parola e nello stare in Chiesa accanto al tabernacolo.
Se in un candidato alla vita consacrata non vi è neanche il germe di tutto questo si potrà dire che non c’è la vocazione o, che se c’è, non viene assecondata.

6. Certo, quando una vocazione comincia a germogliare e a manifestarsi non si richiede che il candidato sia maturo e perfetto. Per questo è necessario un tempo preparatorio fatto di incontri con una guida, un padre spirituale che ascolti e accompagni; da qui nasce anche la proposta del cammino del Gruppo vocazionale S. Damiano. Per discernere la propria strada e la propria vocazione, occorre dunque “lavorare” molto su di sé, occorre farsi aiutare per crescere e maturare umanamente e spiritualmente. Spetta poi sempre ai formatori e agli accompagnatori incaricati dalla Chiesa e dall’Ordine (e non altri!) valutare, il vero bene del candidato e se “ha i numeri” ed è adatto per intraprendere una via così bella e impegnativa. 

7. Circa il tuo desiderio di farti anche una famiglia, credo che questo sia un aspetto molto positivo e stimolante per la tua ricerca. L'opzione per la vita religiosa allora non diventa come a volte succede un ripiego, una fuga, ma un’autentica scelta impegnativa ed esigente che si “paga a caro prezzo”. Quando manca questo aspetto di “croce”, di “rinuncia” in un religioso, facilmente sopraggiunge la mediocrità, l’accomodamento, la non significatività. In ogni caso i germi di vocazione alla vita consacrata come al sacerdozio possono essere benissimo accompagnati dal desiderio di sposarsi e formarsi una famiglia. C’è in noi, infatti sempre, una pluralità di vocazioni e opzioni. Ma sotto l’azione della grazia, chi è chiamato alla vita consacrata o al sacerdozio sa compiere una rinuncia a se stesso per il Gesù e il bene degli altri. In questa scelta è racchiuso il suo donarsi e il suo dedicarsi. È una vita di amore anche quella del consacrato. Anzi, non solo di amore, ma come scrivevo sopra, di immolazione.

Caro Luca, mi fermo qui. Mi accorgo di avere scritto molte cose..un po’ di getto. Spero ti siano utili. Resto a disposizione per ogni tua ulteriore richiesta o chiarimento . Ti invito a coltivare i segni di vocazione che hai intuito in te. È la stessa cosa che coltivare lo sguardo pieno di amore e di predilezione che Gesù ha posto sui primi chiamati e l’hanno seguito pieni di entusiasmo. “Seguimi…Ti farò pescatore di uomini” e ti darò “il centuplo quaggiù e la vita eterna”. La chiamata e la promessa sono grandi. Sia grande anche la tua risposta!

Ti benedico e incoraggio, pregando per te.
Fra Alberto

sabato 15 novembre 2014

P. Placido Cortese, ucciso 70 anni fa dai nazisti

P. Placido Cortese, 
testimone "placido", ma coraggioso 
della vocazione francescana

Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace.
Ricorre oggi (15 novembre) il settantesimo anniversario della morte (1944) di un nostro frate della Basilica del Santo, il servo di Dio: P. Placido Cortese. Egli fu ucciso barbaramente da nazisti nella risiera di S. Sabba a Trieste a causa del suo intenso operare a favore di profughi, rifugiati, ebrei, prigionieri di guerra. Ho già scritto al riguardo alcuni articoli per illustrane la vita e il suo donarsi coraggioso e disinteressato verso chi più aveva bisogno.
Il suo martirio, si collega ad un lungo elenco di martiri francescani uccisi a causa del Vangelo (dai primi frati uccisi in Marocco che così furono motivo della vocazione di S. Antonio, a San Massimiliano Kolbe; F. Martin Benedict perseguitato dai comunisti in Romania; fra Michele Tomaszek e fra Zbigniew Strzałkowski... missionari uccisi sulle Ande in Perù...). Una testimonianza forte e tragica che da sempre è  però sorgente inaspettata di nuovi credenti e di nuove vocazioni religiose. 
Affido pertanto oggi anche la ricerca e il cammino vocazionale di ciascuno di voi, all'intercessione di P. Placido. Possa il suo esempio spronarvi  nel donare la vita per il Signore e i fratelli, rifuggendo sempre da scelte di comodo e di mediocrità. Vi benedico. 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto


Vedi PROGRAMMA delle celebrazioni

mercoledì 12 novembre 2014

Frati di Periferia

Cari amici, in ricerca e in cammino vocazionale, il Signore vi dia pace.
Molti di voi mi scrivono chiedendomi : "cosa fa nella vita un frate?". Ebbene, fra le più svariate occupazioni di un francescano, vi è senz'altro un filo conduttore comune: lo stare accanto ai poveri e nelle situazioni di frontiera. Riporto di seguito un articolo del "Messaggero di Sant'Antonio", la rivista di noi frati della Basilica del Santo (Pd) che parla dell'esperienza di alcuni confratelli in una zona degradata e difficile di Taranto. Qui i frati hanno avuto il coraggio di costruire per la propria gente "di periferia" una bellissima chiesa e un centro per la vita della comunità: un grande segno di speranza e di amore. Benedico e incoraggio tutti voi in cammino e in discernimento, ricordandovi che se sognate di seguire san Francesco, questa è la via! Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto

PERIFERIA AL CENTRO
Nel quartiere Paolo VI di Taranto, a pochi chilometri dallo stabilimento siderurgico dell’Ilva, sorge la nuova chiesa della parrocchia di San Massimiliano Kolbe. Una «casa» accogliente, un nido di speranza.

di fra Fabio Scarsato
San Francesco sembra proprio benedire tutti i condomini del quartiere. Foto: Andrea Semplici.
San Francesco sembra proprio benedire tutti i condomini del quartiere. Foto: Andrea Semplici.
«Ti piace la chiesa?». È la litania di questi giorni, qui al quartiere Paolo VI, a Taranto. Fra Salvatore, giovane parroco della parrocchia di San Massimiliano Kolbe, fresca di chiesa nuova inaugurata solennemente lo scorso 5 ottobre, lo domanda a bruciapelo a chiunque. Perché è orgoglioso di ciò che, frati e gente, hanno realizzato, e grato a Dio per quel piccolo miracolo che sta avvenendo sotto i suoi occhi. Ma gli interlocutori non lo sono di meno. A partire dalla vecchietta, che nean­che frequenta tanto la chiesa, ma che attraversa la strada per regalarci la sua speranza: «Dobbiamo continuare a sognare!». Risposta dello stesso tono anche dal giovane che fa footing, dall’operaio dentro l’Apecar e dal commerciante di cozze.

E dove le parole sono carenti, bastano gli sguardi delle persone alla Messa domenicale. Dagli sguardi dei chierichetti, che neppure il servizio nella Basilica di San Pietro avrebbe emozionati così tanto. A quelli dei giovani che animano con il canto la celebrazione. A quelli di tutti i fedeli presenti. Ora, finalmente, nella «loro» chiesa: casa di Dio, ma subito anche casa dei suoi figli e figlie!

L’hanno sognata tutti assieme la loro chiesa, prima ancora che diventasse progetto e cantiere. L’hanno osservata trepidanti mentre si innalzavano i primi muri, ancora troppo vaghi per lasciar trapelare il risultato finale, ma sufficienti per scaldare già il cuore. Ci hanno messo dentro le loro offerte, oboli dell’evangelica vedova, che nella fiducia del dono richiamano altri doni. Molti di loro anche fatica e sudore, soprattutto negli ultimi mesi di lavoro. Ma il risultato ora è lì, concreto, davanti a loro.

Ripartire dalle relazioni
E se una nuova chiesa è già di per sé un evento di questi tempi nei quali le schiere dei fedeli si vanno assottigliando sempre più anche nella nostra cattolicissima Italia, a fronte di tante chiese e conventi che vengono chiusi e parrocchie che vengono accorpate, questa lo è in modo particolare.

«Qui la situazione è difficilissima! Negli anni ’80 era un far-west, con sparatorie per strada. Ma ora ci stiamo tutti chiudendo in noi stessi, non c’è alcuna forma di socializzazione, manca tutto: non c’è un bar, un negozio, niente – mi racconta appassionato Paolo, figlio di un operaio in pensione dell’acciaieria Ilva –. Le famiglie dei giovani sono a carico della pensione dei genitori. Non c’è famiglia che non abbia “un tumore” in casa, ma per mia nipote, morta purtroppo a 18 anni, siamo dovuti salire fino a Milano per trovare un ospedale attrezzato».

Il quartiere, la cui prima pietra era stata benedetta da Paolo VI nel 1968, si estende in una prateria, con vari lotti di classici condomini-colombaie disseminati pare a casaccio qua e là: grigi e anonimi edifici, brulicanti di umanità di tutti i generi, e non sempre dei migliori. Circa 40 mila abitanti, di cui 10 mila solo nella parrocchia di fra Salvatore: molte famiglie giovani e bambini, ma niente per loro. Tasso di situazioni sociali e di abbandono scolastico abbastanza alto. Nel percorrerli, ti paio­no anche troppo tranquilli, quasi oppressi dalla demotivazione e dall’apatia conseguente. Qualcosa di fatalistico vi aleggia sopra. Ti ci saresti aspettato la classica umanità colorata, caciarona e creativa tipica delle periferie del mondo. E invece di notte c’è persino più silenzio che in un eremo della valle reatina.

Da sinistra, fra Giuseppe, fra Giovanni e fra Salvatore all'entrata della nuova chiesa. Foto: Andrea Semplici.
Da sinistra, fra Giuseppe, fra Giovanni e fra Salvatore all'entrata della nuova chiesa. Foto: Andrea Semplici.
È in questa «periferia» umana e geografica che la diocesi di Taranto e la comunità francescana hanno accettato di scommettere e investire in speranza. Di starci dentro, con entusiasmo e fiducia in Dio e negli uomini, come tante volte papa Francesco ci esorta a fare. Invito che i frati, in tre – oltre a fra Salvatore ci sono fra Giuseppe e fra Giovanni –, hanno tutta l’intenzione di prendere alla lettera. «Compromessi» con la gente, organizzando assieme ai laici oratori estivi di strada, sante Messe, come quella della festa di sant’Antonio, in piazza, davanti ai casermoni e all’indifferenza di molti.


E posto francescano non si poteva forse scegliere meglio. Ma anche istituendo la Caritas parrocchiale, ospitata in una stanza dedicata al nostro sant’Antonio. Ora, neppure il tempo di togliere tutte le impalcature della chiesa, sognando già un campo da calcio parrocchiale…

Un porto per l’anima
La nuova chiesa, luminosa e «calda» nella sua semplicità francescana, è un susseguirsi apparentemente caotico di pieni e vuoti, bianco e colore, dentro e fuori. Per cui da dentro si vedono i palazzi circostanti e persino le lontane ciminiere dell’Ilva, e dai balconi la gente può assistere alle celebrazioni dentro la chiesa. Si presta così a diventare cuore e riferimento sicuro: luogo dove si approda, magari pure dopo perigliose navigazioni, e da dove si riparte (il soffitto della chiesa è una bianca conchiglia, allusione certo al mare lì vicino, ma anche alla conchiglia iacopea dei pellegrini). L’altare conserva gelosamente nel suo cuore le reliquie di due santi francescani: Massimiliano Kolbe, martire della carità ma anche intraprendente missionario, e Antonio di Padova, innamorato di Dio e degli uomini, soprattutto dei poveri. Una chiesa in buone mani! «È un segno profetico per tutti», chiosa don Franco Semeraro, rettore della maestosa Basilica di San Martino a Martina Franca. Tornati da un gelato «mancato», ci fermiamo con i frati ad ammirare la chiesa avvolta dal buio della notte, la sola croce sul tetto pallidamente illuminata. Incombe all’orizzonte lo skyline della fabbrica «odiata e amata», che si rammenta ogni tanto agli smemorati sbuffando dalle sue ciminiere inquietanti vapori, candidi quanto a colore, fantasiosi a forme, ma chissà cosa a salute. Contrapporre alle alte ciminiere dell’Ilva un umile e per ora ancora silenzioso campanile, una fioca luce per arginare il buio, è forse la forza della scommessa di questi fratelli e sorelle.
Un simpatico e coloratissimo tau, con i bambini e i ragazzi che hanno frequentato l'oratorio estivo.<br> Foto: Parrocchia San Massimiliano Kolbe.
Un simpatico e coloratissimo tau, con i bambini e i ragazzi che hanno frequentato l'oratorio estivo.
Foto: Parrocchia San Massimiliano Kolbe.


Il mattino dopo, fra Salvatore mi presenta calorosamente Valentin: in mano un cappello lacero con dentro ben in vista due santini, uno della Madonna e uno di sant’Antonio, chiede la carità alla porta della chiesa. Segno che ancora mancava perché potesse essere davvero e pienamente chiesa: dei poveri, che richiama altri poveri! Gli chiedo se gli piace la nuova chiesa. Lui sorride, e scaglia con uno schiocco sonoro un bacio verso il cielo.



lunedì 10 novembre 2014

Corsi vocazionali francescani 2014-15

Assisi-Estate 2014: giovani al "campo maturandi"

Sei giovane e in ricerca? Ti stai chiedendo come orientare la tua vita e cosa il Signore ti stia domandando? Desideri essere ascoltato e confrontarti con qualche frate o religiosa francescani? Ma che fare...come capire...dove andare? Dai un'occhiata ai
CORSI-CAMMINI VOCAZIONALI FRANCESCANI
Nord/Italia e Assisi
A PADOVA
1) Corso "Gruppo Porziuncola": per ragazzi e ragazze (18-32 anni). Un cammino di ricerca e orientamento a 360° per scoprire i segni che Dio ha posto nella tua vita, qualunque sia la tua chiamata (al matrimonio, alla missione, al servizio, all'impegno civile, alla vita religiosa, alla vita contemplativa). Vedi  TAPPE.

A BRESCIA
2) Corso "Gruppo San Damiano": per ragazzi (17-35 anni). Un cammino utile se porti nel cuore un interrogativo (forse segreto, appena intuito...e magari un pò temuto) anche alla vita religiosa, sacerdotale e missionaria francescana (diventare frate?...) e desideri metterti in ascolto del Signore, conoscere più da vicino la vita dei Frati, confrontarti con altri giovani come te. Vedi TAPPE.

A LONGIANO (Cesena)
3) Corso "Diamoci una regolata": per ragazzi e ragazze (18-32 anni). Ecco qui un percorso, alcuni strumenti e la possibilità di confrontarti, se desideri raccogliere questa sfida e imparare pian piano ad orientarti verso la strada che il Signore ha sognato per te, qualunque sia la tua chiamata. Vedi TAPPE.

A MILANO 
4) Corso "Gruppo Porziuncola":  per ragazzi e ragazze (18 e i 28 anni). Un itinerario di ricerca a 360 gradi alla luce della Parola di Dio e delle diverse vocazioni per leggere i "segni" che permettono di riconoscere la strada che Dio traccia anche per te. Vedi TAPPE.

A ASSISI
5) Corso vocazionale dal 5 all'8 dicembre 2014: Una proposta riservata (solo maschi) a chi ha già iniziato o sta iniziando un cammino di discernimento alla vita francescana con i frati. Vedi programma. Fare riferimento al frate della vostra regione, per i contatti: clicca qui.

Fra gli ulivi a S. Damiano (Assisi)
CORSI-CAMMINI VOCAZIONALI FRANCESCANI
in altre regioni italiane (centro sud isole)
IN SARDEGNA
Corso "Gruppo San Damiano": per giovani (17-35 anni), finalmente parte anche in Sardegna un cammino specifico di ricerca vocazionale francescana per quanti si interrogano se diventare frati. Vedi TAPPE.

IN SICILIA
Corsi vocazionali: i frati della Sicilia guidano diversi corsi vocazionali (di orientamento a 360° e più specifici per la vita consacrata) in diverse zone della regione. Vedi le informazioni.

IN ALTRE REGIONI
Contatta i responsabili vocazionali regionali: ti sapranno consigliare e indirizzare.

domenica 9 novembre 2014

Il simbolo del Tau e la Basilica Lateranense

Roma _Piazza San Giovanni: Monumento a San Francesco e compagni
Ogni 9 novembre si celebra la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense (San Giovanni in Laterano a Roma), la "cattedrale del Papa ", che presiede la Chiesa nella carità. Come segno di comunione, le comunità cattoliche di tutto il mondo si riuniscono nella liturgia ascoltando le medesime letture, pregando le stesse preghiere e coltivando sentimenti di affetto nei riguardi del Papa, pastore universale. 

La Basilica Lateranense è legata anche alla storia francescana. Un fatto di particolare rilevanza per Francesco e i suoi frati vi accadde, infatti, nel 1215. All'apertura del Concilio Lateranense IV, il vecchio Papa Innocenzo III parlò del simbolo del Tau, commentando un testo del libro del profeta Ezechiele : "La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l'uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono»" (cfr Ezechiele 9,1-4).

Il Papa affermò con ardore che avrebbe voluto essere lui stesso quell'uomo "vestito di lino con al fianco la borsa di scriba " e così personalmente passare attraverso tutta la Chiesa e segnare un Tau sulla fronte di tutti e così aprire il cuore di ciascuno ad un autentico cammino di conversione. Ovviamente, sapeva di non poterlo fare di persona, e non solo perché era vecchio e dunque rilanciava questo compito e questa sfida ad ogni cristiano. Ad ascoltare, nascosto tra la folla si ipotizza ci fosse anche San Francesco d'Assisi con alcuni dei suoi frati. In ogni caso, l'eco del discorso del Papa giunse loro toccandoli profondamente così che subito ne accolsero con favore l'appello. Da quel giorno Francesco cominciò a predicare, ancora più intensamente di prima, la penitenza e la conversione e a contrassegnare con un Tau la fronte di coloro che lo avvicinavano. Il Tau divenne così il suo segno distintivo. Con esso, Francesco firmava le sue lettere, lo disegnava sulle pareti delle celle dei suoi frati (come si vede nel convento di Fontecolombo), era un simbolo che egli amava più di ogni altro.

Francesco in tal modo divenne il promotore di uno straordinario rinnovamento della Chiesa, lontano in ogni caso da ogni spirito polemico o di contrapposizione con la Chiesa istituzionale che egli invece venerava e chiamava sua "madre" e alla quale resterà, quale figlio devoto, sempre fedele e obbediente.


giovedì 6 novembre 2014

Chi guida la mia vita?


"...TU SAI
che mi piace
far guidare
la mia vita da Dio

anche nei più piccoli
PARTICOLARI..."

                               don Lorenzo Milani

mercoledì 5 novembre 2014

Sessualità e vocazione

Pace e bene cari amici, Il Signore vi dia pace. I recenti post riguardanti la castità hanno davvero interessato e coinvolto molti ragazzi che mi hanno scritto sull'argomento. Vi propongo oggi la corrispondenza intercorsa con un giovane in ricerca vocazionale che mi manifestava alcune difficoltà nel gestire la sua sessualità ( causa pornografia). Si tratta di questioni e problematiche molto frequenti fra i giovani. Nella mia risposta evidenzio solo alcuni passaggi fondamentali, ma l'argomento meriterebbe molto di più. Vi invito a pregare per questo giovane come per quanti ricercano la bellezza della castità e della purezza in un mondo che invece spesso esalta e incoraggia atteggiamenti opposti. Vi benedico e incoraggio. Fra Alberto


LETTERA DI UN GIOVANE
Salve fra Alberto, sono un ragazzo di 21 anni in ricerca vocazionale e vorrei iniziare il cammino del Gruppo vocazionale francescano . E' da un bel po' di tempo che leggo il suo blog . Grazie per quello che fa e per le sue risposte sempre illuminanti e consolanti.
Il mio è un argomento piuttosto delicato. A casa mia, quando ero piccolo (ma ancora adesso!!) argomenti legati alla sessualità sono sempre stati argomenti tabù, da non tirare fuori. Come tutti gli adolescenti, penso, c'è stato il momento della scoperta di questa sfera e della scoperta del proprio corpo ( anche attraverso la pornografia, internet.. ). Ho sempre sentito che ciò che andavo a fare, che l'utilizzo del mio corpo per il mio piacere (parlo di utilizzo di pornografia a livello personale), era una cosa "più grande di me", nel senso che avevo la sensazione di rovinare una cosa bella, potente e profonda. Ne provavo così vergogna, che nonostante sapevo che "era peccato", non ho mai avuto il coraggio di confessarlo.
Lo scorso anno, con il gruppo giovani della mia parrocchia, abbiamo affrontato il tema della sessualità al campo scuola estivo. Finalmente ho avuto il coraggio di mettere in discussione questo aspetto della mia persona, ho avuto il coraggio di aprire questo sacco, svuotarlo e rimettere ordine. Purtroppo non è ancora stato chiuso e riordinato del tutto. Mi spiego. Riflettendo e confrontandomi con la responsabile del gruppo giovani ( una bravissima signora sposata), sono arrivato alla conclusione di essere schiavo della pornografia. Quest'anno, grazie al confronto serrato con la mia responsabile, ma soprattutto alla preghiera, sono riuscito a fare tanti passi avanti in questo aspetto. Nel percorso compiuto, riconosco un sacco la presenza del Padre e riconosco che diverse volte mi ha aiutato . Il problema è che ho ancora qualche ricaduta ogni tanto. Questo mi rattrista, perché infonde in me un senso di indegnità nei confronti di tutti i momenti che il Padre mi ha donato di vivere, e mi fa pensare di non esser degno di intraprendere il percorso degli incontri vocazionali, nonché non meritevole dell'Amore che il Padre ha per me.
Il consiglio che vorrei chiederle riguarda proprio questo ambito qui. Le è mai capitato qualcuno che ha vissuto le mie stesse cose? Nel caso, cosa gli è stato utile per rimettere ordine? Ritiene opportuno che cominci gli incontri vocazionali? Questo può essere un ostacolo nello scegliere di vivere interamente per Gesù? Grazie!

RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace e bene caro amico. Grazie per la fiducia e grazie per avermi scritto di te anche in ordine ad aspetti tanto delicati e personali. Vedo che poi mi hai inviato un'altra mail molto più lunga dove mi hai spiegato ancor più chi sei, cosa cerchi e anche mi hai raccontato meglio la tua vita . Grazie davvero di cuore. Mi limito qui alla questione che mi poni: la pornografia e la sua compatibilità con un cammino di discernimento. Prima di tutto vorrei dirti che il cammino di maturazione e conoscenza di se, di cui la dimensione sessuale è un aspetto fondamentale, è un percorso che dura l’intera vita, ma che certo diventa cruciale nell’adolescenza e nella giovinezza. 
Che in questo periodo della vita (da vera bomba ormonale!), si attraversino anche fasi talvolta turbolente e disordinate e confuse, non ti deve spaventare (anche se non lo devi sottovalutare). Purtroppo lo stesso clima culturale ipersessualizzato e la facilità dei mezzi di comunicazione (internet ecc,.) insieme talvolta all’incapacità delle famiglie ad affrontare serenamente la questione, induce spesso un giovane a cercare strade poco limpide, vissute nella solitudine e nell’autoreferenzialità. Ciò che mi pare molto bello e incoraggiante per te è che tu abbia avuto la forza e la possibilità di parlarne finalmente con la brava signora che guida il vostro gruppo giovani e così iniziare a guardare a questa tua difficoltà con maggiore serenità, mettendo in atto anche delle strategie per superarla. Mi limito qui ad alcuni suggerimenti:

1)Ecco allora un primo consiglio anche per altri giovani che mi scrivono su questo tema: per sconfiggere il vizio della pornografia, il primo passo da fare è di aprire “porte e finestre” con qualcuno di fiducia, è di "ammettere" il problema (cosa per nulla facile!) e quindi parlarne e provare ad affrontare la questione. La pornografia infatti è una fuga, un isolarsi, un rifugiarsi in un mondo fantastico irreale e irraggiungibile, che al momento seduce, ma che immediatamente dopo, lascia l’amaro in bocca, genera tristezza e depressione. Il confrontarsi, il farsi aiutare, è un passo straordinario e necessario.

2) In secondo luogo, come già sperimenti, è fondamentale la preghiera, sono assolutamente indispensabili i sacramenti (eucarestia, riconciliazione) e dunque l’affidamento costante al Signore per costruire un’autentica relazione con Lui e dare così stabilità e saldezza al tuo sentirti figlio amato e prezioso agli occhi di un Padre buono.  La pornografia è del resto, la risposta sbagliata e distorta ad un mondo interiore spesso inesplorato, ma che ci riguarda e interpella. Essa rivela, infatti, sia pure in modo inquinato, il nostro bisogno di affetto, di amore e comprensione, intimità, il bisogno di essere voluti bene e di volere bene … Sono pertanto questi i bisogni veri che vanno ascoltati e soddisfatti non certo rifugiandosi in un mondo irreale e fittizio, ma piuttosto impegnandosi a costruire ogni giorno relazioni belle, autentiche, con persone vere (non con immagini racchiuse in un monitor)!!. Questo vale dunque anche per il tuo rapporto con il Signore, così come vale per ogni tipo di relazione con gli altri: un incontro che sei chiamato sempre più a far fiorire e valorizzare e apprezzare. Si tratta di uscire da se stessi per andare verso l’altro; si tratta di un cambio di sguardo su Dio come sul prossimo, (non più oggetti, "cose" da usare e sfruttare per il proprio piacere o tornaconto, ma persone concrete da conoscere e amare). La “relazione” è dunque un altro passo necessario.

3) La pornografia la si sconfigge poi stando ancorati con tutte le forze alla realtà. Vale a dire vivendo a pieno e con passione e ardore tutto ciò che ogni giorno ti interpella: lo studio, il lavoro, lo sport, l’amore, gli interessi, le amicizie… Tutto ciò che è vita piena è un antidoto potente a  quanto è solo un surrogato velenoso, una finzione di vita. Dunque la terza indicazione è: vivi una vita piena e vera!

4) Vigila poi sempre su te stesso e mai dare per scontata una vittoria in questo campo. Quando si è adottato un vizio, la sua radice maligna sempre può agire e ritornare attiva…Vigilanza dunque, uno “stare pronti” e con la lampada sempre accesa e magari trovando anche un aiuto concreto in un buon filtro antiporcherie!! La pornografia del resto è una sorta di schiavitù: se ti accorgi di non poterne fare a meno significa che ne sei prigioniero!!! Siamo fatti per la libertà!! Cerca e persegui la tua libertà!

Ebbene caro amico, con queste premesse e atteggiamenti da attivare e da verificare con la tua guida spirituale, credo che tu possa intraprendere certamente un cammino di ricerca vocazionale ma anche di crescita umana e relazionale, nella consapevolezza però, che un eventuale ingresso nella vita religiosa sarà subordinato ad una tua raggiunta maturità e autonomia e libertà in questo ambito così delicato. Hai dunque un cammino impegnativo e bello davanti. Coraggio: ne vale la pena!
Ti benedico. Fra Alberto

P.s: la gioia del cuore è il premio per chi vince questa battaglia!







martedì 4 novembre 2014

Ancora sulla castità!

Cari amici, il Signore vi dia pace. 
Vi propongo ancora un interessante articolo sulla "castità": un tema che avevo già trattato in un precedente post e che ha coinvolto davvero tanti lettori. In particolare mi ha colpito la mail di un giovane il quale mi ha scritto dicendomi di avere capito per la prima volta come la castità riguardi ogni cristiano e sia una meta e un atteggiamento a cui tutti siamo invitati, non solo dunque i consacrati e i religiosi!! Mi auguro che anche questo intervento susciti domande, aiuti a chiarire aspetti incerti e soprattutto sia da sprone a scalare la vetta ardua, esaltante e luminosa a cui la castità conduce: una vita segnata dal "dono di sè"
Vi benedico. fra Alberto


CASTITA'
Non è facile parlare della castità. Si tratta di una parola, e di una realtà, spesso compresa riduttivamente o addirittura misconosciuta e derisa, oppure confusa con la verginità o identificata con l'astinenza sessuale... Per questo è opportuno riscoprire la valenza antropologica della castità e quindi anche la sua valenza spirituale cristiana. L'etimologia ci suggerisce che il casto (castus) è colui che rifiuta l'incesto (in-castus). Il non-casto, in radice, è l'incestuoso. Il casto vive le sue relazioni accettando la distanza e rispettando l'alterità (che non si riduce alla differenza). Il non-casto cerca non la relazione, ma la fusione e la con-fusione che definiscono normalmente l'incesto. Questo senso fondamentale situa la castità nel solco del cammino di apprendimento dell'arte di amare e di vivere la sessualità in modo maturo e adulto. Non si tratta dunque di una virtù negativa, contrassegnata da proibizioni e divieti, ma eminentemente positiva, «che conferisce alle relazioni umane la loro trasparenza e il loro calore, e permette alle persone di riconoscersi nel rispetto del loro essere più intimo» (C. Flipo). Scrive J. Gründel: «La castità è la disponibilità interiore dell'uomo ad affermare pienamente la propria sessualità, a riconoscere gli impulsi sessuali nel loro carattere integralmente personale e sociale, e a inserirli in maniera ricca di senso nella globalità della vita umana».

La castità è «l'amore ordinato (amor ordinatus), che non pospone le cose grandi alle minori» (Agostino). Implicando l'assunzione radicale della propria corporeità, essa chiede non il rinnegamento del corpo o della sessualità, ma la loro integrazione nella vita personale, chiede all'uomo di adempiere il mandato di essere il proprio corpo, gli richiede di vivere la sessualità sotto il segno del simbolo, non dell'immagine. In particolare, ricorda all'uomo la necessaria integrazione della temporalità nell'amore: la castità è attesa, gradazione e durata. Essa rifiuta la fusionalità del «tutto e subito», la logica dell'immediato e del consumo. E così si configura anche come lotta contro l'assolutizzazione e l'impersonalità della pulsione sessuale, contro la ricerca della soddisfazione a ogni costo, la dissipazione, la reificazione della sessualità. La castità ci ricorda che l'amore è anche ascesi, fatica, lavoro, e richiede una purificazione per essere intelligente e rispettoso dell'altro e del suo mistero, davvero teso al bene dell'altro. Scrive Rilke: «Non c'è nulla di più arduo che amarsi. È un lavoro, un lavoro a giornata. I giovani, poi, non sono assolutamente preparati a questa difficoltà dell'amore; di questa relazione estrema e complessa, le convenzioni hanno tentato di fare un rapporto facile e leggero, le hanno conferito l'apparenza di essere alla portata di tutti. Non è così. L'amore è una cosa difficile!». 

Dunque la castità riguarda ogni uomo, e, in ambito cristiano, non è riservata ai cosiddetti «celibi consacrati», ma è dimensione che dev'essere assunta e vissuta da ogni battezzato, quale che sia lo stato di vita in cui si trova. Certo, la configurazione cristiana della castità la vede innestata nella fede in Cristo, connessa all' adesione personale a lui, radicata nella sua sequela ed espressione dell' amore per lui. Tanto nel matrimonio come nel celibato la castità è rispetto del mistero del proprio e dell' altrui corpo: essa percepisce il corpo come personale ed espressivo, prima di coglierlo come oggetto di desiderio. Anzi, essa confessa il corpo umano come tempio dello Spirito santo e dimora di Dio (cfr. r Corinti 6,r9), come luogo di glorificazione di Dio (r Corinti 6,20). E il celibato casto a motivo del Regno è vivibile solo grazie a un grande amore per il Signore e alla fede nella resurrezione, oltreché a una maturità umana contrassegnata da capacità di amare e adesione alla realtà. In particolare, come afferma lo stesso Freud, l'equilibrio umano è definito essenzialmente dalla concreta capacità di amare e di lavorare con efficacia. E questi due elementi caratterizzano la maturità umana essenziale a una piena crescita spirituale anche nella vita celibataria.

Certo, la castità si gioca nel profondo del cuore ed è pertanto un cammino, una tensione incessante, una lotta, e non si configura mai come uno stato raggiunto una volta per sempre. San Cesario così si esprime a proposito della castità: «Fra tutte le lotte che i cristiani devono combattere, le più dure sono quelle per la castità: lì, infatti, quotidiano è il combattimento e rara la vittoria». La vittoria non è che un dono, un evento di grazia, l'imporsi - grazie alla fede - delle energie della resurrezione sulle pulsioni egocentriche dell'uomo. E un sostegno e un magistero per questa lotta, il cristiano lo trova nell'eucaristia che gli ricorda che «il corpo non è per l'impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo»(I Corinti 6,13). Lì, nel confronto con il corpo del Signore donato per amore, il credente trova il magistero per il rapporto con il proprio e l'altrui corpo. E si vede confermato nella vocazione alla comunione, all' amore, alla fraternità, a fare di sé un segno dell' amore di Dio per gli uomini. La castità infatti, mentre genera un cuore puro che sa vedere la realtà e gli altri in Dio, fa dell'uomo una trasparenza dell' amore e della potenza di Dio. Quella potenza con cui «Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi» (I Corinti 6,14).

Enzo Bianchi