sabato 31 maggio 2014

Si alzò e andò in fretta verso....

Giotto-Cappella Scrovegni (Pd): Visitazione 

31 maggio - festa della Visitazione di Maria

Dal vangelo di Luca (1, 39-56)
In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore....


Cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina, il Signore vi dia Pace. 
Si celebra oggi nella chiesa la festa della «Visitazione», introdotta dai Francescani fin dal secolo XIII. Il mese di maggio, dedicato in particolare al culto della Madre di Dio si chiude nel ricordo del secondo «mistero gaudioso». Maria vergine andò sollecita dalla cugina Elisabetta per offrire i servizi che una giovane donna può compiere per una donna anziana, che attende di diventare madre. Maria fu pure mossa dal desiderio di comunicare alla cugina la gioia che essa provava per la «meraviglia» operata in lei dal Signore. A queste ragioni anche umane, Luca ne aggiunge un’altra esclusivamente di ordine divino.
Il frasario che egli usa per riferire il fatto, fa capire che l’abitazione di Dio in mezzo agli uomini si colloca su un nuovo piano anche nella persona di Maria. Mentre porta il suo bambino, ella è la vera dimora di Dio e come tale viene riconosciuta dalla cugina. Ecco dunque che Dio viene ad abitare fra gli uomini, ma la dimora non e più un tempio di pietra è una persona! D’ora innanzi non sarà più con le pietre che si edificherà la abitazione di Dio sulla terra, ma con la fede, la carità, la dedizione, la speranza. Fondamento di questa nuova casa: la Parola di Dio. Maria , infatti, si è fidata ed ha creduto possibile quanto il Signore le ha detto.


Maria, in questo giorno, ci ricorda alcune caratteristiche del giovane in "ricerca vocazionale": 
ANDARE: La disponibilità a mettersi in discussione e dunque in cammino, ad uscire dal guscio, dal timore, per andare... 
SERVIRE: La disponibilità a fare della propria vita un dono, mettendosi al servizio del Signore, della Chiesa, dell'umanità, dei poveri.
GIOIRE: La necessità irrefrenabile di portare e trasmettere a tutti la Gioia per le meraviglie che il Signore sta operando in lui, per la grazia della chiamata e della elezione.

ESSERE DIMORA DI DIO: Il chiamato, è colui che fra gli uomini e con la propria vita è "portatore di Cristo", suo testimone, sua casa, suo sposo, suo araldo e cavaliere. 
FIDARSI: Fuggire con orrore dal pensiero che la Parola e la chiamata alla vita religiosa (sacerdotale, missionaria..) che il Signore ci rivolge, siano per "fregarci". Maria invece ci invita ad ascoltare, credere, fidarci. 

Cari amici in ricerca, lasciandovi queste parole vi chiedo anche una preghiera per noi frati e i tanti pellegrini che questa notte vivranno il "Cammino di sant'Antonio". Ci affidiamo tutti, nel nostro "cammino di vita" all'intercessione del Santo di Padova e alla protezione della Vergine Maria. 
fra Alberto

venerdì 30 maggio 2014

Donatori di gioia


E' IL SAPERE CHE 
SIAMO AMATI E PERDONATI
CHE PUO' FARCI ESSERE, 
PERFINO NELLA SOFFERENZA, DEI 
DONATORI DI GIOIA 

(Abbè Pierre)

giovedì 29 maggio 2014

Questa è la mia strada

Pace e bene a voi tutti cari amici in ricerca  e in ascolto della vocazione divina per la vostra vita. Oggi riporto la corrispondenza intercorsa con una ragazza, Luisa, di 21 anni, "folgorata" ad Assisi dalla vocazione claustrale delle sorelle Clarisse. La incoraggiamo e sosteniamo tutti con la nostra preghiera. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. fra Alberto 


LETTERA DI LUISA
Buon giorno,
mi chiamo Luisa e ho 21 anni. A fine marzo sono stata ad Assisi per organizzare una gita per gli adolescenti della mia parrocchia a cui faccio da animatrice. A San Damiano mi sono sentita chiamata dal Signore; ero finalmente riuscita ad aprire le porte del mio cuore a Cristo. Che gioia immensa! Mi sono sentita riempire da qualcosa di talmente grande che non potevo tenere per me sola. (...) Così, appena tornata alla vita di tutti i giorni ho deciso di chiedere aiuto; ero spaventata e confusa, non sapevo a chi rivolgermi e poi il Signore ha messo sulla mia strada una carissima Suora (sr...). Lei mi ha ascoltato, mi ha rassicurato e mi ha portato a parlare con un'altra sorella, che si occupa delle vocazioni e con la quale  ho iniziato un cammino spirituale. Ma per quanto, queste suore, siano sempre state con me accoglienti e amorevoli non mi sono mai sentita a casa, sempre mi mancava qualcosa. Questo sabato ho parlato con una mia cara amica e le ho rivelato questa mia fatica, quanto mi sentissi rallentata e fermata nella mia vocazione. Lei, conoscendo la mia storia, mi ha proposto di tornare insieme ad Assisi, là dove era partito tutto, per fare chiarezza. Guardando sul sito vocazionale di Assisi mi propose di vedere un video vocazionale e  cliccò semplicemente sul primo che comparve. Era la testimonianza di Suor Maria M., una Clarissa, che parlava sulla sua scelta di clausura. Il cuore mi batteva da impazzire, non so dire quel che ho provato e cosa provo tutt'ora! Ma sento nel profondo che è questa la mia strada, che lì sta quel più che non riuscivo a trovare fra le brave suore da me fin'ora incontrate.
Ho iniziato a guardare sui vari siti e cercare informazioni. Sento di dover andare ad Assisi, di incontrare le Clarisse, ma non so che fare, come procedere. Io abito alla periferia di Padova e sono al secondo anno di università, ma partirei domani, anzi, oggi stesso.  Stavo cercando informazioni anche adesso quando ho aperto il vostro blog; ho letto le sue parole, le testimonianze che ha proposto. Questa mia amica (...), dice sempre che esistono le DIOincidenze, che il Signore ci da sempre quello di cui abbiamo più bisogno. Io non so cosa sto cercando, se informazioni delle Clarisse di Assisi, se un altro contatto o solo di una sua parola...So che ho sentito il bisogno di scriverle.
Nell'attesa di una sua risposta, pace e bene fra Alberto, ti ricorderò nelle mie preghiere. Luisa


RISPOSTA DI FRA ALBERTO
Pace a te carissima Luisa. Grazie per la fiducia e per avere “rischiato” a scrivermi di te anche aspetti alquanto personali e intimi (pur senza conoscermi!). Grazie di cuore!  E’ un grande dono per me ricevere queste confidenze, così come quando mi scrivono altri giovani (...)
Mi parli della tua esperienza "folgorante" ad Assisi: non stento a credere che  così sia avvenuto. Conosco bene le armi "seduttive"(!!) della città del Poverello che sempre parla al cuore dei giovani, con le sue pietre antiche, la natura incantata, e soprattutto con la presenza viva e palpitante di san Francesco e S. Chiara. Spesso la radice di una vocazione è  già seminata segretamente nel nostro cuore; poi basta un'occasione come la visita fatta ad Assisi ( o Lourdes o Medjugorie...) per ridestare la fonte, dare vita ad una sorgente che già scorreva in una vena sotterranea... Ed è come sentirsi a casa, avere trovato il proprio posto, quello che da sempre aspettavamo!!
Che fare? Prima di tutto ti gioverebbe parlare a tu per tu con una guida spirituale (ce l'hai?), un bravo sacerdote o religioso che ti accompagni nel discernimento di queste intuizioni che Assisi ha suscitato in te; per capire da dove scaturiscono, per comprendere se vengono da Dio..., o solo da te. Anche i timori e le paure poi, si affrontano più facilmente con una guida spirituale accanto; dunque un riferimento è fondamentale. Poi, molto importante sarà il confronto ravvicinato e frequente con una comunità di Clarisse. 
Al riguardo, credo che un contatto "in zona" (e consentimi...anche un po’ meno emotivo) rispetto ad Assisi, ti potrebbe giovare moltissimo, dandoti la possibilità di una relazione ravvicinata e seria: una scelta di vita di Clausura, infatti, si fa solo per il Signore Gesù e non altro ( né luoghi, né persone..); né si fa sull'onda solo di emotività o sentimenti (che pure ci vogliono per partire, ma poi inevitabilmente mutano e si affievoliscono)!!! Qui presso Padova (dunque molto vicino a te), esattamente a Camposampiero, vi è un monastero di Clarisse, legate a noi frati del Santo. E' un monastero "giovane" e vivace che ha visto l'ingresso in anni recenti di varie ragazze; si caratterizza per lo stile bello e intenso di preghiera e fraternità, nella semplicità di una vita tutta donata al Signore. Ti segnalo al riguardo un contatto; scrivi in particolare (se credi) alla madre badessa, suor Monica, una donna saggia e di profonda spiritualità, che saprà certo darti una mano con delicatezza e disponibilità. Da parte mia già la metto al corrente di una tua possibile chiamata.  Carissima Luisa, ecco dunque di getto alcuni pensieri per te, spero ti possano essere utili. Resto a disposizione per ogni tua richiesta e per le indicazioni che riterrai opportuno darmi e ricevere. Ti ricordo e benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Fra Alberto

mercoledì 28 maggio 2014

Padre Kolbe arriva ad Auschwitz 73 anni fa


Padre Kolbe arriva ad Auschwitz 73 anni fa, come oggi. 
Un documentario per ricordarlo

Il 28 maggio del 1941 san Massimiliano Maria Kolbe, frate francescano conventuale, arrivò nel lager di Auschwitz. Durante il periodo di prigionia, scrisse una sola lettera alla madre, da cui traspare serenità e un totale abbandono alla volontà di Dio: «Mia cara mamma, verso la fine del mese di maggio sono giunto con un convoglio ferroviario nel campo di Auschwitz. Da me va tutto bene. Amata mamma, stai tranquilla per me e la mia salute, perché il buon Dio c’è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto».
Ripeteva sempre ai compagni di prigionia, sia ai cristiani che ai non cristiani: «L’odio non è forza creativa; solo l’amore crea… Queste sofferenze non ci spezzeranno, ma ci aiuteranno a diventare sempre più forti. Sono necessarie, insieme ai sacrifici degli altri, perché chi verrà dopo di noi possa essere felice». Diceva spesso: «Per Gesù Cristo sono pronto a soffrire anche più di così. L’Immacolata mi aiuterà». Un prigioniero ebreo disse di lui: «Questo prete cattolico è proprio un galantuomo. Finora uno simile qui non l’abbiamo avuto».


Un nuovo e bellissimo documentario di mezz'ora (in spagnolo) ricorda la figura dell'Apostolo dell'Immacolata e martire della carità, che dopo un'esistenza di missione diede la vita per salvare almeno un compagno di prigionia sostituendosi a lui nel bunker della fame.
Testo preso da: Cantuale Antonianum



lunedì 26 maggio 2014

Ordinazione presbiterale di frate Fabio

Pace e bene a voi tutti,
cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina per la vostra vita.
Fra pochi giorni la nostra fraternità francescana vivrà un momento di grande gioia. Un giovane confratello, della comunità dei Santuari Antoniani di Camposampiero (PD), frate Fabio Turrisendo, verrà ordinato prete nella cattedrale di Padova insieme ad altri sette diaconi del seminario diocesano. Vi invitiamo a rendere lode e grazie al Signore e ad accompagnare con la vostra preghiera, il cammino di questi neo presbiteri. 

"date voi stessi da mangiare" (Lc 9,10-17)
Ordinazione Presbiterale
di fra Fabio Turrisendo
per l'imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione 
di S.E. Mons. Antonio Mattiazzo
Vescovo di Padova
Domenica 8 Giugno 2014, ore 17 

nella Basilica Cattedrale di Padova

Fra Fabio: ultimo, in basso, a destra.
Celebrerà la sua prima S.Messa

a Montagnana
Domenica 15 giugno alle ore 10.00
Duomo Santa Maria Assunta

a Camposampiero
Domenica 22 giugno alle ore 10.30
Santuario della Visione

sabato 24 maggio 2014

Voi in me e Io in voi

25 maggio 2014
Sesta domenica di Pasqua


“In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio 
e voi in me e io in voi” (Gv 14,20).

Nei vangeli di queste domeniche che camminano verso le solennità dell’Ascensione e della Pentecoste, Gesù rivela la sua identità di Figlio nei confronti del Padre e presenta l’altro Consolatore, “Paraclito”,  lo “Spirito di verità” che rimane con noi per sempre. E’ come una finestra, un mondo nuovo, una famiglia che Gesù apre davanti ai discepoli e a noi. E che è per noi, anzi in noi: “Io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”. Partecipi della stessa vita! E’ il sogno di comunione di Gesù, anzi la sua realizzazione. In sta per  “dentro, immersi, uniti, intimi. Gesù cerca spazi nel cuore. Io sono tralcio unito alla madre vite, goccia nella sorgente...” (p. E. Ronchi). Insieme a Lui dentro un relazione filiale: siamo innestati in una relazione, in una vita, in una crescita che è divina!

Buona e santa domenica dai vostri frati


Guardare, ma... toccare!

Cari amici,
pace e bene a voi tutti!

Oggi valorizziamo più la visione che la lettura e l'ascolto, il sentire con lo sguardo del cuore più che il capire della mente. Ma l'obiettivo alla fine è sempre lo stesso: andare più in profondità, convertirci, desiderare Dio in modo più intenso.
Ci danno una mano in questo i frati del Convento di San Francesco in Treviso, grazie a tre ingredienti decisivi. Primo: la splendida chiesa che il popolo trevigiano ha edificato con l'Ordine minoritico agli albori del francescanesimo; secondo: il rinnovato impegno della comunità nel loro ritmo di preghiera comune (quest'anno, dedicando più tempo all'Adorazione eucaristica, la partecipazione della gente è cresciuta ancora!); terzo: l'infermità del giovane fr. Nicola, che costretto da seri problemi di salute a limitare molto la mobilità, ha dedicato un po' del suo tempo a rimettere in sesto il blog della comunità, fermo da tempo.
Da questa fatica sono saltati fuori anche questi due bei video, che speriamo possano a molti parlare della bellezza del Signore, presente nell'Eucaristia e attivo nel nostro pregare. E, a coloro che sono chiamati a questo, possano infondere coraggio e approfondire il desiderio di donare la vita a Cristo sulla via di san Francesco. La "regola e vita" che il Signore ci ha donato tramite il Santo d'Assisi non è solo da guardare e "ammirare" come un pezzo da museo o un capolavoro d'arte, ma una realtà sempre viva nello Spirito Santo che attende nuove disponibilità che vogliano tenere viva e attuale questa "povertà con letizia" dietro ai passi di Gesù.

Buona visione! Il Signore vi doni pace!

frate Francesco



venerdì 23 maggio 2014

Questione d'amore!

Pace e bene,
cari amici in ascolto e in ricerca della vocazione divina per la vostra vita. 
Nel precedente post vi chiedevo il vostro pensiero "personale" sulla carenza di vocazioni alla vita consacrata e in fondo a ciascuno rilanciavo provocatoriamente un interrogativo: "ma tu hai mai pensato di? E se vi hai pensato, che ne hai fatto di questa intuizione...?". Sono varie le risposte che stanno giungendo (anche alla mia mail). Fra le tante mi è arrivato inaspettatamente il contributo di un anziano confratello della mia stessa comunità, qui al Convento del Santo di Padova. 
Si tratta di p. Francesco, frate e sacerdote buono e appassionato, intelligente e colto, scrittore e poeta, zelante confessore ed entusiasta predicatore:  un frate ancora attivissimo e dal cuore giovane nonostante l'età. Vi propongo la sua testimonianza molto bella. Si presenta come Rufus, il nome "di battaglia" che lo accompagna fin da ragazzo, con il quale ama firmare alcuni suoi scritti più personali e autobiografici. Lo ringrazio anche a nome di tutti voi, chiedendo a ciascuno una preghiera per lui.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
Frate Alberto


Mi presento, sono Rufus, un anziano, che ha avuto la fortuna di incontrare anime grandi. Ho letto molto nella mia vita, mai fumetti e romanzi a lungo respiro, salvo qualche celebre eccezione. Ho frequentato le Elementari, quasi sempre a piedi scalzi, per risparmiare gli zoccoli di legno. A casa mia la bicicletta è arrivata tardi. Quando la Seconda Guerra Mondiale era terminata, lasciando distruzione e morti. Tra questi anche due sacerdoti del mio paese: martiri che sono diventati seme di nuovi cristiani. Anch’io devo a loro la mia vocazione. A 16 anni sognavo, con un mio compagno di ginnasio, di completare gli studi liceali e vestire il saio francescano a Shangai, in Cina. Una lettera da lì ci comunicava che i cani si contendevano i bambini morti, confusi tra i rifiuti ai margini delle strade. La valanga rossa di Mao ci impedì la realizzazione del progetto: spendere la nostra vita per Gesù Cristo in terra straniera.
A 23 anni, dopo un’esperienza formativa in Assisi, decisi di farmi francescano per sempre. La corrispondenza con un missionario in Patagonia, perché espulso dalla Cina, mi aiutò a preferire un servizio ai più poveri in America Latina. In Patagonia conobbi un rifugiato nazista  che espiava alfabetizzando gli indigeni. Dovetti tornare e in Europa stavamo soffrendo gli anni del ’68, che vissi con  profondo senso critico. Ripresi gli studi universitari infervorato dal clima del Concilio Vaticano II, ma soprattutto dalla nuova primavera ecclesiale. Fu il periodo della mia corrispondenza con preti operai francesi e italiani. Durante le ferie partecipai alla loro vita. Collaborai alla formazione degli obiettori di coscienza antimilitarista. Alcuni scelsero le alternative al servizio militare, lavorando con i poveri del litorale brasiliano di Rio Janeiro.
25 anni di insegnamento. Non potendo fare il missionario per ragioni di salute, la Provvidenza mi indicò l’insegnamento nelle Scuole Superiori Pubbliche di 2° grado. Per me significava riprendere la mia attitudine al prete operaio. Erano gli anni di piombo, che mi fanno pensare di essere stato, con molta probabilità, l’ultimo prete che ascoltò l’ingegner Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico di Portomarghera (VE), vittima delle Brigate Rosse. Sto scrivendo nel 33° anniversario del suo sequestro a Mestre, mentre consumava il pasto di mezzogiorno con due figli e la moglie. Questi hanno perdonato agli assassini e alcuni di loro si sono pentiti, chiedendo scusa.
A conclusione,  vivo attualmente  a Padova, nella Comunità francescana dei Frati del Santo. Ogni giorno prego, ascolto e consolo, incoraggio giovani  a credere al Vangelo, come avrei fatto se fossi maturato in Cina. Mi nutro della spiritualità di S. Francesco d’Assisi, mediata dalla esperienza di S. Massimiliano Kolbe, francescano innamorato di Maria, madre di Gesù. Fu ucciso ad Auschwitz in volontaria sostituzione di un padre di famiglia, che ho potuto conoscere direttamente e presentare ai miei allievi. Alla sua cella sono ricorso più volte per  confermare la mia vocazione. Sogno che altri si offrano a testimoniare, a tempo pieno, Gesù, buon samaritano, fratello che perdona e redime,muore sulla croce, senza aver peccato. Per amore. Capisco è una scelta impegnativa. Riesce a chi si fida di Dio. Occorre credere che potrebbe toccare anche a voi, che mi leggete. Potrei raccontarvi, prossimamente, perché è toccato a me. Mi limito oggi a dire che è una questione d’amore.

giovedì 22 maggio 2014

Perché... secondo te, le vocazioni sono poche?

Pace e bene a te,
caro giovane amico che segui questo blog vocazionale!
Oggi desideriamo porre alla tua attenzione una semplice domanda: Perché ci sono "poche" vocazioni? Perché la chiamata alla vita religiosa (maschile e femminile) e sacerdotale non tocca il tuo cuore e il cuore di tanti coetanei? Come credente, comunque e in ogni caso, la questione vocazionale con le sue implicazioni, non può non riguardarti. Cosa impedisce e ostacola questa scelta? 
Ti invitiamo prima di tutto (e prima di chissà quali ragionamenti sociologici) a rivolgere tale domanda a te stesso, a sentirti coinvolto in prima persona da questo interrogativo: "perché io no?". Grazie per il prezioso contributo che vorrai dare a questa discussione. 

I tuoi frati


mercoledì 21 maggio 2014

Frati in ogni stagione

Pace e bene a voi tutti, 
cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione divina per la vostra vita.
Fra le varie lettere che quotidianamente ricevo mi ha colpito il richiamo di Emma, una gentile signora di Milano che mi invitava a parlare ogni tanto anche della realtà dei frati anziani e malati. "Nel vostro blog vocazionale", scrive, "appaiono per lo più giovani frati. Mi piacerebbe che qualche volta comparissero anche i frati anziani e malati. Ricordo con amore un vecchio zio, fra Silvestro, ormai morto anni fa, che ci edificò tutti per come seppe affrontare la sua malattia e il decadere delle forze fisiche: i suoi occhi sempre brillavano di Vangelo e la sua preghiera fu interamente dedicata all'incremento delle vocazioni. So che alcuni giovani sono entrati in convento grazie alla sua testimonianza"Ringrazio di cuore la sig.ra Emma per questa sollecitazione che mi consente di parlare di una nostra bella e speciale realtà conventuale: la comunità di San Pietro di Barbozza (TV) che accoglie frati anziani e malati. Al riguardo, riporto un articolo apparso recentemente sul "Messaggero di S. Antonio" (la rivista dei frati), che parla proprio di loro. Questi confratelli, infermi e attempati e ridotti nella mobilità e inabili per tante normali funzioni, in realtà, fanno parte a pieno titolo dell'equipe vocazionale e anzi, sono i primi promotori della pastorale giovanile e vocazionale!! Proprio così! Con i loro sacrifici e il dono al Signore della loro sofferenza per le vocazioni, infatti, offrono un grandissimo sostegno a noi frati impegnati in questo servizio e costituiscono con la loro incessante preghiera, una risorsa e una miniera di "grazia" incredibile per tutti i giovani in ricerca. So per es. che ci sono vicini sempre con il ricordo ad ogni uscita del Gruppo san Damiano. Sempre chiedono e sono interessati alla realtà giovanile che seguiamo. Ad essi sempre affidiamo i ragazzi che accompagniamo nel discernimento: dalla preghiera, infatti, sgorgano e fioriscono le vocazioni (non da altre iniziative..neppure dal blog!!). Solo la preghiera è quanto infatti ci chiede Gesù, perché il Padre mandi operai nella sua messe! 
Ringraziando di cuore questi confratelli, chiedo anche da parte vostra un ricordo al Signore per loro: siamo, infatti, insieme in cammino, gli uni gli altri in reciproca comunione e unità.
Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto

P. Alessandro Brentari (a sinistra), per anni animatore vocazionale,
ed ora ricoverato presso la nostra infermeria, continua ancora la sua opera
con la preghiera e il dono di sè.
FRATI IN OGNI STAGIONE (Messaggero di Sant'Antonio, maggio 2014)

Sperimentare nella malattia e nella vecchiaia che tutto è di Dio. Nella comunità di San Pietro di Barbozza, il limite sia per i frati sani che per i malati è un nuovo orizzonte. E lo stare assieme è pienezza di vita fraterna. Di fra Fabio Scarsato
«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?/Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me»: preghiera dell’Ora media, per l’esattezza di «sesta» (mezzogiorno, per intenderci), venerdì della terza settimana del salterio. L’incipit di un Salmo «tosto», il 22, urlato più che cantato da un credente che sta male. Scandalosamente abbandonato da quel Dio che pur aveva promesso di esser vicino all’uomo. Gli evangelisti Matteo e Marco lo mettono in bocca a Gesù in croce, ed è tutto dire.
Parole già difficili in sé da pregare. Ti si strozzano in gola. Le declami cercando di pensare ad altro. O almeno ad altri. Non saprei se in un coro ligneo intarsiato, sotto severe volte basilicali, con decine di voci monastiche all’unisono, in gregoriano, la cosa riesca più digeribile. Io lo sto pregando assieme alla comunità francescana di San Pietro di Barbozza (TV), e l’effetto è per lo meno un tantino straniante e improbabile: tra il frate sordo che segue un suo spartito, e quello che per poter leggere le parole stampate sul breviario ha bisogno dell’ausilio di una voluminosa lente d’ingrandimento, quello che sa di covare dentro di sé un «brutto male», e quello che invece non sa farsi una ragione della stanchezza che l’opprime; tra quello che ha «parcheggiato» all’entrata della cappella il girello ormai indispensabile per un pur minimo di autonomia, e quello che ormai ha inanellato la sua novantesima primavera. Solo Dio può capircene qualcosa e cogliere l’armonia di questa preghiera disarmonica che sale verso Lui!
Se poi pensi ai frati che sono rimasti nella loro stanza, un paio di piani sopra di te, perché inchiodati a letto da malattie degenerative o comunque gravissime, il boccone si fa ancor più amaro. Come fra Stefano e fra Erminio – per noi confratelli semplicemente «Nini» –, che non sai se siano più di qua o di là o chissà in che altra dimensione a te inaccessibile.

Come a casa
Nella foto, fra Claudio in cucina con fra Tommaso. Foto: Nicola Bianchi.
Nella foto, fra Claudio in cucina con fra Tommaso. Foto: Nicola Bianchi.
Passando successivamente, come sempre succede in questi casi nei conventi, dalla cappella al refettorio, dal pane eucaristico a quello della tavola, si ripropone lo stesso fotogramma. Tra posti a tavola apparecchiati con cura ma senza corrispettiva sedia – e, infatti, verranno occupati da commensali in carrozzella –, e il cibo adatto, più che a una mensa di affamati ragazzi, a persone che a tal proposito devono piuttosto avere tutte le attenzioni del caso. E anche qui con un flash per i frati dei piani alti, che mentre tu armeggi tra forchette e coltelli, si stanno cibando a sondino, flebo o Peg.
Sì, perché vocazione – che vuol dire allo stesso tempo impegno e grazia – di questo convento è proprio quella dell’accoglienza e della compagnia ai frati anziani o malati. Troppo anziani o malati per poter continuare ad abitare dignitosamente nelle loro rispettive fraternità in giro per il mondo. Ma mai sufficientemente anziani o malati da non essere più… frati!

Qui trovano alcune attenzioni sanitarie al loro precario stato di salute, curate da personale specializzato laico. Ma, soprattutto, si sentono «a casa»: riconoscono i segni e si ritrovano nel linguaggio che li ha accompagnati per tanti anni. Sperimentano la possibilità di continuare a sentirsi parte della grande famiglia francescana, per la quale in altri tempi hanno dato il meglio di sé. Che è cosa vitale tanto quanto le medicine o gli esami specialistici. Perché si è parroci, professori, predicatori o quant’altro solo per alcuni anni della vita. Ma si rimane fratelli per sempre.
Ognuno ha diritto a sentirselo dire. Anche se poi tace, frustrando il nostro bisogno di risposta. Ed è una delle «fatiche» che i frati, che qui svolgono questo prezioso servizio, sperimentano cocentemente. Perché, mi confida fra Mario, padre guardiano della fraternità, stare accanto a questi fratelli ti mette in discussione. Incassi lo scontro con il tuo limite.


Fra Mario, il guardiano, all'interno della chiesa.<br> Foto: Nicola Bianchi.
Fra Mario, il guardiano, all'interno della chiesa.
Foto: Nicola Bianchi.
Ma in modo particolare, prosegue fra Mario, perché scopri che, se fintantoché eri nel pieno delle tue forze potevi pur sempre illuderti che tutto fosse nelle tue di mani, ti accorgi alfine che tutto è in realtà nelle mani di Dio. Le vicende personali dei frati anziani o malati, non sempre del tutto edificanti – in quanto, fa notare fra Angelo, vecchiaia e malattia tirano fuori con verità anche le tue debolezze o fragilità –, ciononostante relativizzano tante aspettative umane, di successo o realizzazione di sé. Mentre alla fine rimane ciò che davvero conta: se con gioia ti sei lasciato amare e se a tua volta hai provato a donare tutto te stesso con amore.
La periferia che tanto piace a papa Francesco, nella cui direzione uno si è tante volte avviato o da cui forse ha cercato di stare alla larga, improvvisamente diventa molto vicina a te. Diventa te, nel peso degli anni o della malattia.


I frutti del dolore
È perciò inevitabile che nei frati nascano tante domande: che significa vita dignitosa? Dove passa il confine? E la morte, che cos’è? È mai possibile che una volta si pregasse: «A subitanea et improvisa morte, libera nos Domine!», mentre ora si assiste con sgomento a lunghe agonie? Domande dignitosissime, che possono sopravvivere anche senza risposte, lasciate a teologi e moralisti.
Qualche volta resta solo da rifugiarsi nella preghiera. Non per niente il piccolo, bello e frequentato santuario accanto al convento è dedicato alla Madonna di Lourdes. Che di queste cose, e dei rispettivi atroci dubbi, se ne intende. Soprattutto per «sentito dire»: nelle confidenze e nelle suppliche di tanti devoti. Anche frati.
La bellezza del posto, adagiato sulle pendici delle Prealpi trevisane, circondato di vigneti da cui si ricava un famoso spumante, ci mette del suo per rappacificare gli animi. Così ci sta anche che fra Ivano dipinga coloratissimi quadri, soprattutto di tema religioso. Usando, con i colori acrilici, materia povera: pezzi di sacco o di legno vecchio, ché pure essi entrano dignitosamente in un’Ultima Cena. E ci sta che i giovani frati in formazione salgano fin quassù con gioia a dare il loro aiuto.
Così possiamo pregare anche l’ultima parte del Salmo da cui abbiamo preso le mosse: «Lodate il Signore, voi suoi fedeli, / perché egli non ha disprezzato / né disdegnato l’afflizione del povero, / il proprio volto non gli ha nascosto / ma ha ascoltato il suo grido di aiuto».

lunedì 19 maggio 2014

Tre parole immense per te

In vista della cattedrale di Santiago di Compostella
COME POSSIAMO CONOSCERE LA VIA?
Cari amici in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia Pace. Mi hanno molto colpito le parole del Vangelo (Gv 14,1-12) di questa domenica (la quinta di Pasqua) , dove l'apostolo Tommaso chiede a Gesù: "Come possiamo conoscere la via?". Una domanda che riguarda ciascun giovane che si affaccia alla vita adulta, che si interroga sul senso e sulla direzione da dare alla propria esistenza e che soprattutto, si chiede come trovare il proprio "posto" e come realizzare la sua chiamata e la sua vocazione davanti a Dio. La risposta del Signore è riassunta in Tre parole immense che nessuna spiegazione può esaurire: Io sono la via, la verità e la vita. Tre parole che si pongono come delle frecce nel nostro "pellegrinaggio": seguirle significa arrivare alla meta, significa non perdersi. 


IO SONO LA VIA: Io, il Signore Gesù sono la strada, la mappa per non perderti, per arrivare a casa (alla tua casa, al tuo “posto”)! Io sono la via per arrivare a Dio e a ciò che vi è di più vero e autentico nel tuo cuore; io sono la via per arrivare ad un autentico incontro con gli altri; una via davanti alla quale non si ergono muri o trappole o fregature, ma orizzonti aperti, panorami sconfinati di bene e di bellezza. Io sono la strada che non si smarrisce e non ti fa perdere, non ti porta in vicoli ciechi o ti fa cadere in burroni, ma va' verso una meta di pienezza e comunione per te, per il mondo, per l’umanità.
Se vuoi essere mio discepolo”, ci dice Gesù, “segui me, vieni dietro a me, metti i tuoi passi dove li ho messi io..”. Certo, è una strada stretta, in salita, che passa anche per la cima del Golgota, dove sta la croce, che chiede il donarsi, l’amare senza misura e con gratuità, senza nulla in cambio. “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”(Lc 9, 18-24). E' una strada audace e appassionante...: non avere paura, fidati di Gesù!

IO SONO LA VERITA': Oggi tutti "ti sparano" addosso la loro verità! E siamo sempre più frastornati e disorientati da tale pluralità di opzioni e orientamenti: così che può avvenire che bene e male si confondano, giustizia e ingiustizia si equivalgano, divino e diabolico equivalgano, perversione e virtù o peccato o grazia siano parole ormai vuote. Ciò che conta infatti è il sentire del singolo, l'emozione del momento, il "mi piace" di ciascun individuo di fronte a cui scompare ogni domanda su ciò che è davvero "il bene", il giusto, il bello, il buono, l'eterno, il santo. Ma dove sta "la verità"? Esiste o no "una" verità? Gesù viene a dirci: "io" sono "la verità"!! Non in una emozione, nè in una dottrina, né in un libro, né in una legge migliore delle altre, ma in un «Io» sta la verità, in Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell'uomo e il vero volto d'amore del Padre. “La verità sono occhi e mani che ardono!” (Ch. Bobin). Così è Gesù: accende occhi e mani. La sua è una vita che si muove libera, regale e amorevole tra le creature. “Il cristianesimo non è un sistema di pensiero o di riti, ma una storia e una vita” (F. Mauriac). Il cristianesimo è un incontro, una relazione.
* Vuoi conoscere la verità sull’uomo e dunque anche su di te ? Vuoi sapere chi è l’uomo vero, realizzato in pienezza, nella sua umanità più autentica? Guarda a Gesù, imita Lui, ripeti i suoi gesti, rinnova i suoi sentimenti, ridici le sue parole, metti il tuo cuore accanto al Suo. Solo Gesù ti dice chi puoi essere veramente, senza imbrogliarti!
* Vuoi sapere la verità su Dio? Quel Dio che in fondo tutti cercano (spesso per strade anche molto strane), si è mostrato pienamente in un uomo, in azioni e parole d’uomo, in quel corpo d’uomo di Gesù, fragile e debole segnato dai segni della passione e della morte, in Gesù risorto e vivo. E' una verità esigente e liberante ..: non avere paura, fidati di Gesù!

IO SONO LA VITA: Che hai a che fare con me e la mia vita, Gesù? La risposta che Lui ci dà è perfino eccessiva, perfino sconcertante: io faccio vivere! In Gesù, ecco una vita piena, luminosa, carica di senso. La mia vita si spiega con la vita di Dio. Nella mia esistenza, dire che c’è “più Dio”, equivale a dire che c’è “più io” (e non ad un mio depauperamento, ad un mio sminuire, come qualche filosofo ha affermato). Più Vangelo entra nella mia vita più io sono vivo: nel cuore, nella mente, nel corpo. E questa pienezza di vita che il Signore mi offre si oppone alla pulsione di morte, alla distruttività, l'autolesionismo che tante volte nutriamo dentro di noi con le nostre paure, il nostro individualismo e la nostra pretesa di autosufficienza, madre della sterilità e della tristezza e del non senso che oscura il cuore di tante persone oggi. La vita che Gesù ci mostra e ci offre in Lui invece non è mai mediocre nè banale, anche se sempre esigente e forte! E' una vita piena...: non avere paura, fidati di Gesù!

Dunque caro amico in ricerca vocazionale, 
se guardi Gesù, se guardi come vive, come ama, come accoglie, come muore, allora capisci chi è Dio, ma capisci anche chi sei tu ed ecco che si dilata il cuore, la vita fiorisce. Prego per te e ti incoraggio nel seguirlo: ne vale la pena. A Lui sempre la nostra Lode. fra Alberto

sabato 17 maggio 2014

La strada, l'approdo, il senso

domenica 18 maggio 2014
quinta domenica di Pasqua



“Io sono la via, la verità e la vita.
Nessuno viene al Padre
se non per mezzo di me”
(Gv 14,6).

Non ho il tom tom e alcune volte, anche di recente, mi son trovato in qualche città, per fortuna piccola, a girare come il ragionier Fantozzi. Così nei pellegrinaggi a piedi viene sempre, prima o poi, il giorno in cui per motivi diversi non vedi le frecce e ti perdi. Nulla di irreparabile, anzi spesso lezioni utili. Sono proprio queste le occasioni in cui apprezzi qualcosa, qualcuno che con sicurezza indica la via che porta alla meta, all’arrivo desiderato. E’ importante la Via che porta le altre due “V” del Vangelo, la Verità e la Vita. Gesù nella sua persona le racchiude e armonizza tutte: Lui è la strada e al contempo l’approdo, il senso dei passi. Nel Vangelo egli specifica che è il volto del Padre, colui che ci porta alla comunione con Lui, al luogo dalle “molte dimore” ove si vive lo spazio dell’accoglienza dell’altro divenuto fratello. Bella questa Via, bello il Signore Gesù!

A proposito di vie e cammini, chi desidera unirsi spiritualmente, e potendolo, anche fisicamente, la notte tra il 31 maggio e il primo giugno si rinnova il Cammino di Sant'Antonio che, partendo da Camposampiero (PD) e arrivando alla Basilica del Santo a Padova, ripercorre l’ultimo tratto della vita terrena di frate Antonio da Lisbona: www.ilcamminodisantantonio.org

[foto e testo di fr. Giovanni Voltan]

giovedì 15 maggio 2014

Non dire "sono giovane", ma ...

Vieni e seguimi!

Signore Gesù,
sono un giovane d'oggi.
Mi piacciono le comodità,
mi attraggono le scelte facili.
Sono un figlio del mio tempo.  
Oggi però, tra mille voci
sento anche la tua, inconfondibile:
"VIENI E SEGUIMI".
In un attimo sconvolgi i miei sogni
rovesci i miei progetti.  
Hai bisogno di me,
del mio entusiasmo,
della mia generosità,
delle mie energie di giovane.
Cosa vuoi da me,
dove mi porti, Signore?  
Donami il coraggio di partire,
di lasciare le mie cose,
la mia casa, la mia terra, la mia gente.
Sono così incerto e giovane, Signore!


Non temere, non dire "sono giovane", ma và...
Io sarò sempre con te!

...e se nel tuo cuore sta parlando questa voce, 
non temere di farle spazio... 
Mettiti in ascolto della Sua Parola, prega intensamente, 
lasciati accompagnare da qualche guida esperta.
Noi frati ti siamo accanto in questo cammino 
e se vuoi potrai contattarci!

fra Alberto e fra Francesco



Post tratto dal Blog dei nostri frati di Treviso 

martedì 13 maggio 2014

Il 13 maggio apparve Maria



Cari amici in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Oggi, 13 maggio, si celebra e si ricorda nella chiesa la Madonna di Fatima insieme a quei lontani avvenimenti (siamo nel 1917) che toccarono 3 umili e poveri pastorelli. La Madonna apparve loro e diede al mondo, sconvolto da guerre, rivoluzioni e tragedie immani, un messaggio di Pace e speranza. Legò questo annuncio a tre inviti pressanti e materni, che scaturivano dal Vangelo:
- l'invito alla conversione permanente; 
- l'invito alla preghiera e specialmente alla recita della Corona del Rosario; 
- l'invito al senso di responsabilità collettiva e alla pratica della riparazione dei peccati attraverso gesti di amore, donazione e sacrificio.
Tre inviti che valgono ancora per ciascuno di noi. 
In particolare è bello e confortante che la preghiera del S. Rosario possa accompagnare il cammino di crescita, maturazione e scelta vocazionale di tanti giovani; possa unire le famiglie, sostenere le mamme e i papà nel loro non facile compito educativo; guidi i sacerdoti e i religiosi e l'intera chiesa; possa condurre alla pace il mondo intero. Per questo ogni sera, nel mese di maggio dedicato alla Madonna, noi frati della Basilica di S. Antonio, come in tutti i conventi, ci ritroviamo a pregare il S. Rosario, affidando a Maria il cammino e la vita di tutti. Questo appuntamento è anche condiviso con molte persone di ogni età che si uniscono a noi nella lode alla Madre celeste. E' bello e significativo che da sempre i frati minori conventuali si caratterizzino nel diffondere e custodire l'amore e la devozione alla Vergine Immacolata; un amore che si radica nello straordinario affetto di san Francesco e di sant'Antonio per Maria, e che è proseguito nei secoli nella testimonianza umile e nascosta di tanti semplici frati e di grandi santi come san Giuseppe da Copertino o san Massimiliano Kolbe.
Alla Madonna di Fatima anche papa Francesco ha voluto affidarsi all'inizio del suo pontificato. Nel video riporto l'atto di consacrazione pronunciato dal pontefice in piazza S. Pietro il 13 ottobre 2013.
Al Signore Gesù, con l'intercessione di Maria, sempre la nostra Lode.
Fra Alberto

Beata Maria Vergine di Fatima,
con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna
uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni 
che ti dicono beata.
Celebriamo in te le grandi opere di Dio,
che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità,
afflitta dal male e ferita dal peccato,
per guarirla e per salvarla.
Accogli con benevolenza di Madre
l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia,
dinanzi a questa tua immagine a noi tanto cara.
Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi
e che nulla ti è estraneo di tutto ciò che abita nei nostri cuori.
Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo
e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso.
Custodisci la nostra vita fra le tue braccia:
benedici e rafforza ogni desiderio di bene;
ravviva e alimenta la fede;
sostieni e illumina la speranza;
suscita e anima la carità;
guida tutti noi nel cammino della santità.
Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione
per i piccoli e i poveri,
per gli esclusi e i sofferenti,
per i peccatori e gli smarriti di cuore:
raduna tutti sotto la tua protezione 
e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù.
Amen.

(Papa Francesco)

lunedì 12 maggio 2014

Perché la vostra gioia sia piena

Pace e bene, cari amici in ricerca della vocazione del Signore Gesù per la vostra vita.
Il tempo pasquale ci invita alla gioia: il Risorto è il Vivente in mezzo a noi e nulla ci può impaurire o intristire!!! Ma come trasmettere a tutti questa gioia e la pace che Lui ci dona? E' quanto si sono chiesti i nostri giovani frati studenti al Seraphicum (la Pontificia Facoltà Teologica del nostro Ordine in Roma) attivando di conseguenza una serie di iniziative "alternative" in diversi luoghi della capitale. Eccone, infatti, alcuni di loro (di diverse nazionalità) su un vagone della metropolitana, portare attraverso il canto e la musica e l'allegria, l'annuncio della Pasqua e la bellezza (l'incoscienza per qualcuno!!) di essere cristiani e frati francescani!! La "pazzia" di questi giovani confratelli renda anche ciascuno di noi più audaci nell'essere testimoni di gioia: il Signore è risorto, cantiamolo ovunque! C'è bisogno di questo annuncio, c'è bisogno di speranza, c'è bisogno di un sorriso, c'è bisogno di Gesù!
A Lui sempre la nostra Lode.
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

"Strange things going on late at night on a Roman metro: this little gem of our post-evangelization exuberance after the street outreach we did over Easter. Song Title: THAT YOUR JOY MAY BE COMPLETE (and yes, there's an unabashed cover of black-eyed peas "where is the love" thrown in to boot)".
frate Andrew

sabato 10 maggio 2014

La Porta della libertà

11 maggio 2014
IV domenica di Pasqua
51a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni


«Io sono la porta:
se uno entra
attraverso di me,
sarà salvato;
entrerà e uscirà
e troverà pascolo»
(Gv 10,9)


La quarta domenica di Pasqua sosta sempre su Gesù che si presenta come il pastore bello. Siamo soliti definire Gesù pastore buono, ma il testo evangelico non dice buono bensì bello. Una delle immagini per dire la bellezza della sua identità e del suo servizio è quella della porta. Di questa colpisce la sottolineatura della libertà che Gesù accorda: «se uno…». Davvero se uno – se io, tu – lo vuole, entra in Lui e trova riparo, protezione; esce e trova spazio vitale, trova quanto lo nutre. Gesù non chiude a chiave chi è dentro, né lascia fuori chi bussa dall’esterno. Gesù di fronte ad altri candidati pastori che sono brutti – in quanto pretendono di essere serviti anziché servire – non teme di dirci «Io sono la porta», di presentarsi come il pastore bello che ha cura della vita di ciascuno, che si inginocchia a lavare i piedi degli uomini, che lascia liberi. Ecco la bellezza. «Io sono la porta»: la vita passa da Lui. Dove voglio andare? chi voglio seguire, per quale porta intendo passare?

Per desiderio di papa Paolo VI tutta la Chiesa celebra, in questa quarta domenica di Pasqua, la giornata mondiale per le vocazioni. Per non dimenticarci di questa intenzione e favorire una cultura vocazionale: è bella la vita quando, come quella di Gesù, è tutta donata per i fratelli. Ecco di seguito uno stralcio del Messaggio – intitolato: Le vocazioni, testimonianza della verità – che quest'anno Papa Francesco ha rivolto alla Chiesa:
Anche oggi Gesù vive e cammina nelle nostre realtà della vita ordinaria per accostarsi a tutti, a cominciare dagli ultimi, e guarirci dalle nostre infermità e malattie. Mi rivolgo ora a coloro che sono ben disposti a mettersi in ascolto della voce di Cristo che risuona nella Chiesa, per comprendere quale sia la propria vocazione. Vi invito ad ascoltare e seguire Gesù, a lasciarvi trasformare interiormente dalle sue parole che «sono spirito e sono vita» (Gv 6,62). Maria, Madre di Gesù e nostra, ripete anche a noi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!» (Gv 2,5). Vi farà bene partecipare con fiducia ad un cammino comunitario che sappia sprigionare in voi e attorno a voi le energie migliori. La vocazione è un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco che si fa servizio vicendevole, nel contesto di un’autentica vita ecclesiale. Nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa. La vocazione scaturisce dal cuore di Dio e germoglia nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno. Non ha forse detto Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35)?
Cari amici, specialmente in questo giorno: non dimentichiamo di pregare gli uni per gli altri!!
Pace e bene!

frate Francesco e fra' Alberto