giovedì 28 febbraio 2013

A Sua Santità..grazie dai giovani e dai frati francescani

Madrid - GMG 2011 : la bandiera con S. Antonio, del gruppo dei giovani e frati Nord Italia
Cari amici, oggi si conclude il pontificato di Benedetto XVI. Un Papa spesso incompreso, ma che i giovani hanno amato. In un tempo di carenze educative, di paternità dissolte, di falsità spacciate per il bene, Papa Benedetto, ci ha mostrato Gesù, Via - Verità e Vita, con la dolcezza e la fermezza che appartiene a chi ama ed ha cuore e sa prendersi cura e si sente responsabile di ciascuno, nessuno escluso! Grazie Santità. 
Riporto di seguito il messaggio di ringraziamento e saluto che il neoletto Ministro Generale Francescano ( P. Marco Tasca - 119° successore di S. Francesco) ha inviato al Papa anche a nome di tutti i frati francescani sparsi nel mondo. 
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Beatissimo Padre, a nome dei Frati Minori Conventuali radunati per il 200° Capitolo generale presso il Sacro Convento di San Francesco in Assisi e di tutti i confratelli sparsi nel mondo, desidero manifestarle, nell’imminenza della sua rinuncia all’Ufficio di Sommo Pontefice, i sentimenti di stima e di affetto dell’intero Ordine, come ho già avuto modo di fare di persona nell’udienza del 6 febbraio a cui ho partecipato insieme ai frati capitolari.
Sua Santità  BENEDETTO XVI
Nel primo, brevissimo, capitolo della Regola che il Serafico Padre S. Francesco ci ha dato,  sono incastonate le due gemme del tesoro francescano: la fedeltà alla vita secondo il Vangelo per mezzo dei tre voti religiosi, e “l’obbedienza e reverenza al signor Papa e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana”. Francesco si obbligò, per sé e per i suoi frati, a non far nulla senza il consenso del Papa, tanto che - ci racconta san Bonaventura (LM X,7) - perfino per realizzare il primo presepio della storia, a Greccio, volle chiedere il permesso al Pontefice. Non le nascondiamo perciò il nostro stupore davanti alla sua rinuncia, che tuttavia vogliamo vivere con lo spirito di fede a cui lei ha esortato tutti i cattolici: è Cristo che guida e sostiene la sua Chiesa! Santità, nel 2009, quando siamo venuti a Castel Gandolfo per ascoltare le sue parole in occasione degli ottocento anni dell’approvazione dell’Ordine dei Minori, ci ha ricordato: “Francesco avrebbe potuto anche non venire dal Papa... Sicuramente un atteggiamento polemico verso la Gerarchia avrebbe procurato a Francesco non pochi seguaci”. Come Francesco anche noi non vogliamo seguire la mentalità dell’efficienza e della mondana libertà, ma continuare ad essere con semplicità e gioia “sudditi e soggetti” alla Chiesa Romana e al Pastore che Dio desidera darle, per poter servire il Corpo di Cristo come e dove il Signore vorrà indicarci, come lei stesso ci ha insegnato a fare. Lei ci disse inoltre, riferendosi alla scelta di povertà di san Francesco: Tutte le sue ricchezze precedenti, ogni motivo di vanto e di sicurezza, tutto diventa una "perdita" dal momento dell’incontro con Gesù crocifisso e risorto (cfr Fil 3,7-11). Il lasciare tutto diventa a quel punto quasi necessario, per esprimere la sovrabbondanza del dono ricevuto. Questo è talmente grande, da richiedere uno spogliamento totale, che comunque non basta; merita una vita intera vissuta "secondo la forma del santo Vangelo" (2 Test., 14: Fonti Francescane, 116)”. Ora Lei ci mostra un gesto che sentiamo parlare il linguaggio stesso dell’umiltà e dell’espropriazione. Un gesto che certo ci richiama al rischio che vogliamo correre anche noi: assomigliare sempre più a Gesù, e a Gesù povero e crocifisso. La ringraziamo per il Suo alto Magistero, che in questi anni ci ha illuminato il cammino, e ci ha mostrato che il Suo governare la barca di Pietro non è stato semplicemente un fare, ma soprattutto pensare e pregare. Le assicuriamo, in questo momento, la nostra preghiera perché la letizia di sentire Cristo accanto a sé la accompagni nel ritiro che sta per intraprendere proseguendo l’itinerario verso una sempre più profonda immersione in Dio. Fedeli al suo insegnamento e al suo mandato desideriamo continuare a "riparare la casa" del Signore Gesù Cristo, in umile fedeltà al Vangelo e alla Chiesa. Consapevoli, come lo era Francesco, che siamo noi per primi la casa che Dio vuole restaurare. Il nostro impegno sarà cercare di aiutare i Pastori della Chiesa a rendere sempre più bello il volto della sposa di Cristo.
Santità, La sentiremo sempre vicino al nostro cuore, e nel proseguire la buona battaglia della fede insieme a tutti i fedeli, sapremo di avere in Lei un intercessore, certi, nonostante tutto, della verità dell’espressione bonaventuriana da lei amata: “Opera Christi non deficiunt, sed proficiunt”.
Preghi per noi, Padre santo e Lei si senta accompagnato dal nostro amore filiale. 

Della Vostra Santità
dev.mo Fra Marco Tasca -  Ministro generale OFMConv.


mercoledì 27 febbraio 2013

Cerco un senso...

Pace e bene, cari amici.
Forse mai come oggi la parola "CRISI" appare tanto attuale e drammatica (crisi di fede, crisi di valori, crisi delle vocazioni, crisi di senso, crisi economica, crisi dei mercati, crisi della politica...della Chiesa). La sfiducia, il cinismo, la solitudine, un senso di precarietà e incertezza sembra talvolta sopraffarci... . Eppure, nonostante tutto, oltre ogni maceria umana e spirituale percepita come incombente e ineluttabile, moltissimi sono però anche i segni di speranza e di novità e di presenza dello Spirito del Signore che sempre agisce e soffia nel cuore di ogni uomo. Il Regno di Dio infatti è un piccolo seme che in ogni caso porta il suo frutto; è talvolta una piccola luce quasi impercettibile , ma viva e che sa squarciare le tenebre in cui siamo avvolti e ci indica così una via da seguire.... Lo Spirito così si manifesta misteriosamente ancora a tanti giovani, suscitando inquietudini e "domande di senso" radicali che nessuno , se non il Signore può appagare.. Coltiviamo dunque la speranza e la gioia..: il Signore è vivo e non ci abbandona mai..e non smette di rivolgere il Suo richiamo di amore, di bellezza e di verità...nonostante tutto!!! Mi ha colpito al riguardo una bella lettera giuntami da un giovane (...) che lavora all'estero. Ve ne ripropongo alcune righe (ripulite da ogni riferimento personale) insieme a parte della mia risposta. 

Il Signore Gesù vi benedica.
A Lui sempre la nostra lode.

frate Alberto
Lettera di (...)
Mi chiamo (...). Stavo leggendo il blog Vocazione francescana e anche se un po' titubante all'inizio, ho deciso di scriverti.
Mi capita spesso di pensare alla vita francescana, mi trasmette un senso di liberta´ ed amore che non e´ facilissimo trovare nel mondo d'oggi. E´ da un anno e piu´ che il pensiero di Dio e´ tornato nella mia mente e la domanda sul senso della vita preme ogni giorno di piu´. Sto cercando di capire cosa succede come fare a progredire in questo cammino ma e´dura.
Vivo e lavoro all'estero quindi non mi e´facile trovare qualcuno che mi possa accompagnare in questo cammino. Sento un'inquietudine profonda dentro di me e vivo in una situazione che mi fa sentire sospeso per aria... (...) ...e pensavo di aver trovato quello che cercavo. Amore e stabilita. Piu´ vado avanti e piu´mi accorgo che non e´ proprio cosi ... Non sempre.. Mi manca qualcosa e quel qualcosa non e´ facile da definire. Grazie per la tua disponibilita´ anche solo ad ascoltare.
Risposta di fra Alberto
pace a te caro (...), grazie per la fiducia..e per avere "rischiato" decidendo di scrivermi.. Riguardo a quanto mi dici di te, e sul tuo bisogno di senso, di libertà e amore, del pensiero di Dio che è ritornato..questo in realtà non mi stupisce... Per quanto queste domande, noi cerchiamo di eluderle, in realtà, esse sono radicate nel nostro cuore e prima o poi chiedono di essere ascoltate...Certo, il contesto in cui tutti viviamo non è per nulla facile, e vorrebbe convincerci che in fondo, "bastiamo" a noi stessi ...ma non è così!!! La nostra vita è un mistero....e non è certo riducibile a qualche formula matematica o chimica, né tanto meno la si può circoscrivere nella tirannia della scienza ( o dell'economia..) che a tutto pretende di dare una risposta esaustiva.., né ancor più può trovare pienezza nell'individualismo autoreferenziale in cui ci siamo isolati e arroccati.. Nel cuore dell'uomo, vi è una sete inestinguibile di un di più, un anelito al Cielo, un richiamo all'Assoluto, a Dio..che dice da un lato la nostra piccolezza e parzialità, ma anche la nostra grandezza. 

In questo difficile cammino, che ci vede spesso disorientati e ciechi, Gesù è la risposta di senso e la verità che cerchiamo, Gesù la luce che illumina i nostri passi nel buio, Gesù è la via al Padre che è nei cieli.. In Lui tutto riacquista significato, pienezza, bellezza, direzione, ordine; senza di Lui...il caos..l'oscurità..."gettati" nel mondo senza un perché...La vita francescana? Certamente una vocazione non per tutti ...; una vita però "donata" interamente e senza paura proprio perché piena di senso..in cui non c'è nulla da trattenere o difendere. Il frate infatti sa che ha un Padre nei cieli, sa che è in buone mani, sa di essere figlio amato....sa di avere "un gancio" in cielo. E questa è anche la sua missione da annunciare e testimoniare..!

Caro (...) ti incoraggio: il Signore ha bussato alla tua porta..., forse non perché tu diventi frate, ma certamente perché tu sia più felice nella fede, già ora, lì dove sei..Ma i suoi disegni sono misteriosi e più grandi dei nostri pensieri...dunque chissà cosa vuole rivelarti??!!! ..Ti consiglio di cercare la chiesa cattolica a te più vicina ..sicuramente ce ne sarà una..Ricomincia la preghiera, magari quella semplice, che ti ha insegnato la tua mamma da piccolo; apri il Vangelo e leggi quella Parola..: solo così arriveranno altri "segni"..altri cartelli indicatori per la tua vita. Da parte mia resto a disposizione per le tue richieste..
Grazie ancora per la fiducia.
Ti ricordo nella preghiera.

frate Alberto

lunedì 25 febbraio 2013

S. Francesco e "l'Amore di Dio"

Cari amici, il Signore vi dia pace. Ieri,  accogliendo in Basilica del Santo e poi dando ospitalità in convento ad un giovane pellegrino tedesco (partito in bicicletta un mese fa da Fatima e poi  Santiago di Compostella) , mi ha colpito moltissimo il suo mettersi a piangere quando, interpellato da me sul senso di un tale viaggio, mi ha detto di essere stato spinto "dall'Amore per Gesù". Non ho potuto non riandare con la memoria a quanto diceva S. Francesco...
Fratelli e sorelle, cresciamo dunque nell'Amore di Dio!
Vi benedico. frate Alberto


"Fra le altre parole, che ricorrevano spesso nel parlare, non poteva udire l'espressione « amore di Dio » senza provare una certa commozione. Subito infatti, al suono di questa espressione «amore di Dio» si eccitava, si commoveva e si infiammava, come se venisse toccata col plettro della voce la corda interiore del cuore.
È una prodigalità da nobili, ripeteva, offrire questa ricchezza in cambio dell'elemosina e sono quanto mai stolti quelli che l'apprezzano meno del denaro. Da parte sua, osservò infallibilmente sino alla morte il proposito, che aveva fatto quando era ancora nel mondo, di non respingere alcun povero che gli chiedesse per amore di Dio.
Una volta un povero gli chiese la carità per amore di Dio. Siccome non aveva nulla, il Santo prese di nascosto le forbici e si preparò a spartire la sua misera tonaca. E l'avrebbe certamente fatto se non fosse stato scoperto dai frati, ai quali però ordinò di provvedere con altro compenso al povero.
Diceva: « Dobbiamo amare molto l'amore di Colui che ci ha amati molto»" 
(dalla vita di san Francesco - Fonti Francescane n.784).

domenica 24 febbraio 2013

Consacrati perchè rapiti dalla Bellezza

Domenica 24 febbraio 2013
Seconda domenica di Quaresima

“Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne…” (Lc 9,33)
"Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto 
e conosciuto che tu sei il Santo di Dio". (Gv 6,68-69)
Trasfigurazione di Carl E. Bloch
E’ bello per noi stare qui, assieme a te!" . Sono parole che ogni cristiano è chiamato a ripetere e ridire a Gesù assieme ai discepoli che l’hanno visto risplendere di luce divina. Esse, tuttavia, esprimono con particolare eloquenza il carattere totalizzante che costituisce il dinamismo profondo della vocazione religiosa e alla vita consacrata (dei frati , delle suore..di tutti i religiosi) : “Come è bello restare con te e accanto a te in ogni istante della nostra vita! Vogliamo che la nostra dimora sia sempre presso di te per dedicarci a te, concentrare in modo esclusivo la nostra esistenza su di te...!”. In effetti, chi ha ricevuto la grazia di questa speciale comunione di amore con Cristo, si sente come rapito dal suo fulgore: egli è “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sl 45,3), l’Incomparabile. (Cfr. Vita Consecrata n.15 - Giovanni Paolo II) . "Tu sei bellezza" dirà S. Francesco. 

Cari amici, vi invito pertanto oggi a pregare in modo particolare per noi religiosi e consacrati, perchè possiamo esprimere sempre la bellezza di stare con il Signore, di seguirlo, di imitarlo nei gesti e nei sentimenti, di testimoniarlo e annunciarlo con tutta la nostra vita . Preghiamo anche per i giovani: siano anch'essi rapiti dal Signore Gesù e dal suo fulgore...; il nostro mondo triste e sporco, ha bisogno di testimoni entusiasti ed estasiati della Sua Bellezza!
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto

sabato 23 febbraio 2013

Affettività e verginità - Solo chi ama trova l'amore

Cari amici,
il Signore vi dia pace.

Qual'è il significato del celibato oggi nella vocazione religiosa o sacerdotale? E come viverlo? Vi presento oggi, al riguardo, un articolo un po' impegnativo, ma molto bello; l’autore, sacerdote e psicologo e rettore di un grande Seminario in Germania (da me conosciuto qualche anno fa, entrambi pellegrini sul Cammino di Santiago), ci offre un'interessante riflessione che spero possa esservi di aiuto.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

Frate Alberto

Frati, suore e giovani al Meeting International; Assisi 2012
Realizzazione umana e celibato
Mi capita qualche volta di parlare con un seminarista e sentirmi porre la domanda: «Può il celibato essere veramente un modo umano di vivere?». Chi domanda così si pone – giustamente – la questione: «Ma diventerò felice se rinuncio al rapporto di coppia e ad una famiglia? Mi realizzo come uomo se non esprimo la mia sessualità?».
Al riguardo credo sia necessario ribadire da subito quanto sia importante  non ridurre la scelta del celibato o della verginità ad una questione di sessualità e cogliere invece che si tratta di una vocazione, un cammino, un progetto di vita e – soprattutto – una chiamata ad una relazione.
La questione non è tanto se mi realizzo o no scegliendo la via del celibato, quanto come faccio a realizzarmi in questa chiamata.
Mi chiedo da un punto di vista più psicologico: «Ma cosa significa realizzarsi?». In fondo è facile rispondere a questa domanda. Pensate un momento ad una persona che vi piace perché la considerate umanamente realizzata, riuscita. Sono convinto che la persona che vi è venuta in mente ha due qualità centrali: è una persona libera ed è una persona che ama. Una persona ci pare realizzata, cioè umanamente riuscita, quando è libera, non dipendente da cose, persone, idee, capace di ridere su se stessa…, e quando ama, quando cioè sa accorgersi degli altri, sa mettersi a disposizione, ascolta, si dona, aiuta.
Tutte e due le qualità – libertà e amore – sono poi strettamente legate l’una all’altra. Solo chi è libero sa amare e solo chi ama diventa veramente libero.
Una sessualità che si trascende
Se Dio che è Amore chiama una persona a vivere per lui e a donarsi nella verginità, non lo fa certamente per renderla infelice (sarebbe un Dio sadico), ma per portarla al massimo delle sue potenzialità e a realizzarla umanamente in pieno. La verginità e il celibato non possono perciò essere forme di vita ridotte, non piene, nelle quali uno rinuncia all’amore. Sono piuttosto una via a realizzare la vocazione all’amore che è iscritta nel più intimo di ogni essere umano.
Quando uno sceglie di vivere il celibato rinuncia certamente ad un rapporto di coppia, ad avere dei figli e ad esprimere la sua sessualità in gesti intimi. Ma non rinuncia per questo ad essere una persona che ama. Infatti, lui rimane sempre una persona sessuata. Io posso rinunciare a certe espressioni della mia sessualità, ma non alla sessualità stessa, perché la sessualità fa parte del mio essere nel modo più profondo e assoluto. Io esisto solo in quanto uomo o donna, quindi come un essere sessuato.
Ma è anche vero, che è la stessa sessualità che mi chiama a trascendermi, essendo essa il desiderio/bisogno che mi trascina oltre me stesso. Mi fa sentire bisognoso dell’altro e del suo amore e allo stesso tempo capace di donarmi e di amare.
Ora la persona celibe non può rinunciare a questo bisogno di essere amato e a questa capacità di amare. Ma essa vive un tipo di amore che è diverso da quello che si vive nella coppia o nella famiglia naturale. Al centro dell’amore di coppia/famiglia ci sta il partner; è un amore più focalizzato su una persona; ha delle espressioni intime, segrete, molto personali. Certamente anche il rapporto di coppia non può chiudersi agli altri e al mondo. Ma il primo luogo nel quale avviene il dare e ricevere dell’amore è il rapporto dei due.
L’amore del celibe è diverso: è un amore più grande, più aperto, per così dire universale, cioè disposto ad accogliere tutti, uno per uno. Chi vive così dona un altro tipo di amore, ma riceve anche una risposta diversa, più ampia, più universale, anche se forse meno intima. Ovviamente anche il celibe deve realizzare questo tipo di amore in rapporti concreti, in gesti concreti, ma rimane sempre chiamato ad essere aperto, universale e libero di andare dove Dio lo chiama.

Due forme dello stesso amore
Sono due le forme per realizzare l’amore, quella di coppia/famiglia e quella della persona celibe. Ognuna ha la sua bellezza e le sue sfide. Ma per ognuna delle due vale che solo chi ama trova l’amore. Chi vuole rimanere nel suo guscio e non rischia di uscire da se stesso, rimane solo, non dà amore e non lo trova.
Forse viene spontaneo pensare alle parole di Gesù «Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà» (Lc 17,33). Vorrei sottolineare una cosa che considero fondamentale. Quando Gesù parla di questa legge fondamentale della vita, che è la legge del seme che deve morire per portare frutto, lui non pronuncia una verità puramente spirituale. Invece ci dice qual è la via alla realizzazione anche umana: mi trovo quando mi dono; mi realizzo quando non devo più pensare a me stesso, ma sono talmente libero da poter vivere per l’altro. Gesù stesso è questo uomo pienamente realizzato che ha vissuto nella propria vita questa legge. Proprio perché ama così, Gesù è libero: «Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso» (Gv 10, 17s).
La verità teologica che l’autorealizzazione si attua attraverso l’autotrascendenza, è allo stesso tempo una verità psicologica. Solo chi è capace di andare oltre se stesso e fare dono di sé diventa in pienezza se stesso – anche come persona.
Uscire da noi, dal nostro guscio narcisistico che provoca solitudine e tristezza, è quello di cui più abbiamo bisogno e che in fondo più desideriamo. Perciò dicevo che è proprio la nostra sessualità la forza (anche nel celibe) a spingerci oltre il nostro limite, verso l’altro. Allo stesso tempo però ci fa paura dover uscire da noi stessi. Andare verso l’altro è sempre un rischio perché non posso essere mai sicuro se l’altro corrisponde all’offerta che gli faccio. Devo sempre superare un limite, allargare il cuore e farmi capace di alterità.
Chi riesce ad avere in questo senso un cuore largo, con il desiderio di un amore grande, aperto a tanti, non raggiunge solo l’altra persona umana, ma può fare un’esperienza di Dio stesso. Dice, infatti, il Papa nella sua enciclica Deus caritas est, che l’amore è «l’esodo permanente dell’io chiuso in se stesso verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (n. 6).
Spesso mi domando cosa gli altri si aspettano oggi da un sacerdote. Cosa cercano in lui? Saranno tante cose: un ministro dei sacramenti, uno capace di parlare delle cose di Dio, un amministratore ecclesiastico, e tante altre. Ma in fondo il desiderio più profondo nel cuore di ogni essere umano è quello di essere amato e di poter amare e – aggiungerei – di trovare un amore capace di attraversare i cieli, di raggiungere l’eternità, un amore che mi fa toccare il mistero di Dio. Per me il sacerdote è uno che vive questo amore. Uno che cerca di realizzare nella propria carne l’amore universale che Gesù ha vissuto per primo. Il sacerdote è nel mondo il testimone di questo amore perché cerca di amare come Gesù, perché cerca di avere un cuore dilatato alla misura del Suo.

p. Andreas Tapken

Porta anche tu Cristo

Grazie carissimi fra Alessandro e fra Daniele



CHI HA SCOPERTO CRISTO
DEVE PORTARE ALTRI 
VERSO DI LUI.

UNA GRANDE GIOIA 
NON SI PUO' 
TENERE PER SE'

Benedetto XVI

venerdì 22 febbraio 2013

Corso vocazionale S.D.

Cari amici il Signore vi dia Pace.
In questo cammino quaresimale vi invito ad una preghiera speciale per i giovani che partecipano al Gruppo S. Damiano. Il S. Damiano è un "corso vocazionale" che consiglio vivamente e fraternamente a  tutti quei giovani appassionati che non temono di mettersi in un atteggiamento "libero e vero" di ascolto della Voce del Signore e del progetto che Lui vorrà loro manifestare..qualsiasi sia! In questi anni, davvero moltissimi sono i ragazzi che vi hanno partecipato, trovandovi una stupenda opportunità di sostare, di fermarsi, di pregare e così riflettere e chiedere al Signore il senso e la direzione circa la propria vita. Alcuni hanno scelto poi di entrare in Postulato (il primo passo di un lungo percorso verso una possibile consacrazione francescana), altri hanno confermato un orientamento alla vita laicale...; per tutti, in ogni caso, è stato molto utile "permettersi" questa possibilità!
Al riguardo sono davvero contento di segnalarvi che anche in Spagna, sull'onda di questa nostra proposta, i confratelli iberici (Vocaciones Franciscanas) hanno avviato un gruppo analogo (da gennaio 2013). Vi propongo un video molto accattivante che hanno predisposto per farsi conoscere a tutti i giovani nel vasto mondo del web: gli siamo vicini e li incoraggiamo con la nostra preghiera!
E...se ancora qualcuno è interessato al nostro Gruppo S. Damiano...si faccia vivo ( il corso è proposto in varie zone d'Italia)! Non è mai troppo tardi per mettersi in cammino! 
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto

giovedì 21 febbraio 2013

Frati...fratelli


Cari amici, il Signore vi dia pace. 
Si è da pochi giorni concluso il 200° Capitolo Generale in Assisi che ha visto la riconferma a successore di San Francesco, di P. Marco Tasca alla guida dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali.  
Il Capitolo, fra i molti aspetti rilevanti,  è stato anche  una grande occasione di incontro e fraternità tra frati giunti da tutto il mondo (da ben 65 nazioni). Al vedere la loro gioia di ritrovarsi e comunicare sentendosi parte di un'unica grande famiglia, non ho potuto non riandare ai racconti dei primi biografi di S. Francesco e alle narrazioni dei primordi dell'Ordine Francescano, dove la Fraternità, appare da subito lo stile unico e inconfondibile dei frati francescani.  "Fratelli" perché figli dell'unico Padre che è nei cieli: ecco la "novità" che da sempre ci contraddistingue e vogliamo testimoniare con la nostra vita. 
In arrivo...alla porta del Sacro Convento
Foto di gruppo al termine del Capitolo Generale
Ecco come viene descritta " la fraternità" e l' incontrarsi dei frati, da uno dei primi biografi francescani, Tommaso da Celano.  
Dalla Vita prima -  Fonti Francescane n. 386-387

San Francesco fondò l'Ordine dei frati minori ed ecco in quale occasione gli diede tale nome. Mentre si scrivevano nella Regola quelle parole: "Siano minori", appena l'ebbe udite esclamò: "Voglio che questa Fraternità sia chiamata Ordine dei frati minori." E realmente erano "minori", perché "sottomessi a tutti" e ricercavano l'ultimo posto e gli uffici cui fosse legata qualche umiliazione, per gettare così le solide fondamenta della vera umiltà, sulla quale si potesse svolgere l'edificio spirituale di tutte le virtù.
E davvero su questa solida base sorse la nobile costruzione della carità. E come pietre vive, raccolte, per così dire, da ogni parte del mondo, crebbero in tempio dello Spirito Santo 
Com’era ardente l’amore fraterno dei nuovi discepoli di Cristo! Quanto era forte in essi l’amore per la loro famiglia religiosa! Ogni volta che in qualche luogo o per strada, come poteva accadere, si incontravano, era una vera esplosione del loro affetto spirituale, il solo amore che sopra di ogni alto amore è fonte di vera carità fraterna. Ed erano casti abbracci, delicati sentimenti, santi baci, dolci colloqui, sorrisi modesti, aspetto lieto, occhio semplice, animo umile, parlare cortese, risposte gentili, piena unanimità nel loro ideale, pronto ossequio e instancabile reciproco servizio. Avendo disprezzato tutte le cose terrene ed essendo immuni da qualsiasi amore egoistico, dal momento che riversavano tutto l’affetto del cuore in seno alla comunità, cercavano con tutto l’impegno di donare perfino se stessi per venire incontro alle necessità dei fratelli. Erano felici quando potevano riunirsi, più felici quando stavano insieme; ma era per tutti pesante il vivere separati, amaro il distacco, doloroso il momento dell’addio”. 

Alcune suggestive immagini di Assisi

mercoledì 20 febbraio 2013

Assisi - Il nuovo Custode


E' padre Mauro Gambetti il nuovo Custode del Sacro Convento di Assisi

Eletto il nuovo custode del Sacro Convento di Assisi presso la basilica di san Francesco:  è padre Mauro Gambetti già Ministro Provinciale di Bologna dal 2009. 

P. Mauro M. Gambetti nasce a Castel S. Pietro Terme (BO) il 27 ottobre 1965. Compiuti gli studi liceali, conseguita la laurea in Ingegneria Meccanica e svolto il servizio militare di leva, entra nel Postulato di Assisi il 19 settembre 1992. Dopo l’anno di Noviziato vissuto in Osimo, emette la professione temporanea il 29 agosto 1995. Studia teologia presso l’Istituto Teologico di Assisi e si specializza in Antropologia teologica presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale in Firenze. Emette la professione solenne il 20 settembre 1998 e viene ordinato presbitero l’8 gennaio del 2000, anno in cui inizia a ricoprire il ruolo di animatore vocazionale per la Provincia bolognese. Seguono poi via via, vari incarichi sempre più impegnativi, fino a ricoprire il ruolo di Ministro Provinciale della provincia di Bologna

Cari amici, vi invito a sostenere con la vostra preghiera fra Mauro per l'importante e delicato incarico che gli è stato assegnato a servizio della  fraternità francescana e della Chiesa. Sono certo che la sua sensibilità per le vocazioni e i giovani (per i quali a lungo ha lavorato) contribuirà a rendere ancor più Assisi, luogo di grazia per quanti amano questa città e si ispirano a San Francesco. 

Il Signore ti benedica, caro Fra Mauro!

Basilica di san Francesco e Sacro Convento

Cosa fare quando arriva la chiamata?

Pace e bene cari amici. Oggi ho ricevuto una mail da Agostino, un giovane di 18 anni che mi chiede concretamente " cosa fare quando arriva la chiamata? Come essere certi della vocazione? ". Ecco alcuni stralci di quanto mi ha scritto, con la mia risposta. Vi benedico. 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto

Assisi: giovani frati
DOMANDA DI AGOSTINO
caro frate Alberto..sono Agostino, ho 18 anni e sto finendo le superiori. La mia domanda è questa: "cosa fare quando arriva la chiamata? Come essere certi della vocazione?".  Infatti, dopo  un lungo e faticoso percorso interiore di ricerca, ho riscoperto in questi anni la fede ( grazie anche ai miei amici in parrocchia, ma soprattutto facendo con essi volontariato con i disabili di un centro delle suore francescane..). Da un pò di tempo si è fatto vivo in me, misteriosamente un desiderio di consacrazione, (forse colpito dalla generosità di quelle suore francescane). ..anche se non so bene di che si tratti. Sento però che amo Gesù e voglio servirlo con tutto me stesso..; mi attira poi molto la figura di san Francesco e la vita francescana che in parte ho conosciuto frequentando l'Istituto. Come devo interpretare questo desiderio...? E' corretto  intendere questo desiderio come una chiamata vocazionale? E in tal caso , cosa devo fare? Grazie per la sua risposta e complimenti per il blog..che mi ha incoraggiato tanto a scriverle. Agostino.

RISPOSTA DI FRATE ALBERTO 
caro Agostino, (...) grazie di cuore per la fiducia e per gli apprezzamenti al blog; mi fa piacere l'averti aiutato in qualche modo. Circa quanto mi chiedi, certamente appaiono in te dei bei "segni" vocazionali:   il tuo amore per Gesù e la fede che hai ritrovato in questi anni, così come il fascino che ha su di te s. Francesco e la nostra vita da frati..Un bellissimo segno è anche il tuo servizio ai poveri e  la capacità di relazione bella con gli altri che si intuisce .Tutto ciò costituisce certamente una prima indicazione non trascurabile anche verso la vita consacrata, che si caratterizza proprio per questi elementi: il primato di Dio, l'amore al prossimo, il servizio, la vita fraterna, la gratuità.. La volontà del Signore infatti, si manifesta sempre anche attraverso la nostra vita quotidiana, gli incontri e le esperienze di ogni giorno..; lì Lui ci parla..!!! Stai dunque attento ai segni che Lui ti manda, ascolta, scruta, medita... Sarà però necessario operare un sincero discernimento; sempre occorre fare un cammino di verifica umana e spirituale. Al riguardo, importantissimo è che tu possa parlare di questo con un bravo e sapiente padre spirituale ( un sacerdote, un religioso..) che ti accompagni e ti guidi e sostenga in questa ricerca della volontà del Signore sulla tua vita. ( da solo non potrai farcela!).  Più volte ne ho parlato nel mio blog! Molto utile sarà per te poi poter vivere qualche esperienza residenziale presso qualche comunità francescana e così vedere più da vicino la nostra vita..Non mi hai scritto dove abiti; se eventualmente mi fai sapere la tua residenza ti saprò dare indicazioni più precise ( a chi rivolgerti..qual'è il convento più vicino..che percorso fare e con chi..). In  tutte le regioni poi noi frati abbiamo attivato dei gruppi giovanili di ricerca vocazionale..( cfr. Gruppo S. Damiano per il Nord Italia), in cui camminare con altri ragazzi... Un' importantissima indicazione, ed anche la più necessaria,  è che  tu coltivi in questo tempo di discernimento, in sommo grado la tua preghiera  e la tua relazione intima con Gesù. Pensare ad una consacrazione è accettare di rimettere la propria vita nelle  braccia del Signore. Solo la preghiera e l'ascolto quotidiano del Vangelo , sapranno condurti a questa scelta di vita tanto radicale. Questo tempo di Quaresima ,al riguardo, è certo provvidenziale, anche per misurarti con qualche piccolo sacrificio o rinuncia che ti darà la misura di quanto sei disposto a lasciare o ridimensionare  per Gesù.(...)
 caro Agostino, ancora grazie per la fiducia. ti incoraggio e benedico. frate Alberto

martedì 19 febbraio 2013

Frati Martiri



Cari amici, il Signore vi dia Pace. 
sto leggendo in questi giorni un libro da poco uscito sulla vicenda tragica che vide l'uccisione di due frati francescani, miei confratelli e poco più che trentenni, trucidati in odio alla fede. La loro vita offerta per Amore!
Se certo il martirio fino all'effusione del sangue è una chiamata che non a tutti compete, ecco che la vita religiosa e francescana, da sempre porta in sè tale anelito ed esigenza di offerta totale, senza risparmio, senza calcoli, senza misura.  Questo da un  lato la rende scandalosa per il mondo, dall'altra continua a suscitare nel cuore di tanti giovani un fascino incredibile; è il richiamo della alte vette, è la sete di Assoluto, è l'abbandono di tutto ciò che è superfluo per abbracciare unicamente il Signore Gesù ed ogni fratello...E' lo "sprecarsi" per il Signore!! Vi invito pertanto oggi alla preghiera per quanti stanno intraprendendo questa strada e in particolare per i giovani in discernimento vocazionale: possano tenere il loro sguardo sempre rivolto verso  l'Alto. 
Vi benedico. frate Alberto

i frati martiri: fra Miguel ( al centro) e fra Zbigniew ( a destra)
con il confratello fra Jarek, scampato all'eccidio perchè in viaggio 
La vicenda di fra Miguel e di fra Zbigniew non ha tempo né luogo. È universale, parla a me e a voi oggi, parlerà ad altri domani. Anche a chi non ha vissuto gli anni Settanta e Ottanta, a chi non è mai stato in Polonia o in Perù, a chi non ha mai incontrato i francescani, a chi non ha mai vissuto le limitazioni della dittatura comunista o il pericolo della guerriglia rivoluzionaria maoista. È il privilegio della santità, incarnata fino in fondo e fino in fondo universale.
A Pariacoto, in Perù, la sera del 9 agosto 1991, un commando di guerriglieri di Sendero Luminoso entra nel villaggio e fa irruzione nel convento dei frati minori conventuali, sequestrando fra Michał (per tutti Miguel) e fra Zbigniew, trentun anni il primo e trentatré il secondo. Di lì a poco, dopo un processo sommario, i due missionari polacchi vengono uccisi con un colpo di pistola alla testa: il certificato di morte riporta «sfondamento del cranio per ferita da proiettile di grosso calibro».

Unico superstite è fra Jarek, superiore della comunità, in quel periodo in Polonia per il matrimonio della sorella. Papa Giovanni Paolo II, a Czestochowa per la Giornata mondiale della gioventù, è raggiunto dalla notizia e incontra fra Jarek in privato, il 13 agosto, chiedendo infor­mazioni di prima ma­no e inco­raggiandolo con queste parole: Sono i nuovi san­ti mar­tiri del Perù. Ecco la vicenda che sta al cuore di que­sto libro, scritto perché la memoria di due con­fra­telli mar­tiri ven­ga fissata e custo­dita nell'animo di quanti li hanno co­no­sciuti, stimati e amati, ma anche di quanti ne sen­ti­ran­no parlare forse per la prima volta in ma­niera detta­gliata.

Dall' introduzione di fra Ugo Santorio
Messaggero di Sant' Antonio - Editrice, www.edizionimessaggero.it

lunedì 18 febbraio 2013

Tentazioni nella vocazione di un giovane


Cari amici il Signore vi dia Pace. Il Vangelo di ieri (delle tentazioni di Gesù: Luca 4,1-13 - Prima domenica di Quaresima) risulta particolarmente eloquente e ci costringe a smascherare le seduzioni del demonio in ogni nostra azione così come le tentazioni che egli mette in atto per distogliere un giovane dall'accogliere e seguire la vocazione cristiana e ancor più la vocazione alla vita religiosa e consacrata. Papa Benedetto ha commentato meravigliosamente questo brano. Ve ne propongo qualche stralcio insieme ad alcune tentazioni più ricorrenti fra i giovani "in ricerca". Vi benedico. frate Alberto


nel deserto...
Le tentazioni di Gesù (Benedetto XVI)

Riflettere sulle tentazioni a cui è sottoposto Gesù nel deserto 
è un invito per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: 

Che cosa conta davvero nella mia vita?
* Nella prima tentazione il diavolo propone a Gesù di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Gesù ribatte che l’uomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame di verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare (cfr vv. 3-4).
* Nella seconda tentazione, il diavolo propone a Gesù la via del potere: lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non è questa la strada di Dio: Gesù ha ben chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, dell’amore (cfr vv. 5-8).

*Nella terza tentazione, il diavolo propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta è che Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni: è il Signore di tutto (cfr vv. 9-12).
Qual è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? E’ la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo.
Ognuno dovrebbe chiedersi allora: 
che posto ha Dio nella mia vita? E’ Lui il Signore o sono io?

Se qualcuno vuol venire dietro a me...
Le Tentazioni del chiamato 
Colui che Cristo chiama, attraversa prima o poi inevitabilmente momenti di sconforto e sfiducia e resistenze profonde. Sempre l'uomo, sorpreso dal « vieni e seguimi », è tentato prima o poi di sottrarsi a un tale invito: non è facile "l'abbandono"e "la consegna di sè" totale e senza riserve al Signore! Indico di seguito sei "scappatoie" e seduzioni o “tentazioni” fra le più frequenti nei giovani in ricerca vocazionale.

1) « Non sono disponibile», ho già fatto il mio programma di vita, sono super-occupato ( studio, lavoro, affetti..), non c'è più spazio nella mia vita per te…  La Parola di Dio invece non prevede l'impossibilità: essa supera ogni altro dovere o impegno già preso . Sarebbe difficile immaginare Maria che rispondesse cosi all’Arcangelo Gabriele: « Sono desolata, caro Arcangelo, ma sono già impegnata con Giuseppe. Ma troverai certamente nel villaggio una giovane che sia libera e che sarà molto più felice della tua proposta... ».


2)« Non sono capace». Qui, uno si fa forte dell'incompetenza, con un'apparenza di umiltà che nasconde malamente la poca voglia o il timor panico. È il caso di Mosè davanti al roveto ardente. Incaricato da Jahwé di andare a trovare il faraone per intimargli di lasciar partire Israele, si dibatte con tutte le sue forze per sfuggire a tale difficile missione. Snocciola tutti gli argomenti che sa: « Chi sono io per andare dal faraone? » (Es 3,11). La stessa cosa accade con Geremia (Ger 1,4-10): « non so parlare...sono giovane» . Dio non domanda nemmeno il suo parere: gli dice che la sua vocazione è decisa fin dal seno di sua madre, e che egli è già costituito profeta. 

3)« Non sono degno ». Con questa scusa l'uomo spera di intrappolare Dio nel laccio della sua umiltà. Passi ancora per l'incompetenza; ma l'insufficienza morale???!!! L'obiezione sembra insormontabile!! Cristo non teme la tua indegnità dal momento che tu la riconosci. Ti dice, come a Paolo: « Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta nella debolezza» (2Cor 12,9). Concludi dunque come l'Apostolo: « Mi vanterò quindi volentieri delle mie debolezze, perché si stenda su di me la potenza di Cristo... Perché quando sono debole, allora sono forte ».


4)« Non vedo dove questo mi porterà ». Qui l'uomo passa all'attacco: le difficoltà non sono dalla sua parte, ma dalla parte di Dio, le cui proposte mancano della più elementare precisione. Si vuole credere, certo, ma… poi, che succede? Dove si va? Cosa farò? Dio non mi dà una mappa dettagliata..solo dei segni e delle promesse; mi chiede di fidarmi..!!? Abramo, lasciando la Caldea (Gn 12,1-9), non domandò a Jahwé una guida Michelin per riconoscere le sorgenti di acqua dolce tra la città di Ur e la quercia di Mamre, come nella Parigi-Dakar. E Maria non chiese a Gabriele un prospetto completo come futura  Madre di Dio, al fine di sapere che cosa fare in caso di fuga in Egitto. In un magnifico capitolo sulla fede nella Bibbia, la Lettera agli Ebrei (11.8) dice: « Abramo partì senza sapere dove andava».


5)« Non ho sufficienti garanzie umane ». Qui bisogna pensare a Pietro mentre cammina sull'acqua (Mt 14,22-36). Ricorda la scena! In realtà , anche la decisione più motivata e ponderata comporta sempre un rischio; è il vincolare la propria libertà, non il semplice mettere in moto un meccanismo. Tu, ragazzo, puoi ricorrere a chi può procurarti « su ordinazione » tutte le ragazze più belle (mostrandoti un catalogo) e le più corrispondenti a un certo cliché di tuo gusto e da tè segnalato (colore dei capelli, gusti musicali...). Ma, quando ti trovi a costruire una relazione non è così scontata la faccenda; L'amore è il frutto d'un incontro misterioso, non d'una pesatura. Occorre un avvenimento spirituale imprevedibile, che comporta una certa « scommessa », comporta sempre “un rischio”, il giocarsi, il buttarsi verso l’ignoto.


6) «..Ho paura di fare fiasco ». Capisco. Non tutti possono essere dei "temerari" della fede!!; e sarebbe psicologicamente malsano amare di farsi battere, di essere perdenti. Seguire Cristo conduce alla croce: il Signore non ha preso nessuno a tradimento (Gv 14,29). L'importante è di non illuderci sulla sofferenza che ci attende. C'è dunque la tentazione di «arrossire del Vangelo » (Rm 1,16) per non perdere la faccia. Gesù ha, a questo proposito, parole dure: « Se uno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella sua gloria » (Lc 9,26). Anzitutto non immaginare una situazione estrema come il martirio: pensa a tutte le occasioni in cui, davanti agli amici, sei tentato di « sgonfiarti », cioè di nascondere che sei cristiano, che pensi cristianamente su un punto caldo dell'attualità, per timore di quello che essi potrebbero dire. In questo, convinciti bene che non avrai mai peggior nemico che tè stesso.
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* Vedi anche il bellissimo Post in Cantuale Antonianum, riportante l'omelia che il Padre Generale ha pronunciato domenica a conclusione del Capitolo Generalein Assisi 

sabato 16 febbraio 2013

Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.

Dal Vangelo di Oggi 
Luca 5,27-32.
Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!».  Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. 
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi». 


Meditazione del giorno
San Rafael Arnaiz Baron  (1911-1938), monaco trappista spagnolo
Scritti spirituali, 15/12/1936

“Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì”
In certi giorni gli aerei attraversano il cielo sopra il monastero a velocità prodigiose. Il rumore dei motori spaventa gli uccellini che hanno il loro nido sui cipressi del nostro cimitero. Davanti al convento, al di là dei campi, c'è una strada asfaltata dove passano camion e auto da turismo che non si interessano alla vista del monastero. Anche una delle principali ferrovie della Spagna attraversa le terre del monastero. ... Si dice che tutto ciò è libertà. ... Ma chi medita un po' vedrà come il mondo si sbaglia, in mezzo a tutto ciò che chiama libertà... Ma dove si trova la libertà? Si trova nel cuore dell'uomo che ama Dio solo. E' nell'uomo che ha l'anima distaccata dallo spirito e dalla materia, e presa solo da Dio. E' in quell'anima che non è soggetta al proprio io egoista; nell'anima capace di andare oltre i propri pensieri, i propri sentimenti, i dolori e le gioie. La libertà è in quell'anima la cui sola ragione d'esistere è Dio; la cui vita è Dio e nulla più che Dio. E' piccolo lo spirito umano, ridotto, soggetto a mille mutamenti, ha alti e bassi, depressioni, delusioni, ecc., ed il corpo, ha una tale debolezza! Perciò è in Dio la libertà. L'anima che andando al di là di tutto fonda la sua vita in lui, si può dire che gode della libertà, almeno per quanto è possibile a chi è ancora in questo mondo.

venerdì 15 febbraio 2013

La festa della Lingua di Sant'Antonio

S. Bonaventura trova la lingua incorrotta del Santo

Nel cuore del mese di febbraio c’è un giorno speciale per la Basilica di Padova e la grande Comunità Francescana (più di 50 frati) che ogni giorno accoglie migliaia di pellegrini da tutto il mondo. Sant’Antonio (straordinario frate francescano), nella sua casa, non viene festeggiato solo il 13 giugno, ma anche in occasione di una particolare ricorrenza, che cade il 15 del mese: la festa della traslazione delle reliquie del Santo, popolarmente detta Festa della lingua. Questo nome lo si deve a un avvenimento accaduto nel 1263, a trentadue anni dalla morte di Sant’Antonio, quando i frati decisero di trasferire i suoi resti mortali nella nuova basilica costruita accanto alla chiesetta in cui era stato inizialmente sepolto. Nell’aprire la cassa di ruvido legno che conteneva le spoglie, il ministro generale dei frati francescani, Bonaventura da Bagnoregio (dichiarato santo da papa Sisto IV), si accorse con stupore che la lingua di Antonio era ancora intatta e vermiglia, senza i segni di decomposizione che avevano consumato il resto del corpo. Mostrando la preziosa reliquia ai fedeli, san Bonaventura esclamò:
«O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora appare a tutti quanto grande è stato il tuo valore presso Dio».
Da allora le ossa del Santo sono custodite in un’urna di marmo, posta inizialmente nel mezzo della basilica sotto la cupola centrale, e dal 1350 nella cappella dell’Arca collocata sul lato sinistro della chiesa. La lingua incorrotta fu posta invece in un prezioso reliquiario ed è ancora visibile, insieme alla reliquia del mento, nella cappella circolare dietro l’abside.Toccando la tomba di Antonio o guardando le sue reliquie, milioni di pellegrini esprimono con semplicità e fede la loro richiesta, il loro grazie, o la loro invocazione a Dio attraverso l’intercessione del Santo. 
Attraverso il prodigio della lingua incorrotta, ancora visibile ai nostri occhi, veniamo invitati da sant’Antonio a riscoprire il Vangelo che egli ha predicato instancabilmente e con totale dedizione. La Parola di Verità assiduamente proclamata ha preservato la lingua per mezzo della quale, generosamente e senza risparmio, è stata donata ai poveri, agli indigenti, ai peccatori.
Possa il Signore donare anche a ciascuno di noi  il medesimo ardore e  la stessa passione per Gesù e  il Vangelo che animarono il giovane frate francescano, S. Antonio. 


Vedi in Cantuale Antonianum ulteriori approfondimenti
Vedi il Dossier Speciale in Messaggero di S. Antonio

giovedì 14 febbraio 2013

Andate: ecco io vi mando...

Festa dei santi Cirillo e Metodio; Patroni d'Europa

Dal vangelo di Luca (10,1-9).
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.


Cari amici, in ricerca e in ascolto della vocazione che il Signore ha seminato nel vostro cuore, vi rivolgo oggi  un invito pressante ad ascoltare questa voce. Il Vangelo della liturgia odierna (festa dei santi Cirillo e Metodio, patroni d'Europa) non lascia dubbi al riguardo: si  tratta di andare, su mandato e comando di Gesù, incontro ad ogni persona nel Suo nome. Gesù invia i suoi discepoli ad annunciare la Pace, ..a testimoniare l'amore del Signore a tutti, a mostrare i segni poveri e semplici di un Dio Provvidente , invia a guarire e a sanare....
Il tempo però cari amici è breve, la vita scorre..e le forze e la giovinezza se ne fuggono rapide, come bene ci ha mostrato il nostro amatissimo Papa Benedetto XVI con il suo straordinario ed umile gesto di rinuncia al Pontificato. Prego pertanto che nessuno di voi si attardi o rimandi decisioni di vita quando ne ha la possibilità; prego perché nessun chiamato si trovi, ( avendo trascurato o sottovalutato il tempo disponibile o i segni che la vita o la Parola offrivano ) a dovere ammettere a sé stesso di avere sprecato la propria giovinezza (o anche l'età adulta) dietro ad illusioni o cose vane e superficiali...,  per non avere risposto , per avere rimandato all'infinito...procrastinando continuamente un SI' che non è mai arrivato!
Ieri, mercoledì delle ceneri, nella seconda lettura,  abbiamo sentito da Paolo un ammonimento e un richiamo pressante e severo che siamo invitati  fare nostro: 
"Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza" (2 Cor 6,2)     

mercoledì 13 febbraio 2013

Quaresima 2013


MERCOLEDI' DELLE CENERI  

Dalla prima lettura (Gl 2,12-18).
"Or dunque, ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti". 
Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perchè egli è misericordioso e benigno, tardo all'ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura. 

Dal salmo responsoriale (Sl 50)
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo. 

Dalla seconda lettura (2 Cor 5,20-21.6,1-2).
Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. 
Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. 
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! 

Dal Vangelo (Mt 6,1-6.16-18).
Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini...
Quando tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra.
Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto..
Quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,
E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 


Meditazione di Papa Benedetto XVI,
(Udienza generale del 17/02/2010)
“Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”
“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!”

In verità, nella visione cristiana della vita ogni momento deve dirsi favorevole e ogni giorno deve dirsi giorno di salvezza, ma la liturgia della Chiesa riferisce queste parole in un modo del tutto particolare al tempo della Quaresima. E' l'appello che l'austero rito dell'imposizione delle ceneri ci rivolge : “Convertitevi e credete al Vangelo!”. L'appello alla conversione mette a nudo e denuncia la facile superficialità che caratterizza molto spesso il nostro vivere. Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. Conversione è andare contro corrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù. E' la sua persona la meta finale e il senso profondo della conversione, è lui la via sulla quale tutti sono chiamati a camminare nella vita, lasciandosi illuminare dalla sua luce e sostenere dalla sua forza che muove i nostri passi. In tal modo la conversione manifesta il suo volto più splendido e affascinante: non è una semplice decisione morale, che rettifica la nostra condotta di vita, ma è una scelta di fede, che ci coinvolge interamente nella comunione intima con la persona viva e concreta di Gesù.... La conversione è il “sì” totale di chi consegna la propria esistenza al Vangelo, rispondendo liberamente a Cristo che per primo si offre all'uomo come via, verità e vita (Gv 14,6), come colui che solo lo libera e lo salva. Proprio questo è il senso delle prime parole con cui, secondo l'evangelista Marco, Gesù apre la predicazione del “Vangelo di Dio”: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15).

martedì 12 febbraio 2013

Grazie Papa Benedetto

SANTITA'
DAI GIOVANI E DAI FRATI UN GRANDISSIMO 
GRAZIE
PER QUANTO HAI FATTO PER NOI IN QUESTI ANNI
 TI VOGLIAMO BENE E TI SIAMO VICINI !
 

Vedi anche in Cantuale Antonianum l'annuncio della rinuncia del Papa

lunedì 11 febbraio 2013

Lourdes - Bernadette Soubirous e il suo testamento spirituale.

Cari amici, oggi 11 febbraio, ricordiamo con dolce memoria la Madonna di Lourdes, la Vergine Immacolata. A lei ci rivolgiamo come figli devoti per ottenere luce sul nostro cammino vocazionale e sulle scelte della nostra vita. Vi presento nel video, il Testamento Spirituale di S. Bernardette Soubirous; le sue parole possano guidarci nell'offerta generosa e mite e umile di noi stessi alla Volontà di Dio. S. Maria Vergine Immacolata: prega per noi.

domenica 10 febbraio 2013

Sulla tua parola getterò le reti

Domenica 10 Febbraio 2013
V Domenica del Tempo Ordinario - Anno C

Dal Vangelo di Luca (5,1-11).
Un giorno, mentre Gesù, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. 
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». 
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. 
Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. 
Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore»
Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; 
così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. 


Dio, non guarda tanto alle qualità degli eletti, ma alla loro fede...
La debolezza umana non deve far paura se Dio chiama... 
(Benedetto XVI)

Ecco alcune "indicazioni sulla vocazione", che il Papa ha suggerito all'Angelus di oggi, commentando il Vangelo della chiamata dei primi discepoli e la pesca miracolosa :
Cari fratelli e sorelle!
Nella liturgia odierna, il Vangelo secondo Luca presenta il racconto della chiamata dei primi discepoli (...) Mentre infatti la folla si accalca sulla riva del lago di Gennèsaret per ascoltare Gesù, Egli vede Simone sfiduciato per non aver pescato nulla tutta la notte. Dapprima gli chiede di poter salire sulla sua barca per predicare alla gente stando a poca distanza dalla riva; poi, finita la predicazione, gli comanda di uscire al largo con i suoi compagni e di gettare le reti (cfr v. 5). Simone obbedisce, ed essi pescano una quantità incredibile di pesci. In questo modo, l'evangelista fa vedere come i primi discepoli seguirono Gesù fidandosi di Lui, fondandosi sulla sua Parola, accompagnata anche da segni prodigiosi. Osserviamo che, prima di questo segno, Simone si rivolge a Gesù chiamandolo «Maestro» (v. 5), mentre dopo lo chiama «Signore» (v. 7). E' la pedagogia della chiamata di Dio, che non guarda tanto alle qualità degli eletti, ma alla loro fede, come quella di Simone che dice: «Sulla tua parola getterò le reti» (v. 5).
(...) Il testo odierno fa riflettere sulla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. Essa è opera di Dio. L'uomo non è autore della propria vocazione, ma dà risposta alla proposta divina; e la debolezza umana non deve far paura se Dio chiama. Bisogna avere fiducia nella sua forza che agisce proprio nella nostra povertà; bisogna confidare sempre più nella potenza della sua misericordia, che trasforma e rinnova. (Benedetto XVI)

Dunque caro amico in ricerca 
e forse 
"in ansia" vocazionale: 

FIDATI...

FIDATI...

FIDATI...

FIDATI....

FIDATI...

FIDATI...

FIDATI...