domenica 30 settembre 2012

Il Signore ti chiama alla Missione!

Pace  e bene
e Buona domenica a voi tutti cari giovani amici che seguite con fedeltà questo blog "vocazionale". Da moltissimi ricevo apprezzamenti  e l'invito a continuare in questo servizio bello, ma  piuttosto gravoso: mi rinfrancate e incoraggiate!! Grazie!
Cile: frate Tullio con alcuni parrocchiani
Oggi , vi propongo un video vocazionale realizzato dai nostri frati in Cile (P. Tullio), e questo mi consente anche di spendere alcune parole sulla presenza di noi Frati Minori Conventuali  in Sud America. In Cile infatti, come in tutta L'America Latina, la nostra è  storia abbastanza recente , per l'ostracismo che le potenze di Spagna e Portogallo imposero per secoli al nostro Ordine considerato non sufficientemente "sottomesso" e non in linea sulle politiche coloniali e perciò restio al totale controllo, anche in ambito religioso, che queste pretendevano.  E' solo pertanto dalla seconda metà del '900,(nel primo dopo guerra) che noi Frati francescani Conventuali abbiamo potuto renderci presenti in questo Continente, così come del resto eravamo ritornati in Spagna/Porogallo solo nel 1906 dopo essere stati espulsi  dalla penisola Iberica (dall'oggi al domani...e a rischio di morte) nel '500 da parte dei "re cattolici"(!!). E' dunque di pochi anni la nostra opera missionaria in quella terra lontana, eppure già fiorentissima. Siamo infatti ormai in tutte le nazioni con  abbondanza di opere e di impegni nei più svariati campi (evangelizzazione, educativo, caritativo..) e ambienti (dalle Ande alle grandi città, nelle favelas come nelle foreste o nella pampa..ecc..); un lavoro colossale e nascosto di tanti frati (partiti per gran parte dall'Italia e moltissimi dalla Basilica di S. Antonio-Pd-) che si sono spesi con generosità per porre le basi dell'Ordine francescano in quelle terre e far crescre la Chiesa locale. Fra questi non sono mancati i martiri, frati uccisi a causa del Vangelo e in odio alla fede. Fra tutti ricordo " I Martiri di Pariacoto" di cui ho già parlato più volte nel blog
Ritornando al Cile, questa è l'ultima missione aperta (1995) ed è costituita solo da tre comunità; ma già non mancano dei segni di speranza con l'avvento di giovani in cammino vocazionale. Anche in quelle terre infatti, risuona l'invito del Vangelo ad abbandonare tutto, per seguire Gesù, ed ancora molti giovani sentono di spendere la vita per Lui e per il Prossimo; così come l'ideale della "missione" ancora sa attrarre  e affascinare  anche in questo nostro mondo secolarizzato.
Lo stesso S. Francesco fu del resto animato da una viva passione "missionaria"; sentiva forte il richiamo di andare ovunque ad annunciare il Vangelo, anche in terre lontane, anche fra popoli ostili e distanti per cultura e religione ("gli infedeli"): per questo non temerà, nel pieno della crociata, di recarsi in Palestina e far visita al Sultano in persona. Così pure S. Antonio di Padova, frate della prima ora, deve la sua vocazione francescana al richiamo della missione e alla testimonianza data dai primi martiri francescani, uccisi in Marocco per la fede.
Missione e martirio: un binomio quasi inscindibile!
Cari amici, in questo mese che sta per iniziare (ottobre), tradizionalmente dedicato alle missioni, vi invito a ricordare nelle vostre preghiere i tanti religiosi e religiose che sono partiti per spendere la loro vita per Gesù. Vi invito a pregare per chi sente nel cuore questo richiamo; vi invito ad ascoltare nel profondo cosa il Signore suggerisce a ciascuno. E...se udite un Suo invito speciale: "Vieni e seguimi",... fidatevi!! fidatevi..fidatevi !!
A Lui sempre la nostra Lode.
Frate Alberto da Padova. div>



venerdì 28 settembre 2012

Chi sono io ...per te?

Cari giovani amici,
nel Vangelo di oggi, Gesù ripropone anche a ciascuno di noi una domanda che esige una risposta sincera: Chi sono io per te? S. Francesco comporrà al riguardo una preghiera stupenda, "Le Lodi di Dio altissimo", nella quale esprimeva la sua totale donazione, il suo amore assoluto al Signore. Sarebbe bello che questa domanda toccasse il cuore dei giovani in ricerca vocazionale che mi seguono e che anche ciascuno componesse la propria preghiera ( e magari me la inviasse...), dove manifestare e in qualche modo  "narrare" la relazione che li lega a Gesù.
Da oggi sarò in quel di Biella per animare la parrocchia di  frate Michele de Pieri che giovedì 4 ottobre emetterà i voti con la Professione solenne (lo ricordiamo!)
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Vi benedico. frate Alberto

Dal vangelo di Luca (Lc 9,18-22).
Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?».
Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.
«Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».


"LODI DI DIO ALTISSIMO" di S. FRANCESCO
Queste Lodi ci sono pervenute autograte del Santo, perché scritte da lui stesso sul verso della pergamena che contiene la Benedizione a frate Leone. Nei lato della pergamena (riferiscono le Fonti Francescane) che contiene la Benedizione a frate Leone, sopra di essa, da altra mano e con inchiostro rosso è scritto: «Il beato Francesco, due anni prima della sua morte, fece una quaresima sul monte della Verna, ad onore della beata Vergine Maria, Madre di Dio e del beato Michele arcangelo, dalla festa dell'Assunzione di santa Maria vergine fino alla festa di San Mi­chele arcangelo; e la mano di Dio tu su di lui mediante la visio­ne e le parole del serafino e l'impressione delle stimmate di Cri­sto nel suo corpo; compose allora queste laudi che sono scritte nel retro di questo foglio, e le scrisse di sua mano, rendendo grazie al Signore per il beneficio a lui concesso». Anche Tommaso da Celano nella Vita Seconda cap. XX, 49 ci rende testimonianza del tatto: «Un giorno Francesco lo chiama (frate Leone): Portami - gli dice - carta e calamaio, perché voglio scrivere le parole e le lodi del Signore, come le ho meditate nel mio cuore». Subito gli portò quanto aveva chiesto, ed egli, di sua mano, scrisse le lodi di Dio e le parole che aveva in animo. Alla fine ag­giunse la benedizione del frate e gli disse: «Prenditi questa car­ta e custodiscila con cura fino al giorno della tua morte». La data di composizione dunque è chiara: Settembre 1224.


Tu sei santo, Signore Iddio unico,che fai cose stupende.
Tu sei forte.Tu sei grande.Tu sei l’Altissimo.Tu sei il Re onnipotente.Tu sei il Padre santo, Re del cielo e della terra. Tu sei trino e uno, Signore Iddio degli dei .Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene Signore Iddio vivo e vero. Tu sei amore, carità. Tu sei sapienza.Tu sei umiltà.Tu sei pazienza.Tu sei bellezza .
Tu sei sicurezza.Tu sei la pace .Tu sei gaudio e letizia .Tu sei la nostra speranza.Tu sei giustizia.Tu sei temperanza .Tu sei ogni nostra ricchezza. Tu sei bellezza .Tu sei mitezza.Tu sei il protettore.Tu sei il custode e il difensore nostro.Tu sei fortezza Tu sei rifugio.Tu sei la nostra speranza.Tu sei la nostra fede.Tu sei la nostra carità.Tu sei tutta la nostra dolcezza.Tu sei la nostra vita eterna. Grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
(S. Francesco)


giovedì 27 settembre 2012

Novena di San Francesco

Alla Basilica del Santo (Pd) e nelle chiese francescane
Giovani frati nella cappellina dell'Adorazione a Camposampiero (Pd)-Santuari Antoniani
La festa di San Francesco si avvicina e in ogni chiesa francescana della nostra Provincia religiosa  come dell'Ordine, ci si prepara a questo appuntamento, con la Novena (vedi la novena On line di Assisi) e altre iniziative (dal 23 settembre al 3 ottobre) . In particolare,  presso la Basilica del Santo (Pd) dove anch'io risiedo , la Messa solenne delle ore 17,00, sempre frequentatissima, è animata per tutto il periodo dall'ardente predicazione di P. Andrea Massarin. Il 3 sera invece (ore 21,00) si rivivrà il Transito del Poverello (in ricordo della sua santa morte), mentre il 4 ottobre , la giornata sarà allietata dalla Professione Solenne di due nostri giovani frati: fra Fabio e fra Michele e si concluderà con l'Adorazione Eucaristica (dalle 21,00 alle 23,00).
In questi giorni  anche la preghiera dei frati assume un tono particolare. Vi propongo un antico canto tipicamente francescano che intoniamo ogni sera al termine dei Vespri
L'esecuzione è dei nostri confratelli , i frati  francescani conventuali di Pisa:

:
Sancte Pater, patriae lux, forma Minorum. Virtutis speculum, recti via, regula morum: Carnis ab exilio duc nos ad regna polorum.

Salve, Padre santo, luce della patria, modello per i Frati Minori. Specchio di virtù, via verso ciò che è retto, regola di vita. Dall'esilio della carne, conducici al regno dei cieli.




mercoledì 26 settembre 2012

Francesco va...

Caro amico in ricerca vocazionale, e forse titubante e timoroso nel scegliere di seguire il Signore Gesù con slancio e gioia..; ebbene, ti invito fraternamente a leggere e meditare il Vangelo proposto dalla liturgia odierna. Si tratta di un passo che toccò in profondità San Francesco e che determinò una svolta decisiva nella sua vita. Possa la Parola di Dio toccare e far ardere anche il tuo cuore.
Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto da Padova

Si parte...! Vieni anche tu...?
(Giovani frati a Camposampiero-Pd- Lungo il Viale del Noce)
Dal Vangelo di Luca (Lc 9,1-6).
Egli allora chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie.
E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno.
In qualunque casa entriate, là rimanete e di là poi riprendete il cammino.
Quanto a coloro che non vi accolgono, nell'uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi».
Allora essi partirono e giravano di villaggio in villaggio, annunziando dovunque la buona novella e operando guarigioni.

Sulle tue vie...
Dalla vita di san Francesco (di Tommaso da Celano sec.XIII)
Francesco(...)  restaurata la chiesa di San Damiano, si portò in un altro luogo vicino alla città di Assisi. Poi si trasferì nella località chiamata la Porziuncola, dove c’era un’antica chiesa in onore della Beata Vergine Madre di Dio, ormai abbandonata e negletta. Vedendola in quel misero stato, mosso a compassione, anche perché aveva grande devozione per la Madre di ogni bontà, il Santo vi stabilì la sua dimora e terminò di ripararla nel terzo anno della sua conversione.L’abito che egli allora portava era simile a quello degli eremiti, con una cintura di cuoio, un bastone in mano e sandali ai piedi.
Ma un giorno in cui in questa chiesa si leggeva il brano del Vangelo relativo al mandato affidato agli Apostoli di predicare, il Santo, che ne aveva intuito solo il senso generale, dopo la messa, pregò il sacerdote di spiegargli il passo. Il sacerdote glielo commentò punto per punto, e Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tonache, ma soltanto predicare il Regno di Dio e la penitenza, subito, esultante di spirito Santo, esclamò: «Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!».
S’affretta allora il padre santo, tutto pieno di gioia, a realizzare il salutare ammonimento; non sopporta indugio alcuno a mettere in pratica fedelmente quanto ha sentito: si scioglie dai piedi i calzari, abbandona il suo bastone, si accontenta di una sola tunica, sostituisce la sua cintura con una corda. Da quell’istante confeziona. per sé una veste che riproduce l’immagine della croce, per tener lontane tutte le seduzioni del demonio; la fa ruvidissima, per crocifiggere la carne e tutti i suoi vizi e peccati, e talmente povera e grossolana da rendere impossibile al mondo invidiargliela! Con altrettanta cura e devozione si impegnava a compiere gli altri insegnamenti uditi. Egli infatti non era mai stato un ascoltatore sordo del Vangelo, ma, affidando ad una encomiabile memoria tutto quello che ascoltava, cercava con ogni diligenza di eseguirlo alla lettera.”

[1Cel 21-22: FF 354-357]

martedì 25 settembre 2012

Frati...e Suore francescane.

Cari amici, il Signore vi dia Pace!
In un recente post avevo illustrato una straordinaria opera che noi Frati Francescani Minori Conventuali del nord Italia (legati allla Basilica di S. Antonio - Pd) da molti anni custodiamo e portiamo avanti: Il Villaggio S. Antonio. Nell'articolo accennavo alla presenza, accanto a noi frati, delle "Suore Francescane Missionarie di Assisi", che da subito, con noi hanno condotto e amato il Villaggio, ancora quando accoglieva centinaia di orfanellli; una collaborazione e una presenza che è proseguita anche quando sono giunti i disabili e i minori in difficoltà e che continua in letizia e buona armonia.
Al riguardo vi propongo oggi la testimonianza di una Novizia e due Postulanti delle suore Francescane Missionarie che, in agosto, hanno trascorso un mese al Villaggio  S. Antonio. Da quanto scrivono , si intuisce  la gioia di sentirsi in cammino, come donne, verso una chiamata di consacrazione (diventare suora) e di offerta di sè che non è proprio di moda ai nostri giorni. Eppure, come abbiamo  bisogno  tutti noi e questa nostra società sterile e malata ed egoista, di un rinnovato slancio di donazione generosa e ardente al "femminile"!! Come abbiamo bisogno di un'altra "madre Teresa di Calcutta", di "una S. Chiara" o di una "santa Teresina", ma anche della gioiosa e forte e quotidiana testimonianza di donne profondamente religiose e consacrate, di Suore che in mille ambiti (carità, missioni, educazione, evangelizzazione...) trasmettano amore e dedizione e passione per il Signore e il suo Regno!  Invochiamo lo Spirito Santo , che ancora rivolge  il suo invito e soffio esigente ed esclusivo a tante ragazze....perchè sappia vincere ogni ritrosia e timore nel cuore di chi intuisce in se stessa tale richiamo divino e solo le infiammi del Suo Amore.
Vi benedico. frate Alberto da Padova

Ciao,
siamo due Postulanti (Ilenia e Maria Rosa) e una Novizia (Maria Rita) delle Suore Francescane Missionarie di Assisi e vogliamo condividere con voi l’esperienza che abbiamo vissuto nel mese di agosto al Villaggio S. Antonio di Noventa Padovana.
Il Villaggio è un’opera voluta dai Frati Minori Conventuali che, nello spirito di carità e di servizio di San Francesco e di Sant’Antonio, accoglie gli “ultimi”, tra cui i disabili e i minori in difficoltà. Abbiamo, così, svolto il nostro servizio presso la “Casa dell’alleanza” (comunità-alloggio per minori) e presso la “Barchessa” (comunità-alloggio per persone con disabilità). All’interno del Villaggio ancora oggi operano i frati affiancati da una comunità delle nostre suore che ci hanno aiutato a vivere più profondamente quei giorni, introducendoci e accompagnandoci in questa nuova “avventura”.
Ciò che ha accomunato la nostra esperienza è stata la bellezza dello stare accanto a questi nostri fratelli... il nostro servizio è stato, in realtà, una condivisione semplice della quotidianità della loro vita.
Ripercorrendo la nostra esperienza con i disabili, ci è tornato alla mente l’episodio di Francesco con i lebbrosi: «E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (FF 110). Se all’inizio non è stato facile accostarsi alla realtà della disabilità, tuttavia, giorno dopo giorno, acquistando maggiore familiarità con questo mondo prima sconosciuto, la fatica ha lasciato il posto alla gioia della scoperta... la scoperta della grande ricchezza nascosta in questi fratelli “più piccoli”. Infatti, la difficoltà iniziale derivante dal fatto di non sentirsi pronte, di non avere le giuste competenze, dal timore di sbagliare, di non sapere come accostarsi a loro e di non potere essere d’aiuto... pian piano si è cambiata in dolcezza, sia per il modo in cui ci siamo sentite accolte, sia per il fatto che a poco a poco ogni persona è entrata nel nostro cuore. Renderci conto che la cosa più importante era “stare” semplicemente lì, senza dover fare qualcosa di speciale o di straordinario, ci ha aiutato ad entrare sempre più nel servizio e nella relazione con ciascuna persona.
Stando con loro ci tornava alla mente quel passo del Vangelo in cui Gesù dice: «Chi non accoglie il Regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso» (Mc 10, 15). La loro semplicità, la loro innocenza ci hanno colpito profondamente. Essi, con la loro vita, mettono continuamente a nudo la nostra fragilità, quella fragilità che spesso siamo tentati di nascondere agli occhi di chi ci sta accanto.
Anche l’esperienza con i ragazzi che vivono in “Casa dell’alleanza”, ha toccato la nostra vita... Ragazzi appena conosciuti, accostati solo per pochi giorni, ci hanno permesso di entrare nella loro “casa”, nella loro quotidianità e un po’ anche nella loro storia. Questo “stare” lì con loro ha posto dinanzi a noi una realtà importante... accorgerci di come tante cose sono spesso date per scontato nella nostra vita, e di quanto invece tutto questo ci chiama a lasciarci toccare da quel grido che con insistenza ci scomoda... quel grido di chi si sente, di chi è povero. Ed ecco allora, che ciò che sembrava tanto duro e lontano dalla nostra esperienza di vita, in realtà ci ha condotto a scoprire, nell’impossibilità di cambiare delle situazioni e delle storie, la necessità di metterci in ascolto, “da piccole con i piccoli”, di quel bisogno di amore e di felicità che abita il cuore di ogni uomo.
Scoprire che ascoltare è lasciare che l’altro, con la sua storia, con le sue gioie e fatiche, non ci lasci indifferenti, ma ci muova continuamente ad unire la nostra vita al grido di quella di chi ci è accanto, lasciando che diventi preghiera e affidamento al Padre che si prende cura di ogni Suo figlio.
In conclusione sentiamo di potere dire che ciò che abbiamo ricevuto è sicuramente tanto più grande di ciò che noi abbiamo potuto donare.
Ringraziamo, così, il Signore per tutto quello che ci ha permesso di vivere e anche per il dono della comunità dei frati e delle suore, per la loro accoglienza e per i momenti di fraternità che ci hanno permesso di sentirci parte di una famiglia. Con il loro esempio ci hanno testimoniato la bellezza di donarsi agli altri. Ricordando i momenti di preghiera vissuti insieme a loro, continuiamo ad affidare la loro vita al Signore affinché sia Lui a renderli sempre più strumenti del Suo Amore per ogni uomo.
Maria Rita , Ilenia e Maria Rosa

...con le altre suore del Villaggio

Per saperne di più contatta 
Casa Emmaus : Suore Francescane Missionarie di Assisi
Via S.Francesco, 17 - Assisi (Pg)
Tel. +39 075 812 435


lunedì 24 settembre 2012

Professione Solenne di fra Fabio e fra Michele

Pace e bene,
a voi tutti cari giovani in ascolto della vocazione del Signore per la vostra vita. Ormai l'estate è terminata e con le varie attività (scuola..parrocchia..gruppi..) spero riparta più forte il desiderio di servire il Signore e mettersi in cammino dietro di Lui, per compiere prima di tutto la Sua volontà. 
Questo periodo dell'anno (fine settembre-ottobre) è sempre, anche per noi frati, ricco di eventi,  così come  molte sono le proposte e  le opportunità di crescita e discernimento che si riavviano per i giovani  e che certo avrete già avuto modo di verificare (vedi sito: www.riparalamiacasa.it)
In particolare, sottolineo il Gruppo di ricerca Vocazionale "S. Damiano", per approfondire una possibile chiamata alla vita religiosa francescana, ma anche il Gruppo Porziuncola (rivolto a  ragazzi e ragazze) per una ricerca vocazionale più ampia, aperta a tutte le vocazioni e...tante altre stupende occasioni.. Approfittatene!! 
frate Fabio e frate Michele
Ricordo poi a tutti che Giovedì 4 Ottobre 2012 alle ore 10.00, presso la Basilica di Sant'Antonio (Pd), fra FABIO TURRISENDO e fra MICHELE DE PIERI emetteranno la loro PROFESSIONE SOLENNE ( i voti di povertà, castità e obbedienza per tutta la vita) nella famiglia francescana dei Frati minori conventuali .  E' certamente una grande gioia per noi frati della Basilica del Santo e l'intera nostra Provincia religiosa (frati Minori conventuali del Nord-Italia) condividere con questi giovani fratelli la medesima vocazione e consacrazione al Signore. Sarà dunque molto bello fare loro festa con tanti altri frati che saranno presenti, accanto alle rispettive famiglie e ai molti amici. 
La Professione solenne di questi nostri fratelli è certamente un grande segno per tutti ( per  l'Ordine francescano, per la Chiesa e per la società..per i giovani); viviamo infatti in un tempo faticoso e di "crisi", non solo economica, ma soprattutto morale  e valoriale.. e la scelta di frate Fabio e frate Michele vuole essere, al contrario, un annuncio straordinario di speranza e di fede nel testimoniare che il Signore Gesù è vivo ed è in mezzo a noi ed ancora continua a chiamare, ad amare, a custodire e guidare i suoi figli anche in scelte tanto radicali. Come a dire: non dobbiamo temere..nè avere paura;  siamo  sempre nelle Sue mani ed è bello potersi fidare di Lui!
Ricordo anche che, in preparazione all'evento, venerdì 28 settembre alle ore 21.00, nella parrocchia di S. Antonio a Occhiepo Inferiore (Bi), paese natale di fra Michele, si terrà una veglia di preghiera;  un'altra veglia sarà invece celebrata a Montagnana (Pd), paese natale di fra Fabio, lunedì 1 ottobre alle ore 21.00 nella Chiesa di san Francesco con le suore Clarisse.

Frati in preghiera...semplice!
Invito pertanto ciascuno ad accompagnare fra Fabio e fra Michele con la preghiera e insieme ricordare anche tutti i giovani in cammino vocazionale all'interno della nostra famiglia francescana. C'è infatti chi è appena all'inizio nel suo discernimento e fra poco si avvierà a frequentare il Gruppo san Damiano; vi sono i Postulanti (a Brescia, Osimo e Benevento) che già hanno fatto un primo passo; ecco poi  il nuovo gruppo di giovani Novizi, che da pochi giorni hanno cominciato il fatidico anno "della prova" presso il sacro Convento alla Basilica di san Francesco in Assisi; così come un ricordo e una preghiera speciale va ai giovani frati studenti in teologia (Padova... Assisi... Roma) che hanno ripreso la loro formazione nei rispettivi Seminari Serafici.  
Preghiamo dunque il Signore Dio Onnipotente, perchè doni ancora alla Sua Chiesa "tante e sante vocazioni nella vita religiosa e sacerdotale". A Lui sempre la nostra Lode. frate Alberto da Padova

domenica 23 settembre 2012

Frati minori

Dal vangelo di Matteo
Allora Gesù, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:
«Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato» (Mt 9,36-37).


Queste parole del Vangelo di oggi, hanno segnato profondamente San Francesco, tanto che volle che i suoi seguaci si chiamassero e fossero riconosciuti come “ i frati minori ”, coloro cioè che, sulle orme di Cristo, ogni giorno cercano di farsi piccoli e semplici come i bambini, ultimi e poveri, per servire e lavare i piedi ai fratelli. S. Francesco, nei suoi scritti, utilizza più di 50 volte la parola "servo" e 20 volte il verbo "servire", e ciò rivela la grande rilevanza che egli riserbava a questa dimensione di "minorità" nella sequela di Cristo e del Suo Vangelo. Fu del resto dalla fervorosa e costante contemplazione di Gesù, il Figlio di Dio che è venuto non per essere servito, ma per servire, che il Poverello giunse al profondo convincimento che l’amore gratuito e il servizio mite e umile e lieto al fratello costituiscono l’autentica novità e rivoluzione evangelica, che scardina ogni logica umana di domino, di potere e possesso,
Francesco conosceva fin troppo bene questa logica del mondo, che aveva inseguito vanamente per tutta la sua giovinezza illudendosi di trovarvi la felicità, tanto che il suo primo biografo Tommaso da Celano scrisse che il santo : “Sciupò miseramente il tempo, dall’infanzia fin quasi al suo venticinquesimo anno". Dopo la conversione, spiegando un giorno al cardinale di Ostia la scelta della “minorità” per sè e il suo Ordine, così disse: «Signore, i miei frati proprio per questo sono stati chiamati Minori, perché non presumano di diventare maggiori. Il nome stesso insegna loro a rimanere in basso ed a seguire le orme dell’umiltà di Cristo, per essere alla fine innalzati più degli altri al cospetto dei Santi. Se volete – continuò – che portino frutto nella Chiesa di Dio, manteneteli e conservateli nello stato della loro vocazione….». (2 Cel 148, cfr. 2 Cel 18 e 71, LM 6.5). Ed ancora, parlando dell’Eucarestia in una sua lettera rivolta a tutti i frati dell’Ordine così si espresse:
"Guardate frati l'umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché egli vi esalti". Nulla, dunque, di voi tenete per voi, affinché vi accolga tutti colui che a voi si dà tutto.


A 10 anni dalla canonizzazione del Santo di Pietrelcina

Il breve commento di cui sopra ben si addice alla figura di un vero "frate minore" del nostro tempo, san Pio da Pietrelcina, di cui sono già passati due lustri dalla canonizzazione . Quest'anno la memoria liturgica è impedita dalla domenica, ma la devozione francescana per l'ultimo dei grandi santi della famiglia serafica non accenna ad incrinarsi. Anzi continua silenziosamente a diffondersi.
Per la serata di questo giorno che ricorda il transito celeste di Padre Pio, vi segnalo il documentario di Rai-Storia sulla vita e vicenda del Santo di oggi così come riportato in Cantuale Antonianum da un mio caro confratello della Basilica di S. Antonio di Padova (Pd).
Il Signore vi benedica. A Lui la nostra Lode. frate Alberto da Padova

sabato 22 settembre 2012

La vita dei frati francescani

I Frati e gli "orfanelli di S. Antonio"
Pace e bene
cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore Gesù per la vostra vita. Una domanda che molti  mi rivolgono riguarda le attività di noi frati : "Cosa fannno i frati?". Come ho già più volte spiegato in precedenti post, il frate  francescano orienta la propria vita attorno ad un unico grande ideale e carisma così come indicato da san Francesco all'inizio della Regola: "VIVERE  IL VANGELO". Tale  indicazione così essenziale e radicale gli chiede di  tenere sempre e prima di tutto fisso lo sguardo e il cuore e la mente su Gesù, unico motivo per cui si sceglie la vita religiosa. Allo stesso tempo, questo radicamento in Gesù, offre al frate francescano una straordinaria libertò di azione che  gli consente di occuparsi di molteplici attività come  di rinnovarsi continuamente in base alle necessità della Chiesa e del popolo di Dio, del mutare dei tempi e delle condizioni sociali. Dunque un frate francescano può essere impegnato direttamente nella pastorale ( in parrocchia o in santuari) , ma anche andare in missione se è necessario, oppure può insegnare all'università come semplicemente fare il portinaio o avere a cuore la cucina o l'infermeria del convento, andare alla questua come essere un fine e raffinato teologo, occuparsi dei poveri e scrivere libri, curare i disabili e accogliere i barboni..ecc..Nei secoli la spiritualità francescana si è sbizzarrita in tante attività e opere, mai perdendo però di vista l'unica cosa necessaria e irrinunciabile : “La regola e vita dei frati minori è questa: osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo”(San Francesco).

"Orfanelli di S. Antonio" : Una quinta elementare 1963
(sullo sfondo, Villa Giovanelli, prima sede del Villaggio)
Al riguardo mi piace accennare oggi ad un'opera importantissima che noi frati francescani conventuali del nord Italia conduciamo e portiamo avanti qui vicino a Padova, con l'aiuto e il sostegno di tanti benefattori: IL VILLAGGIO S. ANTONIO, sorto nel 1952 a Noventa Padovana (PD) per rispondere ad una gravissima urgenza educativa del tempo. Si trattava di prendersi cura di tantissimi ragazzi rimasti orfani e senza una famiglia a causa della guerra da poco terminata. I frati della Basilica del Santo dunque, in nome di S. Antonio, cominciarono ad accogliere schiere di bambini, diventando la loro famiglia, e quindi dando loro  una casa, una educazione umana e cristiana  e un'ottima istruzione intellettuale e professionale insieme a tanto amore e dedizione e dunque garantendo  ad essi un futuro sicuro e  dignitoso. Migliaia sono gli "Orfanelli di S. Antonio" che grazie alla bontà e alla cura dei frati hanno potuto avere una vita buona e normale, costruirsi una famiglia, avere un futuro. Con il mutare dei tempi e le condizioni sociali, via via il grande orfanatrofio si è trasformato e riadattato ad accogliere nuove povertà. E dunque il Villaggio (dagli anni '90) ha aperto le porte a persone con handicap e gravi disabilità  e minori in grosse difficoltà familiari. Cuori feriti, abbandonati o offesi nella dignità, famiglie da aiutare e da valorizzare ... : il Villaggio dunque continua ad essere una grande famiglia, composta dai frati francescani della Basilica di S. Antonio, dalle Suore Francescane Missionarie di Assisi, volontari, operatori e ragazzi, che crede in un modo diverso di stare insieme, che cresce nel reciproco donarsi; una famiglia dove nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare, né così ricco da non aver bisogno di ricevere. In quest'opera che vede i frati impegnati da tanti anni al servizio degli ultimi, il vero  grande ipiratore è un francescano straordinario: S. Antonio di Padova, che da sempre vigila ed ha a cuore i suoi figli più bisognosi e piccoli. A lui la nostra preghiera perchè continui ad intercedere su tutti noi.
Benedico tutti. Frate Alberto da Padova

Il Villaggio visto dall'alto.
Statua votiva di S. Antonio donata dagli ex allievi

venerdì 21 settembre 2012

La vocazione di Matteo


Dal Vangelo di Matteo (Mt 9, 9-13)
In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».


La vocazione dell’apostolo Matteo è stata fissata in maniera indelebile sia nella pagina evangelica (autobiografica) che lo descrive mentre si alza obbediente dal banco delle imposte e segue Gesù, sia nella celebre rappresentazione che ne ha dato il Caravaggio: Matteo viene “tratto” dal buio della sua bottega e dei suoi interessi, dal gesto “creatore” di Gesù che irrompe sulla scena e lo chiama alla vita (si sa che Caravaggio ha volutamente “citato” il gesto michelangiolesco del Dio Creatore che si protende verso Adamo). Il gioco delle mani e dei gesti dei vari personaggi dice, poi, tutta l’intensità spirituale della vicenda: «Tu!» , dice Gesù impetuosamente deciso a Matteo. «Io?» , ribatte Matteo umile e stupefatto, quasi incredulo di tanta grazia. «Lui?» , osserva l’apostolo Pietro meravigliato di una simile scelta. Ci sono poi due paggi eleganti che non riescono a nascondere un certo sconvolgimento: uno si ritrae, l’altro quasi si protende. Così la vicenda di Matteo, il pubblicano, è già tutta descritta nella sua vocazione e nel suo aver invitato a mensa con Cristo i suoi amici di un tempo. Secondo la tradizione, Matteo scrisse un primo Vangelo (probabilmente in aramaico), appositamente composto per i suoi connazionali, che mostra una particolare attenzione ai temi ecclesiali e raggiunge una particolare intensità drammatica nel racconto della Passione (è particolarmente da ricordare il capolavoro musicale che Johann Sebastian Bach compose per il venerdì santo del 1729). S. Matteo è considerato patrono di tutti coloro che lavorano in campo finanziario (bancari, doganieri, guardie di finanza, ragionieri, commercialisti, contabili), che in lui devono trovare non soltanto un protettore, ma anche un esempio di libertà cristiana.

P. Antonio M. Sicari

mercoledì 19 settembre 2012

Fidarsi...!!!



niente è impossibile
a chi si fida
e si
          affida
                      a Dio 
(Benedetto XVI)

martedì 18 settembre 2012

Vorrei diventare frate, ma non mi sento degno...


Pace e bene a voi tutti,
cari amici in ascolto del Signore e della sua chiamata per la vostra vita.

Ricevo talvolta alcune lettere alquanto sconfortanti e tristi nei riguardi della vocazione religiosa. Molti ragazzi infatti, abbandonano questo desiderio e non danno seguito a tale progetto santo del Signore su di loro, accampando vari motivi e scuse: non sono degno, sono un peccatore, sono ignorante, non sono diplomato, sono debole, sono troppo giovane... ho fatto molti errori, ecc... ecc... ecc... Ebbene, cari amici, vorrei ricordare a ciascuno prima di tutto che il Signore chiama chi vuole, come vuole e quando vuole. Le "chiamate" che troviamo nei Vangeli ci parlano di uomini per niente affatto speciali, anzi alcuni erano pieni di mediocrità e meschinità, soggetti a vizi e tradimenti...eppure da questi sono usciti gli Apostoli che hanno evangelizzato la terra!!
Il Signore non guarda a ciò che guarda l'uomo, e la vita religiosa non è in funzione del fare o del successo pastorale, o di una sapienza o perfezione umana o di chissà quali ricercatezze mistiche o spirituali.
La vita religiosa, è prima di ogni altra cosa vita di consacrazione a Dio, quale unico scopo e obiettivo della propria esistenza.
Certamente, questo non significa l'esimersi da un cammino serio di discernimento e formazione, di conversione e superamento di sè.

Alltri invece mi scrivono , tirando in ballo i peccati della Chiesa e la sua rilassatezza o le mancanze del clero o degli ordini religiosi, giustificando così  un loro ritiro e fuga dalla vita religiosa. Mentre  a volte, ricevo lettere di persone che non si decidono mai per una scelta, non si danno pace, perennemente inquieti, sempre alla ricerca dell'esperienza più coinvolgente o dell'Ordine o della Congregazione che "fa per loro" o del gruppo religioso migliore, "più osservante e devoto", dove finalmente potersi "trovare bene" e realizzare il proprio sogno.
Riguardo a ciò, San Francesco riceve dal Crocifisso un mandato che va in tutt'altra direzione e che continua ad essere valido per ogni francescano: "Va' Francesco, ripara la mia Casa, che come vedi va tutta in rovina". Vale a dire: c'è bisogno, oggi come allora e alla stregua del Poverello di Assisi , di giovani ardenti e appassionati e temerari che amino la Chiesa come loro madre e si spendano per essa, per renderla più bella e santa e splendente. Come S. Francesco, c'è bisogno di giovani che si sentano inviati là dove il Signore li vuole mandare, piuttosto che alla ricerca di un proprio spazio "bello" e appagante, fatto "a loro misura" come talvolta succede; consapevoli invece che la missione è un andare "in mezzo ai lupi", calpestando in letizia e semplicità una strada ardua, dove si incontreranno demoni, spiriti immondi, lebbrosi, malati  e infermità di ogni genere..(cfr Mt 10), dove si è chiamati a guarire, sanare, annunciare, testimoniare....
La vocazione religiosa francescana, non ha dunque nulla a che fare con il quieto vivere, il successo personale o un apparire sterile o un vivere comodo o solo esteticamente perfetto (sia pure "spirituale")..: è sempre offerta di sè, ascolto ubbidiente, donazione totale, croce abbracciata, amore a Gesù Crocifisso e alla sua Chiesa senza "se" o "ma"....La vocazione religiosa è per gli umili e i poveri, per chi si abbandona al Signore e nulla più!

Al riguardo, ricorre oggi (18 settembre) la festa di un santo francescano minore conventuale che ci può aiutare in questa nostra riflessione: san Giuseppe da Copertino, patrono degli studenti). La sua vicenda è davvero emblematica, così come il suo cammino vocazionale, che vi invito ad approfondire nel racconto che ne fa un mio caro confratello (frate Alessandro) nel suo blog: Cantuale Antonianum. Potete trovare ulteriori notizie sulla figura di san Giuseppe anche nel SITO ufficiale a lui dedicato.

Spronando tutti i dubbiosi e gli inquieti a fidarsi unicamente del Signore, vi benedico.
frate Alberto di Padova

lunedì 17 settembre 2012

Le stimmate di san Francesco

Il Serafico Padre s. Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a Cristo Crocifisso, devozione che diffuse sempre con le parole e la vita. Nel settembre del 1224 , mentre sul monte della Verna era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate della sua Passione.

S. Francesco, due anni prima di morire, voleva trascorrere nel silenzio e nella solitudine quaranta giorni di digiuno in onore dell'arcangelo S. Michele. Era, del resto, abitudine del Santo d’Assisi ritirarsi, come Gesù, in luoghi solitari e romitori per attendere alla meditazione ed all’unione intima con il Signore nella preghiera. La Verna era uno di questi e certamente era quello che il Santo prediligeva. Già all’epoca di Francesco era un monte selvaggio – un “crudo sasso” come scrisse Dante Alighieri – che s’innalza verso il cielo nella valle del Casentino. La sommità del monte è tagliata per buona parte da una roccia a strapiombo, tanto da farla assomigliare ad una fortezza inaccessibile. La leggenda vuole che la fenditura profonda visibile, con enormi blocchi sospesi, si sia generata a seguito del terremoto che succedette alla morte di Gesù sul Golgota: un fatto che affascinò oltremodo Francesco e lo attrasse in questo luogo .
Esso era proprietà del conte Orlando da Chiusi di Casentino, il quale, nutrendo una grande venerazione per Francesco, volle donarglielo. Qui i frati del Poverello vi costruirono una piccola capanna.
In quel luogo Francesco era intento a meditare, per divina ispirazione, sulla Passione di Gesù quando avvenne l’evento prodigioso. Pregava così: O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione, la seconda si è ch' io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori”.
La sua preghiera non rimase inascoltata. Fu fatto degno, infatti, di ricevere sul proprio corpo i segni visibili della Passione di Cristo. Il prodigio avvenne in maniera così mirabile che i pastori e gli abitanti dei dintorni riferirono ai frati di aver visto per circa un’ora il monte della Verna incendiato di un vivo fulgore, tanto da temere un incendio o che si fosse levato il sole prima del solito.
Scrive S. Bonaventura da Bagnoregio, suo biografo: Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito (Leg. Maj., I, 13, 3).
Continuava ancora S. Bonaventura che, scomparendo, la visione lasciò nel cuore del Santo un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande (Leg. Maj., I, 13, 3).


Assisi - Basilica di San Francesco : Le stimmate
Caro giovane in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore per la tua vita...osserva e imita la strada indicata da san Francesco: fu a tal punto "amico di Cristo" da voler essere in tutto somigliante e trasformato in Lui. E il Signore lo esaudì!
Ricorda: Noi diventiamo quanto e chi amiamo.
Se dunque, forse anche nel tuo animo vi è un desiderio di vita e di scelta francescana ,  la meta è di diventare come S. Francesco, un "alter Christus", un "nuovo Gesù Cristo" fra gli uomini di questa nostra povera e stupenda umanità.
Si tratta di una chiamata bella, appassionante  e audace che ancora , forse inaspettatamente, risuona nel cuore di tanti. Proprio oggi (17 settembre 2012) 15 giovani iniziano ad Assisi la straordinaria avventura dell'anno di Noviziato, per entrare  quindi nella famiglia francescana. Li accompagniamo con la nostra preghiera; possano esserti da sprone nel tuo cammino e per la tua scelta di vita.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. frate Alberto da Padova

domenica 16 settembre 2012

Se qualcuno vuol venire dietro a me...



Se qualcuno vuol venire dietro di me
rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vorrà salvare la propria vita,la perderà;
ma chi perderà la propria vita
per causa mia e del vangelo, la salverà.

(Mc8,35 - dal vangelo della domenica)

lunedì 10 settembre 2012

Lasciatevi sorprendere...



Lasciatevi sorprendere da Cristo!
Aprite le porte della vostra libertà al suo amore!

(Benedetto XVI)

domenica 9 settembre 2012

Il dono di tante vocazioni - La professione dei Novizi di Assisi

Assisi...e i campi arati: "Effatà - apriti " 
Fà o Signore che siamo terreno "arato", accogliente e aperto alla tua voce. 
Pace e bene
a voi tutti cari giovani in ricerca vocazionale. Vi auguro di mettervi anche oggi in ascolto del Signore e della Sua voce perchè possiate comprendere la strada che Egli da sempre ha pensato per voi. Il Vangelo di questa domenica (Mc7,31-37) ci offre una Parola di Gesù utile per il nostro cammino: "Effatà, apriti"! E' un invito ad "aprire" il nostro cuore alla voce del Signore, per accogliere e rispondere con disponibilità alla Sua chiamata, fosse anche per donarGli la vita, diventare frate e sacerdote, diventare suora o missionario/a : atteggiamenti e scelte che molti ritengono "assurdi" e fuori dalla storia; percorsi, a detta di tanta propaganda anticristiana, ormai finiti e che nessuno vuole più intraprendere in questo nostro tempo "moderno". In realtà, il Signore continua a  rivolgere con fiducia il suo invito a molti giovani : "Effatà"..."Vieni e seguimi"! E tantissimi sono ancora coloro che si fanno terreno "arato" per accogliere il buon seme della vocazione e dicono con generosità il loro "Si". Davvero un grande segno di speranza!!
Biglietto di invito alla Professione dei Novizi
I Novizi
Al riguardo, proprio ieri ad Assisi (8 settembre- natività di Maria) , nella Basilica di san Francesco, un bel gruppo di giovani Novizi  ha emesso la Professione Semplice, promettendo davanti a Dio di vivere i voti di castità, povertà e obbedienza secondo la regola di san Francesco, nell'Ordine dei Frati francescani Minori Conventuali. (la mia famiglia religiosa)
Dunque, qualche "pazzo" disposta a "mollare tutto" per seguire Gesù più da vicino come frate francescano, pare che ancora ci sia!!!
Rivolgendo il mio più fraterno abbraccio ai 13 Frati Neoprofessi, invito tutti a sostenerli nella preghiera; ora infatti inizierà per loro un altro tempo alquanto impegnativo di formazione e crescita (nello studio della teologia e nell'esperienza spirituale e pastorale e fraterna). Abbiamo bisogno di testimoni coraggiosi e fedeli e gioiosi di Gesù, c'è bisogno di gratuità e radicalità, c'è bisogno di Santità: preghiamo il Signore perchè tutto ciò si realizzi in questi giovani fratelli.
E se..anche tu, caro amico,  hai intuito nel tuo cuore un invito del Signore alla vita francescana, ascolta questo suggerimento dello Spirito, sii come un campo arato, predisposto ad  accogliere il buon seme della vocazione per portare frutto!! Permettiti di verificare questo desiderio con  un cammino di discernimento vocazionale; ma...non scappare..o non fare finta di niente!! Ne va della tua vita e della salvezza di tante persone affidate a te! Mi puoi contattare per avere indicazioni sul Gruppo san Damiano e sui corsi vocazionali che noi frati proponiamo in tutta Italia. Ti risponderò volentieri.
Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. Frate Alberto da Padova

Abiti francescani...pronti per la Vestizione

venerdì 7 settembre 2012

Il significato del TAU

Qual é la spiegazione teologica del TAU ?


Il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico.
Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento; se ne parla già nel libro di Ezechiele: “Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono..”(Ez.9,4). Esso è il segno che posto sulla fronte dei poveri di Israele,li salva dallo sterminio.Con questo stesso senso se ne parla anche nell'Apocalisse: “Poi vidi un altro angelo che saliva da oriente e portava il sigillo del Dio vivente, e gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era ordinato di danneggiare la terra e il mare dicendo: non danneggiate né la terra, né il mare, né piante finché non abbiamo segnato sulle loro fronti i servi del nostro Dio”(Ap7,2-3).
Il Tau è perciò segno di redenzione. E’ segno esteriore di quella novità di vita cristiana, più interiormente segnata dal Sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo (Ef.1,13).
Il Tau fu adottato prestissimo dai cristiani. Tale segno si trova già nelle catacombe a Roma. I primi cristiani adottarono il Tau per un duplice motivo. Esso, come ultima lettera dell’alfabeto ebraico, era una profezia dell’ultimo giorno ed aveva la stessa funzione della lettera greca Omega, come appare dall’Apocalisse: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente dal fonte dell’acqua della vita... Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Ap.21,6; 22,13).
Ma soprattutto i cristiani adottarono il Tau, perché la sua forma ricordava ad essi la croce, sulla quale Cristo si immolò per la salvezza del mondo.

San Francesco d’Assisi,
per questi stessi motivi, faceva riferimento di tutto al Cristo, all’Ultimo: per la somiglianza che il Tau ha con la croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita come pure nei gesti. In lui il vecchio segno profetico si attualizza, si ricolora, riacquista la sua forza salvatrice ed esprime la beatitudine della povertà, elemento sostanziale della forma di vita francescana.
Era un amore che scaturiva da una appassionata venerazione per la santa croce, per l’umiltà del Cristo, oggetto continuo delle meditazioni di Francesco e per la missione del Cristo che attraverso la croce ha dato a tutti gli uomini il segno e l’espressione più grande del suo amore. Il Tau era inoltre per il Santo il segno concreto della sicura salvezza, e la vittoria di Cristo sul male. Grande fu in Francesco l’amore e la fede in questo segno. “Con tale sigillo, san Francesco si firmava ogniqualvolta o per necessità o per spirito di carità, inviava qualche sua lettera” (FF 980); “Con esso dava inizio alle sue azioni” (FF 1347). Il Tau era quindi il segno più caro per Francesco, il suo sigillo, il segno rivelatore di una convinzione spirituale profonda che solo nella croce di Cristo è la salvezza di ogni uomo.
Quindi il Tau, che ha alle sue spalle una solida tradizione biblico-cristiana, fu accolto da Francesco nel suo valore spirituale e il Santo se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare lui stesso, attraverso le stimmate nella sua carne, al termine dei suoi giorni, quel Tau vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato, ma soprattutto amato.
Oggi, moltissimi componenti della famiglia francescana: frati, suore, seminaristi aspiranti, francescani dell’ordine secolare, giovani devoti e ammiratori ed amici di san Francesco, portano il Tau come segno distintivo di riconoscimento della loro appartenenza alla famiglia o alla spiritualità francescana.
Il Tau non è un feticcio, né tanto meno un ninnolo qualsiasi, esso è il segno concreto di una devozione cristiana, ma soprattutto un impegno di vita nella sequela del Cristo povero e crocifisso.
Ricevere il Tau, portarlo sul proprio cuore, è l’impegno per un cammino, per una scuola di vita. Il cristiano segnato con il segno della croce al momento del suo battesimo, deve diventare, portando la croce, attraverso le immancabili sofferenze che comporta la vita, imitatore e seguace del Cristo povero e crocifisso. Quel Tau deve ricordarci una grande verità cristiana, la vita nostra associata a quella del Cristo nella croce come insostituibile mezzo di salvezza.
Lo sappiamo: nulla nasce di grande senza passare per il sacrificio. Accogliamo allora questo segno, portiamolo con fierezza, difendiamolo, viviamone la spiritualità, rendiamo ragione anche attraverso di esso della “speranza che è in noi”, consapevoli che solo aggrappandoci alla croce ogni giorno potremo rinascere con Lui, come Francesco, alla vita veramente nuova.

Il Tau è il segno di riconoscimento del cristiano,
cioè del figlio di Dio, del figlio scampato dal pericolo, del SALVATO. È un segno di potente protezione contro il male (Ez.9,6).
È un segno voluto da Dio per me, è un privilegio divino (Ap.9,4; Ap.7,1-4; Ap.14,1).
È il segno dei redenti del Signore, dei senza macchia, di coloro che si fidano di Lui, di coloro che si riconoscono figli amati e che sanno di essere preziosi per Dio (Ez.9,6).
È l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico (Sal.119 in fondo).
Ai tempi di Gesù la croce era la condanna per i malfattori, perciò simbolo di vergogna e scandalo. Ai condannati di quell’epoca veniva legato alle mani un palo dietro la schiena; arrivati sul luogo della esecuzione, venivano issati su un altro palo verticalmente conficcato nel terreno. Il TAU croce di Cristo, non è più un simbolo di vergogna e sconfitta, ma diventa simbolo di un sacrificio per mezzo del quale sono salvato.
È simbolo della dignità dei figli di Dio, perché è la Croce che ha sorretto Cristo. È un segno che mi ricorda che devo essere anch’io forte nelle prove, pronto all’obbedienza del Padre e docile nella sottomissione, come è stato Gesù davanti alla volontà del Padre. Solitamente è in legno di ulivo, perché? Perché il legno è un materiale molto povero e duttile; i figli di Dio sono chiamati a vivere in modo semplice e in povertà di spirito (Mt.5,3). Il legno è un materiale duttile, cioè si lavora facilmente; anche il cristiano battezzato, deve lasciarsi plasmare nella vita di tutti i giorni, dalla Parola di Dio, essere Volontario del Suo Vangelo. Portare il TAU significa avere risposto il mio SI alla volontà di Dio di salvarmi, accettare la sua proposta di salvezza.
Significa essere portatore di pace, perché l’ulivo è simbolo della PACE (“Signore fa di me uno strumento della tua pace” – San Francesco). S.Francesco, con il TAU benediceva e otteneva molte grazie. Anche noi possiamo benedire (vedi benedizione di S.Francesco o Nm.6,24-27). Benedire significa dire bene, volere il bene per qualcuno.
Al momento del nostro Battesimo, hanno scelto per noi madrina e padrino, oggi ricevendo il TAU, facciamo una libera scelta da cristiani adulti nella fede

tratto da: sanfrancescopatronod'italia

PS: ti interessa un test francescano? Clicca qui per rispondere al questionario «Che tipo di francescano saresti?» e ottenere, se vuoi, una risposta da frate Alberto.

giovedì 6 settembre 2012

Sulla tua parola getterò le reti

Pace e bene a tutti, voi cari amici in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore per la vostra vita.
Il Vangelo di oggi ci presenta una Parola che non può non toccare il nostro cuore e lasciraci indifferenti. E' un invito a FIDARSI del Signore Gesù "senza se"...e "senza ma"..; è un invito a percepire la cura e la responsabilità verso tante persone che solo dal nostro "Sì" alla Sua chiamata, potranno incontrare il Signore, trovare consolazione e conforto, incontrare la vita vera. Diventa anche tu "pescatore di uomini"!

Ricordo poi come presso la Basilica del Santo (Pd) , ricominci da stasera (dalle 21,00 alle 23,00) l'ADORAZIONE EUCARISTICA mensile; una stupenda occasione di preghiera per le vocazioni alla vita religiosa, sacerdotale e missionaria francescana.

Vi benedico. Al Signore la nostra lode. frate Alberto

Assisi - Giovani frati "in canto".

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 5,1-11.

Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore».
Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto;
così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

lunedì 3 settembre 2012

Gli INCONTRI del "GRUPPO SAN DAMIANO" 2012-2013


Incontro dei giovani del "Gruppo san Damiano" con il Cardinal Carlo M.Martini (8-11-2008)
Pace e bene a voi tutti cari giovani amici in ricerca e in ascolto della vocazione del Signore per la vostra vita.
Vi segnalo di seguito le date con i week- end (da sabato pomeriggio a domenica pomeriggio) in cui si svolgerà l'itinerario 2012-13 del Gruppo di ricerca vocazionale francescano "S. Damiano" (per il Nord-Italia). Una stupenda opportunità di discernimento per quanti si sentono attratti dalla figura di san Francesco e che si interrogano sulla vita religiosa francescana.

Requiem aeternam...
Oggi non posso non ricordare un commovente  incontro di qualche anno fa (8 novembre 2008) che con i giovani del gruppo vocazionale ebbi con il Card.le Carlo Maria Martini (hanno da poco concluso le esequie in duomo a Milano). Egli ci accolse con tanta famigliarità e amicizia, spronando tutti a FIDARSI e a NON TEMERE di BUTTARSI e di RISCHIARE LA VITA per il SIGNORE in una scelta DEFINITIVA anche se in controtendenza con la cultura e il sentire dominante. Il cardinale ci fece anche il dono stupendo di una Preghiera per il nostro Gruppo S. Damiano, preghiera che da allora, accompagna ogni anno i giovani in ricerca. Invito tutti ad affidare la sua anima all'Altissimo e, sono certo che P. Carlo Maria (come gli piaceva farsi chiamare) continuerà a pregare per i giovani del Gruppo San Damiano come per quanti sentono nel loro cuore la chiamata del Signore che ancora dice a molti: "Vieni e seguimi".  
Vi benedico. Al Signore sempre la nostra Lode. frate Alberto da Padova


Date del "Gruppo S. Damiano"
13-14 ottobre: la grazia della vocazione
10-11 novembre: la libertà della risposta
7- 9 dicembre: Assisi - appuntamento con S. Francesco
12-13 gennaio: qualcuno cammina con me
2-3 febbraio: le resistenze da sciogliere
16-17 febbraio: ritiro di Quaresima
16-17 marzo: un compito per il mondo
24-28 aprile: esperienza di fraternità e servizio
18-19 maggio: rifiuto dell’uomo e ostinazione di Dio
15-16 giugno: l’affidamento incondizionato
29 luglio - 3 agosto: Assisi- esercizi spirituali vocazionali

Contatti: frate Alberto da Padova (basilica di S. Antonio) - fra.alberto@davide.it