giovedì 30 giugno 2011

Quanto mi costa seguire il Signore?

Cari amici, anche in questi nostri tempi così difficili e apparentemente sterili, il Signore sempre chiama e rivolge il Suo invito esigente e bello a dei giovani per seguirlo più da vicino, e sono sicuro che più di qualcuno fra voi miei lettori ha intuito nel cuore questa voce. Certo, dire al Signore : "ECCOMI", è costoso, chiede tutto, chiede la vita; chiede il "sacrificio del figlio " che ciascuno di noi custodisce e alleva con amore e dedizione. Chi è questo "figlio"? E' il mio progetto di vita, il mio sogno, la mia carriera, la mia ragazza, la mia casa e i miei cari, i miei divertimenti, i miei studi.... : tutto quanto riguarda il mio presente come il futuro, tutto quanto in fondo sto costruendo e generando da me e per me! Dire un "ECCOMI", significa consegnarsi, rinunciare, essere disposti a perdere, perfino a "sopprimere" quanto per cui ci si è tanto spesi e affannati. La storia di Abramo, (dalla liturgia odierna) ci racconta proprio questo: Abramo è messo alla prova da Dio in modo lacerante, fino alla consegna dell'unico figlio. La sua obbedienza e la sua rinuncia gli aprono però un orizzonte inaspettato, nuovo e immenso, fatto di Benedizione, di paternità nuova, di promesse oltre ogni attesa.
Caro amico, se dunque il Signore ti chiama, non tormentarti su quello che sembra chiederti e su quanto ti costi questa scelta, e soprattutto rifuggi dall'idea maligna che dietro si nasconda "una fregatura", ma guarda oltre; fidati, e Lui ti condurrà dove e verso chi mai avresti pensato; ti mostrerà nuove terre e incontri; ti donerà una numerosa discendenza come in nessun modo avresti immaginato. Lui provvederà! La storia di tanti santi sacerdoti e religiosi e religiose, ci mostra proprio questo. Ma...dai una letta alla storia di Abramo..e medita! Ti benedico. frate Alberto

Antonio Cifrondi: sacrificio di Isacco
 Dal libro della Genesi ( 22,1-19 ).
Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!".
Riprese: "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò". Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.
Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: "Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi".
Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: "Padre mio!". Rispose: "Eccomi, figlio mio". Riprese: "Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?".
Abramo rispose: "Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!". Proseguirono tutt'e due insieme; così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.  Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!".  L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio". Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo: "Il Signore provvede", perciò oggi si dice: "Sul monte il Signore provvede".
Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: "Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce". Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.

martedì 28 giugno 2011

E se... ho paura ?

Cari amici in ricerca... e forse in prossimità di scelte esigenti per la vostra vita...
certo la chiamata a seguire il Signore può anche essere esaltante, ma se arriva la paura, la notte fonda... CHE SI FA?
Ci può aiutare a ritrovare la strada il Vangelo di oggi.
Il Signore vi benedica.

frate Alberto


Dal vangelo di Matteo (8,23-27)

Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono.
Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.
Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!».
Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.
I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?».

lunedì 27 giugno 2011

Esigenze della chiamata

Cari amici in ricerca vocazionale,
o forse semplicemente bisognosi di senso e pienezza per la vostra vita,
come ricordavo in un recente post, è ormai finito il tempo di un cristianesimo comodo e soft e politicamente corretto (se mai c'è stato!); è necessaria una nuova generazione giovane e forte, ardente e appassionata....Al riguardo vi invito a rileggere il Vangelo propostoci dalla liturgia odierna: per chi vuole seguire il Signore, non ci sono qui mezze misure, non c'è spazio per "se" e "ma" tentennanti, via ogni legame che incatena il cuore e la volontà..
Chiediamo al Signore Gesù la grazia di amarlo e servirlo "senza misura" e con gioia, senza calcoli, oltre ogni paura!
Vi benedico. frate Alberto

Dal vangelo di Matteo ( 8,18-22 ).
In quel tempo, Gesù vedendo una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all'altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai».
Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre».
Ma Gesù gli rispose: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti».

giovedì 23 giugno 2011

Cavalieri del Gran Re

Oggi con voi cari amici che mi seguite con fedeltà e anche con te caro giovane, che forse " per caso" sei capitato a leggere questo blog vocazionale, voglio condividere alcune riflessioni nate da un mio recente soggiorno in Francia (in visita ai frati di Lourdes).
In particolare sono ritornato con una convinzione forte: il Signore richiede oggi più che mai  per testimoniarlo GIOVANI AUDACI!
La Francia è infatti un paese ormai quasi totalmente scristianizzato (solo l'1 per cento va in chiesa la domenica) e caratterizzato da una laicisimo aggressivo e ostile! Immediato è stato per me fare il confronto con la nostra Italia. Se è pur vero che la nostra situazione è ben diversa..in realtà, credo di avere potuto intravedere qual'è l'orizzonte che si profila anche per la "cattolicissima" terra italiana. I segnali infatti che si alzano ormai sempre più forti  anche da noi, indicano un inarrestabile declino del cristianesimo, destinato in tempi brevi  ad essere l'espressione di una minoranza, spesso invisa e guardata con ostilità e repulsione.
Ma lungi, dal farci spaventare da queste prospettive, sono convinto anche sull'esempio dei nostri frati francesi, che questa situazione dura e di forte contrasto, nasconda in sè anche una grande possibilità  di tornare con più convinzione (frati in primis...cristiani tutti) ad essere TESTIMONI CREDIBILI e FORTI del SIGNORE GESU' e del suo VANGELO.
Nel cuore di ogni uomo infatti è nascosta una straordinaria sete di Dio..., una sete che molti cercano di estinguere a fonti avvelenate.., o che spesso giace inascoltata o repressa o anestetizzata, ma c 'è...!!! In tanta arsura, a noi frati francescani spetta di tornare ad offrire, per le strade del mondo e con generosità, l'acqua buona e fresca, l'acqua VIVA che è Gesù!!!
Si profila pertanto una rinnovata e straordinaria possibilità di evangelizzazione per i GIOVANI che ancora sapranno  farsi appassionare dal Vangelo e dall'ideale francescano. Certo, non ci attendono gloria ed onori, ma molto più facilmente il dileggio, lo scherno, l'incomprensione , la marginalità...insieme però alla GIOIA e alla LIBERTA' di annunciare Gesù  come unica Via di salvezza per l'uomo contemporaneo sempre più triste e solo, chiuso e disperato nel suo cinismo, per quanto blandido e sedotto da un benessere che stordisce il cuore e lo spirito...

Una sorta di "grande battaglia" si profila pertanto nel nostro tempo..: servono dunque buoni e forti soldati; giovani dal cuore puro e ardimentoso, senza macchia e senza paura..Servono, come S. Francesco o S. Antonio o P. Massimiliano Kolbe..., novelli CAVALIERI DEL GRAN RE (un'espressione di san Francesco!), che non temano di offrire la loro vita per il Padrone e Signore del cielo e della terra; giovani armati solo di FEDE ... PREGHIERA.... POVERTA'..  PASSIONE.. COMPASSIONE per tanta umanità dolente..

Caro amico, se dunque hai forse pensato qualche volta di farti frate per sistemarti e trovare un posto caldo e riparato...credimi, la nostra vita non fa per te!!
Ma se sei disposto a DARE LA TUA VITA per il Signore  senza se e senza ma...ne possiamo parlare.
Il Signore ti benedica. frate Alberto

(fra.alberto@davide.it)

martedì 21 giugno 2011

I francescani e l'Immacolata: P. Massimiliano Kolbe

La Consacrazione all'Immacolata
Cari amici, nel mio breve soggiorno a Lourdes ho potuto incontrare e conoscere meglio la bella realtà della "Missione dell'Immacolata". Qui i miei confratelli francescani (frati minori conventuali), diffondono e propagano la devozione  mariana, sorretti dallo straordinario amore per la Vergine che,  a mò di testamento, ci ha lasciato S. Massimiliano Kolbe. Egli invitava infatti tutti a consacrarsi all'Immacolata. Di seguito ecco un testo, redatto dal caro amico fra François Godefert (responsabile della Mission de l'Immaculèe) , in cui si approfondisce il senso di questo gesto.
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Consacrare la propria vita all'Immacolata significa:
- diventare "mistico".
- diventare "missionario".

1. Diventare "mistico" significa :
- Accogliere nel mio cuore l'Amore creatore e ricreatore del Padre...; l'Amore infinito ed eterno del Padre. Un Amore che è nello stesso tempo personale (per me personalmente) ed universale (per tutti gli esseri del mondo).
- Custodire, tutta la giornata, la certezza di questo Amore nel mio cuore, nella mia anima : cioè la sicurezza che, nel mio spirito, lo Spirito Santo mi incontra e mi sposa.
- Lottare contro il Divisore /Diavolo che vuole separarmi da Dio e soprattutto che vuole separarmi dalla evidenza che Dio mi ama in qualsiasi circostanza (di gioia o di tristezza) in cui mi trovo.
- Vegliare affinché le cose del “mondo” non soffochino la certezza che io sono il destinatario della pienezza dell'Amore di Dio.
- Rifare questo patto d'Alleanza (d'Amore) con il Padre ogni volta che lo abbandono, vale a dire ogni volta che ho peccato.
Si tratta dunque del processo di “cristificazione” di tutto il mio essere... processo che è narrato lungo la Bibbia e soprattutto nel Nuovo Testamento, nel Vangelo di San Giovanni e nelle Lettere di San Paolo : “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Galati 2, 20) […] “la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”. (Colossesi 3, 3) ecc...
Perché l'Immacolata è indispensabile a questo processo di “cristificazione”? Perché è Lei la prima che ha accolto, nel suo intimo, l'Amore infinito della Santissima Trinità : lo celebriamo nella festa dell'Annunciazione.
In Padre Kolbe, questo rimanda al tema della purezza, cioè la corona bianca presentata dalla Vergine a san Massimiliano e che simboleggia il ritorno al nostro stato immacolato, come il Padre ci ha sempre pensato, da tutta l'eternità in Cristo : da sempre e per sempre nel suo Amore, noi Siamo (Cfr. : Efesini 1,4 : “In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nell'Amore”).
Molto concretamente : consacrandomi all'Immacolata, decido anch'io di dire “” (fiat) all'Amore infinito del Padre, che io vivrò in Cristo, nella comunione d'Amore dello Spirito Santo. Cosi facendo, la Trinità diventa la mia casa (cfr.: Vangelo di Giovanni, capitolo 15, versetto 4 e seguenti : “Rimanete in me...” [...] “Io sono la vite, voi i tralci”, ecc.).

2. Diventare "missionario" significa:
- Accettare che l'Amore di Dio può cambiare la mia vita e riempirla di gioia
- Uscire fuori dal mio egoismo “naturale” e dall'ossessione per la mia vita
- Chinarmi sugli altri (cfr.: la kenosi di Cristo)...; gli altri che, finalmente, considero come meraviglie di Dio, che accolgo adesso come Dio stesso le accoglie.
- Mostrare agli altri, con il mio modo di essere con loro, che sono figli infinitamente amati dal Padre, operando questo senza imposizioni e con grande dolcezza e forza, come Gesù stesso faceva (cfr.: per esempio, il dialogo di Gesù con il giovane ricco nel Vangelo di San Marco 10, 17-27).
Siamo ancora in questo processo di “Cristificazione” di tutto il mio essere che è narrato lungo la Bibbia (cfr. : “Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5, 14) […] "predicate che il Regno dei Cieli è vicino" (Matteo 10,7), ecc.).
Perché l'Immacolata è indispensabile a questo processo di “Cristificazione” ? Perché come Lei, io divento capace di annunciare l'Amore di Dio, un Amore che ha cambiato la mia vita e l'ha riempito di gioia messianica (Cfr. : il “Magnificat” di Maria). Se l'Immacolata è la prima ad aver accolto l'Amore della Trinità nel suo essere, è anche la prima ad averlo annunciato con parole e azioni concrete!
In Padre Kolbe, questo rimanda al tema del martirio, cioè la corona rossa presentata dalla Vergine a san Massimiliano, che simboleggia la testimonianza (“martire” significa “testimone” in greco)..; testimonianza che mi spinge a proclamare, come ha fatto Gesù, la gioia del Paradiso già presente sulla terra.
Molto concretamente : consacrandomi all'Immacolata, decido anch'io di annunciare l'amore infinito del Padre, attraverso le mie parole o il mio silenzio, attraverso le mie azioni verso gli altri...;  azioni che, d'ora in poi, possono ispirarsi soltanto a quelle di Cristo stesso. La motivazione principale del mio agire è adesso trinitaria (Cfr. : nel Vangelo di San Giovanni : “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5 ), [...] “che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati ” (Gv 15, 12 ), ecc.).

Conclusione:
Essere mistico ed essere missionario possono sembrare due aspetti apparentemente distinti fra di loro.
In realtà sono necessariamente correlati e interdipendenti : non posso dare infatti quello che non ho ricevuto ! Se pertanto non ricevo e non faccio esperienza dell'Amore di Dio, non lo posso distribuire.
(...) Non possiamo perciò separare la corona bianca da quella rossa. Ce lo conferma San Massimiliano:  egli infatti le accettò entrambe dall'Immacolata .
Spetta ora anche a noi accettare le 2 corone che la Madonna continua sempre a volerci offrire durante tutto l'arco della nostra giornata, ad ogni istante della nostra vita, invitandoci cosi a rimanere in un atteggiamento interiore di preghiera continua, spingendoci a diffondere l'Amore di Dio nel nostro cuore ed ovunque intorno a noi.
San Massimiliano evangelizzava giorno e notte nel campo di concentramento e nel bunker della morte di Auschwitz. Alla sua sequela, grazie ed attraverso la presenza viva dell'Immacolata, anch'io sono chiamato prima di tutto ad evangelizzare i miei personali “campi di morte” , ma sono anche chiamato ad evangelizzare il “bunker del blocco 13” che è il mondo stesso quando affonda nella violenza, nell'odio, nel disprezzo, gli insulti ed altri crimini.
Consacrandomi all'Immacolata, accetto di vivere il programma battesimale di santità simboleggiato dalle 2 corone mariane/kolbiane. Significa scoprire o riscoprire il senso profondo del mio battesimo e le “esigenze” di santità che ne conseguono. San Massimiliano Kolbe stesso ha detto spesso : “Voglio essere un grande santo”. Per lui, la consacrazione all'Immacolata era (e potrebbe essere anche per noi), il “passaggio obbligato” per la santità. (...) La Consacrazione all'Immacolata opera l'ancoraggio della mia vita all'infinito dell'Amore di Dio e cosi non affronterò più da solo i vari “bunker” che sono stati o che ci saranno ancora nella mia vita!
Andiamo dunque insieme al Padre, con il Figlio, nello Spirito, attraverso l'Immacolata!

Fra Francois GODEFERT, O.F.M.Conv.
Assistente Nazionale M.I. Francia.
22/05/2011

venerdì 17 giugno 2011

I Francescani e l'Immacolata: Lourdes

Cari amici, vi chiedo scusa se da qualche giorno trascuro il blog. Mi trovo infatti in Francia, a Lourdes, dai nostri frati, che qui hanno un piccolo convento. Pensate che noi Frati Minori Conventuali siamo l'unico ordine e congregazione maschile che ha il permesso dal Vescovo di risiedere stabilmente a Lourdes!! Si tratta di un grandissimo onore che dobbiamo al nostro confratello, P. Massimiliano Maria Kolbe il cui amore all'Immacolata è ben descritto in una mostra allestita presso la casa dei frati, visitata ogni giorno da moltissimi pellegrini fra cui tanti giovani. Colpisce sempre la figura di san Massimiliano Kolbe per la testimonianza di fede unica, per l'amore all'Immacolata che trasmise ai suoi frati, per il suo martirio nel campo di concentramento. I nostri frati francescani qui a Lourdes cercano pertanto di trasmettere diffondere il suo carisma consapevoli dello straordinario patrimonio che P. Kolbe ha loro consegnato in testamento. Ho in questi giorni la fortuna di recarmi spesso al Santuario presso la grotta della Vergine alla quale sempre affido ciascuno di voi e specialmente coloro che sono in discernimento vocazionale o si interrogano circa la volontà di Dio nella loro vita.
Di seguito vi segnalo il sito dei confratelli francescani della "Missione dell'Immacolata":
http://www.immaculee.org/
Se vi capiterà di passare per Lourdes non mancate di fare visita ai francescani in Rue des Petits Fossés, 5 (vicino al Cachot, miniscula e poverissima casa abitata dalla famiglia Soubirous dal 1856 al 1858. E' da là che Bernardetta partirà verso la Grotta per incontrare 18 volte la Madonna).
Vi benedico e affido all'Immacolata che ancora ripete a ciascuno di noi come alle nozze di Cana, indicando suo figlio Gesù: " fate quello che Egli vi dirà".
 frate Alberto

martedì 7 giugno 2011

Vuoi pregare per me?



Cari amici,
il mese di giugno è sempre un mese speciale per le vocazioni sacerdotali o religiose. Infatti solitamente è il mese in cui ricevono il Sacro Ministero Sacerdotale i seminaristi al termine del loro cammino di studi teologici, ed anche è il mese in cui si giunge ad una decisione di vita per tanti giovani che hanno intrapreso percorsi di discernimento vocazionale. Sono entrambi passi non facili che richiedono un totale AFFIDAMENTO, una CONSEGNA, un DONARSI GRATUITO e senza riserve alla volontà del Signore.
E...di questi tempi in cui la gratuità è rara, ma dove tutto si paga ed è quantificato e monetizzato, vedere ancora dei giovani mettere a disposizione con generosità la loro vita per seguire il Signore e servire i fratelli, è davvero un miracolo!! 
Ecco dunque la richiesta di preghiera che allargo a ciascuno di voi.
In particolare vi invito a sostenere i giovani che hanno frequentato il cammino di ricerca vocazionale francescano nel GRUPPO SAN DAMIANO: Nicolò, Marco, Salvatore, Davide, Stefano, Michele, Fabio... A giorni dovranno infatti presentare una lettera di "intenzionalità e fruttificazione" in cui esprimere il loro intendimento e orientamento di vita e i frutti maturati nel cammino di discernimento. Saranno dunque chiamati a manifestare una prima ed esigente scelta, ad assumersi una responsabilità per il futuro..
Ringraziandovi di cuore per il sostegno spirituale che certo loro darete, sempre preghiamo il Padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe.

Il Signore vi benedica.

frate Alberto

sabato 4 giugno 2011

Andate...fate discepoli... battezzate...!! Ma...chi andrà?

Domenica 5 giugno 2011

Solennità dell’Ascensione del Signore
“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”
(Mt 28,19-20).
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La solennità dell’Ascensione del Signore non celebra un allontanamento di Gesù, ma il modo nuovo in cui egli promette di restare tra i suoi: è la festa che glorifica il crocifisso-risorto. A chi è disponibile ad accoglierlo, egli allargherà il cuore e lo animerà di slancio missionario e di forza nella testimonianza in ogni istante della sua vita, in ogni contesto o situazione, nei riguardi di tutti.
L'invito ad andare verso ogni  persona e popolo...a fare discepoli...a battezzare..  riguarda certo ogni cristiano, ma è affidato in modo particolare nella chiesa ai sacerdoti e ai consacrati. Un invito che pare oggi scartato da molti giovani cristiani, anche da alcuni che spesso lo intuiscono come rivolto a loro personalmente, ma che si lasciano sopraffarre dalla paura, dal timore, dai pregiudizi, dalla fatica di rischiare la vita per il Signore. E dunque...chi andrà? Chi farà discepoli ? Chi farà conoscere Gesù? Chi battezzerà?.. CHI...? Chi dirà: Eccomi,  manda me..!?
Forse serve a tanti ragazzi un surplus di speranza e di slancio e di fede e di gratuità..!!
Sono allora davvero belle e incoraggianti le parole di Gesù, le uniche certe:
Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo

Augurandovi un buona solennità dell’Ascensione, vi lascio una preghiera!
frate Alberto
Non è poco, Gesù, quello che ci chiedi
andare in tutto il mondo,
predicare il Vangelo ad ogni creatura.
Non c’è limite, barriera, ostacolo
che non debba essere superato.

Tu ci inviti a portare la buona notizia
ad ogni uomo e ad ogni donna,
ad ogni popolo, in ogni lingua,
incarnandoci nel profondo di ogni cultura.
Tu ci metti per le strade della terra
con qualsiasi stagione, in qualsiasi epoca,
senza badare ai pericoli, senza misurare la fatica.

Non è poco, però, anche quello che ci offri.
Ci trasmetti il tuo potere di lottare
e sconfiggere il male,
la tua capacità di parlare al cuore delle creature,
in tutti gli idiomi esistenti
e di inventarne di nuovi,
quelli della fraternità,
della generosità e del perdono.

Ci assicuri di passare indenni
in mezzo alle cattiverie e alle calunnie,
temibili come serpenti che mordono,
ci dai la certezza che nessun veleno
potrà farci del male se portiamo con noi
l’antidoto sicuro del tuo Amore.

Ci doni la gioia di vedere i prodigi
provocati dal tuo Spirito
che guarisce, risana, sostiene.
Amen.







giovedì 2 giugno 2011

Le esigenze della sequela di Gesù

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Gesù è in cammino (sappiamo che sta andando a Gerusalemme dove si compirà la sua missione), è seguito oltre che dagli apostoli da una folla. C'è tanta gente assetata della sua Parola, che trova in Lui motivo per proseguire il viaggio della vita.
Possiamo già porci un primo interrogativo: quando la realtà che ci circonda non soddisfa la nostra domanda di senso, siamo pronti a ricorrere a Lui? E' Lui il nostro punto di riferimento? Oppure..ancora una volta preferiamo stordirci e dissetarci a fonti che non estinguono la nostra sete?
La prima esigenza della sequela: amare Gesù più dei genitori, dei familiari, amare Gesù più di tutti e di tutto. Il nostro cuore deve contenere solo il suo amore perché solo quell'amore è poi condivisibile con gli altri.
La seconda esigenza della sequela è l'accoglienza di se stessi e della propria vita in comunione con Gesù. Portare la propria croce, accogliersi per come si è, riconoscere le proprie fragilità e con esse andare dietro a Gesù. Sulla strada del Calvario Gesù portava quella croce che non era la propria, ma la nostra: erano i nostri peccati, le nostre debolezze, era tutto ciò che ci allontanava dal Padre. Gesù non ci chiede di fare come Lui, non ci chiede di prendere le croci degli altri (e quante volte noi ci arroghiamo il diritto di giudicarle quelle croci o quante altre volte accusiamo gli altri di essere la nostra croce!), ci chiede di portare la nostra e di farlo insieme a Lui.
Se scegliamo di essere discepoli di Gesù dobbiamo imparare a mettere Lui al primo posto e ad amare anche i lati del nostro essere che non ci piacciono, perchè essi costituiscono quella croce che ci permette di ricordarci che senza la presenza di Gesù nella nostra vita non siamo in grado di fare nulla di buono.

mercoledì 1 giugno 2011

Come si fa a conoscere la propria vocazione?


IMPARA AD AMARE DI AMORE VERO.

Se si fa così rendiamo facile il compito di Dio nel mostrarci la nostra strada; e se anche già conoscessimo la nostra vocazione,  troveremmo nell'amore il modo migliore di realizzarla.

L'amore vero ha 4 qualità:

1) Prima qualità dell'amore vero: AMA TUTTI, perchè Gesù è morto per tutti; Maria è madre di tutti. Quindi un amore vero è di colui che non guarda tanto gli uomini o perchè l'uno è simpatico o antipatico, giovane o vecchio, bianco o nero, tedesco o italiano, di una religione o di un'altra, se è amico o nemico. L'amore vero ama tutti! Provate a viverlo. Noi siamo piuttosto abituati ad amare gli amici, ad amare i genitori, i parenti: tutte cose meravigliose! Ma... abbiamo in cuore l'amore per tutti?

2) Seconda qualità dell'amore vero: AMARE PER PRIMI. Quando Gesù è venuto sulla terra noi non lo amavamo, eravamo tutti peccatori. Lui ci ha amato per primo. Bisogna avvicinare tutti, non aspettarsi l'amore. Amare perchè sei amato??...NO!! Bisogna amare per primi.

3)Terza qualità dell'amore vero: VEDERE GESU' IN TUTTI, perchè come Lui ha detto, l'esame sarà questo: "l'avete fatto a me". E questo esame riguarda sia quello che di bene abbiamo fatto e facciamo sia quello che di male, purtroppo continuiamo a fare.

4) Quarta qualità dell'amore vero: DEVE ESSERE CONCRETO. Un amore vero non può essere solo un ragionamento, o un pensiero platonico o tantomeno solo un sentimento. Occorre che sia concreto! Vale a dire, come dice S. Paolo: farsi tutto a tutti, farsi uno con quello che soffre, farsi uno con quello che gode, e condividere gioie, dolori, necessità.

Dunque caro fratello se vuoi scoprire quale sia la tua vocazione inizia da questo piccolo e stupendo programma e il Signore non mancherà di rivelarti la Sua e tua strada:
AMARE TUTTI-AMARE PER PRIMI
VEDERE GESU' IN TUTTI-AMARE CONCRETAMENTE

Questo è quanto possiamo fare noi: mettere nel nostro cuore l'AMORE VERO!
La chiamata, la vocazione infatti appartengono e provengono solo da Lui, ma questo percorso lo puoi già intraprendere tu, è compito tuo!