lunedì 25 maggio 2009

Perchè frate? Perchè attratto da " UN DI PIU' "

Dove non c'è nessun amore,
il "di più" non c'è.
Dove c'è poco amore,
il "di più" è sempre scarso.
Dove c'è tanto amore
tutto è "di più",
anche la propria vita.

(Don Primo Mazzolari)

sabato 23 maggio 2009

Come amare?


Tutto ciò che è fuori della realtà dell'istante che passa non è che sogno, velleità o illusione. L'amore non esiste se non è totalmente realizzato. Quelli che amano sono coloro «che fanno». Non si può «fare» che nella realtà del minuto che ci vede vivere. La volontà di Dio, essendo creatrice e infinitamente efficace, non è altrove, non può essere altrove che nella realtà del momento. Dobbiamo accettare la nostra realtà, quella che è, nel momento che dobbiamo consacrare a pregare, ad amare, a lavorare o a soffrire. Bisogna che possiamo mettere, nella nostra vita quotidiana, la semplice e completa attenzione d'amore che permise a Maria di impegnare tutto in un istante che avrebbe potuto passare come tanti altri, senza che lei vi facesse attenzione. In ogni istante, siamo ciò che siamo, ed è così, senza vanità, senza pretese, con amore e umiltà, che dobbiamo accettarci e e donarci o lasciarci prendere nel modo imposto dal momento di vita che ci è accordato. Al di fuori di ciò, tutto è solo illusione o velleità. Accettare la vita non è niente: ma è tutto accettare se stessi con i propri limiti attuali.

(René Voillaume, Come loro nel cuore delle masse. Vita e spiritualità dei Piccoli Fratelli di Gesù, Edizioni San Paolo)

mercoledì 20 maggio 2009

Assisi - 10/15 Agosto 2009: Corso Vocazionale Giovani

Cari amici, fra le tante iniziative e proposte francescane per la vostra estate, ve ne segnalo una particolarmente valida e bella per chi si pone domande e interrogativi di senso e direzione da dare alla propria vita. Si tratta di una settimana ad Assisi (da lunedì 10 a sabato 15), dove accompagnati dai frati della Basilica di San Francesco...avrete la fortuna di vivere una forte esperienza di ricerca e di fraternità con molti altri giovani da tutta Italia.... a pochi metri dalla tomba del Poverello!!! Il Corso Vocazionale sarà guidato dal bravissimo frate Giancarlo Paris, che spesso scrive anche su questo blog.
Il corso è rivolto a ragazzi e ragazze (17-28 anni) desiderosi di porsi "in ascolto" del Signore e dei suggerimenti che Lui vorrà inviare, così come fece un giorno col giovane Francesco.

Se la proposta ti interessa ISCRIVITI al più presto; i posti sono limitati!

Per conoscere anche altre iniziative e proposte francescane-giovani per l'estate '09 visita il ricco sito: http://www.riparalamiacasa.it/provincia/home.asp


Un gruppo di giovani del Veneto poi, mi chiede di far conoscere il loro pellegrinaggio a Medjugorie dal 1 al 7 agosto per il Festival dei Giovani (18-30anni): chi desidera partecipare, mi scriva e provvederò a mettervi in contatto!

martedì 19 maggio 2009

Qual'è lo scopo della mia vita?

Cari amici, riporto di seguito una catechesi provocante tenuta ai giovani dal Card. Caffarra alcuni mesi fa. Vi invito a leggerla con calma soffermandovi sul senso che state dando già ora alla vostra vita: chi sono, da dove vengo, che senso ha il mio esistere...? Domande eterne che forse interpellano anche te. Come vi stai rispondendo?

Cari giovani, questa sera vorrei aiutarvi a riflettere sulla vostra vita da un punto di vista importante. Quando dico "vostra vita" intendo riferirmi alle vostre giornate: la scuola o il lavoro; le amicizie e il divertimento; i vostri momenti strettamente religiosi nella vostra parrocchia. Insomma, ciascuno pensi alla sua "giornata tipo", a come si svolge dal mattino alla sera.

Sono sicuro che prima o poi vi siete posti domande del tipo: "che cosa farò poi, terminata la scuola? Ciò che sto facendo ha un senso"?

Queste domande un animale non se le pone, perché vive, ma non sa di vivere. Voi non solo vivete, ma sapete di vivere. E soprattutto desiderate vivere non una vita qualsiasi, ma una vita buona.

Apro una breve parentesi. Quando un orologio è un buon orologio? Quando non sbaglia nel segnare il tempo, poiché l’orologio è fatto per questo. Quando gli occhi godono di buona salute? Quando mi fanno vedere bene, poiché questa è la funzione dell’occhio. E … quando la vita è una buona vita? Quando la vita che vivo è di buona qualità? La risposta è molto semplice: un orologio è un buon orologio quando non sbaglia nel segnare il tempo; l’occhio è di buona qualità quando mi fa vedere bene; la vita è una buona vita quando è vissuta realizzando lo scopo per cui esiste.
E siamo arrivati alla questione decisiva: quale è lo scopo per cui ciascuno di noi esiste?

1. La risposta che oggi viene più potentemente diffusa è la seguente: lo scopo è quello che ciascuno decide che sia. In questo senso si parla di "autodeterminazione". Secondo questa visione, quando voi progettate la vostra vita – progetto di vita e scopo per cui vivere coincidono – voi siete consegnati esclusivamente a voi stessi. Siete come inchiodati alla vostra solitudine: ciascuno vive per se stesso, direbbe S. Paolo.

Cari giovani, questa risposta se viene fatta propria è una vera e propria devastazione della vostra umanità. Provate a riflettere un momento.

A vostro giudizio, la vita di Hitler ha la stessa qualità della vita di Madre Teresa? Eppure ambedue hanno realizzato quel progetto di vita che ciascuno dei due si era dato. E se, come sono sicuro, nessuno di voi compie quell’equiparazione, è perché non sono necessari tanti ragionamenti per capire che il valore della vita non dipende esclusivamente dalla realizzazione del progetto che ciascuno si propone. Ma dipende dalla qualità del progetto stesso.

Mi spiego con un esempio. Se il progetto di un edificio è disegnato male; se i calcoli sono sbagliati, costruito l’edificio, esso crolla. Se il progetto che dai alla tua vita non è buono, costruita la vita essa crolla nel non senso. Alla fine ti trovi in mano niente. Non è dunque solo un fatto di autodeterminazione.

2. Siamo arrivati alla seconda questione decisiva:
chi è l’autore di un progetto buono della mia vita?

Iniziamo la ricerca della risposta da una constatazione molto semplice, quasi banale: nessuno di noi è venuto all’esistenza per sua decisione. La vita che vivi non è frutto di una tua decisione: nessuno ti ha chiesto il permesso di farti esistere. Sei frutto del caso? Sei il risultato cioè casuale di fattori impersonali? Immagino che in questo momento voi pensiate ai vostri genitori. In realtà essi non sono la spiegazione ultima del fatto che TU esisti. Non volevano TE: volevano un bambino/a. Posero le condizioni perché venisse all’esistenza una nuova persona umana, loro figlio. Ma CHI fosse non lo decisero, né poterono deciderlo.

Cari giovani, riflettete profondamente su questo fatto tanto grande; ciascuno finirà per chiedersi: CHI mi ha voluto? e PERCHÉ mi ha voluto chi mi ha voluto? A questo punto possiamo ascoltare due grandi voci bibliche: Ger 1,5; Gal 1,15.

La ragione del tuo esserci è che Dio medesimo ti ha pensato, ti ha voluto. In una parola: ti ha creato. Poiché Egli agisce sempre con sapienza, ti ha voluto avendo su di te un progetto. Dunque, il progetto della vita non deve essere inventato, ma più semplicemente scoperto. Questa è la vera chiave che apre la porta della felicità: vivere secondo questo progetto. "E perché affannarsi tanto, quando è così semplice obbedire?" [P. Claudel, L’annuncio a Maria].

C’è stato un fatto nella vostra vita che dice solennemente e con l’efficacia propria del sacramento ciò che io poveramente ho cercato di balbettarvi.

Quando viene battezzato un bambino viene precisamente espressa questa grande verità, centrale nella Rivelazione biblica. Chi prende l’iniziativa di farci essere e di allearsi con ciascuno di noi, è Dio e non l’uomo. È Dio che sceglie la persona umana – il bambino che viene battezzato – e non la persona umana che sceglie Dio.
Uno dei più grandi scrittori cattolici del secolo scorso, Ch. Peguy, scrive: "Singolare mistero, il più misterioso. Dio ci ha prevenuto…È un miracolo. Un miracolo perpetuo, un miracolo in anticipo. Dio ci ha prevenuto, un mistero di tutti i misteri. Dio ha cominciato ". [Il portico del mistero della seconda virtù, Jaca Book, Milano pag. 222-223].

3. Ho terminato. Vorrei che andaste via da questa catechesi con una certezza e con una grande gioia.

Una certezza:
nessuno di noi esiste per caso. Ciascuno dica nel suo cuore: "Dio ha su di me un progetto. Non posso, non devo deluderlo". In altri termini: ciascuno è stato chiamato; è una vocazione.

Una grande gioia:
la mia vita, capiti qualunque cosa, ha un senso; merita di essere vissuta; è qualcosa di grande e di bello agli occhi del Signore.

http://www.caffarra.it/ autore: Cardinale Carlo Caffarra

venerdì 15 maggio 2009

Amare smisuratamente

"In quale modo ameremo Dio? Senza modo, smodatamente!
In quale misura ameremo Dio?
Senza misura, smisuratamente!".
Come riecheggia provocante questa frase di San Bernardo di Chiaravalle. "Perché lo fai?", gli fu chiesto. "Perché, rispose, appartiene alla mia vocazione farlo".
Dialogo scarno tra marito e moglie. Sposati con tre figli, uno dei quali mio compagno di scuola. Il marito è infedele fino al punto da lasciare la casa per una donna più giovane. Poi la malattia: un tumore. Rimane solo. La moglie lo riaccoglie in casa e se ne prende cura. Lo veglia giorno e notte nel periodo post operatorio. Lo accudisce in casa nei giorni della speranza e dell’agonia. Un giorno il marito le chiede: Perché lo fai?” e lei risponde: Perché fa parte della mia vocazione”. Lui piange, chiede perdono e il sacerdote lo confessa. Pochi giorni dopo muore. Ho incontrato questa moglie alcuni anni fa. Con molta dignità e calma, mi ha raccontato la sua storia. Anch’io le ho chiesto: Perché ha fatto tutto questo?”. Ha risposto: Perché volevo salvare l’anima di mio marito. Ci sono riuscita.
Questa moglie mi ha insegnato qualcosa di cui solo oggi gusto il senso profondo. Siamo chiamati a conoscere in profondità la nostra vocazione per poterla vivere in pienezza.
Nel matrimonio cristiano non dico semplicemente sì ad una persona (questo è nel matrimonio civile), ma divento responsabile della sua salvezza.
Sono ordinato sacerdote non solo per presiedere la liturgia, o per guidare una comunità alla logica del Vangelo. La consacrazione religiosa non mi chiede semplicemente di fare del bene, di impegnarmi nella preghiera, di dare una risposta ai problemi sociali del tempo presente (anche i laici oggi lo fanno).
Quello che rende cristiana una scelta di vita è la totalità. La totalità di Cristo che ha dato tutto se stesso per noi e che ritroviamo nel tutto che è l’eucaristia.
Oggi questa totalità, potremmo chiamarla come una volta: santità! E' però parola ostica e difficile. La cultura del mondo ci educa alla temporaneità, alla parzialità: si può avere tutto, ma non dare tutto. Così nell’amore ci sono le convivenze e nelle vocazioni gli abbandoni facili quando le cose non funzionano…Nella vita consacrata, si tende ad una vita onesta, ma mediocre: si lavora molto, ma ci si dimentica dell’essenziale: la comunione con Dio, il dono di sé nell’obbedienza, la scelta per la vita di non appartenersi…
Nella specifica vocazione di ognuno, nella tua, cosa significa "amare smisuratamente"?
frate Giancarlo Paris - Rettore del postulato di Brescia

martedì 12 maggio 2009

Vita da frati....

Certo che... "se non sono matti...non li vogliamo"!!
La fotografia ritrae due fraticelli (fra Alberto e fra Giambo) felicemente alle prese con una gigantesca ruspa , durante una loro recente visita (con il gruppo di giovani partecipanti al triduo pasquale al Santo) presso la "Comunità San francesco di Monselice (Pd)". "Beata Letizia francescana!!"
L'occasione è stata davvero bella per far conoscere una realtà stupenda dove i frati operano in favore di tanti ragazzi oppressi dalla tossicodipendenza. Se vuoi saperne di più visita il sito:http://www.comunitasanfrancesco.org/index.php
Potrai scoprire uno spicchio delle mille attività in cui i frati sono impegnati con tanta fede e amore e certo anche... con un pò di generosa "follia", per Dio e per l'umanità.

Ma.. i francescani, del resto, hanno circa la "follia" un buon maestro e ispiratore; leggete cosa scrive un biografo medioevale di San Francesco:
Ed ai frati radunati, presente il cardinale, il beato Francesco disse: «Cristo ha chiamato me, idiota e semplice perché seguissi la stoltezza della sua croce, e mi ha detto: Io voglio che tu sia un nuovo pazzo nel mondo, e che con le opere e la parola predichi la stoltezza della croce, e che tu guardi a me e tu e tutti i tuoi frati, stiate uniti a me, senza guardare all’esempio delle Regole di Agostino e di Benedetto e di Bernardo.

Mi pare bello a questo punto lasciarvi una preghiera...un pò provocatoria, sperando possa "stanare" qualcuno dal torpore e dalla mediocrità in cui ci capita a volte di rinchiuderci:

O Dio, mandaci dei folli,
che si impegnino a fondo,
che dimentichino,
che amino non soltanto a parole,
che si donino per davvero sino alla fine.

Abbiamo bisogno di folli,
di irragionevoli,
di appassionati capaci di tuffarsi nell’insicurezza,
l’ignoto sempre più spalancato della povertà!

Abbiamo bisogno dei folli del presente,
innamorati della semplicità,
amanti della pace, liberi dal compromesso,
decisi a non tradire mai,
che non amino soltanto la propria vita,
capaci di accettare qualsiasi lavoro,
di andare in un posto qualsiasi:
obbedienti e insieme
spontanei e tenaci, forti e dolci.
Dio, mandaci dei folli.

(Louis–Joseph Lebret)


C'è anche un’aforisma per te: “Siate realisti: domandate l’impossibile!” (Camus)

sabato 9 maggio 2009

"Istruzioni" vocazionali del cardinal Martini


"Istruzioni” Vocazionali
Vorrei brevemente, quasi a modo di istruzione, rispondere a qualche domanda, espressa o inespressa sulla vocazione.

l. Quali sono i segni certi della volontà di Dio?
Oggi più che in ogni altro tempo, i giovani sono, e molto, incerti nelle loro decisioni. E’ vero tuttavia che, quando si tratta di compiere scelte definitive per la vita, la nostra creatività resta particolarmente coinvolta e non possiamo pretende­ di avere delle certezze prefabbricate.

Le incertezze, dunque, da una parte sono giuste, si purificanti, ma dall'altra si devono diradare gradualmente nella misura in cui ci convinciamo che il Si­gnore vuole la nostra cooperazione libera nella vocazione. Egli desidera elaborarla con noi e in noi; attraverso le incertezze, che causano sempre soffe­renza, ci aiuta a costruire il cammino lungo il quale arriviamo alla decisione. Mi sembra perciò utile offrirvi tre criteri.

Anzitutto occorre diradare le incertezze mediante strumenti legittimi: l'ascolto della Parola, l'eserci­zio della lectio divina, il silenzio, la riflessione, il dialogo con il direttore spirituale.
Dobbiamo comunque assumerci un rischio, fatto­ ineliminabile nelle decisioni creative della nostra libertà. Chi non ama non rischia; quando, per esempio, decidiamo di dare fiducia a una persona, rischiamo. Nella scelta della vocazione, non possiamo dunque cullarci in una eterna incertezza, adducendo la scusa che non vediamo ancora chiaro.
Dobbiamo nutrire una grande fiducia in Dio, nel senso di credere, cioè, che egli dentro di me pone dei criteri e i princìpi per una scelta giusta. Non è fidu­cia in Dio il non impegnarsi per scegliere aspettando chissà quale rivelazione miracolosa! Quello che ci vie­ne chiesto è di affidarci al Dio che opera in noi. La libertà di elaborare un atteggiamento di dispo­nibilità, comporta un rischio che però si appoggia al­la fiducia.
Tuttavia, all'origine delle nostre incertezze, si trova spesso il cosiddetto senso della indegnità. Non ci sem­bra possibile di essere oggetto di una predilezione divina, non finiamo mai di convincerci che il Signore ci ama davvero. E questo vuol dire che la nostra fede è ancora debole.
Dobbiamo infatti credere che Dio ci ama, ci ama come non potremo mai immaginare, mai capire, mai pensare, mai esprimere. Siamo quindi invitati a cogliere nel Battesimo, nell'Eucaristia, nel mistero di Gesù Crocifisso, i segni visibili di questo ineffabile e infinito amore personale di Dio, siamo invitati a viverli con una più profonda coscienza.

2. Come discernere i progetti di Dio?
Un secondo interrogativo può riguardare il cosiddetto discernimento, che è qualcosa di molto serio.
Nella vita quotidiana, il discernimento è la ca­pacità di distinguere ciò che nelle mie azioni è secondo lo Spirito di Cristo e ciò che gli è contrario. Spirito di Cristo è attenzione all'umiltà, all'accettazione della prova, alla carità, alla pazienza, alla benignità, alla gioia. Spirito contrario a Cristo è volontà della rea­lizzazione di sé, gusto della mondanità, ricerca del successo, pretenziosità, malagrazia.

Il discernimento ci dà la consapevolezza di essere continuamente sotto la mozione dello Spirito santo (che ci spinge a vivere le Beatitudini) e sotto la mozione dello spirito maligno (che ci spinge all'ambizione, alla vanità, al successo, al parlar male degli altri).
Ancora, il discernimento è la capacità di non agire per impulso, di capire da dove viene quell'impulso e se produce amarezza, invidia, irritazione, oppure pace, gioia, serenità,desiderio di pregare. Questo discernimento quotidiano crea l'abitudine al discernimento vocazionale; a discernere, nell'insieme dell'impostazione della mia vita, che cosa è più conforme allo spirito di Cristo: E quando si è giunti a una scelta definitiva, pur se sofferta, ci fa cogliere subito se produce dentro di noi fiducia, letizia, consolazione dello Spirito santo.

Diventa allora facile capire se i nostri progetti corrispondono a quelli di Dio. I progetti di Dio h conosciamo dalla Sacra Scrittura; il Signore ha condotto il suo popolo fuori dalla schiavitù dell'Egitto verso la libertà della terra promessa e a poco a poco l'ha portato alla vita in Cristo, agli atteggiamenti evangelici delle Beatitudini. I nostri progetti sono dunque conformi a quelli di Dio quando corrispondono ai progetti di Cristo. Per questo è assolutamente importante l'esercizio della lectio divina, che ci permette di conoscere, giorno dopo giorno, come Gesù agiva, pensava, amava, godeva, voleva, serviva, si donava. Il comportamento di Gesù dodicenne nel tempio, per esempio, ci insegna che la giusta attenzione ai genitori non può mai impedire la realizzazione di una vocazione al presbiterato o alla verginità consacrata. Tanto più che i genitori non impediscono in genere a un figlio la scelta matrimoniale, come pure l'impegno di un lavoro, o addirittura la ricerca del successo. Naturalmente, sarà necessario giudicare caso per caso, soprattutto se i genitori sono anziani e ammalati, ma il criterio di base lo abbiamo. Nel nostro tempo la maggior parte delle famiglie, anche cristiane, non vede bene la scelta di consacrazione da parte dei figli. Vorrei però sottolineare che tale vocazione è sommamente importante nella Chiesa. Le istituzioni religiose possono cambiare, nascere e morire, e la storia lo attesta; gli Ordini e le Congregazioni possono lasciare il posto a nuove forme, ma se venisse a mancare la figura della verginità consacrata per il Regno, la Chiesa non ci sarebbe più. La Chiesa infatti esiste in quanto genera continuamente figure carismatiche di dedicazione evangelica, che costituiscono il sale e il fermento della comunítà cristiana.

3. In quale modo parla il Signore?
Ho l'impressione che non abbiamo sempre un'idea esatta di che cosa significa 'ascolto dei Signore'.

a) Il primo è l'ascolto di quella parola di Dio che la Chiesa ci trasmette attraverso il Vangelo, l'Antico Testamento, la voce del Papa e dei Vescovi. Ascoltare la voce di Dio non vuol dire quindi percepire il fruscio di un’aria leggera, bensì leggere la sua Parola con disposizioni di umiltà, preghiera, obbedienza, riverenza.

b) C'è un secondo modo di ascolto. Passando dal momento della lectio di un brano biblico, di un salmo, di una pagina dell'Antico o del Nuovo Testamento, al momento della meditatio, dobbiamo applicare la parola di Dio alla nostra situazione personale, dobbiamo lasciarci interpellare dal Signore chiedendoci: come questa parola mi spiega, mi scuote, mi tocca, si realizza in me qui e adesso? Questo ascolto è molto importante per la nostra vita concreta, quotidiana.

3) Ci può essere un terzo tipo di ascolto, meno abituale, più interiore: si avverte dentro di sé una parola di Dio, una sorta di voce. Ovviamente, perché sia vera e non invece frutto della mia immaginazione, occorre sentirla ripetutamente, insistentemente, e non solo in un momento di euforia. E allora bisogna confrontarsi con il direttore spirituale. A noi, comunque, spetta anzitutto di esercitarci nella prima e nella seconda forma di ascolto, senza le quali non ci può essere mai la terza.

4. L'aridità nella preghiera
Abbiamo parlato dell'aridità vissuta da santa Teresa di Gesù Bambino. Tutti però, prima o poi, conosciamo questa aridità che può portare allo scoraggiamento, alla tristezza e addirittura alla decisione di impiegare in altro modo il tempo stabilito per la preghiera. E’ perciò utile sapere che l'aridità può sopravvenire per due ragioni.

a) La prima è quella della prova: Dio vuole purificarci, vuole farci passare a una fede più pura, vuole suscitare una ricerca nuova.

b) La seconda ragione va ricercata in noi stessi: l'aridità infatti può essere frutto di dissipazione, di pigrizia, di affettività sregolate che, a poco a poco, inducono al disgusto delle «cose del Padre».

Naturalmente non è facile discernere tra questi due tipi di aridità, occorre l'aiuto dei direttore spirituale. Ordinariamente, quando una persona, malgrado il silenzio di Dio, rimane fedele al tempo della preghiera e continua a dire: Signore, ti amo, mi dono a te; quando una persona è interiormente molto addolorata per l'aridità che sperimenta, significa che si tratta di una prova purificatrice.
Quando, al contrario, l'aridità non provoca dolore e tentiamo di giustificarla con scuse pretenziose, è frutto della nostra dissipazione.
Talora, però, la prima e la seconda forma sono mescolate insieme e per questo è necessario il consiglio del direttore spirituale.
La trattazione più scientifica e più completa sugli stati di aridità, la troviamo nella « Notte oscura » di san Giovanni della Croce, libro tuttavia che è bene leggere solo dopo aver fatto esperienze spirituali profonde.

5. Come si affretta la venuta del Regno?
Molte volte mi sento chiedere dai giovani dove e come devono esercitare l'apostolato per affrettare la venuta del regno di Dio.

Penso che per affrettare la consumazione di tutte le cose, o ‑in altre parole ‑ per fare in modo che il Signore regni in tutti i cuori, dobbiamo anzitutto pregare: Venga il tuo regno, invocazione fondamentale del «Padre nostro ».

In secondo luogo, dobbiamo crescere nella consapevolezza che il regno di Dio è già tra noi (cf Lc 17,20). Il Regno viene in ogni azione nella quale esercitiamo fede, speranza, carità, pazienza, umiltà, verità. Così affrettiamo la venuta del Regno. Se tutti, in questo momento, nel mondo, ci mettessimo d'accordo per esercitare contemporaneamente quelle virtù, noi avremmo la pace universale, la riconciliazione tra i popoli, e il Regno sarebbe consumato. Il primo apostolato, dunque, consiste nel rendere presente il Regno nella nostra quotidianità. Mentre non dobbiamo dimenticare che il Regno viene distrutto, profanato, da ogni nostro gesto antievangelico.

autore: C. M. Martini

giovedì 7 maggio 2009

Nel mese di maggio vi chiedo di pregare per...


Giovedì 7 maggio, come ogni primo giovedì del mese, presso la Basilica del Santo di Padova si svolge un' Adorazione Eucaristica prolungata (dalle 21,00 alle 24,00) guidata da noi frati e con la partecipazione di tanta gente che si alterna in queste ore. Nella quiete e nel silenzio della notte, in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento sempre preghiamo prima di tutto per i GIOVANI , per i ragazzi e le ragazze in discernimento e in ricerca del SENSO profondo da dare alla loro vita. Durante l'adorazione, così come nella preghiera di ogni giorno, la nostra comunità francescana presenta al Signore le innumerevoli richieste e intenzioni che ci giungono da ogni parte del mondo da tanti fedeli e devoti di S. Antonio.


Segnalo anche in questo mese dedicato a Maria, il S. Rosario che si recita ogni sera, ore 21,00 (da lunedì a venerdì) nel chiostro della magnolia della basilica del Santo insieme a moltissime persone (giovani e non) e ai frati della comunità. Ci affidiamo alla Madre celeste perchè ci guidi nel nostro discernimento e ci sostenga nel dire il nostro "SI" al Signore, per le strade che Lui vuole suggerire a ciscuno di noi. (la fotografia riporta uno splendido particolare di una Madonna dipinta da Antonello da Messina)


Caro giovane, se desideri un ricordo particolare per il tuo cammino di ricerca o anche se vuoi affidarci una tua intenzione personale,...scrivimi!