Metti che tu sia un giovane che sta cercando cosa fare della sua vita. Metti che tu sia in discernimento vocazionale. Metti che vorresti fare una scelta e lanciarti verso una direzione… Però metti anche che non sai proprio che cosa fare. Metti che hai tante idee e ipotesi, ma nessuna che davvero ti convince del tutto. Metti che stai continuando a chiedere al Signore, eppure sembra che lui “se ne freghi”… Ecco: cosa fare?
Quante volte sento giovani che si trovano in situazioni come questa, o simili… il tempo passa, magari uno ci mette anche tutta al sua buona volontà e disponibilità, forse vede anche i suoi amici, coetanei, fare scelte, raggiungere obiettivi… e invece sembra che per lui/lei non si apra mai davvero una prospettiva concreta.
Come fare in questi casi? Come vivere queste situazioni perché non ci schiaccino, ma diventino invece nuovi trampolini di lancio? Ecco, oggi proviamo a entrare in queste nebbie, lasciandoci insegnare qualcosa dall’esperienza del nostro caro sant’Antonio!
Antonio: un giovane inquieto, in continua ricerca!
Sant’Antonio di Padova, nostro grande santo francescano, che ci “ospita” a casa sua tutti i giorni (noi frati del blog viviamo proprio qui a Padova, nella sua basilica!), è un santo tanto conosciuto, quando sconosciuto: in tanti sanno che esiste, ma pochi conoscono la sua storia…
Oggi ne prendiamo solamente un piccolo pezzetto, incontrando Antonio in un momento della sua vita che era proprio come l’abbiamo descritto poco sopra: un momento di vuoto, di smarrimento, dove non sapeva bene cosa fare e non riusciva più a capire cosa il Signore gli stesse chiedendo.
Ecco qui un breve riassunto della sua biografia fino al punto che ci interessa…
- Antonio (Fernando alla nascita) è portoghese, vive a Lisbona all’inizio del 1200. Già da adolescente sente la vocazione religiosa, entra fra gli agostiniani, si applica nello studio, e molto rapidamente diventa un prete, un predicatore, riconosciuto e apprezzato da tutti, il migliore della classe. Ha circa 25 anni, all’esterno sembra aver già raggiunto tutti gli obiettivi della sua vita. E invece, tutto deve ancora cominciare.
- Fernando si sente ancora incompleto, è ancora in ricerca, non ha ancora trovato ciò che lo appaga. È proprio allora che conosce l’esperienza francescana (siamo nei primi anni del nostro ordine, Francesco ad Assisi ha radunato i primi frati, che cominciano a percorrere piano piano tutta Europa, e nel 1220 arrivano anche in Portogallo). Fernando sente che lì forse c’è la risposta alla sua inquietudine: molla tutto, si fa francescano (prende il nome di Antonio) e pensa di dover morire martire in Marocco; investe tutto in questo, rinuncia a tutto e si imbarca verso l’Africa.
- Ma la vita gli riserva altro: prima una malattia, e poi un naufragio, mandano a monte i suoi piani e gli fanno capire che forse Dio gli sta dicendo altro. Lo troviamo quindi nel maggio del 1221 ad Assisi, al capitolo generale dei frati insieme a Francesco. Ha 26 anni, è sperso, smarrito, arrivato per caso in Italia, sconosciuto da tutti, senza più chiarezza su cosa vuole lui e soprattutto su cosa vuole il Signore; allora per la prima volta in vita sua, molla le redini e si affida a Dio, si ferma, e prova ad ascoltarlo davvero…
Dalla Vita Prima del beato Antonio, detta “Assidua”
Terminato poi il capitolo secondo l’uso, mentre i ministri inviavano i fratelli loro affidati ciascuno ai loro luoghi, Antonio rimase solo; infatti, uomo nuovo e, come si credeva, di poca utilità, non fu richiesto da nessun ministro, anche perché non era conosciuto.
Alla fine, chiamato in disparte frate Graziano, che in quel tempo esercitava il ministero dei frati della Romagna, il servo di Dio Antonio cominciò a supplicarlo affinché lo prendesse e lo conducesse in Romagna e, dopo averlo condotto lì, lo istruisse sui rudimenti della dottrina spirituale. Dalla sua bocca non risuonava nessun accenno all’istruzione letteraria che gli era stata data in precedenza, nessuna ostentazione di pratica di ministero ecclesiastico, ma sottomettendo tutta la conoscenza e intelligenza all’obbedienza di Cristo (2Cor 10,5) dichiarava di voler conoscere, desiderare e abbracciare solo Cristo Crocifisso (1Cor 2,2).
Frate Graziano dunque, fatta propria la sua ammirevole devozione, acconsentì ai desideri dell’uomo di Dio e, presolo con sé, lo condusse in Romagna. Dopo essere giunto in quella regione, per disposizione divina, l’uomo di Dio Antonio, avendone ottenuta la licenza, salì devoto all’Eremo di Montepaolo e, abbandonate le folle dei secolari, penetrò in luoghi propizi alla quiete.
Mentre dimorava nel suddetto luogo dell’eremo, un frate si era costruito in una grotta una cella adatta all’orazione per poter dedicarsi al signore più liberamente. Un giorno l’uomo di Dio, scopertala e soppesando la buona opportunità per la devozione con la convenienza del luogo, si rivolse al frate con preghiere e gli chiese supplichevole di concedergli la detta cella.
Raggiunto quel luogo di pace, al termine del capitolo nell’ora del mattino, ogni giorno il servo di Dio Antonio si ritirava nella suddetta cella e, preso un piccolo pezzo di pane, portava con sé un recipiente d’acqua. In questo modo costringendo la carne ad assoggettarsi allo spirito, passava il giorno in solitudine; seguendo la sacra osservanza delle norme, rientrava però sempre per l’ora della riunione spirituale (7,1-9; FA 610-614).

6 cose che Antonio impara a fare in questa situazione
- Antonio chiede aiuto: cerca un frate che si prenda cura di lui, qualcuno come riferimento, per camminare insieme, e trova frate Graziano: i tempi di attesa, di dubbio, non si vivono mai da soli! Allora anche tu: confrontati con qualcuno (hai degli amici di fede con cui condividere la tua esperienza di Dio?), cerca una guida spirituale (qui trovi tanti articoli su questo), non chiuderti nei tuoi dubbi!
- Antonio non si vanta della sua preparazione e capacità (che c’era, e tanta!): fa finta di niente, anzi, chiede a Graziano di “insegnargli i rudimenti della dottrina spirituale”, come se stesse dicendo a sé stesso “pensavi di aver capito tutto, invece non hai ancora capito niente… abbassa le orecchie e accetta che qualcun altro ti insegni”; non ha pretese, non rivendica diritti, né verso gli uomini, né verso Dio (“mi merito questo, dovrebbe succedere quest’altro”)… si mette dalla parte di chi sa di dover sempre imparare, di chi sa che “è Dio che sa”, molto di più di ciò che penso di sapere io… Allora anche tu: lascia da parte gli atteggiamenti di superbia, di arroganza, di pretesa, verso Dio e verso la vita; ciò che arriva (se arriva) è tutto dono, nulla ci è dovuto; lascia perdere le tue convinzioni su “come dovrebbero andare le cose”, e lasciati stupide da come invece “Dio sa portare aventi le cose!”.
- Antonio lascia le “folle” e cerca “quiete”, silenzio, ascolto, profondità, disponibilità: non cerca subito che cosa fare di nuovo, non si mette subito in nuove avventure, ma si ferma, cerca spazi dentro cui incontrare la profondità di sé e di Dio, spazi in cui rileggere tutto ciò che gli era accaduto fino allora, prima ancora di capire dove e come il futuro potrà essere. Allora anche tu: cerca spazi di questo tipo, impara a fermarti, a pregare davvero, a leggerti e ascoltarti dentro in profondità… questo è il vero tempo “guadagnato”, questo è il vero “investimento” per il tuo futuro! [Se vuoi qui trovi una guida pratica su questo!]
- Quando Antonio scopre la grotta “soppesa l’opportunità”: cioè fa discernimento, valuta le cose con calma e con un criterio chiaro, scegliendo ciò che fa più bene allo spirito; si prende tempo per capire delle varie cose che la vita gli mette davanti, quale in questo momento è la migliore per il cammino. Allora anche tu: fai discernimento, valuta le cose con calma, cerca di capire quali sono i criteri che vuoi utilizzare per le tue scelte, perché in base ai criteri e alle priorità potrai allora cominciare piano piano a indirizzare le energie verso una strada rispetto che un’altra!
- Quando Antonio capisce ciò che deve fare (stare in quella grotta) si attiva per riuscirci, si muove, chiede, supplica, insiste: Antonio non sta nell’attesa in maniera passiva, ma si mette in gioco, spende energie, sceglie e si attiva. Allora anche tu: non aspettare semplicemente che le cose accadano, non stare bloccato/a passivamente ad attendere chissacché…, ma prendi in mano le redini di questo tempo, scegli gli strumenti giusti per affrontarlo (per esempio quelli dei primi 4 punti), sapendo che il Signore gioca la partita dalla tua parte!
- Infine Antonio torna in quella grotta “ogni giorno”, con costanza e pazienza, ripetendo con fedeltà i riti della giornata dei frati (preghiera del mattino, atti comuni, ritiro nella grotta, torna alla sera…), “seguendo la sacra osservanza delle norme”: è nella quotidianità, nella ripetitività delle cose ordinarie, nel viverle con consapevolezza, presenza, disponibilità… è lì dentro che il Signore poi parla! Allora anche tu: sii anzitutto “obbediente” a ciò che la vita quotidiana (lavoro, impegni, relazioni, studio, incombenze, salute…) ti propone di vivere, stacci dentro davvero, con consapevolezza e convinzione, senza cercare sempre di fuggire con la mente altrove (“che bello sarebbe se…”, “ma finalmente quando potrò…”); sappi che il Signore ti sta aspettando proprio qui, ora, nel tuo oggi, così com’è!
Conclusione
Insomma, talvolta, è vero, c’è da attendere tanto, percorrere tanti vicoli ciechi, prima di arrivare alla risposta di Dio, eppure essa quando deve arrivare, arriva! Nel frattempo però non si tratta di stare in un’attesa vuota e insignificante, si tratta di vivere il presente, nella fiducia che Dio sta tracciando la sua strada, anche quando sembra silenzioso e inerte.
In fondo, ciò che conta davvero è vivere la vocazione che già abbiamo fra le mani, quella del nostro essere “credenti”, di fidarci di questo Dio che ci propone ogni giorno di vivere l’oggi. A volte la vita ci disarma attraverso tanti eventi, inaspettati e impegnativi, come per Antonio, ma è proprio lì che possiamo fare esperienza più vera del fidarci di Dio, di lasciare che sia lui a prendere in mano le redini.
Allora, se ti trovi anche tu nel mezzo del guado, Antonio ti sta dicendo: stacci, accoglilo, abitalo questo guado, anche se è scomodo e scivoloso… rimani lì, con pazienza, con silenzio e profondità, con consapevolezza, con forza ed energia, scorgendo il bello che già opera nella tua vita, rileggendo il passato, e fidandoti del futuro che Dio ha già messo da parte per te.
Buon cammino a tutti.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
















