Sabato 7 giugno nella Basilica del Santo si è tenuta la “Notte di Miracoli”, una serata in cui la chiesa è rimasta aperta fino a tardi per accogliere chiunque volesse entrare, sia per curiosità sia perché a conoscenza dell’evento.
Come giovani che frequentano le proposte francescane ci è stato chiesto di aiutare nell’organizzazione della serata e a far sì che chiunque entrasse in basilica potesse vivere un incontro con Gesù. Ciascuno di noi ha quindi scelto il ruolo che si sentiva chiamato a ricoprire nel corso della serata: chi ha deciso di far parte del coro, sia all’interno che all’esterno della basilica; chi dell’accoglienza alle porte; chi si è dedicato alla preghiera; chi è andato per le strade ad invitare in basilica le persone che incontrava.
Dopo aver preparato al meglio la basilica per la serata, ci siamo riuniti tutti insieme e abbiamo vissuto un momento di preghiera, invocando lo Spirito Santo e chiedendo al Signore di guidarci, di aiutarci a portare al prossimo la bellezza dell’incontro con Gesù e ciascun gruppo ha ricevuto la sua benedizione. Una volta aperte le porte della basilica, un gran numero di persone si è riversato nella navata centrale: la maggior parte si è subito diretta alla tomba di Sant’Antonio, altri si sono seduti nei banchi per pregare davanti al Santissimo esposto sull’altare.
A chi entrava veniva proposto un piccolo percorso, che poteva essere svolto liberamente: andare alla tomba di sant’Antonio e sostare in preghiera, ricevere una benedizione personale con una sua reliquia, portare un lumino acceso davanti al Santissimo e, infine, pescare un foglietto che riportava un versetto della bibbia. Durante tutta la serata, inoltre, diversi frati erano disponibili per la confessione oppure per un semplice dialogo.

Personalmente ho partecipato diverse volte come volontaria alla “Notte di Miracoli”, ma ogni volta mi accorgo di come ciascuna serata sia diversa da quelle già vissute. Cambio io, la fase della vita che sto attraversando, le domande che mi accompagnano e le persone che mi circondano; ma cambiano anche gli incontri che faccio e gli episodi a cui assisto durante quel tempo di accoglienza.
Nello specifico, quest’anno mi ha colpito molto il numero di persone in coda per andare alla tomba di sant’Antonio: solitamente rimane elevato solo nella prima parte della serata, mentre questa volta la fila è persistita in maniera evidente fino alla fine, segno forse che in molti sentivano la necessità di affidare al Santo ciò che portavano nel cuore. Vedere ciò mi ha portato a pensare al fatto che spesso do per scontata la presenza di sant’Antonio a Padova, vicino a me, mentre ci sono pellegrini che vengono da tutto il mondo per poter visitare la sua tomba, sperando fortemente nella sua intercessione e costituendo in molti casi un esempio di fede.
Nel corso della serata sono poi uscita nel piazzale, dove un gruppo di frati e ragazzi animavano la serata con musica e canti, attirando l’attenzione dei passanti. A un certo punto, quando un gruppo di giovani ha cominciato a ballare e a cantare, comunicando grande serenità con i loro sorrisi, ho sentito la gioia di stare con il Signore. Stando lì, accanto ad amici che cantavano con me e con questi ragazzi che non avevamo mai visto, ho sentito la presenza del Signore che davvero si manifesta anche nei momenti più semplici; era una gioia evidente, condivisa, che suscitava l’interesse dei passanti.
Se dovessi descrivere la “Notte di Miracoli” con una frase penso che direi: “la bellezza della riscoperta” (o “la riscoperta della Bellezza”). Riscoprire che il Signore è davvero presente dove due o tre sono riuniti nel suo Nome, nella semplicità del piazzale di una chiesa o nella fede che unisce in coda per la tomba di un santo, e riscoprire allo stesso tempo chi è veramente Gesù e perché crediamo in Lui.

Lo scorso sabato, insieme ai frati e a tanti altri giovani, ho vissuto una serata diversa e sorprendente: la “Notte dei Miracoli”. Ho deciso di viverla come volontaria, quindi partecipando attivamente e offrendo servizio per l’organizzazione della serata. Ero arrivata stanca da una giornata lavorativa, ma con un grande entusiasmo perché sapevo che non sarebbe stata la mia volontà o quanto io fossi energica a farmi vivere bene la serata.
Il momento in cui sono arrivata mi sono sentita accolta dai frati e dagli amici. Ho avuto la percezione già di essere tutt’uno con gli altri ragazzi in Gesù. È stato bello vedere come man mano che ci parlavamo e ci conoscevamo tra un morso e l’altro di una pizza si è creata unità. Ci stavamo preparando in corpo e spirito alla serata che ci aspettava.
Dopo la cena fra Nico ci ha invitati a spostarci in basilica per procedere con l’assegnazione dei servizi: accoglienza, evangelizzazione di strada o preghiera di intercessione. In questa circostanza ho potuto fare esperienza di come Dio si avvale delle persone per arrivare a me! Mi ero affiancata al gruppo dell’accoglienza, ma fra Anselme aveva pensato proprio a me per l’evangelizzazione di strada, onestamente l’ultimo ruolo che avrei scelto… evangelizzatore per le strade, metterci la faccia, portare la Luce di Cristo al mondo, agli altri, lì fuori…
Alla serenità iniziale, quando poi siamo usciti per l’evangelizzazione nelle strade di Padova, la mia città, mi sono sentita un po’ esposta, fuori dalla mia zona di comfort. Ho percepito allora l’appello di Dio ad aprirmi ai suoi piani per quella serata, senza rinunciare a questa occasione. In questi momenti, o ci si affida al Signore o ci si affossa in sé stessi e nelle proprie paure, e così ho scelto di fidarmi e affidarmi, di ricordarmi per chi ero lì e alla promessa del Signore che è sempre con me.
Dio ha provveduto, non si è fatto attendere. Tanti sono stati i suoi frutti: quanti incontri, quante storie forti abbiamo ascoltato. Storie di dolore, di dubbi, di sofferenza e di ricerca che mi hanno fatto arrivare a pensare alla tanta sete dell’Amore di Dio che c’è in ogni donna e ogni uomo. Questi incontri sono stati un dono e li voglio custodire come un tesoro prezioso nel mio cuore. È stato meraviglioso sperimentare come il Signore è creativo, crea situazioni strambe e uniche per abbracciare ognuno di noi.
Il momento che più mi ha toccato è stato quando, dopo aver parlato per un’ora e mezzo con una ragazza americana che ci ha letteralmente aperto il suo cuore, le abbiamo chiesto se potessimo fare una preghiera insieme per lei, per sua mamma e per la sua amica che da poco erano venute a mancare. Lei ci ha risposto di sì. Allora fra Matteo, fra Felix, Marta, io e la ragazza ci siamo messi a pregare sulla strada lì dove eravamo invocando lo Spirito Santo. Un momento stavamo pregando e un momento dopo riapro gli occhi e vedo che la ragazza ha lacrime di commozione, è stata consolata. Non ho potuto fare altro che chiederle se potessi abbracciarla. Ho pensato a quanto Dio è grande e da quanto aspettava di raggiungerla lì nella sua sofferenza che stava vivendo.
Se devo racchiudere la “Notte dei Miracoli” in una parola direi “comunione”. Questa ragazza ci ha detto tanto di lei, ma nel mentre Dio mi ha rivelato tanto di me. Questo penso sia la ricchezza più grande: essere tutti uno nell’Amore.
















