Nel cuore dell’anno giubilare, se ti capita di passare da Roma e visitare la basilica di “san Paolo fuori le mura”, potresti notare un oggetto particolare: una catena nera di ferro, poggiata sopra il sarcofago dell’Apostolo. È la catena della sua prigionia. E lì, davanti a quel simbolo così concreto, non puoi fare a meno di chiederti: da che cosa sono legato io? E da che cosa ho bisogno di essere liberato?
Le letture della festa di oggi (le puoi trovare qui), dei santi Pietro e Paolo ci portano proprio qui, tra due verbi fondamentali per chiunque stia cercando la propria strada: legare e sciogliere.
Catene che opprimono, legami che salvano
Nella prima lettura Pietro gli Atti degli Apostoli ci raccontano come Pietro viene imprigionato e tenuto sotto stretta sorveglianza. Ma proprio nella notte, un angelo lo sveglia e le sue catene si sciolgono. Nella seconda lettura Paolo, invece, ci scrive mentre è anch’egli prigioniero, ma a Roma: “il Signore mi ha liberato dalla bocca del leone… mi porterà in salvo nei cieli”. Anche lui legato, eppure libero nello Spirito.
Nel Vangelo, Gesù dice a Pietro: “A te darò le chiavi del regno… tutto ciò che legherai… tutto ciò che scioglierai…”. Ecco che ritorna: legare e sciogliere. Ma in una chiave tutta nuova: Gesù non parla di legare in senso negativo e di sciogliere in senso positivo… Pone entrambi i verbi sullo stesso piano, e dà il mandato a Pietro (e alla sua Chiesa) per entrambi. Perché a ben vedere, non tutte le catene fanno male. Ce ne sono alcune che ci tengono in vita.
Discernere i legami: quelli che ti spengono e quelli che ti accendono
Questa è una chiave importante per il discernimento: imparare a riconoscere cosa ci lega in modo sano, generativo, e cosa invece ci incatena, ci soffoca, ci spegne.
Il Signore è venuto a spezzare le catene che ci tengono prigionieri: paure, relazioni tossiche, peccati, idoli che ci svuotano. Ma è anche venuto a tessere legami buoni, relazioni profonde che ci fanno fiorire, appartenenze che ci aiutano a diventare noi stessi.
E in un cammino vocazionale questo è decisivo. Quando si è in discernimento, a volte si pensa che ogni legame sia un ostacolo, un intralcio alla libertà. Ma in realtà è tutto il contrario: la vera libertà nasce quando trovi quei legami che ti nutrono, che ti aiutano a dare senso alla tua vita. Una vocazione, infatti, è sempre anche un legame: con Dio, con una comunità, con un popolo da servire.
Cinque domande per il tuo discernimento
- Quali sono le “catene” che oggi mi stanno togliendo il respiro?
- Quali sono invece i legami che mi fanno fiorire, che mi aiutano a vivere bene?
- Sto cercando di liberarmi da tutto… o sto cercando piuttosto quei “legami buoni” che danno forma alla mia libertà?
- Mi accorgo quando una relazione mi sta cambiando in meglio… o quando mi sta consumando?
- Sto chiedendo al Signore il coraggio di sciogliere le catene sbagliate e la grazia di legarmi a Lui?
Anche tu puoi legare e sciogliere
La notizia bella è che Gesù affida anche a noi, come a Pietro, questo “potere spirituale”. Ogni nostra scelta lascia un segno nei cieli, cioè nella nostra interiorità più profonda e nel mondo che ci circonda. Legare può significare dire un “sì” che mi vincola a Dio e al bene. Sciogliere può voler dire dire un “no” che mi libera da ciò che mi toglie vita.
Allora, se anche tu senti che è tempo di scegliere, non avere paura. Le crisi, i dubbi, le domande sono parte del cammino. Non è detto che la tua vocazione debba portarti lontano: forse sei chiamato proprio a legarti più a fondo a ciò che hai già, ma in modo nuovo. Oppure, forse è il tempo di scioglierti da alcune catene invisibili per lasciarti condurre in una direzione nuova.
Come Pietro e Paolo, anche tu hai una missione. E il primo passo è iniziare a distinguere le catene che imprigionano da quelle che liberano.
Buona festa e buon cammino!
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
















