Oggi condividiamo con voi la testimonianza di suor Carla Leonelli, delle Suore Francescane Missionarie di Maria, che ci racconta cosa ha significato per lei la vocazione alla missione!

Mi chiamo suor Carla Leonelli, e vorrei raccontarvi un po’ del mio cammino, che per me è stato – e continua a essere – un viaggio di fiducia, di scoperta e di amore.
Tutto è iniziato un po’ per caso. Stavo leggendo i Fioretti di San Francesco… e qualcosa dentro di me cominciava già a muoversi. Più avanti, ho avuto la grazia – perché di grazia si è trattato – di partecipare a un ritiro spirituale ad Assisi. Non avevo mai visto Assisi neanche in foto, figuriamoci dal vivo! Ma lì tutto ha cominciato a prendere forma.
Il santuario di san Damiano, il coretto di santa Chiara, il Cantico delle Creature, le vite di Francesco e Chiara… tutto mi ha toccato profondamente. E quel mio desiderio – che già covavo – di andare “in missione”, ha cominciato a colorarsi, a prendere vita.
Tornata a casa, ho ripreso il mio lavoro da infermiera. Ma un giorno, mentre sfogliavo una rivista arrivata a casa, mi cadde l’occhio su una foto: due suore vestite di bianco in adorazione davanti al Santissimo. C’era scritto sotto: “Francescane Missionarie di Maria”. Non avevo bisogno di altro. Quella foto mi ha parlato. L’ho portata subito in camera e l’ho custodita come un tesoro. Il resto… l’ha fatto il Signore.

La missione è di tutti
Spesso pensiamo che “essere missionari” significhi solo andare lontano, in Africa, in Asia… Ma io ci tengo a dire una cosa: siamo tutti missionari. Dal giorno del nostro Battesimo, siamo chiamati ad essere testimoni dell’Amore di Dio, ovunque ci troviamo. È questo che conta davvero.
Io, per un dono immenso del Signore, ho potuto vivere 15 anni in Africa: 8 in Senegal e 7 in Burkina Faso. E lì ho imparato che la missione è prima di tutto inculturarsi, cioè entrare nella vita degli altri popoli, farla propria. Ho imparato la lingua, i costumi, il cibo… e soprattutto ho smesso di dire “loro” e “noi”. Perché ho capito, con il cuore, che siamo davvero tutti fratelli.
Come infermiera, ho lavorato all’ospedale militare di Dakar. Ma la prova più grande è arrivata quando mi hanno mandato nella savana del Burkina Faso. Niente ospedali, niente medici. Curavamo la gente nei dispensari, o addirittura sotto grandi alberi, a seconda dei casi.
I medicinali arrivavano da qualche associazione amica o da parenti e amici che ci mandavano pacchi. Poi… si faceva con quello che c’era. Ricordo che, davanti ai bambini malnutriti o in mezzo alle epidemie di morbillo, colera, meningite, mi fermavo in silenzio e dicevo:
“Signore, il medico sei Tu. Dimmi Tu cosa devo fare.”
Sistemavamo i malati su stuoie all’ombra, sempre con un familiare accanto. Perché la cura non è solo una medicina: è presenza, è tenerezza, è fede.

Tutto è grazia… anche nelle difficoltà
Oggi, guardando indietro, posso dire solo una cosa: tutto è grazia. Ho imparato tanto da fratelli e sorelle che vivevano con poco, ma erano ricchissimi di riconoscenza, di fede, di umanità. E ho ricevuto anche un nome africano che porto nel cuore: “Naamwin Thiero, Somda”. È come essere diventata parte di una famiglia.
Naturalmente, non è stato sempre facile. Ci sono stati momenti duri, incomprensioni, crisi. Ma fanno parte del cammino, e non le rinnegherei mai. Le crisi ti fanno crescere, ti costringono a guardarti dentro, a fare le ossa – come si dice dalle mie parti. Sono quelle che ti aiutano a maturare la fiducia.
E posso dirlo con certezza: in ogni momento, anche nel buio, Gesù è stato con me. Non mi ha mai lasciata sola.
Un messaggio per voi giovani
Non importa dove vi troviate o cosa farete nella vita: siate luce, siate presenza, siate amore. Questo è il senso della missione.
Io, con tutti i miei limiti, ho cercato di farlo. E oggi, con gratitudine, vi lascio questo: “Non smettete mai di affidarvi. Di fidarvi. Di confidare in Lui.”
Perché è proprio lì, nella fiducia, che la missione comincia davvero.
suor Carla – info@vocazionefrancescana.org
















