Il Triduo Pasquale è il cuore pulsante dell’anno liturgico. È il momento in cui la nostra fede si fa carne, si fa storia, si fa vita. Tre giorni (più uno!) in cui accompagniamo Gesù nel suo passaggio dalla Cena con i discepoli alla Croce, dalla tomba al mattino della Risurrezione. Non sono semplici commemorazioni: sono giorni santi, che ci invitano a metterci in cammino, con il cuore aperto e le mani libere.
Se sei un giovane in ricerca, se stai facendo discernimento o semplicemente vuoi dare un po’ di profondità alla tua vita spirituale, il Triduo può diventare un tempo speciale per ascoltare il Signore e lasciarti rinnovare dentro. Ecco allora qualche spunto per viverlo pienamente.
Giovedì Santo – L’amore che si inginocchia
Il Giovedì Santo apre il Triduo con la Messa in Coena Domini: celebriamo insieme l’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli. In quella stanza, Gesù spezza il pane e lo dona, lava i piedi ai suoi amici e lascia un testamento d’amore: “Fate questo in memoria di me”. Il gesto dello spezzare e del lavare diventa simbolo della sua vita e della nostra: una vita donata per gli altri.
Spesso pensiamo alla fede come a qualcosa di “spirituale”, di astratto. E invece qui vediamo un Dio che si inginocchia, che si fa piccolo, che si mette a servire. Un Dio che non predica solo con le parole, ma con i fatti, con le mani.
👉 Se vuoi viverlo bene: partecipa alla Messa con attenzione, lasciandoti toccare dal gesto della lavanda dei piedi. Chiediti: “Chi mi sta lavando i piedi nella vita? E a chi li sto lavando io?”. Vivi la comunione chiedendo al Signore di entrare davvero in te, di farti sperimentare il suo spezzarsi e donarti perché tu abbia la vita. Dopo la celebrazione resta a pregare, anche solo per qualche minuto, davanti all’Eucaristia: è il Getsemani di oggi, dove Gesù continua a vegliare, e ti chiede di fargli compagnia.
Venerdì Santo – L’amore che non scappa
Il Venerdì Santo è il giorno della Croce. Non si celebra la Messa, ma si vive una liturgia sobria e intensa: si ascolta la Passione secondo Giovanni, si adora la Croce, si prega per tutta l’umanità. Tutto è silenzioso ed essenziale, come se anche la Chiesa trattasse il respiro per il dolore di un amore così grande.
Gesù oggi si fa solidale con ogni sofferenza, entra in ogni notte, non scappa via da nulla. Lui sta, lui ci sta. Proprio come Maria, che sta con il Figlio, sotto la croce, sempre.
👉 Se vuoi viverlo bene: fermati. Lascia che il silenzio del Venerdì ti parli. Evita le chiacchiere inutili, le distrazioni, il tempo perso… Partecipa alla celebrazione della Passione con cuore docile. E contempla il Crocifisso: è lì per te, abita ogni tua ferita, ogni tua morte, ogni tuo peccato.
Sabato Santo – Il silenzio che prepara la vita
Il Sabato Santo è il giorno dell’attesa. Gesù è nel sepolcro. È il giorno del grande silenzio, quello che può sembrare vuoto, ma che invece è gravido di speranza. Il seme è sotto terra, ma qualcosa sta per germogliare. Il Sabato ci insegna l’arte dell’attendere, della fiducia senza prove, dell’amore che sa pazientare.
Viviamo in un mondo che ha sempre fretta: tutto deve succedere subito. Ma Dio agisce nel tempo, e spesso nel silenzio. Questo giorno ci educa a credere anche quando non vediamo nulla.
👉 Se vuoi viverlo bene: trova un tempo di silenzio vero. Spegni per un po’ il telefono, metti da parte i “rumori”, esteriori e interiori. Preparati con cura alla Veglia Pasquale: è lunga, sì, ma è la Notte delle notti. Resta sveglio, non solo nel corpo, ma nel cuore.
Domenica di Pasqua – La gioia che travolge
Pasqua è il giorno della vita nuova. Il sepolcro è vuoto. Le lacrime si asciugano. La morte è stata sconfitta. Gesù è vivo, per sempre. È il giorno in cui la speranza diventa certezza, e la fede diventa luce che illumina tutto.
Non è solo la memoria di un evento lontano: è una verità che riguarda anche te. La tua notte può avere un’alba. Il tuo peccato può essere vinto. Il tuo cuore può essere risuscitato. Pasqua è il Sì di Dio sulla tua vita.
👉 Se vuoi viverla bene: canta, ringrazia, partecipa alla Messa con cuore pieno di stupore. Vivi una giornata vera, magari anche condividendo un pasto, un gesto di fraternità, un messaggio a qualcuno che è solo. E fatti una domanda: “Quale parte di me oggi il Signore fa risorgere?”
In conclusione
Il Triduo non è una tradizione da conservare. È un cammino da vivere. È un’occasione unica per lasciarsi prendere per mano da Gesù e farsi condurre dall’ultima cena al sepolcro vuoto. Se lasci che Lui attraversi la tua morte e la tua vita, non sarai più lo/a stesso/a.
Soprattutto se stai cercando di capire dove ti sta chiamando il Signore, se come frate/suora, come prete, come sposo/a o in qualunque vocazione, questi giorni possono illuminare il tuo cammino. Non scappare dalla croce. Non avere paura del silenzio. Non chiudere il cuore alla risurrezione.
Buon Triduo! E buon cammino verso la Vita!
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
















