Febbraio è un mese strano, o almeno io lo percepisco come tale. È più o meno a metà dell’anno lavorativo; sufficientemente lontano dai nostalgici inizi autunnali e dalle feste natalizie così da non ricordarcele troppo; abbastanza lontano anche dalla Pasqua e dai vari ponti del 25 aprile, 1° maggio, etc., così da impedirci una programmazione dettagliata di quelle che saranno le nostre prossime vacanze.
Un tempo “nel mezzo” allora, possiamo definirlo così quest’oggi, che ci lascia uno spazio adeguato per pensare al nostro presente, al nostro qui ed ora, senza essere tanto sbilanciati verso il passato e/o il futuro.
Nel dirci “dove siamo”, come “siamo messi”, è dunque doveroso considerare anche quella dimensione della preghiera che ci sta accompagnando nella riflessione mese dopo mese. Come del resto abbiamo riflettuto sul “destinatario” della nostra preghiera, sull’identità del soggetto a cui ci rivolgiamo quando abbiamo le mani giunte, è necessario fermarci per chiederci anche quale sia la nostra posizione di fronte a colui che preghiamo.
Con “posizione” mi riferisco a quella condizione esistenziale nella quale ci mettiamo per interagire poi con Dio, per parlargli. Certo non tutti condividiamo lo stesso posto né, tantomeno, il punto di vista assunto nella preghiera è lo stesso per tutta la vita per ogni singola persona.
Proviamo a pensarci: ogni tanto capita di pregare perché ci sentiamo vittima di qualche ingiustizia oppure riteniamo di essere bisognosi di qualcosa che ci manca; a volte preghiamo per ricevere perdono, riconoscendoci colpevoli per un male compiuto, mentre altre volte preghiamo mossi dalla riconoscenza per un dono ricevuto.
Ancora più interessante sarebbe il guardare la posizione reale che occupiamo rispetto a Dio mentre preghiamo: gli siamo “fisicamente” vicini? O invece gli siamo lontani? Ci mettiamo sul Suo stesso piano o piuttosto ci poniamo in inferiorità nei Suoi confronti? Magari lo preghiamo ponendoci addirittura al di sopra di Lui, dicendogli cosa deve fare e perché? Può essere poi che nella preghiera ci rivolgiamo a Dio come singoli (con le nostre personali cose da dirgli), come parte di un gruppo (comunicandogli preoccupazioni “collettive”) oppure al posto di un altro/di altri (quando intercediamo per qualcuno, ponendoci tra lui/lei e Dio).
Quello raccontato fin qui non vuole essere un esercizio astratto e sofisticato, ma invece un modo semplice per riconoscere il nostro modo di entrare in relazione con Dio, così da capire chi siamo (tanto quanto pensare a “chi” preghiamo ci dice di quello in cui crediamo).

San Francesco, pur senza saperlo, è cresciuto pian piano in questa presa di coscienza proprio attraverso la preghiera, che diventa così per noi un’esperienza trasparente e luminosa di fede. Ce ne accorgiamo leggendo una preghiera che il santo di Assisi scrisse al termine della prima Regola (detta “non bollata”): il capitolo 23 titola “Preghiera e rendimento di grazie”, ma si potrebbe dire anche solo “rendimento di grazie” dal momento che quest’aspetto costituisce il tono di tutto l’ampio testo. È una preghiera indirizzata all’«onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra» (qui sotto infondo all’articolo puoi trovare il testo completo).
Una prima indicazione: Francesco, tramite la esperienza ormai matura di preghiera, si rivolge non a Dio genericamente inteso, bensì al Padre. Inoltre la struttura della preghiera, piuttosto articolata, parte da un rendimento di grazie in cui il soggetto siamo “noi” (Francesco si percepisce non più come singolo ma come comunità, come Chiesa che prega attraverso lui) che rendiamo grazie a Dio per la storia della salvezza: la creazione, l’incarnazione e il ritorno finale di Cristo, per giungere così a quello che forse è il cuore del testo stesso:
«E poiché tutti noi miseri e peccatori non siamo degni di nominarti, supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo Figlio tuo diletto, nel quale ti sei compiaciuto, insieme con lo Spirito Santo Paraclito ti renda grazie così come a te e a lui piace, per ogni cosa, lui che ti basta sempre in tutto e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia».
Se finora il soggetto del rendimento di grazie eravamo noi, ora preghiamo che lo diventi lui, il Figlio diletto. Ritroviamo quel ruolo centrale di Cristo che è l’unico perfetto sacerdote della nuova alleanza: Francesco si pone a pregare nella posizione di Cristo stesso, attraverso di Lui.
Il grande rendimento di grazie della preghiera poi prosegue allargandosi alla Chiesa celeste, della quale vengono elencati i componenti già beati: essa rende incessantemente grazie a Dio. L’attività unica fino a qui menzionata, il rendimento di grazie, è realizzato da soggetti diversi: dapprima noi, poi al centro Cristo con il suo perfetto rendimento di grazie, e con Lui tutta la Chiesa celeste.
Si unisce infine la Chiesa terrena con tutti gli uomini. Emerge un’ampia dimensione ecclesiale, che arriva ad abbracciare «tutte le nazioni e tutti gli uomini d’ogni parte della terra, che sono e che saranno», superando anche i confini visibili della Chiesa.
In conclusione sottolineiamo che il Poverello è capace di porsi in preghiera, davanti a Dio, nella posizione di chi raccoglie tutto e tutti solo perché profondamente unito al Cristo. Unicamente Gesù Cristo infatti, prima e più di ogni altro, si è messo davanti al Padre in favore di tutta intera l’umanità.
Ecco allora il posto che spetta anche a noi per vivere un’esperienza di preghiera autenticamente cristiana, indipendentemente dalla dignità personale. Uniti a Cristo, attraverso Lui, possiamo davvero relazionarci con Dio in modo nuovo e profondo. Non più singole personalità interessate a sé ma un coinvolgimento che matura una relazione profonda e intima con Dio.
fra Andrea Bosisio – info@vocazionefrancescana.org
Qui tutti gli articoli di questa serie

Preghiera e rendimento di grazie (san Francesco, Regola non bollata, cap. XXIII)
Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, per te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà e per l’unico tuo Figlio con lo Spirito Santo hai creato tutte le cose spirituali e corporali, e noi fatti a tua immagine e somiglianza hai posto in Paradiso. E noi per colpa nostra siamo caduti.
E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, cosi per il santo tuo amore, col quale ci hai amato, hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e, per la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti redimere dalla schiavitù.
E ti rendiamo grazie, perché lo stesso tuo Figlio ritornerà nella gloria della sua maestà per destinare i reprobi, che non fecero penitenza e non ti conobbero, al fuoco eterno, e per dire a tutti coloro che ti conobbero e ti adorarono e ti servirono nella penitenza: Venite, benedetti dal Padre mio, entrate in possesso del regno, che vi è stato preparato fin dalle origini del mondo.
E poiché tutti noi miseri e peccatori, non siamo degni di nominarti, supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo Figlio tuo diletto, nel quale ti sei compiaciuto, insieme con lo Spirito Santo Paraclito ti renda grazie così come a te e a lui piace, per ogni cosa, Lui che ti basta sempre in tutto e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.
E per il tuo amore supplichiamo umilmente la gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria, i beati Michele, Gabriele e Raffaele e tutti i cori degli spiriti celesti: serafini, cherubini, troni, dominazioni, principati, potestà, virtù, angeli, arcangeli; il beato Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo, e i beati Patriarchi, i profeti, i santi innocenti, gli apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch e tutti i santi che furono e saranno e sono, affinché, come a te piace, per tutti questi benefici rendano grazie a Te, sommo vero Dio, eterno e vivo, con il Figlio tuo carissimo, il Signore nostro Gesù Cristo e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
E tutti coloro che vogliono servire al Signore Iddio nella santa Chiesa cattolica e apostolica, e tutti i seguenti ordini: sacerdoti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari, e tutti i chierici, e tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli, i poveri e i miseri, i re e i principi, i lavoratori e i contadini, i servi e i padroni, tutte le vergini e le continenti e le maritate, i laici, uomini e donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani e i vecchi, i sani e gli ammalati, tutti i piccoli e i grandi e tutti i popoli, genti, razze e lingue, tutte le nazioni e tutti gli uomini d’ogni parte della terra, che sono e saranno, noi tutti frati minori, servi inutili, umilmente preghiamo e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché nessuno può salvarsi in altro modo.
Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e la volontà il Signore Iddio, il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la vita; che ci ha creati, redenti, e ci salverà per sua sola misericordia; Lui che ogni bene fece e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi.
Nient’altro dunque dobbiamo desiderare, niente altro volere, nient’altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore e Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo è buono, pio, mite, soave e dolce, che solo è santo, giusto, vero, santo e retto, che solo è benigno, innocente, puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono, ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e giusti, di tutti i santi che godono insieme nei cieli.
Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si frapponga. E ovunque, noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo, ogni giorno e ininterrottamente crediamo veramente e umilmente e teniamo nel cuore e amiamo, onoriamo, adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo, glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e rendiamo grazie all’altissimo e sommo eterno Dio, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose e Salvatore di tutti coloro che credono e sperano in lui, e amano lui che è senza inizio e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile incomprensibile. ininvestigabile, benedetto, degno di lode, glorioso, sopraesaltato, sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole e tutto sopra tutte le cose desiderabile nei secoli dei secoli. Amen.















