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Vocazione Francescana
Home ascoltare e pregare

Avvento: sempre la solita solfa?

Vocazione Francescana di Vocazione Francescana
25 Novembre 2022
in ascoltare e pregare, essere chiesa
0

Ancora una volta arriva l’Avvento: sempre la solita solfa? Fra Alberto ci aiuta a viverlo con un’ottica diversa!

Repetita iuvant: si dice quando si vuole sottolineare, in senso positivo, che il ripetere una cosa aiuta a impararla meglio. Vale per lo studio o quando ci si prepara un discorso; vale per una cosa pratica da fare: più la si fa, più si acquista dimestichezza con quella cosa; vale anche quando si danno indicazioni a delle persone perché facciano loro qualcosa: è sempre meglio ripetere una volta in più quello che devono fare per sincerarsi che abbiano capito bene cosa devono fare… La ripetizione, in certi casi, è utile e giova.

Ma in certi altri casi repetita stufant, annoiant, tediant… questa me la sono inventata io ovviamente, per dire che in altri contesti o situazioni la ripetizione, se diventa ripetitività, può avere l’effetto contrario: non più giova ma annoia, stufa, svuota, meccanicizza la vita e la forma mentis.

Ci si stanca a fare sempre le stesse cose, a vedere sempre le stesse facce, a sentire sempre le solite lagne, a sentire i soliti discorsi, le solite prediche… e allora tutto comincia gradualmente ad assumere una patina grigia, monotona. Si perde l’entusiasmo di fare, la passione di incarnare l’ideale evangelico e francescano, la bellezza di provare ad essere segno della presenza di Dio nel mondo. Si può perdere il desiderio di essere “santi”, di essere secondo il cuore di Dio. Si perde quella delicatezza e semplicità di vivere rapporti fraterni che spesso diventano scontati, perché sempre le solite facce o i soliti musi, i soliti comportamenti che ci danno fastidio in quello e in quell’altro…

Repetita iuvant o stufant… Così può capitare anche con l’avvento che sta per arrivare. Possiamo viverlo come un repetita stufant: il solito periodo che viene ogni anno a dicembre e che ci porta gioiosamente, allegramente o forse chissenefregamente al solito Natale, anche questo tutto bello e gioioso e splendente oppure, a volte, anche un po’ deprimente… il solito avvento con le novene da sorbirsi, le solite prediche sui soliti vangeli dell’attesa-conversione, della conversione-attesa, i soliti ritiri, digiuni, le solite veglie diocesane…

Oppure possiamo vivere l’avvento come un repetita iuvant, un periodo che ci ricorda salutarmente che come cristiani (e come seguaci di Francesco), dovremmo vivere una vita di attesa e in attesa, attesa di Qualcuno che viene e che viene in 2 maniere:

  • verrà alla fine dei tempi, del mondo o della nostra vita terrena…
  • e poi viene invisibilmente e discretamente ogni giorno. Dove? Come? Quando?

Viene nascosto nelle nostre ripetitive, banali, incasinate giornate; quelle nostre ripetitive, banali, incasinate giornate che, in realtà, ci offrono 1001 occasioni per vivere gli insegnamenti del vangelo, per fare al più piccolo dei fratelli un qualcosa che il Signore considera fatto a sé, per incontrare il Signore nella gente che incrocio al lavoro, a scuola, all’università, per strada, per incontrarlo quando preghiamo nella cella segreta del cuore, come direbbe san Francesco.

Quando aspettiamo l’arrivo di una persona cara, siamo trepidanti, non vediamo l’ora di vederla e abbracciarla, passarci del tempo insieme. Si vive veramente con intensità il tempo dell’attesa di quella persona e ci si prepara al suo adventus.

Se sapessimo che qui dovesse arrivare il papa, di sicuro ci prepareremmo per bene e per tempo! Se sapessimo che stanotte alle 2:00 arrivano i ladri per rubare i soldi, i nostri telefoni e i nostri computer, non andremmo neanche a letto, ma staremmo svegli come grilli, non dico per saccagnarli di botte, ma almeno per chiamare i carabinieri.

Siamo invitati da Gesù a essere vigilanti (strano, mai sentita questa cosa, vero? No, mi sbaglio: è trita e ritrita: repetita iuvant o stufant?): anche noi mangiamo, beviamo, lavoriamo, ci riposiamo e ci divertiamo, come la gente al tempo di Noè, ma quelli non si sono accorti del passaggio di Dio, se non all’ultimo momento… noi invece ci accorgiamo dei passaggi discreti, banali, ripetitivi di Dio, vero?

Penso che, bene o male, tutto quello che ho detto finora siano cose già sentite e risentite, dette e ridette, trite e ritrite… io te le ho riproposte… sta a te, caro giovane in cammino, che hai letto, accoglierle o come un repetita iuvant o un repetita stufant.

fra Alberto Tonello – info@vocazionefrancescana.org

frate montagna bosco preghiera

Tags: anno liturgicoParola e vocazionepreghiera
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