Che caratteristiche dovrebbe avere una buona guida spirituale? In questo post provo a delineare alcuni tratti veramente fondamentali di un buon padre spirituale.
Molti di voi, giovani in ricerca, hanno già una guida spirituale, altri la stanno cercando, altri ancora ne desidererebbero una, ma non sanno da che parte iniziare. In questo post voglio provare a darvi qualche consiglio per scegliere bene la persona che può accompagnarvi nel vostro cammino di fede, ed eventualmente anche nel discernimento vocazionale.
(NB: non sai che cos’è una “guida spirituale”, o “padre spirituale”? Leggi questo articolo in cui provo a spiegartelo in maniera semplice e veloce).
Guida spirituale non è per forza “padre” spirituale
Anzitutto voglio chiarire che non è necessario che la guida spirituale sia per forza un sacerdote o un frate. Non deve essere nemmeno necessariamente un uomo. Sì, anche le suore, anche i laici, anche una persona sposata, può essere una buona guida spirituale, perché no? Non è lo stato di vita che determina se una persona è adatta o meno a questo ruolo nella Chiesa!
Al contrario, talvolta purtroppo ci sono preti (o frati) che, pur essendo tali, non hanno le caratteristiche per diventare anche delle buone guide spirituali. D’altra parte conosco molto bene dei laici, o delle donne consacrate, che da anni seguono varie persone nella vita spirituale, con molto frutto.
Proprio per questo motivo in questo nostro blog preferiamo usare l’espressione “guida spirituale” piuttosto che “padre spirituale“, che ha un’accezione esclusivamente maschile, e anche un po’ troppo autoritaria o clericalista. Tutte le volte che vedrete quindi l’espressione “padre spirituale”, sappiate che potete tranquillamente intenderla anche come “madre spirituale” o come guida in genere.

C’è un limite di età per la guida spirituale?
C’è un’altra domanda che spesso ci viene rivolta: “posso chiedere al giovane cappellano della mia parrocchia di farmi da padre spirituale?“.
Non è certamente necessario mettere un limite di età per le “guide spirituali”, mai la Chiesa lo ha fatto; tuttavia, anche leggendo le qualità che la guida dovrebbe avere (che trovi qui sotto), capirai che è importante che la guida abbia già compiuto un certo cammino di maturazione spirituale e umana; per questo è bene che abbia almeno un minimo di esperienza, e che stia già vivendo saldamente la propria vocazione con frutto almeno da qualche anno.
D’altra parte una persona “anziana” (anche qui è ben difficile stabilire un’età) ha certamente il vantaggio di avere una lunga esperienza di vita alle proprie spalle, il ché è un grande punto a suo favore. Tuttavia è bene che la persona non sia “troppo anziana”: sarà importante che sia ben lucida e in forze per sostenere con vigore il tuo cammino spirituale, e poi che sia anziana anagraficamente ma “giovane” interiormente. Cosa significa? Che sia ancora capace di stare in cammino, di rinnovarsi, di guardare i segni dei tempi, di tenersi aggiornata, con freschezza e creatività.
Come capite quindi non ci sono limiti di età per essere guide spirituali, però è bene non eccedere, né da una parte né dall’altra. Come in tutte le cose spirituali, anche questa scelta dovrà essere sottoposta a serio discernimento, valutando caso per caso.
Che tipo di persona dovrebbe essere allora una buona guida?
Fatte queste premesse generali, provo ora ad elencare che caratteristiche dovrebbe avere una buona guida spirituale:
- santità di vita: è un’espressione un po’ ardita forse, ma si intende dire che dev’essere una persona spiritualmente matura, che vive con impegno e coerenza la propria scelta vocazionale, continuando nel proprio cammino di continua conversione;
- preghiera: la guida spirituale deve essere uno uomo o una donna di preghiera; c’è bisogno di tanta preghiera, per chiedere il dono dello Spirito su di sé, e per chiedere al Signore di prendersi cura davvero di chi gli viene affidato; questa è una caratteristica davvero irrinunciabile;
- maturità umana: dovrebbe essere una persona equilibrata, matura anche dal punto di vita umano, relazionale e affettivo, che sa vivere bene e serenamente, donandosi agli altri con generosità e creatività; questo significa anche una persona che guarda il mondo, le cose, con speranza e libertà, sorriso sulle labbra e la giusta leggerezza;
- rettitudine: sembra scontato ma non lo è; la guida spirituale deve agire con coscienza retta, senza nessun secondo fine (per esempio quello di incrementare le vocazioni della propria congregazione…), senza voler portare la persona a sé, ma solamente ed esclusivamente guardarla con gli occhi di Dio, portarla a Dio (questo aspetto implica anche la libertà e dunque il fatto di evitare una “eccessiva vicinanza”… ne abbiamo parlato meglio qui); questo implica anche il granitico impegno del silenzio e della riservatezza totale su tutto ciò di cui verrà a conoscenza in ambito di direzione spirituale (proprio come se fosse in una confessione);
- competenza: non è sufficiente che sia una persona matura e santa; una buona guida dovrebbe anche conoscere bene la materia di cui si fa “maestro/a”; è bene quindi che abbia una sufficiente conoscenza della fede, della teologia (e della teologia spirituale in specifico); se poi ha anche già un po’ di esperienza come guida spirituale, tanto meglio; questo è molto importante perché la guida non tenda a rendere assoluta e normativa la propria esperienza spirituale, ma al contrario usi come metro di paragone la fede della Chiesa più che la propria; se poi il vostro desiderio è anche quello del discernimento vocazionale, sarebbe bene trovare una guida preparata in particolare ad accompagnare i giovani in questo campo;
- paternità/maternità: la relazione della direzione spirituale non è “simmetrica”, cioè non si tratta di due persone “alla pari”, non è un’amicizia; in questo rapporto c’è qualcuno che guida qualcun altro; è quindi importante che questa persona abbia una naturale predisposizione a guidare, a prendersi cura, con dedizione e sollecitudine, senza “sforzarsi” troppo di farlo; che viva cioè un senso di paternità/maternità verso chi gli viene affidato;
- pazienza e fermezza: il cammino della vita spirituale ha sempre alti e bassi, momenti in cui si cammina spediti e altri in cui si sbanda, si inciampa, ecc…; è compito della guida riuscire a tenere la bussola ben orientata, non scoraggiarsi, dare forza e sicurezza; chi è guidato deve poter contare su una roccia che non crolla; per lo stesso motivo la guida non deve cedere alla compiacenza o nell’essere eccessivamente accondiscendente, ma quando è necessario deve saper richiamare con fermezza al Vangelo.

Un Superman? No, un uomo di Dio
Leggendo queste caratteristiche forse vi farete l’idea che la guida spirituale deve essere una specie di Superman della vita spirituale: una persona già “arrivata”, già santa, che vive in pienezza tutte le caratteristiche appena elencate.
Non è assolutamente così. Non esistono sulla terra uomini o donne così (quelli stanno in paradiso semmai!). Ciò che conta è essere in cammino, consapevoli delle proprie fatiche, limiti e peccati, affidandosi con tutto il cuore alla grazia di Dio.
Insomma, in sintesi, la guida spirituale deve essere un uomo di Dio (o una “donna di Dio”), proprio come le figure di “guide” che troviamo nella Scrittura. Qualche tempo fa abbiamo fatto un post proprio su questo: lo trovate a questo link.
Spero che questo post vi abbia aiutato ad avere più chiaro chi vi può essere davvero di aiuto per il vostro cammino di fede. Probabilmente alcuni di voi si staranno domandando: ma quanto è difficile oggi trovare una persona così? È vero, non è facile! Qui trovate un post che prova ad aiutarvi a trovare una guida spirituale.
Infine, se siete giovani in ricerca, non esitate a contattarci: proveremo a dare a ciascuno un riferimento per trovare una guida nel proprio territorio (fin dove ci è possibile).
Buon cammino a tutti. Il Signore è grande.
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
















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