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Home ascoltare e pregare

La morte non può vincere sull’amore

Risurrezione di Lazzaro

fra Alberto Tortelli di fra Alberto Tortelli
30 Marzo 2020
in ascoltare e pregare
0

La morte non può trattenere né vincere l’amore! L’amore di Dio fa vivere, l’amore di Dio dà vita, il Suo amore fa passare dalla morte alla vita, il Suo amore vive e fa vivere ancora, anche dopo la morte. Ce lo insegna la risurrezione di Lazzaro.

Dal Vangelo di Giovanni (11,1-45)

Signore, se tu fossi stato qui,…

…si commosse profondamente

ancora commosso profondamente, si recò al sepolcro…

“Lazzaro,vieni fuori!”

Il Signore Gesù nelle precedenti domeniche ci ha parlato di sé come l’acqua viva che zampilla e disseta per la vita eterna (incontro con la samaritana), poi come luce che sola rischiara le tenebre della nostra cecità spirituale (incontro con il cieco nato).

In questa quinta domenica di quaresima il vangelo ci rimanda al tema della morte (con tutti i suoi interrogativi di sempre, le paure, e le angosce che essa genera in noi e che ciascuno bene sperimenta anche e soprattutto in questo periodo di pandemia) e a Gesù che, al riguardo, ci dice invece: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

Mi soffermo su due sottolineature, fra le tante possibili, riguardo a questo vangelo e al suo messaggio per la nostra vita…

Un primo aspetto che appare evidente e bello è la grande umanità di Gesù. Dice il testo come egli amasse molto Marta e Maria e il loro fratello Lazzaro e questo legame affettivo è rimarcato varie volte. Quando viene a sapere della morte dell’amico, là presso il luogo della sepoltura, Gesù è come travolto da un gorgo di sentimenti che lo portano a scoppiare in lacrime.

Mi colpisce come Gesù si avvicini al dolore, alla sofferenza e alla morte, dimensioni per cui l’animo umano giustamente viene sconvolto, quasi come a realtà sacre! E’ un Gesù che esprime tutto questo turbandosi, commuovendosi, piangendo! Non invece parlando, non cercando spiegazioni, non spiritualizzando, non pronunciando formule vuote come a volte può capitare anche a noi, ma accogliendo radicalmente il mistero del dolore e della morte e della morte di propri cari e dei propri amici. Per cui è davvero una profondissima umanità quella espressa da Gesù, che si fa accanto alla nostra, così debole e fragile, talvolta così affranta e così addolorata come nel dramma di questi giorni x la pandemia. E forse mai come ora ci stiamo rendendo conto di avere così bisogno della sua presenza!

Un secondo spunto di riflessione è dato dal “tornare in vita” di Lazzaro, ad opera di Gesù! Che non vuol dire che Lazzaro non morirà più! Lazzaro terminerà i suoi giorni come tutti! E’ piuttosto “un segno” potente che sta a dirci: che quell’amore profondo che umanamente Gesù manifesta è un amore che non può essere cancellato, ma che resta vivo, anche là dove interviene la morte. E’ una relazione, un amore che rimane! Richiamare in vita Lazzaro vuol proprio dire questo: che quel legame d’amore che Gesù instaura con questo amico, ma anche il legame d’amore che Dio attraverso di Lui instaura con l’umanità intera, anche con ciascuno di noi, non verrà mai meno. Dio non verrà mai meno a questa relazione con noi! Ma ci vuole sempre uniti a sé, e per questo ci rimette al mondo in maniera nuova anche dopo la morte, anche nella morte.

E se la tentazione più insidiosa è quella di pensare che Dio non sia buono e che il suo amore si fermi, si arresti di fronte alla morte, questo “segno”della risurrezione di Lazzaro ci dice invece l’esatto contrario: la morte non può trattenere né vincere sull’amore!

L’amore di Dio dunque fa vivere, l’amore di Dio dà vita, l’amore fa passare dalla morte alla vita, l’amore vive ancora dopo la morte.

Per poter cogliere però questo “segno” nella sua verità bisogna far nostro quell’invito di Gesù a credere in Lui: “credi tu? credi tu che io sono la resurrezione e la vita?”. Occorrono dunque gli occhi della fede, che scrutano e sanno vedere dove non arriva lo sguardo umano. Ma a chi cerca, a chi desidera, a chi vuole e chiede di vedere in profondità, Dio lo concede. Dio concede questo sguardo di fede.

Ed è quello che noi chiediamo per ciascuno di noi e in particolare per tutti quelli che stanno vivendo in questi giorni situazioni anche molto difficili e dolorose.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode

fra Alberto – fraalberto@vocazionefrancescana.org

Tags: anno liturgicoParola e vocazioneVangelo del giorno
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