lunedì 31 luglio 2017

LUI È UNA PERSONA, NON UN'IDEA ...

Fra Fabio e Fra Francesco...giovani frati.. 
Nella "Leggenda dei tre compagni" (un'antica biografia di san Francesco), si racconta come il Santo, per la sua ardente predicazione e con la testimonianza della sua vita semplice e povera ben presto avesse attirato e incuriosito due giovani di Assisi (Bernardo di Quintavalle e Pietro Cattani), che poi sarebbero diventati i suoi primi compagni.
Francesco, per spiegare e insegnare loro cosa avrebbero dovuto fare se davvero volevano unirsi a lui....semplicemente li condusse in una chiesa e aprì, dopo avere invocato lo Spirito Santo, per tre volte il Vangelo! Ecco come andò:

"Nella prima apertura capitò quel consiglio del Signore: “Se tu vuoi essere perfetto va’, vendi ogni cosa che hai, e dà tutto ai poveri e seguimi, e troverai un tesoro nel cielo”. Della qual cosa molto si rallegrò il beato Francesco e rese grazie a Dio. (...)
Nella seconda apertura dell'Evangelo saltò fuori quel detto: niente porterete per via, nè bastone, nè bisaccia, etc.” e, nella terza apertura, quello: “chi vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, etc.”. Il beato Francesco in ciascuna apertura del libro rendendo grazie a Dio per la conferma del suo proposito (...) disse a Bernardo e Pietro: “O fratelli, questa è la vita e la regola nostra e di tutti quelli che si vorranno unire alla nostra compagnia. Andate dunque e, come avete udito, così adempite”
Andò dunque messer Bernardo, ch’era molto ricco, e venduto ciò che aveva, ammucchiò molto denaro ed ogni cosa distribuì ai poveri della città. E Pietro similmente secondo la sua possibilità adempì al divino consiglio. Così venduta ogni cosa presero ambedue l’abito, il quale il santo poco prima aveva preso, e da quella ora innanzi insieme con esso vissero secondo la forma del santo Evangelo a loro mostrata dal Signore. E pertanto disse il beato Francesco nel suo Testamento: “Il Signore stesso mi mostrò che dovessi vivere secondo la forma del santo Evangelo”. (dalla Leggenda dei tre Compagni) 

Francesco non ha dunque altra Regola se non il Vangelo e al Vangelo vuole sempre ispirarsi e al Vangelo rimanda anche chi si rivolge a lui. Nel Vangelo, però, non vi ricerca tanto un'idea o delle indicazioni semplicemente morali o comportamentali o un sistema di vita, bensì la PERSONA STESSA DI GESUNel Vangelo, infatti, Francesco ne vede descritti i gesti e le azioni e le parole e i sentimenti e gli affetti. Qui, lo puo conoscere piu da vicino e incontrare e amare e abbracciare e con Lui gioire e soffrire e donarsi. La sua unica premura è dunque, attraverso il Vangelo, quella di guardare a Gesù, imitare Lui, essere in ogni cosa perfetto seguace del Signore Gesù e nello stesso tempo indicarLo ai suoi compagni, spronarli nella sequela, invitarli ad essere anche essi veri e autentici discepoli del Signore.
Il Vangelo dunque, è ormai chiaro, per Francesco non è solo unidea o un nobile pensiero. E' una persona, è il SIGNORE GESU !
Anche oggi, quando questo incontro avviene nel cuore e nell'animo di un giovane, tutta la sua vita parla, si rinnova, si illumina, gioisce ed attrae... Così avvenne per san Francesco, così per i suoi primi compagni Bernardo e Pietro... come per tanti frati. Così può avvenire anche per te! 

Al Signore Gesù sempre la nostra lode. 
fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 30 luglio 2017

DAMMI, SIGNORE, UN CUORE CHE ASCOLTA !

Domenica 30 Luglio 2017
Prima lettura- Dal primo libro dei Re (1Re 3,3.5.7-12)

In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte.
Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un CUORE DOCILE, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa.
Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te» .


Cari amici 
in cammino e in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace e buona domenica a tutti! 
Molti mi chiedono come comprendere la propria vocazione, come giungere alla scoperta della propria strada e rispondere alla chiamata del Signore. Ebbene.. questo delicato e difficile e affascinante percorso di discernimento è prima di tutto un DONO da chiedere. Necessita di umiltà, disponibilità, amore. In definitiva di un cuore aperto e in ascolto dei tanti segni che il Signore ci offre per mostrarci la via. Facciamo nostri dunque la preghiera e l'atteggiamento di Salomone:
“Dammi, Signore, un cuore che ascolta”!
A te sempre la nostra lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)



CUORE ASCOLTANTE
Salomone è appena succeduto al padre Davide nel regno e chiede a Dio “un cuore che ascolta” e Dio gli concede un cuore saggio e intelligente.  Ma il giovane re non ha chiesto direttamente la saggezza, che evidentemente costituisce un arricchimento, un guadagno. Egli ha umilmente chiesto questa apertura di cuore che mette in condizione di riceverla.

Bibbia Francescana inserisce uno dei suoi box di approfondimento francescano (p. 414) proprio in corrispondenza del brano di 1Re proposto dalla prima lettura della XVII Domenica del Tempo ordinario, anno A. Il riferimento è al termine “Cuore”:
  • Salomone chiede a Dio un cuore ascoltante(traduzione alla lettera di “lev shomeà”), ossia un cuore capace di mantenersi in stato di ascolto. Esso non è dunque il luogo di effimeri sentimenti, ma dell’intelligenza spirituale e della decisione di aderire all’alleanza.[Ciò che Salomone chiede è un cuore ascoltante e forse è particolarmente evocativo che in questo participio shomeà ci sia la stessa radice dell’espressione ebraica ben nota: shema’ Israel, ascolta Israele. Salomone chiede un cuore che sappia ascoltare, ascoltante].
  • Davanti al Crocifisso, San Francesco chiede la stessa cosa: le tenebre del suo cuore, che può essere malato (Rnb 22,5-8 : FF 57 citando Mt 15,19-20 e Mc 7,21-23), divengano luce, che la sua mente sia illuminata e la sua volontà indirizzata a scegliere la via di Dio attraverso la fede, speranza, carità (preghiera “Absorbeat”: «Rapisca, ti prego, o Signore, / l’ardente e dolce forza del tuo amore / la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, / perché io muoia per amore dell’amor tuo, / come tu ti sei degnato di morire / per amore dell’amor mio»).
  • Il cuore, infatti, non solo è il motore del corpo e della sua energia, ma, secondo l’antropologia delle Scritture, il luogo in cui tutto si decide. Nel salmo 139,23-24, infatti, si chiede che Dio, conoscendo il cuore e i pensieri dell’uomo, lo guidi sulla “via della vita”: «Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, / provami e conosci i miei pensieri; / vedi se percorro una via di dolore / e guidami per una via di eternità».
La richiesta di Salomone, “Dammi, Signore, un cuore che ascolta”, è una preghiera di invocazione eccellente che possiamo pronunciare prima di ascoltare la parola di Dio, di sostare in preghiera, di visitare un malato, di una riunione di lavoro o un incontro comunitario, o semplicemente ogni volta che dobbiamo entrare in contatto col nostro prossimo. 
Quando inoltre siamo soli, questa richiesta può diventare la nostra preghiera abituale per ottenere di restare attenti nel profondo del cuore, che ascolta senza sosta, di fronte al Signore.

Frate Andrea Vaona
tratto da : Bibbia Francescana

sabato 29 luglio 2017

ESPERIENZA MISSIONARIA DEI "GIOVANI FRATI" IN CILE

2017 esperienza missionaria chierici in Cile 1

Señor haz de mi un instrumento de tu paz! 

Questo è lo slogan della missione che si è svolta in Cile dal 20 al 23 luglio a Penchaue, paese situato in aperta campagna nella VII regione del paese, a 70 chilometri da Curicò (cittadina a circa 200 km a sud della capitale Santiago).
 
Siamo tre frati professi temporanei: fra Nicola e fra Stefano della Provincia Italiana di san Antonio (nord Italia) e fra Gabriel della Provincia di San Giuseppe di Romania: questa estate stiamo vivendo un'esperienza formativa molto speciale nella delegazione dei frati minori conventuali del Cile.
 
Insieme a Fra Tullio e fra Ramon (frati stabili in Cile) erano presenti altri trenta giovani della nostra parrocchia di Curicò. Questi giorni sono stati molto fecondi spiritualmente e umanamente perché ci siamo confrontati con una realtà ricca di sfumature diverse dalle nostre abitudini.
Oltre a condividere le attività "classiche" di una missione come l'annuncio francescano della pace casa per casa, l'incontro con la parrocchia e con i bambini, la cosa per noi più forte è stato l'essere coinvolti nella costruzione vera e propria di una piccola casa per una famiglia che vive una situazione di particolare disagio. Abbiamo così accompagnato l'annuncio evangelico anche dando un abbraccio concreto a quel nostro prossimo che abbiamo incontrato in questa famiglia di Penchaue.
 
2017 esperienza missionaria chierici in Cile 3Molte cose ci hanno colpito ma soprattutto vedere come anche qui, ovvero dall'altra parte del mondo e lontani dal "cuore geografico" del francescanesimo, risuona forte il messaggio di San Francesco, che accende l'entusiasmo, l’allegria e la pace del cuore dei giovani.
Signore fa' di me uno strumento della tua pace!
Señor haz de mi un instrumento de tu paz! 


Fra Nicola, fra Stefano e fra Gabriel


www.francescaninorditalia.net

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venerdì 28 luglio 2017

SCEGLIERE ... MA COME ? MA CHE COSA ?

Cari amici "in ricerca", il Signore vi dia pace.
La giovinezza è un tempo meraviglioso e bello, spesso spensierato e libero, ma è anche necessariamente un tempo impegnativo e tormentato, carico di responsabilità e di grandi decisioni: qui infatti, in questi pochi anni, ci giochiamo la vita, il nostro futuro, le scelte fondamentali che guideranno la nostra esistenza. 

Ma "scegliere" non è mai facile, chiede in fondo un morire a se stessi, un rinunciare all'illusione "bambina" e infantile di possedere tutto, per dire dei SI' e dei NO, per coinvolgersi in un progetto, per orientare in una determinata direzione le nostre energie, gli affetti, l'intelligenza, l'amore, la passione. Il rischio per molti giovani d'oggi è invece proprio l'ignavia, il tirare a campare, il continuo rimandare, illudersi di un'eterna giovinezza.

Vi presento al riguardo alcune testimonianze sulla fatica, ma anche sulla bellezza dello scegliere!

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
fra Alberto(fra.alberto@davide.it)


Dante colloca gli “ignavi” lontani non solo dalla Gloria ma persino dal “profondo inferno”. La tentazione di “tirare a campare” senza decidersi, in una situazione come quella attuale, è sempre più forte.

Alessia (19 anni):
«In questo momento della mia vita mi sono trovata di fronte a un grande bivio, forse il mio primo grande bivio data la mia giovane età».

Kierkegaard afferma: «Esistere significa poter scegliere». Prendere delle decisioni è importante perché ci permette di non cadere negli stessi errori del passato, schiavitù, guerre ecc. I giovani, ma tutti in generale dai più piccoli ai più grandi, si trovano ogni giorno davanti a delle scelte importanti per la propria vita perché, una volta presa una decisione, si è consapevoli che da quel momento in poi nulla sarà come prima. Avere la possibilità di scelta è forse una delle virtù più importanti che l'uomo acquista alla nascita perché può renderlo libero; “libero” perché scegliere ci permette, in quanto esseri, di avere una nostra opinione che a volte si rivela diversa da ciò che anche la stessa società impone, mostrandoci così come una sorta di voce fuori dal gruppo. Essere liberi e prendere delle decisioni può comportare anche aspetti negativi perché ci si mostra agli occhi della società non in linea con il pensiero comune. Personalmente in questo momento della mia vita mi sono trovata di fronte a un grande bivio, forse il mio primo grande bivio data la mia giovane età, dinanzi al quale ho dovuto fare una scelta importante che riguarda la mia carriera universitaria. Per testardaggine probabilmente, sono rimasta ferma per un anno a causa di un mio sogno nel cassetto non facile da realizzare. Oltre alla mia testardaggine c'è anche la speranza che un giorno possa realizzare il mio sogno nel cassetto e poter indossare finalmente il tanto agognato camice bianco. Quando penso a questo sogno penso ai mille sacrifici e scelte che mia madre, la quale indossa anche lei il camice bianco, ha fatto e che rifarebbe ancora per amore del proprio mestiere e per amore della propria famiglia. Certo durante il corso della propria carriera le sono arrivate molte richieste allettanti ma lei non si è mai pentita della decisione presa, mettendo sempre al primo posto la famiglia. È vero che la mia decisione ha provocato per qualche tempo malessere al mio animo data la mia morbosa voglia di sapere. D'altronde, prendere delle decisioni importanti per la propria vita comporta assumersi le proprie responsabilità e quindi accettare anche le conseguenze delle proprie azioni. C'è da aggiungere però che non tutto il “tempo perso” è stato sprecato, perché proprio attraverso questa mia decisione mi ritrovo oggi una persona più caparbia a raggiungere il mio scopo.

Francesco (17 anni):
«Oggi avere la capacità di scegliere cos'è giusto o cos'è sbagliato non è molto facile, specialmente se nella scelta si è da soli».

Oggi avere la capacità di scegliere cos'è giusto o cos'è sbagliato non è molto facile, specialmente se nella scelta si è da soli, perché purtroppo nemmeno la società contemporanea può essere d'aiuto. Una delle più importanti scelte che un ragazzo della mia età deve essere in grado di fare è quella dell'amore. Facendo un salto nel passato posso confermare che fino a questo momento non mi sono mai pentito delle scelte fatte in questo ambito, perché le ho sempre considerate delle scelte fatte con il cuore, piuttosto che con il cervello. Alcune mie scelte, anche se giuste, forse sono state dettate un po' dall'ingenuità dovuta alla mia giovane età, altre invece le considero più “complete”. Dico complete, perché, come in una recente esperienza, anche attraversando un periodo un po' infelice ho saputo tenere sempre testa ad un obiettivo che poi alla fine non si è rivelato altro che una splendida amicizia, tanto da sperare che questo rapporto che si è venuto a creare non si sciolga mai.
Continuando nella scala delle scelte, abbiamo le famose scelte di fede o religione. In riferimento a questo tipo di scelte non posso fare a meno di pensare come oggi, in nome della religione, avvengono attentati in tutto il mondo. Ognuno è libero di scegliere la propria religione, la propria fede e l'altro deve rispettarla, che sia cristiana, ortodossa o musulmana. Io sono molto contento di essere cristiano, anche se in principio non l'ho scelto io ma i miei genitori; solo successivamente, crescendo, ne ho avuto la piena consapevolezza, e per questo non me ne vergogno. Anzi faccio parte anche del Movimento Giovanile Salesiano, proprio per dare più forza a questa mia scelta!
Parlando invece di scelte di studio mi riferisco, naturalmente, al percorso scolastico. Io frequento il quarto anno del liceo scientifico e sento già la fatidica domanda: “che vuoi fare dopo?”
La mia scelta è quella di difendere la Legge e la Giustizia e penso non ci sia altra facoltà oltre Giurisprudenza, che possa darmi una formazione completa riguardo l'argomento.

Federica (27 anni):
«Alcuni luoghi e situazioni ci vengono “assegnati” dalla nascita, ma noi possiamo scegliere come viverli».

Io partirei dal presupposto che sono veramente poche le cose che siamo davvero in grado di scegliere.
Iniziando dal luogo in cui veniamo al mondo, dalla famiglia che abbiamo, continuando poi nel lavoro, che a volte viene “accettato e cercato” semplicemente per poter vivere, per le poche possibilità che ci circondano.
A questo punto sorge la domanda: “Allora che cosa ci resta da scegliere?” Credo che per quanto sia difficile da comprendere all'inizio, ci restano le scelte più importanti! Vero è che alcuni luoghi e situazioni ci vengono “assegnati” dalla nascita, ma noi possiamo scegliere come viverli e che cosa trarre da ogni esperienza. Un amico un giorno mi raccontava una storia che ricordo ogni volta in cui mi viene voglia di lasciarmi trasportare dagli eventi senza combattere per volgere tutto al meglio. La storia parla di un'intervista fatta a due gemelli figli di un detenuto. Ad entrambi viene chiesto: “Cosa ti ha portato ad essere ciò che sei?” Il primo, in carcere per aver commesso vari reati, ha risposto: “Non potevo fare a meno di essere ciò che sono... con il padre che ho avuto!”. Il secondo, medico stimato, ha risposto: “Non potevo fare a meno di essere ciò che sono... con il padre che ho avuto!”. Ecco. Questo è il valore delle scelte! Nient'altro. Per questo motivo io, ogni giorno, scelgo il modo in cui vivere le mie giornate. Ad esempio, il mio lavoro non è quello che avrei sognato. Tuttavia posso volgere le mie giornate al meglio regalando un sorriso o una parola a chi ho di fronte; posso vivere i miei impegni traendo un insegnamento e il mio tempo libero posso viverlo ricavandone dei sogni.

martedì 25 luglio 2017

E TU .. PER CHI O PER CHE COSA STAI SPENDENDO LA TUA VITA?

"Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti". 
(Marco 10.43-45)



DARE LA PROPRIA VITA... MA CHI TE LO FA FARE?

Cari amici, "DARE LA VITA" è l'invito che Gesù rivolge all’ Apostolo Giacomo (patrono dei pellegrini), di cui oggi facciamo festa! Sono parole rivolte anche a ciascuno di noi e a tutti i giovani in ricerca della vocazione e dei segni della chiamata del Signore!

Ma com’è difficile questo cammino! Altro che il "cammino di Santiago" verso Compostella (800 Km)!!  Com’è spesso ostica questa strada (anche per chi si dice credente!), com'è illogico per molti  lo stile del servizio, del dono, della consegna di sé, piuttosto che quello del pensare prima di tutto a se stessi, al proprio progetto, alla propria realizzazione, o alla scelta più comoda se non addirittura al rimandare o al "non pensare"!?! Come pare assurdo per la nostra cultura oggi donare la propria vita, darsi senza riserve, decidersi, esser-ci, anche quando il Signore chiama per esempio a diventare frate, prete, suora, missionari, sposi... o semplicemente cristiani !! 

Un terribile e malefico senso di autoconservazione, la paura della morte, lo stordimento del benessere, la poca fiducia nel Signore sembrano oggi annichilire e azzerare molte chiamate, molte vocazioni alla vita consacrata e religiosa e matrimoniale, ma anche tanti piccoli gesti di donazione e gratuità .

In realtà , se tale sembra lo scenario sconfortante di questi nostri giorni, vi posso assicurare cari amici che nel cuore di tanti ragazzi il Signore continua a bussare e chiamare trovando, nonostante tutto, risposte generose e belle.
  • Vi sono, infatti, ancora giovani inaspettati e liberi, come fra Francesco (24 anni), che ad Assisi sta vivendo l'anno di noviziato francescano per diventare frate ( a fine agosto farà al Professione). E mi chiedo.. chi glielo ha fatto fare??
  • Penso a Chiara (29 anni) e alle sue "vacanze alternative" come medico volontario in Egitto per comprendere meglio la sua vocazione missionaria. E mi chiedo..chi glielo ha fatto fare??
  • Penso a Francesco F. , Roby Z. , Marco P. , Federico F.  che dopo il percorso nel Gruppo san Damiano si stanno orientando ad entrare a settembre in Postulato a Brescia. E mi chiedo..chi glielo ha fatto fare??
  • Guardo al coraggio e alla fede di Luisa e Pierantonio che hanno deciso di sposarsi in Chiesa nonostante tutti li scoraggiassero (per motivi economici e anagrafici e altre prassi ritenute più all'avanguardia e meno compromettenti). E mi chiedo..chi glielo ha fatto fare??
  • Vedo i tanti giovani che in questi mesi estivi, si sono resi disponibili per accompagnare i ragazzi/bambini nei vari centri estivi parrocchiali, campiscuola ed esperienze analoghe.. E mi chiedo..chi glielo ha fatto fare?? 
  • Ricordo fra Arcadio che a Napoli, fra molti ostacoli, si occupa dei ragazzini abbandonati alla delinquenza e alla droga.   E mi chiedo..chi glielo ha fatto fare?? 
  • Prego per la meravigliosa sig.ra Giovanna (ormai in cielo) che con infinita pazienza e fede si prese cura e perdonò tante volte un marito schiavo dell'alcolismo, garantendo così ai suoi figli una famiglia e un futuro. E mi chiedo..chi glielo ha fatto fare??  
E così via..  E poi ci sono i tanti umili e grandi gesti quotidiani di molte persone piccole e anonime, che senza clamore, si donano, si spendono, si offrono, si sacrificano per qualcuno: è questa la forza che sostiene il mondo e ancora lo rende bello e vivibile e più umano. 

Vi invito cari amici, ad avere occhi attenti a queste persone, ai loro piccoli e semplici gesti, alle loro delicatezze e attenzioni, alla loro bontà spicciola.. Questi, credetemi, sono dei rivoluzionari!!! Guardateli bene...non perdetevi nulla di loro..!!
Certo, donarsi…, ormai l’abbiamo capito, è sempre un po’ “morire”! Un morire per amore però, come ci ha insegnato Gesù, che ha dato tutto se stesso per noi!

E TU .. PER CHI O PER CHE COSA STAI SPENDENDO LA TUA VITA? 

Insegnaci Signore Gesù a non temere di mettere i nostri piedi dove tu li hai messi, fa che non ci allontaniamo dalla via che tu ci hai mostrato, apri il nostro cuore all’amore come hai aperto il cuore anche dell’Apostolo Giacomo che ti seguì senza paura, fino a versare il suo sangue per te.

Vi benedico. Al Signore Gesù sempre la nostra lode.
Frate Alberto (fra.alberto@davide.it)

domenica 16 luglio 2017

Fra Massimiliano - Giovane frate tra i malati in ospedale

Cari amici, in in ricerca vocazionale, il Signore vi dia pace.
Oggi, vi propongo la testimonianza di fra Massimiliano, un giovane frate studente a Padova, ormai prossimo alla Professione Solenne, che ci racconta il suo andare fra i malati e le corsie dei degenti del vicino ospedale a visitare, ascoltare, confortare, suggerire parole di Vangelo e dunque di speranza e fede anche quando tutto sembra davvero difficile... 
Lo portiamo nella preghiera con tutti i suoi ammalati. 
Al Signore Gesù sempre la nostra Lode. 
Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)


Giovane frate in ospedale - Testimonianza

«In ogni sua predica, Francesco, all’esordio del discorso, salutava il popolo con l’augurio di pace, dicendo: ” Il Signore vi dia la pace!”. Aveva imparato questa forma di saluto per rivelazione del Signore, come egli stesso più tardi affermò». [FF 1052]
Porte scorrevoli automatiche. Un clima sempre piuttosto tiepido. Corridoi lunghi con qualche persona che ti saluta, ma nei suoi occhi vedi spesso la preoccupazione, l’ansia di chi non sa come andrà a finire.
C’è chi ti ferma: «Padre… mio marito sta per morire… perché doveva succedere a noi, con tutta la gente cattiva che c’è?». E allora ti fermi ad ascoltare e accogliere il dolore di chi hai davanti… è una gran fatica, specie perché ti mette alla prova: dov’è il Dio, Padre buono, in cui credo? Poche parole, una preghiera insieme. Poi avanti… Ascensore, sale veloce…. Chissà chi incontrerò oggi? Di nuovo porte scorrevoli…. Ed ecco il lungo corridoio del reparto. Angeli bianchi che si prendono cura di tante persone, spesso di fretta, senza potersi fermare… ma mettendo loro stessi in ciò che fanno.
La prima stanza… sei ancora qui, dopo tanti mesi… le cose non migliorano, lo sai anche tu… Cosa posso fare per te? Mi chiedo, lo chiedo anche a te… rimanere qui un po’ con te, tenerti la mano… farti sentire un po’ di vicinanza – mi dico io – anche se non so se sia ben accetta… «Prega per me», mi dici tu… Ora prego con te, prego per te.
Vado avanti, altra stanza: «Oh, sei tornato! Che bello rivederti! Ho fatto sempre fatica a sopportare quelli di chiesa, persone di tante parole, ma pochi fatti… ma mi fa piacere parlare con te… speriamo di rivederci, fuori di qui!».
Poi, trovi quello che non ne vuol sapere, non ti vuol nemmeno vedere; pazienza, c’è sempre qualcosa da imparare. Ecco un altro, con la famiglia che gli sta accanto, che si stringe a lui: che bello vedere la cura dei cari, quanto bene fa! Quanta fatica, invece, nella solitudine…
Ultima stanza: una anziana signora, costretta a letto, mezza sorda, ma che non mi lascia andare finché non ho pregato con lei; e insieme, una giovane ragazza, ormai stufa di stare qui, ma sicura che guarirà, perché «i medici trovano sempre la cura»… bella fiducia, ma… chissà… chissà di quale cura abbiamo veramente bisogno, che davvero porti la pace nel cuore, nelle relazioni e nel mondo!
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». [Gv 14,27]
Fra Massimiliano 
tratto da " Bibbia francescana"

sabato 15 luglio 2017

Uomini "feriti" in cammino con sant’Antonio e i suoi frati


Cari giovani amici, Il Signore vi dia pace.
Anche quest’anno, nella notte di sabato 27 maggio, si è svolto «il cammino di Sant’Antonio», l’ormai tradizionale pellegrinaggio a piedi che rinnova gli ultimi passi intrapresi dal Santo (13 giugno 1231) poco prima di abbracciare «sorella morte». Si tratta di un percorso che si snoda per circa 25 Km dai Santuari Antoniani di Camposampiero (Pd) per giungere in Padova prima al Santuario dell’Arcella e poi concludersi alla Basilica che fa da scrigno prezioso alla tomba di Sant’Antonio.
Tantissimi pellegrini (1.500 circa) sono giunti per l’occasione da varie parti d’Italia e dall’estero. Tra questi, hanno camminato e pregato nella notte anche alcuni uomini dalla vita profondamente e dolorosamente segnata, otto uomini «feriti» provenienti dal Carcere «Due Palazzi» di Padova in cui sono reclusi da anni.
Di seguito riporto la testimonianza di uno di loro, Alessio, insieme a quella di Maddalena, una giovane volontaria che ha accompagnato il gruppo insieme a due giovani frati, fra Nico e fra Stefano, che svolgono servizio pastorale in carcere.
A ciascuno il nostro grazie e la nostra preghiera.
Al Signore Gesù, per il suo servo sant’Antonio, sempre la nostra lode.

Fra Alberto (fra.alberto@davide.it)  
In partenza dal santuario del Noce - Camposampiero.
Maddalena, con fra Nico e fra Stefano e gli amici pellegrini
Il cammino di sant’Antonio, il cammino della vita
Il 13 giugno 1231 sant’Antonio si trovava all’eremo di Camposampiero e, percependo ormai prossima la sua morte, chiese ai frati di essere ricondotto all’amato convento di Padova dedicato alla Madonna. Così disteso su di un carro trainato da buoi, percorse il suo ultimo pellegrinaggio.
Il 27 maggio 2017 mi sono ritrovato anch’io a ripercorrere quel viaggio, un lungo cammino di 25 km circa, partendo proprio da quell’eremo. Questo pellegrinaggio l’ho vissuto come fosse il cammino della mia vita, appunto perché il nostro vivere è un cammino.
Percorriamo una via piena di bivi, dove a ogni passo c’è una freccia che indica una direzione diversa: lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perde nei boschi. Alcune di queste deviazioni le abbiamo imboccate senza accorgerci; qualcun'altra non l’avevamo nemmeno vista. Quelle trascurate non sappiamo dove ci avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore.
Non lo sappiamo, ma ugualmente ne proviamo rimpianto. Potevamo fare una cosa, ma non l’abbiamo fatta. Siamo tornati indietro, invece di andare avanti.
C’è un errore che si fa sempre: quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un percorso si debba andare fino in fondo, ma la vita ha più fantasia di noi.
Perché, proprio quando crediamo di trovarci in una situazione senza via di scampo, quando raggiungiamo il picco di disperazione massima, ecco, con la velocità di una raffica di vento tutto cambia, ci stravolge e da un momento all’altro ci troviamo a vivere una nuova vita: percorrendo un nuovo cammino.
Tutti questi pensieri me li ha regalati questo cammino, un cammino condiviso da molte persone. Spero che sia per me una nuova strada, un punto da dove ricominciare… una nuova ripartenza per essere «persona nuova», migliore!
Perché l’Amore di Dio vince sempre, contro tutto.Prego affinché questa esperienza mi accompagni nel cammino della mia vita...

Alessio, detenuto del Carcere “Due Palazzi”
Alcuni frati pellegrini al cammino

Uomini feriti in cammino
Forse qualcuno non sa, ma in quel cammino fatto nella notte di passaggio tra il 27 e il 28 maggio 2017 c’erano otto uomini che, da almeno da 10 anni, gli unici passi che compiono sono nel corridoio della loro sezione, tra le celle del Carcere Due Palazzi.
Sono uomini che, con tutte le loro ferite e il peso del loro passato, si sono messi in Cammino. Non potevo immaginare cosa sarebbe accaduto: qualcuno l’ho visto pregare il rosario, qualcuno ammirare le stelle e il cielo che ormai ricordava solo a quadretti, qualcuno ha toccato e odorato quella terra quasi come un bambino, a qualcuno quelle ampie vedute hanno fatto girare la testa perché i suoi occhi non erano più abituati. Il Cammino è stato tosto, come la loro vita. Ma in quella notte non erano soli: avevano dei compagni, trovati nel luogo più brutto della società.
Hanno conosciuto sant’Antonio: qualcuno ha portato alla tomba il papà e il fratello uccisi per vendetta; qualcuno la propria moglie e il proprio figlio; qualcuno la propria solitudine perché senza papà e senza mamma, senza una casa che l’aspetta quando, tra poco, uscirà dal quel ferro e cemento; qualcuno la propria malattia con cui sta combattendo.
Io mi trovavo a camminare con queste vite ferite, rotte, con uomini a cui noi della Parrocchia Due Palazzi proviamo a rivolgere uno sguardo d’Amore, forse il primo che loro ricevono da quando sono nati. E quello Sguardo li ha attratti tanto da mettersi in gioco a camminare per 25 km di notte, con tutte le loro fragilità fisiche e interiori. Sono rientrati pieni di un’esperienza che, guardando alla loro storia, mai immaginavano di compiere.
A me cosa è rimasto? I loro sguardi, la fiducia riposta in noi, il non vergognarsi delle proprie difficoltà.. il sentirmi «in famiglia» con loro, con Gesù che camminava lì tra noi.           

Maddalena, volontaria della parrocchia «Due Palazzi»

Post tratto da Messaggero di sant'Antonio

mercoledì 12 luglio 2017

CHIAMATA

Marcoledì 12 luglio 2017
Dal Vangelo di Matteo ( 10, 1-7 )
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».


SIGNORE, COSA VUOI CHE IO FACCIA?
S. Francesco

lunedì 10 luglio 2017

Se noi acconsentiamo, Dio depone in noi un piccolo seme e se ne va.


Se noi acconsentiamo, 
Dio depone in noi un piccolo seme e se ne va.

Da quel momento, 
a Dio non resta altro da fare, e a noi nemmeno, 
se non attendere. 

Dobbiamo soltanto 

non rimpiangere il consenso che abbiamo accordato,
il SI' nuziale. 

Non è facile come sembra, 
perchè la crescita del seme, in noi è dolorosa. 

Simone Weil, Attesa di Dio

domenica 9 luglio 2017

ESTATE GIOVANI 2017 - COSA PENSI DI FARE DI BUONO X TE?

Gruppo san Damiano in escursione al santuario della Madonna della Corona
Cari amici, durante l'estate, come avrete già potuto constatare, il blog subisce qualche "rallentamento" essendo il sottoscritto impegnato in campi e attività varie con i giovani, (vedi http://www.riparalamiacasa.it ) .  Ma l'estate è sempre un tempo prezioso per tutti i ragazzi di nuove esperienze e relazioni e incontri, tempo di crescita e maturazione, tempo di libertà e amicizia e natura e bellezza. Un tempo dunque da non disperdere, ma da gustare e di cui approfittare!!!
  • In particolare ricordo, per quanti sono "in ricerca" e in discernimento vocazionale, la bellissima opportunità del "CORSO VOCAZIONALE"( 7-12 agosto - Assisi).
  • Per i ragazzi/e di quarta e quinta superiore, invece, ecco il mitico "CAMPO MIX" sempre ad Assisi presso la Basilica di san Francesco (14-19 agosto).
  • Per occasioni di volontariato ad Assisi (ai campi sopracitati e altre iniziative) contatta:segreteria@giovaniversoassisi.it . Se invece vuoi dedicare un pò del tuo tempo in un luogo di accoglienza per ragazzi e famiglie gestito dai frati nelle foreste casentinesi( luogo splendido!!) contatta: ttp://villaggiosanfrancesco.org/volontariato/ 
MA....TU???? 
COSA PENSI DI FARE DI BUONO X TE 
IN QUESTA ESTATE 2017 ?

Se lo desideri puoi condividere sul blog la tua esperienza.
Grazie e buona estate a tutti. frate Alberto (fra.alberto@davide.it)